Categoria: Oltre la ramina

Incontrò il reclutatore, e la sua vita cambiò: profilo del giovane svizzero morto a Mosul. E le autorità tengono d’occhio un’altra persona…

Il ragazzo ora avrebbe 26 anni, è morto in Iraq, dove si era recato agli inizi del 2015 con due giovani tunisini. Aveva conosciuto Ümit Y. lavorando con lui alla Argo 1

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LUGANO – Un triangolo geografico, da Molino Nuovo, Pregassona e Viganello, nomi che si ripetono nella cronaca, e un morto. Negli ambienti della Argo 1, l’agenzia di sicurezza privata finita nell’occhio del ciclone negli ultimi giorni, si mormorava di un ragazzo partito per la Siria. Ebbene, quel ragazzo esisteva, è deceduto a Mosul, in Iraq, nel 2015.

Si chiamava Ylan B, figlio di un elettricista tunisino e di una donna svizzera, adesso avrebbe 26 anni. A imprimere una svolta nella sua vita, caratterizzata dalla passione per il calcio, dagli studi alla Commercio di Massagno e poi dalla scuola reclute, l’incontro con Ümit Y., il 32enne svizzero-turco in carcere da qualche giorno con l’accusa di aver reclutato giovani adepti per l’ISIS. Entrambi lavorano per la Argo 1, si incontrano al Centro asilanti di Peccia. Ylan si converte all’Islam, inizia a frequentare la moschea di Viganello.

E poi, a inizio 2015, parte per l’Iraq. L’ultimo contatto coi suoi familiari avviene dall’aeroporto di Atene. Dopo, più nulla. Con lui pare ci fossero due ragazzi varesini. A avvisare i genitori della morte del giovane è la Farnesina: di lui rimane un corpo crivellato di colpi, ritrovato a Mosul.

Ylan è dunque il primo giovane combattente arrivato in Medioriente tramite Ümit, di cui si dice abbia aiutato anche Oussama Kachia, il “jihadista di Pregassona”, ad arruolarsi. Kachia è il fratello di Adberrahimi Moutaharrk, condannato a sei anni per terrosismo in Italia, noto per svolgere alelnamenti di kickboxing a Pregassona. I due, è noto, erano in contatto con Ümit.

Secondo il Corriere del Ticino, le autorità starebbero osservando da mesi un altro possibile amico del 32enne: si tratterebbe di un suo vicino di casa, espulso dalla Svizzera il giorno di Natale dello scorso anno.


L’agghiacciante storia di una suora pentita, “volevo lasciare il convento, fui vittima di pressioni psicologiche. E ora se entro in chiesa sento il vuoto”

La giovane italiana ha preso i voti, convinta da un’altra religiosa, ma poi ha iniziato ad avere dubbi sulla sua vocazione. “Hanno fatto di tutto per farmi restare. La vita, lì dentro, è difficile. E l’omosessualità…”

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MILANO – Diventare suora è sempre una scelta libera, oppure c’è chi è in grado di operare pressioni per convincere le ragazze ad abbracciare la vita religiosa? Fa riflettere l’intervista a una ragazza, tornata all’esistenza “normale” dopo 16 anni di convento, molti dei quali passati a sognare di andarsene.

La confessione viene da una ragazza italiana, è stata raccolta da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, conduttori di ECG su Radio Cusano Campus. A 13 anni, conosce una suora, che “mi faceva il lavaggio del cervello, mi ripeteva in continuazione che sarei dovuta andare in convento, che avrei dovuto conoscerle, perché la vita da suora era molto bella”. Evidentemente, vedeva in lei una possibile adepta, perché quando la giovane fugge di casa dopo un litigio con la madre, la cerca, e la convince a iniziare a frequentare il convento, per capire come funziona.

“Dopo aver terminato le superiori sono entrata e ho fatto l’anno di discernimento, un percorso in cui si entra nella vita delle suore, si inizia il cammino spirituale e il cammino di vita spirituale con le suore”, spiega. e lo fa contro il parere di chi la conosce: “le mie amiche mi dicevano di lasciar perdere, nessuno ci credeva, tutti mi dicevano che sarebbe stato un passo sbagliato, ma ormai la suora mi aveva fatto il lavaggio del cervello”.

La vita è ben scandita, con la preghiera la mattina tutte insieme e individuale al pomeriggio. Dopo l’anno di discernimento, ritiene di avere la vocazione. Ma poi qualcosa va storto. “Col passare degli anni ho iniziato a sentirmi sempre più triste, una tristezza che sentivo dentro, un vuoto che aumentava giorno dopo giorno”. Dunque, “dopo aver preso i voti semplici ho iniziato a manifestare la volontà di tornare sui miei passi, ma in quel momento sono iniziate le pressioni. Ho detto alla mia superiora che forse non avevo la vocazione, che forse sarebbe stato il caso di andarmene”.

Ma la superiora non molla, “ha proseguito il lavaggio del cervello, mi dicevano che io non vedevo il cammino, che loro erano la mia luce. Sono stata plagiata”.

La vita in convento per una ragazza tra i 18 e i 20 anni, racconta è molto complicata. “Con il passare degli anni poi, ha iniziato a pesarmi anche la mancanza di affettività”. E come si supplisce? Parla di omosessualità, che rimane nascosta, pur non avendo mai vissuto un’esperienza diretta. Però la giovane, e non è l’unica, vuole andarsene.

Per convincerla, la mandano in una missione in Sud America: lì si trova bene, “ma non mi ritrovavo più nella vita religiosa. In quel momento ho detto basta, ma per tre anni non mi hanno fatto uscire dal convento”. Il suo incubo è lungo, con rinvii ogni volta di sei mesi e un cammino con uno psicologo per farle cambiare idea.

