Categoria: Mendrisiotto

Nebiopoli, fra la gente per rilanciarsi

Il Carnevale di Chiasso si sposterà in piazza Bernasconi. «Non ci hanno cacciati dagli spazi culturali, però desideriamo tornare in piazza, intesa in tutti i suoi sensi», ha spiegato il presidente Gambetta. Ci sarà anche un nuovo Primo Ministro.

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CHIASSO – Il Carnevale, festa della gente per eccellenza, torna fra la gente. Nebiopoli, infatti, la manifestazione carnascialesca di Chiasso, si sposta dallo Spazio Officine, occupato negli ultimi anni, a Piazza Colonnello Bernasconi.

Il presidente di Nebiopoli Massimo Gambetta parla alla Regione di una scelta strategica e di un piano di rilancio del carnevale chiassese. «Vogliamo riportare il Carnevale in piazza, intesa in tutti i suoi aspetti: l’unione, il centro cittadino e il maggiore coinvolgimento della popolazione e, dato che siamo sempre aperti a ogni forma di collaborazione, anche degli esercenti». Un vero ritorno al passato, dunque, con il Villaggio che si sposterà in piazza. «Desideriamo riprendere le vecchie tradizioni riproponendo anche quei giochi che, in passato, erano caratteristici della Gibigiana e permettevano di riempire e coinvolgere la piazza», ha proseguito Gambetta.

Lo spostamento non nasce da frizioni con gli spazi culturali, da cui il presidente sottolinea “nessuno ci ha mandato via”, ma da una decisione maturata grazie anche agli stimoli venuti da più parti, fra cui i gruppi carnascialeschi, dopo il successo dell’aperitivo in musica. La notizia circolava già da qualche settimana, ma è divenuta ufficiale solo dopo un intenso lavoro per l’ottenimento dei permessi necessari e per l’organizzazione di ciò che sarà il lato sicurezza.

L’altra novità di Nebiopoli sarà il nuovo Primo Ministro: dopo l’addio di Mariano Musso, è stato designato Silvano Pini. «Una persona attiva da decenni nel Carnevale, molto conosciuta a livello cantonale e qualificata per poter rappresentare il Nebiopoli nel Cantone», ha confermato Gambetta.


Mendrisio, «vien voglia di non andare più a vedere partite di calcio»

È l’amaro sfogo di un tifoso del Mendrisio, la cui partita è stata interrotta per lancio di fumogeni da parte dei tifosi avversari, già segnalati come a rischio. La società: «Delusi e arrabbiati, ci hanno privato della possibilità di giocarcela lealmente»

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MENDRISIO – Doveva essere una bella domenica di calcio. Il Mendrisio, con una vittoria, avrebbe scavalcato il Locarno in testa alla classifica di Prima Lega Classic, in un duello che inorgoglisce il calcio ticinese. Invece, qualcosa è andato storto. Non sul campo, con i momò che erano in vantaggio per 1-0 grazie alla rete di Mascazzini, ma sugli spalti.

Il ripetuto lancio di fumogeni da parte di una trentina di esagitati tifosi del Baden ha costretto l’arbitro a sospendere dapprima la sfida per una decina di minuti durante il primo tempo e poi definitivamente al 58°, nonostante i ripetuti appelli di giocatori ospiti ai propri sostenitori per ritrovare la calma.

Nel Magnifico Borgo, già da qualche giorno si temeva che questa non sarebbe stata una partita come le altre. A quanto pare, il Baden avrebbe informato il Mendrisio della presenza al Comunale di alcuni diffidati, ovvero tifosi colpiti dalla non possibilità di accedere agli stadi. Il dispositivo di sicurezza infatti era ingente per la categoria, 14 agenti di sicurezza all’interno dello stadio e 2 sezioni complete di agenti MO della Polizia comunale cittadina che ha dovuto chiedere man forte ai colleghi di altri corpi di polizia del Cantone. Non è bastato.

Un tifoso abituale della tribuna ci ha raccontato un pomeriggio da dimenticare. «Sono stati controllati ad uno ad uno, in modo che non potessero far entrare fumogeni all’interno dello stadio, ma ho visto tre-quattro tifosi del Baden arrampicati su una rete, probabilmente hanno introdotto qualcosa lì senza che la polizia si accorgesse», ha detto, scosso. Altre testimonianze parlano di un gruppetto di tifosi ospiti seduti sul tetto di un furgone nel posteggio sovrastante lo stadio: potrebbero essere stati loro a far entrare i fumogeni.

