11 giu 2012 - 09:41

Dopo settimane d’accerchiamento e di disgrazie, gli Azzurri debuttano con un pari contro la Spagna. Quando Di Natale ha segnato, per un momento s’è creduto che la strategia della compassione potesse funzionare di nuovo


Il lungo piagnisteo dell’Italia ha finalmente avuto fine e ci si è accorti che era una delle solite strategie della compassione. E a momenti funzionava, dopo aver lamentato per settimane i seguenti flagelli: l’intempestività della magistratura, la paventata rinuncia all’Euro (inteso come torneo), il suggerimento di Monti di non giocare per tre anni, l’infortunio a Barzagli (assurto a Beckenbauer), la rinuncia a Criscito per poca serenità (è indagato nel calcioscommesse), la difficile situazione di Bonucci (indagato pure lui, ma non gli hanno ancora detto niente di ufficiale), le sortite di Buffon (seguite da un precipitoso silenzio), la caviglia di Balotelli e i muscoli di Chiellini, la difesa a quattro che non si fa più, De Rossi costretto ad arretrare.

Una sequela infernale. Al gol di Di Natale, la storica strategia sembrava aver artigliato, ma poi Fabregas ha rimesso in parità la Spagna e la cosa è riuscita a metà. E a questo punto la situazione potrebbe farsi difficile per i cugini, che dovranno non perdere con la Croazia e vincere con l’Irlanda (o viceversa).

Bisogna concedere che gli Azzurri hanno disputato una bella partita contro i Campioni d’Europa e del Mondo, con molto cuore e poche sceneggiate, anzi nessuna (alle Italie di Lippi era più facile tener contro). La Spagna ha sofferto a lungo le incursioni di una squadra che si difendeva senza erigere muraglioni. Avesse avuto un Balotelli decente poteva davvero finire diversamente, ma purtroppo il “gnaro” bresciano era in giornata indolente. Cassano da solo ha potuto poco. Quando Di Natale ha infilato in rete il primo pallone che toccava, lanciato da Pirlo, s’è capito cosa voglia dire fare l’attaccante. Il buon Totò a momenti piazza anche il due, in un finale di match nel quale l’Italia stava arrancando.

La Spagna non è il Barcellona, e magari non è nemmeno quella di due anni fa, ma per ora è la squadra che ha giocato meglio. Anzi, con meno noioso palleggio e qualche umana pallonata a caso in più, ha accresciuto il suo fascino e ritrovato stimoli. Nessun attaccante vero, ma tutti che trattano il pallone come se fosse un figlio (Iniesta… senza parole). La differenza tra loro e tutti gli altri è proprio questa sensazione d’amore per quello che fanno. Non si vede mai una faccia truce, non ci sono esultanze strane, nessuno fa l’egoista, tutti si divertono con semplicità. Del Bosque è il custode di valori ormai così condivisi che nemmeno le guerre di Mourinho hanno incrinato.

Però è meglio andarci piano con gli elogi, poiché la Spagna non sta meglio dell’Italia. Entrambe dovranno fare i conti la Croazia, che non ha lasciato scampo all’Eire. Con una prestazione fatta di tecnica in velocità la squadra di Bilic ha evidenziato i limiti dei ragazzi di Trapattoni, davvero legati a un solo schema: kick and rush, scalscia e camòlo (DDP *). Un po’ poco per sorprendere la Croazia, ma i verdi saranno una mina vagante per Italia e Spagna, poiché i ragazzi dell’Isola di Smeraldo non faranno regali, figurarsi. Quindi, è inutile che gli Azzurri ricomincino a piagnucolare sulle proprie disgrazie ingigantite, quando non inventate di sana pianta, che tanto non ci casca più nessuno. Meglio che si vantino di questo punto d’esordio e provino a prepararci dispiaceri, a noi ticinesi con parenti in Croazia e in Irlanda.

giorgen

*DDP: Dialetto di Preonzo