Categoria: Bellinzonese

Meyer non ci sarà, il presidio sì

I lavori del Gran Consiglio probabilmente si concluderanno oltre le 18, per cui le FFS hanno rinviato l’evento previsto. Ma la protesta a favore delle Officine si terrà in ogni caso

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BELLINZONA – Oggi era il giorno atteso per il presidio a favore delle Officine in occasione della visita del CEO delle FFS Meyer a Bellinzona. Il clima si è surriscaldato nelle ultime settimane con la pubblicazione dell’infelice opuscolo in cui, con prefazione dello stesso Meyer, si fa dire a personaggi inventati e stereotipati, oppure del passato, che le Officine sono pressoché da chiudere e che anche il Centro di competenza non gode più della fiducia delle FFS.

Andreas Meyer oggi a Bellinzona non incontrerà il Gran Consiglio, perché l’evento dal titolo “Le Ferrovie in Ticino ieri, oggi e domani” è stato rinviato a data da definirsi, dato che i lavori del Gran Consiglio probabilmente si protrarranno oltre le 18.

Il presidio, in ogni caso, non verrà spostato. Promosso dall’MPS di Matteo Pronzini, poi appoggiato dai Verdi di Bellinzona e in seguito anche dal PS, che come il PPD era rimasto contrariato per l’opuscolo, si terrà regolarmente alle 17.45 sul piazzale davanti alla stazione.


Presidio alle Officine, c’è anche il PS. «Servono chiarezza e trasparenza»

L’ormai famoso opuscolo non è piaciuto neppure ai socialisti. «Ci sono in gioco persone vere con competenze professionali, delle famiglie e un tessuto sociale e economico radicato in Ticino»

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BELLINZONA – Su Facebook, Matteo Pronzini si dichiara sempre più convinto che le FFS desiderino chiudere le Officine di Bellinzona, tagliando molti posti di lavoro. Il tema è caldo, e al presidio a favore dello storico stabilimento bellinzonese previsto durante la visita del CEO Meyer si aggiunge anche il Partito Socialista.

Dopo il PPD, in una nota odierna anche i socialisti si sono espressi in modo critico riguardo l’opuscolo pubblicato qualche giorno fa dalle Ex Regie. «Le FFS hanno distribuito un opuscolo, intitolato “Visioni e apparizioni in Ticino”, che ha suscitato delle vive e giustificate reazioni trasversali. Il PS ritiene che il contenuto di questo fascicolo sia una provocazione inutilmente gratuita, inaccettabile dal punto di vista di una regione, del Canton Ticino, della sua popolazione e per le maestranze delle Officine. Si tratta di un atto veramente poco consono per un’azienda come le FFS, il cui capitale azionario è detenuto dalla Confederazione e che appartiene dunque ai cittadini svizzeri», si legge. «Il Partito Socialista afferma soprattutto una critica di principio: gli accordi sottoscritti, la situazione attuale e il futuro incerto delle Officine di Bellinzona esigono che le FFS stabiliscano un rapporto di chiarezza e trasparenza per cui i progetti futuri, invece di un opuscolo, facciano l’oggetto di una comunicazione e d’informazioni alla popolazione serie, chiare ed esplicite sulla base delle quali si possano stabilire delle discussioni costruttive».

Gli accordi stabiliti dopo lo sciopero del 2008 non vanno cancellati, anzi «l’interesse di una regione intera, della sua popolazione e l’impegno delle istituzioni ticinesi che hanno studiato la possibilità di creare un Centro di competenze in materia di trasporto e mobilità ferroviaria esigono quindi che la visita del direttore delle FFS in Ticino sia accompagnata da un progetto comprensibile, trasparente e chiaro. In gioco non ci sono dei fantomatici personaggi di atti comunicativi che è necessario evitare, ma persone vere dotate di competenze professionali, delle famiglie, un tessuto sociale ed economico profondamente radicato nel nostro Cantone».

