Alla conclusione dell’anno scolastico, normalmente si da la parola a docenti e funzionari del DECS per fare un bilancio. Noi abbiamo preferito chiedere agli utenti, ossia gli studenti. Per questo abbiamo intervistato Janosch Schnider, coordinatore del SISA (Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti), che è sicuramente l’organizzazione più consolidata nel mondo studentesco ticinese. Janosch Schnider, [...]
Alla conclusione dell’anno scolastico, normalmente si da la parola a docenti e funzionari del DECS per fare un bilancio. Noi abbiamo preferito chiedere agli utenti, ossia gli studenti. Per questo abbiamo intervistato Janosch Schnider, coordinatore del SISA (Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti), che è sicuramente l’organizzazione più consolidata nel mondo studentesco ticinese.
Janosch Schnider, lei è coordinatore del SISA, Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti, che bilancio trae da quest’ultimo anno scolastico 2009/10 per il SISA?
Il bilancio è quantomeno positivo. A inizio anno scolastico abbiamo esordito opponendoci alla proposta dei Giovani Liberali Radicali (GLRT) sulla questione dei riformatori (coi quali abbiamo poi concordato sul tema dell’armonizzazione delle borse di studio). In seguito abbiamo dovuto constatare la sordità della classe politica riguardo la nostra petizione sui trasporti pubblici gratuiti per studenti ed apprendisti (la proposta è stata bocciata a due riprese dal Gran Consiglio).
Invero non siamo rimasti con le mani in mano nemmeno oltre Gottardo, dove diversi dei nostri militanti sono stati in prima linea durante i movimenti di protesta universitari suscitati dal precariato universitario, causato dalla ormai tristemente nota Riforma di Bologna; ciò è segno che i nostri buoni auspici in ottica di un radicamento nell’ambiente universitario si erano rivelati fondati, così come la nostra analisi sulla suddetta riforma.
Uno dei dibattiti all’interno dei quali siamo stati più presenti resta comunque quello riguardante le mense scolastiche.
Infine va segnalato il nostro costante impegno a favore della causa anti-militarista, per la quale abbiamo continuato a promuovere l’alternativa del Servizio Civile nelle scuole e per cui siamo parte del comitato d’iniziativa per l’abolizione del servizio militare obbligatorio.
È ormai ad uno stadio avanzato la riforma del liceo, che fra due anni “produrrà” le prime maturità. Come valuta questa ennesima riforma del liceo?
La cosiddetta “Kleine Revision” rappresenta un classico esempio di dettame calato dall’alto. Basti pensare che la conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) non si diede nemmeno la briga di tradurne il nome in italiano. Aldilà di ciò ricordo che tale riforma non fu condivisa nemmeno dal DECS, che scrisse al CDPE sottolineando che tale manovra avrebbe comportato la necessità di una profonda riforma del regolamento, delle griglie orarie e del Piano degli studi liceali ticinesi. Naturalmente poi il dipartimento dell’educazione non fece pressoché nulla per evitare che ciò avvenisse.
Per venire a noi, la “Kleine Revision” ha portato ad un netto potenziamento del cosiddetto “blocco scientifico” attraverso un aumento della proporzione d’insegnamento della matematica e delle scienze sperimentali pari al 5-10% e all’abolizione del corso integrato di Scienze Sperimentali (l’insegnamento coordinato di fisica, chimica e biologia, che in tal modo sono state riframmentate in tre potenziali insufficienze). Che significa tutto ciò? Innanzitutto si va incontro ad una selezione durissima provocata da questo blocco scientifico, composto dalle materie notoriamente più ostiche: questo scoglio è spesso superabile unicamente attraverso la frequentazione di corsi privati, in quanto la continua riduzione della Dotazione Oraria d’Istituto (DOI) da parte del DECS ha ormai rarefatto le ore di recupero offerte dalla scuola pubblica. Questi corsi, i cui costi sono molto alti, risultano inaccessibili per moltissimi ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito, dando a questa dinamica tutti i connotati di una vera e propria selezione sociale ai danni delle classi disagiate.