Le due tifoserie erano separate da uno spazio vuoto oltre che da un cordone di agenti, eppure, come sottolinea il nostro interlocutore, anche i momò non sono stati esenti da colpe. «Nel primo tempo li hanno punzecchiati, con insulti e termini che a mio avviso hanno ben poco a che fare col calcio».
Fra gli aficionados prevale un sentimento di sgomento e di rabbia, tanto da dire «viene voglia di non vedere più partite». Il pubblico, in effetti, si era già diradato dopo la prima sospensione e l’impressione di molti è stata che il lancio di fumogeni fosse volto a far sì che l’arbitro fermasse la sfida.

L’annuncio della sospensione è stato dato dal presidente del Mendrisio Karl Engel.

La società del Mendrisio ha diramato un comunicato stampa, che come richiesto riportiamo integralmente:

«Il comitato del FC Mendrisio, pur avendo preso tutte le misure di sicurezza imposte dalla ASF (Associazione Svizzera di Football) – mai immaginate come necessarie per un incontro di Prima Lega (14 agenti di sicurezza all’interno dello stadio – 2 sezioni complete di agenti MO della Polizia comunale cittadina che ha dovuto chiedere man forte ai colleghi di altri corpi di polizia del Cantone), si è sentito sopraffatto dal comportamento di un parte di sedicenti tifosi che hanno rovinato quella che doveva essere soltanto una festa del calcio».

Questi comportamenti, definiti «inqualificabili, nulla hanno a che fare con un sano ed appassionato sostegno alla propria squadra, hanno purtroppo indotto la terna arbitrale a sospendere definitivamente la partita al 58°».

Ora prevalgono «delusione e rabbia condivise dai dirigenti e dai giocatori che in tal modo si sono sentiti privati del diritto di giocarsela lealmente sul campo; al momento della sospensione il Mendrisio era in vantaggio per 1 a 0.
Il comitato si riserva di mettere in atto ulteriori misure atte a garantire il regolare svolgimento delle partite al Comunale».

Cosa succederà ora? Pare che l’arbitro a referto abbia scritto con chiarezza che la sospensione è stata causata dal lancio di fumogeni da parte della tifoseria ospite, per cui il Mendrisio potrebbe ottenere la vittoria a tavolino. Rimane l’amaro in bocca per scene che non è bello vedere su nessun campo, ma ancor meno in una categoria come la Prima Lega Classic.


Sciabolata: bottiglia frantumata per Marco Romano

Nuovo guiness dei primati a Mendrisio, in totale sono state 487 le bottiglie sciabolate

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MENDRISIO – La sciabolata momò entra di nuovo nel guiness dei primati. Ieri alle cantine del borgo si sono dati appuntamento ben 500 sciabolatori. No, non dei professionisti, gente comune, che ha deciso di partecipare al record. Contemporaneamente tutti con un colpo secco – chi al primo, chi al secondo, chi magari anche al terzo tentativo – hanno aperto una bottiglia di champagne con la sciabola.

Alla fine i giudici del guiness hanno stabilito che il record è stato raggiunto, con 487 bottiglie sciabolate. Fra le bottiglie aperte da segnalare la sciabolata chirurgica del consigliere nazionale Ignazio Cassis. A non essere state considerate nel record quindi 13 bottiglie, perché rotte o non aperte. Fra i 13 anche il consigliere nazionale Marco Romano, che ha frantumato la sua bottiglia. Sarà un buono o un cattivo presagio…?


Poste, la Leuthard spiega come si fa

La ministra ha risposto con una missiva ai portavoce delle raccolte firme di Mendrisio e Chiasso contro la chiusura degli uffici postali: non sono decisioni della Confederazione, bensì della Posta. Si può tentare però una conciliazione con un garante

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MENDRISIO – Non è la Confederazione a decidere quali uffici postali chiudere, la responsabilità delle scelte è tutta del Gigante Giallo.

È ciò che ha affermato la Consigliera Federale Doris Leuthard in risposta alla missiva che le era stata consegnata brevi manu da Marina Carobbio e alle raccolte firme avvenute contro la chiusura degli uffici postali di Boffalora e del Borgo rispettivamente a Chiasso e Mendrisio. Ed ora anche Morbio Inferiore è pronto a dare battaglia.

