Categoria: Mendrisiotto

Della Casa si è dimesso

Lo ha comunicato attraverso il Mattino la Lega di Stabio. “Lo ringraziamo per quanto fatto a favore del nostro comune e gli assicuriamo vicinanza e appoggio in questo momento difficile”

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STABIO – Graziano Della Casa si è dimesso dal Consiglio comunale, dove occupava un posto per la Lega di Ticinesi.

Il noto garagista è in carcere da fine gennaio, accusato di truffa aggravata e falsità in documenti e reo confesso. Il PLR di Stabio, con un atto parlamentare, e con una lettera firmata dalla presidente Natalia Ferrara lo avevano invitato a dimettersi, l’UDC aveva affermato che dovrebbe essere il suo partito a farlo. Erano poi circolate delle voci secondo cui da dietro le sbarre Della Casa avesse già fatto un passo indietro, oggi è arrivata la conferma della Lega di Stabio, attraverso il Mattino.

“La Sezione di Stabio della Lega dei Ticinesi prende atto della volontà e senso di responsabilità di Graziano Della Casa nel rassegnare le dimissioni da membro del Consiglio comunale. La sezione di Stabio ringrazia per il lavoro svolto, le linea guida date, l’impegno e la dedizione incondizionata a favore del nostro movimento e del nostro Comune. Gli auguriamo che questo difficile momento trovi presto la fine, assicurandogli la nostra vicinanza e il nostro totale appoggio”, si legge nel domenicale.


L’UDC di Stabio, “dovrebbe essere il suo partito a chiedere le dimissioni di Della Casa”

I democentristi affermano che tocca a Stabio C’è sollecitare un passo indietro del proprio rappresentante. “Azione dolorosa, ma indispensabile per ristabilire fiducia nelle istituzioni”

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STABIO – Il caso Della Casa continua a far discutere a Stabio. Il Consigliere comunale di Stabio C’è, ovvero la versione leghista della cittadina, è in carcere ormai da un po’, accusato di truffa aggravata e falsità in documenti, faccia lo stesso e reo confesso, non si è ancora dimesso. Il PLR, per voce della sua presidente Natalia Ferrara e dell’intero gruppo del Legislativo, lo ha chiesto a gran voce.

Ora interviene nella querelle l’UDC stabiense, che afferma di non chiedere le dimissioni per un semplice motivo: deve pensarci il partito dell’accusato.

“Noi non chiederemo le dimissioni del Sig. Della Casa dal Consiglio Comunale.
E le ragioni sono alquanto semplici: questa richiesta deve giungere dal suo stesso gruppo politico spontaneamente e non perché sollecitato a gran voce dagli organi istituzionali del Comune. Il gruppo Lega – Stabio C’è dovrebbe avere il buon senso di agire autonomamente e in modo deciso; dovrebbe farlo per rispetto nei confronti dei propri sostenitori e verso l’intera cittadinanza”, si legge in una nota. “Un’azione forse dolorosa ma decisamente opportuna ed indispensabile per consentire alla collettività di ristabilire un minimo di fiducia verso coloro che oggi li rappresentano nelle istituzioni, un’azione che gioverebbe anche al protagonista della grave vicenda che potrebbe così concentrarsi nel modo più opportuno sulla sua difesa verso le pesanti accuse mosse dalla Procura”.

“Nonostante la presunzione d’innocenza debba sempre prevalere fino a dimostrazione della fondatezza delle accuse, è innegabile che la parziale ammissione di responsabilità del Sig. Della Casa costituisca di fatto, almeno politicamente, un tradimento della fiducia che i cittadini avevano riposto in lui in occasione delle ultime elezioni comunali”, proseguono i democentristi.

Il tipo di vicenda, aggiungono, “si presta particolarmente bene per attacchi di tipo personale o collettivo nei confronti di singoli o gruppi politici, ed è proprio per questo che vogliamo prendere le distanze da queste dinamiche ribadendo in modo forte e chiaro che non sempre il fine giustifica i mezzi e che morale ed etica dovrebbero sempre prevalere ed essere un punto di riferimento per chi ha l’onore di assumere cariche istituzionali”.

Insomma, l’UDC non ha gradito, ovviamente, l’intera vicenda, e nemmeno la richiesta liberale, pubblica, di dimissioni. Stabio C’è, per ora, tace.


Svolta nell’omicidio di via Valdani: a uccidere Falconi fu solo Pasquale Ignorato

Da una perizia giudiziaria eseguita a Ginevra, pare che l’arma del delitto sia stata una sola, confermando dunque la tesi dei due uomini in carcere: il figlio Mirko avrebbe solamente assistito ai fatti

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CHIASSO – Svolta clamorosa nelle indagini per l’omicidio di Angelo Falconi, avvenuto a Chiasso il 27 novembre 2015. In carcere vi sono padre e figlio, e il giovane avrebbe detto più volte di non aver preso parte al delitto, tesi confermata dal padre, a cui però in pochi credevano.

Una perizia giudiziaria eseguita dell’Ospedale universitario di Ginevra gli darebbe ragione. Falconi fu ucciso da una sola arma del delitto, una spranga (anche se una lama, di cui si parlava, non è mai stata ritrovata). Dunque, sarebbe stato il padre, Pasquale Ignorato, a uccidere l’uomo, con cui aveva problemi legati a questioni finanziari, mentre il figlio Mirko avrebbe solamente assistito ai fatti.

L’avvocato di Mirko Ignorato dunque chiede che il suo assistito venga scarcerato, in attesa del processo. Con i nuovi sviluppi, la sua posizione sarebbe certamente meno grave.


