2 lug 2010 - 01:13

Dopo una pausa, con le interviste a Gianni Frizzo e Nicola Pini, Botta&Risposta riprende il dibattito sulla SSR/RSI, con un’intervista al segretario del PPD, nonché direttore di Popolo e Libertà, Marco Romano. Incalzato sul ruolo di Lombardi nella modifica di legge che ha permesso alle emittenti radiofoniche e televisive private di percepire una parte del canone (fra cui le emittenti dello stesso Lombardi), il popolaredemocratico difende l’impostazione della legge (e ci critica di faziosità, ai lettori il giudizio).

Marco Romano, lei è segretario del PPD, oltre che direttore del settimanale Popolo e Libertà. Come valuta il futuro della SSR/RSI? Si dovrà andare verso una diminuzione dell’offerta, oppure aumentare le risorse ad essa destinate (con l’aumento del canone e l’incremento della pubblicità)?
Credo che all’interno della RSI vi siano margini di risparmio senza pregiudicare la qualità del servizio. A mio giudizio è dunque da escludere un aumento del canone (già piuttosto elevato rispetto ad altri Stati europei). Più che puntare sull’aumento del canone, la SSR deve urgentemente valutare dove e quanto risparmiare al suo interno. Ogni azienda in difficoltà, prima di aumentare il prezzo del prodotto finale, agisce al proprio interno ottimizzando i processi e alleggerendo eventualmente le strutture. Questo momento e questa operazione devono rappresentare anche l’occasione per una discussione aperta sul mandato della SSR, sul servizio pubblico che dovrebbe (!) offrire ai cittadini, su quello che sta offrendo attualmente, sui mezzi a disposizione e su un loro migliore utilizzo e razionalizzazione. I margini di manovra sono ampi, discutiamone. Sarebbe interessante se poi questa discussione, oltre che aperta, potesse anche diventare pubblica, magari grazie proprio ai mezzi radiotelevisivi a disposizione dei cittadini.

Il PPD da sempre è un partito che a livello nazionale difende il federalismo. Come vede lei la chiave di riparto della SSR (che favorisce notevolmente la RSI) in futuro? È pensabile che gli svizzerotedeschi anche in futuro accettino di “pagarci” la RSI? O forse sarebbe meglio che a Besso/Comano si inizino a studiare strategie di sviluppo per un futuro con una chiave di riparto diversa e meno generosa con la RSI?
La chiave di riparto è una conquista e una manifestazione chiara del federalismo, vera ricchezza del nostro Paese. È giustificata e va difesa da una Svizzera italiana compatta attorno all’obiettivo. In un momento di grossi problemi finanziari a livello nazionale, la RSI deve quindi innanzitutto migliorare e ottimizzare costantemente l’utilizzo delle risorse a disposizione, mostrando alla SSR di rappresentare l’eccellenza. Piú che valutare scenari con minori risorse provenienti da Berna, è opportuno e necessario un cambiamento di cultura aziendale votato al confronto e al dialogo con il Ticino e con i ticinesi. Piuttosto che ritenere tutto giustificato e legittimo, sia nell’ambito delle spese sia nell’offerta di programmi, è necessario un confronto piú aperto con gli ascoltatori e con l’utenza. La RSI manca oggi di trasparenza e di radicamento nella società ticinese. Tanto meglio nel futuro prossimo saprà radicarsi nella popolazione, tanto maggiore sarà la sua forza per difendere e giustificare l’attuale chiave di riparto.

Il senatore Filippo Lombardi, esponente di spicco del PPD, si è battuto e impegnato molto, pochi anni fa, per far sì che nella revisione della legge radiotelevisiva una parte del canone Billag fosse riversata alle emittenti radiofoniche e televisive private. Filippo Lombardi era allora fondatore e dirigente di Teleticino/Ticinonews (e Radio 3iii). Oggi più semplicemente è membro del gruppo dirigente di Timedia, la holding in cui si sono “fuse” Teleticino e Corriere del Ticino. Non crede che questo rappresenti un lapalissiano conflitto di interessi, tra l’altro non molto diverso da quelli che si vedono nella vicina Italia, dove abbiamo un imprenditore mediale che allo stesso tempo è legislatore, e in questa veste promuove leggi che direttamente o indirettamente favoriscono la sua impresa. Per lei questo è accettabile ed eticamente giusto?
Questo è chiaramente un approccio provocatorio e una domanda faziosa e parziale, alla pari di numerose trasmissioni o servizi della RSI che (giustamente!) questo sito critica. Nel porre la domanda tralasciate il fatto che Lombardi è innanzitutto un profondo conoscitore della materia e si è impegnato per l’intera revisione della legge radiotelevisiva. Il suo impegno a favore delle radio e televisioni private è noto: Lombardi è pure presidente di Telesuisse, associazione delle televisioni regionali (private) svizzere, motivo per cui è legittimo il suo impegno. Abbiamo un Parlamento di milizia, dove ogni deputato per definizione mantiene a metà tempo il suo precedente lavoro. Proprio la ricchezza e la diversità delle esperienze professionali rappresentate vengono ritenute utili a costituire un Parlamento vicino alla società civile e al Paese reale. Vale per i medici, le casse malati e i pazienti-consumatori quando si parla di salute, per i contadini di agricoltura, per datori di lavoro e sindacalisti, e via dicendo. La regola chiara e uguale per tutti è che i legami di interesse devono essere pubblicamente dichiarati, ciò che evidentemente è il caso per Lombardi. Ma c’è di più: nella Commissione degli Stati Lombardi si è confrontato sulla legge radio-tv con un altro senatore, presidente del CdA della TV svizzerotedesca SF. Ne è uscito un testo di legge equilibrato, che ha garantito il servizio pubblico e al contempo quel minimo di ossigeno necessario allo sviluppo di un sistema privato locale-regionale complementare alla SSR nazionale. Esperienza dunque positiva e dimostrazione di buon funzionamento del sistema. Invitando a giustificare “accettabili e eticamente giusti” taluni impegni, Ticinolibero.ch dovrebbe formulare correttamente le domande.

