Categoria: Bellinzonese

«Siamo Belli», è festa!

Grande soddisfazione per il risultato della votazione consultiva sulla Nuova Bellinzona

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GIUBIASCO – Mancano ancora alcuni risultati – in particolare Arbedo-Castione e S.Antonino – ma nel quartiere generale del fronte favorevole all’aggregazione nel Bellinzonese c’è già aria di festa. Tranne Lumino e Cadenazzo finora tutti gli altri Comuni hanno approvato il progetto aggregativo, che darà un nuovo volto alla regione.

Nella foto i sindaci di Bellinzona, Giubiasco e Sementina con la maglia di TicinoLibero, “Siamo Belli”.


Lauro Rotanzi irrompe, «ve ne pentirete!»

Strenuo oppositore alle aggregazioni ha riconosciuto amaramente la sconfitta

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GIUBIASCO – Inatteso arrivo all’osteria Morisoli di Giubiasco, dove il fronte del sì alla Nuova Bellinzona sta attendendo i risultati definitivi sul voto consultivo sull’aggregazione. Lauro Rotanzi, consigliere comunale di Camorino, strenuo oppositore alle aggregazioni, è entrato a salutare i favorevoli. «Ve ne pentirete», ha tuonato con un amaro sorriso, lamentando poi la disparità dei mezzi finanziari messi in campo.

Rotanzi, ha salutato i presenti, tranne il municipale di Giubiasco Ivan Ambrosini, «hai spaccato il PPD», gli ha detto. E poi si è brevemente concesso ai media.


Nuova Bellinzona, gli exit poll sono positivi

Giornata storica per il Bellinzonese, chiamato ad esprimersi sul progetto di aggregazione

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GIUBIASCO – Sta andando bene lo scrutinio consultivo sull’aggregazione nel Bellinzonese. Stando alle prime indicazioni i Comuni di Giubiasco, Gudo, Sementina, Monte Carasso e Gorduno avrebbero risposto in maggioranza in modo positivo.

Camorino 61,5% sì
Cadenazzo no per 33 schede
Giubiasco 58% di sì
Sementina attorno al 60% di sì
Bellinzona 75% sì
Monte Carasso 55% sì
Gudo 75% sì
Claro 66% sì
Lumino no per un centinaio di schede
Gorduno 81% sì
Pianezzo sì
S. Antonio sì
Preonzo sì
Moleno 83% sì

Ad Arbedo-Castione a quanto pare stanno ricontano i voti (!)

Seguono aggiornamenti


«Bellinzona è cambiata, ma la gente no». Anita Banfi racconta uno spaccato di città

Chiude lo storico negozio di frutta e verdura. «Tutto ha un inizio e una fine, mancherà il contatto con la gente. Venivano tutti, dai bambini agli anziani… e a qualcuno ho anche salvato la vita».

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BELLINZONA – Da quarant’anni, il negozio di frutta e verdura dei coniugi Banfi, in via Camminata, è un punto di riferimento. Ora la scelta di chiudere, e la brillante signora Anita ci racconta uno spaccato di vita di una Bellinzona che è cambiata attorno a loro. «Siamo forse l’ultimo negozio di alimentari in città. La decisione di chiudere è stata vagliata a lungo. Adesso ho 62 anni e lavoro da 47, ridurrò un po’ il ritmo. Lasciamo il negozio, però faremo ancora il mercato e continueremo con la fornitura all’ingrosso».

Dopo tutti questi anni, il vostro negozio è un punto di aggregazione… .
«Sì, per tutti, dai bambini agli anziani. I bambini quando vanno e tornano da scuola entrano e mi salutano, quando ricevono la pagella me la portano da vedere, gli anziani arrivano perché non riescono ad aprire una bottiglia. Tutto questo mi mancherà, e ci abbiamo pensato quando abbiamo deciso. In ogni caso, devo mettere davanti la mia salute, voglio godermi i miei due nipotini. Mi dispiace comunque per la gente, forse più a me che a mio marito, che è meno socievole: per me il contatto con la gente è vita, senza la gente non potrei vivere. I clienti sono anch’essi tristi, in tutti i sensi, per il negozio e perché verrà a mancare la mia presenza sulla strada. D’altronde, tutto ha un inizio e una fine».

Avrà tantissimi ricordi, ci narra qualche aneddoto? Cosa le resterà nel cuore?
«Ci sono ricordi belli e brutti. Brutti quando leggo sul giornale che una persona che è venuta fino al giorno prima in negozio non c’è più, è qualcosa che rattrista sempre. Quelli belli sono legati al contatto, il capire che la gente ha piacere di vedermi. Ho salvato anche un paio di persone, interessandomi a loro. Mi sono accorta che mancavano, mi sono informata e in entrambi i casi non stavano bene, una era sotto al letto e una a terra, sono riuscita a far intervenire i soccorsi. Per un’altra, purtroppo, non ho potuto far niente: l’avevo messa a letto la sera, alla mattina trovavo il telefono occupato, ho mandato una vicina a vedere ma purtroppo era già deceduta. Si vedono le mamme incinta, poi i bambini, li si osserva crescere… vediamo un pezzo di vita di tutti!»

Come e quanto è cambiata Bellinzona in questi decenni?
«È cambiato il modo di muoversi della gente. Una volta le donne stavano a casa, e al mattino facevano la spesa quotidiana. Ora lavorano e vengono solo una volta alla settimana, si perde un po’ il contatto. La gente in sé non è cambiata, è sempre cordiale. Bellinzona è una città a misura d’uomo, coi giovani integrati con il resto della popolazione».