Il PLR di Stabio all’attacco. «Casi come quello di Della Casa nuocciono alle istituzioni e al Comune»

I liberali chiedono se il consigliere comunale si è già dimesso e, se così non fosse, se non può essere sollevato dal ruolo politico. Inoltre sollecitano un accurato accertamento fiscale sul leghista

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STABIO – Ieri la lettera di Natalia Ferrara, presidente della sezione PLR di Stabio, in merito alla vicenda Della Casa, ha fatto discutere: la granconsigliera annunciava un’interpellanza del suo gruppo in Consiglio comunale, e attaccava la comunicazione della Lega, pronta a prendersela con gli avversari ma a chiedere di non dare clamore, a suo avviso, ai casi che coinvolgono i suoi rappresentanti. Lorenzo Quadri in serata aveva ribattuto sostenendo che Ferrara sarebbe in cerca di visibilità, e chiedendole come mai non si è chinata sul caso di Lisa Bosia Mirra, accusata di aver aiutato degli immigrati clandestini a entrare in Svizzera.

Ma la questione di fondo, che Ferrara riprende nei suoi interventi su Facebook, è: Della Casa deve dimettersi? Come detto, il gruppo PLR del legislativo stabiese non ha dubbi.

«In data 31 gennaio il Ministero Pubblico e la Polizia Cantonale hanno reso noto l’arresto di alcune persone nell’ambito di un’indagine iniziata alcuni mesi fa che ha interessato garage, carrozzerie e concessionarie auto in particolare del Sottoceneri. Stando al primo comunicato stampa e alle notizie pubblicate nei giorni a seguire, l’indagine ha permesso di accertare importanti raggiri a danno di compagnie assicurative, in particolare attraverso la simulazione e la creazione intenzionale di sinistri. Tra le ipotesi di reato a carico degli imputati la truffa per mestiere e la falsità in documenti. Sempre a mezzo stampa, si è appreso che fra le persone coinvolte vi sarebbe anche un consigliere comunale di Stabio di 62 anni, eletto sulla lista “Lega + Stabio C’è”», si legge. E, nonostante la stampa non abbia fatto nomi, «sulla lista in questione, per età e professione, l’unica persona che corrisponde al profilo è Graziano Della Casa, presidente della locale sezione della Lega dei ticinesi».

«Considerata la gravità delle accuse mosse dalla Procura, il gruppo PLR non può non sollecitare le immediate dimissioni di Graziano Della Casa. Il solo reato di truffa per mestiere prevede una pena massima fino a 10 anni di detenzione e – sempre secondo le notizie apparse a mezzo stampa – non solo l’arresto è stato confermato dal Giudice competente, ma l’imputato sarebbe (almeno parzialmente) reo confesso. Ossia, avrebbe ammesso di aver truffato intenzionalmente delle assicurazioni per conseguire un illecito profitto».

L’atto, che porta le firme di tutti i consiglieri comunali liberali (Evaristo Reggi, Cihan Aydemir, Katia Camponovo, Chiara Castelletti, Alessandro Del Bufalo, Fulvio Moretto Fulvio, Emanuele Rusconi e Diego Solcà), sottolinea che «spetta solo alla giustizia chiarire definitamente le responsabilità della persona coinvolta ma il dato politico è già chiaro e non può essere sottaciuto: simili notizie non solo non fanno bene alle istituzioni e all’immagine del nostro Comune ma costituiscono un forte deterrente per i giovani che si avvicinano alla politica e una grave delusione per l’intera cittadinanza».

Dunque, chiede al Municipio se:

«1. anche a suo avviso l’arresto di un consigliere comunale possa danneggiare l’integrità e l’immagine delle istituzioni del nostro Comune;

2. sia possibile sollevare il consigliere comunale dal suo incarico quanto prima;

3. sia già pervenuta la lettera di dimissioni direttamente da parte del consigliere comunale coinvolto o altre missive da parte del suo gruppo “Lega + Stabio c’è” e, se non fosse il caso, se ritiene di rivolgersi lui stesso agli interessati per sollecitare le dimissioni;

4. si sia già attivato presso la Sezione enti locali per sapere quale prassi seguire in questi casi;

5. tenuto conto delle ipotesi di reato e considerata la situazione personale dell’imputato, il Municipio non ritiene di dover anche sollecitare presso le competenti autorità cantonali un accurato accertamento fiscale».


Ferrara, «Della Casa dimettiti! Lega superficiale: le sue porte sono aperte a indagati e pregiudicati!»

Natalia Ferrara durissima: «i leghisti mettono in moto la macchina del fango, ma se l’arrestato è un leghista, la notizia è irrilevante. Io non ci sto!» Il gruppo PLR di Stabio chiede le dimissioni con un’interpellanza

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STABIO – Non è un momento felicissimo per i rappresentanti della Lega nel Mendrisiotto. Tiziano Pasta a Mendrisio, denunciato dall’OCST per irregolarità nei salari a dei dipendenti, si è dimesso. Ora il PLR di Stabio ha presentato un’interpellanza al Consiglio comunale in cui si chiede che Graziano Della Chiesa, in carcere dallo scorso 31 gennaio causa una truffa aggravata e falsità in documenti, faccia lo stesso.

«Abbiamo deciso di citare con nome e cognome Graziano Della Casa per non sparare nel mucchio. Vero è che nel nostro Comune si è capito di chi si tratta (grazie proprio a tutte le informazioni pubblicate a mezzo stampa), mentre fuori da Stabio, prendendo noi posizione pubblicamente, si rischiava di coinvolgere l’intero gruppo “Lega + Stabio c’è” per fatti gravi, il che non ci sembrava corretto», precisa Natalia Ferrara, presidente della sezione liberale.

