Categoria: Mendrisiotto

Chiasso, due fermi

Dopo l’omicidio di ieri sera in via Odescalchi, sarebbero già stati effettuati due arresti. Il movente del fatto di sangue sembra già diverso da quello ipotizzato in un primo momento

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CHIASSO – La cittadina di confine si è svegliata con ancora nelle orecchie gli spari che ieri sera, attorno alle 21, hanno fatto sobbalzare gli abitanti di via Odescalchi. Un uomo è stato trovato morto, ucciso da sei colpi di pistola, sotto un’auto.

L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice pubblica Pamela Pedretti, ha subito preso il via, e secondo quanto riporto ticinonews.ch, avrebbe già avuto sviluppi importanti. Due persone sarebbero infatti state arrestate.

In un primo momento si era pensato ad un regolamento di conti legato alla prostituzione, vista la vicinanza del postribolo Maxim, invece ciò che trapela ora sarebbero motivazioni che hanno a che fare con la droga.


Sparatoria a Chiasso, morto un uomo

I fatti sono successi verso le 21.00. Alcuni spari, poi il ritrovamento di un uomo morto.

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CHIASSO – Grave fatto di sangue questa sera verso le 21.00 a Chiasso, sulla rampa di accesso di un posteggio privato in via Odescalchi, nei paraggi del night club Maxim. Un uomo privo di vita, che presentava ferite da arma da fuoco, è stato rinvenuto dalla polizia, giunta in forze in zona. Alcuni testimoni riferiscono di aver udito alcuni spari.

Per il momento la polizia ha confermato unicamente il rinvenimento del cadavere, non specificando ulteriori dettagli, che saranno chiariti dall’inchiesta affidata alla pp Pamela Pedretti.


Lanz a casa? Sette anni, cinque procuratori, e le colpe del caso Pozzo Polenta

Chi se la prende con la PP Francesca Lanz, chi invece chiede un’indagine interna. Il Pozzo Polenta infiamma gli animi, ma non avrà un colpevole.

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MORBIO INFERIORE – Sette anni fa si scoprì che la fonte idrica che riforniva buona parte del Comune di Morbio Inferiore era inquinata. Una quantità incredibile di idrocarburi, 7 mila litri, di cui si è subito voluto conoscere il colpevole. Il sospetto è caduto sul distributore di benzina della Emanuele Centonze SA, la cui responsabilità però non è mai stata accertata.

Il Comune chiede un indennizzo di 2,5 milioni di franchi, e si punta alla bonifica del sito. Ma senza nessun colpevole accertato, non si sa chi dovrà pagare. L’inchiesta penale, in questi lunghi anni, è passata in svariate mani, e dal punto di vista penale però non si è giunti a nessuna conclusione. Qualche giorno fa, infatti, la procuratrice pubblica che al momento si occupava del caso, Francesca Lanz, ha comunicato la chiusura formale dell’inchiesta, causa prescrizione. Non sono bastate quattro perizie tecniche oltre a complementi e esami tecnici.

La rabbia dei cittadini di Morbio Inferiore è tangibile, dato che da ormai sette anni sono costretti a farsi fornire l’acqua da Chiasso e Balerna, con conseguenti spese. Alcuni mesi fa, per rendere attenta l’opinione pubblica sul tema, era stato persino organizzato un “funerale” al Pozzo Polenta.

«Il procedimento penale finirà ma rimangono ancora aperte le pretese di risarcimento per il danno che il Comune di Morbio ha subito, richieste che sono sempre state portate avanti. Noi speriamo e lavoriamo per trovare un accordo con le parti», ha dichiarato il sindaco, Claudia Canova. Le strade per ottenere i risarcimenti non sono chiuse, poiché in caso di inquinamento viene aperta anche una procedura amministrativa atta a stabilire chi debba pagare i danni, solitamente il proprietario del luogo oppure chi ha causato l’inquinamento. Ovvero, ciò che in questa vicenda non si conosce.

Il deputato PPD Simone Ghisla su Facebook ieri si è scagliato contro Francesca Lanz, chiedendone le dimissioni. «Se un procuratore pubblico fosse un medico e il signor Pozzo Polenta fosse un paziente la signora Francesca Lanz sarebbe già stata accusata di grande negligenza. Forse che per la procura e la sanità ci siano due pesi e due misure. La procuratrice in questione dovrebbe dimettersi, o almeno sospesa dai suoi incarichi».