E forse, da domenica cambierà ancora con il voto sulle aggregazioni… . Cosa ne pensa?
«Molti temono di perdere l’identità. Io dico una cosa: sono nata a Daro, ma da quando mi sono sposata non vi ho più vissuto. Quando mi chiedono dove abito e di dove sono, rispondo però sempre che sono di Daro. L’importante è che gli abitanti dei paesi che eventualmente si aggregheranno mantengano vivo il loro essere, il loro appartenere a quella comunità. Sono a favore dell’aggregazione. Ci vorranno degli anni prima che entri in funzione, però si deve pensare al futuro dei nostri ragazzi. Se Daro fosse rimasta da sola, magari sarei addirittura sindaco (ride, ndr), però dove si andava? Oggi come oggi non potrebbe più funzionare».

Nel mondo di oggi, quanto è complicato sopravvivere per un negozio come il vostro?
«È sicuramente difficile, però se la gestione è familiare è fattibile. Bisogna fare ovviamente dei sacrifici, e devono essere i proprietari a lavorare. Ai tempi da noi c’erano delle commesse, ma era sempre presente qualcuno della famiglia. I costi sociali, gli stipendi del personale pesano, se invece una coppia si mette d’impegno come me e mio marito ce la fa: d’altronde, abbiamo cresciuto tre figli. A una coppia giovane, con buona volontà e un po’ di spirito di sacrificio, consiglio questa strada. E ci si ammala anche meno, i commercianti sono meno malati degli altri, perché anche se non si sta bene si fa in modo di farcela, si prende una pastiglia, ci si cura e si va in negozio!»


Una ramina divide in due il mercato

Nuova azione dimostrativa della Giso durante il tradizionale mercato del sabato mattina di Bellinzona

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BELLINZONA – Un muro fittizio – una ramina lunga otto metri – ha diviso Piazza Collegiata in due. Questa mattina al mercato di Bellinzona la Gioventù Socialista (GISO) ha nuovamente messo in scena un’azione dimostrativa, questa volta volendo sensibilizzare la popolazione sulla problematica dei flussi migratori. «Abbiamo voluto urlare a gran voce che le proposte della destra di chiudere le frontiere sono pura follia», spiega il coordinatore Aramis Gianini, che mentre alcuni militanti tenevano la ramina e impedivano il passaggio alle persone presenti declamava con un megafono le ragioni della manifestazione.

«Tutti siamo esseri umani e tutti dovremmo avere gli stessi diritti!», spiega la Giso in una nota stampa. «Non dobbiamo dimenticarci che il luogo di nascita non è un merito, ma è soltanto dettato dal caso! Chi ha, allora, il diritto, di decidere chi è più legittimato rispetto ad altri a vivere in una realtà benestante come quella Svizzera? Nessuno, tutti dovremmo avere le stesse possibilità, il luogo di provenienza e il colore della pelle non devono essere un discriminante!». Secondo la Giso «al contrario di quel che dicono gli sconsiderati esponenti della destra xenofoba la barca non è piena! In passato abbiamo accolto molte più persone! L’accoglienza è un valore imprescindibile, perciò possiamo e dobbiamo fare di più!».

«Ricordiamoci che l’occidente è responsabile della gran parte delle tragedie umanitarie dell’ultimo secolo! Credersi superiori ad altre culture e, in nome di una fasulla democrazia, intervenire militarmente in vari stati non è tollerabile! Siamo la causa principale delle emergenze che ora si manifestano! Aiutare e accogliere i bisognosi è il minimo che possiamo fare!», continua ancora la nota stampa. «Basta cadere negli inganni della destra che vuole soltanto fomentare l’odio e la paura nella popolazione! Chiudere le frontiere non è la soluzione!».

L’azione – come si può vedere dal video – è durata soltanto alcuni minuti, e non ha creato quindi nessuna problematica.


Un buono benzina in cambio di un voto?

A Lumino è battaglia aperta sul voto per la Nuova Bellinzona, una campagna alla “vecchia maniera”

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LUMINO – Sembrano essere particolarmente accesi gli animi nel Comune di Lumino. A dividere il paese è il voto sull’aggregazione del prossimo 18 ottobre.

Stando a diverse fonti il fronte contrario starebbe passando «casa per casa» per convincere la gente a votare contro il progetto di aggregazione. Una campagna alla “vecchia maniera”, insomma. A destare qualche perplessità sono le modalità di convincimento della popolazione: sembrerebbe infatti che sarebbero addirittura stati regalati dei buoni benzina, in cambio del “no” nell’urna.

Malgrado abbia sottoscritto senza obiezioni il rapporto dello studio aggregativo della Nuova Bellinzona, qualche settimana fa il Municipio aveva sorprendentemente affermato di essere contrario al progetto. Un fulmine a ciel sereno, che aveva colto di sorpresa un po’ tutti. Le vere ragioni di questo cambiamento appaiono ad oggi ancora poco chiare, anche se si mormora vi siano dietro degli interessi particolari di alcune famiglie del paese. La presa di posizione dell’esecutivo di Lumino ha però suscitato una reazione fra i fautori del progetto aggregativo, che hanno immediatamente creato un comitato favorevole.


Officine a rischio!

I lavoratori incontreranno Vitta e Carobbio. Gianni Frizzo: «È prevista una riduzione del 30% dei volumi di lavoro, il che potrebbe mettere a rischio l’esistenza stessa delle Officine. Non vogliamo subire passivamente le decisioni». Ma è presto per parlare di scioperi

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BELLINZONA – Nuovi guai in vista per le Officine di Bellinzona? In redazione è giunto un comunicato in cui si annuncia che martedì i lavoratori incontreranno Christian Vitta e Marina Carobbio per discutere “la grave situazione con la quale sono confrontate le Officine”.

