11 mag 2011 - 14:40

Fausto Calabretta, sindacalista, Biasca

I fautori dell’iniziativa NO al carbone le hanno sparate grosse nella conferenza stampa e sul loro sito: segno di forte debolezza nell’argomentazione e di difficoltà nel confronto del controprogetto, ragionevole e progressista.

In particolare va confutata l’incauta affermazione degli iniziativisti, che hanno detto che la centrale di Lünen si rifornirà con carbone prodotto da minorenni in Colombia. Ma come si può pensare ragionevolmente una cosa simile? La centrale di Lünen è di proprietà di una trentina di enti pubblici tedeschi, austriaci e svizzeri: non è di proprietà di negrieri, ma è una società controllate da Regioni e città con esecutivi e legislativi seri, eletti democraticamente, che non hanno le fette di salame sugli occhi. La centrale di Lünen farà capo al carbone fornito dalla ditta RBS Sempra, che ha sottoscritto la convenzione ONU Global compact per il rispetto dei diritti umani e sindacali, per il divieto del lavoro minorile e per la tutela dell’ambiente. È chiaro che se dovessero emergere problemi nella miniera RBS Sempra in Colombia, la centrale di Lünen potrà rescindere il contratto e rivolgersi ad altri fornitori. Vista l’abbondanza di carbone nel mondo (le riserve sono tre volte tanto quelle del petrolio) le alternative non mancano.

Dipingere sempre negativamente tutto quello che si fa nei Paesi sudamericani è sbagliato. Bisogna verificare i fatti e non lanciare accuse vaghe e fare generalizzazioni assurde. È come se, per il fatto che nel cantiere del LAC di Lugano è emerso un vergognoso sfruttamento di lavoratori edili, si accusasse ogni ditta edile in Ticino di praticare il caporalato e si smettesse di costruire edifici. Certamente non è interrompendo il commercio di materie prime e di prodotti tra Europa e Stati sudamericani per via del rischio di sfruttamento di ragazzi, che si sostiene lo sviluppo economico e sociale della popolazione sudamericana: in realtà si fa l’esatto contrario. Occorre battersi concretamente, come fanno il movimento sindacale e le organizzazioni internazionali, per sviluppare nel mondo una cultura del rispetto dei diritti umani e sindacali, denunciando i casi puntuali, e non fare generalizzazioni e accuse vaghe e dannose.

Fausto Calabretta, sindacalista, Biasca