Categoria: Mendrisiotto

Capoferri alla testa del PLR di Chiasso

Dopo otto anni di presidenza di Musso, la sezione liberale chiassese cambia. Diverse modifiche anche nell’ufficio presidenziale

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CHIASSO – A partire da giugno 2016 la sezione chiassese del PLR si era posta l’obiettivo di trovare un presidente che subentrasse a Mariano Musso dopo 8 anni e dopo la rinuncia a sollecitare un terzo mandato.
Durante il periodo di transizione a Davide Capoferri e alla commissione cerca è stato affidato il compito d’identificare un successore alla guida del PLR di Chiasso entro la fine del 2016.

Lo scorso 7 dicembre presso il ristorante Carlino a Chiasso si è tenuta l’assemblea straordinaria della sezione, occasione durante la quale si è proceduto a nominare il presidente, a rinnovare l’ufficio presidenziale e a scambiarsi i consueti auguri di Natale.

Per acclamazione è stato nominato neo presidente Davide Capoferri, che vanta 17 anni d’esperienza in Consiglio comunale, 9 dei quali trascorsi in qualità di membro della Commissione della gestione e 4 come capogruppo. Professionalmente è direttore e partner di una società che opera in ambito finanziario.

Nel corso dei lavori assembleari si è quindi rinnovata la composizione dell’ufficio presidenziale con 2 vicepresidenti, Martina Croci e Barbara Vannin. Luca Bacciarini subentra a Capoferri quale capogruppo, mentre il ruolo di segretaria è affidato a Laura Stoppa. Maurizio Cattaneo si occupa delle finanze in qualità di cassiere. Fanno pure parte dell’ufficio presidenziale i due municipali: il sindaco Bruno Arrigoni e la capo dicastero Sicurezza pubblica e Territorio Sonia Colombo-Regazzoni.
Importante la partecipazione dei giovani tra i ranghi PLR. Marco Franzini assume la carica di capo della sottosezione giovani, al quale si affianca Christian Bruccoleri, presidente dei Giovani liberali radicali del Mendrisiotto.
L’ufficio presidenziale potrà inoltre fare affidamento a Isabella Gambetta per la gestione e l’organizzazione degli eventi.

Durante la serata si sono susseguiti gli interventi del sindaco e della municipale per un breve aggiornamento sull’attività svolta in Municipio.

Diversi i ringraziamenti: ad Alessandro Zara e Gugliemo Bernasconi, Pietro e Chicco Capoferri per il prezioso sostegno e lavoro svolto.

Foto di G. Santinelli


Fiamme alla Caritas di Giubiasco. A Mendrisio fu dolo

A Giusbiasco il rogo si è sviluppato attorno alle 11.30. Per Mendrisio si pensa a un collegamento con gli interessi del mercato delle gomme usate, in espansione e non sempre legale

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GIUBIASCO – Un violento incendio è scoppiato questa mattina presso lo stabile del mercatino dell’usato della Caritas di Giubiasco.

Come comunica la Polizia Cantonale, il tutto è accaduto attorno alle 11.30. Le fiamme, per cause che l’inchiesta di polizia dovrà stabilire, hanno distrutto parte dei mobili e tappeti depositati nel magazzino. Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Croce Verde di Bellinzona, i Pompieri di Bellinzona e la Polizia comunale di Giubiasco che ha provveduto a sbarrare la via Monte Ceneri per permettere le operazioni di soccorso.

Non si lamentano feriti o intossicati.

A proposito di incendi, si indaga ancora sul rogo che ha interessato un deposito di pneumatici venerdì scorso a Mendrisio. L’ipotesi del dolo era apparsa subito come la più probabile, dato lo scoppio che avevano sentito i vicini poco prima che divampasse l’incendio, ora, come riferisce il Corriere del Ticino, sono stati rinvenuti sul luogo del rogo una tanica vuota, che probabilmente conteneva del combustibile, e dei guanti. A quanto pare, sia le licenze edilizie sia il numero di pneumatici in attesa di smaltimento che la ditta poteva depositare erano in regola.

Anche se si è ancora nel campo del “si pensa che”, potrebbe essere che l’incendio abbia a che vedere col mercato di pneumatici usati, che si sta estendendo anche a garagisti e carrozzieri, oltre a sconfinare nell’illegalità con vendite in nero. Nel fitto sottobosco, dunque, è possibile che ci siano persone intenzionate a danneggiare che opera nella legalità, come il caso della ditta colpita dalle fiamme, la PM Ecorecycling.