Per saperne di più abbiamo contattato Gianni Frizzo, vicepresidente per i collaboratori delle Officine nel consiglio di fondazione del Centro di competenza e figura di spicco dello sciopero del 2008. Abbiamo scoperto che si rischia una riduzione del 30%, con susseguente perdita di posti di lavoro.

Signor Frizzo, cosa sta succedendo alle Officine? Ci spieghi la situazione che definite grave.
«C’è un calo repentino dei volumi di lavoro. Le responsabilità vengono attribuite al franco forte, ma secondo noi invece ci sono problemi strutturali, organizzativi e di decisioni politiche. Il volume del lavoro ha ovviamente a che fare col Centro di competenza, in cui anche le Ferrovie si sono impegnate a mantenere stabili i volumi per poter avere le basi con cui partire per il progetto. Con questa convenzione non si può più dire che non esiste un legame fra le Officine e le FFS, come vogliono far credere».

Qualche tempo fa avevamo intervistato il direttore del CCC, l’ingegner Bernasconi, e aveva affermato che le Officine sono il fulcro.
«Bisogna vedere che cosa si intende. Se si dice che sono il fulcro, ma poi si aspetta che siano le FFS a prendere la decisione di orientarsi nel rispetto degli accordi significa che c’è qualche problema. Il Centro è nato con l’obiettivo di salvaguardare la Officine, doveva essere un valore aggiunto. Per poterne beneficiare però le FFS devono provvedere a gestire nel miglior modo possibile il periodo di transizione calcolato dai 5 ai 7 anni. È stato sottoscritto che si sarebbero mantenuto stabili volumi e lavoratori in questa fase in cui il Centro diverrà operativo».

Che cosa direte, dunque, a Vitta e Carobbio martedì? Cosa può fare la politica per voi in questa fase?
«Dobbiamo uscire dalla dinamica in cui ci vengano portate delle decisioni già prese quando invece gli intendimenti erano diversi. Li richiameremo a riflettere su quanto sottoscritto. C’è una dichiarazione d’intenti con una piattaforma sottoscritta da tutti e presieduta da Steinegger, dove la dinamica del 2008 non doveva più ripetersi. Non ci si deve confrontare con scelte prese a porte chiuse in segretezza e unilateralmente, ma il futuro va discusso anche con noi, le decisioni vanno sospese sino a quando dirimeremo tutti assieme i punti critici. I rappresentanti politici devono assumersi una certa responsabilità, non possono disinteressarsi o chiedere solo spiegazioni alle FFS. Mettiamoci al tavolo e approfondiamo, giocando a carte scoperte, altrimenti qualcuno sta facendo il furbo. Non vogliamo essere solo qualcuno che riceve posta che ci informa di una riduzione del 30% e di una brutta perdita a breve termine».

Parla del 30% di riduzione del volume di lavoro, dunque sono a rischio anche posti di lavoro?
«Certo! Le prospettive non sono rosee, col 30% di ridimensionamento del volume, si rischia di mettere a serio repentaglio la sopravvivenza delle Officine. Non siamo neppure in possesso di un business plan. C’è l’arroganza di far cadere dall’alto le decisioni senza darci ulteriori cifre, o dirci su che base si appoggiano. Le FFS sono proprietarie, hanno i compiti dirigenziali e di manager, saranno i grandi capi, ma non sono i nostri proprietari assoluti».

Potrebbe essere in vista un altro sciopero a favore delle <officine?
«Mi auguro di no, c’è possibilità di rimediare, riprendendo i dialoghi come devono essere. Abbiamo lottato per la salvaguardia dell’occupazione. Io sono pronto a difendere certi principi e accordi. Se ci sono decisioni, e ritrattamenti e discussioni come giusto essa salirà o scenderà, non siamo disposti ad accettare a cuor leggero queste evoluzioni».


I diversi punti di vista dei vettori energetici

L’altro giorno Metanord ha organizzato una conferenza sui vettori nel Sopraceneri. Relatori il sindaco di Giubiasco, un rappresentante del dipartimento del territorio, uno di Economiesuisse e un ingegnere progettista

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CAMORINO – La conferenza del 5 ottobre, promossa da Metanord, sui vettori energetici nel Sopraceneri ha riscontrato un buon successo e suscitato interesse.

Nell’accogliente auditorio di Banca Stato, i relatori Avv. Andrea Bersani, Sindaco di Giubiasco, Mirco Moser del dipartimento del territorio, Angelo Geninazzi di Economiesuisse e Luca Maiocchi, ingegnere progettista, hanno dato vita ad un animato confronto che ha poi sollecitato diverse domande dal pubblico.

Si è iniziato dall’esperienza che Giubiasco ha voluto fare con il gas naturale (Bersani) che lo stesso relatore ha definito «a metà strada fra il petrolio e le rinnovabili». È poi toccato a Mirco Moser, apprezzato specialista in materia in forza al dipartimento del territorio, di disquisire sulle complesse disposizioni di legge, con riferimento al Piano Energetico Cantonale (PEC). L’Ing. Maiocchi ha presentato il problema energetico dal punto di vista del progettista, indicando quanto sia necessario un esame approfondito delle varie fonti prima di proporre la più ecologica, ma anche economica.

Il rappresentante di Economiesuisse in Ticino ha impostato la sua brillante relazione sulle energie rinnovabili, che a suo dire rappresentano certamente il futuro, ma il cui impiego necessita di legislazioni migliori delle attuali per evitare tasse eccessive e storture del mercato.

Metanord si è pure incontrata martedì con la Commissione energia del Gran Consiglio, in particolare con i nuovi deputati, per presentare i suoi progetti futuri nel Bellinzonese e Locarnese.


