Categoria: Pardo

Festival e Rotonda, possibile proseguire insieme. «La tendenza è puntare sulla continuità»

L’edizione dello scorso anno è andata molto bene, e Scherrer, pur sottolineando che non se ne è ancora parlato in modo ufficiale, parrebbe aprire a una seconda. E Timbal ha già diverse idee…

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LOCARNO – La Rotonda gestita per la prima volta dal Festival di Locarno è stata un successo, ed è possibile che quest’anno si replichi. Sarebbe un regalo per il 70esimo compleanno della manifestazione gradito a cineasti, organizzatori e appassionati.

Come riporta il Corriere del Ticino di oggi, le 110mila presenze dell’estate scorsa potrebbero spingere le autorità cittadine a assegnare ancora l’organizzazione della Rotonda al Festival. «Siamo estremamente contenti di come sono andate le cose durante la prima prova. Ad oggi, dunque, la tendenza è sempre più quella di puntare sulla continuità», ha detto il sindaco Alan Scherrer, pur precisando che non se ne è ancora parlato ufficialmente.

Da parte dell’organizzazione del Festival, c’è grande voglia di proseguire sulla strada tracciata, consapevoli che se la prima edizione è stata organizzata in tre mesi, ci sono ampi margini di miglioramento. E per avere il maggior tempo possibile per lavorare, il direttore operativo del Festival del film Mario Timbal auspica una decisione rapida.

Le idee, prosegue Timbal, ci sono, e sono numerose. «Visto il successo iniziale, rimarrebbe invariata la formula del coinvolgimento di numerosi partner locali. Poi si potrebbero ulteriormente sviluppare le sinergie fra cinema e musica oppure ampliare ancora le proposte legate alla realtà virtuale». L’importanza della Rotonda, come ripetuto più volte nel corso dello scorso anno, è quella di poter coinvolgere maggiormente i giovani, facendo entrare in contatto festivalieri e pubblico locale.

Una delle questioni che l’amministrazione dovrà valutare è se riaprire in ogni caso il concorso per l’assegnazione della Rotonda oppure se procedere con un mandato diretto al Festival. Questioni puramente giuridiche, che non dovrebbero ostacolare quello che pare essere, ormai, un desiderio comune, ovvero quello di dare un seguito alla prima edizione in salsa festivaliera.


L’affondo di Chatrian. «Il Festival è grande e la comunità locale piccola. Stateci vicini!»

Il direttore artistico del Pardo lamenta uno scollamento fra le due realtà. «Sono per il diritto di critica, ma esso non deve basarsi su un puro pregiudizio. E l’edizione numero 70 deve essere una festa per tutti»

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LOCARNO – La comunità locarnese e ticinese più in generale non è coinvolta e non sostiene il Festival di Locarno? Secondo il direttore artistico Carlo Chatrian, servirebbe maggior sostegno.

Lo ha detto ieri a sorpresa durante l’assemblea straordinaria del Pardo.
«Il Festival del film dev’essere una rappresentazione della comunità Ticino, una sua emanazione. Proprio per questo chiediamo alla popolazione un sostegno maggiore, che sia carico di fiducia e privo di qualsiasi pregiudizio», sono state le sue parole. «Dico sì al diritto di critica, che è essenziale, ma esso deve avere un fondamento e non limitarsi ad essere un’espressione per partito preso».

Nota «uno scollamento fra il Festival, che è grande, e la comunità locale, che è piccola. Ciò dà adito a un pregiudizio. La mia speranza è che prima di criticarlo si impari ad abbracciarlo, questo Festival. Sarà importante farlo già a partire dal 70°, il prossimo anno, che dovrà essere una festa importante per tutti».

Dichiarazioni inaspettate, che hanno colpito nel segno, inserite nel bilancio di un’edizione comunque positiva.

«È un discorso che stupisce ma che condivido. Leggo le parole di Chatrian come la richiesta di un maggiore coinvolgimento a livello generale, un accorato appello a starci vicini», così il presidente Marco Solari ha commentato quanto detto poco prima da Chatrian. Il Festival ha bisogno della critica, ha aggiunto, ma deve essere utile per la popolazione di Locarno, del Locarnese, del Ticino e di tutta la Svizzera, in cui la gente possa ritrovarsi.


«L’attrattività resta alta», Timbal guarda al futuro: 70esima edizione, «simbolica ma anche una pietra miliare»

Mario Timbal traccia un bilancio dell’edizione del Pardo appena conclusa («gli spettatori hanno tenuto e la critica sulla qualità dei film è stata positiva»), pensa al domani e lascia aperte le porte per AET

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LOCARNO – Sabato si è chiuso il sipario della 69esima edizione del Festival di Locarno. «Questa è l’ultima intervista che ho in programma, poi godrò di una decina di giorni di vacanza”, ci racconta il direttore operativo Mario Timbal. Uno stacco, rigorosamente, senza cinema, perché poi il lavoro non manca. Ecco il suo bilancio, tra passato e futuro.