Il caso era però prima passato nelle mani di ben altri quattro procuratori pubblici, Lanz non è stata che l’ultima a prendere in mano l’incarto, quando ormai probabilmente si poteva fare ben poco. Un fatto riconosciuto anche da Ghisla, ammonendo però «chi prima di lei tirava le redini del caso» a «farsi on esame di coscienza». Dal canto suo, un’ex collega di Lanz, la deputata Natalia Ferrara Micocci (PLR), ha affermato come «scaricare la colpa su chi arriva per ultimo non è un gran metro di giudizio. Ma, va pur detto, oltre alle persone c’è l’Istituzione e quando la giustizia è lenta e inefficace, bisogna ammettere che qualcosa non va nel sistema».

Sulla vicenda ha preso posizione anche il PPD cantonale, che in una nota afferma di faticare a credere «che in sette anni, nonostante l’intervento di diversi magistrati (o forse proprio per questo), non sia stato possibile accertare le responsabilità dell’accaduto». Il PPD «ritiene che quanto accaduto sia un grave sfregio alla giustizia del nostro Cantone e si aspetta che il Ministero pubblico apra un’inchiesta interna volta ad accertare le responsabilità individuali e organizzative e prenda i necessari provvedimenti dandone conto alla cittadinanza».

In questa vicenda, probabilmente, la colpa non è delle singole persone, ma di un sistema che in sette, lunghi anni, non ha trovato un colpevole e una soluzione per il Pozzo Polenta.


Cercasi barista prorompente. Lo impone la «strategia di mercato»…

Discutile annuncio di lavoro per un bar di prossima apertura a Stabio. La cameriera barista dovrà avere un seno importante ed essere disposta a presentarsi al lavoro con magliette attillate o scollate

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STABIO – Spulciando fra le offerte di lavoro che quotidianamente invadono i siti internet, su anibis.ch se ne trova una quanto meno discutibile.

Il campo è quello della ristorazione: un bar che aprirà fra poco a Stabio cerca una barista cameriera, anche senza esperienza, di età compresa fra i 18 e i 40 anni.

Fin qui, tutto normale. La prescelta sarebbe assunta per un tempo pieno, per una retribuzione che viene definita buona. A lasciare perplessi è una delle ultime frasi dell’annuncio: «per strategia di mercato che abbia petto importante e sia disposta a presentarsi sul luogo di lavoro con magliette attillate o scollate».


Che rumors: cinquanta centesimi per spazzare il razzismo

«Un gesto inaspettato sicuramente che mi ha fatto capire come bisogna amare rispettare e non aver pregiudizi verso gli altri»

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CHIASSO – La storia è apparsa sulla pagina Facebook “Rumors Ticino”, vale la pena riportarla anche se non è possibile verificarne la veridicità. I post di questa pagina, generalmente non troppo edificanti, difficilmente raggiungono il centinaio di like. In questo caso siamo oltre i 2 mila dopo alcune ore.

«Mi trovavo questa mattina a Chiasso, non tanto lontano dal centro asilanti… mi sono fermata ad un baretto per bere un caffè e davanti a me c’era un signore di colore piuttosto magro e con qualche capello bianco», si legge. L’uomo «ha chiesto una brioche ripiena alla barista, mentre la barista gliela porgeva lui le ha chiesto quanto costava. Lei con faccia scocciata mi guardò come se si volesse scusare con me che ero in coda e sbuffando gli disse: “2.- franchi!”, il signore di colore allora contando le sue monetine le indicò la brioche vuota e chiede quanto veniva quella. Lei disse irritata: “questa 1.50!!” Lui annui e prese quella brioche senza dentro nulla».

«Mi sono seduta per caso al tavolo vicino al suo a bermi il caffè», continua il post. «Quando lui finì la brioche lasciò le sue monetine sul tavolo e se ne andò. La barista arrivò per prendere il conto e dare una passata al tavolo con lo straccio e vi giuro che è stata una goduria immensa nel vedere la sua faccia per come ci è restata di merda vedendo che il signore di colore le aveva lasciato 50 cts di mancia!!! Lui ha preso quella vuota per poter lasciare alla cameriera la mancia!!! Lei vi assicuro che dalla faccia si vedeva che si sentiva davvero una merda!!!».

