29 feb 2012 - 09:42

Il ticinese della Fiorentina non giocherà contro l’Argentina a causa di un malanno muscolare, ma forse dietro si nasconde l’impossibilità per un gruppo come quello di Hitzfeld di accettare i giocatori di forte personalità come Valon, e prima di lui quell’Alex Frei che è ancora il miglior attaccante svizzero ma in Nazionale ha detto basta da tempo


Con la Fiorentina va male, con la Svizzera peggio. Valon Behrami ha gettato la spugna per la partita di stasera contro l’Argentina. Giorno da anno bisestile, questo 29 febbraio, che si materializza sempre per mettere nei guai qualcuno. Il ticinese ha davvero un rapporto conflittuale con la maglia rossocrociata. Dopo in primi promettenti passi, con gol decisivo alla Turchia nello spareggio per i Mondiali del 2006, ha cominciato a incespicare. Proprio in Germania è stato bloccato da una pubalgia quando era pronto a un ruolo di giovane promessa in mondovisione. Il che non gli ha però impedito di passare alla Lazio subito dopo. Il calcio italiano lo adora: lottatore di grande personalità e foga agonistica, che pareva adatto al calcio inglese, è invece in Serie A che si è espresso al meglio. In Inghilterra, al West Ham, complici forse i soliti intoppi fisici (si è anche rotto una gamba) non ha mai ingranato.

Tornato in Italia, alla Fiorentina, ha ritrovato smalto e apprezzamenti. I tifosi viola stravedono per lui, lo considerano il vero trascinatore di una squadra altrimenti stanca e confusa. Le perenni contestazioni che accompagnano la Fiorentina non hanno mai coinvolto Behrami, sempre presente e battagliero. Ma come arriva la Nazionale, tracchete, Valon si impianta. Il suo carattere non facile non lo aiuta, in un gruppo che fa fatica ad accettare le forti personalità e che ha allontanato perfino Alex Frei, il miglior cannoniere elvetico in circolazione. Pure Hitzfeld, con la sua senescente confusione, non dà una mano a Behrami. Nella partita con l’Inghilterra l’ha tolto dalla fascia e ha cominciato a farlo giocare da mediano, frustrandone così la vitalità, la facilità di corsa e gli inserimenti sulle corsie esterne. In mezzo al campo, è spaesato e troppo ingabbiato in consegne tattiche rigide. Insomma, Hitzfeld lo ha castrato, e Behrami ne risente.

Niente Argentina per un malanno muscolare e per qualche altro problema che per ora non emerge, anche se Behrami si è lasciato sfuggire un sibillino “è un periodo difficile per me, sotto tutti i punti di vista” che potrebbe sottendere a qualche guaio personale. Sta di fatto che dopo la sciocca espulsione contro il Cile ai Mondiali del 2010, Behrami non sembra più lui. Un corpo estraneo in un gruppo rossocrociato di buoni talenti ma dalla personalità flebile e che traballa a ogni scossone interno. La Svizzera non ha leader, né in difesa, né altrove. Inler, l’uomo più esperto e che nel Napoli regge il centrocampo da solo, in Nazionale traccheggia da impiegato del catasto, Mehmedi e Xhaka sono ancora timidi nei momenti più difficili, Shaqiri è travolgente ma individualista. Tutti bravi ragazzi, che probabilmente non sopportano i rompiscatole.

Se Hitzfeld non riesce a imporsi, è inevitabile che gli Alex Frei e i Valon Behrami vengano espulsi come virus. Ma senza i ragazzi cattivi, in campo internazionale non si va da nessuna parte e senza qualcuno che faccia sentire i tacchetti anche Montenegro, Galles o Bulgaria ti mettono i piedi in testa. Recuperare uno come Behrami è molto importante per la Svizzera che punta ai Mondiali del 2014 in Brasile, ma la sensazione è che Hitzfeld non capisca e si adegui al quieto vivere. Che si riferisca a questo Valon quando parla di “periodo difficile”?

Giorgen