La lunga lettera è un j’accuse alla Lega e ai suoi organi comunicativi. «La Lega da oltre 25 anni dalle colonne del suo settimanale e, più recentemente ma con la stessa costanza, attraverso il suo portale online, mette in moto la macchina del fango e spende energie ineguagliabili per offendere, denigrare e deridere i suoi avversari. Politici, funzionari, imprenditori, giornalisti, uomini e donne di cultura, chiunque, insomma, non marci insieme alle truppe di via Monte Boglia. E chi non si piega, paga. Con le pagine cariche di insulti si potrebbero lastricare tutte le strade di questo Cantone: più bugie che verità, più caricature che concetti, più insulti che idee. Una povera politica che usa i problemi, cavalca paure e suscita invidie. La Lega dice e si contraddice, la Lega prima soffia sul fuoco e poi accorre facendo finta di essere un pompiere».

Sul caso Della Casa, poco o nulla. «Secondo Quadri non si tratta di un’informazione rilevante. In fondo quanto conta il consiglio comunale della cittadina di confine? E che peso ha un arresto – confermato dal Giudice prima che Il Mattino andasse in stampa – per truffa aggravata e falsità in documenti? Dunque secondo Quadri è colpa dei media: se un leghista è accusato di essere un truffatore – e pare che l’arrestato sia (almeno parzialmente) reo confesso, i media non devono dirlo, non troppo forte insomma. Eh sì, perché, notoriamente, Il Mattino della domenica alla privacy ci tiene!».

«L’atteggiamento accomodante e superficiale del domenicale sembra collimare appieno con i principi del movimento. Sembra che se sei pregiudicato, sotto inchiesta o quanto meno facile all’insulto, puoi comunque candidarti. Vai bene lo stesso, insomma. Le porte sono aperte, anzi, spalancate. Non mi metterò qui a fare l’elenco, per mancanza di spazio, e mi limiterò solo agli ultimi giorni, passando da Paradiso, Mendrisio e, appunto, il mio Comune, Stabio; casi molto diversi ma situati su di uno sfondo comune». Ferrara elenca i casi più recenti: Ibraimi che ha ritirato la sua candidatura al Legislativo di Paradiso dopo i post antisemiti, Pasta, Della Casa.

«Da cittadina, non da ex magistrato, non da avvocato, non da deputata, da semplice cittadina di Stabio, chiedo che Graziano Della Casa rassegni immediatamente le dimissioni. Meno di un anno fa il presidente della Lega di Stabio ha giurato fedeltà alla Costituzione e alle Leggi nella sala del consiglio comunale. Oggi, dalla Farera, farebbe bene a scrivere che rinuncia ad una carica che certamente non merita senza che si attendano mesi come a Mendrisio, per finire poi con lo stesso capogruppo leghista Massimiliano Robbiani che ieri ha commentato le dimissioni di Tiziano Pasta come “un atto dovuto”», prosegue la granconsigliera.

«Ogni persona può sbagliare e nessuno può sostituirsi alle autorità penali, ma se noi cittadini non pretendiamo con forza e determinazione che ciascuno si assuma la responsabilità (anche politica) per i suoi atti, finiremo per essere un Cantone dove chi vive al limite della legalità, chi lo supera, chi inneggia al razzismo e all’antisemitismo, chi si crede più furbo ed intoccabile avrà sempre più potere e sempre meno scrupoli».


Da sinistra a destra, il Mendrisiotto unito contro lo smog. «Vogliamo strategie per l’aria a lungo termine!»

Alcuni consiglieri comunali di Chiasso, Novazzano, Balerna, Mendrisio, Coldrerio e Morbio lanciano un appello, «non lasciateci soffocare!» Ci sono firme di esponenti di tutte le correnti politiche

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CHIASSO – Il Mendrisiotto si ribella allo smog e chiede al Governo di intervenire: la decisione di revocare dopo appena 48 ore le misure introdotte dal Dipartimento del Territorio non è piaciuta.

Sono sei i comuni che, sulla scia della manifestazione organizzata dai Verdi in Consiglio Comunale qualche giorno fa, hanno deciso di lanciare un appello, con sei lettere pressoché identiche: si tratta di Chiasso, Novazzano, Balerna, Mendrisio, Coldrerio e Morbio.

Questo il testo:

«Non lasciateci soffocare!

I consiglieri comunali, di tutti i partiti, deplorano la decisione di abbandonare le misure speciali anti smog dopo nemmeno 48 ore dalla messa in esercizio delle stesse.
Il nostro comune e il Mendrisiotto stanno soffocando nelle polveri fini, con valori che superano del triplo i limiti previsi per legge. Negli ultimi 3 mesi i livelli hanno superato i valori massimi per quasi 30 volte mentre l’ordinanza prevede al massimo un superamento all’anno.

Due giorni fa sono state introdotte delle normative speciali che sono rimaste in vigore per un lasso di tempo che ci permettiamo di definire ridicolo. Come si può pensare di risolvere il problema delle PM10 con un paio di giorni di misure palliative?

I comuni del Basso Mendrisiotto chiedono a gran voce al nostro governo di chinarsi seriamente sul problema e elaborare con priorità massima delle strategie di miglioramento della qualità dell’aria a lungo termine. Non è pensabile di agire sempre e solo quando la situazione è ormai degenerata.
Il nostro distretto sta vivendo una grave crisi sanitaria e ambientale e in questo momento di emergenza abbiamo bisogno di un governo coraggioso che sappia compiere scelte importanti, magari non sempre condivisibili da tutti, in favore dei suoi cittadini e per la difesa della salute pubblica».