Fra moltiplicatore e livellamento, la Nuova Bellinzona vista dal portamonete

Ecco perché anche a livello finanziario la Nuova Bellinzona è un affare per tutti i cittadini dei 17 Comuni

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BELLINZONA – Fra i Comuni ticinesi vige il principio della solidarietà finanziaria, i più ricchi danno un contributo ai più poveri. I Comuni del Bellinzonese sono fra i beneficiari del “contributo di livellamento”, con importi in rapida crescita: in pochi anni (sommando i 17 Comuni coinvolti nel processo aggregativo) si è passati da 10 a 15 milioni di franchi. Dai Comuni paganti, Lugano in testa, sempre più giungono lamentele e richieste di revisione del meccanismo di suddivisione delle risorse. Prima o poi, considerata la crescita degli importi ricevuti, il Bellinzonese rischia di pagare il “prezzo dell’indifferenza”.

Aggregandosi, grazie anche al contributo finanziario versato dal Cantone, la Nuova Bellinzona riceverà da subito 3 milioni in meno. L’obiettivo a medio termine è quello di rafforzare il Bellinzonese, in modo da limitare ulteriormente la dipendenza finanziaria dalla solidarietà intercomunale.

Per avere una regione più forte occorre inoltre essere sufficientemente influenti e credibili anche nei rapporti con il Cantone, per fare in modo che le risorse siano distribuite con maggiore equilibrio: oggi il Luganese ha un peso tale che buona parte delle risorse più importanti finiscono in quella regione, si pensi all’università (ca. 120 milioni all’anno), ai trasporti (PTL da 1,4 miliardi contro i 120 milioni di quello del Bellinzonese), alla cultura (ogni anno 5 milioni dal Cantone verso i musei di Lugano, a Bellinzona rimangono le briciole), alla politica ospedaliera, e più recentemente si pensi anche ai risparmi del Cantone (più pesanti per i bilanci dei Comuni più deboli e meno per quello dei Comuni ricchi).

Moltiplicatore: fra l’88 e il 92 percento
La nuova città di Bellinzona avrà un moltiplicatore d’imposta fra l’88 e il 92 percento. Una prospettiva positiva per quasi tutti i Comuni, che si ritroveranno con un moltiplicatore pressoché invariato, mentre per altri significherà un’importante riduzione del carico fiscale. Unica eccezione il Comune di Sant’Antonino, che attualmente vanta un moltiplicatore al 65 percento. Ma anche nel caso in cui questo Comune non dovesse aderire all’aggregazione, i calcoli sul moltiplicatore per la nuova città non cambierebbero.

Il caso emblematico: Camorino
Il Comune di Camorino attualmente vanta un moltiplicatore all’85 percento. La Nuova Bellinzona avrà un moltiplicatore fra l’88 e il 92 percento. I camorinesi quindi con l’aggregazione pagheranno più imposte? Nient’affatto. Recentemente il Comune ha effettuato un importante investimento per ristrutturare le scuole, con il risultato che nel 2017 – stando al piano finanziario – il moltiplicatore passerà al 100 percento. Altri Comuni, proprio in vista dell’aggregazione, hanno messo in cantiere importanti opere. Per i singoli Comuni investimenti di una certa portata possono influenzare in modo importante il moltiplicatore d’imposta, mentre la Nuova Bellinzona potrebbe godere di maggiore stabilità finanziaria, e quindi anche di un moltiplicatore più stabile.

Mille franchi a testa!
Il Cantone crede fortemente nel progetto di aggregazione del Bellinzonese, ed è pronto a mettere sul tavolo ben 52,6 milioni di franchi. In pratica mille franchi per ogni abitante!

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 02.


Rabadan, quanto mi costi!

Aumenta da 40 franchi a 60 franchi la tessera che vale per tutta la manifestazione carnascialesca bellinzonese. Introdotti anche i biglietti per le singole serate. Obiettivo: non scendere più nelle cifre rosse

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BELLINZONA – Se a Mendrisio si è scelto di non far pagare l’ingresso per la Sagra dell’Uva, a Bellinzona il Rabadan fa una scelta opposta, ovvero quella di alzare l’entrata, da 40 franchi a 60 franchi per i tre giorni (50 franchi in prevendita). Ciò perché la situazione finanziaria, precisa il direttore Bixio Caprara, è molto impegnativa, e non si ammettono più bilanci in deficit (lo scorso anno, si è registrata una perdita di 90mila franchi, causata anche dal brutto tempo che ha caratterizzato l’edizione passata, con una forte nevicata proprio il giorno del corteo).

Dal 2016, vi saranno anche le entrate singole. Esse costeranno 30 franchi giovedì, venerdì, sabato e domenica, 25 franchi lunedì e martedì. Il Rabadan è tutt’ora in trattiva con i trasporti e con agenzie private per gli elevati costi di trasporto e sicurezza, e sono stati 15 i locali (4 del centro storico) a dare la loro disponibilità.

Un’altra novità concerne lo spostamento del capannone principale in Piazza del Sole, con gli spazi di Piazza Governo sono stati afidati a due società già note agli amanti del Carnevale. Tolto da programma, comunque ricco, il capannone over 40, che era piaciuto.


Nuova Bellinzona: quelli che dicono di no e perché

Dalle ragioni di portafoglio a quelle di cuore, piuttosto che ideali democratici o cadreghini a rischio…

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BELLINZONA – C’è anche chi è contrario alla Nuova Bellinzona. A Sant’Antonino motivi di portafoglio (moltiplicatore al 65 percento) rendono incerti più cittadini che altrove. «Non è solo una questione di moltiplicatore», ci dice però la nuova sindaca, Simona Zinniker. «Certo, ha un impatto economico sulle persone, ha il suo peso. Ma poi vi sono anche delle ragioni sentimentali, di attaccamento alle proprie radici, e delle ragioni più pratiche, legate alla qualità dei servizi. Ad esempio, vi sarebbero delle lacune sul trasporto scolastico».

