4 lug 2012 - 10:28

Riassunto delle puntate precedenti: su Facebook il granconsigliere pipidino Armando Boneff si scaglia contro un articolo del Mattinonline, che accusa il Gran Consiglio di approvare con leggerezza le naturalizzazioni. Dopo un nostro articolo Boris Bignasca risponde, precisando che tutte le procedure adottate dal legislativo cantonale le ha volute la Lega. Palla al centro, siamo andati a sentire direttamente da Boneff come stanno le cose. Il problema – secondo lui – sta in certi Comuni.


Armando Boneff, allora lei si è un po’ arrabbiato per quanto scritto dal Mattinonline in merito alla procedura delle naturalizzazioni in Gran Consiglio. Ci spieghi meglio.
Non mi sono arrabbiato, ho solo fatto alcune precisazioni, in quanto mi sembrava un po’ troppo semplicistico dire che il Gran Consiglio lavora male, che non fa tutto ciò che la legge gli consente per esaminare le domande di naturalizzazione. Si lavora seriamente.

Ma è vero che tutte le procedure che lei ha descritto di esame delle domande di naturalizzazione, con i relativi eventuali incontri con i candidati, esistono – come affermato da Boris Bignasca – anche grazie alla Lega che le ha volute?
È vero, e le ha volute praticamente solo la Lega, e anzi sarebbe stata intenzionata a portare in Gran Consiglio ogni singolo caso. A protezione soprattutto della sfera privata, i vari gruppi hanno accettato questa modalità attualmente in vigore, che mi sembra giusta.

Le naturalizzazioni arrivano alla commissione del Gran Consiglio dopo essere state esaminate dalla Confederazione e dai Comuni. Dopo tutto questo iter c’è ancora qualcosa da esaminare o è una procedura tutto sommato eccessiva?
Teoricamente non ci sarebbe nulla da esaminare, perché i Comuni sono quelli che conoscono assai meglio di noi le persone. E se i Comuni lavorassero tutti seriamente credo non ce ne sarebbe bisogno. Questo ovviamente a parte il margine di apprezzamento, che ha il suo ruolo evidentemente. Però notiamo che ci sono delle disparità di lavoro nei Comuni, c’è chi lavora più seriamente, chi meno.

Ma cosa significa per un Comune lavorare seriamente, in questo ambito?
Ritenuto che ogni Comune è sovrano, e che dunque sceglie le modalità con cui reputa di agire. Noi dobbiamo esaminare l’aspetto dell’integrazione, ma va detto che in questo senso purtroppo si nota una certa faciloneria.

È una questione di serietà dei Comuni, o del fatto che non ci sono procedure chiare e univoche?
Le procedure da un paio d’anni a questa parte sono abbastanza chiare, poi però non vengono seguite. Chiaramente, come dicevo prima, rimane un certo margine d’apprezzamento. Ossia, cosa significa “essere integrato”? È un problema un po’ filosofico, oltre che politico. Ma non è questo il problema che si rileva, ma piuttosto si rileva una certa leggerezza. È questo che preoccupa un po’, e in questo senso posso anche dar ragione a Bignasca.

Le faccio una provocazione: ogni tanto si parla di concedere il diritto di voto agli stranieri, domiciliati da lungo tempo, perlomeno a livello comunale. Ultimamente si è votato in questo senso a Roveredo, bocciando la proposta. Potrebbe essere questa una via per integrare maggiormente gli stranieri?
Non ho mai esaminato a fondo la tematica. In linea di massima potrebbe anche essere, ma evidentemente solo per stranieri che soggiornano da parecchio tempo in Svizzera e ben inseriti. Il problema secondo me è accertare questa coesione che dovrebbero avere gli stranieri, che è fatta di accettazione delle regole prima di tutto, e anche di comprensione dei costumi. In questo senso sono d’accordo con la Lega, in casa nostra i padroni siamo noi.