Non è però colpa della Confederazione, che non può fare nulla in casi del genere, ha detto la Leuthard in una lettera indirizzata ai portavoce delle petizioni. «La Posta deve assumersi responsabilità delle proprie decisioni e quindi anche della chiusura o trasformazione di uffici postali, nonché dell’adeguamento degli orari di apertura. Non mi compete intervenire presso la Posta per quanto concerne la questione della rete di uffici postali nel Canton Ticino».

Ciò nonostante, la ministra ha indicato la strada percorribile ai Comuni. Esiste un garante, la PostCom, cioè la Commissione federale delle poste. Oltre alla via della tavola rotonda con la Posta direttamente, i Comuni interessati possono dunque avviare una procedura di conciliazione, nel corso della quale si verifica se la Posta ha rispettato le disposizioni di legge in materia.

A Morbio Inferiore i cittadini spingono affinché il Municipio provi, da Mendrisio e Chiasso non si sa ancora se gli Esecutivi decideranno di seguire le indicazioni di Doris Leuthard, che riconosce l’importanza di un buon servizio pubblico che il Gigante Giallo deve garantire.

Nel frattempo, arriva l’annuncio da parte della sezione del PLR di Vezia di una raccolta firme lanciata contro la chiusura dell’ufficio postale del paese. Un problema, insomma, quello delle Poste, che tocca svariate parti del Cantone.


Chiasso sempre più dipendente dai frontalieri

Nuovo boom del gettito delle entrate. Secondo il sindaco Moreno Colombo, parte delle imposte alla fonte, «è data dai dimoranti stranieri a Chiasso», ma gli occupati frontalieri sono circa la metà

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CHIASSO – Un comune sempre più dipendente, per i suoi conti, dai frontalieri, che ormai sono il 50% (e forse anche di più) dei lavoratori nella cittadina. È quanto emerge analizzando l’«aumento esponenziale del gettito delle imposte alla fonte che, nello spazio di due anni (2012-2014), sono passate da 4’100’000 franchi a circa 6’200’000 franchi (dato definitivo del mese di giugno 2015)» di Chiasso. Lo si evince dal messaggio di accompagnamento al consuntivo 2014 dell’amministrazione comunale.

Le imposte alla fonte sono divenute sempre più importanti per le entrate, dopo il crollo delle banche. Uno dei maggiori contribuenti è la Bravofly, i cui lavoratori sono praticamente tutti frontalieri, e giocano un ruolo importante anche diverse imprese insediatasi recentemente.

Secondo il Municipio, «le nuove costituzioni (di società, ndr) nel periodo settembre 2013/settembre 2014 si aggirano attorno alle 130, con un numero di impieghi generato superiore alle 275 unità. L’incidenza del personale locale varia dal 10% al 24%, con punte del 50%, ma non manca chi tra le proprie fila annovera solo personale indigeno» (scriveva cosi in risposta a un’interrogazione su “Benvenuta Impresa”). Nessuna preoccupazione, dunque, per l’evolversi dell’occupazione a Chiasso da parte dell’Esecutivo, col rischio di un abbassamento dei salari e di una sostituzione del personale indigeno.

Moreno Colombo, sindaco di Chiasso, aveva sottolineato, in fase di presentazione del consuntivo 2014 ad aprile (da lì, i numeri sono migliorati ancora e in modo sensibile) quanto invece fossero importanti i dimoranti stranieri.

Immediatamente, Giorgio Fonio e Mauro Mapelli avevano domandato al Municipio quale fosse il peso dei frontalieri e quanto, sul totale delle imposte alla fonte incassate, «è riconducibile a dimoranti stranieri di Chiasso e quanto invece a lavoratori frontalieri». Non hanno ancora ricevuto risposto, ma ritengono come sia evidente la dipendenza dal frontalierato.

Al comune di Chiasso, probabilmente, va bene così: il gettito fiscale alla fonte cresce.


La poesia di un piccolo paese

Piccoli spettacoli, in un’ambientazione suggestiva, ma grandi interpretazioni da parte degli attori

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MENDRISIO – Per pochi giorni all’anno Arzo diventa un brulicare di persone. Il Festival internazionale di narrazione, giunto alla sedicesima edizione, ha animato le corti e la piazza di questo paesino, da qualche anno divenuto quartiere di Mendrisio.

