19 lug 2012 - 20:08

Oggi è l’anniverario della morte di Paolo Borsellino, ucciso in un attentato vent’anni fa, il 19 luglio 1992 a Palermo. Se per il suo collega ed amico Giovanni Falcone, ucciso poche settimane prima, è sempre stata chiara la matrice mafiosa dell’attentato che lo fece morire, per Paolo Borsellino, da almeno dieci anni si parla anche di un possibile ruolo dei servizi segreti nel preparare il suo attentato. La questione, indirettamente, è tornata di attualità con lo scontro istituzionale degli ultimi giorni fra Magistratura e Presidenza della Repubblica. Giorgio Napolitano come non mai si è scagliato contro la Procura di Palermo e le sue intercettazioni. Ovviamente il suo partito, il PD, fa quadrato attorno a lui, il “comunista ben voluto da Kissinger” (e questo potrebbe essere un indicatore di quanto il “migliorista” sia mai stato di sinistra, ma forse più “un’infiltrato” degli Usa nel PCI). Ma la domanda da porsi è se personalità come gli ex ministri Conso e Mancini trattarono o meno con la mafia per arrivare ad una tregua, e se in qualche modo Borsellino possa essere stato se non il prezzo della tregua, almeno un serio ostacolo a questa strategia.