Per cui, «in occasione della presenza del direttore delle FFS Andreas Meyer, martedì prossimo 8 novembre, a partire dalle 17.45, è stato organizzato un presidio di protesta alla stazione di Bellinzona. Il Partito Socialista sarà presente e invita i Ticinesi che hanno a cuore la tutela dei posti di lavoro alle Officine di Bellinzona a parteciparvi».


«Insultati perché non capiamo che anni di lavoro vanno buttati alle ortiche? No, caro Meyer!»

Oltre MPS, anche i Verdi di Bellinzona si schierano apertamente a favore delle Officine, «non le chiuderai, toglitelo dalla testa», e invitano il Municipio a scendere in pazza

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BELLINZONA – Non solo il Movimento per il Socialismo: ora a favore delle Officine di Bellinzona si schierano apertamente anche i Verdi bellinzonesi, pronti a partecipare al presidio nel giorno in cui arriverà nella capitale il CEO di FFS Meyer.

Lo stesso Meyer ieri ha scatenato le ire di Pronzini e di Nadia Ghisolfi con un opuscolo in cui, inscenando un dialogo immaginario fra un ipotetico capo delle ex Regie e un sindaco del passato di Bellinzona, non faceva passare un’immagine edificante dei ticinesi (verso cui, è stato detto in serata, c’è massimo rispetto).

«Meyer toglitelo dalla testa: l’Officina non la chiudi!», sbottano MPS e Verdi di Bellinzona.

«Come già evidenziato nei giorni scorsi, l’ennesimo maldestro tentativo del direttore generale di FFS Andreas Meyer di liquidare l’Officina di Bellinzona, passa attraverso un’oltraggiosa parodia dei ticinesi in generale e dei bellinzonesi in particolare”, si legge nella decisa nota. “Popolazione bellinzonese e ticinese che, lungi dall’essere mendicanti di posti di lavoro e prebende, hanno costruito, con più di un secolo di duro lavoro, un sito produttivo di altissimo livello, con altissime professionalità, conoscenze e competenze. Dopo avere in questo modo contribuito alla prosperità delle FFS, i lavoratori dell’Officina e i cittadini della regione, sono ora derisi e insultati, perché non capirebbero che è ora di buttare alle ortiche generazioni di sapere e centinaia di posti di lavoro che permettono ad altrettante famiglie di vivere dignitosamente del proprio lavoro, in favore di un non si sa bene come luminoso progresso».

I due movimenti sono pronti a battersi, e invitano il Municipio a fare lo stesso, al grido di «l’Officina non si tocca! I Verdi ed il Movimento per il Socialismo rinnovano la loro piena solidarietà ai lavoratori dell’ Officina ed al proprio comitato Giù le Mani dall’Officina. Lanciano inoltre un appello pubblico al Municipio di Bellinzona affinché dimostri con convinzione la sua ferma opposizione allo smantellamento dell’Officina partecipando in corporee ed in prima fila al presidio organizzato dal Comitato Giù le Mani dall’Officina il prossimo 8 novembre, a partire dalle 17.45 alla stazione FFS di Bellinzona».


Nuova Bellinzona, fermi tutti, anzi no

Secondo i ricorrenti contro la nascita del nuovo Comune, alcuni Municipi starebbero stanziando crediti per opere previste dall’aggregazione, nonostante l’effetto sospensivo deciso dal Tribunale Federale

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BELLINZONA – La nascita della Nuova Bellinzona al momento è in stand by, a causa dell’effetto sospensivo concesso dal Tribunale federale dopo il ricorso di 81 cittadini, che ritengono come si debba rivotare: il progetto a 13 scaturito dalle urne, a loro avviso, è molto diverso da quello originale a 17.

Ma qualcuno, nonostante la sospensione, si sta portando avanti. Secondo quanto denunciato dai ricorrenti e ripreso dal Giornale del Popolo, alcuni Municipi starebbero stanziando dei fondi per la realizzazione di opere previste nell’aggregazione.