Che voto diamo al Festival?
«Penso non spetti a noi darlo ma al pubblico e alla critica. Noi ci basiamo sulle sensazioni e soprattutto sulle cifre, che indicano che l’evento tiene. Abbiamo superato le 160 mila entrate in 11 giorni, e anche i tre giorni che hanno proceduto il Festival, con proiezioni e concerti gratuiti, hanno coinvolto, compresa la Rotonda, 30 mila persona. Ciò indica una discesa di 3 mila spettatori sul Festival rispetto al 2015, ma anche che in un momento non facile per il turismo e gli eventi in Svizzera, visto il rincaro del franco avvenuto l’anno scorso e le attenzioni date alla tematica della sicurezza, l’attrattività dell’evento resta alta: continuano ad arrivare festivalieri dalla zona, dalla Svizzera ed anche dall’estero».

È stato un Festival di transizione fra quello che è stato e quello numero 70, su cui puntate molto?
«Non direi che è stato un anno di transizione, un Festival ogni anno cerca di portare miglioramenti e novità per garantire un prodotto migliore e quest’anno sono state parecchie le novità. Lo inserirei non in un periodo di transizione ma in un percorso di crescita che proseguirà col 70esimo».

Cosa può dirci sulla qualità dei film?
«Sono il direttore artistico e il suo team a presentare una selezione, poi tocca alla stampa e alla critica dare la propria opinione. Mi pare che tutte le sezioni sono state accolte bene. Non sono coinvolto nel processo di selezione e durante il Festival non riesco a vedere i film ma a livello simbolico mi fa piacere vedere una donna al suo primo film vincere un premio importante. Molti premi a artisti e opere dell’Est? Il criterio di selezione non è geografico ma qualitativo, per cui sembrerebbe indicare una buona produzione in questi anni in quell’area».

È stato un Festival di temi attuali e un po’ cupi, dove si è visto riflesso il clima che si respira ovunque, tra Islam, guerra e paure varie. Concorda?
«In generale è il cinema, soprattutto d’autore, a riflettere l’attualità e la sensibilità con cui gli autori la vedono nelle loro opere».

Tornando alla 70esima edizione, c’è molto da lavorare, vero?
«Un Festival ha un tempo di produzione di circa un anno e mezzo, dunque riprenderemo un lavoro che è già iniziato prima ancora di questa edizione. C’è tanto da fare ma è qualcosa di molto stimolante».

Nei vostri piani rientra la Rotonda, vero?
«La nostra volontà è di continuare a organizzarla e a svilupparla. Avevamo un mandato per un anno e ci incontreremo a breve col Municipio per stilare un bilancio e per cominciare a discutere di cosa potrebbe essere il futuro».

Il valore dell’edizione numero 70 sarà più che altro simbolico o sarà davvero una pietra miliare?
«C’è un lato simbolico, ma anche un altro di pietra, visto che saranno il Palazzo del Cinema e del Gran Rex. Ogni anno il Festival è come una startup, perché ci si presenta al pubblico e bisogna dare l’offerta più ricca possibile, per stupire e incuriosire il pubblico che ci giudica in modo da spingerlo a frequentare le sale».

Intanto sarà omaggiata con un francobollo…
«È una sorpresa che ci ha fatto la Posta Svizzera, è un riconoscimento dato al 70esimo di questo Festival e che si aggiunge a una scelta della banca Nazionale di mettere la Piazza Grande sulla prossima banconota da 20 franchi. Sono segni che sono un attestato al lavoro delle squadre che si sono succedute in questi anni alla guida del Festival, facendolo entrare nell’immaginario collettivo come il maggiore evento culturale in Svizzera».

Siete il Festival più sussidiato dalla Confederazione, però dovete sostituire AET. Come pensate di farlo?
«Stiamo lavorando alla sostituzione di AET, questi tipi di contratti non si chiudono mai in pochi giorni. Comprendiamo la partenza di AET e siamo riconoscenti al sostegno che ci hanno dato in questi anni, non ci fa piacere perdere uno sponsor ticinese. La notizia si conosceva da un po’ ed era nell’aria vista, purtroppo, la loro situazione. Porte aperte per loro quando miglioreranno le loro finanze? Siamo molto grati per il percorso compiuto assieme, hanno iniziato a sponsorizzarci quando il Festival non era ancora quello che è oggi».