Mentre compiva il delitto, ordinò la cena.Non c’è stata premeditazione

Il cognato della donna uccisa a Stabio, durante o poco dopo l’omicidio, scrisse per sms alla moglie, che voleva sapere se attenderlo o ordinare al ristorante, che cosa desiderava mangiare

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STABIO – Proseguono le indagini sull’omicidio di Stabio. L’accusa ai danni del cognato della vittima sarebbe il più grave previsto dal codice, ovvero l’assassinio, come svela oggi la RSI.

Nel servizio andato in onda al Quotidiano, si aggiunge che l’uomo avrebbe detto agli inquirenti di non aver premeditato di uccidere la sorella della moglie, a casa della quale era andato per consegnarle degli oggetti.

È emerso intanto un dettaglio inquietante sui momenti concitati che hanno probabilmente seguito l’omicidio. La moglie dell’uomo, non vedendolo arrivare al ristorante dove lo attendeva con la suocere, madre della maestra uccisa, gli avrebbe mandato un sms per capire se dovessero attenderlo ancora oppure se potessero procedere con le ordinazioni della cena. E lui, come se niente fosse le scrisse di ordinare, aggiungendo anche quali pietanze avrebbe voluto mangiare.

Il sangue presente nella villetta pare sia una conseguenza del soffocamento, non segni di una lotta.

La procuratrice pubblica vorrebbe disporre una perizia psichiatrica.


Addio a Codoni, Adriana Sartori entra in Municipio

Si è spento dopo una lunga malattia il primo Municipale leghista della storia di Balerna. Prenderà il suo posto la consigliera comunale che aveva fatto discutere per un post sui migranti

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BALERNA – Il Comune di Balerna e in particolare il suo Municipio sono in lutto. È stato un weekend triste per il Ticino, con la scomparsa, oltre che di Giovanni Orelli e dell’ex Magistrato ticinese Claudio Lepori, del Municipale di Balerna Fabrizio Codoni.

Era malato da tempo, ed è deceduto nel fine settimana a 54 anni.

Rimarrà nella storia della Lega come primo Municipale del Movimento a essere eletto a Balerna, dove il partito, assieme a UDC e Indipendenti, aveva per la prima volta presentato le sue liste. Nelle recenti elezioni comunali era stato confermato, ed era alla guida del Dicastero Polizia, militare, protezione civile e moderazione del traffico.

Gli subentrerà Adriana Sartori, che era balzata agli onori, si fa per dire, della cronaca qualche mese fa, per un post su Facebook dopo il naufragio di una nave con a bordo settecento migranti sulle coste libiche. «Se volete giudicarmi “macabra”… ma vi rendete conto di cosa si nutrono i pesci che poi NOI mangiamo???? Io sono realista non razzista…», aveva scritto, suscitando l’indignazione del mondo politico. Boris Bignasca come Lega aveva preso le distanze, poi la consigliera comunale, su richiesta di alcuni gruppi politici di Balerna, era stata esclusa dalla commissione scolastica.

L’episodio era stato chiuso con le scuse e con la scelta di non ricorrere contro la decisione. Ora Adriana Sartori entra in Municipio.


Mendrisio, per le AIM è sinistra contro tutti. E Robbiani battaglia con Ghisletta e Crivelli Barella

Il controllo comunale, gli interessi del Comune, il nodo del CCL, i botta e risposta con commenti cancellati via Facebook: nel Magnfiico Borgo il clima è già caldo anche se solo il 16 si saprà se il referendum è riuscito

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MENDRISIO – SA sì o SA no? A Mendrisio, lo scontro centro destra-sinistra in questi mesi si sta concentrando sulle Aziende Industriali Mendrisio (AIM). Già, perché, sebbene il Municipio ha votato compatto per quella che Marco Romano definisce una riorganizzazione e non una privatizzazione, l’MPS ha lanciato il referendum.

Perché? Andando a ripescare le motivazioni elencate qualche mese fa, «una SA, nemmeno se proprietà totale del Comune, è obbligata per legge a valorizzare e accrescere il proprio capitale e non risponde  più alla logica del servizio pubblico, del servizio ai cittadini», e dunque risponde alle logiche del profitto. «Questo significa, ad esempio, che le tariffe di gas e luce non potranno essere fissate in base ai bisogni, alle situazioni dei cittadini (ricorrendo quindi anche a criteri sociali), ma in base agli imperativi finanziari e di profitto della SA. Non potrebbe, in altre parole,  favorire  i cittadini/clienti/proprietari dell’azienda, se questa decisione comportasse un danno finanziario ed economico per l’azienda stessa (minori incassi)». Il Comune, a detta dei referendisti, «perde il controllo economico del patrimonio che passa alla SA. Potremmo arrivare al paradosso che il Comune, malgrado possa contare su utili della SA, non potrebbe utilizzarli per le altre attività comunali». E non escludono neppure un possibile cambio di proprietari, in futuro.

