Categoria: Mendrisiotto

«Non stai facendo abbastanza». Lui perse la testa e la uccise, ma gli inquirenti non sono convinti

L’assassino di Stabio avrebbe confessato di aver ucciso la cognata dopo una lite concernente la villetta dove la vittima viveva con la madre. Non è comunque esclusa l’ipotesi passionale

Share on FacebookTweet about this on Twitter

STABIO – Sarebbe il movente economico ad avere spinto il 42enne a uccidere la cognata 35enne. Il delitto di Stabio, dopo la notizia che la vittima, prima di essere uccisa, non è stata né sedata né stordita, diventa ogni giorno più chiaro.

L’assassino avrebbe infatti ammesso, di fronte alla procuratrice Pamela Pedretti, di aver ammazzato la cognata proprio per le dispute nate attorno alla villetta dove essa viveva con la madre e dove è avvenuto il delitto. La casa era infatti contesa in famiglia. La maestra, stando alle parole del cognato, lo avrebbe rimproverato di non fare abbastanza per risolvere la questione, dato che, essendo il marito della sorella, si era ritrovato suo malgrado coinvolto nelle tensioni.

E lì il 42enne avrebbe perso la testa, soffocandola con un sacchetto di plastica, per poi portare il cadavere nei boschi di Rodero.

Ma gli inquirenti non sono del tutto convinti, e non hanno abbandonato l’idea del delitto passionale.


La maestra è stata soffocata senza essere prima sedata o stordita

Lo rivelano i risultati dell’autopsia consegnata alla Procura di Como dal medico legale: è stata uccisa dal sacchetto che il cognato le ha messo sulla testa. L’uomo era lucido?

Share on FacebookTweet about this on Twitter

STABIO – La maestra di Stabio non è stata né sedata né stordita. È dunque definitiva la causa della sua morte, un edema polmonare da soffocamento, generato probabilmente dal sacchetto che il suo assassino le ha messo in testa.

Sono arrivati infatti i risultati dell’autopsia consegnata alla Procura di Como dal medico legale Giovanni Scola: dato che sul corpo della donna non vi erano segni di lotta, si è voluto indagare che nel suo sangue non vi fossero psicofarmaci, sedativi o stupefacenti, anche se la terza ipotesi appariva da subito alquanto improbabile.

Il cognato della donna, in carcere, ha confessato di averla uccisa, e di aver agito da solo. Una perizia psichiatrica chiarirà se il 42enne era lucido ed equilibrato mentalmente al momento dei fatti. Non si conosce ancora il motivo dell’uccisione, si ipotizza, forse, una passione non ricambiata per la sorella della moglie (che, assieme alla madre, si è costituita come accusatrice privata).


Furono maltrattati, ma lasciarono i loro soldi alla Casa Anziani. C’è sotto qualcosa?

Due fra gli anziani maltrattati a Balerna lasciarono rispettivamente 240mila e 23mila franchi all’ospizio. Pronzini interroga, «il Medico cantonale lo sapeva? C’è stata una modifica dei testamenti?»

Share on FacebookTweet about this on Twitter

BALERNA – Dopo essere stati maltrattati, hanno lasciato una cospicua eredità proprio alla casa anziani. Emergono nuovi dettagli sul caso della Casa Anziani di Balerna, dove, come si ricorderà, una dipendente si era resa colpevole di comportamenti non conformi verso alcuni ospiti, e dove è in corso un secondo filone di inchiesta.

Matteo Pronzini, che ci aveva inviato i documenti da cui eravamo partiti per riferirvi, qualche tempo fa, di che cosa era accaduto nell’ospizio, ha inoltrato un’interrogazione atta a conoscere i dettagli dei lasciti, lasciando intendere il sospetto che, forse, qualcuno abbia potuto far cambiare idea agli anziani, così da modificare le loro volontà.

«Fra gli oltre 20 ospiti maltrattati  della Casa Anziani di Balerna ve ne sono anche due che nei loro testamenti hanno indicato come loro erede il Comune di Balerna.  Uno di questi due ospiti fu oggetto di maltrattamenti sia nel “primo troncone” (denuncia 2013) che nel “secondo troncone” (denuncia 2015)», spiega Pronzini.