E il Pardo premiò… Godless

Ken Loach vince il premio del pubblico, mentre l’opera vincitrice porta a casa anche il premio per la miglior attrice donna. L’analogo Pardo maschile a Seweryin, Rodrigues miglior regista

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LOCARNO – Il film coprodotto fra Bulgaria, Danimarca e Francia, dal titolo “Godless”, di Ralitza Petrova (nella foto) si è aggiudicato il Pardo d’Oro alla 69esima edizione del Festival del Film di Locarno. La storia di Gana, che si occupa di anziani e gestisce nel contempo un traffico di carte di identità, ha conquistato la giuria.

Il premio per la miglior attrice va alla sua interprete Irena Ivanova, fra gli uomini vince invece Andrzej Seweryin per il film polacco “Ostania Rodzina (The Last Family)” di Jan P. Matuszyński.

Il premio per la miglior regia va a Joao Pedro Rodrigues per “O Ornitologo”, un lavoro in collaborazione fra Portogallo, Francia e Brasile.

Il premio speciale della giuria è stato assegnato all’opera rumeno-germanica “Inimi Cicatrizaze (Scarred Hearts)” di Radu Jude, la menzione speciale per “Mister Universo” di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria-Italia).

Fra la lunga lista di premi, da segnalare Le Prix de Public UBS, che va a “I, Daniel Blake”, di Ken Loach (Gran Bretagna-Francia-Belgio).

Foto: TicinoLibero, Marin Mikelin

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Cosa faccio questo weekend? Festival contro Street Parade

Domani si assegnano i premi e si chiude la 69esima rassegna del Pardo, in concomitanza con uno dei più grandi eventi della musica elettronica europea: cosa scegliere?

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LOCARNO/ZURIGO – Per tanti appassionati, l’attesa è finita: la Street Parade, come ogni anno, sta per entrare nel vivo e animare le strade di Zurigo. Uno dei più grandi festival di musica elettronica di tutta Europa si trasforma in un evento che coinvolge giovani e meno, famiglie ed anche rappresentanti della comunità LGTB, si preparano a percorrere i due chilometri del percorso.

In molti partono già dal Ticino coi treni speciali, in un tripudio di colori e musica, anche se come in ciascuna manifestazione non mancano i comportamenti che rischiano di rovinarla.

Il problema, per chi ha voglia di scatenarsi, è che l’evento musicale, cade in concomitanza con un altro appuntamento fisso, ovvero l’ultimo weekend del Festival di Locarno che termina domani.

Nell’ultimo giorno si saprà infatti chi avrà vinto le varie sezioni, in particolare il Concorso Internazionale, e in Piazza Grande, prima dell’ultima proiezione (con “Mohenjo Daro”, in cui un giovane coltivatore di indaco dovrà salvare l’antica città di Mohenjo Daro, scoprendo anche qualcosa in più su sé stesso e sul proprio destino) vi saranno le premiazioni. Ma la giornata non si limita alla sera, con tanti film ancora da vedere per ogni categoria, e il party finale.

Dunque, cosa scegliere? La cosmopolita Zurigo, con la possibilità di ballare e divertirsi già sul treno, o la ticinese Locarno, che in quanto a internazionalità in questi giorni ha poco da invidiare? Se Zurigo è colorata e piena di vita, in riva al Lago Maggiore non mancano rappresentanti di stampa e cinema da ogni parte del mondo.

Periferia o grande città, quindi? Come già detto, la periferia si trasforma in centro internazionale, e nonostante il turismo cosmopolita di Locarno, non è un avvenimento così comune: quando c’è il Festival, diventa un centro. Zurigo, per contro, è sempre ricca di vita, ma difficilmente lo è come per la Street Parade, che porta nelle strade e nei locali colori, musica e allegria. Una periferia che diventa centro, e un centro che diviene ancor più pulsante di vita. La sfida è aperta.

La grande scelta, alla fine, rimane fra musica e cinema. La dimensione popolare, il perdersi in mezzo alle note sparate a decibel sopra l’ordinario, oppure quella più tranquilla e intellettuale dei film e delle loro scoperte? La musica si può ascoltare sempre, così come andare al cinema, ma solo una volta all’anno lo si fa per le strade di Zurigo, in mezzo a un milione di persone. Così come, peraltro, i film sul telone di Piazza Grande si ammirano solamente nei dieci giorni del Festival. E domani ci sono le premiazioni, in un tripudio di premi, sorprese, conferme, e nuove realtà da scoprire.