Una violazione, sostengono gli 1 cittadini, di quanto deciso dal Tribunale, che ha fermato tutto. E un non rispetto istituzionale verso cittadini, ricorrenti stessi e giudici.

Non vengono fatti nomi: basterà il monito? Oppure il Tribunale dovrà, eventualmente, prendere provvedimenti?


«Meyer, mi avevi detto che…». Tutti uniti per “alla stazione”

Il Comune di Giubiasco ha incontrato una rappresentanza delle FFS per chiedere trattative serie. La FTIA ha promosso una petizione e Regazzi ha scritto una lettera

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GIUBIASCO – In molti si sono indignati per la decisione delle FFS di mettere fine al progetto “alla stazione”, che dà lavoro a 4 persone con handicap e permette la formazione di altre cinque. La misura si inserisce nella scelta delle Ex Regie di non concedere più la possibilità a terzi di vendere i biglietti.

Ieri il Comune di Giubiasco, partner del progetto che dura, con ottimi risultati, da quindi anni, ha incontrato una rappresentanza delle FFS. Come specificato in un comunicato, è stato lo stesso Esecutivo a volere la riunione, peraltro interlocutoria. Il Comune ritiene inammissibile non essere stato chiamato al tavolo delle trattative e sollecita le FFS a prendere in mano direttamente la situazione.

La Federazione Ticinese Integrazione Andicap (FTIA) ha lanciato una petizione a favore della biglietteria giubiaschese, indirizzata a Doris Leuthard, che ha raccolto sinora 4’431 firme.

Per la questione si è mosso anche il comitato sindacale “Giù le mani dalle officine”, e il Consigliere Nazionale Fabio Regazzi (che aveva già dedicato al tema un’interrogazione parlamentare tutt’ora pendente), dopo aver saputo di un infruttuoso incontro fra le Ex Regie e la FTIA, ha inviato una lettera aperta al CEO delle FFS Andreas Meyer.

«Se mi vedo costretto a rivolgerle oggi, signor Direttore, questo scritto è per manifestarle la mia profonda delusione di uomo e di politico per non voler mantenere la promessa che lei aveva avuto la cura di comunicarmi personalmente due settimane or sono per telefono. In quella conversazione mi segnalava un suo chiaro desiderio di rivedere una decisione di cui sembrava aver sottovalutato la portata negativa, sia per la reazione sollevata in Ticino sia a livello di immagine per le FFS», scrive, svelando il retroscena della telefonata. «Mi sfugge invero la logica della reiterata posizione di chiusura da parte di FFS, che se concretizzata, da un Iato non muterà di una virgola ii piano di risparmi da 1,2 miliardi l‘anno già annunciato, dall’altro si tradurre in un indecoroso smembramento di un progetto di formazione funzionante ed apprezzato da 15 anni, che ha contribuito a dare dignità professionale a diverse persone portatrici di handicap. II valore di un‘azienda e dei suoi manager la si misura nelle capacità che dimostrano di avere nel saper riconoscere la diversità dei profili dei propri collaboratori adattandoli alle loro particolari esigenze. Capacità che consente loro anche di acquisire una migliore comprensione delle differenze tra gli utenti, le loro sensibilità, la loro provenienza regionale, soprattutto se periferica, senza contare del ritorno in termini di immagine per essere riconosciuta quale azienda socialmente responsabile. Voglio sperare che le FFS non abbiano del tutto perso questa capacità che da sempre la qualifica precipuamente come servizio al pubblico».


«Spegni la luce!» Il paradosso, «anche chi lavora nel commercio acquista in Italia o via Internet»

Una commericante di Bellinzona lancia la proposta di lasciare al buio la città dopo la chiusura, «per mostrare come rischia di diventerare il nostro Ticino in futuro». E denuncia l’harakiri di alcuni colleghi

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BELLINZONA – Una Bellinzona a luci spente, simbolo forse di una città che, secondo i commercianti, si sta spegnendo piano piano. «Mostriamo cosa rischia di diventare nel futuro prossimo il nostro bel Ticino: un grande cimitero al buio», afferma Cristina Maffeis, titolare di un negozio in viale Stazione a Bellinzona, il Patchwork, che ha lanciato l’idea.

