10 mag 2012 - 09:41

L’Atletico Madrid batte l’Athletic Bilbao e conquista l’Europa League. Per i baschi sfuma il sogno di conquista dell’Europa, già sfuggito nel ’77 per mano della Juventus. E la delusione è immensa


Il sogno di Bilbao si infrange contro un materasso, quello che i colchoneros dell’Atletico Madrid hanno eretto a protezione della loro area di rigore. Il sogno era quella coppa inseguita per un anno intero, pieno di magie. I Leones dell’Athletic hanno corso in tutte le savane d’Europa e al primo passo in questa qua di Bucarest il colchonero Falcao li ha traffitti con un gol bellissimo e decisivo, che li ha fatto impazzire tutti, e non solo el Loco Bielsa.

Una partita segnata in partenza, con l’Atletico al raddoppio poco dopo mezzora. Una sofferenza per i baschi, pronti a credere che la sconfitta per mano della Juventus nel ’77 non si sarebbe ripetuta. Si sono spostati in 13mila in Bulgaria, opposti e uguali ai diecimila spagnoli (occhio alle differenze, direbbe il giochino). Tutti ammutoliti da Falcao, come se fossero certi che quel gol fosse già la fine. Perfino i giocatori ci hanno messo quasi tre quarti d’ora, tutto il primo tempo cioè, per riprendersi dalla botta. Solo l’anarchico Oskar De Marcos e il piccolo Iker Muniain hanno divorato tutta la pianura in lungo, in largo e in diagonale, ma i compagni non hanno seguito, incastrati dal materasso e dalle loro paure. Privi della loro casacca rossa a righe bianche, che per sorteggio ha invece potuto indossare l’Atletico Madrid, i Leones ne hanno messo una verde come quella del FC Preonzo di metà anni settanta, che ha inorgoglito noi ma ammosciato loro.

I colchoneros hanno tenuto in piedi il famigerato materasso e i Leones, invece di sbranarlo, hanno continuato a picchiarci il naso, in questo ottusi e ciechi nella convinzione che la frenesia di gioco sia tutto. I limiti tecnici dei ragazzi di Bielsa si sono visti tutti quanti al cospetto di una squadra molto più attrezzata e che conosce bene il tourbillon basco. Diego Simeone, ex-combattente di Inter Lazio e Argentina, ha detto ai suoi di spaventare subito i Leones (che in fondo sono cuccioli) e poi di aspettare: semplice e furoreggiante. Anche nel secondo tempo, quando qualche ruggito si è sentito al di là del materasso montato sui sedici, l’Atletico ha serrato la morsa, tarchiato e duro e veloce.

L’ultimo gol l’ha segnato il brasiliano Diego, uno scarto della Juve (quando si dice il destino che ritorna) nel vuoto della difesa, quella stessa difesa tradita soprattutto da Amorebieta, l’emblema di tutto un sogno che si è spezzato troppo presto, lasciando un tempo lunghissimo di pianti che non verrà più riempito. Chi ancora crede che i Leones potranno arrivare di nuovo all’ultima savana d’Europa in un calcio di materassai, catenacciari e ricconi, è un illuso, a questo punto. Però resta ancora la Coppa del Re tra pochi giorni, contro il digiunante Barcellona. Asciugare le lacrime, che non si sa mai.

Giorgen