17 giu 2012 - 09:41

Grande impresa degli ellenici in una serata pazzesca che li qualifica ai quarti assieme alla Repubblica Ceca. Nessuna squadra al mondo riesce a trovare forze misteriose quanto la Grecia, figlia dell’astuzia geniale di Ulisse


La Grecia e poi ancora la Grecia. E se qualcuno si azzarda a dire che lo sapeva sarà etichettato come un bugiardo da qua al Tremila. Affrontare l’ultima partita con un solo punto in classifica, dall’ultimo posto poi, sapendo che sull’altro campo tra Repubblica Ceca e Polonia niente dipende da te e che su questo hai di fronte la Russia olandese, beh, è un cimento che poche squadre al mondo possono reggere. La Grecia è una di queste, e non avrebbe dovuto essere una novità visto che nel 2004 aveva vinto l’Europeo partendo sempre dalle retrovie. Ricapitoliamo la situazione prima della partenza di questa folle serata: Russia 4 punti, Repubblica Ceca 3, Polonia 2, Grecia 1. Karagounis negli ultimi istanti del primo tempo apre la scatola dei sogni, e a quel punto la Cechia è fuori a causa di una differenza-reti peggiore nei confronti della stessa Grecia. Poi nel secondo tempo Jiracek segna. A meno di venti minuti dalla fine, il destino della Russia è segnato, dato che la classifica virtuale a quel punto dice: Cechia 5 punti, Grecia e Russia 4, Polonia 2. Tra Grecia e Russia, conta lo scontro diretto. I punteggi non cambieranno più, grazie alla pochezza della Polonia e alla falange greca – tattica alla quale gli ellenici sono abituati da un paio di millenni e che consisteva in una copertura compatta di scudi a proteggere gli opliti da offensive di eserciti sterminati, figurarsi se si sarebbero fatti spaventare da undici russi in braghette.

Siamo sicuri che a qualche tifoso italiano, a un certo punto, è venuto in mente che i russi potessero aver confezionato un bel biscotto con i greci per far fuori i cechi, antichi sudditi sottomessi con la forza ai tempi dell’URSS. Ma quando la Cechia ha segnato, il pensiero è stato ricacciato nell’inconscio (quello italiano è sempre al lavoro, come un tarlo in fondo a uno stipite di noce), poiché cucinarsi una pietanza tanto velenosa senza sapere in che bocca finirà è da cucina degli orrori. In realtà, tutto quanto è da addebitare solo alla follia del calcio, gioco che ha ribaltato pronostici e protagonisti fin dalla sua invenzione. La Grecia, squadra tagliata a blocchi come quelli usati per i suoi immortali monumenti, ha semplicemente colto l’attimo senza farselo sfuggire. Karagounis, che degli antenati raffigurati su vasi e mosaici è il diretto discendente per una questione etnica, ha colpito l’avversario, gli altri hanno difeso il vantaggio. La Russia ha barcollato e alla fine è crollata.

In politica, i greci sono stati traditi, proprio loro che sono i depositari dell’embrione democratico, ma nel calcio sanno trovare forze sconosciute che aumentano il valore collettivo oltre la somma dei valori individuali. Lo faceva già Ulisse. Sirene, ciclopi, scille e cariddi, troiani, proci e maghe sono stati ingannati e sconfitti con l’ingegno e l’astuzia, sfruttando il cervello più della forza.

Divagando, anche gli italiani avrebbero dei begli avi, ma invece di trarne linfa si preoccupano di frugare in credenza alla caccia di biscotti inesistenti. Imparassero dai greci, questi due giorni che li separano dalla partita con l’innocente Irlanda li passerebbero a cercare quelle congiunzioni d’energia che portarono i loro antichi a impadronirsi dell’Europa per secoli. Invece, frugheranno nei cuori di spagnoli e croati alla ricerca di un complotto che solo loro immaginano e penseranno male in perfetto e mellifluo stile andreottiano. La Grecia invece ha parlato forte e chiaro, contando su sé stessa come Ulisse. Non è ancora a Itaca, ma ai quarti sì, mentre l’Italia è ancora al di là del Rubicone, bloccata da intrallazzi immaginari.

giorgen