“Mi hanno detto che sarebbe servito a farmi capire che avevo la vocazione. Lo psicologo ha cercato di compiere un’opera di convincimento su di me riguardo alla mia vocazione.  Per fortuna non sono riusciti a farmi cambiare idea, nonostante tutte le pressioni. Dopo tre anni sono riuscita a tornare a casa. Sono rimasta in convento sedici anni. La superiora mi ha costretto ad andare a casa col vestito da suora, aveva speranza che tornassi in convento”.

Alla fine, senza nulla, solo con la voglia di ripartire. Trova un lavoro, ma l’esperienza l’ha segnata. “Adesso faccio la domestica, Ora quando mi capita di entrare in chiesa sento il vuoto”.


Scoperti sette pianeti fratelli della Terra, “la chance più concreta che abbiamo mai avuto di trovare forme di vita”

Lo ha annunciato la NASA. Almeno tre pianeti avrebbero le condizoni necessarie per ospitare vita: ruotano tutti attorno a una stella nana rossa, dieci volte meno pesante del Sole

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WASHINGTON – Siamo le sole forme di vita nell’universo? Una domanda da sempre esistenziale, oltre che scientifica. Non sono state scoperte altre forme assimilabili alla vita, ma da oggi il campo dove cercare si allarga: la NASA ha infatti annunciato in pompa magna, durante una conferenza stampa, di aver scoperto un nuovo sistema con 7 pianeti fratelli della Terra.

In pratica, attorno ad una stella nana rossa, denominata Trappist-1, orbitano sette pianeti di dimensioni simili o inferiori alla Terra, e tre di essi potrebbero ospitare la vita.

Il sistema appena scoperto si troverebbe a una distanza di quasi 40 anni luce dalla Terra secondo l’analisi dei dati forniti dai telescopi. Una forma di vita sarebbe possibile poiché comprende pianeti caratterizzati da temperatura tale da ospitare acqua allo stato liquido, caratteristica fondamentale per garantire la vita.

Le orbite di questi sette pianeti sono inferiori a quella di Mercurio, che nel sistema solare è il più vicino al Sole. Tutti ruotano attorno alla stella nana rossa, che ha una massa inferiore 10 volte a quella del sole e una temperatura inferiore della metà.

Qualche indiscrezione era già trapelata, si attendeva che la NASA, ieri sera, facesse un annuncio di quelli importanti. E così è stato, alla conferenza stampa erano presenti personaggi importanti quali Thomas Zurbuchen, al vertice del Direttorato Missioni Scientifiche della Nasa al quartier generale di Washington, Michael Gillon, astronomo dell’Università di Liegi in Belgio, Sean Carey, manager dello Spitzer Science Center della Nasa Caltech, a Pasadena in California, Nikole Lewis, astronomo dell’Istituto Space Telescope Science di Baltimora, Sara Seager docente di Scienza planetaria e fisica al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge.

La certezza è che questa scoperta probabilmente rappresenta la chance migliore di scoprire altre forme di vita nell’universo. Migliaia di film e libri hanno cercato di rispondere a questa domanda, creando mondi paralleli, alieni di ogni forma e colore, soprattutto dall’avvento delle tecnologie digitali che non pongono praticamente più limite. Qualcuno appariva buono, i più rappresentavano i cattivi della trama, pronti a invadere la terra. Che la fantascienza, con forme di vita, possa uscire dallo schermo del cinema per divenire realtà? Con ogni probabilità, ci vorranno anni per saperlo, ma oggi ci sono sette pianeti in più, e un intero nuovo sistema, su cui cercare.


“Potremmo denunciare Gobbi: attendiamo l’evolversi della vicenda”. L’Associazione Frontalieri si distanzia, “vogliamo il dialogo”

L’idea è partita da una nota pagina Facebook di frontalieri. La denuncia potrebbe essere per “favoreggiamento del dumping salariale e tratta di esseri umani con finalità lucrative”.

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BELLINZONA – Norman Gobbi è da alcuni giorni, ormai si sa, nell’occhio del ciclone. Qualcuno chiede le sue dimissioni, in diversi lo attaccano per quella frase sul funzionario italiano, “abbiamo sbagliato ad assumere un italiano”, indagato nell’ambito di permessopoli.

Ticinonews.ch aveva diffuso stamattina la notizia di una possibile class action italiana contro il Ministro, ovvero di un gruppo di persone pronte a denunciarlo per quanto detto. L’avvocato Paolo Bernasconi, qualche giorno orsono, aveva specificato che gli estremi per una denuncia per discriminazione razziale, infatti, esistono.

L’azione sarebbe partita dal gruppo Facebook “Frontalieri Ticino”. Il responsabile della pagina Marco Villa ci conferma che in effetti “stiamo valutando seriamente la possibilità di sporgere denuncia ma, al momento attendiamo l’evolversi della vicenda…”. Non vuole dire il nome del legale di fiducia, per cui non si sa se il gruppo di persone si rivolgerebbe a Paolo Bernasconi.
Ma per che cosa verrebbe denunciato Gobbi? “Potrà essere fatta denuncia per favoreggiamento del dumping salariale e tratta di esseri umani con finalità lucrative”.

L’idea è stata comunque lanciata da un singolo utente, con cui abbiamo dialogato. Ammette che si sta muovendo verso la denuncia ma che “è arduo ad essere onesti. Saremmo in cinque.. sia svizzeri che italiani… ma servono di più persone”.