«In un caso la Casa Anziani/Comune di Balerna è risultata essere l’unico erede. La donazione ricevuta è stata molto cospicua. In base al Messaggio Municipale 6/2015 (che ne fa menzione)  pari a fr. 241’628.80. Alla vicenda il municipio di Balerna aveva dato risalto pubblico. Nel secondo caso la Casa Anzioni/Comune di Balerna ha ricevuto, secondo le indicazioni contente nel consuntivo 2015, fr. 23’312.20». Cifre, insomma, considerevoli.

Ma, fa notare Pronzini, “secondo uno studio sui maltrattamenti degli anziani pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) tra gli indicatori di possibili maltrattamenti sugli anziani rientrano anche gli aspetti finanziari legati a lasciti: modifica di un testamento o cambiamenti del titolo di proprietà per case o beni».

Dunque, alla luce di ciò, chiede Consiglio di Stato:

«1. Il Medico cantonale è a conoscenza che due ospiti maltrattati hanno lasciato i loro beni alla Casa Anziani?
a. Se si, questa informazione è stata data dalla direzione della Casa Anziani o dal Municipio?
b. Se si, il Medico cantonale ha dato informazione al Ministero Pubblico?

2. Il Medico cantonale ha analizzato, se questi due ospiti avessero proceduto, dopo l’inizio dei maltrattamenti, alla modifica delle loro ultime volontà?
a. Se si, ha proceduto ad informare il Ministero Pubblico?
b. Nel caso in cui il Ministero Pubblico non è stato informato per quale ragione ciò non è avvenuto?

3. Qualora il medico cantonale non fosse stato al corrente dei lasciti dei due ospiti maltrattati, ora che né è stato informato cosa intende fare?»


Rubavano vestiti, arrestati

Un 46enne e una 29enne serbi, residenti all’estero, sono stati fermati dalla Polizia, nel corso di un’operazione apposita, mentre rubavano all’interno di un centro commerciale

Share on FacebookTweet about this on Twitter

MENDRISIO – Nel caos che questi giorni caratterizza la zona attorno ai centri commerciali, tra cui il Fox Town (sono di ieri le nostre foto delle auto parcheggiate ovunque), qualcuno ha anche pensato di compiere furti.

Come comunica la Polizia Cantonale, infatti, ieri, nell’ambito di un’apposita operazione, sono stati arrestati un 46enne e una 29enne, entrambi cittadini serbi residenti all’estero.

La coppia è stata fermata da agenti della Polizia cantonale ed è accusata di aver effettuato dei furti di abbigliamento all’interno nel centro commerciale.

L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Nicola Corti.


Caos al Fox Town, auto parcheggiate ovunque

Privati cittadini, esasperati, chiamano la Polizia, che interviene ma, secondo nostre informazioni, dà poche multe. E nel resto del Ticino il commercio è in crisi…

Share on FacebookTweet about this on Twitter

MENRISIO – Il commercio è in crisi, si discute su come innovare, per salvarlo, il settore. Chi non conosce la situazione ticinese e passa invece per la zona del Fox Town, di sicuro non ci crederà.

Auto parcheggiate ovunque, non solamente nei parcheggi, per inseguire i saldi post-natalizi lanciati dall’enorme outlet. Vetture che invadono i passaggi pedonali, addirittura la fermata del bus.

A chiamare la Polizia sono privati cittadini, molti gli interventi, poche, a quanto ci risulta, le multe.

20161229_113736

Picture 1 of 11


Ruba le elemosine a Mendrisio, arrestato 61enne

L’uomo, un macedone residente in Bulgaria, è stato fermato dalla Polizia alla stazione di Lugano. Aveva compiuto un furto nella chiesa di Mendrisio

Share on FacebookTweet about this on Twitter

MENDRISIO – Ha rubato in Chiesa, prendendo le elemosine. Si tratta di un 61enne cittadino macedone residente in Bulgaria, autore di un furto nella chiesa di San Cosmo e Damiani a Mendrisio.

L’uomo, noto alle forze dell’ordine, è stato arretato ieri poco dopo le 20.30 alla stazione di Lugano, mentre si trovava su un treno proveniente da Mendrisio.

La sua perquisizione ha permesso di rinvenire diverse monete e strumenti per commettere furti nelle cassette delle offerte. Nel corso dell’interrogatorio il 61enne ha ammesso i fatti.

