5 nov 2011 - 09:42

Sta per uscire la biografia del giocatore del Milan. A giudicare dalle anticipazioni, lo svedese ne ha per tutti, ma si scatena soprattutto con il Barcellona – “una setta guidata da un vigliacco” – e con Guardiola, minacciato di essere preso a botte persino davanti al presidente Rosell. “Né lui né il suo agente possono essere considerati degli intellettuali”, precisa Vilarubì, vicepresidente catalano


A volte si dice che bisognerebbe sentire le due campane, quando c’è una divergenza di vedute. Ma dopo la versione di Ibrahimovic, che nella sua biografia attacca Guardiola e tutto il Barcellona, non c’è bisogno di aspettare la replica per capire chi è l’arrogante. Coperto d’oro e di attenzioni planetarie, questo calciatore è noto per le sue peregrinazioni da un club all’altro e per aver vinto campionati nazionali ovunque sia andato: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona e Milan. Un talento che porta fortuna. E polemiche.

Leggendo le anticipazioni del pensoso diario della sua vita (che ovviamente non può aver scritto lui) si può dire che sarebbe meglio non incontrarlo di notte, né a piedi né in auto, dato che si vanta di aver lanciato la sua Ferrari a 325 kmh, lasciando indietro anche la polizia. Un bullo, insomma, e nemmeno da quattro soldi visto che è ricco come un emiro. Villarubì, vicepresidente del Barcellona, è illuminante: “né il giocatore né il suo agente possono essere considerati degli intellettuali”.

“Picchio Guardiola”
“Se non mi fate andare via picchio Guardiola davanti ai giornalisti”, disse in una riunione con il presidente Rosell e lo stesso Villarubì, appena prima di passare al Milan. Di fronte agli allibiti dirigenti, rincarò la dose Mino Raiola, manager del fenomeno, detto “il pizzaiolo”: “Fidatevi, Zlatan è capace di questo e altro”. L’”altro” poteva essere una spedizione punitiva degli amici della banlieu di Rosengard, a Malmoe, da cui proviene il calciatore. Lui, magnanimo, li ringraziò spiegando che non sarebbe stata “la soluzione ideale”. Com’è buono lei.

L’uomo dal mal di pancia perenne, nel suo bestseller – solo con le prenotazioni è già in testa alle classifiche di vendita, per dire i gusti dei lettori – ne ha per tutti. Il Barcellona è “una setta guidata da un vigliacco”; Xavi, Iniesta e Messi che “ubbidiscono a tutto come scolaretti”. Definisce Guardiola “Il filosofo”, col disprezzo tipico di chi fatica a leggere e scrivere e se ne vanta pure. Ovvio che, per controcanto, Ibrahimovic adori Mourinho, uno che quando apre la porta dello spogliatoio “entra la luce”. Capirai. Sembra già di vederli i due, che gonfiano il petto pieno di medaglie come il sergente di Full Metal Jacket. A occhio sono quelle amicizie che possono degenerare in rissa al primo giorno d’ombrellone.

“Non giocherò ancora a lungo”
Qualche settimana fa, durante un ritiro con la Svezia, ha annunciato di non avere intenzione di giocare a lungo, che non si diverte più. Tutti con le antenne dritte, neanche fosse Obama. Al Milan si è alzato un coro d’affetto per farlo sentire importante, con un corredo di articoli di stampa che ne esaltavano le grandi doti dentro un’anima inquieta. In realtà si tratta di una mossa per giocare al rialzo al momento del rinnovo del contratto, come del resto fanno in molti di questi milionari avvezzi a mungere presidenti e tifosi.

Probabile che anche le scottanti rivelazioni del suo libro siano esagerate ad arte per vendere qualche copia in più, del resto il denaro non dorme mai, come diceva Gordon Gekko, alias Michael Douglas. Con il quale Ibrahimovic sembra avere qualche punto in comune, tra l’altro.

Il giorno che il fenomeno smetterà di giocare qualcuno lo rimpiangerà (i cattivi piacciono sempre), ma in molti tireranno il fiato per non essere sempre obbligati a vedere quel ghigno beffardo o inferocito dopo ogni gol. Ce ne faremo una ragione e leggeremo i suoi libri come se fosse Proust.

di Giorgen