Sulle ragioni di cuore va in controtendenza Giulio Margnetti, patrizio di Camorino. «Ragionando con il cuore voterei no», ha scritto in un volantino indirizzato a tutti i fuochi del suo Comune. «Ragionando in modo più realistico, invece, credo sia giunto il momento di aggregarsi».

Per altri scettici invece il progetto non sarebbe abbastanza ambizioso, così Stefano Rossini, presidente del Patriziato di Monte Carasso, che ritiene troppo basso il contributo di 52 milioni che giungerebbe dal Cantone, non sufficiente per un vero salto di qualità.

Per Luca Buzzi, consigliere comunale a Bellinzona e promotore di numerosi referendum comunali, il problema sta nella partecipazione democratica. «Se a Giubiasco per lanciare un referendum ora ci vogliono poco più di 700 firme, nel nuovo Comune ce ne vorranno 3 mila», ha affermato durante una serata pubblica. «Si rischia di difendere una democrazia del nulla», gli ha fatto eco Ivan Pau-Lessi, ex municipale proprio di Giubiasco. Infatti, sempre più le problematiche importanti da affrontare sono a livello regionale, mentre negli attuali Comuni si è in fondo costretti a limitarsi alla gestione corrente, non essendoci spazi di manovra per la progettualità. Senza contare che le esperienze aggregative importanti hanno dato un impulso alla partecipazione democratica.

Infine – sostengono i maligni – c’è anche qualcuno che è contrario per delle ragioni di “cadreghino”. Ma i diretti interessati smentiscono… .

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 02.


Stagista a 50 anni e con una lunga esperienza. Paga? 1200 franchi al mese

L’OCST denuncia un caso di sfruttamento nel Bellinzonese: una ditta, con lo stratagemma dello stage, pagava una donna 1200 franchi al mese senza tredicesima. «Faccendieri che usano impunemente il sistema dello stage, alziamo la guardia»

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BELLINZONA – Ancora dumping salariale, sfruttando lo stratagemma dello stage. A denunciare il caso è l’OCST, segnalando che la stagista, in realtà, è una donna di quasi 50 anni, «alle sue spalle si snoda una prolungata esperienza lavorativa nel campo commerciale. Non è difficile dedurre che si tratti di una lavoratrice frontaliera. Così è: una lavoratrice che, pur di reperire un’occupazione, cade consapevolmente nella rete dello sfruttamento».

Sfruttamento? Sì, sostiene il sindacato, perché per 1200 franchi al mese, senza tredicesima, con un contratto di soli 6 mesi, la donna «si è occupata in modo autonomo della contabilità, della gestione ordini e della fatturazione, di contatti con i clienti e altre pratiche di particolare impegno».

A preoccupare è anche la domanda di che cosa succederà quando lo “stage” sarà finito. Toccherà ad altri? «OCST, per evitare che questo abuso si perpetui e coinvolga altre vittime, ha immediatamente segnalato il caso all’Ispettorato del lavoro affinché intervenga con urgenza e severità. Questo Ufficio ha del resto elaborato appositi criteri che consentono di verificare se si è in presenza di uno stage effettivo oppure – come con evidenza in questo caso – fittizio. Non gli sarà perciò difficile sventare il subdolo espediente messo in atto dalla ditta e adottare le sanzioni del caso».

È l’occasione da parte del sindacato per invitare la Commissione tripartita «a alzare ulteriormente la guardia contro l’impiego abusivo dello stage, che alcuni faccendieri continuano impunemente ad utilizzare a scapito dei lavoratori e con ricadute disgreganti sull’intero mercato del lavoro».


Marina Carobbio, «Alptransit, energia, finanze: ecco perché voterò sì»

La Consigliera nazionale socialista è favorevole all’aggregazione del Bellinzonese. «È un tema sentito, e ritengo che i cittadini abbiano modo di analizzare i pro e i contro. Se vincerà il sì, auspico una forte partecipazione popolare ai processi che seguiranno»

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BELLINZONA – Proseguiamo con i pareri dei candidati al Consiglio nazionale bellinzonesi sul progetto di aggregazione che porterà i cittadini della regione al voto il prossimo 18 ottobre. Marina Carobbio, consigliera nazionale uscente PS, è favorevole. «Lo sono poiché ritengo che l’aggregazione di Bellinzona sia un passo necessario per far fronte alla sfide con cui l’agglomerato tutto sarà confrontato nei prossimi anni. L’anno prossimo aprirà Alptransit e ci saranno dunque delle discussioni da fare a livello pianificatorio, ed è importante portarle avanti con un Comune forte per poter per esempio combattere la speculazione che mette a rischio il territorio».

Quindi anche per lei Alptransit è determinante nella scelta.
«È uno de fattori. Vediamo già oggi il fiorire sia a Bellinzona che negli altri Comuni di abitazioni e di costruzioni che pongono diversi interrogativi: sono necessarie? Vi sarà davvero un aumento della popolazione? Sono edificate in maniera corretta? Per far fronte a queste e altre sfide si deve andare oltre i confini comunali e serve un Comune aggregato».

Parla di altre sfide: quali vede all’orizzonte?
«Oltre a quelle legate alla salvaguardia del territorio, ve ne sono altre collegate alla svolta energetica. Ci sono dei Comuni, come il mio (Lumino, ndr), che hanno fatto passi in avanti in questa direzione. Ciò dovrebbe essere attuato da tutto il Bellinzonese e addirittura dal Ticino intero. Chiaramente anche l’elemento finanziario conta, conoscere le difficoltà dei Comuni porta a dire che ci vuole l’aggregazione».