«Un gesto inaspettato sicuramente che mi ha fatto capire come bisogna amare rispettare e non aver pregiudizi verso gli altri», conclude il post. «Stamattina ho visto un grande uomo!».


Pozzo Polenta, Durisch «il proprietario è totalmente irresponsabile»

Il primo firmatario dell’interrogazione sull’inquinamento del Pozzo Polenta commenta la risposta del Consiglio di Stato. «Peccato che Morbio non voglia riattivare la fonte di captazione. L’area diventi a uso della popolazione!»

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MORBIO INFERIORE – Il Consiglio di Stato ha risposto ai “Cittadini del territorio” in merito all’inquinamento del Pozzo Polenta. Si deve ancora scoprire chi è responsabile dell’accaduto, e per questo il Governo ha ordinato al proprietario di svolgere delle indagini per capirlo in modo da addebitare la maggior parte dei danni.

La procedura amministrativa del Cantone è stata autonoma, ma sulle intenzioni di usufruire in futuro della zona ci sono degli interrogativi, perché parrebbe che il comune di Morbio non desidera riattivare la fonte di captazione, un utilizzo che comunque anche secondo il Consiglio di Stato è «poco sostenibile e comporta dei rischi». È stata inoltrata di recente una richiesta per la costruzione di una nuova sonda geotermica ma l’impressione è che si possa arrivare a un cambio di destinazione del sito, che diverrebbe zona artigianale-commerciale .

Un responsabile, comunque, a monte ci sarebbe: l’inquinamento proviene dalla vicina stazione di servizio di Balerna, che avrebbe anche ostacolato i lavori di risanamento necessari.

«Dal nostro punto di vista come associazione dei cittadini per il territorio auspichiamo che si faccia luce sulle responsabilità e che non sia l’ente pubblico, ossia i cittadini tutti, a dover pagare il risanamento e che la collettività oltre al danno “ambientale” subisca anche le beffe pecuniarie», commenta Ivo Durisch, primo firmatario dell’interrogazione. «In questo senso ci sembra assolutamente irresponsabile il comportamento di completa non collaborazione con le autorità del proprietario!»

E il futuro? «Ci rammarichiamo che il comune di Morbio Inferiore, a detta del Consiglio di Stato, non sembri voler riattivare la fonte di captazione. Purtroppo non abbiamo trovato il Piano regolatore di Morbio Inferiore sul loro sito internet per verificare in quale zona di PR si trovi il pozzo, per fortuna oggi il piano delle zone indicativo è pubblicato per tutti i comuni sul sito internet della Confederazione. Da lì risulta che i terreni situati sulla attuale zona S2 non sono edificabili. Viste le normative federali entrate in vigore a giugno del 2014 non sarà nemmeno possibile renderli edificabili».

«Speriamo quindi – conclude – che questa area, se non più pozzo di captazione, possa diventare un’area verde a uso della popolazione. Sarebbe un compenso minimo per il danno subito».


Chiasso, il Municipio sarà una questione di famiglia?

L’ex moglie del sindaco Colombo potrebbe candidarsi nel PLR per il Municipio. Ma solo se lui scegliesse di non ripresentarsi e se fosse il partito a chiamarla

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CHIASSO – Negli ultimi giorni, fra le vie di Chiasso gira una voce: l’ex moglie del sindaco Moreno Colombo, Sonia Regazzoni, sarebbe pronta a scendere in campo per il Municipio. Possibile, dunque, l’uscita di lui e l’entrata di lei.

La diretta interessata non smentisce, pur facendo capire di non voler pestare i piedi a nessuno. «So che questa voce gira. Non escludo la possibilità, che potrebbe concretizzarsi però solo se la sezione dovesse ritenere, nell’interesse del partito e di Chiasso, che possa essere utile e mi chiedesse di candidarmi. In ogni caso, prima bisogna conoscere le intenzioni dei tre municipali uscenti», ha dichiarato al Corriere del Ticino.