L’ipotesi di reato nei suoi confronti è di furto con scasso.


«Nessuno deve più morire come Ignazio», il PPD di Chiasso chiede aiuto al Comune

Con un’interrogazione, il cui primo firmatario è Giorgio Fonio, i pipidini chiedono di mettere a disposizione nei mesi più freddi l’edificio della Protezione Civile, «affinché nessuno debba dormire all’addiaccio»

Share on FacebookTweet about this on Twitter

CHIASSO – La morte del senzatetto nell’incendio di Massagno ha colpito molte persone. Di lui, 40enne italiano inizialmente senza volto, si è saputo che si chiamava Ignazio, che era separato e padre di due bambini. Aveva lasciato la sua Campania per cercare fortuna fra la Valtellina e il Ticino, dove aveva svolto diversi lavori saltuari. Amava la musica napoletana.

Dettagli che fanno di una figura qualsiasi una persona, come ve ne sono molte. Morta dormendo in un rifugio per ripararsi dal freddo. Giogio Fonio, granconsigliere e consigliere comunale di Chiasso per il PPD, è rimasto particolarmente colpito dalla vicenda, tanto da scrivere, nei giorni scorsi, un post sul tema, invitando a sostenere Casa Astra, dove i bisognosi possono trovare un tetto sotto cui dormire. «La tragica vicenda di Ignazio mi ha fatto tornare in mente questa storia che vi avevo raccontato lo scorso 30 ottobre. Un uomo solo, ammalato, anziano che dormiva sulla gelida panchina di sasso davanti alla Chiesa di Chiasso. In questo caso il Signore aveva trovato un letto e un pasto caldo grazie alla disponibilità di Casa Astra. Ma quante sono le persone che raggiungono il nostro paese in cerca di fortuna e poi si trovano a bivaccare al freddo e al gelo in condizioni disumane? Davanti alle dichiarazioni di Fra Martino che chiedeva alla politica maggiore sensibilità ho letto risposte del tipo “il frate non metta il naso in questioni che non gli competono”! Io invece credo che Fra Martino abbia ragione e che non si possa chiudere gli occhi davanti a situazioni simili. In Svizzera abbiamo servizi sociali efficienti e che aiutano i propri cittadini ma allo stesso tempo non possiamo ignorare il fatto che un Uomo è morto per cercare calore nello scantinato di un palazzo. Nel nostro piccolo qualcosa possiamo fare ed è sostenere Casa Astra che sul territorio si occupa appunto di accogliere chi si trova a vivere una situazione di profondo disagio».

Oggi, con un’interrogazione redatta assieme ai colleghi pipidini, di cui è primo firmatario, Fonio chiede al Comune di Chiasso di fare qualcosa, dato che la vicenda di Ignazio «non può lasciarci indifferenti. Perdere la vita in questo modo nel paese più ricco del mondo deve indignarci e preoccuparci ma soprattutto renderci attenti e vigili allo scopo di evitare che tragedie simili si possano ripetere».

La richiesta è di mettere a disposizione, almeno nei mesi più freddi, l’edificio chiassese della Protezione Civile, assegnando magari la gestione della struttura a qualche ente volontario presente sul territorio.

«Anche a Chiasso è stata segnalata la presenza di persone viste dormire sulla panchina della piazza piuttosto che in stazione. Tutto questo evidentemente in condizioni drammatiche», prosegue il PPD. «In questo contesto riteniamo che la nostra città, che più di altre si trova confrontata con le problematiche del confine, possa e debba impegnarsi nell’evitare assolutamente che anche solo un essere umano debba trovarsi a dormire all’addiaccio».


AIM, firme consegnate. Romano avvisa, «se il progetto cade, moltiplicatore oltre l’80%!»

Per il Municipale, si tratta di un referendum puramente ideologico, e la situazione non è paragonabile a quella di Poste e FFS. E avvisa sui rischi

Share on FacebookTweet about this on Twitter

MENDRISIO – Il 5 marzo 2017 la popolazione di Mendrisio sarà chiamate alle urne per esprimersi sulla trasformazione delle Aziende Industriali Mendrisio (AIM) in SA. È dunque riuscito il referendum lanciato da MPS e da diverse forze di sinistra, le firme sono state consegnate oggi.