Con un’eventuale aggregazioni, tutti i Comuni potrebbero continuare a essere rappresentati politicamente?
«Va garantita anche in futuro una forte partecipazione dei cittadini alle decisioni e maggior ragione con un Comune aggregato. Quando ci sarà il progetto concreto tutti potranno partecipare se lo vorranno, già oggi si hanno in certi Comuni difficoltà a trovare persone che si mettono a disposizione. Auspico una forte partecipazione popolare per seguire i processi che seguiranno l’aggregazione, se essa passerà».

Per quanto concerne la questione identitaria, lei cosa pensa?
«È importante, ma non viene messa in discussione dal progetto aggregativo. Io sono di Lumino e sono favorevole, comunque mi identificherò sempre col territorio in cui vivo, quello del mio Comune. Capisco la preoccupazione ma va fatto capire che l’identità non è minacciata, anzi. Le varie società sportive, per esempio, che oggi esistono a livello locale continueranno a esistere. In diversi campi si vedono associazioni che collaborano pur mantenendo la loro peculiarità legata alla collocazione territoriale».

A suo avviso, i cittadini sono sufficientemente informati su pro e contro o voteranno di pancia?
«Me lo auguro, sì. In queste settimane è stata messa sul tavolo molta documentazione da parte di entrambe le parti e credo che i cittadini possono farsi un’opinione. Ci sono interventi sui media come il vostro e dibattitti pubblici. È un tema molto sentito nel Bellinzonese».


Alice Croce Mattei, un sì per avere più potere contrattuale

La candidata PPD è a favore dell’aggregazione del Bellinzonese. «Le procedure molto lunghe fanno sì che per esempio Lugano possa batterci sui tempi in alcuni temi. Non ci deve essere comunque rivalità. I benefici si vedranno in 15-20 anni».

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BELLINZONA – Altro parere di una candidata al Consiglio nazionale della zona interessata della possibile aggregazione di Bellinzona, e un altro sì. È quello di Alice Croce Mattei, in corsa per il PPD.

Non ignora, però, che all’inizio non sarà tutto rose e fiori. «Mi rendo conto che nel breve periodo, cioè domani e dopo domani, può portare a qualche cambiamento, e penso in particolare ai dipendenti dei vari Comuni che magari si vedranno leggermente modificato lavoro e sede, anche se stando allo studio, di cui mi fido, non vi saranno licenziamenti. Però trovo che l’aggregazione sia soprattutto un’occasione per gli anni futuri, nell’ottica di almeno 10-20 anni può portare solo dei vantaggi».

Quali vantaggi? Ci elenca le motivazioni che la spingeranno a votare sì?
«L’aggregazione è l’unico modo per poter portare avanti qualche progetto un po’ più ambizioso. C’è in ballo, per esempio, la pianificazione ospedaliera: la situazione attuale non favorisce l’insediamento di un ospedale importante nel Bellinzonese. Ci sono anche le varie sfide legate all’Alptransit e i benefici che questo investimento può portare: sono necessarie una pianificazione del territorio e una gestione delle risorse d’insieme, serve un lavoro di squadra».

Vede anche dei punti sfavorevoli sul lungo termine?
«Da abitante della vecchia Bellinzona non ne vedo, per noi cambierà poco, per i Comuni limitrofi c’è la questione della prossimità. Adesso c’è una prossimità facile anche con l’amministrazione e la politica, e questo parzialmente verrà meno: difficilmente in Municipio saranno rappresentati tutti i Comuni e non tutti i servizi dell’amministrazione saranno a pochi passi da casa. Mettendo sulla bilancia, i benefici sono comunque maggiori.

L’aggregazione aiuterà Bellinzona ad avere maggiore voce in capitolo nel campo politico?
«Sicuramente. Rispetto ai grandi investimenti, per esempio avremo un potere contrattuale diverso col Cantone. Dipendiamo troppo dalla perequazione, come sottolinea il sindaco Branda, non riusciamo a stare in piedi da soli e questo ci indebolisce. Un Comune stabile e forte finanziariamente ha più forza. E le decisioni potrebbero essere prese in modo più snello. Se occorre passare da 17 Consigli comunali, le procedure sono molto lunghe, mentre a Lugano quando si deve decidere un investimento per l’università o per l’ospedale sono molto più rapidi, e ci possono quindi anche anticipare sui tempi».

Ora che c’è il LAC, poter competere assume un’importanza ancora maggiore, se Bellinzona vuol restare centrale nel Ticino, concorda?
«È giusto che ci sia un polo importante nel Sopraceneri, ma non deve esserci per forza una rivalità. Il LAC è qualcosa di importantissimo che ha fatto Lugano, ma è per tutto il Cantone. Apprezzo però quanto sta facendo il Teatro Sociale, cercando nel suo piccolo la sua identità».


Bellinzona non è Lugano: «niente conigli bianchi»

Intervista a tre con Mario Branda, Andrea Bersani e Riccardo Calastri. «Senza aggregazione – e questo vale per tutti, ricchi e poveri – il moltiplicatore non diminuirà, anzi»

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BELLINZONA – Una chiacchierata con i “papà” della Nuova Bellinzona: Mario Branda (sindaco di Bellinzona), Andrea Bersani (sindaco di Giubiasco) e Riccardo Calastri (sindaco di Sementina), che assieme al sindaco di Monte Carasso, Ivan Guidotti, sono fra le persone che più si sono prodigate negli ultimi anni per portare il progetto di aggregazione davanti alla popolazione.

