28 apr 2010 - 19:05

Pur non avendo avuto modo di leggere integralmente il comunicato del comitato distrettuale PLR, ho la sensazione che il tema delle aggregazioni nel Basso Mendrisiotto sia vissuto, dai dirigenti di partito e da alcuni amministratori liberali-radicali con troppo isterismo. Alla legittima proposta di discussione sulla questione delle aggregazioni attorno al polo di Chiasso si reagisce […]

Pur non avendo avuto modo di leggere integralmente il comunicato del comitato distrettuale PLR, ho la sensazione che il tema delle aggregazioni nel Basso Mendrisiotto sia vissuto, dai dirigenti di partito e da alcuni amministratori liberali-radicali con troppo isterismo.

Alla legittima proposta di discussione sulla questione delle aggregazioni attorno al polo di Chiasso si reagisce stizziti perché il comitato PPD-Mendrisiotto ha scelto un approccio meno irruente ed improvvisato. Questa posizione meno decisionista è tra l’altro, seppur in forme e con sfumature diverse, condivisa anche dalle altre forze politiche del Distretto come è emerso nell’ultimo incontro distrettuale al quale hanno partecipato le quattro maggiori forze politiche del Mendrisiotto.

Il mio intervento non vuole entrare nel merito delle diverse posizioni che ognuno può liberamente assumere. Esso è dettato solamente dalla necessità, a questo punto, di fare un po’ di chiarezza perché la discussione possa avvenire in modo onesto e soprattutto costruttivo e serio.

Accusare il PPD di “doppiezza di approccio”, “tentativo di sabotaggio”, “conservatorismo”, “poca trasparenza”, di tenere “discorsi di retroguardia” o ancora di “bizantinismo” è quantomeno scorretto e semplicemente demagogico.

Quando si parla di aggregazioni, non si può prescindere dal riferirsi alla realtà concreta, alle esperienze in atto, a quelle assodate o a quelle che non si sono concretizzate. Non si può essere a priori favorevoli o contrari e indispettirsi perché l’altro la pensa diversamente.

Affrontare questa importante questione con prudenza e rispetto dell’idea altrui può forse essere visto come “bizantinismo” ma non certo nel senso di complicazione del ragionamento quanto piuttosto come atteggiamento attento ad ogni particolare, alla preziosità e alla raffinatezza delle realtà locali per poterle valorizzare su una scala più grande.

La serietà e la professionalità che hanno contraddistinto fino ad oggi il lavoro di studio nell’Alto Mendrisiotto sono stati riconosciuti, a giusta ragione, da molti osservatori esterni e dagli elettori che lo scorso 5 aprile hanno dato vita alla nuova città. Più volte ed in ambiti diversi ho avuto modo di affermare che la realtà della nuova Mendrisio non è il risultato di un calcolo elettoralistico del PPD distrettuale ma il prodotto scaturito da visioni e idee chiare e dal grande sforzo di ricerca del consenso promosso dai popolari democratici con le forze politiche dei sei quartieri.

Il PPD-Mendrisiotto, inteso come organismo di partito, non è l’artefice di questo successo semplicemente perché non è un organismo distrettuale che può o deve decidere la sorte e il futuro di una porzione di territorio.

Non intendo certo arrogarmi il diritto di dire ai responsabili di altri partiti come e cosa sia giusto fare. Ho però il dovere di affermare, senza essere smentito da chi non ne ha il diritto, che all’interno del nostro partito la discussione avviene in maniera franca, serena ed aperta. Le decisioni non vengono prese dalla sera alla mattina ma sono il più possibile l’espressione della base.

Il PPD-Mendrisiotto non spinge ne frena niente a sud o a nord.

Mi risulta invece che la maggioranza degli amministratori dei comuni del Basso Mendrisiotto:
• constata semplicemente che nella parte più meridionale del Distretto si sono create, in questi ultimi due anni, ottime condizioni di collaborazione intercomunale che hanno permesso di affrontare temi importanti superando presunte maggioranze o barriere di partito;
• è convinta che questa strada non sia peggiore o migliore di altre: è semplicemente diversa e come tale richiede non solo di essere rispettata ma anche sostenuta;
• non esclude a priori nessuna ipotesi aggregativa fra i comuni che gravitano attorno a Chiasso ma riafferma che, per essere efficace e credibile, questa debba maturare e crescere attraverso il consenso popolare dei comuni coinvolti.

Credo comunque che non debba essere l’organo distrettuale di un partito a doverne decidere i tempi e i modi.
Sperando di essere riuscito a chiarire la posizione del partito a livello distrettuale, invito i dirigenti liberali-radicali, e i redattori che commentano i nostri comunicati, a mantenere il dibattito nell’ambito dell’onestà intellettuale e della correttezza. Toni meno aggressivi non potranno che favorire un clima politico sereno e un dibattito costruttivo.

Filippo Gabaglio
presidente distrettuale PPD