Tutti i negozi di Bellinzona spengano le luci dopo la chiusura, il 31 ottobre. Un’iniziativa a cui la Società Commercianti di Bellinzona, su Facebook, ha lasciato libertà di adesione, e che potrebbe, idealmente, estendersi al resto del Ticino.

Nella Capitale, i piccoli commerci sono in difficoltà. «Oggi la situazione è drastica, una continua lotta alla sopravvivenza», scrive in una circolare Cristina Maffeis. La cifra d’affari scende, ma gli affitti no, e in molti acquistano via Internet o in Italia. «Lo fanno anche le stesse famiglie che lavorano nel commercio ticinese. Famiglie che così mettono a rischio il loro stesso posto di lavoro».

È vero, ammette Maffeis, AlpTransit potrà portare benefici, però a lungo termine. «Mentre noi il problema lo viviamo adesso».

Da Locarno e Muralto pare siano arrivate risposte positive, si attende il resto del Cantone. A luci spente, per mostrare un futuro che tutti vorrebbero evitare.


«Una notizia che lascia a bocca aperta, aiutiamo “alla stazione”»

Michele Guerra ha inoltrato un’interrogazione sul caso delle FFS che, non concedendo più a terzi di vendere i propri biglietti, mette a rischio un progetto della Federazione Ticinese Andicap

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GIUBIASCO – Con il progetto “alla stazione”, sin dal 2001 4 persone con handicap potevano lavorare e altre 5 godere di una formazione professionale. Il progetto, sostenuto fortemente dal comune di Giubiasco, è messo in pericolo dalla decisione delle FFS di centralizzare la vendita e la distribuzione di biglietti ferroviari unicamente attraverso i propri canali diretti.

La Federazione Ticinese Integrazione Andicap (FTIA) si è detta delusa sia per la decisione che per il modo in cui essa è stata comunicata. La portavoce delle FFS ha spiegato che la misura rientra in un piano di risparmio di 5 milioni annui, anche se colpisce organizzazioni come la FTIA che svolgono attività importanti per chi è portatore di handicap. In ogni caso, ritengono di aver avvisato con largo anticipo, dato che il tutto è previsto per il 2017.

Anche la politica si è chinata sul caso. Il gruppo parlamentare leghista ha inoltrato oggi un’interrogazione sul tema. «In data 8 settembre 2016 sui media ticinesi è comparsa una notizia che ha dell’incredibile», inizia il testo.

«Dalle informazioni emerse sui media ben 9 persone – di cui 5 in formazione su mandato AI – perderanno il proprio posto di lavoro entro il 2017. La biglietteria di Giubiasco, dal 2001 ad oggi – si legge ancora – ha formato circa 40 persone con disabilità. Inoltre, il servizio non costerebbe nulla alle ferrovie se non una piccola trattenuta sui biglietti. Pertanto un puro centro di aiuto e riqualifica senza costi diretti. Un’attività che dura da 15 anni e che ha pure dimostrato un certo successo economico ed un chiaro successo sociale. La scelta delle FFS lascia quindi a bocca aperta», così come il modo di comunicarla: «inoltre, secondo le dichiarazioni, la decisione sarebbe stata comunicata ai diretti interessati solo mezz’ora prima di comunicarla a tutti i media. Un gesto che se confermato indicherebbe un’ulteriore mancanza di sensibilità al tema dei disabili».

Guerra, primo firmatario, assieme a Caverzasio e Minotti, ricorda come «le FFS sono un’entità pubblica e in quanto tale hanno un mandato ben preciso che non può esulare dal farsi carico anche di importanti aspetti sociali come in questo caso. È quindi incomprensibile questa decisione di interrompere una collaborazione così importante e dalle alte esternalità sociali, senza peraltro trovare alternative adatte alle persone coinvolte e soprattutto con queste modalità comunicative».