Non c’entra nulla, ad ogni modo, l’Associazione Frontalieri Ticino: Eros Sebastiani ci ha detto di non aver gradito lo scivolone di Gobbi, ma di non voler sporgere denuncia. “L’Italia è purtroppo conosciuta nel mondo per le sue mafie, e non si può negare, ma non è per nulla tutto negativo, basti pensare alle cure per i tumori che nella Penisola sono avanzate, e che in ruoli dirigenziali al CERN ci sono italiani. Non mi piace quando gli svizzeri insultano gli italiani, e viceversa. Però denunciare vorrebbe dire acuire ancora il clima di tensione e non è ciò che serve. Anzi, io penso a questa zona, che comprende italiani e svizzeri, come ad un’unica zona, e bisogna lavorare per il suo bene”. Il suo auspicio, dunque, è un invito ai politici ticinesi: “mi rivolgo a Gobbi, ma anche a Zali e Quadri: siamo aperti al dialogo, parliamo insieme di come risolvere i problemi”.


Al Carnevale di Venezia per chiederle la mano. La romantica sorpresa di un turista svizzero alla compagna

I due sono a Venezia per partecipare al concorso per la maschera più bella. Mentre erano sul palco, l’uomo ha fatto la proposta di matrimonio, che ovviamente è stata accettata, fra cuoricini e applausi

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VENEZIA – San Valentino è passato da poco, con il tripudio di cuori e fiori, ma oggi ci arriva una storia romantica e particolare. Un turista svizzero ha chiesto alla sua compagna di sposarlo sul palcoscenico di Piazza San Marco a Venezia, dove i due stavano partecipando al concorso per la maschera più bella. La risposta non è potuta essere, ovviamente, che un sì.

Henrì e Kramer si sono recati nella città lacunare, una delle più romantiche al mondo, durante la settimana del Carnevale. A Venezia la festa è particolarmente sentita, e le celebrazioni durano svariati giorni, dopo essere iniziati ieri con il classico Volo dell’Angelo.

I due turisti, non più giovanissimi, erano vestiti con abiti settecenteschi, e stavano partecipando alla gara dedicata alla maschera più bella, che proseguirà anche nei prossimi giorni, col pubblico che deciderà i vincitori di giornata sino alla finale di domenica.

Se Henrì e Kramer vinceranno non si sa, di sicuro il loro trionfo più bello l’uomo l’ha ottenuto. Infatti, ha organizzato una sorpresa alla compagna. Mentre sfilavano sul Palco, il cerimoniere, principe Maurice, ha interrotto la musica e annunciato che Kramer aveva qualcosa da dire alla sua compagna.

Da una tasca è uscito un braccialetto (per essere originali, non il classico anello) e con grande sorpresa ed emozione Henrì ha ricevuto in francese la proposta di matrimonio. Dopo il sì e il bacio di rito, sul palco è partita la marcia nuziale e sul mega wall un tripudio di cuoricini rossi a coronare il grande momento, con gli applausi dei presenti.

Un po’ di romanticismo fa bene anche durante la settimana della spensieratezza.


Tragedia sfiorata sulla Collina d’Oro? “No, nessuno è mai stato in pericolo. Il 99% di quel che si sta sentendo sono falsità”

Da un giornale austriaco si è scoperto come un aero, nel 2015, rischiò di schiantarsi: il pilota è stato sospeso e la copilota licenziata. Ma il direttore di Lugano Airport tranquillizza, “episodio non grave”

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LUGANO – Un incidente sfiorato, che viene alla luce solamente oggi, a un anno e qualche mese di distanza, poiché scoperto da un giornale austriaco, il Kurier. Un areo, infatti, ha rischiato di schiantarsi contro la Collina d’Oro, mente volava fra Zurigo e Lugano, con il pilota che aveva scelto una rotta definita pericolosa.

Era il 13 ottobre 2015, erano passate da poco le 18 e la meteo era pessima. Un Dash Q400 della Austrian Airlines, nella fase di atterraggio ad Agno, si è avvicinato molto alla Collina d’Oro, è scattato un allarme interno e l’impatto è stato evitato da una manovra dell’ultimo istante da parte del pilota (che ha fatto risalere il velivolo di quasi 1’000 metri di quota in circa dieci secondi), decidendo poi di puntare su Milano per l’atterraggio.

A bordo c’erano 59 persone, fra cui due piloti e due assistenti. Casualmente, fra i passeggeri vi era il pilota di un’altra compagnia aerea, che si è accorto dell’allarme, e lo ha segnalato all’autorità aviatoria. Avvicinarsi troppo a Collina d’Oro è infatti ritenuto pericolo ed è vietato, se non ai piccoli veivoli: esistono video che documentano aerei avvicinarsi pericolosamente, mettendo a rischio chi è a bordo.

È in corso un’inchiesta da parte di Austrian Airlines. A quanto pare, le autorità aviatorie austriache sarebbero state avvisate dell’accaduto solo dopo tre settimane, e il Kurier ha saputo il tutto venendo a conoscenza del rapporto intermedio stilato dal Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI).

Nessuno, insomma, ha mai voluto parlare dell’episodio, ma nel frattempo il pilota è stato sospeso e la copilota licenziata. Perché questo silenzio? Anche da parte dell’aeroporto di Lugano non si era mai venuti a conoscenza di quanto accaduto. Il direttore di Lugano Airport Alessandro Sozzi, interpellato da tio.ch, ha dichiarato con fermezza che la scurezza dei passeggeri non è mai stata messa a rischio.