Le firme, ovviamente, arrivano da molti esponenti dei Verdi (Alberto Benzoni, Simona Arigoni Zuercher, Daniela Benzoni a Balerna, Jessica Bottinelli a Chiasso, Claudia Crivelli Barella, Daniela Carrara e Tiziano Fontana a Mendrisio, Eric Sciolli a Morbio) ma non solo. Diversi sono i rappresentanti delle varie sinistre (Damiana Chiesa, Mixaris Gerosa, Maurizio Manfredini a Balerna, Denise Maranesi a Chiasso, Claudia Soldini Galetta a Coldrerio, Françoise Gehring e Andrea Ghisletta a Mendrisio, Dafne Mombelli a Morbio, Claudio Luppi, Laura Panzeri Cometta e Athos Poretti a Novazzano), però vi sono firme anche dai liberali (Marzio Grassi a Balerna, Luca Bacciarini a Chiasso, Maria Bianchi a Morbio e Giorgio Montorfano e Davide cantelli a Novazzano), parecchi pipidini, soprattutto a Novazzano (sono ben nove: Nathalie Bernasconi, Sergio Bernasconi, Michele Croci, Luca Filippini, Simone Poletti, Andrea Riva, Luca Sala, Pierre Sandrinelli, Joel Vaucher-de-la–Croix, oltre a Francesco Doninelli a Balerna, Davide De Donatis a Chiasso, Carlo Bernascina a Coldrerio, Francesca Luisoni a Mendrisio, Elena Medici a Morbio). Non mancano anche consiglieri comunali di movimento più di destra come Lega e UDC (Lorenzo Bianchi a Coldrerio, Massimo Cavadini a Morbio e Mirko Stephani a Novazzano).

Insomma, vedendo queste missive e soprattutto le loro firme, quello dell’inquinamento e delle misure da intraprendere appare essere un problema sentito trasversalmente nel Mendrisiotto. Vedremo se a una presa di posizione così massiccia avrà risposte.


Dramma a Mendrisio: muore una donna investita da un’auto. Il conducente 80enne ritrovato in un esercizio pubblico

L’anziano ha investito la 67enne che stava attraversando la strada. La donna è morta all’ospedale a causa delle ferite riportate dopo essere stata sbalzata a terra

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MENDRISIO – Dopo la morte di una donna per intossicazione di monossido di carbonio, altro dramma in Ticino. Un incidente mortale è infatti avvenuto a Mendrisio, dove un anziano ha investito una donna, morta a causa dell’impatto.

Il tutto è avvenuto attorno alle 19.40 in via Carlo Maderno a Mendrisio.

Un 80enne del Mendrisiotto stava circolando alla guida di una vettura in direzione di Capolago, per cause che l’inchiesta di polizia dovrà accertare giunto all’altezza del numero civico 52 ha investito una pedone 67enne del Mendrisotto che stava attraversando la strada da destra verso sinistra rispetto la direzione di marcia del veicolo.

Causa l’urto la donna è stata sbalzata a terra.

Il conducente non si è fermato sul luogo dell’incidente ed è stato individuato circa un’ora dopo in un esercizio pubblico di Melano.

Sul posto il SAM che ha soccorso e trasportato la pedone all’Ospedale. Causa le gravi ferite riportate la donna è deceduta.


La rabbia di Bottinelli, «non lasciateci soffocare! Non ci si rende conto della gravità della situazione»

La co-cordinatrice dei Verdi ha organizzato un’azione dimostrativa a Chiasso. «Ora guardiamo i valori delle PM10, fra qualche anno rischiamo di farlo con la statistica dei tumori. È desolante».

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CHIASSO – Le misure anti smog sono in vigore, in molti applaudono Zali, ma non tutti sono contenti. Per la co-coordinatrice dei Verdi, Jessica Bottinelli, non è ancora abbastanza. Ritiene che non ci si renda conto del problema, e per cercare di sensibilizzare ha letto un comunicato prima della seduta di Consiglio Comunale a Chiasso, assieme a un’azione dimostrativa.

«Oggi la situazione nel Mendrisiotto è drammatica, siamo davanti a una situazione di emergenza sanitaria e ambientale. Le misure speciali sono solamente dei palliativi, dei cerottini che cercano di fermare un’emorragia in pieno corso. Vogliamo delle misure coraggiose e plateali, come le domeniche senz’auto. Solo con una volontà politica condivisa potremmo veramente evitare situazioni che puntualmente mettono a repentaglio la salute di tutti noi: una politica di energie rinnovabili, la volontà di applicare la tassa di collegamento e rimandare al mittente i ricorsi e mille altre misure», sono state le sue parole. «Con questa piccola azione dimostrativa chiediamo che il nostro Municipio si faccia promotore di una tavola rotonda con il cantone per elaborare strategie e misure a lungo termine, un vero e proprio programma d’emergenza. Le PM10 sono invisibili, intoccabili e perfino inodori…i danni che creano sono tutt’altro che sottovalutabili. Nel nord Italia alcune grandi città hanno bloccato il traffico nei centri, chiediamo ai nostri ministri dell’ambiente e della sanità di intervenire quanto prima e di non dimenticare Chiasso e il Mendrisiotto in una nuvola di smog».

Nel pomeriggio, avevamo parlato con lei del tema, e aveva rincarato la dose.
«Sono stufa di sentirmi dire che non si possono fare le targhe alterne, per esempio, per non danneggiare l’economia: vorrei che qualcuno pensasse ai costi della salute, che sono certamente superiori a eventuali perdite economiche che si possono tollerare. Il problema non è nemmeno preso in considerazione, è scandaloso».

Il limite degli 80 chilometri all’ora e i mezzi pubblici non la soddisfano, quindi?
«Adesso c’è bisogno di qualcosa di incisivo, penso a tre giorni a targhe alterne. Questa domenica Zali avrebbe potuto lanciare una domenica senz’auto. Le misure introdotte sono tardive, i valori sono altissimi da più giorni. l cittadino comune a mio avviso non si rende conto della gravità della situazione, a livello politico il tema non è sottovalutato, di più. Vedo gente che va in bicicletta o fa jogging, mi veniva voglia di fermarmi a dire di non farlo… e Regazzi scrive su Facebook di non respirare. Anche con cinque ministri verdi non c’è la bacchetta magica, però manca il coraggio di fare qualcosa. Una domenica senz’auto smuove le coscienze, fa riflettere sugli spostamenti che si fanno e sulla necessità. È desolante!».