Dunque, viene chiesto al Consiglio di Stato «di valutare un intervento urgente di mediazione con FFS per trovare una soluzione alle persone coinvolte e mantenere aperta la biglietteria di Giubiasco» e «come giudica questo disimpegno delle Ferrovie Federali Svizzere in un ambito così delicato».


Cinque giovani feriti in un incidente

La loro auto ha effettuato un testacoda e si è capovolta sul tetto. Nessuno dei cinque è in pericolo di vita, il più grave è il 19enne che viaggiava sul sedile anteriore

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GNOSCA – Cinque giovani sono rimasti feriti in un incidente successo ieri a Gnosca, verso le 22.40 in via Cantonale. Alla guida c’era un 19enne, che per motivi che l’inchiesta dovrà stabilire, mentre affrontava una curva a sinistra ha perso il controllo del veicolo e dopo aver effettuato un testa coda ha urtato una scarpata sulla destra capovolgendosi sul tetto.

Sul posto la Croce Verde di Bellinzona che ha soccorso e trasportato il conducente e quattro passeggeri all’ospedale. Per liberare il passeggero anteriore i pompieri di Bellinzona hanno dovuto usare la pinza elettrica.

I cinque giovani erano diretti da Bellinzona a Biasca. Sul sedile anteriore viaggiava un 19enne della regione che ha riportato ferite di una certa gravità ma non tali da metterne in pericolo la vita, mentre dietro sedevano due 18enni e un 23enne, tutti della regione, i quali hanno riportato ferite leggere, come pure il conducente


Bersani non replica a Chiesi, e il Municipio non fa ricorso

Caso agente, il sindaco di Giubiasco non replica alle accuse di Chiesi di questa mattina, L’Esecutivo, «sebbene non manchino gli estremi», non ricorre e si concentra sulla ricerca di un nuovo poliziotto

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GIUBIASCO – I toni sull’annullamento dell’assunzione del poliziotto a Giubiasco si sono scaldati questa mattina, quando Gabriele Chiesi, uno dei ricorrenti, ha commentato la notizia sul nostro portale. L’agente era stato licenziato dalla Cantonale a seguito di un’inchiesta per truffa e falsità in documenti e sette cittadini, tra cui Chiesi, avevano inoltrato ricorso.

Il Consiglio di Stato ha dato loro ragione, e Chiesi ha tuonato contro il Municipio, reo a suo dire di conoscere la legge per aggirarla. Abbiamo chiesto una replica al sindaco di Giubiasco Andrea Bersani, che ha deciso di non polemizzare, nel rispetto anche dell’agente coinvolto.

In mattinata, il Municipio ha diffuso un comunicato in cui annuncia di non voler inoltrare ricorso contro la decisione. «Il Municipio di Giubiasco, che ha sempre sostenuto in modo trasparente le ragioni della decisione
contestata, ha preso atto che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da alcuni cittadini contro la nomina di un agente della polizia comunale di Giubiasco, nel frattempo oggetto di un decreto di accusa da parte del Ministero Pubblico», si legge nella nota. «Il Municipio, pur non condividendo la decisione del Governo cantonale, ritiene che sia prioritario ora concentrarsi sulla ricerca di soluzioni che permettano a breve di garantire l’operatività del corpo della polizia comunale di Giubiasco, per il che viene di conseguenza da subito scartata l’ipotesi di impugnare la decisione del Consiglio di Stato innanzi al Tribunale Cantonale Amministrativo,
sebbene non ne manchino gli estremi».


Annullata l’assunzione del poliziotto, «una vittoria della giustizia!»