La decisione rimane ardua, a meno che si sia appassionati solo di cinema o solo di musica. O di nessuno dei due e si opti per un lido o una passeggiata… Come conclusione finale, qualcuno potrebbe obiettare che per andare a respirare l’aria del Festival ci sono stati altri giorni, anche se la il giorno conclusivo è unico… .

In auto verso Locarno o in treno verso Zurigo? La sfida è aperta.


Ken Loach show, fra politica e un film che mostra una cruda realtà

In “I, Daniel Blake”, il regista rivolge un j’accuse ai servizi sociali inglesi, nelle interviste non disdegna critiche ai politici di destra, mostrandosi pessimista dopo la Brexit

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LOCARNO – È venuto a Locarno per presentare il suo film, “I, Daniel Blake”, ma Ken Loach non ha certo bisogno di avere con sé una pellicola per entusiasmare il pubblico. Tredici anni dopo aver ricevuto il Pardo d’onore, al Festival non ha disdegnato di parlare di politica, lui che è un socialista convinto e che ha votato per il Remain della Gran Bretagna nell’UE.

Ha ribadito come il lavoro sia fondamentale per la dignità umana, e ha tacciato i politici di destra (rei anche d dividere ii poveri in meritevoli o meno, includendo nella seconda categoria i malati e i disoccupati) di aver mentito e fomentato paure per convincere il popolo a votare per il Leave: dopo Brexit, «le previsioni economiche sono nettamente al ribasso e si parla di ridurre le tasse che servono a finanziare la sanità, l’educazione e i servizi sociali. Ancora una volta, quindi, saranno i più poveri a soffrirne».

Quanto tenga ai temi sociali e legati al mondo del lavoro di vede anche in “I, Daniel Blake”, vincitore della Palma d’oro a Cannes. Viene infatti mostrato in modo crudo e critico il mondo dei servizi sociali, a cui il protagonista deve rivolgersi dopo aver dovuto interrompere la sua attività di falegname dopo una crisi cardiaca. Sarà l’incontro con una giovane madre con due figli a carico a mostrargli la via d’uscita che secondo Loach resta l’unica fondamentale: la solidarietà fra umani.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Dalla tradizione di Corman al cinema africano

Prima premiato una leggenda del cinema a stelle e striscia, poi spazio a un lavoro dedicato al Mozambico

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LOCARNO – Ieri sera Piazza Grande era tutta per Roger Corman, produttore cinematografico e regista statunitense da oltre sessant’anni sulle scene, scopritore di talenti quali Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Peter Bogdanovich e inoltre Jonathan Demme, James Cameron e Joe Dante.

Poi è andato in scena un film africano, “Combolo de Sal e Açucar”. Sul treno della speranza che attraversa il Mozambico del 1989, un paese in guerra, quello che collega Nampula al Malawi, si intrecciano vicende di amore e guerra.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Gran Consiglio senza polemiche. E allora Solari spara…

Ricevimento del Gran Consiglio senza polemiche, Solari lancia idee in pasto alla politica

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LOCARNO – Quest’anno il Festival è un po’ noioso per i giornalisti alla caccia di uno scandalo da cavalcare. E così quest’anno il presidente Solari al ricevimento per i granconsiglieri non ha dovuto arrovellarsi in discorsi sulla libertà artistica o quant’altro. Beh… allora sempre Solari rilancia, come già fatto all’apertura, parla degli sviluppi nel campo dell’audiovisivo, di film commission, … . Insomma, una valanga di idee date in pasto alla politica, che – se lo vorrà – potrà raccogliere e sviluppare. Non prima di un’altra bella serata pardata… .

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Boom! La polemica la lancia Buscaglia: «film in concorso bocciati, e i poliziotti con il mitra… »

Dei sei che ha visto, salva solo “Mister Universo”. Promossi invece quelli proiettati in Piazza, «”Le ciel attendra rientra nei film utili. I poliziotti col mitra? Hanno stile…»

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LOCARNO – Gino Buscaglia sta seguendo il Festival di Locarno a spezzoni, come gli permettono gli impegni, ma ha le idee chiarissime: boccia senza appello i film in concorso che ha visto e promuove quelli proiettati in Piazza.

Come giudica il Festival sinora?
«Non posso dare una definizione completa, seguo regolarmente solo la Piazza e quando ho tempo il Concorso, di cui ho visto solo sei film. Vedo che qualunque proiezione in qualsiasi sezione richiama una grande folla, e spesso in molti non riescono a vedere tutto ciò che vorrebbero».

