12 ott 2011 - 12:22

Interrogazione

Approvando la richiesta di un credito d’investimento di 36’633’000.– franchi per l’edificazione del nuovo Stabile amministrativo 3 a Bellinzona il GC ha dato avvio alla realizzazione di un progetto lungamente discusso e messo in naftalina per parecchio tempo. Elemento, quest’ultimo, che ha comportato, per svariati motivi, l’esigenza di riprendere il progetto vincitore del concorso d’architettura denominato “TRES” con la riattivazione della fase di progettazione interrotta a metà degli anni ’90.

A detta del CdS, il pubblico concorso di architettura indetto a suo tempo dalla Cassa pensioni dello Stato continuava a soddisfare le condizioni di pubblicità, trasparenza e concorrenza stabilite dal vigente concordato intercantonale sugli appalti pubblici, ciò che ha permesso di riprendere integralmente il progetto “TRES” già vincitore del concorso stesso.

La fase di progettazione, interrotta a suo tempo per motivi finanziari, è stata pertanto riattivata attraverso l’attribuzione di un incarico allo studio di architettura che ha elaborato il progetto vincente (cfr. RG n. 1801 del 4 maggio 2004). Grazie alla procedura di concorso di progettazione già espletata e alla ripresa del progetto vincente, è stato possibile, sempre secondo il CdS, ridurre di circa un anno i tempi di allestimento del progetto definitivo.

Progetto definitivo, sfociato nel messaggio 6156, che tra le altre informazioni riportava la seguente affermazione:
“Per l’edificio principale si prevede una facciata costituita da uno strato esterno di elementi frangisole in calcestruzzo e un secondo strato isolante rivestito in legno naturale, materiale previsto anche per i serramenti. Il primo garantisce il controllo dell’irraggiamento solare diretto negli uffici, mentre il secondo racchiude e caratterizza gli spazi di lavoro dei funzionari”.

Una scelta chiaramente in linea con i contenuti dei messaggi e dei rapporti 6173/6174 che designavano al punto 2°La filiera bosco-legno fra gli obiettivi prioritari della nuova NPR, con la quale “si intende migliorare le condizioni strutturali, la cooperazione e l’organizzazione dei diversi attori per incrementare l’approvvigionamento di legname indigeno e promuovere lo sfruttamento delle risorse boschive. Questo al fine di aumentare il valore aggiunto derivante dall’utilizzo e dalla lavorazione del legno, d’opera e quale fonte d’energia, con la creazione di nuovi prodotti, tradizionali o innovativi che utilizzano il potenziale esistente in alcune nicchie, quali quelle del castagno e del larice”.

Purtroppo sembrerebbe che qualcosa sia poi andato storto al punto tale che le buone intenzioni iniziali rischiano di essere rimesse in discussione a causa di una discrepanza enorme tra preventivo di riferimento e offerte d’appalto e ciò nonostante durante tutta la fase preparatoria, trattandosi di una realizzazione innovativa e piuttosto complessa la Federlegno abbia offerto la sua consulenza.
Consulenza tesa, in particolare, a definire le modifiche per soddisfare le necessità dettate dal Label Minergie e che ha portato alla produzione di un modellino in scala, onde soddisfare le esigenze estetiche del progettista.

Una procedura che, dopo l’ok del progettista, ha condotto all’esecuzione completa sul cantiere di un modulo campione composto da tre elementi. A questo punto pare si sia proceduto alla posa della parte centrale completa di vetro e finita nei minimi particolari, mentre le due pareti laterali sono state eseguite smontabili e ciò per permettere alle ditte che avrebbero presenziato al sopralluogo obbligatorio una visione complessiva delle modalità d’esecuzione e dei materiali da impiegare.

Sembrerebbe però che, nonostante tutti questi preparativi e la rinuncia (provvidenziale) all’iniziale decisione di utilizzare legno tropicale a favore di legname CH, dopo la pubblicazione di due concorsi distinti per le opera da falegname e da carpentiere (11060 e 11061) le offerte rientrate abbiano presentato delle differenze di più del doppio rispetto al preventivo massimo elaborato dal committente e/o dal progettista.

Situazione che avrebbe indotto il committente ad annullare il concorso e di conseguenza l’appalto mettendo a disagio (eufemisticamente parlando) le ditte concorrenti che si erano tra l’altro impegnate a costituire dei consorzi per permettere a più di un’azienda di avere accesso ad un lavoro interessante, innovativo e certamente caratterizzante sia per il committente sia per le aziende stesse.

Stante la situazione sopra esposta chiedo al CdS:

  • se ritiene assolutamente corretto e inattaccabile il preventivo di riferimento, si presume elaborato dai progettisti e dal committente;
  • se il capitolato, si presume approntato dalla sezione appalti e/o dalla Logistica è effettivamente confacente alle modalità realizzative dell’opera prevista;
  • se, considerata la complessità dell’opera richiesta, il tipo di organizzazione del lavoro ipotizzato possa essere ritenuto il migliore possibile;
  • quali sono le procedure adottate dopo l’annullamento del concorso;
  • se esiste il rischio che le aziende ticinesi possano essere definitivamente escluse dalla realizzazione e se sì a favore di quali altre aziende;
  • se non ritiene che sia giunto il momento di agire coerentemente con quanto da sempre asserito (priorità all’occupazione sul nostro territorio) invece di trincerarsi dietro a formalismi procedurali.

Saverio Lurati