12 nov 2012 - 01:40

Interrogazione

In data 24 giugno 2011, i colleghi deputati PLR Paolo Pagnamenta e Stefano Steiger inoltravano un’interrogazione (no. 150.11) dal titolo “La mafia intende rafforzare la propria presenza in Svizzera. E il Ticino cosa fa?”. L’accento di quell’atto portava soprattutto sulla criminalità economica e le sue possibili insinuazioni nel nostro settore finanziario e bancario. Nella sua risposta 3 luglio 2012 (no.3657), il Consiglio di Stato ripercorreva e sottolineava i rapporti stretti tra Autorità inquirenti e Polizie, federali e cantonali, rispettivamente le relative competenze. In un passaggio di tale risposta si legge tra altro, che la Confederazione adotta misure preventive specifiche per combattere, ad esempio, il commercio illecito di armi, ovvero le infrazioni alla Legge sulle armi. Oltre a ciò si indicavano vari accordi internazionali, ad esempio con la vicina Repubblica italiana, volti a migliorare la cooperazione inter-statale. Infine si rimarcava come “il Dipartimento delle Istituzioni stesse pianificando ancora per l’anno in corso l’organizzazione di un incontro tra le autorità di perseguimento penale cantonale (Ministero Pubblico e Polizia Giudiziaria) e quelle federali (Ministero Pubblico della Confederazione e Polizia Giudiziaria Federale), finalizzata in particolar modo alla promozione di un’accresciuta cooperazione nell’attività di indagine e prevenzione delle attività criminali che vedono coinvolte le due parti. Quale primo passo in questa direzione, si prevede pertanto la promozione di una figura di “ufficiale di collegamento” tra la Polizia giudiziaria cantonale e quella federale”.

Nel corso del mese di settembre, la stampa ticinese (ad es. La Regione, 18.09.12 pag.4,19.09.12, pag.5, e 18.10.12, pag.11), ma anche quella italiana (cfr. ad es. Il Corriere della Sera del 14.09.12 pag.13), hanno riferito di due importanti inchieste condotte, sul versante elvetico, dal Ministero pubblico della Confederazione, sede distaccata di Lugano (inchiesta “Ombra”) e, sul versante italiano, dalla Procura antimafia di Milano (inchiesta “Ferro e fuoco”), che hanno condotto a degli arresti e scoperto un filone mediante il quale dalla Svizzera, e in particolare dal Ticino, personaggi legati alla ‘Ndrangheta si approvvigionavano di armi con estrema facilità. Si parla di pistole Manurhin, di pistole di fabbricazione francese, di pistole Baikal, Kalashnikov, mitragliette Uzi e in generale di armi automatiche o semiautomatiche acquistate in Ticino e/o nel Canton Uri, da un ticinese su richiesta di un intermediario italiano per conto delle cosche sopra menzionate. Gli acquisti avvenivano da parte del ticinese, pare spesso senza che venisse allestita una qualsivoglia documentazione, presso “armerie” e/o collezionisti nostrani che si dichiarano ignari della successiva loro destinazione. Il traffico a quanto pare era iniziato già nei primi anni 2000 ed è proseguito fino al 2010 al momento dell’arresto del ticinese e di altre persone coinvolte nell’organizzazione. Le autorità inquirenti italiane evidenziano che la mafia calabrese si rifornirebbe in Svizzera perché la ritiene “un canale di approvvigionamento per così dire più tranquillo…perché nella Confederazione le armi sono vendute liberamente. Basta quindi trovare un prestanome compiacente, qualche armiere non troppo scrupoloso e il gioco è fatto”. Esse aggiungono che le micidiali armi sono liberamente in vendita nei nostri negozi poiché “la legge svizzera non le considera armi da guerra perché i modelli in commercio sparano soltanto colpi singoli, non a raffica. Ma basta una piccola modifica da parte degli armieri della malavita e la potenza di fuoco di quei fucili aumenta immediatamente. Inoltre per acquistare quegli oggetti non è necessario un porto d’armi o una denuncia specifica: il commerciante, nel pieno rispetto delle norme stabilite in Svizzera, si limita a trascrivere su un registro il nome e cognome di chi acquista”.

Ciò premesso, si chiede al Consiglio di Stato, e in particolare al Dipartimento delle Istituzioni :

  1. Se condivide il fatto che in un momento già particolarmente delicato, e non solo a livello di immagine e reputazione, per i rapporti tra la Svizzera e altri Paesi, segnatamente l’Italia (vedi lista grigia, accordi fiscali in discussione,…), il nostro Paese deve dimostrare la massima collaborazione con le autorità inquirenti italiane per prevenire al meglio la criminalità di confine più pericolosa, che è quella armata.
  2. Non dubitando che la risposta alla prima domanda sarà positiva, ritiene il Consiglio di Stato di farsi promotore di modifiche legislative atte a inasprire le norme cantonali in materia di armi, accessori e munizioni, rispettivamente di farsi parte attiva verso la Confederazione per una revisione della Legge federale sulla armi che abbia a colmare le lacune che ancora oggi consentono un acquisto troppo facile di armi e munizioni in Svizzera?
  3. Qualora il Consiglio di Stato ritenesse le norme vigenti sufficienti, ritiene di poter migliorare l’efficacia dei controlli circa il rispetto di tali normative da parte dei funzionari preposti? In caso affermativo, pur avendo un occhio di riguardo ai costi, come pensa di poter procedere?
  4. Se l’incontro prospettato dal Consiglio di Stato tra autorità inquirenti federali e cantonali, anche per l’istituzione della figura di “un ufficiale di collegamento”, è stato nel frattempo fissato entro fine anno 2012 come auspicato e dichiarato dal Dipartimento delle Istituzioni? Se sì, quando è previsto? Se no, quali sono i motivi di un tale slittamento?
  5. Se l’occasione di tale incontro è ritenuta e sarà per il Dipartimento delle Istituzioni il momento migliore per segnalare la ferma volontà del Ticino, quale Cantone di frontiera, di non veder lesa la propria immagine come luogo in cui si possono acquistare armi da guerra, risp. per guerre tra cosche o in generale per commettere atti criminosi sia in Svizzera che all’estero? Se quello non sarà il momento più adatto, dica il Dipartimento delle Istituzioni e il Governo ticinese se e quali altre iniziative intende intraprendere nei confronti del Dipartimento federale di giustizia e polizia?

Matteo Quadranti, Stefano Steiger, Franco Celio, deputati PLR