Perché è necessario fare un’aggregazione così importante, con ben 17 Comuni?
Mario Branda: «Gli equilibri e la distribuzione delle forze in Ticino sono enormemente cambiati negli ultimi quindici anni. È nell’interesse del Cantone, ma ancor più della nostra regione, avere un Comune sufficientemente forte per far sentire la sua voce nel contesto della politica cantonale, ma anche federale. È indispensabile poter condurre una politica incisiva e avere un’amministrazione sufficientemente forte, in modo da poter portare avanti una serie di progetti fondamentali per il futuro del Bellinzonese».

Non sarebbe stato più prudente procedere a tappe, creando dapprima alcuni Comuni, e poi solo in un secondo tempo mettersi tutti assieme?
Andrea Bersani: «Era una delle tante ipotesi di lavoro all’inizio. Ma la ferma volontà di tutti di dar vita al progetto, ha di fatto sì che tutti e 17 abbiano da subito sottoscritto l’istanza di aggregazione. I Municipi dei Comuni più piccoli, in particolare, hanno comprensibilmente voluto salire sul treno alla stazione di partenza e poter dire la loro; francamente non sarebbe stato corretto costringerli ad attendere. Ma forse questa è proprio la forza del nostro progetto».

Al progetto non sembrano opporsi in molti. È un buon segno?
Riccardo Calastri: «No, perché non essendoci oppositori è possibile che chi ha qualche perplessità non essendoci un reale dibattito non trovi le risposte che cerca. Si rischia che vi sia maggiormente un “voto di pancia”».

Parliamo della Nuova Bellinzona, partiamo dai cittadini: cosa cambierà a livello dei servizi offerti?
RC: «Disporremo di una struttura amministrativa più professionale e più attrezzata per far fronte alle problematiche del giorno d’oggi. Saremo sufficientemente strutturati per rispondere a queste nuove esigenze. I servizi che già ci sono vengono tutti garantiti, non smantelleremo nulla».

Quindi i cittadini della periferia del nuovo Comune, pensiamo a Cadenazzo piuttosto che Claro, non avranno dei servizi inferiori rispetto a quelli attuali?
AB: «No. Tutti i Comuni, che dispongono di strutture idonee allo scopo, ospiteranno sportelli per servizi di base e, laddove abbiamo individuato l’esistenza di spazi confacenti, ovvero a Cadenazzo, Giubiasco, Sementina, Monte Carasso, Arbedo e Gorduno, verranno spostati interi settori dell’amministrazione (ad esempio il settore finanze, piuttosto che l’ufficio tecnico, o il settore controllo abitanti piuttosto che quello sociale), escludendo una loro centralizzazione nell’attuale comprensorio della Città. La possibilità di trasmettere dati da una cancelleria all’altra dovrebbe anche permettere al cittadino di Cadenazzo, che si trovasse a Claro, di svolgere presso quello sportello le sue pratiche. Per quanto concerne, polizia, servizi esterni, manutenzione, eccetera, i cittadini del nuono Comune non avranno nulla da temere; saranno ancora gli stessi fuzionari a garantirli su tutto il territorio, come finora».

Un miglioramento riguarda le scuole, sarà più facile mantenere le sedi piccole, e sarà più facile iscriversi in sedi diverse?
MB: «Le scuole sono comunali, ma vi è una sovraintendenza cantonale. Quindi compatibilmente con le leggi cantonali questo sarà possibile».

Un vantaggio tangibile lo si misurerà al bagno pubblico, il biglietto sarà più conveniente per tutti i cittadini dei Comuni aggregati? E le altre infrastrutture sportive?
MB: «Buona parte delle infrastutture sportive è concentrata nell’attuale città di Bellinzona. Siamo felici di poterle condividere con i cittadini del nuovo Comune. E certamente, il biglietto del bagno pubblico sarà quello a tariffa ridotta».

Il cittadino dei piccoli Comuni però teme di perdere la prossimità con il sindaco, con i municipali, con il segretario comunale… .
RC: «In realtà anche nei Comuni piccoli è sempre più difficile “tirare la giacchetta” al sindaco, perché è sempre più difficile derogare alle normative per andare incontro a esigenze particolari del cittadino. Una volta magari era più facile concedere un favore, ma era anche più facile danneggiare un cittadino se questo non era nelle “grazie” del Municipio. Con un Comune più grande sarà più facile definire e regolamentare i servizi erogati, le pratiche saranno disbrigate in modo più professionale. Spero quindi che questi timori vengano superati, perché non hanno più ragione di esistere».

Un’altra preoccupazione riguarda le piccole imprese, a cui i Comuni prestano una certa attenzione. Queste ditte non riceveranno più nessun mandato dal nuovo Comune?
RC: «Tutti i nostri attuali Comuni hanno sempre avuto un occhio di riguardo per le ditte che hanno la loro sede sul proprio territorio. Così sarà anche in futuro. Se una ditta avrà la sua sede nel nuovo Comune, per quel che riguarda le possibilità di attribuzione di mandati diretti – se i parametri economici saranno rispettati – certamente beneficeranno di un occhio di riguardo anche in futuro».

La Nuova Bellinzona ha grandi progetti. Il primo treno da non perdere è Alptransit…
MB: «È anche il più importante, perché ci avvicinerà al nord delle Alpi e, una volta aperta anche la galleria del Ceneri, ci collegherà in modo ottimale al resto del Cantone. Si tratta di cogliere le opportunità che questa centralità ci darà».

L’arrivo di Alptransit fornirà qualche garanzia in più alle Officine? O le preoccupazioni non sono finite?
MB: «Le preoccupazioni rimangono. Ma un Comune più forte, anche dal punto di vista politico, potrà farsi sentire meglio e dare un miglior sostegno a progetti che potrebbero svilupparsi alle Officine e al nuovo Centro di competenze».