Piccoli spettacoli, in un’ambientazione suggestiva, ma grandi interpretazioni da parte degli attori. Sulla piazza alla sera, illuminata da una suggestiva luna piena, gli spettacoli principali, quest’anno affidati tutti a bravissime attrici.

Una riscoperta del piccolo, dell’attore visto da vicino, della scoperta di bravi interpreti.


La morte e il cotechino… appuntamento al Plaza con la Compagnia Comica dialettale di Mendrisio

Dopo i film della “Palmira” (il secondo in uscita a breve), la compagnia, con attori nuovi, torna a far teatro. Autore e regista Diego Bernasconi, scenografie create da Tobia Botta. E si riderà… della signora in nero

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MENDRISIO – Ridere della morte? Si può, soprattutto se essa arriva dove sono abituati ad accoglierla, ovvero presso una famiglia responsabile di una ditta di pompe funebri. Si può trasformare un giallo in una risata? Certo, se l’assassino di fatto è un… cotechino.

Diego Bernasconi e Simona Torriani, nel loro libro vincitore del Premio Stresa “Lutto alle pompe funebri”, sono riusciti ad aggiungere a questi ingredienti dei personaggi che sono delle autentiche macchiette, difficili da scordare: il cadavere che sparisce, la giovane donna incinta, un medico che ci sa fare più con gli animali che con gli uomini, la tipica e immancabile pettegola del paese, il tedesco che fa l’apprendista becchino.

Quale miglior trama, dunque, per il ritorno della Compagnia Comica dialettale di Mendrisio, che da alcuni anni si era dedicata esclusivamente ai film della “Palmira” (il cui secondo capitolo uscirà presto al cinema)? Con attori nuovi, la regia di Diego Bernasconi e le scenografie di Tobia Botta, torna dunque in scena la storica compagnia di Mendrisio.

Lo spettacolo avrà il titolo di “Ul Requiem di Bechitt”, e si terrà in tre serate: venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 settembre al Cinema Teatro Plaza di Mendrisio. I biglietti, già in prevendita sul sito www.mendrisiocinema.ch, allo 091 646 16 54 o direttamente alle casse del cinema, stanno andando, conferma l’autore, a ruba.

Segno che la gente ha voglia di dialetto, ha voglia di scoprire la nuova versione di una compagnia che è sempre stata protagonista della scena dialettale e comica ticinese, e soprattutto voglia di ridere, anche di temi che normalmente possono fare paura.

Il finale? Chi ha letto “Lutto alle pompe funebri” lo conosce già, e se ha apprezzato la storia sicuramente non mancherà al Plaza. Per gli altri? Non resta che acquistare i biglietti, e scoprire che ne sarà della fu Signora Clelia Bettoni.


Roberta Pantani, «io, Marine Le Pen, mio padre e Hillary Clinton»

La consigliera nazionale leghista è stata paragonata dal giornale francese Le Monde a Marine Le Pen. «Quale onore! A noi figlie d’arte ticinese in politica non è mai stato regalato niente». E se i suoi figli scegliessero un partito diverso dalla Lega?

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CHIASSO – Roberta Patani e Marine Le Pen, Roberta Pantani e suo padre. La consigliera nazionale della Lega è stata paragonata dal quotidiano transalpino Le Monde alla politica francese, e noi l’abbiamo contattata per sapere che cosa ne pensasse: alla fine, il discorso è scivolato anche su altro, ovvero sul difficile ruolo delle figlie d’arte in politica.

È uno dei tratti che Pantani e Le Pen condividono. «Sono orgogliosa di essere stata paragonata a lei. Mi hanno intervistata sulla situazione del Ticino e in funzione del mio ruolo parlamentare oltre che di rappresentante di una regione del sud. Ho spiegato le circostanze, soprattutto nel Mendrisiotto, e la posizione della Lega, e la giornalista ha scelto di accostarmi a Marine Le Pen. Quale onore!»