“Le notizie circolate sono al 99 per cento falsità. Le accuse sono al limite della querela” ha aggiunto. A chi gli fa notare che una persona è stata licenziata ed un’altra sospesa, afferma di non poter commentare scelte aziendali, ma che “questo fascicolo è stato aperto due anni fa e non è stato gestito, come si vede, con la massima priorità. Questo a conferma del fatto che si tratta di un episodio non grave. Eravamo a conoscenza dell’episodio che, seppur di minima gravità, costituisce una rarità e questo tengo a precisarlo”.

Anche ad altri media ha parlato di episodio esasperato e di troppo sensazionalismo.


Bertoli attacca la destra. “I problemi non li creano i frontalieri. Popolo, vota in modo diverso”

Il Ministro socialista invita i leghisti a non esacerbare il clima con l’Italia, partendo dalla frase di Gobbi. “Il clima è pesante, ed è ingiusto: la colpa è di chi fa dumping”. E sul collega dice che…

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BELLINZONA – Anche Manuele Bertoli ha detto la sua sul caso permessi, soprattutto si è soffermato sulla frase di Norman Gobbi, in cui il Ministro diceva che era stato un errore assumere un italiano (uno degli indagati al momento in carcere).

Attraverso il Caffè, ha infatti voluto dire a ministri e deputati leghisti che “dovrebbero capire che non c’è proprio nessuna necessità di esacerbare i rapporti con l’Italia”. Si augurato che quello del collega sia stato effettivamente solo uno scivolone.

“Si è creata una cappa opprimente, un clima per di più ingiusto anche perché se ci sono dei problemi sul mercato del lavoro, non li hanno creati i frontalieri, ma chi li impiega con retribuzioni che alimentano il dumping salariale. Un segnale di cambiamento può arrivare solo dalla popolazione riducendo il sostegno a quelle forze che sono cresciute fomentando questo clima. Solo così il discorso politico potrà tornare alla normalità”, ha aggiunto: in pratica, un’esortazione ai cittadini a non votare più i partiti di destra. “Non dimenticando che la responsabilità di questo clima, alla fine, è anche degli elettori col sostenere determinate posizioni”.

Riguardo alla querelle sul fatto che Gobbi debba o meno difendersi, o quanto meno fare un passo indietro, Bertoli ha affermato che al momento sono passi eccessivi, e che la scelta, eventualmente, spetta al ministro.


Danilo Cau, il gemellaggio con l’Abruzzo e… troppe attenzioni. “Siamo persone che hanno aiutato altre persone”

I volontari ticinesi sono stati ricevuti dal consigliere regionale Luca Marsico. “La lingua e la cultura sono le stesse. Non è eccezionale prendersi del tempo da dedicare a chi ha bisogno”

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MILANO – Danilo Cau e i volontari ticinesi che si sono recati in Abruzzo sono stati ricevuti a Milano da Luca Marsico. Nel raccontarlo, Cau fa sfoggio di (eccessiva) modestia. “Non abbiamo fatto nulla di straordinario”, ripete, poi il racconto prende il sopravvento, ma ci tiene a precisare: “usiamo tempo per le cose più disparate, prendere dei momenti per aiutare gli altri, ecco, non è niente di eccezionale!”.

Che emozioni ha provato durante l’incontro a Milano?
“È stata un’esperienza, entrare negli uffici del potere della Regione Lombardia non capita sempre. Ci hanno fatto visitare il Pirellone, mentre era in corso la riunione del Consiglio Regionale. È stato particolare e bello, emozionante! Per entrare serve essere accreditati, mah, non siamo abituati (e ride, ndr). Ce lo siamo meritati? In definitiva, la cosa buona è che l’opinione pubblica si è smossa, il Ticino si è mobilitato e c’è stato un avvicinamento con l’Italia, dopo le polemiche da una parte e dall’altra. Il vero aiuto all’Abruzzo è stata la notizia, sul luogo ognuno ha fatto ciò che sa fare. Il lavoro, in fondo, è stato abbastanza semplice: c’era un certo rischio a causa del terremoto ma non era certo come trovarsi sotto i palazzi pericolanti”.

Non è giusto sminuire il vostro gesto, comunque…
“Tante volte con un po’ di buona volontà si ottiene tanto, e non ce ne rendiamo conto. Basterebbe poco, in effetti. Onestamente, per me, e non me ne voglia, la fatica più grande è star dietro alla stampa. Non mi aspettavo il clamore e nemmeno la chiamata delle autorità, né tanto meno la volevamo a tutti i costi. Durante il periodo degli aiuti c’è stata una piccola provocazione da parte mia verso l’eurodeputata Lara Comi (a cui aveva offerto il suo aiuto, ndr), e l’invito è partito da lì. Luca Marsico in via ufficiosa ci ha ringraziato”.

C’è qualcosa che Marsico ha detto che l’ha colpita?
“Più che tutto, il fatto di essere stati invitati, il loro gesto. Ci ha portato i ringraziamenti della nazione e della regione, poi abbiamo avuto un momento di chiacchierata. È stato bello incontrare un alpino, un uomo che ha dato molto, perché ha portato aiuto a tutti i terremotati dal Friuli in poi. Aveva appena finito il servizio militare, ci ha raccontato, quando lo chiamarono per il terremoto. Chapeau, davvero!”

Come diceva lei, ci sono molte polemiche tra le due nazioni, basti vedere ora con Gobbi e il caso permessi. Che segnale vuole lanciare?
“Spero che sia un segno di distensione. Ci sta che ognuno a casa sua sia padrone, come la discussione politica, ma ogni cosa diventa un affare di Stato. Quanto abbiamo fatto ha rimesso tutto sul piano umano: siamo andati a Milano, che è a mezz’ora da qui, parliamo la stessa lingua, la cultura è la medesima, è assurdo essere arrivati a sembrare America e Russia. C’è stato molto di più dell’aiuto all’Abruzzo, ci sono stati i ticinesi che hanno aiutato l’Italia, quando esiste il luogo comune, ora ancor di più, che il ticinese è contro.