Per concretizzarsi l’ipotesi, l’attuale sindaco dovrebbe decidere di non candidarsi, e comunicherà la sa scelta dopo le federali del 18 ottobre. Ad ogni modo, fa notare Sonia Regazzoni, il PLR cittadino si è già attivato con la sua commissione cerca per comporre la lista per il Municipio e lei non è ancora stata contattata.

«Sarei pronta anche a fare la quinta della lista di Municipio, non ho niente da perdere. Tanto devo lavorare e la politica mi è sempre piaciuta», ha aggiunto.


In 30 mila alla Sagra, le novità hanno funzionato

L’ampliamento alla zona cantine ha funzionato meno del previsto, ma complessivamente i cambiamenti sono riusciti

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MENDRISIO – C’è soddisfazione per la 59esima edizione della Sagra dell’Uva di Mendrisio, che ha affollato il magnifico borgo nel corso del fine settimana appena passato. Anche le novità introdotte – in particolare l’allargamento della manifestazione alla zona delle cantine – hanno riscosso un certo successo. L’affluenza non è stata così importante come si sperava, ma l’esperimento – a detta degli organizzatori – non potrà che venir migliorato nelle prossime edizioni.

L’abolizione del biglietto d’entrata alla manifestazione, lo spostamento del mercato a Piazzale della Valle, lo spazio per i bambini, lo spostamento del “Burdell” alla Filanda hanno complessivamente permesso di avvicinare la festa alla popolazione, tanto che si contano circa 30 mila presenze.


La nuova Sagra. «Entrata gratuita e percorso più ampio, lavoreremo tutti»

Giro di opinioni fra ristoratori e macellai del Nucleo, che commentano l’introduzione dell’entrata gratuita e l’estensione del percorso anche alla zona delle Cantine

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MENDRISIO – «Sai che cosa ti dico? La Sagra dovrebbe essere solo di Mendrisio, dovrebbero poter partecipare solo commercianti, associazioni e ristoranti del paese, non anche le società di tutto il Ticino…», si arrabbia un passante, quando capisce il tema delle nostre domande.

La Sagra dell’Uva torna questo weekend per le strade di Mendrisio, amata da molti, soprattutto dai giovani che la prendono come un’occasione per divertirsi e dalle famiglie che ne approfittano per gironzolare per il mercatino e mangiare, molto meno da altri, soprattutto i residenti, disturbati dalla confusione e da di chi esagera col bere. Da quest’anno, ci sono un po’di novità. Prima di tutto, l’entrata gratuita, a fronte degli 8 franchi dello scorso anno, poi anche i grotti nella zona delle Cantine potranno proporre del cibo. Il perimetro si è allargato, e alcune manifestazioni sono state spostate, ma la domanda che ci siamo posti e che abbiamo voluto rigirare ai ristoratori e ai macellai del centro è se, con le novità, ci sarà lavoro per tutti.

«Da quanto ne so io, la Sagra ha avuto origine alle Cantine, dunque estendere anche a loro è una buona idea. Dobbiamo lavorare tutti, ed è giusto che possano farlo anche loro», dice il gerente di un bar-ristorante, che proporrà specialità alla griglia durante questi tre giorni. «Con l’entrata gratuita in teoria ci sarà un maggior afflusso di gente, e basterà per tutti, ci dovremo accontentare». È favorevole all’entrata gratuita, perché «8 franchi erano troppi».

«L’entrata gratis è intelligente, vista la situazione economica del momento approvo il fatto di togliere un costo a chi viene a Mendrisio», conferma un altro ristoratore, che troviamo intento ad appendere i manifesti con i menù che offrirà. «L’apertura alle Cantine non mi crea problema, se il percorso diventa più grande e la festa cresce, il lavoro resta per tutti. Ognuno fa il suo, e se lo fa bene lavora. Maggiore è l’offerta, più sale la concorrenza e dunque migliore sarà la qualità. Io prendo le prenotazioni, e sono pieno per tutte e tre le serate, sono convinto che sarà una Sagra migliore delle altre senza ingresso!».

