18 mar 2012 - 20:37

Nelle ultime settimane abbiamo pubblicato prima un articolo contro il PS apparso su Sinistra, poi ci siamo occupati delle dieci domande che Confronti ha posto a Boris Bignasca. Ora pubblichiamo questo articolo apparso su Solidarietà, quindicinale del Movimento per il socialismo, che parla di BancaStato. L’articolo, pur essendo stato scritto prima che venissero resi noti i risultati dello scorso anno della banca, ci sembra presente degli aspetti interessanti, primo fra tutti quello di un possibile assorbimento di Axion Bank da parte di BancaStato.


Si rincorrono ormai da tempo le voci relative alle recenti scelte di BancaStato. In particolare l’acquisto della filiale svizzera di Unicredit, divenuta nel frattempo Axion Bank.

E cosa dicono queste voci? Innanzitutto ci raccontano di un fortissimo nervosismo all’interno di BancaStato, dove sarebbero già state avviate le prime riflessioni per cercare di vedere come uscire dal guaio in cui ci si cacciati con l’operazione Axion Bank.

In secondo luogo, ed arriviamo al punto che rende nervosi i dirigenti di BancaStato (e che dovrebbe rendere altrettanto nervosi i rappresentati di governo e parlamento che hanno, con gradi di responsabilità diversa ma certa, direttamente o indirettamente avallato l’operazione di acquisto), poiché Axion Bank non va per nulla bene.

Perché?
 Prima di tutto per il clima generale nel settore bancario, in particolare per quel che riguarda il cosiddetto private banking, cioè la gestione patrimoniale, nella quale BancaStato ha deciso di lanciarsi. 
Qui emergono due fattori. Il primo è quello legato alle profonde trasformazioni che sta conoscendo il settore, caratterizzato da una ricerca sempre più determinante di economie di scala. Tutti i rapporti sul settore confermano (e ne sono usciti diversi in questi ultimi tempi) la necessità, onde garantire una certa redditività in questo ambito, di poter disporre di una sufficiente massa critica di capitali da gestire. E quindi la strada è quella della fusione e della specializzazione. Il secondo aspetto, evidenziato dalla vicenda Wegelin ma che investe tutto l’attuale dibattito sui cosiddetti “soldi puliti”, è quello legato alla provenienza dei capitali, alla loro origine, al rapporto con il fisco del loro paese.

È noto che buona parte del capitali amministrati portati in dote da Axion Bank (e dal suo management divenuto socio in affari di BancaStato) proviene dai paesi dell’Est, paesi che per il momento non sono sicuramente al centro delle discussioni che si svolgono in Svizzera e tra la Svizzera ed i suoi partner europei (singoli paesi ma, ormai appare sempre più evidente, con l’Unione Europea in quanto tale). Ma a nessuno sfugge che l’attuale dibattito politico, i difficili negoziati, la mancanza di una strategia unitaria tra il mondo politico e quello finanziario, tutto questo pesa su coloro che hanno scelto di far gestire le proprie fortune in Svizzera, soprattutto se la loro provenienza e la loro gestione non è sempre così chiara.

Per questo, ci dicono voci ben informate, non pare che gli sviluppi di Axion Bank (e quindi di BancaStato che vi ha iniettato oltre 50 milioni) si sviluppino in modo positivo (diciamo che questa definizione sa un po’ di eufemismo) e l’operazione private banking possa essere considerata, in quanto tale, morta prima ancora di nascere.

Le stesse fonti ci dicono che il valore di Axion Bank sia ormai ben al di sotto del prezzo di acquisto e che il tempo e lo sviluppo della situazione, nazionale ed internazionale, non possa che peggiorare, e di molto, questa stato di cose.

Come uscirne, si chiedono a BancaStato? Sembrerebbe che la soluzione potrebbe essere quella di «superare» Axion Bank integrandola di fatto come una divisione di BancaStato, la divisione gestione patrimoniale.

In questo modo il colpo potrebbe essere, sul medio termine, meglio attutito e passare, con la necessaria benevolenza politica, anche inosservato.

Da qui la grande necessità di recuperare spazio e margini che ha spinto Banca- Stato a modificare in modo esagerato i prezzi delle proprie prestazioni, facendola diventare una delle banche più care in assoluto. Alla faccia della banca pubblica!

Ma tutta questa vicenda pone evidentemente fondamentali interrogativi politici che investono, come detto, Governo e Parlamento che, per omissione o per convinzione, hanno permesso tale operazione quanto tutti gli elementi (da quelli legati al contesto economico-finanziario a quelli legati alla struttura di quanto si è comprato) avrebbe consigliato maggiore prudenza ed un abbandono dell’operazione.

Il tempo scorre ed i silenzi diventano sempre più imbarazzati ed imbarazzanti. Chi ha fatto precise scelte politiche ed aziendali dovrà risponderne ai cittadini e alle cittadine di questo cantone che, tuttora, sono i legittimi proprietari di BancaStato.

La discussione che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi in merito alla richiesta di aumento di capitale non potrà evitare di affrontare questi nodi, non potrà accontentarsi di mezze risposte e, soprattutto, di mezze verità.

Sofia Ferrari