5 mag 2012 - 23:08

Partito socialista e Lega dei Ticinesi continua a polarizzare la politica ticinse. Questa settimana è stata caratterizzata dal caso Orelli, attaccato dal Mattino della Domenica. Un mese e mezzo fa ci sono state le discusse dieci domande di Confronti a Boris Bignasca, e prima ancora le cinque domande di 10 Minuti a Manuele Bertoli sull’arresto di un collaboratore della campagna elettorale socialista. È un’escalation continua, ma probabilmente la novità è che nella Lega si iniziano ad intravvedere alcune crepe, e qualcuno ha voluto isolare Boris Bignasca.


La Warner sul finire degli anni ’80 fece uscire nelle sale cinematografiche la pellicola “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”, con un buon successo di pubblico, ma non di critica.

La domanda che invece ci poniamo noi in conclusione di una settimana concitata per l’ex segretario della Lega è chi vuole la sua testa (ovviamente metaforicamente). Sicuramente il Partito socialista, che sulla polemica wikileaks ha deciso di puntare tutte le proprie carte per mettere in difficoltà la Lega. Ma possiamo anche dire che, almeno in parte, fra le righe c’è una sotterranea guerra dei coltelli all’interno del partito di Giuliano Bignasca.

Ricordiamo che da mesi la Lega (e soprattutto i media della famiglia Bignasca) sono sotto pressione. Prima gli appelli contro il Mattino della Domenica, poi la nascita di Bel Ticino / Salva Ticino, promosso dal socialista Giancarlo Nava, senza dimenticare il falso Mattino della Domenica e il 5 Minuti (tra l’altro, perché nessuno ci ha ancora detto chi sono i grafici e la tipografia di queste operazioni editoriali?).

La Lega all’inizio fa spallucce, e la sua linea difensiva è attaccare il “lic. iur.” Paolo Bernasconi. In seguito proprio Boris Bignasca sul suo giornale, 10 Minuti, se ne esce con lo scoop dell’arresto per pedofilia del “consulente alla comunicazione della campagna elettorale del PS”. Il direttore di 10 Minuti utilizza il suo scoop per attaccare direttamente il Consigliere di Stato socialista, ed ex presidente del PS, Manuele Bertoli. Bertoli ovviamente non apprezza l’attacco, e risponde alle cinque domande che pubblicamente 10 Minuti gli aveva formulato con un comunicato stampa inviato solo ad alcuni media (ad esempio a noi Bertoli non ha inviato il comunicato, forse perché siamo stati l’unico media non appartenente alla famiglia Bignasca che ha riportato lo “scoop” di Boris Bignasca sul consulente della comunicazione del PS).

Da quel momento i socialisti hanno dichiarato guerra aperta a Bignasca junior. Sul mensile socialista Confronti vengono pubblicate le famose dieci domande a Boris Bignasca. Inizialmente solo TicinoLibero riporta il “grande giornalismo” di Confronti, nonostante il comunicato stampa di Confronti, in cui venivano presentate anche le dieci domande, l’avevano ricevuto tutti i media (ma da questo mese non riceviamo più nessun comunicato di Confronti…), ma evidentemente tutti i media (compresi quelli di Muzzano!) preferiscono “autocensurarsi” e garantire il “cordone sanitario” per proteggere il periodico socialista, anche quando fa grossolane gaffe, sia per stile, sia per contenuto.

Dopo le dieci domande di Confronti, Bignasca junior e Giorgio Salvadè minacciano di querelare la società editrice di Confronti (che al momento della pubblicazione ha come socio gerente niente poco meno che il Consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli, che se fosse condannato non farebbe una bella figura). Ma niente paura. La Lega abbaia, ma non morde, e delle querele non si è più saputo nulla.

Arriviamo a domenica scorsa. Nella rubrica wikileaks del Mattino della Domenica appare la frase che scatena l’ultimo putiferio: “aspettiamo con ansia la prossima pubblicazione di Giovanni Orelli. Negli annunci funebri”. Abbiamo già augurato lunga vita all’intellettuale ticinese, ma abbiamo anche scritto che se è “fisiologica” la presa di posizione di Saverio Lurati e Pelin Kandemir Bordoli (presidente e capogruppo del PS), che giustamente scendono in campo in difesa di un intellettuale che per molti anni è stato in Gran Consiglio proprio nel gruppo socialista, ci sembrava inopportuna la discesa in campo di un uomo di governo come Manuele Bertoli, visto anche che solo un mese e mezzo fa il giornale (Confronti) edito dalla società in cui lui era socio gerente aveva pubblicato dieci discutibili domande a Boris Bignasca. Come mai Bertoli, come capo del DECS, non è sceso in campo a dire che quelle “dieci domande” erano diseducative e poco culturali per un periodico? Si è paladini della cultura a giorni alterni?

