15 lug 2012 - 09:41

I tre giocatori hanno declinato la convocazione di Tami, tra scuse, ricatti e ipocrisie


C’è qualcuno in grado di spiegare questo rifuggire dalla selezione olimpica rossocrociata? Non è possibile ricondurre il tutto a questioni di impegno con i club. Che il campionato sia in corso o che sia lontano mille miglia, le rinunce sono inspiegabili. O meglio, magari le spiegano anche, ma sono solo scuse che annaspano nell’ipocrisia. Tre casi svizzeri: Xhaka, Shaqiri e Behrami. Per i primi due, lo dice il regolamento, ci sarebbe stato l’obbligo di partecipare in caso di selezione, dato che sono Under 23; per il ticinese invece niente obbligo, come per Ryan Giggs, che però sarà capitano della Gran Bretagna. Neanche Thiago Silva aveva vincoli per rifiutare, ma a Londra ci andrà (e con lui anche Pato e Neymar, mica pippe). Una cosa è certa, anzi due: la Svizzera paga il peso vicino allo zero nelle dinamiche di potere e Tami è schiacciato da Hitzfeld, che i pupilli li vuole per sé (vedi anche la non concessione dello stesso Xhaka e di Mehmedi alla Under 21 per la partita di qualificazione agli Europei in Croazia, mentre la nazionale maggiore giocava un’amichevole di prestigio contro la Romania).

Lucien Favre e il Borussia Mönchengladbach hanno tenuto un comportamento ondivago, tra di loro e verso Xhaka, che da parte sua non ha certo puntato i piedi per andare alle Olimpiadi. La stessa cosa ha fatto Shaqiri a Monaco. Entrambi sono forse stati intimiditi dal blasone dei club che hanno puntato su di loro, ma ci si chiede quale danno avrebbe arrecato privarsi per un po’, e mentre il campionato non è ancora iniziato, di due giovani appena tesserati, a meno che non li considerino pilastri inamovibili. La realtà è che quando c’è da far valere qualcosa che non rende, anche i famosi “procuratori” fanno un passo indietro senza fiatare.

Storia di procuratori è anche quella che coinvolge Valon Behrami. Lasciato Alessandro Beltrami (col quale era pronto a giurare fedeltà alla Fiorentina fino alla fine del mondo), è passato ad un’altra scuderia che di fatto ha spinto per accettare la corte del Napoli. Non possiamo credere che il ticinese sia andato via da Firenze per l’impedimento alla convocazione di Tami, perché se così fosse si sarebbe di certo impuntato con De Laurentiis. Allora cosa impedirebbe a Behrami di andare a Londra, adesso che la Fiorentina è solo un ricordo? Due ipotesi: o Valon non ci vuole andare di suo, oppure il presidente del Napoli l’ha coperto di soldi per trattenerlo sotto il Vesuvio (con un’allettante percentuale al suo procuratore). In entrambi i casi, la Svizzera rimane col due di picche, la carta più alta a sua disposizione al tavolo del grande calcio.

Di certo, l’Olimpiade non è attrattiva come l’Europeo appena trascorso, dato che una buona prestazione non serve a nulla a Xhaka, Shaqiri e Behrami, tutti già accasati e non nella necessità di aumentare il valore di mercato in vista di un contratto da firmare. Ma, romanticamente, sorge una domanda: è proprio difficile dire chiaro e tondo che l’Olimpiade con la maglia della propria Nazione è un orgoglio ineguagliabile e irrinunciabile e che quindi si va, senza condizioni? Per gli svizzeri si vede di sì. Altra domanda: nessuno ha spiegato a questi ragazzi che un’occasione che capita dopo 84 anni (e che magari sarà l’unica) è da cogliere, senza badare agli interessi altrui? Nessuno. Tutti come il Gatto e la Volpe di Collodi. Xhaka, Shaqiri e Behrami sono scivolati per diversi gradini sulla scala degli affetti popolari, ma forse non se ne rendono nemmeno conto perché hanno molti consiglieri del portamonete e neanche uno del cuore. Fa niente, chi ci andrà la racconterà con fierezza e sarà ricordato, gli altri si grattino.

giorgen