Gabriele Chiesi, uno dei ricorrenti contro l’assunzione a Giubiasco dell’agente licenziato dalla Cantonale, esulta. «Un trionfo contro gli abusi del Municipio: conoscono la legge solo per aggirarla»

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GIUBIASCO – Era stato licenziato dalla Polizia Cantonale a seguito dell’apertura nei suoi confronti di un’inchiesta per truffa e falsità in documenti, e la sua assunzione presso la Comunale di Giubiasco aveva fatto scalpore. Sette cittadini si erano opposti: dopo svariate polemiche col Municipio, oggi il Consiglio di Stato ha dato loro ragione. L’assunzione è annullata, e per Gabriele Chiesi, uno dei ricorrenti, è una giornata di festa.

«Il commento è semplice: avevamo ragione, il Municipio aveva commesso un grave abuso assumendo una persona che non aveva i requisiti né di legge né del bando di concorso, e il Governo giustamente l’ha accertato e ha annullato l’assunzione. Punto e a capo».

Credevate di poter vincere, dopo le polemiche?
«La polemica è un conto, lo scambio deli allegati in un ricorso un altro. Io sto alla presa di posizione del Municipio sul ricorso, che non stava né in cielo né in terra. Ero fiducioso, anche se non si sa mai di fronte a certi abusi e a certe irregolarità non si può pensare che il Consiglio di Stato desse ragione a loro. Sugli argomenti principali ci ha dato ragione in pieno. È una vittoria su tutti i fronti, soprattutto della giustizia e del fare le cose pulite e non dietro le spalle della gente. Se io e gli altri ricorrenti non ci fossimo mossi, tre giorni prima che l’agente iniziasse a lavorare, sarebbe entrato in servizio e nessuno avrebbe più potuto far nulla. Il Municipio ha tentato di ritardare il ricorso, ma io ho mangiato la foglia e l’ho consegnato di persona, ottenendo l’effetto sospensivo per l’uomo, altrimenti l’esecutivo avrebbe potuto mettere in atto l’abuso. Così siamo riusciti a far trionfare la giustizia e il diritto».

Il punto che più vi ha dato fastidio è stata la segretezza, vero?
«Il Municipio, se la notizia non fosse uscita sui media (per prima la Regione), che ha fra i suoi membri un avvocato e un tenente di polizia giudiziaria, avrebbe fatto tutto di nascosto. Siamo arrivati al limite dell’accettabile. Al di là del fatto in sé del poliziotto che entra o no in servizio, dietro il nostro ricorso c’è un lavoro per combattere gli abusi di chi dovrebbe conoscere la legge per rispettarla, ma invece la conosce solo per aggirarla. Comunque, non avremmo accettato l’assunzione nemmeno se avessimo saputo prima chi era l’agente che avevano messo sotto contratto».

Ora il Municipio può però ricorrere…
«Voglio proprio vedere! Noi non dobbiamo fare più nulla, ora toccherebbe a loro convincere i giudici del Tribunale Amministrativo. Figuriamoci, con quelle fesserie che hanno fatto, basta leggere la motivazione della sentenza e si vede che non c’è un millimetro di spazio per un altro ricorso».

La cittadinanza come ha reagito alla notizia?
«La sentenza è arrivata stamattina e la notizia comincia a circolare ora. Io farò la mia parte per farla circolare, qualcosa intendiamo fare perché la vittoria è qualcosa che va comunicato e festeggiato, essendo una lotta contro gli abusi del Municipio di Giubiasco: non è il primo, non sarà l’ultimo».

Cosa vorrebbe dire al Municipio?

«Al Municipio non dico niente. Cosa si vuol dire a un Esecutivo che si permette
di dire che il concetto di condotta irreprensibile non è mai stato meglio specificato? Ma stiamo scherzando?»


Anche l’ex docente ricorre. Si tornerà in aula

L’uomo, condannato a 14 mesi sospesi con la condizionale, contesta la sentenza dopo aver letto le motivazioni. Hanno inoltrato ricorso anche il procuratore pubblico e le parti lese

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ARBEDO – Il caso che aveva tanto fatto discutere e indignare l’intero Ticino torna in aula. Il maestro di Arbedo, condannato a 14 mesi sospesi, e dunque tornato in libertà dopo una detenzione di un anno, ha deciso di inoltrare ricorso.