La qualità dei film la soddisfa?
«La qualità è un problema… dei sei film in Concorso che ho visto, ne salvo uno. Posso anche dire qual è, non faccio parte di nessuna giuria… penso a “Mister Universo”, di una coppia italo-austriaca di registi, molto bello. Cos’hanno gli altri che non va? Tutto: sceneggiature che non stanno in piedi, lungaggini, carico di simbolismo fini a sé stessi, dilettantismo sul piano delle riprese e del montaggio. Potrei farne un elenco e metterli in un elenco per dire come non si fa il cinema. Poi le giurie sono talmente perverse che non mi sorprenderei di veder premiato un brutto film. Quello dello scorso anno non mi piaceva, e neppure quello di due anni fa… ».

E per quanto concerne le pellicole viste in Piazza?
«Sono scelte per il big pubblic, ma ho visto tutti film dignitosi, anche se manca ancora il capolavoro. A cominciare dal Prefestival, con “Gottardo” che è una produzione televisiva fatta davvero in stile cinema. Stava davvero bene sull’enorme schermo di Piazza Grande e mi ha veramente impressionato in senso positivo. Anche altri film presentati hanno mostrato cose interessanti. il film tedesco “Paula” un gran bel film che racconta bene la storia vera di una pittrice, facendo vedere che in Ticino abbiamo una grande attrice come Carla Juri. Ha avuto la sua occasione per mostrare che è una signora interprete, ed è positivo. Nessun film visto in Piazza mi ha deluso. Anche quello della serata di apertura, sugli zombie, pur non piacendomi quel filone, ho visto un tocco di novità all’interno della struttura ormai stanca del genere, ed è fatto molto bene. “Moka” è forse il più debole che ho visto, è un film per la televisione, realizzato coi modi espressivi e i tempi della tv, proprio adesso che anche le fiction fanno di tutto per essere cinema. Qui è stato una specie di vecchio sceneggiato».

“Le ciel attendra”, dedicato a due giovanissime che diventano jihadiste, le è piaciuto?
«Molto bello, e rientra nella categoria dei film utili, che hanno un senso ma non sono moralisti, toccano il problema, lo sollevano e fanno pensare senza schierarsi a prescindere, un’operazione estremamente intelligente. È un’opera che tutto dovrebbero vedere, ci sono troppi schematismi sull’enorme problema della radicalizzazione islamica, l’ISIS, il Daesh e i giovani che vanno a combattere la cosiddetta guerra santa. L’Islam non è da condannare a prescindere, va capito».

E cosa pensa delle misure di sicurezza rafforzate? Sono invasive e rappresentano un ostacolo per il pubblico?
«(ride, ndr). Eccessive! Non mi danno fastidio, occorre dire che anche i poliziotti che sono lì coi mitra in mano hanno l’aria di scusarsi. Molta gente si ferma a parlare con loro, quasi a tenerli su di morale dato che sono mandati a fare qualcosa di sostanzialmente inutile in modo discreto, senza disturbare. Hanno stile! Le misure comunque sono dovute con l’aria che tira in tutta Europa e in tutto il mondo. A me sembrano eccessive perché non mi sembra ci sia bisogno di un tale schieramento, però non sono poi così invasive, dato poi che gli agenti si stanno comportando bene».

Concludiamo con il suo gioiellino, Castellinaria, che avete presentato negli scorsi giorni. Cosa dobbiamo attenderci?
«Tutto il meglio possibile e immaginabile! Per il programma è troppo presto, è in formazione. Ci teniamo al fatto che ci siano bei film, tutti talmente belli da mettere in imbarazzo le nostre giurie nel scegliere chi premiare e chi lasciar fuori, e ci vuole tempo. Tutto ciò che ruota intorno però è stato costruito, da una magnifica mostra sugli effetti speciali, una fotografica sui film di Comencini, gli atelier dove si spiega come i ragazzi possono imparare a fare cinema. Il primo giorno di Castellinaria ci sarà una giornata dedicata a cinema e scuola, rivolta ai docenti di ogni ordine e grado, in cui spieghiamo cosa si può fare ma raccogliamo anche testimonianze di cosa si può fare. Si fanno un sacco di cose legate al cinema, anche dei cortometraggi, ma sono operazioni isolate e scoordinate, proponiamo una giornata di riflessione per vedere se in un immediato futuro si potrà rendere più efficace l’intervento del cinema nella scuola».


Open Doors, red carpet per gli artisti dell’altra parte del mondo

Ieri a Locarno passerella per i protagonisti della categoria dedicata, quest’anno, ai paesi dell’Asia Meridionale. Poi sullo schermo si ricostruisce la vita di Stefan Zweig

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LOCARNO – Passerella ieri sera in Piazza Grande per i partecipanti del concorso Open Doors, con il lancio del ciclo triennale che Open Doors dedica a otto Paesi dell’Asia meridionale: Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Maldive, Myanmar, Nepal, Pakistan e Sri Lanka. Foto di gruppo, sorrisi, red carpet e l’applauso del pubblico sono arrivati nella serata magica di questo gruppo di artisti.