Zali aveva proposto anche targhe alterne e domeniche senz’auto, ma anche all’interno della Lega non c’era stato accordo. Possibile che tema il suo stesso partito nel proporre qualcosa in più?
«Non mi piace parlare degli altri partiti. Le misure che aveva lanciato erano un po’ più incisive, poi si è visto come sono state accolte e suo malgrado ha dovuto fare un passo indietro. Secondo me adesso servirebbe una decisione presa da tutti e cinque i Consiglieri di Stato insieme. O almeno che se ne renda conto il Ministro della Sanità… non si preoccupa? Ora osserviamo i valori delle PM10, fra qualche anno rischiamo di farlo con le statistiche sui tumori…»

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Un 14enne problematico alla base delle tensioni. «Ma alla scuola di Chiasso la situazione è sfuggita di mano»

Due episodi di violenza in pochi giorni, con protagonista lo stesso giovanissimo eritreo, hanno scosso le medie della cittadina. Parla il padre di uno dei ragazzi picchiati, accusato di essere xenofobo

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CHIASSO – Negli scorsi giorni, alcuni episodi di violenza avevano scosso le scuole medie di Chiasso e, logicamente, i genitori dei ragazzi che la frequentano. Coinvolto, in entrambi i casi, un giovane eritreo di 14 anni, giunto in città come richiedente l’asilo.

Il ragazzo dapprima avrebbe litigato con un compagno dopo un lancio di palle di neve nel piazzale della scuola, dove il ragazzo avrebbe sferrato una testata. Le voci di bullismo erano subito corse in rete, smentite dal DECS, ma poi, pochi giorni dopo, lo stesso giovanissimo eritreo era stato protagonista di un altro episodio, una rissa con un ragazzo che da un paio d’anni non frequenta più le medie ma che vi era giunto in motorino. Fra i due ci sarebbe stata acredine nata da una serata in palestra al Midnight Sport.

Il ragazzo africano ha problemi comportamentali accertati, e la scuola ha convocato il plenum e visitato le classi. Gli allievi avrebbero detto di avvertire delle tensioni a sfondo razziale, e il Corriere del Ticino ha accusato un uomo di Chiasso, di idee vicino alla Lega, di alimentarle.

Liveratv.ch l’altro giorno ha raggiunto quest’uomo, che è il padre di uno dei ragazzi picchiati. Ha raccontato i retroscena di quanto accaduto. «Il giovane eritreo continua a cercare scontri con gli altri allievi, e in più è alto un metro e 80 ed è chiaro che fisicamente ha la meglio. Era già stato coinvolto nei giorni scorsi nella rissa a causa di una palla di neve, dove aveva picchiato un 11enne».

Sabato sera al Midnight ecco l’altro episodio, che il genitore ha svelato. «Avevano messo una musica eritrea e un amico angolano di mio figlio adottivo si è messo a ballare. Il 14enne lo ha minacciato pesantemente dicendogli che non doveva ballare la musica del suo paese. La cosa sembrava finita lì.  Ma lunedì mezzogiorno suonano il campanello di casa mia e al citofono mi dicono: fai scendere tuo figlio. Vado giù io, allora, e mi trovo il 14enne eritreo con un altro ragazzo. Gli ho detto di lasciare in pace i miei figli, che siamo persone che vogliono vivere tranquille e che per me la cosa finiva lì». Poi nel pomeriggio, però, «un altro eritreo dice a mio figlio più piccolo: “quando finisce la lezione ti spacco la faccia”. Così il mio figlioccio è andato a prendere il fratellino per proteggerlo, non in motorino, ma a piedi, e poi è nato il litigio nel piazzale: il 14enne eritreo gli ha dato una testata in faccia facendogli sanguinare il naso, e lui ha reagito tirandogli un pugno».

A chi gli rimprovera di essere razzista, ammette di essersi lasciato scappare una sola frase, pronunciata dopo aver visto il figlioccio a terra colpito dalla testata. «Gli ho detto “negro di m—a”, ma poco dopo, al Pronto soccorso, dove sono stati portati entrambi i ragazzi, ho chiesto scusa al 14nne e ai suoi genitori. Testimoni gli agenti di polizia che ci hanno accompagnati in ospedale». Ha spiegato di avere amici di diverse etnie, e dunque di non sentirsi né xenofobo né razzista. «Alla scuola di Chiasso la situazione è sfuggita di mano: ci sono diversi eritrei problematici, e un gruppo di ragazzi siriani che regolarmente si mettono in piazza a lanciare uova contro la macchine. È intervenuta anche la polizia ma loro continuano. A voi sembra normale?» ha concluso.


Balerna, il calvario di chi denunciò. «Il mobbing subito ha influito sulla loro salute»

Pronzini riassume la vicenda dei maltrattamenti, ponendo l’accento anche su chi ha dato il via al secondo troncone. «Speriamo che questo caso serva a sensibilizzare. Agirò politicamente per maggiori controlli»

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BALERNA – Matteo Pronzini è in prima fila da tempo per fare chiarezza sui maltrattamenti avvenuti alla casa anziani di Balerna. Il Municipio chiede silenzio, per aiutare a guarire le ferite delle vittime, voci interne all’istituto parlano di anziani trattati come gioielli. E i collaboratori che hanno avuto il coraggio di denunciare? Secondo le nostre fonti, hanno perso il posto dopo due anni di assenza per malattia. Qual è la verità? Lo abbiamo chiesto a Pronzini, che ricapitola, chiarendola, l’intera vicenda.

