17 giu 2009 - 14:29

gianluigi_della_santaT.L Gianluigi Della Santa, lei è stato per 4 anni municipale di Bellinzona e ora è da più di un anno presidente del comitato distrettuale del Bellinzonese del PLR. Dalla sua esperienza che coniuga sia l’impegno nell’esecutivo della Capitale, sia la militanza nell’organo regionale del PLR, come vede la questione delle aggregazioni?

GDS. Al momento attuale i politici attivi nel distretto – e forse anche i cittadini – non sono pronti ad affrontare il discorso aggregativo. La politica distrettuale del PLR si è infatti indirizzata verso le collaborazioni puntuali tra i Comuni del distretto. Ho condiviso questo approccio con la conferenza dei sindaci oltre un anno fa e presto sarà l’occasione per fare il punto alla situazione per capire se gli esecutivi hanno saputo imboccare concretamente questa via.
Collaborare laddove possibile – in ambito pianificatorio, di controllo del territorio, di strutture pubbliche, ecc. –è un dovere che i politici hanno, anche laddove restii verso l’aggregazioni. Staremo a vedere chi ha preso seriamente l’impegno in questo senso.

2. Sembrava che a nord di Bellinzona ci fossero le premesse per unirsi con Bellinzona. Ora sembra invece che tutto si sia arenato. Quali sono secondo lei le ragioni che hanno portato allo stop del progetto di aggregazioni a nord di Bellinzona?

GDS. Da una parte, è indubbio, vi è un problema di credibilità dell’esecutivo della Capitale, che purtroppo continua a caratterizzarsi per la particolare litigiosità. L’auspicio è che ci possa essere un vero cambiamento che permetta a questo Municipio di essere propositivo e sappia fare politica.

Dall’altro lato vi è pure un atteggiamento – a mio avviso in parte eccessivo – di diffidenza dei comune limitrofi nei confronti della Città. Un atteggiamento che tende ad attribuire responsabilità anche insistenti alla capitale, la quale – è pur vero – sia assume compiti d’interesse regionale.

Di certo alla fine è una questione di persone: confido che prima o poi ci siano dei politici, negli esecutivi, che sappiano parlarsi con rispetto e franchezza, non a mezzo stampa, per delineare il futuro della regione.

3. Molto spesso gli abitanti dei Comuni limitrofi di Bellinzona criticano la Capitale di essere poco progettuale e di non creare delle vere premesse per iniziare un processo di aggregazione dell’agglomerato del distretto. Secondo lei è fondata questa critica e se sì cosa dovrebbe fare la città per migliorare le premesse per un’aggregazione in grande stile?

GDS. Ribadisco quanto detto prima. Le premesse devono porle i politici tutti assieme. Inutile puntare il dito sulle falle altrui. Sarebbe certamente preferibile che ognuno, non solo la città, si facesse attore di proposte concrete, magari anche solo di collaborazione.

4. Il 22 giugno alla sala del Consiglio comunale di Camorino si terrà una conferenza-dibattito sull’opportunità che quest’ultimo possa partecipare all’aggregazione con Giubiasco e Pianezzo. Come vede questa ipotesi di aggregazione?

GDS. Ogni aggregazione, se voluta dalla gente, è benvenuta. L’importante è iniziare da qualche parte. Si sicuro se non comprenderemo questa necessità, vedremo nel tempo due poli forti, Luganese e Mendrisiotto, e due regione al traino, il Locarnese e il Bellinzonese. Spero che ci possa essere un inizio di aggregazione e soprattutto, lo ribadisco, si possano concretizzare le collaborazioni tra i Comuni.

5.Matteo Gianini in una precedente intervista a Ticinolibero ha avanzato la proposta, in alternativa a quella di dare uno “statuto speciale” a Lugano, di dimezzare i contributi dei Comuni “ricchi” al fondo di livellamento e di trasformare quest’ultimo in un fondo destinato ai progetti di aggregazione. Cosa ne pensa? Ritiene che sia una strada percorribile o che sia meglio quella di creare uno statuto speciale per Lugano?

GDS. Assolutamente no. Il fondo di livellamento ha un fine solidale che non va messo in discussione. Le aggregazioni non posso essere “comprate”, devono venire dalla popolazione: forse è tempo che i cittadini facciano capire ai politici che il treno sta per passare e che magari vale la pena salirci.