Il cambiamento della sinistra dai tempi del ’68 ad oggi è segnato da una totale inversione di rotta, dal libertarismo al proibizionismo. E i risultati sono lì da vedere.

Di norma il comitato cantonale del Partito socialista dà le indicazioni di voto sulle votazioni federali dopo che su queste si è pronunciata l’assemblea dei delegati del partito a livello nazionale. Stranamente mercoledì il parlamentino del PS ha voluto rompere questa prassi, affrettandosi, senza neanche discuterne più di tanto, ad esprimere la propria indicazione di voto a favore dell’iniziativa della Lega polmonare per il divieto assoluto di fumo nei luoghi pubblici, quasi come se qualcuno abbia avuto paura che ieri a Basilea l’assemblea dei delegati del PSS osasse prendere un’altra decisione (ma non è ovviamente assolutamente successo).
La votazione di quest’autunno è figlia della “tattica del salame”. Nel 2006 proprio in Ticino si è esordito con la prima legge cantonale che vietava il fumo nei bar e nei ristoranti. Proprio allora si disse, da parte dei promotori del divieto, che i non fumatori non dovessero subire il fumo passivo dei fumatori. Infatti nella legge ticinese è prevista la possibilità, per quegli esercizi pubblici che lo vogliono, di creare una sala fumatori. Ora quei bar e ristoranti che hanno deciso di realizzare una sala fumatori (che non crea nessun problema ai non fumatori, essendo del tutto separata), dovranno chiudere questi spazi. Dunque non siamo più alla tutela dei non fumatori, ma al puro e semplice proibizionismo.
L’iniziativa in votazione in autunno ha discrete possibilità di essere accolta, il PS e gli altri partiti che la sosterranno canteranno vittoria. La loro miopia politica ormai è fuori controllo. Basterebbe ricordarsi che nel 2006 il referendum contro il divieto di fumo nei bar e ristoranti venne promosso dalla Lega dei Ticinesi, e sostenuto solo dalla stessa Lega. Un partito a quel tempo moribondo, tanto che tutti i più blasonati analisti politici di questo Cantone davano per l’anno successivo, ossia il 2007, il partito di Bignasca fuori dal governo cantonale. Invece a grandissima sorpresa nell’aprile 2007 la Lega non solo riconfermò il proprio seggio, ma si posizionò come secondo partito di governo, creando la sorpresa generale dei “blasonati” commentatori politici. Il PS e il PLR di Giovanni Merlini (che fece pure una campagna specifica a favore del divieto di fumo), iniziarono il loro declino politico, diventato ancora più evidente alle elezioni cantonali del 2011.
Facciamo qualche passo indietro nella storia. Il Consigliere di Stato del PST Rossano Bervini nella sua seconda legislatura (1987-91) fu il primo a sposare le tesi di Alberto Polli, con la famosa campagna pubblicitaria “dagli un nodo”. Il Consigliere di Stato mendrisiense nel 1991 non venne rieletto, portando il suo partito dopo 70 anni fuori dalla stanza dei bottoni. Giovanni Merlini dopo aver portato il suo partito a schierarsi a favore del divieto di fumo, per ben due volte non è riuscito ad entrare in Consiglio nazionale. Monica Duca-Widmer, l’esponente del PPD che maggiormente si era profilata a favore del divieto di fumo, la sorte (o meglio il sorteggio) ha deciso di non mandarla a Berna, facendole concludere prematuramente la sua carriera politica. Non sappiamo se schierarsi a favore del divieto di fumo attiri su di sè la legge di Murphy, ma sicuramente non porta bene.
La sinistra ticinese, ma non solo ticinese, è ormai in una fase di grande ripensamento, e di fatto è sempre più su posizioni proibizioniste. Contro la pubblicità dei siti internet delle escort, a favore del divieto di fumo, contro il consumo di alcolici, a favore del limite a 80 km/h sull’autostrada, la sinistra odierna è irriconoscibile con quella che professava la rivoluzione sessuale e gridava gli slogan “vietato vietare” (e forse qualcuno dovrebbe fare un confronto fra il seguito nell’opinione pubblica ed elettarale allora di quella sinistra, e il seguito nell’opinione pubblica oggi di questa sinistra bacchettona). Alla Casa del Popolo di Bellinzona oggi come oggi il mito della sinistra Ernesto “Che” Guevara, con il suo inseparabile sigaro, non potrebbe entrare mai, così come non ci entrerebbe un altro fumatore, Karl Marx, o Jean-Paul Sartre (non esiste al mondo una sua fotografia dell’intellettuale francese senza sigarette, se non truccata con Photoshop), Enrico Berlinguer (fumatore accanito e discreto bevitore), François Mitterand, … . La sinistra non-fumatrice è quella di Matteo Renzi, quella che piace tanto a Berlusconi.
Il PS culturalmente è sempre più conservatore, tanto ormai da far concorrenza al PPD. Abbandonate le radici libertarie del ’68, fondate sul mito di “sesso, droga e rock’n roll”, oggi è paladina del proibizionismo del fumo, del proibizionismo dell’alcol (chi ha portato la legge cantonale da 16 a 18 anni per bere la prima birra è proprio una deputata socialista), della pubblicità delle prostitute, del limite dei 65 decibel, eccetera. Ormai monopolizzato da un gruppo di tecno-burocrati, il PS non sogna più la rivoluzione, ma di farci vivere tutti fino a cent’anni, ovviamente in una prigione ovattata in cui tutto è vietato. Se poi si sarà depressi non ci sono grandi problemi, si può dare a tutti qualche psicofarmaco (dorghe, ma queste legalizzate). Intanto mentre la sinistra insegue la chimera di “tutti più vecchi e tutti più sani” si attarda a capire che il continuo aumento della prospettiva di vita nel vecchio continente sta portando al fallimento l’intero stato sociale europeo. Magari una riflessione su questo tema, fra un attacco alla Lega e uno alle libertà individuali, sarebbe oppotuno farla.