La serata informativa he avete organizzato lunedì com’è andata?
«Sono soddisfatto. Il nostro obiettivo quando il gruppo locale del MPS ci ha chiesto di fare questa serata era di dare un contributo sulla situazione riguardante i maltrattamenti. Si è rivelata corrispondente alla necessità della popolazione di avere delle informazioni che nessuno ha dato loro sin dal 2011».

Ovvero quali informazioni?
«Di capire esattamente cosa è successo e qual è la gravità di quanto avvenuto. Già da prima del 2011 il personale aveva più volte segnalato nei confronti della direzione della casa anziani, alla capo cura, al direttore, al Municipio, una serie di lacune, di mancanza di personale che mettevano a rischio la qualità delle cure. Nessuno di chi era preposto a farlo ha mai agito, finché nel 2011 una stagista ha denunciato dei maltrattamenti. Il problema è che il Municipio ha cercato di nascondere la sporcizia sotto il tappeto, con la copertura dell’Autorità cantonale, e questo ha fatto sì che i maltrattamenti verso altri dieci ospiti non si fermassero. Essi sono proseguiti sino al 2015, da parte di tre operatori, finché dei colleghi non hanno denunciato tutto alla Magistratura».

Le persone che hanno denunciato hanno perso il posto, giusto?
«Sono state tutte liquidate dalla Casa per anziani, è un tema su cui dovremo tornare perché trovo sia indegno il modo in cui il Municipio e l’istituto si siano comportati nei loro confronti».

Voci interne ci hanno detto che in realtà si siano messi in malattia, e che dopo due anni sono stati licenziati. È così?
«Queste persone hanno subito mobbing da parte della direzione, a seguito del loro coraggio di denunciare la situazione. La pressione subita ha avuto conseguenze sulla loro salute, come credo sia più che normale. Dobbiamo chiederci se non ci siano delle responsabilità da parte delle autorità comunali per aver lasciato soli i loro collaboratori e aver permesso che ci fosse un mancato rispetto della legge sugli obblighi del datore di lavoro di garantire la salute ai propri dipendenti».

Ora sono riusciti a ricostruirsi una vita lavorativa?
«No, per il momento non hanno trovato un posto di lavoro».

E ai presunti maltrattatori cosa è successo?
«Le tre persone del secondo troncone non sono state sospese e sono tutt’ora alle dipendenze del Comune di Balerna».

Il Municipio, che voi accusate, vi ha dato risposte dopo la serata?
«Certo che no. Dal Municipio ormai non ci aspettiamo più molto. Ci auguriamo che ci sia un intervento da parte dell’Autorità cantonale, che deve far rispettare la qualità delle cure».

Adesso com’è la situazione a Balerna?
«Non lo so, sappiamo che cosa non ha fatto il Municipio, che non è intervenuto per far sì che i maltrattamenti cessassero».

Lei si occuperà anche di altre case anziani, di monitorare come vivono gli anziani all’interno di esse?
«Chiaramente sì, stiamo riflettendo su delle proposte politiche per intervenire in questi ambiti e in quello ospedaliero, dove il Cantone deve verificare che siano rispettate situazioni legali da parte di tutti. Come azione politica intendo delle mozioni, come accaduto a Balerna».

Questa vicenda servirà a sensibilizzare sul tema?
«Lo spero. Mi auguro che questa situazione abbia permesso in un modo o nell’altro a sensibilizzare. Sarebbe il minimo, non dimentichiamo che su 35 ospiti più di 20 in cinque o sei anni sono stati maltrattati».

Cosa consiglia a chi si dovesse accorgere che un proprio parente viene maltrattato?
«Di intervenire subito, di chiedere all’autorità di farlo».


Ritrovata Nicole Cossu

La sedicenne, che aveva fatto perdere ieri le sue tracce, è stata ritrovata a Chiasso

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CHIASSO – Dopo l’ansia, il sollievo. La Polizia Cantonale ha revocato l’avviso di scomparsa relativo a Nicole Cossu.

La giovane sedicenne, domiciliata a Coldrerio, era scomparsa ieri sera, vista l’ultima volta attorno alle 18.40 alla stazione di Chiasso, poi non si avevano più avute sue notizie.

Da quanto si apprende dalla Polizia, che ringrazia tutti per la collaborazione, Nicola è stata rintracciata a Chiasso, ed è sana e salva.


Si cerca la minorenne Nicole Cossu

La giovane è stata vista per l’ultima volta ieri sera alla stazione di Chiasso verso le 18.40. Vive a Coldrerio. Chiunque avesse informazioni, è pregato di rivolgersi alla Polizia Cantonale

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CHIASSO – È scomparsa ieri verso le 18.40 dalla stazione di Chiasso, lasciando nell’ansia la sua famiglia. Nicole Cossu ha 16 anni appena compiuti, essendo nata il 14 dicembre 2000, vive a Coldrerio ed è una cittadina italiana domiciliata.

Come detto, è stata vista l’ultima volta poco prima delle 19 di ieri sera alla stazione di Chiasso, poi di lei non si hanno più avuto notizie.

La ragazza è alta 150 cm, pesa 47 kg, ha capelli ondulati castano chiaro di media lunghezza e occhi castano chiari. Porta un apparecchio dentale  e dei piccoli orecchini colore oro ad entrambi i lobi.

Al momento della scomparsa, vestiva una giacca/parka di colore nero, dei pantaloni scuri, un paio di scarpe nere marca Vans ed aveva con sé uno zaino grigio pure marca Vans.

Chi avesse informazioni è pregato di rivolgersi alla Polizia Cantonale.