«Non credo che l’estensione alle Cantine possa penalizzarci, poiché le corti sono in ogni caso centrate qui e la gente va verso di esse. In più, con l’entrata gratis passerà più gente. Vale la pena lavorare tanto per prepararci? Mi auguro di sì!», commenta la cameriera di un altro bar. A suo avviso, a determinare o meno il successo della festa è la meteo. «Dovrebbe essere bello, per cui sono fiduciosa».
«C’è il rischio di maggiori pasticci del solito» afferma, pensando all’entrata gratuita. «Solitamente, tra pulizie eccetera chiudiamo verso le 2, e si vedono in giro ragazzi con bottiglie acquistate nei supermercati o portate da casa, quest’anno possono estendersi ma i principali problemi è chi usa i cortili come toilette».

Entriamo in un altro ristorante, sempre nel nucleo. «Non mi disturba che possano cucinare anche alle cantine, si entra gratis e ciò dovrebbe giovare alla Sagra. Se lavoreremo di meno è tutto da vedere», spiega il gerente, che concorda sul fatto che ci sarà più gente ubriaca, e che va monitorata. «Cerchiamo di non vendere alcolici a chi è già ubriaco. Secondo me questa festa va fatta ma andrebbe rivisitata, dovrebbe tornare ad essere la festa dell’uva e del vino, cambiando la ristorazione e le proposte, per esempio togliendo cocktail e birre».

E i macellai, che a loro volta vendono cotechini, panini e luganighe? «Vedremo come andrà senza l’ingresso da pagare, magari si incentiverà la gente a venire. Molti cucinano, dunque la torta va spartita in tante fette, non sono quindi favorevole all’estensione fuori dal nucleo. Prima era concentrata, ora è più sparsa per il paese, e si dovrà valutare come va».

Un collega, invece, da sempre a favore della festa, contesta chi afferma che 8 franchi era un’entrata troppo cara. «No, perché si andava in giro coi mezzi pubblici per tutto il Ticino per tre giorni. La gente reclamava, penso che entrare gratis sia una cosa buona che si prova a fare. Le critiche ci saranno comunque… ». E i danni aumenteranno? «È un rischio da correre. I giovani portavano gli alcolici nel percorso della Sagra e li nascondevano a casa degli amici. Non ci saranno i controlli alle casse, ma se non vogliamo pagare l’entrata perderemo qualcosa in sicurezza».
«Liberalizzando l’entrata ci sarà più gente», prosegue, «e dando la possibilità alla zona della Cantine di lavorare (preciso che solo i grotti potranno cucinare cibo caldo, gli altri venderanno affettati e prodotto locali e proporranno assaggi), si è pensato di sgravare la piazza. Quando c’è così tanta calca la gente non può fermarsi con calma a mangiare e bere, e non è contenta. Magari si lavorerà ciascuno meno ma con più qualità e puntando sui prodotti del territorio».

L’opinione, dunque, sembra unanime: ci sarà lavoro per tutti, oltre che più gente e i soliti disguidi. Avranno ragione? Lo sapremo fra tre giorni, alla chiusura della Sagra.


Mendrisio, anche Romano in corsa?

Il PPD pare intenzionato a schierare una lista forte per le comunali, per riconfermare i tre Municipali. «Da anni do la mia disponibilità alla sezione», ha detto Romano.

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MENDRSIO – Qualche giorno fa, Carlo Croci ha annunciato di volersi ricandidare come sindaco di Mendrisio. Il PPD, deciso a mantenere un comune che è da anni sua roccaforte, starebbe cercando di allestire una lista di ferro, con l’obiettivo di confermare i due Municipali uscenti (Croci, appunto, e Calderari) e di trovare il sostituto del terzo che non si ricandida, ovvero Matteo Rossi.

Fra le persone contattate ci sarebbero Pascal Cattaneo, Gianluca Padlina, Francesca Luisoni, Luca Beretta Piccoli, Davide Rossi e il capogruppo Paolo Danielli. Inoltre, trapela un nome di spicco, quello del Consigliere nazionale, in corsa per riconfermare il seggio il 18 ottobre, Marco Romano.

«Da anni manifesto la mia disponibilità alla sezione. Del resto, uno dei motivi che mi ha portato a fare politica è proprio l’interesse verso il Comune. Adesso tocca alla sezione comporre la lista migliore. E se in questa lista si vede l’opportunità di inserire Marco Romano, ci sarò, senza problemi», ha confermato Romano a La Regione, specificando come anche quattro anni orsono si era reso disponibile. La priorità rimane, ovviamente, per le federali, ma «non è perché sono a Berna che relego il Comune a un altro livello», pur ammettendo che i risultati di ottobre avranno la loro influenza.

