17 dic 2009 - 17:42

Il Gup di Vigevano Stefano Vitelli ha assolto con formula piena Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi assassinata nella sua casa di Garlasco in provincia di Pavia. Alberto Stasi è stato assolto. Il gup di Vigevano Stefano Vitelli, al termine della camera di consiglio durata cinque ore, ha assolto il giovane […]

Il Gup di Vigevano Stefano Vitelli ha assolto con formula piena Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi assassinata nella sua casa di Garlasco in provincia di Pavia.

Alberto Stasi è stato assolto. Il gup di Vigevano Stefano Vitelli, al termine della camera di consiglio durata cinque ore, ha assolto il giovane accusato dell’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia).

L’accusa aveva chiesto per l’unico imputato trent’anni di carcere, ma al termine del processo celebrato con rito abbreviato e durato 24 udienze, oggi è arrivata la sentenza del gup. Il giudice ha assolto Alberto dall’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà con il comma 2, la vecchia insufficienza di prove.

Assolto con formula piena, Alberto Stasi dunque è innocente: non è lui ad aver ucciso Chiara. Colpita a pochi passi dalla porta d’ingresso, poi trascinata lungo le scale che conducono in cantina. Sul pavimento della villetta di due piani restano le tracce delle mani insanguinate della vittima, colpita più volte con un’arma sconosciuta. Un’aggressione feroce: l’assassino infierisce fino a sfondarle il cranio. Nulla manca nell’abitazione e non ci sono tracce di estranei. Chiara indossa un pigiama estivo, è lei probabilmente ad aver aperto la porta a chi le toglie la vita.

Nessun ombra nella sua vita, pochi amici e la storia d’amore di quattro anni con Alberto. E’ lui che scopre il corpo senza vita della fidanzata e su di lui puntano, da subito, le indagini. A non convincere gli investigatori sono le sue scarpe ‘immacolate’, l’assenza delle sue suole sul pavimento di casa Poggi, una serie di dettagli sul ritrovamento della vittima tra cui la ‘freddezza’ della telefonata fatta al 118 per dare l’allarme. Elementi che, a una settimana dall’omicidio, lo portano all’iscrizione nel registro degli indagati. Sarà il ritrovamento del Dna della vittima sui pedali della sua bici bordeaux da uomo a far parlare di ‘pistola fumante': per il biondino scattano le manette, ma di fronte a un quadro probatorio non convincente il gip Giulia Pravon lo rimette in libertà.

La ‘pistola fumante’ diventa un colpo a salve. Contro Alberto inizia un processo indiziario che presto si trasforma in una guerra di perizie, firmate dal Ris di Parma, ma anche da consulenti di parte o esperti nominati dal giudice. Mini memorie e controdeduzioni arricchiscono i falconi dell’inchiesta e quello che doveva essere un processo ‘lampo’ diventa un processo di 24 udienze dove le prove logiche e scientifiche offrono, spesso, una lettura non univoca. Ecco tutti i dubbi dell’inchiesta analizzati dal giudice prima di emettere il verdetto.

Ora della morte. Chiara è stata uccisa ”tra le 11 e le 11.30” è la prima versione dell’accusa. Nella requisitoria ‘bis’ il pm Rosa Muscio sposta in avanti le lancette del decesso: la 26enne è morta dopo le 12.20 o meglio tra le 12.46 e le 13.26. Un cambiamento d’orario che segue la perizia informatica super partes che stabilisce che Alberto, dalle 9.36 alle 12.20, lavora al file della sua tesi di laurea. Una teoria che non trova d’accordo la parte civile (Chiara è morta tra le 9 e le 10) e la difesa: il decesso è avvenuto tra le 9.30 e le 10.

Scarpe. Impossibile non sporcarsi le suole calpestando il pavimento di casa Poggi, sostiene l’accusa. Nella villetta non ci sono tracce di estranei e non ci sono impronte delle suole delle Lacoste di Alberto che ha scoperto il cadavere della fidanzata. A spiegare le scarpe ‘immacolate’, però, ci sono esperti in chimica: le suole del biondino sono idrorepellenti e potrebbe essersi ripulito continuandoci a camminare per ore.

Computer. Alberto ha sempre sostenuto di lavorare alla tesi di laurea mentre Chiara moriva. Un ‘alibi’ cancellato dagli accessi ‘illeciti’ fatti dai carabinieri. Solo ad agosto scorso, due anni dopo l’omicidio, la perizia informatica ricostruisce quanto avvenuto la mattina del delitto. Alberto ha acceso il computer alle 9.35 e dalle 9.36 alle 12.20 ha salvato in continuazione il file.

Bicicletta. ”Non è possibile precisare la natura del materiale biologico di Chiara Poggi, presente sui pedali”, scrivono gli esperti super partes. Se è sangue per l’accusa, non si può escludere, precisa la difesa, che si tratti di muco o saliva.

Portasapone. L’impronta di Alberto mista al Dna della vittima viene trovata sull’erogatore del sapone liquido all’interno del bagno dove l’assassino si è lavato prima di fuggire. Una prova per l’accusa, ma per la difesa e i consulenti nominati dal giudice ”la più ragionevole e semplice spiegazione è che i due abbiano entrambi toccato l’oggetto, in tempi e per un numero di volte del tutto sconosciuti”. Elementi che rendono il dato ”del tutto irrilevante al fine della costituzione di una prova scientifica”, scrivono gli esperti super partes.

Arma. Almeno una dozzina le armi che nel corso delle indagini si alternano: da un martello da carpentiere a un ferro da stiro, fino a una stampella. L’ultima novità arriva da una consulenza dell’accusa: Chiara è stata uccisa con un paio di forbici da sarto, ma da casa Poggi manca, a quanto trapela, solo un martello. L’unica verità è che l’arma non è mai stata trovata.

Movente. Per i pm e la parte civile i due fidanzati litigano la sera precedente. Chiara potrebbe aver visto qualcosa sul computer del bocconiano. Una lite sfociata nell’omicidio del 13 agosto 2007. ”Solo una supposizione”, si limita a ribattere l’accusa.
adnkronos