16 mar 2010 - 11:01

Di fronte al peggioramento dei rapporti tra Israele e Stati Uniti (mai i loro rapporti sono stati tesi come in queste settimane), l’Unione europea si interroga sul suo ruolo nel panorama medio orientale e nell’ambito del processo di pace tra israeliani e palestinesi. Un ruolo che pare inevitabile, essendo l’Ue un’istituzione che ambisce a diventare [...]

Di fronte al peggioramento dei rapporti tra Israele e Stati Uniti (mai i loro rapporti sono stati tesi come in queste settimane), l’Unione europea si interroga sul suo ruolo nel panorama medio orientale e nell’ambito del processo di pace tra israeliani e palestinesi. Un ruolo che pare inevitabile, essendo l’Ue un’istituzione che ambisce a diventare efficace ed operativa anche all’esterno dei suoi confini

Al riguardo, in contemporanea con la visita nella regione di Catherine Ashton, capo della diplomazia dell’Unione europea, il sito di Euronews propone un’interessante intervista al Shada Islam, funzionario dell’European Policy Center.

“Non possiamo parlare di una vera apertura – dichiara Islam – L’Unione europea non ha usato molto, né in modo efficace, la sua forza politica. Se in Medio Oriente l’Ue riuscirà a parlare con una sola voce, questo sarà un grande progresso e uno sviluppo importante per la regione e per la reputazione dell’Unione stessa a livello mondiale. Non dimentichiamo però che gli americani resteranno la potenza dominante e questo non cambierà con Catherine Ashton o con chiunque altro”.

“Da tempo l’Europa è visibile nella regione soprattutto per il denaro che immette – prosegue Islam – ma adesso vi è la richiesta di un suo ruolo più attivo, che non si limiti al solo sostegno economico. L’Ue può farlo, dispone degli strumenti per avere un ruolo strategico e politico di primo piano, perché subito dopo gli Stati Uniti è il partner commerciale privilegiato di Israele. Al contempo l’Ue porta un notevole aiuto anche ai palestinesi, con una media di 500 milioni di euro all’anno. E’ attiva sui due fronti, sarebbe un interlocutore ideale per risolvere la crisi medio orientale.

Invece questo non accade. In Medio Oriente l’Unione europa ha molto peso dal lato commerciale e umanitario ma non ne ha dal lato politico. E’ un fatto che politicamente sia Israele che i palestinesi preferiscono trattare con i governi dei singoli stati membri e non direttamente con Bruxelles.
Sappiamo che nel mondo reale i vari paesi hanno politiche estere, priorità e sensibilità nazionali diverse nel trattare con un’area sensibile come il Medio Oriente. Non riesco a immaginare la Germania, l’Inghilterra, la Francia o l’Olanda che abbandonano le loro priorità nazionali a favore di quelle dell’Unione europea.
L’Unione europea dovrebbe cercare di riunire queste posizioni diverse e lavorare come una sola entità, come una sola voce nella regione, ma sarà un processo lungo e difficile, anche per le divisioni che esistono fra i suoi 27 stati membri.”

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