I socialisti hanno voluto creare una cortina fumogena attorno all’infelice frase di wikileaks, e di fatto vogliono mettere in discussione l’elezione di un rappresentante leghista alla presidenza del Gran Consiglio. Utilizzando lo stesso metro di giudizio, i leghisti dovevano chiedere le dimissioni di Bertoli dal governo visto che era socio gerente di una società editrice che pubblica le dieci domande di Confronti. Ma come abbiamo scritto sopra, i leghisti abbaiano ma non mordono, mentre i socialisti sono veri e propri mastini che si appigliano a tutto pur di attaccare duramente la Lega e soprattutto la famiglia Bignasca.

Certo, i media aiutano i mastini. Basta vedersi il Quotidiano (diretto da Massimiliano Herber, in quota leghista e ciellina) ha dato spazio alla querelle su wikileaks-Orelli, e quanto spazio ha invece dato alla questione delle dieci domande di Confronti, o ancora peggio allo scoop di 10 Minuti sul grafico socialista arrestato con l’accusa di pedofilia (in quest’ultimo caso il Quotidiano di Herber ha semplicemente oscurato totalmente la notizia, sul caso delle dieci domande di Confronti ha intervistato Saverio Lurati, mentre sul caso Orelli ha dato abbondante spazio). È chiaro che anche per la RSI ci sono notizie e notizie. Quelle che servono a mettere in buona luce i socialisti ovviamente devono essere adeguatamente “pompate”.

Ma forse Bignasca junior ha qualche fronda anche interna alla Lega, e questo potrebbe essere molto più problematico. Voci di corridoio dicono che oggi la Lega è divisa fra Giuliano e Boris Bignasca da una parte, e Attilio (il fratello del Nano) dall’altra, che avrebbe una visione strategica diversa per il futuro della Lega dei Ticinesi. La maggioranza dei deputati leghisti sta con Attilio Bignasca, ed è un po’ insofferente nei confronti di 10 Minuti, e in parte anche nei confronti del Mattino. Da notare che gli unici che sono scesi in campo in difesa di Boris Bignasca sono stati Fabio Pontiggia (che non è leghista) con un editoriale sul Corriere del Ticino, e il padre Giuliano, che prima ha suonato la sveglia ai suoi deputati dalle colonne di 10 Minuti, e poi dalle pagine de LaRegione ha fatto sapere che vuole Borradori al posto di Giorgio Giudici a Lugano, e sé stesso al posto di Borradori in Consiglio di Stato. Più che uno scenario sembra una minaccia. Un’ipotetica entrata in governo del Nano sicuramente cambierebbe di molto le dinamiche al suo interno.

Gli altri leghisti, anche Lorenzo Quadri che al Mattino ci lavora, hanno preferito rimanere in silenzio o fare molti distinguo, più che altro per difendere Foletti che Boris Bignasca.

Se queste voci di corridoio trovassero riscontro, l’intento che da mesi gli avversari della Lega perseguono, ossia di creare importanti divisioni nel partito vincitore delle scorse elezioni cantonali, sarebbe riuscito.

Sta di fatto che l’esito di tutto questo bailamme fra socialisti e leghisti sarà una continua polarizzazione della scena politica. Non è un segreto che il Partito socialista, dopo che alle cantonali ha fatto il peggior risultato elettorale dal 1967 ad oggi, ha deciso che per ricrescere ha bisogno di un nemico, contro il quale coalizzare gli elettori. Non essendo più disponibile Marina Masoni, uscita di scena, la scelta è ricaduta sulla Lega.

La strategia di Bertoli, tutta incentrata contro la Lega, e quella di Bel Ticino, alimentano una polarizzazione che potrebbe anche sfociare nella richiesta di elezioni anticipate per il Consiglio di Stato (e il Gran Consiglio), nella speranza di avere mutati rapporti di forza. Il messaggio che bisogna far passare è che con un altro partito di maggioranza relativa questo Cantone diventa ingovernabile. Questo duro scontro, senza esclusione di colpi, fra Partito socialista e Lega, potrebbe anche portare ad una rinnovata volontà da parte dell’opinione pubblica di sposare il maggioritario, e magari anche il cosiddetto “spoil system”. E non è detto che uno scenario simile sia tanto vantaggioso per la sinistra ticinese. A nostro avviso si possono inventare tutte le operazioni mediatiche che si vogliono per demonizzare i “barbari della politica”, ma resta il fatto che in questo Cantone non c’è nell’opinione pubblica una maggioranza di sinistra. L’unica strada percorribile per il centrosinistra e la sinistra in questo Cantone è quella indicata dall’elezione di Mario Branda a sindaco della capitale. L’ex procuratore pubblico non ha costruito tutta una campagna elettorale contro la Lega o il Noce, bensì si è concentrato a comunicare la sua visione e i suoi progetti per la città. La domanda da porsi è se il PS ha delle visioni e dei progetti per questo Cantone, o se il continuo attacco alla famiglia Bignasca di fatto serva a nasconderne l’assenza.

Mentre per la Lega è evidente che la vittoria elettorale gli ha portato più problemi che altro. Il partito vincitore delle elezioni è in una chiara crisi di crescita. Ora bisognerà vedere se entro l’autunno i Bignasca riusciranno ad uscire dall’assedio o se lasceranno la guida della Lega.