La maestra è stata soffocata con una sciarpa

Il cognato, durante una lite per la villetta di Stabio, l’avrebbe colpita alla nuca e poi strangolata con una sciarpa, mentre il sacchetto di plastica le sarebbe stato messo in testa dopo. E il tappeto…

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STABIO – Come è morta la maestra di Stabio? Pezzo per pezzo, il puzzle si sta completando. Secondo quanto scrive oggi il Corriere del Ticino, il cognato l’avrebbe strangolata con una sciarpa: è quanto è emerso sia dall’inchiesta svizzera che da quella italiana.

Non è stato dunque il sacchetto di plastica che poi l’uomo ha messo in testa alla sua vittima a causare l’edema da soffocamento, bensì la sciarpa. Durante una lite per la villetta a Stabio dove la donna viveva con la madre, al centro di una disputa familiare. Da una parte vi era la sorella della maestra uccisa, sposata con l’assassino, dall’altra, appunto, la docente. La quale avrebbe accusato il cognato di non fare abbastanza nel ruolo di mediatore, facendo scattare la sua rabbia.

L’uomo, a quel punto, l’avrebbe colpita alla nuca e poi strangolata con la sciarpa, prima di portare il corpo a Rodero e abbandonarlo nei boschi. Dalla casa sparì anche un tappeto: a quanto pare, non fu usato per avvolgere il corpo della donna, ma il 42enne informatico lo portò via temendo tracce di sangue (rinvenute nella villetta, probabilmente proveniente dal naso della vittima a seguito del soffocamento, dato che è accertato che non vi è stata lotta fra i due).

Se qualcuno aveva ipotizzato un presunto movente passionale, ora viene escluso, e l’omicidio non è stato premeditato.

Il cognato, in carcere ormai da quasi tre mesi, entro fine gennaio sarà portato sul posto dove è avvenuto il delitto, per provare a ricostruirlo e a chiarire altri punti oscuri della vicenda che fece discutere tutto il Ticino.


Tuto Rossi, «sulla Casa Anziani Balerna ecco le domande che tutti i ticinesi vorrebbero fare»

L’avvocato invia una lettera aperta a Beltraminelli e a Pagani, chiedendo se il direttore e la capo cure «si trovano al posto giusto. Sono preoccupato perché le autorità nascondono la sporcizia sotto il tappeto»

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BALERNA – Questa sera, alla Casa Anziani di Balerna si svolgerà una serata informativa aperta ai parenti, in cui la direzione dirà la sua sul secondo troncone di inchiesta per maltrattamenti.

Tuto Rossi è preoccupato: nei giorni scorsi è rimbalzata la notizia che coloro che avevano denunciato il caso, poi allontanati (mentre le tre persone che sono state accusate sono tutt’ora al loro posto), non potranno partecipare alla serata. In seguito a ciò, ha scritto una lettera aperta a Paolo Beltraminelli e al sindaco di Balerna Luca Pagani. «È evidente che di fronte a questi fatti non si può non chiedersi se il direttore Luca Jannett e alla responsabile delle cure Luana Zucchetti possono rimanere al loro posto, e che risulta molto goffo il tenteativo dell’autorità di organizzare una riunione chiusa per calmare i parenti degli ospiti visibilmente agitati.  
Le domande poste nella mia lettera sono infatti quelle di tutti i ticinesi, che aspettano risposte e fatti concreti. E ciò senza criminalizzare né insultare nessuno, ma nella convinzione che la protezione dei nostri anziani è anziani è un fatto troppo importante per essere lasciato in mano a un Municipio e a un direttore», constata Rossi.

Ecco la lunga missiva:

«Onorevole Sindaco, Onorevole Beltraminelli,

l’argomento è difficile e la mia intenzione non è quella di mettere in cattiva luce delle persone, tantomeno le nostre autorità.
Tuttavia come la maggioranza dei ticinesi sono preoccupatissimo del trattamento riservato agli ospiti della casa per anziani di Balerna.
Ma sono ancora più preoccupato dell’atteggiamento delle autorità che minimizzano e danno l’impressione di volere scopare la sporcizia sotto il tappeto il più presto possibile.
Intervistato da Teleticino, il Sindaco ha negato la possibilità di partecipare all’incontro di venerdì sera agli infermieri che hanno avuto il coraggio di testimoniare davanti al Ministero pubblico, e che guarda un po’ sono stati allontanati. Il Sindaco ha affermato che bisogna voltare pagina e parlare del futuro. Purtroppo la vicenda dei maltrattamenti non è il passato ma è ancora il presente.

La prima domanda è questa; il Direttore Luca Jannett e la responsabile delle cure Luana Zucchetti intendono presentare le loro scuse ai parenti degli ospiti visto che i maltrattamenti si sono svolti nella casa per anziani di cui avevano e hanno la responsabilità?