In secondo luogo si va ad avvelenare alle radici la natura stessa della scuola. A tal proposito è il caso di citare l’Ordinanza del Consiglio Federale (il regolamento della CDPE concernente il riconoscimento degli attestati di maturità liceale) del 1995, in cui sono contenuti (Art.5) gli obiettivi degli studi: si parla di una formazione “ampia, equilibrata e coerente”, preferibile ad una “specialistica e professionale”. Verificare per credere. Ma perché dico ciò? La “Kleine Revision” annienta e contraddice questi propositi, rivelandosi un vero e proprio cavallo di troia atto ad introdurre elementi dell’economia privata nell’istruzione pubblica. Sono infatti le lobby dei politecnici a spingere per una messa in evidenza delle materie scientifiche, le materie guardacaso più utili al mercato. In questo modo la formazione “ampia ed equilibrata” va a farsi benedire a favore di un asservimento alle logiche di mercato che, già penetrate con successo nelle università (Riforma di Bologna), ora assediano anche le scuole medie superiori, tutto ciò a danno degli studenti.
Il SISA è stato fondato un decennio fa da Massimiliano Ay, oggi segretario del PC, Partito Comunista. Ancora oggi, dall’esterno, il SISA viene visto come un’organizzazione emanazione dell’(estrema) sinistra, che non rappresenta realmente il mondo studentesco. È così?
In sostanza l’accusa mossaci è quella di essere una costola del PC. Ciò non corrisponde per niente alla verità, in quanto storicamente il SISA nasce come un sindacato indipendente da qualsiasi partito, come luogo d’integrazione di persone di varie sensibilità politiche interessate alla salvaguardia della scuola pubblica. In caso contrario ci saremmo chiamati Sindacato degli Studenti e Apprendisti Comunisti, ma oltre ad avere un brutto nome ci saremmo ritrovati in dieci (e io a mio tempo non ci sarei probabilmente nemmeno entrato!)
Nel SISA ci sono comunisti (di diverse provenienze partitiche), leghisti, socialisti, verdi, democristiani, liberali: ognuno è libero di portare un’opinione e di dare la propria impronta al sindacato. È in tutto ciò che risiede il successo del SISA; e se fosse altrimenti non saremmo l’associazione studentesca ticinese più longeva di sempre.
Il SISA ha come propri iscritti meno di un decimo degli studenti delle medie superiori. Siete fortemente radicati in due licei su cinque. Potremmo dire che avete ampi margini di crescita. Come intendete sviluppare il SISA? E non credete che arrischiate di divenire un’organizzazione che aggrega solo (o prevalentemente) studenti del Sopraceneri?
Innanzitutto la nostra presenza non si limita a due soli licei. I nostri tesserati sono presenti in tutti i licei, alla Scuola Cantonale di Commercio e in diverse scuole professionali, anche se va detto che gli istituti in cui siamo maggiormente radicati sono i licei di Bellinzona, Locarno, Savosa e Mendrisio. Il problema di una nostra estinzione nel Sottoceneri è da escludere, in quanto al liceo di Savosa-Massagno abbiamo un discreto numero di giovani, che potranno garantire la loro militanza per qualche anno, mentre -ad esempio- a Mendrisio è in atto la fase di ricambio generazionale, momento che per noi rappresenta una vera e propria spada di Damocle: quando si parla di un sindacato come il nostro bisogna ricordare che noi ingaggiamo una sorta di battaglia contro il tempo, dato che dopo quattro anni i nostri militanti emigrano in larga parte Oltralpe.
Qualche mese fa ha avuto la possibilità di essere ospite della trasmissione televisiva Patti Chiari, nella puntata dedicata alle mense scolastiche. Sul banco degli imputati la qualità delle mense, sia pubbliche sia private, quest’ultime gestite soprattutto dalla società Comida SA, che nella trasmissione di Mammone è stata duramente criticata. Oggi la situazione è cambiata, è migliorata? E anche l’anno prossimo la maggioranza delle mense private saranno in gestione alla Comida SA?
