16 nov 2009 - 15:52

Gendotti: La tipologia delle persone interessate sono i singoli cittadini, i giornalisti, i gruppi di pressione (come i sindacati o le associazioni di categoria) e quelli che potremmo definire i “franchi tiratori”o i soliti “querelanti”. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole.

Presentata ufficialmente oggi a Bellinzona la proposta di modifica della legge sull’informazione e sulla trasparenza.

On Gabriele Gendotti Come presidente del Consiglio di Stato sono felice di potervi presentare – finalmente – il messaggio che introduce il disegno di Legge sull’informazione e la trasparenza dello Stato, che disciplina la pubblicità dei documenti ufficiali, nell’ottica di un continuo miglioramento della comunicazione istituzionale.
Dico finalmente, perché in effetti, come dirà in dettaglio chi interverrà in seguito, questa legge – o per meglio dire il principio che si propone di implementare – ha una cronologia che parte almeno dai primi anni Novanta.
Oltre a quanto chiesto da iniziative parlamentari e popolari, il Consiglio di Stato ha ritenuto che fosse ormai arrivato il momento per dotarsi di uno strumento legislativo adeguato per
rendere quanto più trasparente possibile l’attività delle pubbliche amministrazioni. E questo anche perché – difficile negarlo – in Ticino esiste una pressione mediatica sull’operato delle autorità cantonali e comunali che, in quantità, supera agevolmente quanto succede altrove. La presenza quantitativa di quotidiani domenicali, reti televisive e radio per poco più di 300’000 abitanti è verosimilmente da record.Ebbene, la novella legislativa, che passerà ora all’esame del Parlamento, mira ad ottimizzare quella che viene definita l’informazione passiva, cioè quella che viene formulata su richiesta dei cittadini. Su uno specifico tema potranno così chiedere di prendere visione, a determinate condizioni, del contenuto di determinati documenti.
Questo passo in più verso la trasparenza si muove nella stessa direzione che è stata intrapresa da tutti gli Stati moderni e di stampo liberale, e come è stato fatto anche in
Svizzera, sia a livello della Confederazione sia a livello della maggior parte dei Cantoni.

Giampiero Gianella
È importante innanzitutto fare un’opportuna premessa, in quanto si tende a confondere
informazione con trasparenza. In realtà si tratta di due ambiti distinti, ma perfettamente
complementari.
Con la legge sull’informazione si regola infatti il processo della comunicazione attiva da
parte dello Stato nei confronti del cittadino, in particolare tramite i mass media, mentre
la legge sulla trasparenza disciplina il processo della comunicazione passiva, cioè di quel tipo di informazioni che il cittadino può ricevere dallo Stato, tramite l’Amministrazione cantonale, sulla sua attività e sulle decisioni prese dai suoi organi, se ne fa esplicita richiesta.
Nel caso ticinese informazione e trasparenza fanno quindi oggetto della medesima normativa.

Limitazioni
È evidente che il principio di trasparenza imponga delle limitazioni. Come detto, questo
aspetto è stato sollevato in sede di consultazione sulla prima bozza, ed adeguatamente ripreso e codificato nei modelli legislativi federale e di altri cantoni. Per questa ragione non si applica ai procedimenti civili, penali, arbitrali o amministrativi in corso. Una disposizione speciale del diritto federale o del diritto cantonale può inoltre vietare la comunicazione di un documento ufficiale, a tutela di un segreto imposto dalla Legge, o disciplinarne l’accesso in maniera diversa o più restrittiva. Il diritto amministrativo contempla inoltre tutta una serie di disposizioni che garantiscono la segretezza o la confidenzialità di informazioni che riguardano la sfera privata dei cittadini e delle cittadine e che attengono in modo particolare al loro stato di salute, alle convinzioni politiche e religiose, alle sanzioni amministrative e penali, alla situazione finanziaria o ai rapporti d’affari. Vigono inoltre tutte le restrizioni legali a favore del segreto bancario, del segreto d’affari o del segreto professionale, al fine di tutelare interessi commerciali e di concorrenza preponderanti.