L’uomo contesta quasi integralmente il giudizio dato dalla corte, che gli aveva riconosciuto i reati di atti sessuali con fanciulli e di coazione nonché in parte di violazione del dovere d’assistenza o educazione e di vie di fatto reiterate, assolvendolo invece da quelli di tentativi di toccamenti ai danni di altri sei bambini, dall’aver fatto delle avance ad un ventenne in auto e dalla coazione semplice. Una volta letta la sentenza, l’ex docente ha fatto partite il ricorso alle Corte di appello e di revisione penale, così come avevano già provveduto a fare, per motivazioni ovviamente opposte, il procuratore pubblico Nicola Respini e le parti lese.


Vogliono abbattere il Palabasket di Bellinzona?

Alcuni deputati PLR interrogano il governo: è vero che si vuole abbattere il Palabasket e la piscina del Liceo Lugano 1?

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BELLINZONA – Costi di manutenzione troppo elevati. Sarebbero queste le motivazioni che indurrebbero il DECS a mettere in conto l’abbattimento del Palabasket di Bellinzona (o “Pala-Ponzio”, come lo chiamano ancora taluni) e della piscina del Liceo di Lugano 1. A sostenerlo in un’interrogazione sono alcuni deputati PLR, capitanati da Fabio Schnellmann, che ricordano come nel nostro Cantone le strutture sportive siano preziosissime visto l’elevato numero di persone che praticano sport.

«Nel nostro Cantone si stima che, chi in società sportive o nell’ambito scolastico oppure chi in modo del tutto individuale, almeno 200’000 persone praticano sport in maniera più o meno regolare. Appare quindi evidente che le attuali strutture sportive presenti sul nostro territorio sono al limite per soddisfare le richieste di pubblico, società sportive e scuole», scrivono i deputati nell’atto parlamentare. E malgrado la situazione delle finanze cantonali, «crediamo che comunque la promozione delle attività sportive debba risultare una delle priorità che un Governo intenda perseguire».


Castelli di Bellinzona: è boom di turisti!

Nei primi sei mesi dell’anno tanti visitatori quanti durante tutto il 2011. In aumento anche i risultati FFS RailAway e i pernottamenti

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BELLINZONA – Nei primi sei mesi dell’anno, i Castelli di Bellinzona, hanno registrato una crescita record del 40% dei propri visitatori rispetto all’anno scorso. L’aumento ha interessato in modo particolare gli ospiti provenienti dalla Svizzera interna, dal Ticino e dalla Gran Bretagna. Il risultato storico è confermato anche dai dati forniti da FFS RailAway che, nello stesso periodo, registrano un incremento del 30% nei pacchetti venduti comprendenti i Castelli. Gli ospiti soggiornanti nelle strutture alberghiere del Bellinzonese sono pure aumentati del 4% nel primo semestre, beneficiando pertanto dell’effetto traino generato da questo Patrimonio UNESCO.

Nella stagione 2011 ai Castelli di Bellinzona si registrarono 22’000 visitatori. Questo dato è costantemente cresciuto negli anni successivi, fino a registrare il risultato record di 48’767 nella stagione 2014. L’anno successivo è poi stato caratterizzato dalla prima lieve flessione con 46’044 visitatori. Nei primi sei mesi dell’anno sono già stati contati ben 21’859 visitatori, ossia il risultato conseguito nel 2011 sull’intero anno, con una crescita notevole del 40% rispetto all’anno precedente.

L’ottimo risultato del primo semestre è confermato dai dati forniti da FFS RailAway. Fino a fine giugno, le vendite relative alle offerte e ai pacchetti comprendenti i Castelli di Bellinzona, sono infatti cresciute del 30% rispetto all’anno scorso. Il risultato storico dei Castelli ha contribuito a fungere da traino anche sull’andamento degli alberghi del Bellinzonese che, nei primi sei mesi, registrano complessivamente un aumento dei pernottamenti del 4%.