 

 


Carlo Croci, «amo fare il sindaco di Mendrisio». E si ricandida

Il sindaco PPD si dice pronto a guida il paese per un’alta legislatura. I temi sul tavolo? La sistemazione dell’aggregazione, con l’armonizzazione dei piani regolatori e una svolta verde, oltre al comparto Valera e al rifacimento della Piazza

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MENDRISIO – Carlo Croci ama essere il sindaco di Mendrisio. «È una delle cose più belle successe nella mia vita», dice infatti.

E si ricandida, per tutta la legislatura prossima. I progetti sul tavolo? Quelli aggregativi da sistemare, innanzitutto. «Il progetto aggregativo, in effetti, necessita di tutta una serie di misure di perfezionamento – ammette Croci a La Regione –. In assenza di esperienza, in sede di costruzione abbiamo sempre detto che non vedevamo difficoltà. Ora che siamo alla fase operativa ci rendiamo conto che qualche difficoltà di tempi, di mentalità e di varia natura l’abbiamo riscontrata. Dobbiamo essere capaci di realizzare quella prossimità che sin qui è stata l’elemento centrale».

È stata dunque elaborato il documento programmatico “Mendrisio 2030”, in cui ci si prefigge di far sentire tutti più mendrisiensi, ma anche, concretamente, di armonizzare i piani regolatori, sostenendo nel contempo progetti volti al riorientamento del settore agricolo e la salvaguardia del paesaggio. Una virata verso i temi ambientalisti, anche se «bisogna pur ricordare che le possibilità di intervenire sono legate alle capacità finanziarie degli enti locali. Là dove vi sono dei Piani regolatori cresciuti in giudicato e che prevedono delle aree insediative non sempre è possibile, proprio per ragioni economiche, immaginare che un Comune vada a riscattare tutti questi appezzamenti. Dove lo è, certo, ci stiamo schierando per poterlo fare attivamente», spiega Croci, citando gli esempi della zona Sanc a Besazio (c’è in tato una trattativa col proprietario per acquisire il fondo e mantenerlo verde), e di Villa Argentina, con la conservazione del parco.

Uno dei progetti della Mendrisio del futuro è l’abbattimento dell’ex stabile Jelmoli in Piazza, e un’alleanza più stretta con altri comuni come Chiasso e Lugano. Un problema: il comparto Valera, per cui non è ancora chiaro a quanto dovrà ammontare l’impegno finanziario comunale.

Carlo Croci, ad ogni modo, vuole continuare ad avere un ruolo centrale in queste ed altre tematiche: dalla sua sedia da sindaco.


Non li picchiavano, ma li insultavano: altri tre indagati alla casa anziani di Balerna

Dopo la 50enne che picchiava gli ospiti, altri tre dipendenti della casa anziani di Balerna sarebbero emersi dati penali rilevanti e sarebbero accusati di coazione per insulti e minacce agli anziani. Il Municipio, per ora, attende

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BALERNA – Nuovi colpi di scena attorno alla casa anziani di Balerna. Il caso della dipendente che era stata accusata di maltrattare gli ospiti su segnalazione di una stagista, non sarebbe l’unico. Sebbene non si parli di violenza fisica, come nel caso della 50enne, a carico di altri tre dipendenti sarebbero emersi dati penali rilevanti, e l’accusa sarebbe di coazione.

Al momento, in attesa della conclusione delle indagini, i tre continuano a lavorare alla casa anziani, su cui l’imputata principale aveva chiesto di indagare per capire eventuali responsabilità: per loro, infatti, nessun provvedimento disciplinare e neppure richiami. Il Municipio, infatti, vuole esaminare i documenti forniti dalla Magistratura e l’esito dell’audit esterno eseguito in collaborazione con l’Ufficio del Medico cantonale prima di esprimersi.

Una delle grandi domande che ruota attorno a questa triste vicenda è perché nessuno abbia mai detto nulla: ci si chiede chi sapeva, e come mai la segnalazione alla Magistratura sia arrivata anni dopo grazie alla denuncia di un parente di una vittima. L’imputata principale era in cura da uno psichiatra, e dopo i fatti ha potuto lavorare presso un servizio a domicilio, dunque ancora a contatto con gli anziani.