Il primo commento social è quello del Municipale Marco Romano, uno dei fautori della trasformazione. «Un referendum ideologico. La trasformazione è necessaria e fondamentale per garantire un futuro all’azienda che distribuisce elettricità, gas e acqua. La proprietà sarà totalmente comunale e per i dipendenti c’è un Contratto collettivo solido. La nuova forma giuridica permette di muoversi meglio sul mercato comprando energia al prezzo migliore possibile, costruire collaborazioni con altre aziende e realizzare progetti nel campo delle rinnovabili».

A chi teme privatizzazioni paragonabili ad altre avvenute in passato, replica che «l’attuale base legale è del 1907, totalmente superata e inadeguata. Il controllo del comune resta totale e i paragoni con Posta e FFS non stanno in piedi: sono servizi e mercati totalmente differenti. Scelgo liberamente quale mezzo di trasporto utilizzare o come spedire un pacco, la rete elettrica è una sola e AIM deve poter offrire il miglior prodotto possibile a cittadini e aziende!».

Romano ha già in chiaro che cosa accadrebbe se la sua linea perdesse alle urne. «Se il progetto cadrà in votazione popolare, costerà caro a città e azienda: moltiplicatore su a oltre l’80% e molti progetti strategici nel cestino perché AIM avrà le mani legate».

Anche il comitato interpartitico “Per un’AIM forte e solida” ha preso atto della consegna delle firme per il referendum e ha inviato in redazione una nota, a firma di Davide Rossi per il PPD, di Dominik Hoehle per Lega-UDC-Indipendenti e di Gabriele Ponti per il PLR. «La trasformazione giuridica di AIM è assolutamente necessaria e opportuna sia per la città di Mendrisio sia per l’Azienda medesima. Il comitato interpartitico “Per un’AIM forte e solida” auspica un dibattito serio e fondato su argomenti concreti, non solo ideologici. AIM resterà di proprietà interamente comunale e fonderà il proprio operato su basi legislative moderne e chiare. L’odierno costrutto, basato su di una Legge del 1907, è insoddisfacente e pericoloso. La SA permetterà: di garantire un servizio di qualità, offrire un miglior prezzo ai clienti e ai cittadini di Mendrisio, di costruire migliori collaborazioni regionali e promuovere progetti innovativi nell’ambito del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Un respingimento del progetto avrebbe conseguenze negative sia per AIM sia per la città. A rischio vi sono importanti collaborazioni regionali e la perdita di importanti clienti “grandi consumatori”. La città di Mendrisio senza la trasformazione dovrà rivedere l’intera pianificazione finanziaria con un sensibile rialzo del moltiplicatore. Il comitato interpartitico “Per un’AIM forte e solida” invita sin d’ora la cittadinanza a sostenere il progetto di trasformazione respingendo i paragoni infondati fatti con le ex regie federali (Posta e FFS). Un’azienda comunale che distribuisce elettricità, gas e acqua non ha nulla a che vedere con la realtà e le logiche postali e del trasporto pubblico a livello nazionale. AIM gestisce una rete di condotte a cui gli utenti non si rivolgono spontaneamente in funzione alle proprie specifiche esigenze, ma per servirsi di beni fondamentali di cui vi è costante necessità. Non vi sono alternative sia di rete sia di fornitura».


La mamma e la sorella della maestra contro l’assassino

Le due donne si sono costituite parte civile contro l’assassino della 35enne di Stabio. La procuratrice pubblica vuole una perizia psichiatrica sul 42enne

Share on FacebookTweet about this on Twitter

STABIO – Nel processo contro il cognato della maestra uccisa, la madre e la sorella, rispettivamente suocera e moglie dell’assassino, si presenteranno contro l’uomo, essendosi costituite parte civile.

Lo anticipa la RSI, che specifica come le due donne avessero creduto alla versione del 42enne in carcere.

