3 ott 2012 - 15:26

Mai vista una mobilitazione come quella per il Fox Town, manco ci fossero in ballo posti di lavoro ticinesi o milioni e milioni di imposte. Quando Frizzo scese in piazza si fece mai una riunione del genere? O si farà mai per quanto pagato di troppo per le casse malati?


È funzionata la controffensiva sul Fox Town. Dopo il servizio di “Falò”, sembra che nessuno chieda più le dimissioni del capo del DFE, Laura Sadis. “L’assurdità di questo Cantone è che si chiedono le dimissioni di una Consigliera di Stato, che ha voluto fare soltanto rispettare la legge”, diceva ad un certo punto del servizio il giornalista Antonio Ferretti. Il riferimento a Matteo Pronzini dell’MPS, probabilmente non era casuale. Dopo due settimane di fuoco incrociato, Laura Sadis può, forse, tirare un sospiro di solievo. Ma Vitta è sempre lì, pronto a prendere il posto della Sadis. Intanto, quest’ultima dovrebbe registrare che del suo staff la persona più preziosa è sicuramente Corrado Barenco, ex bravo e simpatico giornalista RSI, e sicuramente più efficace di altri dello staff nell’intrattenere i rapporti con i media.

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La vicenda delle aperture domenicali del Fox Town è però ben lungi dall’essere esaurita. Adesso si punta tutto sulla “strategia Fabio Abate”, che si concentra sull’ordinanza. Assolutamente non si vuole intervenire sulla legge, visto che in questo caso ci sarebbe il pericolo di un referendum, mentre intervendo sull’ordinanza questo pericolo è scongiurato. Ma perché mai tutti i politici, dai leghisti ai pipidini, dai liberali ai democentristi non vogliono sapere in nessun modo come il popolo la pensa sul lavoro domenicale? Perché? Tutti a riempirsi la bocca sulla democrazia e sul concetto di democrazia diretta, ma poi ci si trova fra politici nella stanza dei bottoni e si trova una soluzione su cui la “gente” non può pronunciarsi.
E poi qualcuno parlera di antipolitica e populismo se fra qualche anno in Ticino qualcuno organizzerà dei “VDay”.

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Mentre tutta la classe politica si dà un gran da fare per trovare una soluzione che permetta la pipidino Tarchini di mantenere aperto il suo Fox Town anche alla domenica, noi ci permettiamo di porre una semplice domanda. Tutta questa mobilitazione della casta politica, con mozioni ed interpellanze in Gran Consiglio e in Consiglio nazionale, riunioni di urgenza fra parlamentari in Gran Consiglio, Consiglieri nazionali e degli Stati, e rappresentanti del Governo, scomodando pure il lobbista ticinese a palazzo federale Jörg De Bernardi, si sono mai tenute per recuperare i 300 milioni di franchi pagati di troppo dai ticinesi alle casse malati che sono andati a rimpinguare le riserve delle stesse in altri cantoni?
Tutta questa mobilitazione della casta politica si è vista per fare realizzare la circonvalazione ferroviaria di Bellinzona con la galleria fra Gnosca e Sementina?
E di esempi ne potremmo farne altri. Dal servizio di Falò si può evincere che il Fox Town non è il più importante contribuente fiscale del Ticino. E allora perché tutta questa mobilitazione? Sappiamo che Tarchini è molto amato trasversalmente dalla classe politica ticinese. Ma forse per la cittadinanza ticinese le priorità sono altre da quella di garantire gli utili al signor Tarchini! Tra l’altro sarebbe interessante capire se il lobbista ticinese a Berna ha come uniche priorità la salvezza dell’apertura domenicale del Fox Town e il raddoppio del Gottardo autostradale.

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Tornano a far parlare i molinari e l’ex macello di Lugano. Lunedì sera in Consiglio comunale si è tornati a parlare di questo argomento. C’è chi parla di ripristinare la legalità e chi diffende l’esperienza autogestionaria. Erasmo Pelli al “Quotidiano” ha detto che l’edificio del macello non è più idoneo ad ospitare gli autogestionari.
Si torna alla solita telenovela. Tutto questo tornerà a dare energie ai molinari.
Infatti una nuova ubicazione non si vede all’orizzonte. I molinari hanno sempre rivendicato uno spazio sufficentemente grande (tanto per intenderci una superficie che possa accogliere un migliaio di persone alle loro feste), ubicato in una zona abbastanza centrale. Ora qualcuno sa indicare a Lugano uno spazio con questi requisiti? Noi non ne conosciamo.
Dunque? Dunque si tornerà alla telenovela del tira e molla fra molinari e Municipio e Consiglio comunale, e prima di arrivare ad una soluzione condivisa passerà molto tempo. A meno che i molinari non vogliano fare la metamorfosi che diversi anni fa subì la Rote Fabrik di Zurigo, che decise di istituzionalizzarsi. Ma dubitiamo che il percorso zurighese venga visto come esempio al macello.