È poi andato in onda il film “Von der Morgenröte”, una ricostruzione della vita, attraverso soprattutto alcuni episodi, di Stefan Zweig, scrittore e pacifista ebreo che ha vissuto gran parte della sua vita in Sud America dopo aver lasciato la natia Austria. Incapace di tollerare il nazifascismo, si suicidò a guerra in corso, nel 1942, assieme alla seconda moglie. Un personaggio profondo e interessante, ma la critica non promuove il film, reo di aver saputo rendere la profondità e la complessità di un uomo esule per lunghi anni.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Beltrafrançais, Beltraenglish…

Paolo Beltraminelli meno “muscoloso” di Gobbi, ma senza rinunciare a mettere l’accento sulle peculiarità ticinesi

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ASCONA – Un discorso quasi interamente in francese, poi un po’ di inglese e per finire in italiano. «This is the spirit of Locarno», ha affermato il presidente del Consiglio di Stato dal pulpito del Collegio Papio di Ascona, in occasione dell’incontro con gli Ambasciatori a margine del Festival del film di Locarno. Un riferimento al Patto di Locarno siglato nel 1925, e un parallelismo con la rassegna cinematografica che sa far dialogare le culture del mondo intero.

Il presidente del governo ticinese non ha mancato di rimarcare le difficoltà che il nostro Cantone incontra, ma sottolineando altresì il dialogo che intercorre all’interno della Confederazione alla ricerca delle soluzioni a favore di tutto il paese. «Oggi in Svizzera è possibile discutere dei più disparati temi, come l’adozione di un nuovo inno nazionale o sulle corna delle mucche, ma in nessun caso l’appartenenza alla Confederazione è rimessa in discussione dai diversi Cantoni».

Un discorso che non ha mancato di porre l’accento sulle peculiarità ticinesi e sulle discussioni in corso con Berna (con un chiaro riferimento al dumping salariale), ma con più tatto rispetto al “muscoloso” discorso dello scorso anno pronunciato dall’allora presidente del governo Norman Gobbi, che non aveva mancato di sollevare qualche polemica. Ognuno ha il suo stile… .

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Il telone bruciato, i poliziotti con il mitra e le lamentele alla rotonda. Mario Timbal risponde che…

Il direttore operativo del Festival traccia un bilancio della prima metà dell’evento. «”Le ciel attendra” ha ricevuto un’ovazione che non si vede spesso. E abbiamo ancora molti film e molti ospiti da presentare»

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LOCARNO – Il tempo scorre veloce e siamo già a metà del Festival del Film di Locarno. Tra il pubblico che accorre numeroso, il telone danneggiato da un uomo ubriaco e la Rotonda abbiamo tracciato un primo bilancio con Mario Timbal, direttore operativo.

«Il bilancio è sicuramente positivo. Come cifre di spettatori siamo in linea con lo scorso anno. Allora avevamo avuto due giorni di brutto alla fine, ora uno all’inizio e oggi non è bellissimo, l’affluenza è paragonabile. Le misure di sicurezza introdotte sono state ben recepite dal pubblico».

Ecco un tema caldo: il pubblico non ne è infastidito?
«Non abbiamo problemi alle entrate, gli spettatori collaborano, aprono le borse prima ancora dei controlli. Sono rassicurati da essi e collaborano con le nostre forze dell’ordine e con la Polizia. Noi ci occupiamo della sicurezza interna al Festival e non decidiamo le misure di polizia, ma credo che vedere poliziotti col mitra sia qualcosa di comune in tuta Europa. Se qualcuno frequenta altri festival vede queste misure da anni, in Svizzera a un evento culturale è la prima volta. La gente, si capisce, è abituata a vederle a manifestazioni sportive o di altro genere. Non sta a me giudicare se sono eccessive o meno, le persone però ci hanno fatto i complimenti spontanei, e non c’è stato nessun tipo di problema. Anzi, anche se non è riferito a noi, le dirò che una turista americana durante Moon and Stars si è lamentata del fatto che non ci fossero controlli supplementari, dunque la questione sta divenendo normale per tutti».

Chi sono i turisti che vengono al Festival? C’è sempre una prevalenza di svizzeri?
«L’affluenza è ottima, aiutata dalla buona meteo. Da sempre sono gli svizzeri a venire, in questi giorni c’è un pubblico molto internazionale perché si stanno svolgendo quelli che chiamiamo Industry Days, con la presenza a Locarno di moltissimi professionisti. La prima settimana presenta un pubblico internazionale, anche se in ogni edizione hanno sempre prevalso svizzeri, soprattutto tedeschi ma anche francesi».