L’ha sorpresa la solidarietà?
“Sì, molto. Chiedere di andare in Italia con ciò che sta accadendo, col problema del frontalierato che è innegabile che esista, faceva strano, eppure ho trovato gente disposta ad aiutare altra gente. Il nazionalismo non c’è stato, gli abruzzesi erano solo persone che avevo bisogno. Che sia in Svizzera, in Germania o in Italia, hanno tutto il diritto di avere un aiuto”.

Gli abruzzesi cosa pensano di noi ticinesi?
“Quelli che hanno avuto a che fare con noi ci vedono come angeli. Non si aspettavano il nostro arrivo, non avendo corrente e telefono, essendo isolati da tutti, hanno visto arrivare noi svizzeri. E hanno vissuto un doppio sentimento, di gioia per il fatto che qualcuno li aveva aiutati, e il malcontento verso l’Italia che li aveva un po’ abbandonati. Ormai con loro c’è un gemellaggio… Le prossime vacanze saranno da loro, ci hanno invitato ovunque! A dire il vero, e non riesco a capire come mai, ci stanno offrendo eventi anche in Ticino, da cene a un teatro con Yor Milano… Secondo me è perfino esagerato!”


Le citazioni di Gabbani, il nuovo corso di Masini, l’amore di Bianca Atzei, le polemiche e lo stile di Maria: remembering Sanremo

Il vincitore annunciato, Fiorella Mannoia, si è accontentata del secondo posto, ma Albano e D’Alessio fanno bene ad arrabbiarsi. Bocciata la Ferreri, la RAI deve invece pensare al dopo Conti…

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SANREMO – “Cosa resterà di questi anni Ottanta”, cantava Raf, e a distanza di qualche giorno dalla vittoria all’Ariston di Francesco Gabbani, la domanda è: cosa rimarrà di questo Festival, un’edizione che ha fatto registrare ottimi numeri, in tutte le serate?

Partendo dai lati positivi, una gara caratterizzata, in linea di massima, da bella musica, anche se c’è qualche testo che faticosamente si inserisce all’interno dei Big (una Comello in salsa Disney su tutti, oppure Bernabei). Parte da qui la scalata di Lele, che dopo essersi messo in mostra ad “Amici” ha vinto nelle Nuove Proposte. A proposito di talent, questa volta non ha vinto nessuno dei cantanti della scuderia De Filippi, come a zittire chi credeva che una vittoria fosse parte del “pacchetto”. A portare a casa l’ambito premio è stato Francesco Gabbani, che lo scorso anno si impose tra i giovani, anzi se non è proprio un ragazzino, e ora vince tra i Big. E Lele, certamente, incrocerà le dita per succedergli… Viene premiata, in un certo senso, la gavetta, come una volta.

Si impone una canzone che tutti canticchiano, che molti hanno amato per essere allegra e orecchiabile, tanto che si candida a ritornello estivo, e che in pochi hanno capito al primo ascolto. Gabbani in “Occideli’s Karma” si prende gioco della moda dilagante degli occidentali di seguire filosofie orientali, volendo sdoganare anche una critica agli internettologi che pensano di sapere tutto. La scimmia nuda che ha aggiunto un tocco di esotico è in realtà una citazione di Desmond Morris.

Meritava di vincere? Certamente è stata scelta una canzone diversa, e per una volta la vincitrice annunciata, Fiorella Mannoia, si è accontentata del secondo posto, quando pareva di rivedere Vecchioni e Il Volo, trionfatori prima ancora di cantare. Terzo è arrivato Ermal Meta, che ha vinto nelle cover con “Amara terra mia”, e che ha cantato un tema difficile e delicato come la violenza domestica e il disperato tentativo di una madre maltrattata di trasmettere amore al figlio.

Rimarranno le polemiche, e quest’anno più che mai sono comprensibili. Non portare in finale Albano e Gigi D’Alessio, che si presentava tra l’altro con un toccante omaggio alla madre deceduta da anni in cui chi ha persone care che non ci sono più di certo si è rivisto, non è stata la scelta migliore. E se i due accusano, più o meno velatamente, Sanremo di averli portati come esca per poi scaricarli, in effetti pensare a una giuria composta come quella demoscopica non gli dà torto: forse personaggi più “musicali” e meno legati al mondo di Internet avrebbero deciso in modo diverso.

Ma rimanendo in tema abiti, ha vinto la sobrietà di Maria De Filippi, che non ha snaturato sé stessa, mantenendo lo stile che l’ha resa celebre. Senza una valletta fissa, a parte qualche comparsa come Marica Pellegrinelli, Conti e la signora di Mediaset hanno mostrato che non per forza serve la bellezza per condurre uno show come Sanremo. E la comicità, in fondo, non è stata troppo pesante, al di là del fatto che Crozza piaccia oppure no.

Fra i cantanti, bocciata Giusy Ferreri, che ha deluso e infatti è stata di fatto eliminata due volte, così come la Comello non pare avere un futuro da cantante. Il salto da “Amici” a Sanremo è riuscito a Elodie, spigliata nella sua capigliatura rosa, ed anche a Sergio Sylvestre, mentre il rap è riuscito a ritagliarsi come spesso accade poco spazio. Dal palco dell’Ariston è partita la nuova era musicale di Marco Masini, che dopo la rabbia giovanile ha voluto portare la riflessione dell’età matura. Probabilmente, chi lo ha fatto arrivare tredicesimo non ha capito, anche se lo compensa il terzo posto della cover “Signor Tenente”. Ha sorpreso Paola Turci, capace di farsi apprezzare sia con il brano in gara che nella serata dedicata alle canzoni di una volta, che, è stato confermato, fa sempre piacere riascoltare. La melodia più sanremese l’ha portata forse Bianca Atzei, che si è commossa nel cantare l’amore per il suo Max Biaggi.