Le stesse motivazioni erano state espresse dal Forum alternativo, guidato da Franco Cavalli, ritenendo che già nella forma attuale le AIM hanno una notevole autonomia decisionale. Un’opinione che aveva fatto scattare la rabbia del leghista Massimiliano Robbiani, che aveva postato come «la Sinistra, pur di raggiungere il suo scopo, mette in campo argomenti forvianti e falsi. Prova ne è che pure i sindacati di Sinistra hanno accettato, e ben contenti di farlo, di sottoscrivere un contratto collettivo con i dipendenti della futura AIM SA. Non si svende niente a nessuno, la futura AIM SA rimarrà al 100% di proprietà del Comune. Ogni altra argomentazione da parte della Sinistra è superflua se non inutile”.

Come precisa Marco Romano sul suo sito internet, «il lancio del referendum mette in pericolo un Contratto Collettivo di Lavoro costruito nel dettaglio insieme al Fronte unico sindacale (OCST + VPOD).  Il CCL – pienamente accettato dai sindacati – prevede la ripresa integrale di tutti i diritti e i doveri contenuti nel Regolamento dei dipendenti comunali e garantisce massima protezione ai dipendenti».

Romano, che ha ereditato il Dicastero, spiega come «formalmente ci si muoverà nel diritto privato, nei fatti l’azienda sarà totalmente comunale. Affermare che si vuole vendere la proprietà è falso e utopico. In ogni caso ci sarebbe un voto popolare e prima non si vede perché Municipio e Consiglio comunale debbano e possano volere una tale vendita; non c’è mercato. Formalmente ci si muoverà nel diritto privato, nei fatti l’azienda sarà totalmente comunale. Affermare che si vuole vendere la proprietà è falso e utopico. In ogni caso ci sarebbe un voto popolare e prima non si vede perché Municipio e Consiglio comunale debbano e possano volere una tale vendita; non c’è mercato. Il 100% del capitale di AIM SA sarà della Città di Mendrisio (azioni nominative), come oggi una proprietà comunale. I membri del Consiglio di amministrazione sono scelti dal Consiglio Comunale (3) e dal Municipio (4). Il controllo pubblico è quindi totale».

Il Gruppo Lega-UDC-Indipendenti sostiene la posizione del Municipio, e su Facebook fra Robbiani e Ghisletta era scattato un battibecco, a suon di commenti (pare) cancellati, tanto che il leghista aveva tuonato: «Sul referendum contro l’AIM SA i toni si fanno “forti”. Al Socialista Momò Ghisletta non vanno proprio giù gli articoli pro-AIM SA. Una semplice domanda, ma come mai allora il Municipale Comi (socialista) ha aderito al Messaggio pro-AIM SA?»

Andrea Ghisletta, dal canto suo, ha ribadito «ho commentato per due volte la bacheca del collega di CC Robbiani, spiegando i nostri argomenti sul referendum. Altro che frottole… Peccato che i miei commenti sono durati in media tra i 2 e i 3 minuti: cancellati. Trovo poi spettacolare come il triciclo sia ben compatto anche a Mendrisio, accusandoci addirittura della crescita del moltiplicatore. Governano da decenni e i buchi finanziari (che vogliono colmare con un trucco contabile, non con l’arrivo della Apple a San Martino) sarebbero colpa di IaS&Verdi. Qualcuno ha paura del dibattito e della democrazia?».

La posizione dei socialisti è chiara: «Il PS sostiene il referendum che si oppone alla privatizzazione delle Aziende industriali di Mendrisio: trasformarle in SA significa escludere il controllo democratico dalla loro gestione».

Anche i Verdi sono pro referendum, e Claudia Crivelli Barella ha fatto sentire la sua voce con un’opinione, criticata da Robbiani che ha commentato come la presidente del Consiglio comunale dovrebbe secondo lui essere super partes. Crivelli per contro ha scritto come «noi referendisti non ci opponiamo alle sinergie tra le tre aziende di Mendrisio, Stabio e Chiasso: ma come ha detto pochi mesi fa il capogruppo dei Verdi in Gran Consiglio Francesco Maggi a proposito dell’Azienda elettrica ticinese e del mercato dell’energia ticinese e svizzero, questi ultimi saranno vittime fra pochi anni di un uragano che renderà velleitarie le strategie a livello distrettuale».

