Con il contributo di Dario Borsari, membro dei Giovani del Movimento per il socialismo, continua il nostro dibattito sull’iniziativa GLRT.
Dunque l’iniziativa “Le pacche sulle spalle non bastano” è andata in porto. La problematica è abbastanza scottante e d’attualità in Ticino, ma non solo. I giovani e la violenza, i giovani e la delinquenza. Come affrontare un fenomeno in crescita come quello della delinquenza tra i minorenni?
Mi soffermerò solo su alcuni aspetti.
Giovani ed emarginazione
I promotori, cifre alla mano, ci dicono che i minorenni di oggi delinquono più dei minorenni di ieri. La crescita della propensione a delinquere, richiederebbe misure importanti di cambiamenti… nel sistema carcerario!
La questione è che iniziative del genere alimentano un dibattito falso, contribuiscono a mettere un gruppo sociale, in questo caso i giovani, sul banco degli imputati, associando determinati tipi di devianze ai giovani in generale. Quest’iniziativa finisce per essere un dibattito sui giovani buoni e i giovani cattivi, con la sua buona dose di generalizzazione che ricorda le varie iniziative contro gli stranieri degli ultimi anni.
Portando una proposta del genere si devia un’altra volta l’attenzione dei salariati e delle salariate da quello che i promotori dell’iniziativa stanno combinando smantellando la scuola pubblica e i servizi pubblici in generale, con attacchi e tagli a tutto campo sulla spesa pubblica, licenziamenti in ambito privato e tagli degli impieghi in ambito pubblico, tutte cose, queste sì, che hanno importanza per noi e per il futuro di tutti i giovani.
I giovani, oltre ad essere un gruppo sociale isolato, che spesso è esposto a dibattiti marginalizzanti e generalizzanti, sono anche la fascia della popolazione che subisce per prima e con più forza le variazioni del mercato del lavoro, specie quelle negative. Così, in generale tra i giovani abbiamo un tasso di disoccupazione circa doppio rispetto alla media cantonale. Sono anche quelli che fanno un estenuante dentro e fuori dal mercato del lavoro, sono quelli che non hanno la possibilità di pianificare un futuro, perché le condizioni di lavoro che li attendono, quando trovano un lavoro, sono terribilmente precarie.
Tutto questo ci dice che questo sistema produce emarginazione per i giovani (come per altri gruppi sociali) e l’emarginazione produce frustrazione, senso di impotenza di fronte a una situazione negativa o rabbia che a volte sfociano, ad esempio, nella violenza praticata, sotto varie forme.
L’assenza di prospettive fa sì che cada anche il senso della responsabilità. Senza domani, non conta cosa faccio oggi. È della possibilità di poter immaginare un domani che i giovani (e non solo quelli) hanno bisogno, non di deterrenti che si sa già in partenza che non servono a niente.
Al disagio giovanile si risponde: repressione!
Ammettere che forse i fatti che hanno caratterizzato la cronaca locale e non solo degli ultimi anni siano forse causati da un crescente disagio è già qualcosa, ma sulle conclusioni non ci siamo. Come sempre si agisce sui risultati e non sulle cause. E agire sui risultati è facile: rinchiudiamo, isoliamo chi devia dalle norme finché non ha imparato a seguirle. E per certi giovani, con la carriera già avviata da amici e parenti, può avere un senso. Non ha un senso invece per chi, uscito da strutture detentive di questo tipo, non sarà stato “raddrizzato”, né aiutato, ma si sentirà invece ancora più lontano da quella realtà a cui lo si voleva avvicinare. I suoi problemi sociali, non saranno diminuiti, bensì aumenteranno assieme alla sua emarginazione.
Di ben altro abbiamo bisogno!
Esattamente come il carcere non aiuta e “rieduca” (parola terribile) gli adulti, non vediamo come possa essere un’esperienza formativa e positiva nella vita di un giovane. Per questo ci opponiamo e ci opporremo a quest’iniziativa, che ci appare come l’ennesima odiosa iniziativa di classe.
In realtà al crescente numero di giovani che si ritrova ai margini della società, semplicemente perché non c’è più posto e non, come afferma qualcuno, perché gli piace o lo vogliono, bisognerebbe rispondere creando opportunità. Non aspettare che accadano fatti gravi per poi ricorrere al buon vecchio carcere, ma creare possibilità d’inserimento reali.
A tal proposito, hanno sempre trovato un’ottima accoglienza nelle scuole quelle campagne promosse da noi, ma non solo, che stimolano il dibattito sulle reali condizioni di vita dei giovani. Ultimo esempio riuscito, la nostra raccolta firme all’interno delle scuole contro l’ennesimo peggioramento dell’Assicurazione contro la disoccupazione (revisione LADI) che tocca principalmente i giovani. Il successo riscontrato e il coinvolgimento di studenti e studentesse nella campagna, ci hanno indicato la via che secondo noi è imprescindibile per far uscire dall’isolamento i giovani e fargli prendere parte ai dibattiti che li riguardano sul loro ruolo nella società, sul loro futuro, sul lavoro, l’accesso alla cultura, ecc.

