26 giu 2012 - 13:36

Quando D’Alema e compagni si fanno fregare dagli ex Dc, i Verdi si rivolgono a Quadri e Bertoli non ne azzecca una. Già coniato un nuovo termine: “bertolata”.


Oggi il quotidiano italiano “Il Fatto” se ne esce fuori con un’inchiesta di Vittorio Malagutti sui debiti accumulati dai Democratici di sinistra (oggi confluiti nel Partito democratico), già Pds (Partito democratico di sinistra) e prima ancora Pci (Partito comunista italiano). Ebbene, il partito che per molti anni è stato guidato da Massimo D’Alema prima e poi da Piero Fassino ha un debituccio di 150 milioni di euro. Anzi per la precisione 156,6 milioni di euro. E per citare Gaber, con chi hanno tutti questi debiti i defunti Ds? Ovvio, con le banche, che chiudono i cordoni della borsa alle piccole e medie imprese ma sono sempre tanto generose con i partiti. Unicredit ha 26 milioni di euro di crediti verso i Ds, Banca Intesa ben 36 milioni, Banca popolare di Milano è esposta per 12 milioni di euro.
Premessa d’obbligo. I Ds non esistono più dal 2008, quando sono andati a nozze con la Margherita per dar vita al Partito democratico. Nozze sì, ma senza comunione dei beni. La Margherita ha continuato ad esistere per far sì che il suo tesoriere Lusi potesse continuare a ripartire a Rutelli&Co una valanga di soldi, mentre i Ds hanno continuato a incrementare il loro bel debituccio.
Ma come hanno fatto D’Alema, Fassino e Veltroni ad accumulare tutto questo debito? Basta leggere il bilancio e lo si scopre. Ben 101 milioni derivano “dall’accollo liberatorio” dei debiti della “cessata partecipazione a L’Unità s.p.a. in liquidazione”. Tradotto. I Ds, prima di cedere il quotidiano fondato da Gramsci a Renato Soru, hanno dovuto accollarsi tutti i debiti accumulati da quel giornale. E pensare che L’Unità aveva giornalisti come Furio Colombo, Antonio Padellaro, Marco Travaglio e altri che poi sono “forzatamente” migrati a “Il Fatto Quotidiano”, che viceversa fa palanche di utili. Ma si sa, la sinistra come editore sa solo far scappare via i giornalisti più bravi e quando non ci riesce li censura o li licenzia (basta ricordarsi che L’Unità diretta da Massimo D’Alema fece chiudere l’inserto satirico “Tango” diretto dal bravissimo Sergio Staino).
Torniamo al bilancio dei Ds. Non si presentano più a nessuna competizione elettorale ma hanno un discreto parco immobiliare, per la precisione 2’399 immobili. Il problema è che 1’819 di questi immobili sono in comodato d’uso, dunque non rendono nulla. A chi? Semplice, sono in comodato d’uso al Pd. E qui bisogna capire quanto sono geniali gli ex Dc. Si tengono tutto per loro gli utili della Margherita con Lusi che ridistribuisce i soldi ai vari Rutelli, Bianco, Renzi (e sì, anche il sindaco di Firenze è un ex Dc!), e fanno pagare (ossia si fanno dare gratuitamente) ben 1’819 sedi per il Pd sparse su tutto il territorio nazionale, portandone in dote molto poche. Chiamateli fessi i vari Enrico Letta, Rosy Bindi, Dario Franceschini, … .
I “fessi” sono stati Piero Fassino (ultimo segretario nazionale dei Ds), Veltroni, D’Alema e Bersani. Non solo hanno gestito molto male i conti de L’Unità, ma si sono pure fatti “abbindolare” dai loro “sposi” della Margherita.

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Mica scemi i Verdi i Lugano. Infastidi, a ragione, per la pessima uscita di Giudici sulle interpellanze “sciocche”, tirano in ballo il municipale leghista Lorenzo Quadri, che quando sedeva in Gran Consiglio aveva l’indiscusso primato di interpellanze all’attenzione del Governo. Probabilmente Quadri si distanzierà dal suo sindaco, ma staremo a vedere.

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Manuele Bertoli gli riesce solo di fare “l’antileghista”. I suoi comunicati su Facebook dove dialoga con il suo popolo trovano anche qualche consenso nella base di sinistra (e sarebbe strano se così non fosse). Viceversa come uomo di governo non ne azzecca una. Prima il Museo del territorio (promesso da anni al Locarnese) che Bertoli ha rinviato di almeno un decennio. Poi la sua discutibile idea di abolire i bus per gli studenti della scuole medie di Cadenazzo e Cevio in cambio di una mensa, che ha fatto imbufalire molti genitori e qualche docente. Ora il taglio dell’inglese come materia delle scuole medie che vede decurtarsi più o meno un 30% del suo monte ore. Per quest’ultima “bertolata” a rappresentare il malumore dei genitori si è fatto portavoce Sergio Morisoli, che accusa il Consigliere di Stato di prendere decisioni senza consultare nessuno. Vuoi vedere che il “governatore Beroli” dovrà fare marcia indietro pure sull’inglese?