Non sono state ancora del tutto chiarite le circostanze che hanno portato all’omicidio della 35enne, poi portata in un bosco vicino a Rodero, dove è stata ritrovata. L’accusato insiste di non aver premeditato il gesto, ma la procuratrice pubblica Pamela Pedretti, per sciogliere alcuni dubbi, sembra intenzionata a chiedere una perizia psichiatrica sull’uomo,


Rapina a Novazzano, malviventi in fuga

I due uomini sono fuggiti con il bottino su un’auto con targhe italiane. Uno è armato, ma non si registrano feriti

Share on FacebookTweet about this on Twitter

NOVAZZANO – Sono ancora in fuga i due malviventi che hanno rapinato un distributore con annesso negozio questa mattina a Novazzano.

I due uomini, a volto coperto, uno dei quali armato di pistola, sono entrati nel negozio verso le 7.10 ed hanno minacciato due dipendenti facendosi consegnare i soldi della cassa. Sono fuggiti con il bottino a bordo di una vettura di piccola cilindrata con targhe italiane.

Non vi sono feriti, ma i due sono ancora in fuga.

La Polizia chiede a eventuali testimoni di segnalare movimenti sospetti nelle vicinanze dell’ufficio cambi sono pregati di contattare la Polizia cantonale allo 0848 25 55 55.

Il primo dei due ricercati è alto circa 170 cm di altezza con corporatura normale, veste una giacca grigia con cappuccio e dei pantaloni scuri, oltre ad essere armato  di pistola di colore nero. Anche il secondo è alto circa 170 cm di con corporatura normale, indossa una veste giacca grigia Coin cappuccio e dei pantaloni scuri.


«Ti lego alla carrozzina e ti butto giù da Sant’Antonio». Cosa succede(va?) nella Casa anziani di Balerna

Vi sveliamo i documenti allegati all’interrogazione di Pronzini. Non solo i maltrattamenti dell’infermiera poi finita al centro del ciclone, ma due testimonianze del 2014…

Share on FacebookTweet about this on Twitter

BALERNA – Matteo Pronzini ha segnalato, tramite una conferenza stampa, come all’interno della Casa anziani di Balerna, già toccata dalla vicenda di una infermiera che avrebbe maltrattato gli ospiti e denunciata da una giovane stagista, vi siano altre tre persone, verso cui è stata aperta un’inchiesta amministrativa, per comportamenti non conformi.

Il Municipio non ha gradito l’intervento del deputato MPS, ritenuto sensazionalistico, e in una nota ha voluto chiarire come all’interno del centro era tornata la serenità. Riguardo ai tre presunti indagati, conferma come sia stata aperta un’inchiesta ma come parallelamente non è stato ritenuto il caso di sospendere i collaboratori. L’inchiesta è stata conclusa e sono stati adottati i provvedimenti si ritenevano opportuni.

L’infermiera colpevole degli atti del 2011, come spiega in una nota, si era dimessa, ponendo dunque fine alla vicenda, perché la pena più severa possibile era il licenziamento. Dai documenti che Pronzini ha allegato alla sua lunga e articolata interrogazione, si evince come essa prima di tutto, agiva con persone in tutto e per tutto dipendenti dalle cure, per cui incapaci di lamentarsi di eventuali torti subiti. Persone trattate, si legge nei verbali, come bambole di pezza, pur di finire il lavoro in fretta. Emerge un caso, quello di una paziente a cui venivano messi i guanti in lattice, usati per l’igiene personale, in bocca, per non farle emettere versi. Dalle dichiarazioni dell’infermiera, si vede come essa lavorasse più rapidamente dei colleghi, anche comportandosi come non doveva, soprattutto quando non si trovava in compagnia di assistenti: questo dimostrerebbe come sapesse di sbagliare. Per quanto riguarda i casi singoli, la donna ha ammesso parzialmente i fatti, come di aver strattonato un’anziana nel metterla a letto ritenendolo l’unico modo per farlo. Nei confronti di un uomo, deceduto, ha dichiarato che è vero che lo ha buttato sul letto, togliendolo dalla carrozzina, spaventandolo e facendolo bestemmiare, ma ha negato di averlo mandato intenzionalmente a sbattere contro la parete per farlo arrabbiare. Quando lo lavava assieme a una stagista, lo insultava per farsi ubbidire, così come aveva strattonato un’altra ospite e il braccio paralizzato un uomo, nel frattempo deceduto, facendogli male. Addirittura, aveva fatto delle battute sulle posizioni abitudini sessuali di un ospite, pur rendendosi conto di sbagliare.