E ora, questi nuovi tre casi di dipendenti che insulterebbero e minaccerebbero gli anziani. Nessuno sapeva?

 


Più frontalieri che residenti

In crescita i lavoratori non residenti in tutti i comuni del Mendrisiotto, ma non è una novità: già quattro anni fa a Mendrisio e Chiasso erano circa la metà. Dove lavorano in prevalenza i frontalieri?

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MENDRISIO – E i frontalieri superarono i residenti. Più della metà dei posti di lavoro disponibili nel Mendrisiotto sono occupati da persone che vengono dall’Italia.

Cifre alla mano, se a Mendrisio erano il 52,7% già quattro anni fa, ora sono aumentati al 54,9%, la maggior parte dei quali impiegati nelle microimprese del terziario con meno di 10 dipendenti, nelle piccole aziende di servizi con un massimo di 50 dipendenti e nelle fabbriche del secondario.
A Chiasso ci si attesta a 50,3%, soprattutto nel terziario.

Il record spetta a Stabio, col 62,9% di frontalieri (dato addirittura in calo rispetto al 2011, quando erano il 64,1%).

L’unico comune a fare eccezione nella regione è Morbio Inferiore, dove si contano solo il 38,1% di frontalieri.

L’elevato numero di lavoratori dall’Italia, come si può vedere, non è una novità, ma è comunque cresciuto in modo costante a partire dl 2011, soprattutto per quanto concerne i lavoratori con permessi G. Da notare come siano pochi i frontalieri occupati nel settore primario.


Nebiopoli, fra la gente per rilanciarsi

Il Carnevale di Chiasso si sposterà in piazza Bernasconi. «Non ci hanno cacciati dagli spazi culturali, però desideriamo tornare in piazza, intesa in tutti i suoi sensi», ha spiegato il presidente Gambetta. Ci sarà anche un nuovo Primo Ministro.

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CHIASSO – Il Carnevale, festa della gente per eccellenza, torna fra la gente. Nebiopoli, infatti, la manifestazione carnascialesca di Chiasso, si sposta dallo Spazio Officine, occupato negli ultimi anni, a Piazza Colonnello Bernasconi.

Il presidente di Nebiopoli Massimo Gambetta parla alla Regione di una scelta strategica e di un piano di rilancio del carnevale chiassese. «Vogliamo riportare il Carnevale in piazza, intesa in tutti i suoi aspetti: l’unione, il centro cittadino e il maggiore coinvolgimento della popolazione e, dato che siamo sempre aperti a ogni forma di collaborazione, anche degli esercenti». Un vero ritorno al passato, dunque, con il Villaggio che si sposterà in piazza. «Desideriamo riprendere le vecchie tradizioni riproponendo anche quei giochi che, in passato, erano caratteristici della Gibigiana e permettevano di riempire e coinvolgere la piazza», ha proseguito Gambetta.

Lo spostamento non nasce da frizioni con gli spazi culturali, da cui il presidente sottolinea “nessuno ci ha mandato via”, ma da una decisione maturata grazie anche agli stimoli venuti da più parti, fra cui i gruppi carnascialeschi, dopo il successo dell’aperitivo in musica. La notizia circolava già da qualche settimana, ma è divenuta ufficiale solo dopo un intenso lavoro per l’ottenimento dei permessi necessari e per l’organizzazione di ciò che sarà il lato sicurezza.

L’altra novità di Nebiopoli sarà il nuovo Primo Ministro: dopo l’addio di Mariano Musso, è stato designato Silvano Pini. «Una persona attiva da decenni nel Carnevale, molto conosciuta a livello cantonale e qualificata per poter rappresentare il Nebiopoli nel Cantone», ha confermato Gambetta.


Mendrisio, «vien voglia di non andare più a vedere partite di calcio»

È l’amaro sfogo di un tifoso del Mendrisio, la cui partita è stata interrotta per lancio di fumogeni da parte dei tifosi avversari, già segnalati come a rischio. La società: «Delusi e arrabbiati, ci hanno privato della possibilità di giocarcela lealmente»

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MENDRISIO – Doveva essere una bella domenica di calcio. Il Mendrisio, con una vittoria, avrebbe scavalcato il Locarno in testa alla classifica di Prima Lega Classic, in un duello che inorgoglisce il calcio ticinese. Invece, qualcosa è andato storto. Non sul campo, con i momò che erano in vantaggio per 1-0 grazie alla rete di Mascazzini, ma sugli spalti.