Cosa resterà? Saranno radio e vendite, in fondo, a dirlo. Ma in casa RAI di certo devono pensare al dopo Conti: il bravo conduttore lascia dopo tre anni di numeri positivi, e trovare il suo successore non sarà facile, ma necessario per il bene del Festival più amato, nonostante tutto, da italiani e non.


Quadri propone, «blocchiamo il rilascio di permessi B e G»

Chiede lo stop delle procedure sino al termine degli accertamenti, «per essere sicuri che non verranno rilasciati altri permessi di lavoro o di dimora a stranieri che non hanno diritto di trasferirsi in Svizzera»

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BELLINZONA – L’ufficio migrazione è nell’occhio del ciclone, e il tutto è scoppiato meno di una settimana fa, con il caso dei permessi falsi. Ieri si è avuta notizia di altre due persone indagate, anch’essi funzionari statali (anche se uno lavora all’ufficio esecuzione), oltre ai sei finiti dietro le sbarre.

Il Governo ha optato per un audit interno.

Da Lorenzo Quadri, come di consueto via social, arriva una proposta ulteriore.

«Visto che all’ufficio della migrazione nel giro di pochi giorni ci sono stati 6 arresti, altre due persone sono finite sotto inchiesta, e sull’ufficio è stato commissionato un audit, direi che è il caso di decretare uno stop al rilascio di nuovi permessi B e G, almeno fino alla fine di tutti gli accertamenti», ha scritto. «Tanto per essere sicuri che non verranno rilasciati altri permessi di lavoro o di dimora a stranieri che non hanno diritto di trasferirsi in Svizzera, magari perché sono individui pericolosi».

Poi ha aggiunto, riferendosi alla sentenza odierna del Tribunale Federale che ha deciso di annullare il decreto di espulsione ai danni del cittadino italiano che rapinò il 31 maggio 2011, armato di una pistola soft air, rapinò la banca Raiffeisen di Cadenazzo, «ciò a maggior ragione alla luce delle sentenze dei giudici buonisti che pretendono che ci teniamo in casa anche i rapinatori se sono giovani». Fra le motivazioni della sentenza si nota infatti la giovane età, ai tempi, dell’uomo (22 anni) e il fatto che la madre sia svizzera, anche se nel caso in cui commettesse altri reati, sarebbe automaticamente a rischio di espulsione.


Poli, un ex leghista che fa affari con la ‘ndrangheta? Secondo un’inchiesta, avrebbe fatto da “gancio” a una cosca

Il Caffè svela i legami fra l’ex deputato e l’uomo di fiducia del mafioso Trapasso, un certo Massimo Colosimo

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BELLINZONA – La storia lanciata in prima pagina dal Caffe della Domenica oggi è di quelle forti. Parla di un esponente di una cosca della ‘ndrangheta calabrese che per investire in Ticino sceglie un contatto. Ed esso ha legami con la Lega dei Ticinesi, essendo stato in Gran Consiglio.

L’idea di Leonardo Trapasso era di reinvestire i guadagni derivanti da attività illecite in Ticino, per ottenere il permesso di dimora. Tramite un’amica, di origini calabresi ma residente in Ticino, in possesso della nazionalità svizzera, l’uomo di fiducia di Trapasso, Massimo entra Colosimo, entra in contatto con Poli.

L’esponente leghista si reca due volte in Calabria. L’accordo prevede probabilmente dei contratti per la costruzione di un capannone, tali da giustificare la richiesta di permesso di soggiorno in Ticino per Colosimo.

Documento che ottiene, e da quanto risulta dalle indagini condotte dal Procuratore capo della Sezione antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri, Poli si aspetterebbe qualcosa in cambio. Ma lo stesso Colosimo non si dimostra poi in grado di portare a termine il compito assegnatogli dalla cosca e tutto sfuma, con un altro uomo inviato in Svizzera a recuperare i soldi. Anche Poli, nelle intercettazioni, si lamenta del lavoro dell’alleato.


Gobbi conferma la sua idea, «negli uffici cantonali devono lavorare solo svizzeri. Il popolo stesso ha detto “Prima i nostri!”»

Dopo la bufera scatenata dalla sua frase, il Ministro non fa marcia indietro e posta: «fu un errore assumere nel 2009 un cittadino straniero. Dobbiamo garantire la sovranità dello Stato»

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BELLINZONA – La sua frase di ieri al Tages Anzeiger, in merito all’assunzione di un funzionario italiano nell’Ufficio migrazione, ora è in carcere per il caso dei permessi “venduti”, ha fatto scalpore. Norman Gobbi aveva infatti detto di ritenere un errore l’assunzione di un italiano.

Oggi il Consigliere di Stato ha voluto ribadire e chiarire il suo pensiero attraverso un post su Facebook.

«Secondo me negli uffici cantonali devono lavorare solo cittadini svizzeri», ha scritto.

«Per questo motivo all’Ufficio della migrazione – dove viene rilasciato agli stranieri il diritto di risiedere e lavorare sul suolo elvetico – fu un errore assumere nel 2009 un cittadino straniero. Dobbiamo garantire la sovranità dello Stato».