I film sono piaciuti?
«Difficile dirlo, la critica per ora ha accolto bene il programma. Se la frequenza rispetta la qualità, sicuramente la gente ha gradito».

La stampa locale ed estera parla molto di “Le ciel attendra”, proiettato ieri. Ha colpito in particolare per la sua attualità?
«Sicuramente per la sua attualità ed anche per la sua forza. Ieri sera dopo la proiezione c’era ancora la delegazione in Piazza, si è alzata in piedi e c’è stata un’ovazione che non si vede spesso a Locarno. Era un film forte che ha colpito il pubblico. Per noi presentare pellicole apprezzate del pubblico è l’obiettivo, scegliere film nuovi che stupiscono per il tema e per il modo di raccontare».

C’è stato l’episodio poco simpatico della persona che ha danneggiato il telone, ce lo racconta? È vero che ha causato 100 mila franchi di danni?
«Durante la notte, cioè a proiezione finita da circa un paio d’ore, questa persona si è avvicinata di corsa allo schermo. La sicurezza lo ha avvicinato, appena raggiunto lui è scappato, e i due uomini della sicurezza, uno dei nostri più un agente Prosegur, hanno visto le fiamme e le hanno spente tempestivamente limitando i danni e non precludendo il telone che sennò rischiava di dover essere cambiato. Certamente non sono episodi che fanno piacere e che aiutano, non era mai successo ma fa parte anche questo… . Difficile quantificare economicamente non avendo smontato le strutture, dovremo di sicuro sostituire il telone e verificare le apparecchiature tecniche che funzionano ma che andranno verificate una volta smontate. Già quella sera abbiamo potuto fare delle prove tecniche, capendo che non era necessario sostituire il telone, un’operazione che è possibile ma che è laboriosa da fare in 24 ore, e ciò ci ha permesso di proseguire con la stessa qualità di proiezione».

Da quest’anno organizzate anche la Rotonda, soddisfatti? Ci sono state alcune lamentele per gli schiamazzi…
«Penso faccia parte del gioco, non abbiamo in ogni caso ricevuto un numero alto di lamentele. È chiaro che c’è chi si è lamentato ma in generale siamo molto contenti dell’andamento della Rotonda. Abbiamo avuto solo tre mesi per organizzarla ed è una prima edizione dove abbiamo apportato alcune novità, altre vorremmo apportarle in futuro, ma uno degli obiettivi era che la Rotonda oltre ad essere un punto di incontro per realtà locali che vivono il Festival potesse diventarlo anche per i festivalieri e un punto di incontro fra le due categorie. Questo sta avvenendo, penso all’altra sera quando Abel Ferrara ha suonato alla Rotonda, e con il concerto di due dj israeliani protagonisti di un film passato la mattina al Fevi. Sicuramente aggiunge una dimensione popolare al Festival, e completa e arricchisce l’esperienza che offriamo ai festivalieri. Se la programmazione culturale e cinematografica resta il centro dell’evento, in un’epoca dove ogni contributo è fruibile dovunque il fatto di condividere e di creare un’esperienza collettiva ricca e forte è sicuramente la chiave vincente, è un passo avanti. Potenzialmente la Rotonda avrà molte evoluzioni in futuro!».

Cosa si aspetta dalla seconda parte del Festival? Come desidera lanciarla?
«Abbiamo una meteo che si annuncia splendida da domani sino alla fine, ci sono ancora molti ospiti e molti film da presentare, quindi penso ci siano tutte le premesse per un’ottima seconda parte di Festival».


Il presente e la paura a Locarno. Così due ragazze “normali” diventano jihadiste

Marie-Castille Mention-Schaar ha realizzato un film che è un documentario su come ragazzine qualunque vengono radicalizzate, fra pulsioni amorose, dubbi esistenziali e il dolore dei genitori

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LOCARNO – I film, come i libri, sono catalizzatori della realtà. La prendono, la buttano in faccia a lettore o spettatore, cercando di indagarla, di trovare il lato che più colpisce, quello più insolito. Spesso, partono da grandi drammi, penetrano nell’animo umano provando a capirlo, o come dice qualcuno, anche solo a porre delle domande, senza pretendere le risposte.