Cosa pensa abbiate in comune, per aver fatto scegliere alla giornalista di paragonarvi?
«I capelli biondi (ride, ndr)! Dal punto vi vista politico abbiamo visioni simili, trattiamo della difesa della nostra identità, del modo migliore di gestire la politica d’asilo e l’immigrazione. E abbiamo entrambe padri ingombranti…»

Come è stato essere la figlia di Rodolfo Pantani nel mondo politico?
«Io, a differenza della Le Pen, non ho mai avuto screzi con lui né all’interno del partito per lui, ma certamente avere un papà che si occupa di politica è ingombrante, per me come lo è per altre figlie d’arte del Cantone, penso a Marina Masoni, Laura Sadis, Marina Carobbio».

Non ha citato nessun figlio d’arte… È più difficile per le donne?
«È ingiusto, ma è così. In Ticino noi figlie d’arte siamo numerose e abbiamo discrete carriere, che sono state più difficili che per altri. Può infatti apparire un vantaggio, ma non lo è, in particolare gestire il paragone, o idee diverse. Comunque mio padre mi ha trasmesso tanto, e sono fiera di quello che ha fatto e della passione che mi ha passato. Ho fatto parte da subito della Lega partendo dal basso, ed essere ora in Consiglio Nazionale mi rende orgogliosa. Lui non ha avuto purtroppo il piacere di vedermi arrivare qui (è deceduto nel novembre del 2011, ndr), però penso sarebbe fiero. A noi figlie d’arte non è stata regalato nulla, ho l’onore e l’orgoglio di poter affermare di aver percorso tutte le tappe nonostante avessi, come detto, un padre ingombrante».

Parlava dei disaccordi politici all’interno della famiglia Le Pen che voi non avete vissuto: quindi siete sempre stati sulla stessa linea?
«A volte ho dovuto mediare fra le mie posizione e quelle di mio padre. Lui era più intransigente e assolutistico. Per Marine Le Pen per contro è difficile governare, lei ha cercato di svecchiare e di proporre una linea più dinamica rispetto a lui».

Entrambe avete ammodernato le idee dei papà, insomma. Un altro tratto in comune.
«Si tratta di salti generazionali, noi facciamo parte di un’altra epoca. Se i miei figli facessero politica, la farebbero in modo diverso da me…»

A proposito, ci sarà una terza generazione di Pantani sulla scena politica ticinese?
«Non lo so, se volessero tentare non direi di no, se avessero il piacere e la voglia di mettersi a disposizione della propria comunità. Mia figlia di 22 anni siede in Consiglio comunale a Chiasso, mio padre l’aveva spronata a candidarsi assieme ed ha mantenuto la promessa anche dopo la morte del nonno. Aveva però sottovalutato l’impegno degli studi universitari, per cui penso che alle elezioni del 2016 non si ricandiderà. Chissà, magari mio figlio, che ha 19 anni… Certo, per loro sarebbe ancora più difficile, sarebbero figli e nipoti d’arte!»

E se scegliessero un partito che non è la Lega dei Ticinesi?
(silenzio) «Non me l’ero mai chiesta. Prima di tutto domanderei loro come mai si riconoscono nei valori del partito».

La giornalista di Le Monde ha scelto come paragone per lei Marine le Pen, se dovesse accostarsi lei a una politica chi sceglierebbe?
«Hillary Clinton, mi piace perché è una donna tutta d’un pezzo. Sia politicamente che dal lato familiare è passata attraverso tempeste che avrebbero sconvolto chiunque, lei è rimasta coerente e concreta. La vedo come il prossimo ideale presidente degli Stati Uniti. Anche lei ha un parente scomodo? È vero, come diceva mia nonna però il marito entra dalla porta… È stata veramente perfetta nel ruolo di first lady e poi come Segretaria di Stato, ha dato una mano notevole nel corso della prima legislatura di Barack Obama».


Balerna, perché nessuno ha denunciato? L’aguzzina è in cura da un psichiatra, le autorità sapevano?

La difesa della donna accusata di maltrattamenti al Centro Anziani di Balerna chiede di riaprire l’inchiesta per accertare eventuali responsabilità delle autorità, e Daniele Caverzasio lancia un’interrogazione sul tema.