Fra un anno e mezzo Dino Balestra (area PLR), direttore generale della RSI, andrà in pensione. Sui media (Mattino, Ticinonline, Il Caffè, …) a più riprese sono apparsi articoli che spiegavano che la sostituzione di Balestra dovrebbe avvenire con un esponente PPD. I nomi che sono circolati sono diversi, fra tutti però spiccano quello del consigliere di Stato Luigi Pedrazzini (che infatti non si ricandida), Francesca Gemnetti e Paolo Beltraminelli. A dir poco si rimane sbalorditi ad immaginare due persone, sicuramente molto competenti nei loro settori, ma che in RSI non hanno mai operato, come Beltraminelli e Pedrazzini, come papabili per la direzione generale del più grande editore della Svizzera italiana. Non crede che chiunque voglia ambire ad una carica del genere debba essere perlomeno qualcuno che possa vantare un’ampia conoscenza dei media e della comunicazione?
Al pensionamento di Balestra si aprirà un concorso pubblico al quale potrà partecipare chi ritiene di avere le qualifiche e le esperienze per condurre quest’importante azienda. Ritengo prematuro parlare di singole persone, che magari nemmeno sono interessate alla carica e di cui non si conoscono a fondo la carriera professionale e le competenze personali. Personalmente non credo che a capo della RSI ci voglia per forza un “conoscitore di media e comunicazione” e inoltre sono convinto che non spetti all’opinione pubblica valutare superficialmente le candidature. Credo che il nuovo direttore dovrà combinare: un forte approccio manageriale per gestire al meglio le risorse e il personale (oltre 1’000 persone); una sensibilità o esperienza pubblicistica per dare una linea editoriale chiara all’azienda in modo da riprodurre al meglio la realtà dalla Svizzera italiana; e una profonda conoscenza del tessuto sociale, economico, culturale e politico cantonticinese. Con riferimento all’impostazione di altre grandi aziende del settore, sarà a mio giudizio necessario avere un direttore e un vicedirettore forti e complementari: un manager e un pubblicista che combinino il proprio sapere e che gestiscano con rigore l’azienda.

Marco Romano, lei e il suo partito sareste favorevoli all’introduzione, durante il periodo elettorale, della par condicio, ossia che tutte le liste elettorali abbiano lo stesso spazio televisivo e radiofonico? E non crede che il modello degli ultimi anni che ha prediletto la presentazione dei partiti e dei candidati, a scapito del dibattito-contradditorio fra le liste elettorali, debba essere archiviato? Non sarebbe il caso di organizzare dei dibattiti su temi specifici con candidati diversi, in modo che l’opinione pubblica possa valutare in base al tema quale formazione politica la convince di più?
La discussione sull’impostazione da dare al dibattito elettorale mi pare corretta. Proprio con riferimento a quanto già detto in precedenza, spero che i vertici della RSI “costruiscano” l’avvicinamento alle elezioni del 10 aprile 2011 per il tramite di una collaborazione costruttiva e un dialogo con i Partiti. Personalmente ritengo che ci voglia una soluzione mista in cui sia comunque riconosciuta la differenza tra Partiti di Governo e forze esterne. Questo anche alla luce della (pericolosa e preoccupante) crescita di movimenti a tema o “ad personam”. Innanzitutto andranno presentate le singole liste con i loro candidati per permettere al pubblico interessato di conoscere le persone. In una seconda fase sarà necessario un confronto sui singoli temi d’attualità e centrali per il Ticino con la partecipazione di esponenti di tutte le forze. In questa sede centrali saranno la capacità e l’imparzialità del conduttore, così come il comportamento e la preparazione dei candidati. Cerchiamo di non copiare o imitare esempi di Paesi a noi vicini: saranno magari spettacolari e divertenti, si evidenziano con forza i problemi e si litiga, ma la politica non è questa! In questo modo non si risolvono i problemi e non si fa crescere il Ticino.