22 nov 2011 - 09:42

I Leones non hanno mai aperto le porte della squadra a giocatori che non siano di origine basca. Discorso diverso per gli allenatori. Il tecnico attuale è l’argentino Marcelo Bielsa, detto el Loco, che domenica a Siviglia ha dato una svolta storica schierando Jonas Ramalho, primo giocatore di colore nella storia di un club diverso da tutti


Lo strapotere di Barcellona e Real Madrid annoia? Siviglia e Valencia sono terze forze con poche prospettive? Betis e Espanyol sembrano parenti parenti poveri? Beh, una scelta per chi vorrebbe tifare controcorrente c’è, veste una maglia biancorossa a righe verticale ed è l’orgoglio di un popolo: il Bilbao Athletic Kluba, meglio noto come Athletico Bilbao. Assieme alla due grandi di Spagna è la sola squadra a non essere mai stata retrocessa, anche se nel 2007 si è salvata per un pelo all’ultima giornata. In bacheca ha otto scudetti (l’ultimo nel 1984), 23 Coppe del Re e una Supercoppa spagnola. Per titoli vinti l’Athletic è preceduto solo da Real, Barça e Atletico Madrid.

Lo spunto per conoscere un po’ di più questo club che è in pratica la Nazionale dei Paesi Baschi è dato da una piccola svolta, a suo modo storica. Alla vittoria di Siviglia che ha issato l’Athletic al settimo posto nella Liga ha contribuito Jonas Ramalho, primo calciatore di colore a vestirne la maglia in 113 anni di storia. Attenzione però, il ragazzo è basco, anche se figlio di padre angolano. Nel mondo globalizzato non vi sembra importante una notizia così? Sbagliate.

Per essere un Leones (così sono chiamati i giocatori dell’Athletic) si deve rispondere a un requisito preciso: essere basco di nascita, o di origine, oppure aver imparato a giocare nelle giovanili del paese. Una regola mai infranta, nemmeno con il debutto di Ramalho. La scelta societaria di non aprirsi – un sondaggio recente ha dato un 94% di adesione alla linea – sembra quasi anacronistica, ma è legata al fortissimo senso di identità del popolo basco, che sotto il franchismo ha dovuto subire oppressioni di ogni tipo e patire l’onta di veder cambiato il nome della sua squadra più rappresentativa da Athletic in Atlético. Una “h” che fa la differenza, poiché sta a significare il forte legame economico che Bilbao ha sempre avuto con il mondo anglosassone e che risale a prima del ‘900.

Diverso il discorso per quanto riguarda gli allenatori. A Bilbao ne sono passati di diverse nazionalità. L’ultimo arrivato, quello attuale, è Marcelo Bielsa, argentino di Rosario come Messi. Soprannominato El Loco, Bielsa è stato anche allenatore dell’Argentina ai Mondiali del 2002 e ha condotto il Cile a quelli sudafricani nel 2010. In estate ha respinto la corte dell’Inter perché già in parola con l’Athletic, diventando immediatamente un eroe per il popolo basco.

Dopo una partenza laboriosa, i Leones hanno preso velocità risalendo la classifica. Tre settimane fa hanno inchiodato il grande Barcellona sul 2-2. La vittoria di domenica a Siviglia li ha proposti come la sorpresa della stagione. Non hanno i nomi delle due grandi, e ovviamente non ne hanno nemmeno i mezzi economici e lo sterminio planetario di tifosi. Non fraseggiano come i blaugrana e non litigano con tutti come lo sprezzante Mourinho. Ma hanno uno dei settori giovanili meglio organizzati d’Europa, il solo mezzo per poter continuare ad essere baschi in ogni centimetro di stoffa della maglia.

Soprattutto, hanno la mano del Loco Bielsa a guidarli, uno di cui Pep Guardiola disse, nel giorno dell’insediamento sulla panchina del Barça: “È il mio modello di allenatore, mi ispiro a lui”. Il Loco è in strada, l’Athletic lo segue. Il bello deve ancora venire.

di Giorgen