31 gen 2012 - 00:41

Una serata organizzata dal settimanale L’Azione, con un pubblico numerosissimo e con un ospite d’eccezione, Federico Rampini


Pubblico delle grandi occasioni ieri sera all’Università della Svizzera italiana, con un auditorio stracolmo in ogni ordine di posto. Ospite della serata, organizzata da L’Azione, settimanale della Migros, Federico Rampini, giornalista de La Repubblica, molto noto per le sue corrispondenze dalla Silicon Valley prima, dalla Cina poi, e da New York ora.

Oltre a Remigio Ratti in prima fila, praticamente nessun personaggio di primo piano della nostra realtà cantonale. Un pubblico attento, curioso di capire da chi le ha vissute da vicino le dinamiche politiche ed economiche americane, e non solo. Argomenti che evidentemente non interessano molto alla classe politica ticinese.

Rampini era a Lugano per presentare il suo nuovo libro, “Alla mia sinistra” (ed. Mondadori). Ma il giornalista è andato oltre, spiegando con parole semplici, ma altrettanto chiare, la visione di democratici e repubblicani sulla crisi economica, definita la “grande contrazione”. Gli esponenti della destra vedono nel debito dello Stato l’origine di tutti i mali, mentre a sinistra si evidenzia come vi sia un crescente divario fra una minoranza privilegiata e il resto della popolazione. Non sono mancati i riferimenti alle analogie con la grande crisi degli anni ’30.

Assolto Obama, secondo il giornalista, che non ha nascosto le sue preferenze, attaccato sia da destra che da sinistra, che sono poi i fronti politici da cui Obama è maggiormente bersagliato. Ad inizio conferenza Rampini ha pure precisato che le “letture” dell’attuale presidente americano sono simili alle sue, citando fra i “cattivi maestri” di entrambi Antonio Gramsci. Anche se per qualsiasi lettore dei testi del politico sardo, è difficile intravvedere nell’operato di Obama il segno di queste sue letture giovanili.

Ma Federico Rampini non è solo un bravo giornalista, ma anche un eccellente oratore, incalzato dal pubblico ha saputo conversare con i presenti della Primavera araba, così come dei primi segnali di conflittualità sociale in Cina, della decadenza dell’Occidente, di cui New York ne è la capitale, delle opportunità nell’attuale contesto geopolitico che quest’ultimo può realizzare, del modello sociale europeo fino ai movimenti populisti della destra americana.

Ovviamente molti di questi argomenti sono ripresi e argomentati in modo articolato nel suo ultimo libro, “Alla mia sinistra”.