24 nov 2011 - 09:42

La squadra di Guardiola ha rubato la scena al Diavolo rossonero e nemmeno con il campo in salita è stato possibile fermare i blaugrana: Messi ha scalato l’erta, Xavi ha chiuso i conti e Ibra si è arreso, depositando il forcone


A un certo punto s’è fatto un tentativo per vedere di metterli in difficoltà. S’è messo un libro sotto il lato sinistro del computer per farli giocare in salita. Niente da fare. Messi ha scalato l’erta, infilato un pallone nella cruna di un ago per il tessitore Xavi, il quale ha bucato la rete e messo a nanna il camerata Abbiati con la copertina cucita di fresco.

Il Barcellona ha rubato la scena, il Milan ha fatto da spalla. Una partita quasi inutile in termini di classifica – si trattava solo di stabilire l’ordine d’accesso agli ottavi di Champions – ma che obbliga a trovare ancora parole nuove per questa squadra straordinaria. Il Diavolo ha fatto il suo con coraggio e qualità, ma nemmeno stavolta è riuscito a mettere il coperchio, anche se gli va riconosciuto di essersi arreso a testa alta, ad immagine di quel satanasso di Ibra. Ingabbiato, nervoso, atteso, pressato dalle sue stesse pesanti parole, alla prima occasione si è avventato in area e ha inforcato Valdes, pareggiando il gol d’apertura. Che era poi un autogol perché è stato l’olandese randellante Van Bommel a buttare nella sua porta un rasoterra di Villa.

Col computer ancora in piano e malgrado orrende maglie color nulla – è ufficialmente aperta la campagna contro i creativi delle terze divise – gli scolaretti di Guardiola, come li chiama Zlatanasso, hanno proposto cose difficili perfino da immaginare, tipo una difesa a tre che nessuna squadra al mondo può permettersi senza chiudersi le dita nella porta. In queste scelte sta tutto il pensiero catalano, una fede nelle idee talmente ferrea da permettere cose che per altri sarebbero utopie. Poi, chiaro, a volte bisogna sporcarsi e buttarsi in area per farsi dare un rigore come quello di San Siro, inesistente. Sarà per questo che Stark l’ha fatto tirare due volte, ammonendo Messi per palese trucco?

Quel che è. Quell’altra specie di lucifero a nome Boateng (Prince sembra un po’ forzato, come nome) ha rimesso carbone nella caldaia del Diavolo pareggiando ancora grazie a un trucco di tacco che ha incenerito prima Abidal poi Valdes. Le forze del Milan sono finite lì, dopo aver rincorso l’impossibile ed averlo persino sfiorato. Come se non fosse successo nulla, ma proprio nulla, il Barcellona si è rimesso a tessere senza scomporsi, senza sprecare un pallone, inventando spazi vuoti, correndo più di quel che sembri e divertendosi.

Le facce spiegavano molto. Di là Abate, Boateng, Zlatanasso, Van Bommel con la truculenza dei banditi, di qua gli angioletti Xavi, Messi, Thiago nemmeno sudati. Eppure sotto la facciata c’è il fuoco: Mascherano, Puyol e Busquets rispondono ai colpi raddoppiando la dose, sono loro a fare legna per gli artisti. Comunque, urgeva il libro sotto il computer, per dare una parvenza di equilibrio a un match che non ne aveva più. Inutile, come detto.

Anzi: a un certo punto, dopo una di quelle azioni dove il pallone sembra scomparire e riapparire, lo schermo si è messo a far girare fiocchi di neve, come quelle bocce da capovolgere con la casetta in legno e l’abete. Lì dentro, come sciatori, i blaugrana hanno continuato a fare slalom, con i rossoneri ormai ridotti a statuine di un piccolo presepe.

A partita finita, nemmeno il Grande Accusatore ha saputo più trovare parole di fuoco. Sentire Zlatanasso dire che “loro sono la squadra più forte del mondo”, a parte l’ovvietà della dichiarazione, è stato il segno della resa definitiva, con annessa deposizione di forconi. L’ombra del Diavolo.

di Giorgen