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BALERNA – Era stata una stagista a denunciare i ripetuti atti violenti di un’assistente di cura alla casa anziani di Balerna ai danni dei pazienti. Un caso che aveva indignato tutto il Cantone. I fatti erano divenuti di dominio pubblico solo ad aprile di quest’anno a seguito della denuncia della famiglia di uno degli ospiti della casa anziani, ma la segnalazione della stagista, la sospensione della donna, l’inchiesta amministrativa e le dimissioni risalgono al 2011. In seguito, per due anni la signora in questione ha lavorato per il Servizio di assistenza e cure a domicilio del Mendrisiotto e Basso Ceresio, che la licenzia una volta venuta a sapere dell’inchiesta aperta dal Ministero Pubblico a suo carico.

Nella vicenda rimane però un punto di domanda, sottolineato anche dalla difesa della donna: il ruolo delle autorità. Come riporta oggi LaRegione, l’avvocato Emanuele Stauffer, patrocinatore della donna, ha chiesto di riaprire l’inchiesta per la necessità di andare a fondo delle ragioni psicologiche ed emotive che hanno portato la donna a compiere una serie di vessazioni (ammesse) sulle persone che le erano state affidate e per l’esigenza di allargare lo sguardo all’operato della direzione della casa e, in ultima analisi, dell’autorità comunale, titolare della struttura.

L’assistente di cura è seguita dal 1999 da un psichiatra, e secondo la difesa sarebbe un dettaglio che permetterebbe di arrivare ad una possibile scemata imputabilità. Il Municipio, però, era a conoscenza delle condizioni di salute della sua dipendente? E perché al Centro Anziani ci si è limitati a qualche ramanzina sul suo comportamento? Domande che potrebbero dar corpo all’ipotesi di un’infrazione di carattere penale alla Legge sanitaria, da contestare ai responsabili della casa.

Sul tema, è intervenuto anche il capogruppo leghista in Gran Consiglio Daniele Caverzasio con un’interrogazione, in cui chiede se la direzione del Centro fosse a conoscenza dei problemi della donna e del suo carattere definito “esuberante”, e se, in caso positivo, si sia intervenuti tempestivamente. Domanda poi se è vero che la donna, nonostante l’inchiesta a suo carico, abbia lavorato per due anni presso il Servizio di assistenza e cure a domicilio del Mendrisiotto e Basso Ceresio. Poi Caverzasio punta il dito sul fatto che né l’Ufficio del medico cantonale né la Commissione di vigilanza sanitaria abbiano sollecitato il Ministero pubblico dopo la prima denuncia del 2011 da parte della figlia di un’ospite, bensì dopo due anni. Secondo il leghista, dunque, i reati della donna cadranno in prescrizione per colpa dell’Ufficio del medico cantonale e della Commissione di vigilanza sanitaria e chiede al Consiglio di Stato cosa intenda fare. Infine, chiede come sia attualmente la situazione al Centro Anziani di Balerna.


Arzo, racconti per tutti i gusti e per ogni età

Il 27 agosto parte la XVI edizione del Festival internazionale di narrazione, che unisce appuntamenti per adulti, per ragazzi e per bambini.

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ARZO – Ad Arzo tornano protagonisti i racconti con la XVI edizione del Festival internazionale di narrazione che si aprirà giovedì 27 agosto, per grandi, meno grandi e piccini.

In Piazza, saranno protagoniste tre voci femminili. Giovedì Giuliana Musso racconterà nel suo “La fabbrica dei preti” la storia di tre uomini anziani, tre ex-seminaristi. Venerdì il drammaturgo palestinese Amir Nizar Zuabi e l’attrice germano-siriana da Corinne Jaber con “Oh mon doux pays ” ci porteranno in Siria, paese che gli spettatori sentiranno nel profumo della pietanza che l’attrice prepara sulla scena. Infine sabato Antonella Questa con “Svergognata” tratterà di tradimento.

Nelle corti, si parlerà di lavoro, precariato e marginalità, ma anche di solidarietà, coraggio e umanità con Pino Petruzzelli e il suo “Chilometro zero eSabbatico” e si ricorderà un personaggio del calibro di Gramsci con “GRAMSCI Antonio detto Nino” di Fabrizio Saccomanno, mentre “Due passi sono” di e con Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo cercherà di invitarci a osare quei due passi che bastano per imparare la bellezza della vita e dell’amore.

Alla Corte dei Miracoli, consueti appuntamenti per l’incontro col pubblico, di cui sarà protagonista fra gli altri anche Saccomanno per rivivere i suoi incontri con Gramsci.