«È legittimo per un Governo assumere cittadini svizzeri, soprattutto in ambiti sensibili come quello della migrazione o nelle forze dell’ordine. Anche il Popolo lo chiede: prima i nostri», termina Gobbi, ricordando l’iniziativa popolare promossa dall’UDC e approvata dal popolo a maggio.

E il suo profilo è invaso da approvazioni e complimenti.


Esclusi D’Alessio e Albano, che si chiede: «ma sono belli solo i testi di chi esce dai talent?» Stasera la finale

Ieri Antonella Clerici ha portato sul palco freschezza e simpatia. Favorita la Mannoia, stupisce Gabbani, piace Ermal Meta, il nuovo Masini si sta imponendo, mentre Bianca Atzei si commuove

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SANREMO – Ci siamo: questa sera terminerà la kermesse sanremese, che decreterà il suo vincitore. Poi, ovviamente, saranno appassionati di musica e radio a decidere che cosa rimarrà della settimana milanese targata Conti-De Filippi.

Ieri sera, nel corso della lunga semifinale, hanno fatto più rumore gli esclusi che coloro che si sono qualificati. Infatti, Ron e Giusy Ferreri, che erano stati ripescati, salutano, e in fondo ci sta, soprattutto per quanto riguarda la Ferreri, deludente. Ma con loro non passano il turno Gigi D’Alessio e Albano: il napoletano paga probabilmente qualche pregiudizio e il suo essere personaggio, però il testo della canzone, dolcemente dedicata alla madre scomparsa da tempo, meritava di più. Il pubblico ha rumoreggiato quando è stato annunciato che Albano Carrisi non sarà in finale. Lo stesso artista ha affermato di non capire il motivo dell’esclusione, e ha attaccato: «mi sembra strano questo verdetto: può essere che solo tutti i brani dei giovani talent siano bellissimi?». Ritiene che eliminare la sua canzone vuol dire punire l’artista, Fabrizio, che l’ha scritta, ma ci permettiamo di dire che la votazione riguarda un singolo testo e non la carriera, che non si discute. Annuncia che tornerà.

Intanto, la favorita, a detta di tutti, è Fiorella Mannoia, con la sua preghiera laica di amore alla vita. Sarebbe una vittoria, un po’ come quella di Vecchioni o dei giovani del Volo, forse fin troppo annunciata, di fronte ad altri artisti che meriterebbero. Pian piano ha saputo imporsi Bianca Atzei, ieri commossa nel cantare la canzone dedicata al fidanzato Max Biaggi, presente all’Ariston: un amore semplice, ma decisamente sanremese. Stupisce sempre più Francesco Gabbani, che sta scardinando le leggi rigide del Festival con la sua presa in giro alle manie orientalieggianti, con l’aiuto della scimmia.

Che dire di Masini? Con look originali e la solita canzone che va oltre, che arriva subito ma che si fa capire meglio al secondo ascolto, si può imporre, e potrebbe, anzi dovrebbe, essere considerato a ragione un outisider che può aggiudicarsi risultati importanti. Merita anche Ermal Meta, con un tema impegnativo, probabilmente non arriverà molto in alto ma intanto ha portato il rap in finale Clementino. Si è riscattata anche Paola Turci, che in molti ritengono meritevole del premio, come Moro. E, leggendo i commenti, si critica la presenza di alcuni giovani, da Bernabei a Lodovica Comello.

Ieri sera è tornata sul palco dell’Ariston Antonella Clerici, portando una ventata di freschezza e di spontaneità, un po’ come era stato il suo Festival: con Maria De Filippi parla come se nulla fosse del male ai piedi causati dai tacchi, della fatica di condurre la kermesse, e non lascia la scena senza avere un selfie assieme ai due conduttori. La sua simpatia resta immutata negli anni.

La squadra De Filippi porta intanto a casa una vittoria, quella della categoria Nuove Proposte, con Lele, che nella vita fa coppia con Elodie. Sarà di buon auspicio per la fidanzata e per gli altri ex Amici come Sylvestre?

Il verdetto arriverà stasera. O probabilmente, sarà già domattina…


La rabbia della Penisola contro Gobbi. Anche in Ticino la sua frase sul funzionario italiano non è piaciuta

«Ci stiamo occupando della vicenda», ha detto il console italiano. Dadò, Righini e Farinelli non sono d’accordo con quanto detto, «puerile e alimenta il razzismo», Quadri difende il Ministro

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BELLINZONA – I rapporti fra Svizzera e Italia, purtroppo, ultimamente diventano spesso tesi, e basta poco per innescare una scintilla. Le dichiarazioni di ieri di Norman Gobbi al Tages Anzeiger, dove affermava che è stato un errore assumere un italiano all’ufficio migrazioni (si tratta del 28enne ora in carcere per lo scandalo dei permessi “venduti”), non è piaciuta nella vicina penisola.

A La Regione il segretario generale degli italiani all’estero per la Farnesina, Michele Schiavone ha definito la frase «un’altra boutade di Gobbi». E ha aggiunto che ci sarà un motivo se quasi la metà degli italiani residenti in Svizzera hanno la doppia nazionalità. «Su 60 milioni di cittadini italiani è probabile che una piccola percentuale abbia problemi con la giustizia, come del resto accade ovunque. Ma che sistematicamente si arrivi ad avere un concetto tale degli italiani è semplicemente vergognoso», ha commentato stizzito, chiedendo al Ticino di «non può continuare a essere una regione medievale all’interno dell’Europa».

Arrabbiato anche il console italiano Marcello Fondi, che ha svelato come l’ambasciata italiana si stia occupando del caso. «Se Gobbi ha effettivamente reso quella dichiarazione sarà difficile ignorarla». La frase è stata effettivamente riportata dal giornale col virgolettato, per cui si prevedono strascichi.