Cominciamo dai maltrattamenti.
C’è innanzitutto l’atto di accusa 12 maggio 2015 che rinvia a processo una assistente di cura per avere dal 2008 al 2011.
– tirato pugni in testa almeno una decina di volte a un’anziana con difficoltà di deambulazione
– tiratole con forza i capelli intrisi di lacca con spazzolate dolorose fino a farla urlare dal dolore
– costrettala a smettere di sorridere e di guardarla urlandole frasi intimidatorie quali “che c—o ridi”, “che cosa guardi”
– prendendola di peso e buttandola sul letto costringendola a subire spostamenti dolorosi né voluti né necessari
– ficcato in bocca un cucchiaio a una paziente inferma e lasciandocelo dentro mentre la derideva con frasi tipo “se vuole può muovere le mani”, almeno in una decina di occasioni
– messole in bocca una lavette sapendola incapace di muovere le mani, almeno in una decina di occasioni
– schiacciato il viso dell’ospite con un cuscino fino a farla diventare paonazza almeno in quattro occasioni (per me è tentato omicidio, n.d.r.)
– messole in bocca guanti di lattice (!!!!) almeno in quattro occasioni
– spostata con violenza sul letto costringendola a subire trattamenti dolorosi
– durante la svestizione di un altro ospite almeno in dieci occasioni afferratolo di peso dalla carrozzina infilandogli un braccio sotto il sedere e l’altro sotto l’ascella gettandolo sul letto dandogli strattoni dolorosi noncurante dell’immobilizzazione degli arti, e costringendolo a bestemmiare, “circostanza quest’ultima che la divertiva”
– impennato la carrozzina andando a urtare intenzionalmente contro i muri al fine di indurlo a bestemmiare “circostanza quest’ultima che la divertiva”
– a un’altra ospite ancora, trascinandola di forza dalla sala da pranzo alla camera da letto e viceversa
– a un’altra ospite semiparalizzata incurante dell’immobilizzazione del braccio sinistro, spostata con forza costringendola a subire spostamenti dolorosi almeno in quattro occasioni
– davanti a due pazienti costretti sulla sedia a rotelle sapendoli immobilizzati costrettoli in almeno una quindicina di occasioni a tollerare i suoi atteggiamenti “consistenti nel palpeggiarsi i seni rivolgendogli la parola in modo sensuale e chiedendogli se volevano toccarla”
– a quattro o cinque altri ospiti usato violenza e minaccia strattonandoli e urlando loro frasi quali “non rompere i coglioni”, “non rompere le palle”, “che cazzo vuoi”
– e dulcis in fundo minacciato pesantemente la giovane stagista che aveva avuto il coraggio di denunciarla.

Insomma avete avuto in casa per anni e anni una torturatrice e quindi la domanda sorge spontanea: voi dove eravate?

Io ci credo che voi signor Janett e signora Zucchetti non avete mai visto nulla. Non voglio sottovalutare la difficoltà del vostro lavoro, anche se a dire il vero la casa per anziani di Balerna è una struttura piccola che non dovrebbe essere difficile controllare.

Ma se non avete visto nulla, siete sicuri che non sia meglio che cambiate mestiere?
Che garanzie date venerdì sera i parenti degli ospiti che non sarete ciechi anche in futuro?
E come mai, quando la giovane stagista impaurita vi ha raccontato delle minacce subite dalla torturatrice, ve ne siete lavate le mani?

Al Sindaco sono costretto a chiedere: come mai quando il Municipio è finalmente stato avvisato di ciò che capitava nella casa per anziani, vi siete limitati a consigliare alla torturatrice di dimissionare alla chetichella dopo una mini-inchiesta amministrativa, invece di denunciare i fatti al Ministero pubblico come vi impone la legge?
Non sono io, ma è la stessa commissione di vigilanza sanitaria che 2 anni dopo nel 2013 vi ha mosso questa pesante accusa.

Al Consigliere di Stato Beltraminelli chiedo: le 5 stagiste, assistenti di cura e infermiere che hanno avuto il coraggio di denunciare e che sono state oggetto mobbing e allontanate non dovrebbero essere aiutate a trovare un nuovo posto di lavoro, e magari premiate con un riconoscimento, invece di essere lasciate in disoccupazione?

Inoltre: il Ministero pubblico sta ancora conducendo un’inchiesta per maltrattamenti agli anziani contro un infermiere e due assistenti di cura che però non avete ritenuto di sospendere cautelativamente (e pensare che il Municipio di Bellinzona ha sospeso cautelativamente una maestra che ha gettato un quaderno in faccia a un allievo, una sola volta).

Infine, testimonianze del vostro personale davanti alla polizia cantonale riferiscono di fatti che fanno rabbrividire: nel vostro centro per anziani c’è un signore “che passava tutta la giornata legato al calorifero. O meglio lui era in carrozzina con un tavolino davanti e la carrozzina che era legata al calorifero. Lui aveva anche una pettorina che lo teneva legato alla sedia, con questa non poteva spostarsi. Appena vi era tempo di portarlo a camminare, perché lui camminava ancora, lo si faceva, altrimenti restava lì. Di notte era anche contenuto, aveva una cintura di contenzione che lo teneva a letto e oltre a questo anche le sbarre a letto”.

Non so se questo signore legato come un salame giorno e notte faceva sogni d’oro. Dopo aver letto queste testimonianze, io no. Non so voi.
Mi piacerebbe che mi invitaste per sentirvi rispondere a queste domande che a dire il vero frullano nella testa di ogni ticinese.
Ma se non affronterete questi temi, difficilmente la vostra resipiscenza potrà risultare credibile».


Dosavano, confezionavano e vendevano droga: due arresti a Mendrisio

La Polizia ha scovato in un appartamento un vero e proprio “negozio” di eroina e cocaina,. In manette un 19enne albanese residente all’estero e un 35enne che vive nella regione

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MENDRISIO – Hanno venduto, nei mesi scorsi, un ingente quantitativo di droga, in particolare cocaina e eroina, ai consumatori locali. Si tratta di un 19enne cittadino albanese, senza statuto in Svizzera, residente all’estero e un 35enne cittadino svizzero domiciliato nel Mendrisiotto, che sono stati arrestati ieri.

Il Ministero pubblico, la Polizia cantonale e le polizie comunali di Lugano, Chiasso e Mendrisio comunicano come ieri, durante una perquisizione in un appartamento di Mendrisio sono stati sequestrati oltre 100 grammi di cocaina ed eroina. Nell’appartamento è stato trovato materiale  e apparecchiature per miscelare, dosare e confezionare lo stupefacente.

Dopo l’interrogatorio i due sono stati arrestati. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di infrazione aggravata e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti nonché di infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

L’indagine è coordinata dal Procuratore pubblico Arturo Garzoni