Il PPD, ovviamente, difende la posizione di Romano, e lo ha fatto nei giorni scorsi con un intervento del consigliere comunale Paolo Danielli. «Non si rinuncia a cuor leggero a una forma giuridica che ci ha accompagnato per più di un secolo, ma non possiamo nemmeno fingere di non vedere che oggi questa forma è come un vestito stretto che impedisce la libertà di movimento di cui le AIM hanno bisogno. Non possiamo non vedere che oggi le AIM si muovono quasi nell’illegalità pur di non perdere terreno, e clienti, nei confronti di altre importanti aziende fornitrici di energia. Sì, perché le AIM non sono più da tempo una piccola azienda, ma una realtà solida che ambisce a confrontarsi con altre aziende partner su un mercato completamente diverso rispetto a quello di pochi decenni fa. E l’unica ricetta che abbiamo, oltre a quella di non fare niente, è quella di cambiare il vestito vecchio con uno nuovo più flessibile, comodo e adatto ai tempi. Credo che sostenere la trasformazione giuridica delle AIM sia un atto politico lungimirante, perché credo che ciò che oggi può apparire solo come un’opportunità da cogliere, un domani potrà invece diventare una necessità di cui abbiamo bisogno!».

Intanto, il termine per la raccolta firme è fissato per il 16 dicembre. E se il pre campagna elettorale è già così acceso, chissà cosa accadrà se si andrà alle urne…


Incendio a Mendrisio, le polveri fini salgono. È stato doloso?

Per spengere il rigo divampato questa notte in un deposito di pneumatici sono intervenuti circa 70 uomini. Si indaga sulle origini

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MENDRISIO – Fiamme, all’improvviso, durante la notte. Era circa la una quando la Polizia è stata allertata a causa di un incendio divampato presso un deposito di pneumatici in via Campagna Adorna a Mendrisio.

L’intervento è stato di quelli complessi, durato quasi sei ore. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia cantonale, della Polizia comunale di Mendrisio, i pompieri di Mendrisio e Chiasso (con 71 uomini e 20 veicoli), i pompieri FFS con il treno di spegnimento, i soccorritori del SAM nonché gli specialisti della Sezione protezione aria, acqua e suolo del Dipartimento del territorio.

Fortunatamente, non ci sono stati feriti, solo l’inquilino di una casa vicina al rogo è stato evacuato. Purtroppo, come inevitabile che fosse, le polveri fini nell’aria sono salite in modo vertiginoso, raggiungendo quota 1’105 µg/m3, ovvero un valore di 22 volte superiore al limite stabilito dall’ordinanza federale. Inizialmente è stato chiesto a chi vive nelle vicinanze di tenere chiuse le finestre.

Allarme cessato qualche ora dopo, con i valori tornati più o meno in condizioni standard. L’Ufficio gestione dei rifiuti ambientali e del suolo ha comunicato che si possono riaprire le finestre e che la situazione ambientale è sotto controllo.

Nel frattempo, il deposito di pneumatici a Mendrisio lo stesso è stato domato dai pompieri giunti sul posto. Le operazioni di ripristino sono ancora in corso e dureranno per tutta la giornata.

La Polizia, ovviamente, sta indagando sulle cause del rogo, e al momento non si esclude nulla, compreso il dolo.

Anche la politica si è subito mossa: i consiglieri comunali Davide Rossi (PPD), Dominik Hoehle (Lega-UDC-Indipendenti) e Gabriele Ponti (PLR) hanno depositato un’interrogazione presso il Municipio di Mendrisio, esprimendo preoccupazione per la presenza “in diversi punti degli ammassi di pneumatici i quali preoccupano la popolazione”, che sarebbero pericolosi durante la stagione estiva poiché attirerebbero le zanzare tigre e durante tutto l’anno nel caso di incendi come quelli di stanotte. Le domande poste sono le seguenti:

«1. Al Municipio erano pervenute segnalazioni riguardanti il deposito di penumatici che ha preso fuoco?
2. Il quantitativo presente al momento del rogo era regolamentare?
3. C’è stato inquinamento del terreno?
4. Sul territorio della Città quanti depositi di penumatici sono presenti?
5. Quali sono le regole base da rispettare per poter avere un deposito di pneumatici?
6. L’Ufficio Tecnico Comunale negli ultimi anni è proattivo a combattere la zanzara tigre, è possibile richiedere ai proprietari dei depositi una maggiore attenzione per quello che riguarda la lotta a questo insetto?».

Foto tratta dal profilo Facebook del Municipale di Mendrisio Daniele Caverzasio


«Non ci sono ticinesi con i profili adatti», Bravofly assume 106 non residenti

La discussa società con sede a Chiasso sostiene di non aver trovato fra i ticinesi nessun profilo abbastanza specializzato e tecnico per i ruoli che ha dovuto coprire nell’ultimo anno

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CHIASSO – 106 nuovi assunti, e nessuno di essi è ticinese. La Bravofly torna nell’occhio del ciclone, dopo l’implementazione il contratto collettivo di lavoro e le svariate polemiche per l’altissimo numero di frontalieri.

I lavoratori della ditta sono aumentati durante l’anno, ma nonostante le decantate intenzioni di aprirsi agli svizzeri, nulla è cambiato, anzi. Nessuno, appunto, dei 106 assunti è residente in Svizzera.

