4 gen 2012 - 09:42

Il clima intimidatorio dopo il gol della vittoria del Davos è inaccettabile. Vittimismo, inciviltà e violenza stanno rovinando l’Ambrì, con la compiacenza di molti tifosi e non dei “soliti quattro idioti”. È ora che il club affronti con coraggio la questione


Il cestino di Ambrì scaraventato in pista con chissà quale slancio intellettuale è l’assist per parlare di un modo di vivere lo sport che è davvero patetico. Vittimismo, complottismo, negazionismo, giustificazionismo: tutta una serie di “ismi” a fare da corazza a gesti e situazioni che invece meriterebbero ben altre analisi. C’è una brutta aria alla Valascia: a furia di lamentarsi per infortuni e torti arbitrali si sta creando un clima livoroso e cattivo. Il caso di Ambrì – Davos è fuori dalla norma.

A trenta secondi dalla fine, il giovane arbitro Koch non sanziona un’irregolarità ai danni del Davos. Quelli dell’Ambrì si fermano, i grigionesi segnano il gol partita. Addio. Altro che valanga: dalla Valascia piove di tutto, compreso il famoso cestino dei rifiuti (di ferro). Ghiaccio coperto e pubblico completamente alla mercé degli istinti. La partita è stata poi portata alla fine con enorme ritardo e in un clima spaventoso. Tutto questo per una sconfitta? No di certo. Tutto questo come segno di uno o più malesseri, o frustrazioni.

L’Ambrì che da anni non riesce a entrare nelle prime otto è un nervo scoperto per gli appassionati. Quest’anno che Constantine ha riportato solidità e costrutto, poi, la speranza si è riaccesa rendendo il clima ancora più teso. Solo che l’Ambrì non è diventato d’improvviso il CSKA e gli tocca lottare ogni partita con coraggio e quasi sempre al limite delle forze per strappare punti utili. Guidata da un allenatore che non si lamenta mai nemmeno se gli tagliassero una mano, un uomo sempre concentrato sul gioco e sulla sua costruzione, la squadra è ammirevole per cultura sportiva.

Menomata nei ranghi – infortuni a non finire, anche per la struttura atletica sotto la media della categoria – e sempre sulla corda, la compagine biancoblù vive questa situazione inedita in modo esemplare. Lottare per un posto nei playoff dopo due anni sempre in fondo alla classifica è motivante, ma emotivamente complicato. Se la squadra regge lo stress, così non si può dire per buona parte del pubblico, che sabato ha dato il peggio di sé.

Inutile dire sempre “sono i soliti quattro idioti che non hanno niente a che vedere con i nostri veri tifosi”. Balle. I soliti quattro idioti ci sono, ma a loro si aggiungono centinaia d’altri spettatori che fanno finta di niente e altre centinaia che applaudono ai gesti più sconsiderati e altre centinaia ancora che si divertono. Un’atmosfera di appannamento collettivo che non ha giustificazioni, che coinvolge individui di ogni ceto, rango ed età e in ogni angolo della Valascia.

E la società cosa fa e dice? Se la prende con l’arbitro, o con chi l’ha designato, alimentando questo molle vittimismo e convalidando gli atti di teppismo e inciviltà (che tra l’altro paga a colpi di multe). “Tutti hanno visto l’errore arbitrale prima della rete decisiva, credo che anche l’arbitro, riguardandosi, abbia capito di aver sbagliato. Ma non voglio dargli troppe colpe, la responsabilità è di chi ha mandato un arbitro con poca esperienza in un incontro così importante”. Parole del direttore generale Aeschlimann, uomo solitamente assennato. Sull’inciviltà della reazione, sulla vergogna che si prova a vedere lo sport trattato così, niente.

Un’aria, un atteggiamento, che sta togliendo molte simpatie al club biancoblù e che alimenta una sindrome da accerchiamento e relativi piagnistei. La squadra, per fortuna, non ne sembra contagiata, ma lì c’è Constantine a tenere dritta la barra e a insegnare che nello sport si vince e si perde, ma si va avanti senza scuse. Sugli spalti, invece, chi la tiene dritta la barra della correttezza? Non è abbastanza pagare un biglietto d’entrata o immaginare un torto arbitrale per giustificare la prepotenza e la violenza che da mesi appestano la Valascia. Tocca alla dirigenza, a partire dal presidente Filippo Lombardi, affrontare la questione con il coraggio finora mai dimostrato.

di Giorgen