Il tema delle mense scolastiche non è una novità per il SISA. Nonostante la questione sia balzata agli onori della cronaca soltanto di recente, noi avevamo già segnalato il problema più di un anno fa, ricevendo risposte vaghe e sconclusionate dal DECS e dall’Ufficio Refezione e Trasporti Pubblici (URTS). I fatti ci hanno dato ragione e quando le falle nel sistema sono diventate evidenti i media hanno subito individuato un punto di riferimento in noi. L’occasione per fare un punto della situazione sarà l’incontro che abbiamo in programma con l’URTS, ma non ci facciamo illusioni a breve termine, in quanto i problemi da noi segnalati sono di natura strutturale e perciò risolvibili unicamente attraverso un inversione di rotta nella politica del sopracitato ufficio. Di certo continueremo a vegliare sulla gestione delle mense scolastiche, denunciando ulteriori abusi, mancanze e sensibilizzando gli studenti nel pretendere i diritti che loro spettano.
Il prossimo anno si preannuncia molto calmo. Anno preelettorale, è difficile immaginare che Gendotti se ne esca con dei tagli nella scuola. Per il prossimo anno scolastico, quali sono le tematiche su cui concentrerete la vostra attenzione?
Posso anticipare che abbiamo in cantiere un’iniziativa per la concessione del voto ai sedicenni. Per il resto riteniamo ancora fra le nostre priorità il consolidamento delle varie sezioni nei diversi istituti. Non riteniamo comunque che le elezioni ci daranno di che abbassare la guardia: stiamo arrivando pian piano ai dieci anni d’esistenza per cui sappiamo che l’assedio che stringe la scuola pubblica è costante e ben programmato.


5 commenti su “La scuola va in vacanza intervista al coordinatore del SISA Janosch Schnider”
sisi d’accordo caro janosch, ma il problema è che in svizzera mancano ingegneri, mica filosofi!!! e la scuola deve cercare di indirizzare anche in funzione delle esigenze dell’economia, altrimenti ci troveremo un sacco di laureati in lettere, scienze politiche, filosofia e via discorrendo disoccupati, per poi dover importare gli ingegneri da chissà dove, per la felicità dell’UDC che potrà continuare con le sue campagne anti-stranieri!!!
Una bella intervista, che chiarisce come esistano tanti giovani ancora che si sanno dedicare alla collettività, checché poi se ne possa pensare delle posizioni del SISA. Meglio avere giovani che discutono e si formino nel SISA (e se caso sbaglino con un progetto sano come il SISA), che non scansafatiche che girovagano per i bar e le piazze come se ne vedono non pochi.
Nel merito del commento di barracuda direi che le università in svizzera stanno chiudendo cattedre umanistiche perché non produttive (come se si trattasse di aziende e non di luoghi in cui si accresce la cultura della popolazione), però ostacola l’accesso alle facoltà scientifiche (altissima selezione e per medicina il numero chiuso). Quindi sta tagliando a destra e a manca senza una vera strategia. Va detto che le materie umanistiche servono a dare una visione completa e critica a tutti, e invece la scuola di oggi la sta limitando forse perché allo stato conviene produrre dei robot che facciano i calcoli ma che non sappiamo pensare criticamente con la propria testa.
Anche nella scuola, come in tutti gli altri ambiti, non abbiamo un minimo di voce in capitolo nei confronti di Berna. Di questo passo in nostri figli dovranno decidere del loro futuro già a 11 anni, come nel resto della Svizzera, ammesso che sarà ancora pubblica…
>> megan
Certo che le materie umanistiche servono a “creare cittadini”… il problema è che con certi curricula di studio ci servono solo a “creare cittadini disoccupati”
La scuola deve sottoporre il progresso tecnologico a vaglio critico. Deve dare ai cittadini gli strumenti per analizzare la realtà sociale nei suoi diversi aspetti: la politica come la tecnologia. Questi strumenti sono la capacità di riflessione autonoma e il senso critico, che non possono venire da un’educazione schiacciata sul presente. Serve la storia, come ammaestramento per relativizzare e poter analizzare e, se del caso, criticare il presente. Per un programma politico di segno totalitario, invece, è funzionale una scuola che si allinei pedissequamente ai cantori acritici del progresso tecnologico. (Michele Loporcaro, da, Una buona scuola o la società dello spettacolo: da che parte stanno i progressisti italiani?, in Tre più due uguale zero: p. 108)