La stagione dei Castelli, durante la quale annualmente si svolgono oltre 240 eventi di varia natura, prosegue nei prossimi giorni con la manifestazione Castle on Air a Castelgrande, seguita a ruota da Cinema a Castelgrande. Dal profilo espositivo, nel mese di agosto, verranno inaugurate due importanti mostre legate al Castello di Serravalle e, nell’anno di Alptransit, al tema Dreamland Alps. Nel mese di ottobre si svolgerà poi per la prima volta la Giornata dei Castelli Svizzeri.

L’obiettivo numerico per la stagione in corso che, vedrà tutti e tre i Castelli aperti fino all’8 gennaio con un’offerta pensata anche durante il periodo invernale, è quello di raggiungere per la prima volta i 50’000 visitatori paganti alle mostre e ai musei. In base anche ad un recente studio promosso dal DFE, i visitatori complessivi dei Castelli sono già oltre 100’000, tenendo conto anche del pubblico che usufruisce delle aree gratuite.


Beatles contro truzzi

A Bellinzona in scena i Beatles Days, mentre Lugano a tutto volume con il City Beats Festival

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BELLINZONA/LUGANO – Un fine settimana all’insegna della musica in Ticino. Due in particolare gli eventi che catalizzeranno il pubblico, con due offerte molto diverse. A Bellinzona entrano nel vivo i Beatles Days, mentre a Lugano musica a tutto volume con il City Beats Festival.

Partiamo dalla capitale. Questa sera in Piazza del Sole si parte già alle 19.30, con Fausto Leali e Le Orme, e per i nottambuli si continua a partire da mezzanotte e trenta al Woodstock Music Pub di Arbedo. Per domani, sabato 23, sempre a partire dalle 19.30, musica con The Nowhere Land, B-Tles 3-Bute, Rolando Giambelli e The Beatbox, e conclusion sempre al Woodstock Music Pub con George Merk.

A Lugano invece musica da “truzzi”, per usare un termine ormai già caduto nel dimenticatoio. Questa sera si inizia con la Reggaeton Revolution, il brand reggaeton più celebre del Canton Ticino, e poi Fabio Rovazzi. Sabato 23 Historia Dance accoglie l’icona della musica dance Gigi D’Agostino. Si chiude domenica, con una proposta coloratissima: Holi Festival Lugano! Ispirato a una festa tipica della tradizione induista, dedicata ai colori, all’uguaglianza e all’amore, la festa viene celebrata con il lancio rivolto al cielo di una miriade di colori.


Tre ballottaggi in una legislatura!

A Camorino si torna alle urne, Carlo Donadini ci riprova per la terza volta. Riuscirà ad essere l’ultimo sindaco?

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CAMORINO – Carlo Donadini ci riprova. Per la terza volta. Siamo a Camorino, uno dei Comuni che ha detto sì alla Nuova Bellinzona. Nel 2012 l’ex granconsigliere PPD Carlo Donadini, nonché ex sindaco per un ventennio, candidato su una lista civica in rotta con il suo partito (anche se gli appoggi cantonali non gli vengono a mancare), riesce ad essere eletto sindaco di quindicina. Uno smacco per il sindaco uscente Vincenzo Mozzini (PLR), che lancia il ballottaggio e vince.

Poi Mozzini si ritira. Per il sindacato si fa avanti Athos Maranta (PLR), ma anche Carlo Donadini. Questa volta la sconfitta per Donadini è netta. Maranta però non rimane in carica a lungo, e anche per ragioni di salute getta la spugna qualche mese fa.

E ora, per la terza volta in una legislatura, nel Comune di Camorino – poco meno di 3 mila anime – si tornerà a votare per il sindaco. Due infatti le candidature pervenute. La prima è quella del vicesindaco Roberto Terzi (PLR). La seconda – ovviamente – è quella di Carlo Donadini.

La votazione si terrà probabilmente il prossimo 4 settembre.