Secondo Bravofly, i profili ricercati erano di alto livello nelle aree marketing, information technology, data warehouse, business intelligence e finance, e servivano profili altamente tecnici e specializzati. E i ticinesi? A quanto pare, nessuno aveva i requisiti richiesti, e la ditta è stata costretta ad allargare la ricerca.

Trovando, appunto, i lavoratori che servivano. Ma realmente non vi era nessun ticinese che poteva assumere quei posti?


«Aiutiamo i giovani e ridiamo vita al Nucleo di Mendrisio!»

Tre consiglieri comunali pipidini propongono al Municipio di destinare degli stabili comunali inutilizzati a iniziative imprenditoriali di ragazzi residenti in Città, con un aiuto economico

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MENDRISIO – Il Magnifico Borgo sta investendo molto sulla formazione dei propri giovani, ma circa il 10% di essi si trova nell’età in cui, conclusi gli studi, dovrebbe entrare nel mondo del lavoro, e spesso deve farlo lontano. Allora, perché non facilitarli nell’aprire nuove attività, magari ne Nucleo storico, con un aiuto economico iniziale?

Lo chiedono in una mozione al Comune tre consiglieri comunali pipidini, Evelyne Battaglia-Richi, Paolo Danielli e Monica Meroni.

«Cresce l’esigenza di spazi lavorativi condivisi per giovani liberi professionisti e aziende giovani di startup in un mercato del lavoro, dove i posti di lavoro classici stanno sempre più scomparendo e il lavoro richiede la massima flessibilità. Con le aggregazioni, la città dispone oggi di edifici non più utilizzati per servizi comunali, i quali potrebbe essere adatti a questa funzione di coworking space (spazi di lavoro condiviso). Sarebbe utile e necessario a medio termine che questi spazi comprendano anche servizi per la cura dei bambini (nidi) per agevolare giovani famiglie nella ripresa del lavoro con figli piccoli a carico. Assistiamo alle crescenti difficoltà delle attività professionali, commerciali e di ristorazione nel Nucleo Storico di Mendrisio con spazi e negozi sfitti e le recenti discussioni intorno alla Piazza del Ponte testimoniano quanto sia difficile ripopolare il centro storico del Borgo», si legge nel testo.

«Chiediamo di rielaborare il regolamento sopra citato per la promozione economica nei nuclei della città e in favore dei giovani che entrano nella vita professionale di Mendrisio. Nello specifico chiediamo al Municipio di Mendrisio di elaborare una proposta per istituire un fondo di finanziamento speciale per creare spazi lavorativi, possibilmente in stabili già di proprietà comunale, da mettere a disposizione a condizioni agevolate, ai giovani domiciliati della città di Mendrisio che vogliono iniziare un’attività professionale di qualsiasi tipo nel Nucleo Storico o nei nuclei degli altri quartieri della città di Mendrisio».

I vantaggi sarebbero molteplici, dal convincere i giovani a non lasciare Mendrisio sino alla possibilità per il Nucleo di rivivere, dalla possibilità di destinare stabili di proprietà comunali non più in uso ad attività innovative, sino a creare valore aggiunto e dunque aumentare la competitività economica della Città.

Il progetto è semplice e si articola in tre punti: «Il municipio identifica, possibilmente nei propri edifici disponibili, spazi idonei a essere adibiti ad attività lavorative per giovani professionisti e agevola nella concessione d’affitto, i singoli cittadini o gruppi di cittadini giovani alla ricerca di spazi adeguati ai loro bisogni professionali/commerciali. Poi sovvenziona tramite il suddetto fondo speciale gli spazi in misura significativa, ma fino ad un massimo del 50% del suo costo reale per stimolare la possibilità d’insediamento dei giovani (non oltre 35 anni d’età) domiciliati a Mendrisio su loro richiesta. Infine limita la possibilità di beneficiare delle facilitazioni economiche a un massimo di 2 anni, ai residenti giovani con sede della propria attività a Mendrisio e vincolata al proseguimento dell’attività nel medesimo spazio lavorativo a Mendrisio per un periodo fissato nel regolamento».


Cercano di rubare nella casa andata in fiamme! E se l’incendio fosse “colpa” della Polizia?

Altri due arresti in via Odescalchi a Chiasso: si tratta di due persone che volevano rubare negli appartamenti sigillati. A provocare la fiamme potrebbe essere stato del materiale infiammabile

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CHIASSO – Clamoroso in via Odescalchi, la via purtroppo al centro, e non è la prima volta, della cronaca. Chi non ricorda l’omicidio di poco più di un anno fa? Qualche giorno orsono, dopo l’arresto dell’inquilino di un appartamento, dove sono state rinvenute droga, armi e probabilmente oggetti rubati, si è sviluppato un incendio.