Ma se ciò è ormai storia, dato che la vicenda legata all’infermiera è nota, i documenti allegati da Pronzini non si fermano qui. A sconvolgere è anche la lettera, sembra, di una dipendente, che ha notato comportamenti scorretti, e ha voluto far sentire, nel 2014, la propria voce. Precisa come in molti sappiamo, ma che chi è «in manica del direttore» non venga toccato, e possa fare ciò che vuole, da pause più lunghe a dar soprannomi a pazienti, colleghi e persino parenti degli ospiti. L’episodio che le ha fatto decidere di far sentire la propria voce risale al 30 ottobre 2014, con colleghi che sono andati a casa oppure hanno continuato a svolgere le loro mansioni senza degnare di uno sguardo un ospite che si trovava in barella. L’uomo, stando a quanto scritto, piangeva, e con lui c’erano i suoi parenti.

Non tace neppure certe frasi rivolte ai pazienti, fra cui «mangia sennò paghi una multa di 5’000 franchi», «devi prendere subito la pastiglia, subito, e magari lunedì muori», «se non la smetti di piangere ti lego alla carrozzina e ti mando giù per Sant’Antonio». Per non parlare dell’ospite che chiedeva del coniuge defunto, di cui è stata imitata la voce.

Infine, c’è la lettera di una collaboratrice che, dopo aver iniziato a lavorare a Balerna nel 2011 o 2012 (afferma di non ricordare bene), si è dimessa nel 2014, a causa di un ambiente lavorativo che non trovava più stimolante. Parla di problematiche legate alla gestione del personale, con dipendenti stressati e condizioni non serene anche per gli ospiti, causato dalle numerose assenze per malattia. Essendo l’ultima arrivata, lamenta anche piccoli casi di mobbing di cui, scrive, non si curava.

Aveva parlato di tutto ciò col capo dicastero, di cui non ricorda il nome, che l’aveva incontrata assieme al direttore e alla capo cure. Ma dopo la riunione, malgrado i buoni propositi espressi, nulla cambia.
Riguardo i pazienti, la dipendente parla di un uomo in carrozzina, che trascorreva tutto il giorno legato al calorifero, ovvero con la carrozzina legata e, nei primi tempi, lui stesso bloccato nel mezzo con una pettorina.


Droga a Chiasso, «è allarme? Non è necessario potenziare il Servizio antidroga?»

Dopo gli ultimi arresti in via Odescalchi, pare appurato che vi siano dei gruppi dediti allo spaccio. Fonio, De Donatis, Di Lernia e Wasser interrogano il Municipio

Share on FacebookTweet about this on Twitter

CHIASSO – A Chiasso, e in particolare nella zona di via Odescalchi, c’è un problema di droga? E come lo si vuole risolvere, magari potenziando il Servizio antidroga?

Sono domande che il consigliere comunale chiassese Giorgio Fonio, assieme ai colleghi Davide De Donatis, Maurizio Di Lernia e Patrizia Wasser, pone al Municipio.

La cronaca infatti parla di un controllo effettuato dalla Polizia che ha setacciato il quartiere ove è situata via Odescalchi, verificando l’identità di 34 persone e arrestando un 23enne e un 25enne, entrambi residenti in Albania, oltre ad una 22enne residente in Italia, nel cui appartamento di via Odescalchi in cui si trovavano quest’ultimi sono stati rinvenuti circa 650 grammi di marijuana, circa 50 grammi di cocaina e una piccola quantità di hashish. Poche settimane fa, si ricorderà come un 36enne era stato arrestato dopo che nel suo appartamento (bruciato poche ore dopo) erano stati trovati marijuana e piccoli quantitativi di cocaina e di eroina, armi bianche nonché oggetti di dubbia provenienza.

«Senza voler essere in alcun modo eccessivamente drammatico, sembra abbastanza evidente che questi fermi e questi sequestri attestino la presenza di gruppi organizzati dediti allo spaccio di stupefacenti. Altrettanto scontato è il fatto che per contrastare queste organizzazioni sia assolutamente prioritario e necessario dare alla Polizia tutti gli strumenti e tutte le risorse necessarie», scrivono Fonio e cofirmatari.