Una grande potenzialità è quella turistica. Si parte dal rilancio dei castelli.
MB: «Abbiamo appena licenziato un messaggio che illustra le future strategie sui castelli. Ma non ci sono solo i castelli, nella nostra regione ci sono molti elementi che possono concorrere a fare del Bellinzonese una regione che abbia anche una certa vocazione turistica, con il relativo sviluppo sociale, economico e culturale».

A Lugano ha aperto il LAC, a Locarno arriva il Palacinema, Bellinzona non rischia di restare indietro con la politica culturale?
MB: «Questa è un’ulteriore dimostrazione del cambiamento di equilibri che si è prodotto di recente nel Cantone. Ed è solo con un Comune più forte che riusciremo ad avere una progettualità anche culturale. E si auspica anche con il sostegno del Cantone, in modo che queste risorse non vengano indirizzate esclusivamente verso il Ceresio e verso il Verbano, ma che arrivino in parte anche nella nostra regione. Questo potrà avvenire più facilmente con un Comune aggregato».

Grandi speranze di sviluppo anche dall’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB), come si intende agire?
MB: «L’IRB fa parte di una delle aree di sviluppo individuate nello studio aggregativo, il comparto “scienze della vita”. Il nuovo Comune intende impegnarsi anche su questo fronte, sostenendo finanziariamente la costruzione della nuova sede, creando a livello economico e pianificatorio le premesse per realizzare un “biopolo”, favorendo l’insediamento di attività economiche attorno all’IRB».

Negli scorsi anni si è parlato di “ospedale cantonale”: a lungo termine il Bellinzonese rischia di perdere il suo ospedale?
AB: «Spero proprio di no. È però anche vero che certe sfide si vincono uniti e non ognuno per la sua stada».

Parliamo di finanze: il moltiplicatore previsto fra l’88 e il 92 percento è abbastanza attrattivo per convincere i cittadini ad aderire al progetto aggregativo?
AB: «Questa non è un’aggregazione che punta su moltiplicatori mirabolanti. Lo abbiamo sempre detto. Se qualcuno pensa che ci potremo permettere un moltiplicatore al 70% non deve votare sì. Possiamo però creare le condizioni quadro affinché questa regione cresca e diventi maggiormente attrattiva per vivere e lavorare. Una cosa è comunque certa. Senza aggregazione – e questo vale per tutti, ricchi e poveri – il moltiplicatore non diminuirà, anzi».

Sarà però difficile che i cittadini di Sant’Antonino, che beneficiano di un moltiplicatore al 65 percento, dicano di sì. Senza questo Comune il moltiplicatore della Nuova Bellinzona sarà più alto?
AB: «La forchetta fra l’88 e il 92 percento è confermata, anche nel caso in cui non ci fosse Sant’Antonino».

A livello organizzativo non sarà facile mettere assieme 17 amministrazioni comunali. In una battuta, cosa ce ne facciamo di 17 segretari comunali?
RC: «Il nuovo Comune nascerebbe nell’aprile 2017, dalla votazione c’è un anno e mezzo di tempo. Poi chiaramente ci vorrà un po’ di tempo per oliare i meccanismi. In un Comune da 50 mila abitanti chiaramente ci saranno maggiori servizi: ad esempio, attualmente in nessun Comune vi è un ufficio del personale, chiaramente nel nuovo Comune andrà creato. In ogni caso avremo bisogno di tutti i collaboratori: a Lugano con 68 mila abitanti ci sono 2’200 dipendenti, nella Nuova Bellinzona con 52 mila abitanti ve ne sarebbero 1’100. Non lasceremo a casa nessuno. E con il risparmio ottenuto unendo le amministrazioni comunali si potrebbero avere più servizi».

Il Cantone ha dimostrato di credere in questo progetto, tanto che contribuirà con 52 milioni di franchi, mille franchi a testa. Grazie all’aggregazione il Bellinzonese riuscirà a farsi sentire maggiormente dal governo cantonale?
RC: «Sicuramente. Come presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi lo vedo chiaramente, il peso specifico della Città di Lugano è molto più importante degli altri centri. Quando Lugano ha fatto la voce grossa per avere uno sconto sulla sua quota di contributi alla perequazione, non è il Municipio che è andato dal governo, ma è il Consiglio di Stato che è andato a Lugano. Aggregandoci avremo sicuramente un peso specifico maggiore. È uno dei motivi che mi spinge a sostenere questo progetto».

Non si rischia che anche la Nuova Bellinzona faccia la fine di Lugano, tante promesse ma poi si devono chiudere i gabinetti?
MB: «Le basi di partenza di questo progetto sono molto diverse. Fin dall’inizio siamo stati accompagnati da un gruppo di specialisti, anche nell’ambito delle finanze pubbliche, i quali hanno allestito delle proiezioni che tenessero conto dei diversi scenari. Per questo siamo fiduciosi nel dire che i servizi che abbiamo potranno essere confermati, e possibilmente anche ulteriormente sviluppati».

Mario Branda ambisce a fare il sindaco anche della Nuova Bellinzona?
MB: «Cominciamo a fare l’aggregazione. Poi vedremo».

In breve, come convincere gli indecisi a votare sì?
MB: «Non esiste una formula magica, una parola o uno slogan ad effetto in grado, da soli, di convincere. Non ci sono jolly né conigli bianchi tirati fuori da improbabili cappelli; c’è invece, per chi ha voglia di scoprirlo, un lavoro serio e complesso che ha impegnato molte persone durante oltre tre anni. C’è la prospettiva di condividere un territorio che già oggi ci unisce ed un progetto di sviluppo che tiene conto dell’attuale qualità di vita, ma che allo stesso tempo guarda al futuro. Abbiamo bisogno di governare insieme questo territorio e di unire le nostre competenze ed i nostri punti di forza».

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 02.