14 set 2012 - 00:54

La presa di posizione del Partito comunista

Il Partito Comunista chiede trasparenza e chiarezza sulla questione Fox Town. Nello spazio di qualche giorno – dopo anni di tira e molla – il ministro delle finanze Laura Sadis ha deciso prima di chiudere il centro commerciale la domenica – applicando finalmente la legge sul lavoro – mentre in seguito il Consiglio di Stato è tornato sui suoi passi, autorizzando addirittura l’apertura domenicale anche al Centro Ovale. Il governo ha poi chiesto alla deputazione ticinese alle camere federali d’intervenire per richiedere una modifica della legge sul lavoro che, oggi, vieta il lavoro domenicale, dimostrando di non avere nessun interesse nella salvaguardia dei diritti dei lavoratori.

La schizofrenia mostrata dalle autorità politiche – che così facendo hanno rotto il già di per sé discutibile accordo preso dalle organizzazioni sindacali vent’anni fa – nasconde la volontà di spingere verso l’apertura generalizzata di tutti i negozi del Cantone. E’ interessante vedere come la destra sempre tanto ligia all’ordine, quando non le conviene economicamente, è invece la prima a non rispettare le leggi che essa stessa elabora. Di questo passo si dovranno denunciare i ministri e gli alti funzionari per violazione degli obblighi di sorveglianza sulla legge sul lavoro.

Il Partito Comunista si dichiara pronto a sostenere le azioni di lotta che potrebbero intraprendere le lavoratrici e i lavoratori per evitare di trasformare il nostro Cantone in un immenso centro commerciale e ribadisce la propria ferma contrarietà ad ogni tentativo di deregolamentare gli orari d’apertura dei negozi. Il Partito Comunista condanna altresì la minaccia di delocalizzazione avanzata con tono ricattatorio e privo di ogni responsabilità sociale da parte del proprietario del Fox Town Tarchini.

I comunisti sono per un modello di sviluppo economico che prediliga la qualità di vita alla quantità e alla frenesia della corsa al profitto. In Ticino non tutti sono abbagliati dalla società del consumo, c’è anche chi prende coscienza che bisogna lottare per una società dove i bisogni quali il tempo libero e vita sociale non si limitino al mero consumismo 7 giorni su 7, 24 ore su 24.