6 feb 2012 - 11:59

di Matteo Quadranti, granconsigliere PLR

Il 30 novembre scorso ho inoltrato un’interpellanza dal titolo “Ticino turismo e neo direttore. Dove siamo stati e dove vogliamo andare”. La risposta ricevuta dal Consiglio di Stato il 20 dicembre è deludente e quantomeno evasiva, per non dire che schiva l’oliva. Esercizio questo che ancor più fa sorgere perplessità nuove, oltre a confermare quelle precedenti, segnatamente in merito alla procedura seguita per la scelta del neo-direttore, il giovane Elia Frapolli, che, seppur laureatosi da pochi anni all’USI, ha già nel suo trascorso qualche esperienza quantomeno ingombrante se si pensa ai suoi ruoli nelle società degli impianti di sci che hanno avuto il destino noto a tutti e alla sua responsabilità nel progetto di Ticinocard. D’altro lato la sua esperienza nel turismo mi consta essere limitata a realtà locali e marginali addirittura nel piccolo Ticino figuriamoci quali siano quelle a livello internazionale. Vi sono inoltre dubbi, non chiariti e men che meno smentiti, sulla reale paternità di alcune idee per il rilancio dl turismo presentate da quest’ultimo come proprie. Certo anche quest’ultimo aspetto non aiuta nel rapporto di fiducia che dovrebbe sussistere tra direttore e operatori del settore. Evidentemente il sottoscritto non inoltra interpellanze a casaccio tanto per farsi rispondere in estrema sintesi: “Caro deputato non si preoccupi. Abbiamo fatto tutto come si doveva”. Appare quantomeno evidente che la risposta è stata confezionata da qualcuno dell’Ente turistico cantonale e poi fatta propria dal Governo.

In un’intervista al presidente del CdA di ETT apparsa sul Corriere del Ticino il 13 dicembre, quest’ultimo rispondeva alla domanda su quali fossero le 3 priorità per la politica turistica ticinese in questi termini: “Qualità, qualità, qualità: delle scelte politiche, degli investimenti e delle strutture ricettive e dell’arte del ricevere”. Mi fermo alla prima priorità: quella delle scelte politiche. Orbene la qualità – elevata alla terza potenza – mi pare sia venuta meno già nelle modalità di selezione del neo direttore dell’ente cantonale. Ciò benché quest’ultimo, sia in quell’intervista, sia in un articolo apparso il 14 dicembre, si sia adoperato, comprensibilmente, per difendere il suo equipaggio (altri membri del CdA, direzione e personale) e l’operato di quest’ultimo. Tale “discesa in campo” avrà convinto il Consiglio di Stato, ma per nulla molti operatori turistici sul territorio rimasti a dir poco spaesati. Il presidente di Ticino turismo affermava che “nessun candidato riempiva pienamente tutti i criteri” del bando: Mi chiedo: chi, e a che stadio della selezione, aveva fatto già questa prima constatazione e su quale base? Di certo non l’asserita società esterna chiamata a fare l’assessment, dal momento che questa è stata chiamata (da chi? secondo quali criteri? Indipendente?) solo ad esaminare i finalisti. Vi è quindi da ritenere che la prima grossa scrematura sia stata fatta dalla Commissione interna al CdA di ETT. Composta da chi? Lo si dica. Questi membri avevano le competenze adeguate per operare la grossa scrematura? Si ritiene che il fatto di essere stati designati in seno al CdA di ETT per appartenenze politiche (almeno per i membri scelti dal Consiglio di Stato) sia garanzia di capacità specialistica anche nel settore delle risorse umane? Come mai la ditta esterna specializzata è stata chiamata a fare il suo assessment, indipendente (?), solo dopo la terza scrematura? Se si è ritenuto di dovervi far capo, allora perché non averlo fatto da subito? Se così fosse avvenuto, forse questa ditta avrebbe potuto consigliare di rifare il bando, dal momento che il CdA stesso afferma che nessun candidato avrebbe avuto tutti i requisiti. E nelle prime due scremature non si è forse rischiato di estromettere candidati che avrebbero potuto infastidire il/i finalista/i? Dall’esterno, e dalla risposta del Consiglio di Stato, la quale si sofferma solo sul rispetto della forma senza dare risposte sulla sostanza della mia interpellanza, pare francamente che si sia voluto ammantare d’indipendenza e professionalità la selezione del direttore mettendo il coperchio dell’assesment esterno però solo alla fase finale. Perché? A me non interessa la ciliegina sulla torta. Vorrei sapere di che cosa la torta è fatta. Sembra quasi che si sia cercato un direttore che avallasse gli indirizzi di politica turistica fissati per il quadriennio 2010-2013, si adattasse al processo di riorganizzazione già demandato ad altro gruppo di lavoro già costituito e accompagnato da un professore di turismo dell’Università di San Gallo che dovrebbe consegnare il suo rapporto nell’estate 2012, quando il neo direttore sarà in funzione da appena qualche settimana (da qui, mi chiedo, quale fosse l’urgenza di nominare un nuovo direttore già a novembre; a meno che l’urgenza non nasca da problemi di direzione attuali e , quindi, la difesa della direzione di ETT appare maldestra). Insomma si è forse scelta una buona pedina, ma non un cavallo, che forse sarebbe potuto essere scomodamente di razza. L’unica risposta positiva del Governo è quella che l’intenzione è di proseguire con un ente cantonale, a discapito di quanto chiede “Il Mattino della Domenica”.

Matteo Quadranti, granconsigliere PLR