13 gen 2009 - 17:33

In un’intervista apparsa sul quotidiano francese Le Monde, l’ex diplomatico Yves Aubin de La Messuzière analizza la guerra in corso nella Striscia di Gaza partendo dalla sua esperienza in Medio Oriente, sia in campo palestinese sia in quello israeliano. De La Messuzière nota che a partire dal 2005, ossia da quando Hamas ha iniziato a […]

In un’intervista apparsa sul quotidiano francese Le Monde, l’ex diplomatico Yves Aubin de La Messuzière analizza la guerra in corso nella Striscia di Gaza partendo dalla sua esperienza in Medio Oriente, sia in campo palestinese sia in quello israeliano.
De La Messuzière nota che a partire dal 2005, ossia da quando Hamas ha iniziato a partecipare alle elezioni municipali e legislative, il movimento è andato verso un mutamento ideologico. La priorità non è più la religione, ma è il recupero della Terra perduta. Vi è ancora in Hamas un movimento islamista radicale ma non ha alcuna influenza sulla popolazione. Il movimento che ha prevalso è stato quello belligerante, opposto strenuamente ad Israele.

L’ex diplomatico pensa che l’Unione europea, che aveva spinto i palestinesi ad organizzare elezioni legislative, avrebbe dovuto riconoscere la validità del risultato di queste elezioni, vinte da Hamas nel 2006. Questo riconoscimento avrebbe aperto prospettive di un necessario dialogo. Invece l’Ue non le ha ritenute valide perché non avevano dato il risultato che ci si attendeva. Un modo di agire chiaramente sbagliato, in qualsiasi paese ed in qualsiasi contesto.

De La Messuzière si dice convinto che un giorno vi sarà questo dialogo, perchè Hamas si trova al centro del conflitto israelo-palestinese, si trova in stato di guerra con Israele. Nel futuro, quando si tratterà di negoziare, Hamas dovrà essere chiamato al tavolo delle discussioni. Questo è quanto auspicano anche i dirigenti del movimento estremista, i quali riconoscono la realtà dello Stato di Israele ma pensano che al momento, alle condizioni attuali questo riconoscimento non può essere convalidato.
Al momento non è dato di sapere se Hamas sarà un interlocutore all’altezza delle aspettative, molto dipende da cosa uscirà – a livello politico – dalla guerra in corso nella Striscia di Gaza. De la Messuzière ritiene che anche sconfiggendolo sul piano militare, Hamas esiterà sempre a livello politico e dunque la questione della necessità di un dialogo si presenterà sempre.

L’Onu avrebbe potuto prendere l’iniziativa di avviare un dialogo con Hamas ma quest’occasione è stata persa perchè la comunità internazionale, in particolare l’Europa, si è trincerata dietro una corazza di condizioni : la fine degli scontri da parte di Hamas, il riconoscimento dello Stato d’Israele e il riconoscimento degli accordi firmati fra Israele e l’Autorità palestinese. Queste tre condizioni e il modo in cui vengono presentate bloccano ogni possibilità di dialogo. Si poteva approfittare dell’ultima tregua per avviare discussioni, trattative, per coordinare una diplomazia di prevenzione, invece non è stato fatto nulla.

Negli ultimi tempi le priorità delle diplomazie occidentali sono stati i dossier dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Pakistan; il dossier israelo-palestinese non è sembrato così urgente. Per questa la comunità internazionale ha la sua parte di responsabilità in quello che sta succedendo oggi nella Striscia di Gaza.