Le abitazioni sono state evacuate, e sigillate, ma qualcuno ha pensato bene di approfittarne e provare a rubare. Si tratta di una 37enne cittadina svizzera domiciliata nel Luganese e di un 22enne cittadino svizzero domiciliato nel Mendrisiotto, colti in flagrante dalla Polizia comunale di Chiasso e da quella Cantonale, che li hanno arrestati.

A comunicare la vicenda sono il Ministero pubblico e la Polizia cantonale. La coppia è sospettata di tentati furti con scasso negli appartamenti resi inagibili dall’incendio e sui cui erano stati posti i sigilli. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di tentato furto, violazione di domicilio, danneggiamento e rottura di sigilli.

L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Nicola Respini.

Da subito ci si è chiesti come mai l’incendio fosse scoppiato a poche ore dall’arresto dell’uomo che risiedeva nell’appartamento da dove si sono propagate le fiamme. C’è un collegamento, si sono domandati in molti? A quanto pare, l’incendio non è doloso, secondo i primi rilevamenti, e addirittura la “colpevole” potrebbe essere stata la Polizia, come riporta il Corriere del Ticino. Infatti, per sorprendere l’uomo erano stati utilizzati dei fumogeni, che potrebbero aver preso fuoco in seguito.  


Nell’appartamento di via Odescalchi c’erano droga e armi. Ci sono collegamenti con l’incendio?

L’inquilino, un 36enne italiano, è accusato di infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, infrazione alla Legge federale sulle armi nonché furto subordinatamente ricettazione

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CHIASSO – È arrivata la conferma della Polizia: l’inquilino dell’appartamento che ha preso fuoco ieri in via Odescalchi a Chiasso è dietro le sbarre, e nell’abitazione è stata rinvenuta della droga.

In un comunicato congiunto di Ministero pubblico, Polizia cantonale e Polizie comunali di Chiasso e di Mendrisio, si rende noto come il 36enne italiano è stato fermato ieri mattina per ordine della Magistratura ticinese.

La perquisizione dell’appartamento ha permesso di rinvenire marijuana e piccoli quantitativi di cocaina e di eroina, armi bianche nonché oggetti di dubbia provenienza. Le ipotesi di reato nei suoi confronti sono di infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, infrazione alla Legge federale sulle armi nonché furto subordinatamente ricettazione.

L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Nicola Respini.

Qualche ora dopo, l’appartamento ha preso fuoco, costringendo i pompieri a intervenire, e gli altri inquilini a essere evacuati. Non si sono per fortuna registrati feriti. I due fatti (l’arresto e l’incendio), sono in qualche modo collegati?


«Mendrisio, cosa pensi di un eventuale Gay Pride?»

Due consiglieri comunali chiedono a Croci se il Magnifico Borgo sarebbe pronto ad accogliere la manifestazione, che nel 2018 dovrebbe tenersi in Ticino. «Ricordiamoci che è una rivendicazione»

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MENDRISIO – Il Gay Pride 2018 si svolgerà probabilmente in Ticino, o almeno questa è l’intenzione degli organizzatori. Una volontà nota da tempo, che aveva suscitato svariate reazioni, sostanzialmente di apertura e tolleranza, dai sindaci di alcune città. Infatti non si sa ancora in quale paese si dovrebbe svolgere la manifestazione, o se essa potrebbe toccare addirittura più luoghi.

Come fanno notare in un’interpellanza i consiglieri comunali momò Gabriele Manzocchi (Insieme a Sinistra) e Andrea Stephani (I Verdi), manca quella di Carlo Croci. Ora è un po’ che non si parla del tema, ma lo sfregio dei cartelloni della campagna Love Live a Lugano ha fatto tornare l’omofobia, purtroppo, sotto i riflettori.

«Ricordando l’increscioso episodio di omofobia della scorsa settimana a Lugano (atti di vandalismo contro i manifesti della campagna Love Life), facciamo presente che il Gay Pride non consiste unicamente nel corteo che chiude la manifestazione e che rappresenta un momento di festa, ma è anche e soprattutto una rivendicazione di uguali diritti e una dimostrazione di sostegno a quelle persone che affrontano quotidianamente situazioni difficili dovute ai pregiudizi causati da una mancanza di informazione corretta”, scrivono i due, che poi pongono alcune domande per capire che cosa penserebbe il Municipio di Mendrisio di un eventuale Gay Pride nel Magnifico Borgo:

«1. Tra le numerose dichiarazioni riportate dai media, non abbiamo però trovato quella dell’Onorevole Sindaco della Città di Mendrisio e quindi chiediamo: come valuta il Sindaco Croci l’eventuale candidatura di Mendrisio per il Pride 2018?
2. Considerando le possibili ricadute positive per il settore turistico, questo lodevole Municipio ha discusso la possibilità di farsi avanti per organizzare la manifestazione?
3. Questo lodevole Municipio condivide l’idea degli organizzatori di un Pride diffuso in tutti i centri del Cantone e sarebbe pronto a sedersi ad una tavola rotonda con gli altri Sindaci e l’associazione “LGBT Pride Svizzera italiana 2018”? Il Municipio sarebbe inoltre disponibile ad ospitare “eventi culturali ed artistici, incontri e conferenze” nei giorni precedenti il corteo?
4. In previsione del primo Gay Pride organizzato nella Svizzera italiana, questo lodevole Municipio intende stanziare un contributo finanziario in favore della manifestazione quale gesto concreto di appoggio e solidarietà?


Via Odescalchi, incendio in un appartamento. L’inquilino in manette?

Le fiamme sono scoppiate poco dopo le 14, non si lamentano feriti e gli abitanti sono stati evacuati. L’uomo che vive nell’appartamento distrutto dal rogo sarebbe in stato di fermo da stamattina

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CHIASSO – Via Odescalchi, un anno e qualche mese dopo l’omicidio del 35enne portoghese, di nuovo protagonista. Una palazzina è stata infatti interessata da un incendio (si tratterebbe di quella dove viveva la vittima del delitto).

Erano da poco passate le 14, e le fiamme hanno distrutto un appartamento al sesto piano. Lo comunica la Polizia cantonale. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del SAM, agenti della Polizia cantonale e della Polizia comunale di Chiasso, che hanno provveduto a far evacuare gli inquilini dal palazzo, nonché i pompieri di Chiasso che hanno domato le fiamme. Non si lamentano feriti.

Tre persone hanno manifestato lievi sintomi di intossicazione da fumo. È stata allertata la Protezione civile nell’eventualità che alcuni inquilini non possano rientrare nei loro appartamenti.

Tio.ch rivela un inquietante retroscena. A quanto pare, infatti, l’inquilino dell’appartamento in cui si è sviluppato l’incendio è stato arrestato questa mattina presto, poche ore prima che scoppiassero le fiamme. Sarebbe un 36enne italiano, il motivo del suo fermo sarebbero generici accertamenti. Vi è un collegamento fra l’episodio e l’incendio? Al momento, non si sa.


Il cognato ha confessato!

L’uomo ha ammesso di aver ucciso la cognata, e di aver agito da solo. Si continua a indagare sulla modalità e sul movente. La RSI parla di un’attrazione non corrisposta dell’assassino verso la maestra

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STABIO – È stato il cognato, marito della sorella, ad avere ucciso la maestra delle scuole elementari di Stabio. L’uomo, in carcere da alcune settimane, ha ammesso di essere l’omicida della donna.

Inizialmente e sino a giovedi scorso, infatti, l’informatico ammetteva di aver portato il corpo della cognata nei boschi vicino a Rodero, ma non di averla uccisa. l’avrebbe trovata, secondo la sua versione, a terra con la testa che sanguinava, e per non addolorare i parenti l’avrebbe caricata in auto e abbandonata dopo il confine, con un sacchetto di plastica in testa per il sangue e avvolta in un tappeto.

Nell’interrogatorio odierno, come fanno sapere in una nota la Polizia Cantonale e il Ministero Pubblico, ha confessato di aver ucciso la 35enne, e di aver agito da solo, dunque senza il coinvolgimento di terze persone. Le sue ammissioni sono compatibili con quanto emerso dalle indagini in corso.

L’inchiesta dovrà comunque ancora chiarire con precisione le modalità dell’agire dell’imputato e il movente. Questi approfondimenti sono al vaglio degli inquirenti. Per quanto riguarda soprattutto il motivo che ha portato all’omicidio, si sono sempre avanzate due ipotesi, dapprima quella legata alla villetta dove è avvenuto l’omicidio: si diceva che l’assassino voleva andare a viverci con la moglie, mentre la maestra, che vi risiedeva con la madre (la quale era intenzionata a trasferirsi a Rodero), desiderava iniziare una convivenza col compagno. La RSI invece, nel suoi aggiornamenti odierni, privilegia l’altra motivazione presunta, ovvero quella passionale. L’uomo avrebbe avuto un’attrazione non corrisposta per la sorella della moglie.

Rimane da chiarire se l’edema polmonare che ha portato all’arresto cardiaco che ha ucciso la donna sia stato causato dal soffocamento avvenuto col sacchetto di plastica, e se il gesto era premeditato. Ad ogni modo, il passo avanti di oggi è importantissimo: il giallo di Stabio ha, quanto meno, un colpevole certo.