L’affermazione di Gobbi non era piaciuta neppure a Fiorenzo Dadò, presidente PPD, e al suo omologo del PS Igor Righini, che avevano trovato troppo comodo un atteggiamento che Dadò ha definito puerile. In particolare, parlando ai microfoni di Tele Ticino, non avevano gradito la frase relativa al funzionario italiano, sostenendo che potesse fomentare il razzismo (il primo) e screditare con un singolo individuo tutta la comunità italiana (il secondo). «Non bisogna trasformare la questione in una caccia alle streghe», ha detto invece Alex Farinelli, capogruppo PLR.

«Le verginelle della partitocrazia spalancatrice di frontiere (escludiamo il presidente UDC) strillano indignate allo scaricabarile. Eh già: indicare chi porta la responsabilità dei casotti avvenuti in un dipartimento storicamente colonizzato dal PPD, un dipartimento che per decenni ha avuto Consiglieri di Stato e massimi funzionari PPD, è “scaricabarile”. A me sembra invece che a voler scaricare il barile siano proprio le citate verginelle ed in prima linea quella “azzurra”», ha invece postato il Consigliere Nazionale Lorenzo Quadri, difendendo dunque Gobbi. «Il funzionario calabrese nel frattempo naturalizzato intrallazzava con kosovari e turchi. È razzismo farlo notare? Sarà… Gobbi ha fatto benissimo a dire che nell’amministrazione pubblica ed in particolare in settori sensibili come l’ufficio dei permessi bisogna assumere svizzeri. Non perché gli stranieri siano tutti disonesti e gli svizzeri tutti santi, le mele marce ci sono anche tra i “nostri” e nessuno lo nega, ma perché il radicamento sul territorio e l’identificazione con il paese sono un valore aggiunto, specie in ambito di immigrazione. Ma forse il presidente del PS gradirebbe avere all’ufficio dei permessi solo dimoranti seguaci della filosofia del “devono entrare tutti».


L’ “Amara terra mia” di Ermal Meta è… dolce. Le coppie scoppiano

L’interpretazione di Modugno gli porta la vittoria nella serata cover. Da applausi Marco Masini con “Signor tenente” di Faletti, si classifica terzo. Ripescati Clementino, Ron, Atzei e Ferreri

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SANREMO – Terza giornata al Festival di Sanremo, dove ormai ci si sta abituando alla coppia Conti-De Filippi, i due si stanno amalgamando, e il loro saper condurre in modo che sta divenendo complementare non fa più notizia.

È stata una lunga serata, con le genuine emozioni dei giovani in apertura: fra poche ore si conoscerà chi si aggiudicherà la categoria Nuove Proposte, un trampolino sicuramente di lancio, se si pensa a Francesco Gabbani che ha vinto lo scorso anno, ma anche ad altri big che sono passati da lì e che calcano tutt’ora l’Ariston, a partire da Moro, sino a Zarrillo e Masini.

Poi si è tornati indietro nel tempo, ed è sempre curioso come una canzone possa far cantare ancora a distanza di anni, seppur con arrangiamenti diversi. Il pubblico più datato certamente si è scatenato, basti pensare a “Susanna” intonata da Gabbani, a “L’immensità” di D’Alessio, secondo alcuni però troppo “piatta”, a “Diamante” che Chiara non ha avuto paura di prendere in prestito da Zucchero, sino alla “Mille bolle blu” della Comello (versione comunque discussa) o “La pelle nera” di Sylvestre, che come sempre di fronte ad alcuni temi sensibili ha fatto discutere. Il verdetto, diversamente da quanto accade nella gara classica, per cui bisognerà attendere domani sera, quindi dopo quattro giorni dall’inizio, è arrivato subito. Ha vinto una delle sorprese di questo Festival, Ermal Meta, che ha portato sul palco “Amara terra mia” di Modugno, dopo aver entusiasmato la platea nella gara Big con un testo che parla di violenza sulle donne. Al secondo posto, Paola Turci, che, look decisamente non azzeccato a parte, ha stupito nel suo ritorno, con “Un’emozione da poco” di Anna Oxa. Si classifica al terzo posto, ma avrebbe potuto ambire a qualcosa in più per originalità e coraggio, Marco Masini, il quale ha voluto omaggiare Giorgio Faletti e parlare di mafia e paura, dei problemi che cambiano e restano sempre uguali, con “Signor tenente”. La sua performance è stata annunciata dagli attori Gassmann e Giallini, all’Ariston per parlare del loro film, e si è conclusa fra gli applausi della gente che ha apprezzato la tenacia nel far rivivere una canzone finita in soffitta con un’interpretazione da brividi. Una nota di merito va a Moro, che ha deliziato gli appassionati di calcio e non solo con “la leva calcistica del ’68”, quella che “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore”…

I sei a rischio eliminazione si sono sfidati per rientrare in gara, e onestamente non stupisce che ad essere eliminati siano Nesli e Alice Paba oltre a Raige e Giulia Luzzi: fuori i due duetti, che se in molte occasioni si erano mostrati vincenti, quest’anno non hanno saputo regalare grandi emozioni. E sarebbe stato peccato escludere dalla finale il rap duro di Clementino, oltre all’amore semplice ma al contempo romantico di Bianca Atzei, così come un personaggio come Ron. Passa anche Giusy Ferreri, al di sotto delle sue performance abituali.

Ospite clou della serata è stato uno straripante Mika, che come ha abituato negli ultimi mesi canta e fa lo showman: le reti Rai sono ormai casa sua.

Oggi si torna a parlare di gara e di verdetti, prima del gran finale.