Per quanto concerne il programma per i giovani, si tornerà a parlare di guerra con il racconto della fuga dall’Afghanistan durata un anno del piccolo Ramat (coautore), in “Compleanno afghano” di Laura Sicignano. Giuseppe Di Bello, con l’interpretazione di Naya Dedemailan, nel suo “Un dito contro i bulli” farà riflettere sul tema del bullismo. Torna ad Arzo Luigi D’Elia con André e Dorine, il suo nuovo spettacolo ispirato. Mentre in una speciale matinée ripresenterà quella “Storia d’amore e alberi” che già ha incantato il pubblico nel 2011. Infine il Teatro dell’Orsa metterà in scena uno spettacolo per tutti.

Numerose proposte per i bambini, con più di un riferimento ai fratelli Grimm e al ruolo della magia, interpretata come la capacità di resistere alle avversità e la fiducia in se stessi.

Anche lo spettacolo presentato sabato mattina dal Collettivo teatrale Giullari di Gulliver (gruppo che comprende alcuni disabili e molti volontari) partirà da una delle fiabe più famose dei fratelli Grimm: andrà infatti in scena una libera interpretazione di “Biancaneve”.


«Il posteggio e il capannone non s’hanno da fare»

Ivo Durisch, coordinatore del Gruppo Cittadini per il Territorio, ha inoltrato due opposizioni, una per la costruzione di un parcheggio in zona agricola a Stabio ed una per l’ampliamento di un capannone a Novazzano

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STABIO/NOVAZZANO – Ambientalisti alla riscossa. Il Gruppo Cittadini per il Territorio, rappresentato da Ivo Durisch e Grazia Bianchi, ha inoltrato il 22 agosto (casualmente, lo steso giorno, ma come ci precisa lo stesso Durisch è una casualità legata alla tempistica) due opposizioni a delle domande di costruzione, la prima in sanatoria per un parcheggio in zona agricola a Stabio, la seconda per il capannone di logistica a Novazzano (in questo caso con la collaborazione dell’Associazione traffico e ambiente, nella persona di Caroline Camponovo).

La prima si oppone «al rilascio della licenza edilizia a posteriori per il cambiamento di destinazione d’uso da strada di accesso a posteggi, in quanto essa è in contrasto con le norme di piano regolatore sulle zone agricole».

«La nuova ferrovia Mendrisio – Stabio ha tagliato in due i terreni coltivati proprio in località Zerbone. Ci chiediamo a titolo abbondanziale se il ripristino a terreno agricolo della strada non sia addirittura una delle misure di compensazione o di riordino a lavori terminati della Ferrovia, visto che il terreno si trova proprio a ridosso della nuova tratta ferroviaria», si legge. «Chiediamo quindi al lodevole Municipio di Stabio e al lodevole Consiglio di Stato di respingere la domanda».

La seconda, invece, riguarda «l’edificazione di un magazzino quale ampliamento di un capannone già esistente». Secondo i ricorrenti «la sua realizzazione e messa in servizio, oltre all’impatto paesaggistico devastante, pone dei seri problemi ambientali e viari di cui non sembra aver tenuto conto la domanda di costruzione».

«Vista la volumetria ci chiediamo se in questo caso non debba venir fatto un esame di impatto ambientale. Infatti il nuovo edificio essendo l’ampliamento di uno stabile preesistente pone il problema dell’unità funzionale dei due manufatti. Da qui la necessità di sommare le superfici e le volumetrie per i requisiti all’esame di impatto ambientale ai sensi dell’Ordinanza concernente l’esame dell’impatto sull’ambiente», si legge ancora nell’opposizione.

«Inoltre questo tipo di edificio e di destinazione pone dei seri problemi alla collettività. Difatti si tratta di un’attività che richiede un utilizzo massiccio di suolo, ma la creazione di pochi posti di lavoro e a basso valore aggiunto. E questo in una regione dove il territorio è limitato e le zone edificabili sono già sature se non tesaurizzate».

«In questo caso addirittura sembra non venir creato nessun posto di lavoro», chiosano i ricorrenti. «Dal nostro punto di vista la domanda, così com’è, è lacunosa e va perlomeno completata. Secondo le nostre valutazioni di spazi, superfici e destinazione d’uso, infatti serve l’esame di impatto ambientale».

Il granconsigliere socialista ha inoltre firmato l’interrogazione di Marco Chiesa relativa al capannone di Novazzano.