Pantani-Fonio, nuovo scontro. «Interrogazione scaltra. E sul conflitto di interessi fu detta anche una bugia».

La vicesindaca di Chiasso spiega sul Mattino la sua versione sulle polemiche nate in seguito alla promozione del fratello. Fonio: «Poteva farlo durante le elezioni, non ora che ci hanno dato ragione»

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CHIASSO – La denuncia di Roberta Pantani contro quattro allora consiglieri comunali di Chiasso, Giorgio Fonio, Denise Maranesi, Jessica Bottinelli e Mauro Lancianesi, oltre che a cinque blogger, per diffamazione, calunnia e ingiuria, animò il clima pre elettorale a Chiasso. E ora la vicenda si anima di un nuovo botta e risposta.

Secondo i quattro, Pantani perorò la causa del fratello Ruggero, nel frattempo indagato per ingiurie verso alcuni consiglieri comunali via Facebook, aiutandolo ad ottenere una promozione. Roberta Pantani per la prima volta si esprime, spiegando di aver ritirato la denuncia, sul Mattino della Domenica.

Fonio volle usare il titolo «Chiasso come Corleone» nell’interrogazione, scatenando un pandemonio. «I 4 interroganti – e Fonio in particolare anche quale na­vigato politico cantonale – sapevano o dovevano sapere che con questa frase avrebbero scatenato un pande­monio contro di me e pure contro la mia famiglia», scrive la vicesindaca. E sottolinea come «Fonio, autore dell’interrogazione, assunto a verbale dalla Polizia, riconosce: “So benissimo che la signora Pantani si è spontaneamente allontanata dalla seduta del Municipio al mo­mento della nomina del fratello, così come prevede il regolamento e so­prattutto l’etica politica”».

«Si tratta ora di vedere se i 4 CC in questione si siano resi conto, o ma­gari abbiano voluto, che con la loro interrogazione si sarebbe arrivati a tanto. Sarà una questione di acume, di ingenuità, di scaltrezza o di cattive­ria?
Non mi interessa approfondire. Mi in­teressa per contro ( sarà mai possi­bile?) che in CC a Chiasso torni, da parte di tutti, e dei 4 interroganti in particolare ( Fonio, Bottinelli, Mara­nesi e Lancianesi – che in CC non siede nemmeno più-), il rispetto, il fair play e l’impegno esclusivamente per il bene del nostro Comune», prosegue Pantani, difendendo ancora una volta il fratello, condannato «al vero e proprio linciaggio mediatico con nome e co­gnome e sue fotografie: e ciò ben oltre quanto si fa con i criminali più pericolosi».

Giorgio Fonio, per contro, ha subito replicato su Facebook. «Roberta Pantani annuncia ai 4 venti di aver dato mandato al suo legale di ritirare la querela nei miei confronti e di Jessica Bottinelli, Denise Maranesi e Mauro Lancianesi. Peccato che non l’abbia ritirata ad inizio inchiesta, per rasserenare il clima politico prima delle elezioni comunali ma l’abbia invece fatto a inchiesta conclusa quando il procuratore aveva già comunicato che comunque non ci avrebbe condannati emettendo un decreto di non luogo a procedere…», si legge nel suo post. «Non contenta, la ex candidata a Sindaco di Chiasso (colei che al Quotidiano disse, “sono l’unica in grado”) rincara la dose confermando le offese che suo fratello rivolse a Mauro Mapelli (“aggiungo però che la stupidaggine compiuta da mio fratello – ricordo che ha scritto su FB “sparuta minoranza (ominorati)” senza fare nomi – ma il presidente del PPD Mapelli vi si è giustamente identificato”».


Il corpo presentava un taglio e dei lividi

Lo svela chi avrebbe visto da vicino il cadavere della maestra di Stabio. Ciò significa che la donna si è difesa prima di morire?

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STABIO – Prima le tracce di sangue, ora anche i lividi e un taglio. La maestra di Stabio, prima di morire, ha cercato di difendersi dall’aggressione di chi l’avrebbe uccisa?

Il Caffè di oggi ha svelato come sul corpo della donna, in realtà, siano stati trovati dei segni, e lo afferma citando le testimonianze di chi ha visto il cadavere da vicino. Si parla di un taglio sulla fronte, oltre che di lividi su tutto il corpo.

Poteva provenire dal taglio, dunque, il sangue trovato nella villetta di Stabio? La versione del cognato, in carcere per omicidio e occultamento di cadavere, è sempre stata quella di aver messo un sacchetto di plastica sulla testa della donna perché perdeva sangue, e infatti le tracce sono state trovate nella casa.

Nuovi interrogativi, dunque, in una vicenda che a quasi un mese dal ritrovamento del corpo, non accenna a chiarirsi.