Il ripetuto lancio di fumogeni da parte di una trentina di esagitati tifosi del Baden ha costretto l’arbitro a sospendere dapprima la sfida per una decina di minuti durante il primo tempo e poi definitivamente al 58°, nonostante i ripetuti appelli di giocatori ospiti ai propri sostenitori per ritrovare la calma.

Nel Magnifico Borgo, già da qualche giorno si temeva che questa non sarebbe stata una partita come le altre. A quanto pare, il Baden avrebbe informato il Mendrisio della presenza al Comunale di alcuni diffidati, ovvero tifosi colpiti dalla non possibilità di accedere agli stadi. Il dispositivo di sicurezza infatti era ingente per la categoria, 14 agenti di sicurezza all’interno dello stadio e 2 sezioni complete di agenti MO della Polizia comunale cittadina che ha dovuto chiedere man forte ai colleghi di altri corpi di polizia del Cantone. Non è bastato.

Un tifoso abituale della tribuna ci ha raccontato un pomeriggio da dimenticare. «Sono stati controllati ad uno ad uno, in modo che non potessero far entrare fumogeni all’interno dello stadio, ma ho visto tre-quattro tifosi del Baden arrampicati su una rete, probabilmente hanno introdotto qualcosa lì senza che la polizia si accorgesse», ha detto, scosso. Altre testimonianze parlano di un gruppetto di tifosi ospiti seduti sul tetto di un furgone nel posteggio sovrastante lo stadio: potrebbero essere stati loro a far entrare i fumogeni.

Le due tifoserie erano separate da uno spazio vuoto oltre che da un cordone di agenti, eppure, come sottolinea il nostro interlocutore, anche i momò non sono stati esenti da colpe. «Nel primo tempo li hanno punzecchiati, con insulti e termini che a mio avviso hanno ben poco a che fare col calcio».
Fra gli aficionados prevale un sentimento di sgomento e di rabbia, tanto da dire «viene voglia di non vedere più partite». Il pubblico, in effetti, si era già diradato dopo la prima sospensione e l’impressione di molti è stata che il lancio di fumogeni fosse volto a far sì che l’arbitro fermasse la sfida.

L’annuncio della sospensione è stato dato dal presidente del Mendrisio Karl Engel.

La società del Mendrisio ha diramato un comunicato stampa, che come richiesto riportiamo integralmente:

«Il comitato del FC Mendrisio, pur avendo preso tutte le misure di sicurezza imposte dalla ASF (Associazione Svizzera di Football) – mai immaginate come necessarie per un incontro di Prima Lega (14 agenti di sicurezza all’interno dello stadio – 2 sezioni complete di agenti MO della Polizia comunale cittadina che ha dovuto chiedere man forte ai colleghi di altri corpi di polizia del Cantone), si è sentito sopraffatto dal comportamento di un parte di sedicenti tifosi che hanno rovinato quella che doveva essere soltanto una festa del calcio».

Questi comportamenti, definiti «inqualificabili, nulla hanno a che fare con un sano ed appassionato sostegno alla propria squadra, hanno purtroppo indotto la terna arbitrale a sospendere definitivamente la partita al 58°».

Ora prevalgono «delusione e rabbia condivise dai dirigenti e dai giocatori che in tal modo si sono sentiti privati del diritto di giocarsela lealmente sul campo; al momento della sospensione il Mendrisio era in vantaggio per 1 a 0.
Il comitato si riserva di mettere in atto ulteriori misure atte a garantire il regolare svolgimento delle partite al Comunale».

Cosa succederà ora? Pare che l’arbitro a referto abbia scritto con chiarezza che la sospensione è stata causata dal lancio di fumogeni da parte della tifoseria ospite, per cui il Mendrisio potrebbe ottenere la vittoria a tavolino. Rimane l’amaro in bocca per scene che non è bello vedere su nessun campo, ma ancor meno in una categoria come la Prima Lega Classic.