Trovare una pellicola che colpisce perché tratta un tema di strettissima attualità non è sempre evidente. Coincidenze, volute, che fanno di “Le ciel attendra” uno dei film più attesi e interessanti del Festival di Locarno, proiettato ieri in Piazza Grande. È stato girato nel periodo degli attentati di Parigi, dopo il Bataclan, nato da un’urgenza della regista. Tratta di un argomento che lascia perplessi e privi di difese molti, ovvero la radicalizzazione islamica: cosa spinge ragazzi all’apparenza normali a divenire martiri della jihad?

La regista Marie-Castille Mention-Schaar parte da due ragazze normalissime, cresciute in due famiglie qualunque, come potrebbe essere ciascuna di chi era presente in Piazza. A Mèlanie, per esempio, non manca nulla, né il buon rapporto con la madre con cui vive, né le amicizie, neppure le soddisfazioni a scuola, e c’è anche la passione per il violoncello. Quando muore la nonna, in lei si manifesta la fragilità che caratterizza l’adolescenza, le domande su vita e morte, il percorso per capire chi siamo. E qui abilmente si insinua un ragazzo conosciuto via Internet, la fa innamorare, le dà i brividi della passione che tutti i teenager sognano. Solo che qui il rischio è più grande di un cuore spezzato, che pur fa male, perché lui la porta piano piano sulla strada della jihad. La ragazzina metterà persino il jilbab, come segno d’amore. E andrà, davvero, in Siria.

A Sonia invece viene promesso il Paradiso per la propria famiglia, lei che ha un padre musulmano ma di visioni laiche. Quando dovrà partire per la Siria, non ce la fa.

Il film si incentra non solo sulle giovanissime, ma sulle madri. Quante volte si è sentito parlare del conflitto fra ragazze adolescenti e le proprie mamme? Orari da rispettare, modo di vestire, voglia di staccarsi, di crescere restando però piccole, contrasti generazionali. Storie che chiunque ha vissuto. I figli cambiano, lentamente oppure dall’oggi al domani. Come affrontarlo? I manuali di psicologia si sprecano sul tema, ma quando nei cambiamenti, a volte burrascosi, di una giovane mente, si inseriscono derive pericolose, è ancor più difficile capirlo. Le madri di Mèlanie e Sonia, portate in scena da Sandrine Bonnaire e Clotilde Courau, lottano per comprendere cosa sta accadendo alle loro figlie, mostrano sullo schermo il dolore e il coraggio nel trovarsi di fronte due estranee, il dramma di famiglie che vedono crescere al loro interno piccoli jihadisti senza saperlo.

I metodi di convincimento dell’ISIS non sono diversi da quelli di qualsiasi setta, quello che è lo Stato islamico per chi ha realizzato il film. Non una religione, non l’islamismo. Come combattere il fenomeno?
Sullo schermo, nei giovani volti di Mèlanie e Sonia, dai loro jilbab, emerge il cambiamento, nudo e crudo. Un documentario sotto forma di storia, perché la regista prima di girare è entrata volutamente in contatto con chi questo fenomeno lo ha vissuto sulla propria pelle.

E chi era in Piazza Grande è tornato a casa complimentandosi per le riprese e per il talento degli attori, ma probabilmente scosso. Non dalla storia, perché i film, per quanto coinvolgono, non sono la vita reale e terminano coi titoli di coda. Sullo schermo di Locarno non sono andate in scena le storie di Mèlanie e Sonia, bensì quella del presente, di una generazione che sta terrorizzando il mondo. Questa sensazione non finisce di sicuro con l’applauso finale.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Adorf incontra il pubblico

L’attore, dopo il Pardo alla Carriera, oggi è stato protagonista della conversation

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LOCARNO – Dopo aver ritirato ieri sera in Piazza Grande il Pardo alla Carriera, questa mattina l’attore tedesco Mario Adorf è stato protagonista della conversation con il pubblico, moderata da Goina Nazzaro e Roberto Turigliatto.

Una ghiotta occasione, come tutte quele offerte dagli appuntamenti allo Spazio Cinema, per vedere da vicino i propri beniamini e, perché no, porre loro delle domande.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Carla Juri è… Paula: il pennello e un mondo di libertà

Ieri sera in Piazza Grande si è applaudita l’attrice di Ambrì, mentre è stata premiata la carriera di Mario Adorf

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LOCARNO – Ieri sera Piazza Grande ha potuto applaudire un’attrice ticinese, la leventinese Carla Juri, protagonista qui al Pardo col film Paula, dove interpreta una giovane pittrice che cerca di affermare sé stessa, il proprio talento e la propria femminilità, intesa come libertà, nella Germania del 1900.

È stato premiato l’attore Mario Adorf, una carriera contraddistinta da polizieschi e cinema d’autore, sino a concentrarsi dagli anni ’80 in poi sulla televisione.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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