23 giu 2011 - 11:08

Gran Consiglio invitato alla proiezione di “A qualcuno piace caldo” (“Düü testimoni scomod”), nella sua versione dialettale. Un’occasione per sensibilizzare sul dialetto.


In un fiume di risate, nel solstizio d’estate, è passato sugli schermi del cinema Forum di Bellinzona il classico “A qualcuno piace caldo” di Bill Wilder con Marylin Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon. La straordinarietà della serata era data dalla lingua degli attori, ossia il dialetto ticinese, e dalla platea, un gruppo di parlamentari ticinesi alle prese con le emozioni del film e con il destino della “lingua dei loro padri”, che come ha scritto in una lettera a loro indirizzata Yor Milano, presidente del Tepsi (Teatro Popolare della Svizzera Italiana), “ha un futuro incerto e problematico”.

“Dopo questo film sarete d’accordo che il dialetto, come già successo con il western ‘Se ta cati ta copi’ è una vera e propria lingua” – ha scritto Yor Milano nella sua lettera – “minoritaria forse, ma una lingua a tutti gli effetti”. E poi lancia la proposta, ossia quella di “promuovere questo slancio per il dialetto lombardo ticinese a livello scolastico, è un patrimonio che lo merita”. L’auspicio del noto ex conduttore televisivo è quello di “frenare la lenta scomparsa del nostro patrimonio linguistico”.

Yor Milano spiega inoltre che il dialetto ticinese facilita lo studio delle altre lingue anche perché la fonetica dialettale ticinese è molto più vicina alle lingue nordiche che non all’italiano di Dante e di Petrarca, come si può apprezzare nel doppiaggio dei due grandi classici del cinema anglosassone che di fatto nel labiale mimano in modo pressoché perfetto la lingua di Marylin Monroe e di John Wayne.

E poi conclude, “perché nella scuola pubblica, negli studi televisivi, nelle pubbliche istituzioni sembra tanto difficile recuperare la nostra identità culturale?”.

Una domanda su cui auspica che il Gran Consiglio appena insediato si chini dando “una risposta attiva promuovendo a cominciare dalle arti, il dialetto ticinese come strumento di crescita culturale che affonda nelle radici profonde della tradizione”.