A loro parere, si potrebbe fare di più. «La Legge sugli stupefacenti si basa inoltre sulla politica dei quattro pilastri ossia alla prevenzione, alla riduzione del danno, alla terapia e alla repressione. Pensando proprio a quest’ultimo pilastro, faccio notare che secondo quanto riportato dal preventivo 2017 a pagina 10, i dipendenti in organico presso la Polizia Comunale raggiungono le 45.5 unità. Per contro, presso il Servizio antidroga, l’agente messo a disposizione da parte della Polizia comunale è solo uno!».

Dunque, chiedono al Municipio:

«1. Il Municipio ritiene che vi sia un problema di spaccio di droga sul territorio cittadino?
2. Nel corso del 2016 quanti controlli per droga sono stati effettuati?
3. Il Municipio ritiene che le forze messe a disposizione della Polizia Comunale siano sufficienti?
4. Nello specifico, il Municipio non ritiene necessario potenziare il Servizio antidroga che svolge un lavoro importante sul territorio?»


Il Municipio di Balerna si ribella. «Posta, ma cosa dici? Il nostro ufficio non è piccolo!»

L’esecutivo del comune del Mendrisiotto contesta alcune affermazioni contenute nel volantino che spiega alla popolazione la scelta definitiva riguardo l’ufficio postale, e preannuncia battaglia

Share on FacebookTweet about this on Twitter

BALERNA – La Posta di Balerna, nonostante le proteste e la petizione firmata da 1.781 cittadini (di cui molti di altri comuni…), chiuderà. Le FFS hanno scritto alla popolazione per annunciare la decisione definitiva, ma il volantino ha causato ulteriori malumori, perché l’ufficio postale viene definito come “piccolo”.

Il Municipio, nel pomeriggio, ha diffuso il seguente comunicato:

«Secondo la circolare trasmessa da La Posta lunedì 12 dicembre a tutti i cittadini del paese, quello di Balerna sarebbe un piccolo ufficio, aperto unicamente 3 ore e mezzo il giorno.
In realtà si tratta invece di un ufficio che non è né piccolo né aperto unicamente per il periodo indicato. In effetti quello di Balerna è un ufficio importante, con un’apertura giornaliera di 6 ore e mezzo; è dotato di 4 sportelli di sicurezza, uno sportello per invii di massa con pista drive-in, 2 cabine telefoniche, impianto di 262 caselle accessibili in ogni
momento e Postomat.

In extremis La Posta ha inviato una comunicazione ai media per correggere gli orari d’apertura, non prendendo tuttavia posizione sulle dimensioni dell’ufficio e sui dati completamente errati contenuti nella suddetta circolare. In base ai dati ufficiali in possesso del Municipio, ad esempio il traffico medio giornaliero non è di 96 ma di 299 versamenti, i pacchi sono 17 anziché 3 e le lettere 233 anziché 43.

Quello che poi La Posta volontariamente dimentica di dire è che l’ufficio di Balerna è intensamente utilizzato dalla popolazione, con una media di 224 utenti ogni giorno (uno ogni 2 minuti). Non corrisponde pertanto al vero l’affermazione secondo cui l’ufficio registrerebbe da anni un basso livello di richieste postali.

La Posta scrive altresì che le 1781 sottoscrizioni raccolte per scongiurare la chiusura dell’ufficio proverrebbero in gran parte da cittadini di altri Comuni. Se così fosse, ciò non farebbe che dimostrare il grande interesse intercomunale per questo ufficio, destinato indubbiamente a crescere dopo la chiusura degli uffici di Chiasso Boffalora, Mendrisio Borgo e Morbio Inferiore.

Preoccupato anche per i posti di lavoro non più garantiti, il Municipio conferma pertanto che utilizzerà ogni mezzo a sua disposizione per garantire alla popolazione servizi postali completi e di qualità, opponendosi all’incomprensibile e ingiustificata chiusura dell’ufficio di
Balerna».


