16 dic 2011 - 10:41

Obama decide il ritiro totale dalla “guerra stupida”, nessuna base USA in Iraq.

Con una semplice cerimonia presso l’aeroporto di Baghdad, è formalmente terminata la missione militare americana in Iraq. Le truppe americane si apprestano a lasciare il paese dopo quasi nove anni di guerra, centinaia di migliaia di morti tra cui 4’500 americani, e spese miliardarie che solo ora i cittadini degli Stati Uniti stanno cominciando a pagare, affrontando una crisi economica senza precedenti negli ultimi decenni. L’intervento americano in Iraq, voluto dai falchi di Washington, rimane una delle più controverse mosse di qualsiasi governo americano.

L’autorità politica era rappresentata dal Segretario alla difesa Leon Panetta il quale ha evitato di entrare nel merito della guerra, ma ha piuttosto voluto sostenere l’impegno militare dicendo che le vittime e le enormi spese non sono stati inutili. “Indubbiamente, il costo è stato alto in sangue e capitali, sia per gli Stati Uniti, sia per il popolo iracheno, ma quelle vite non sono andate perdute inutilmente, hanno fatto nascere un Iraq indipendente, libero e sovrano” così Panetta davanti a circa 200 soldati e qualche autorità irachena. Ha parlato anche il generale Ike Austin, il comandante capo del contingente americano in Iraq, che ha concluso la breve cerimonia con l’avvolgifiocco.

Rimane però il clima di incertezza a seguito della partenza delle truppe USA. Se è vero che la sicurezza è migliorata se la si confronta col periodo 2006-07, l’Iraq rimane un paese diviso dalle differenze etniche e settarie. Inoltre in molti temono che, una volta lasciato il paese, il clima di violenza possa incrementare ulteriormente. Nessuno ha parlato delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o dei suoi contatti con Al Qaeda, gettando ancora più discredito sulle farlocche tesi dell’amministrazione Bush che hanno, per modo di dire, giustificato l’invasione dell’Iraq nel 2003.

Al momento sono stazionati soltanto 4’000 soldati ancora presenti in due basi, quale retroguardia di una forza che, all’apice dell’invasione, era di 170’000 truppe su centinaia di basi. Gli ultimi soldati partiranno entro il fine settimana, tranne circa 200 che rimangono quale membri della missione diplomatica americana. Avranno il compito di vendere le armi rimaste sul suolo iracheno e altri compiti militari.

Il ritiro dall’Iraq era una delle promesse elettorali di Obama, già quando era senatore dell’Illinois aveva definito la guerra in Iraq una “guerra stupida”. Nonostante in molti temono che l’abbandono totale dell’Iraq possa scatenare una nuova situazione caotica, Obama ha preferito interrompere qualsiasi trattativa per mantenere delle basi USA sul suolo iracheno. L’amministrazione USA ritiene che sia ora che l’Iraq si accolli l’intera responsabilità della sicurezza del paese, anche se c’è stato un tentativo per mantenere alcune basi, ma a condizione che le stesse godessero di un regime di extra-territorialità, cosa che gli iracheni non hanno accettato.