«Swatch? I salari non erano adeguati ai residenti, ma è una perdita per tutto il settore»

Giovanni Scolari dell’OCST commenta la rinuncia del gruppo di orologi alla sede di Genestrerio e la scelta di trasferirsi a Bienne. «Penso saranno pochi i lavoratori che accetteranno lo spostamento, preferiamo soluzioni in Ticino»

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BIENNE/TAVERNE – Il Municipio di Mendrisio aveva concesso la licenza edilizia per la nuova sede della Swatch a Genestrerio, e subito erano state espresse preoccupazioni legate ai dipendenti e a questioni ambientali. Poi, con un inaspettato colpo di scena, l’azienda ha deciso di spostare la sede di Taverne a Bienne, garantendo comunque che non ci saranno licenziamenti.

Per saperne di più, abbiamo raccolto le impressioni del responsabile del settore industria dell’OCST Giovanni Scolari. «Si tratta di una situazione in divenire, cercheremo il prima possibile di avere dei contatti con chi è toccato dalla misura», ha spiegato, non negando che anche per il sindacato si è trattato di un fulmine a ciel sereno. «Non abbiamo ricevuto un preavviso su quanto stava accadendo, per cui non possiamo dare garanzie in merito ai lavoratori».

Ciò che ritiene di poter affermare è che «saranno pochi i dipendenti che accetteranno il trasferimento a Bienne. Molti di loro sono frontalieri, quindi escluderei questa ipotesi. Saremmo maggiormente favorevoli se venisse loro offerta la possibilità di lavorare per qualche altra ditta controllata dalla Swatch in Ticino».

A proposito di lavoratori frontalieri, la Swatch a Taverne è stata più volte al centro di polemiche per far ricorso in modo ampio al frontalierato: ciò potrebbe aver influito nella scelta di dirigersi a Bienne? «È una caratteristica propria del settore degli orologi – spiega Scolari – vista anche la levatura dei salari che non era certo adeguata a un residente. Quanto questo abbia influito è difficile dirlo, soprattutto al momento. In passato qualche polemica era stata montata ad arte e sicuramente a Swatch non aveva fatto piacere, e magari qualche sassolino se lo toglieranno volentieri dalle scarpe».

«La notizia del trasferimento – prosegue Scolari – è stata appresa con dispiacere, parliamo di una ditta che da anni creava posti di lavoro in Ticino, con un aumento nel corso degli anni anche dei contratti indeterminati. È una perdita complessiva per il settore degli orologi, perché per i mercati internazionali sarebbe stato interessante avere un centro di logistica a sud delle Alpi. Così non è stato, ed ora la nostra preoccupazione è accompagnare i lavoratori conivolti, siano essi residenti o frontalieri: ciascuno di loro ha gli stessi diritti, non abbiamo mai guardato il luogo da cui partono la mattina, e non lo faremo adesso».


Swatch rinuncia a Genestrerio e va a Bienne

Questa mattina era uscita la notizia del rilascio della licenza edilizia per la sede di Genestrerio da parte del Municipio di Mendrisio, ma poche ore dopo è arrivato il dietro front del gruppo. Si cercherà una soluzione per tutti i lavoratori ticinesi

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BIENNE/TAVERNE – Il matrimonio fra Swatch e Genestrerio, nonostante proprio oggi era arrivata la notizia del rilascio della licenza edilizia da parte del Municipio di Mendrisio, non s’ha da fare.

Il gruppo ha infatti optato per spostare la sua attività di Taverne a Bienne, dove ha acquistato un capannone industriale dalla ditta Sputnik Engineering SA, in liquidazione.

L’edificio dove ha sede la Distico, a Taverne, col tempo è divenuto troppo piccolo e Swatch da tempo aveva intenzione di aprire un’altra sede in Ticino. La scelta di abbandonare il progetto a Genestrerio è stata motivata col fatto che i tempi di costruzione sarebbero stati troppo lunghi (entro il 2019), mentre il capannone di Bienne, oltre che più ampio, è già disponibile.

Verranno creati 160 nuovi posti di lavoro, ma la Swatch ha garantito che troverà una sistemazione per tutti i lavoratori di Taverne. A chi non potrà recarsi a Bienne, saranno offerti posti di lavoro in altre società controllate dal gruppo di orologi, con sede nel Cantone.