Capoferri alla testa del PLR di Chiasso

Dopo otto anni di presidenza di Musso, la sezione liberale chiassese cambia. Diverse modifiche anche nell’ufficio presidenziale

Share on FacebookTweet about this on Twitter

CHIASSO – A partire da giugno 2016 la sezione chiassese del PLR si era posta l’obiettivo di trovare un presidente che subentrasse a Mariano Musso dopo 8 anni e dopo la rinuncia a sollecitare un terzo mandato.
Durante il periodo di transizione a Davide Capoferri e alla commissione cerca è stato affidato il compito d’identificare un successore alla guida del PLR di Chiasso entro la fine del 2016.

Lo scorso 7 dicembre presso il ristorante Carlino a Chiasso si è tenuta l’assemblea straordinaria della sezione, occasione durante la quale si è proceduto a nominare il presidente, a rinnovare l’ufficio presidenziale e a scambiarsi i consueti auguri di Natale.

Per acclamazione è stato nominato neo presidente Davide Capoferri, che vanta 17 anni d’esperienza in Consiglio comunale, 9 dei quali trascorsi in qualità di membro della Commissione della gestione e 4 come capogruppo. Professionalmente è direttore e partner di una società che opera in ambito finanziario.

Nel corso dei lavori assembleari si è quindi rinnovata la composizione dell’ufficio presidenziale con 2 vicepresidenti, Martina Croci e Barbara Vannin. Luca Bacciarini subentra a Capoferri quale capogruppo, mentre il ruolo di segretaria è affidato a Laura Stoppa. Maurizio Cattaneo si occupa delle finanze in qualità di cassiere. Fanno pure parte dell’ufficio presidenziale i due municipali: il sindaco Bruno Arrigoni e la capo dicastero Sicurezza pubblica e Territorio Sonia Colombo-Regazzoni.
Importante la partecipazione dei giovani tra i ranghi PLR. Marco Franzini assume la carica di capo della sottosezione giovani, al quale si affianca Christian Bruccoleri, presidente dei Giovani liberali radicali del Mendrisiotto.
L’ufficio presidenziale potrà inoltre fare affidamento a Isabella Gambetta per la gestione e l’organizzazione degli eventi.

Durante la serata si sono susseguiti gli interventi del sindaco e della municipale per un breve aggiornamento sull’attività svolta in Municipio.

Diversi i ringraziamenti: ad Alessandro Zara e Gugliemo Bernasconi, Pietro e Chicco Capoferri per il prezioso sostegno e lavoro svolto.

Foto di G. Santinelli


Fiamme alla Caritas di Giubiasco. A Mendrisio fu dolo

A Giusbiasco il rogo si è sviluppato attorno alle 11.30. Per Mendrisio si pensa a un collegamento con gli interessi del mercato delle gomme usate, in espansione e non sempre legale

Share on FacebookTweet about this on Twitter

GIUBIASCO – Un violento incendio è scoppiato questa mattina presso lo stabile del mercatino dell’usato della Caritas di Giubiasco.

Come comunica la Polizia Cantonale, il tutto è accaduto attorno alle 11.30. Le fiamme, per cause che l’inchiesta di polizia dovrà stabilire, hanno distrutto parte dei mobili e tappeti depositati nel magazzino. Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Croce Verde di Bellinzona, i Pompieri di Bellinzona e la Polizia comunale di Giubiasco che ha provveduto a sbarrare la via Monte Ceneri per permettere le operazioni di soccorso.

Non si lamentano feriti o intossicati.

A proposito di incendi, si indaga ancora sul rogo che ha interessato un deposito di pneumatici venerdì scorso a Mendrisio. L’ipotesi del dolo era apparsa subito come la più probabile, dato lo scoppio che avevano sentito i vicini poco prima che divampasse l’incendio, ora, come riferisce il Corriere del Ticino, sono stati rinvenuti sul luogo del rogo una tanica vuota, che probabilmente conteneva del combustibile, e dei guanti. A quanto pare, sia le licenze edilizie sia il numero di pneumatici in attesa di smaltimento che la ditta poteva depositare erano in regola.

Anche se si è ancora nel campo del “si pensa che”, potrebbe essere che l’incendio abbia a che vedere col mercato di pneumatici usati, che si sta estendendo anche a garagisti e carrozzieri, oltre a sconfinare nell’illegalità con vendite in nero. Nel fitto sottobosco, dunque, è possibile che ci siano persone intenzionate a danneggiare che opera nella legalità, come il caso della ditta colpita dalle fiamme, la PM Ecorecycling.