Categoria: Pardo

Il cinema ringiovanisce…

Un vecchietto di colpo ringiovanito grazie a Castellinaria… . Appuntamento a novembre a Bellinzona!

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LOCARNO – Il cinema fa ringiovanire: un vecchietto presente alla conferenza stampa di Castellinaria, il festival del cinema dedicato ai ragazzi in programma a novembre a Bellinzona, lo ha dimostrato nei fatti. Con questa piccola messa in scena i presenti hanno potuto toccare con mano il fascino degli atelier che accompagneranno i giovanissimi durante la rassegna alla scoperta della settima arte. Appuntamento quindi, anche per i più grandicelli, a novembre!

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«Ho cominciato con il più grande»

Incontro con il pubblico festivaliero per Stefania Sandrelli, insignita ieri sera del Leopard Award

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LOCARNO – È una Stefania Sandrelli a tutto campo quella che oggi ha incontrato il pubblico festivaliero. Dagli esordi con Marcello Mastroianni, da lei definito “il più grande”, fino alla figlia fatta nascere in Svizzera, a Losanna. L’attrice italiana ha parlato anche delle occasioni mancate nella sua carriera, dell’importanza della regia e della sceneggiatura, così come della necessità di recitare in teatro.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Locarno: ecco le immagini dello schermo rotto

Le immagini dello schermo rotto. Fortunatamente i danni sono limitati, e le proiezioni potranno tenersi regolarmente

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LOCARNO – Nella notte uno scriteriato ha tentato di dar fuoco allo schermo di Piazza Grande. Ecco per voi le immagini del danno, fortunatamente limitato. Il Festival del film ha precisato che le proiezioni si terranno regolarmente.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Piromane a Locarno, lo schermo a fuoco

Un buco in Piazza Grande, a causa di un uomo della regione che ha tentato di appiccare il fuoco allo schermo

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LOCARNO – Un piromane ha tentato questa notte di dar fuoco allo schermo di Piazza Grande a Locarno. «La proiezione di questa sera ci sarà comunque», si è affrettato a comunicare ai media il direttore operativo del festival, Mario Timbal.

Verso le due di notte i fatti. Protagonista un uomo della regione, sulla quarantina, sotto l’influsso dei fumi dell’alcol. Poco prima era già stato notato alla rotonda, fermato dalla polizia, portato al pronto soccorso e in seguito dimesso. A quel punto è entrato in azione in Piazza, tentando di incendiare lo schermo. Per fortuna la sicurezza è subito intervenuta, fermando il vandalo, che ha anche danneggiato del materiale elettronico. Datosi alla fuga è subito stato acciuffato e posto in stato di fermo.

Foto Rsi.


La prima volta a Locarno

Per la prima volta a Locarno, Stefania Sandrelli ha speso parole di lode per il Pardo

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LOCARNO – Stefania Sandrelli non ha problemi ad ammetterlo: fra un impegno e l’altro, questa è la prima volta che riesce ad arrivare a Locarno, malgrado in passato abbia ricevuto numerose volte un invito. Una prima volta che non significa mancanza di considerazione, ma anzi l’attrice italiana ha speso grandi parole per il Pardo, ieri in Piazza Grande. E poi il film fra i più attesi, Jason Bourne, con il videomessaggio di Matt Damon che ha fatto andare in visibilio qualche ragazza… .

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Sapore di sale… ad Ascona

Stefania Sandrelli ospite d’eccezione al galà del Leopard Club

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ASCONA – A soli 16 anni Gino Paoli le dedicò una canzone, Sapore di sale. Stefania Sandrelli, attrice italiana, è stata l’ospite d’eccezione del Leopard club durante la cena di gala che ogni anno si tiene ad Ascona. Fra i vip personaggi noti della politica e dell’economia ticinese e svizzera.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Applausi per Bertoli e la lingua italiana. Solari, katabasis e Dürrenmatt prima del risotto

Nell’abituale evento al Monte Verità di Ascona, mitologia e ricordi per il sindaco di Ascona e il presidente del Festival. Alain Berset ha ricordato Dimitri. «Ci faceva ridere con poesia, ci ha incantati ed ora ci manca»

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ASCONA – I personaggi del Festival, ovvero personalità soprattutto politiche, si sono riuniti sul mezzogiorno per il tradizionale appuntamento al Monte Verità di Ascona, un evento fisso. Fra spumante e antipasti tipici della tradizione ticinese, chiacchiere e gente che si salutava, i discorsi hanno preceduto il risotto.

Il primo a prendere la parola è stato il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio, che ha voluto iniziare parlando di animali. «Ma non i soliti», ha precisato, facendo ridere i presenti. Ha raccontato il motivo per cui gli asconesi vengono chiamati “gatti”, ovvero una lontana disputa con Locarno. «Questo appartiene al passato, ora fra le nostre due città c’è un rapporto di collaborazione e rispetto, in cui il lavoro insieme durante il Festival è solo un tassello. E speriamo che un inutile piano di aggregazione non ci faccia tornare indietro», ha poi lanciato una stoccata. Si è infine allacciato al tema che tratterà Bertoli, la difesa dell’italiano. «La vera ricchezza della Svizzera sono le sue tradizioni culturali e locali, è rappresentata dalla capacità di un popolo di restare unito pur parlando quattro lingue, e voglio ringraziare il Consigliere federale Alain Berset per difendere le lingue delle minoranze».

Manuele Bertoli, dopo un’introduzione, ha precisato di voler parlare di lingue e non di cinema. «Si tratta di un argomento che finalmente è prioritario anche a Berna. Sono il presidente del Forum per l’italiano in Svizzera, che ha capito prima degli altri l’importanza delle lingue nella cultura nazionale. Ormai si parla spesso inglese, si crede che con quella lingua ci si possa far capire dovunque perché è funzionale, e dunque ad essere in pericolo in Svizzera non è solo l’italiano, già di per sé penalizzato per essere un idioma di minoranza, bensì anche francese e tedesco. La Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione, di cui faccio parte, nel 2014 ha varato un concordato sulla politica linguistica». Esso non è però rispettato, ha aggiunto Bertoli. «E tocca ai Cantoni ma anche alla Confederazione far sì che lo sia. L’italiano non deve essere insegnato obbligatoriamente in tutta la Svizzera, però agli studenti va offerta la possibilità di apprenderlo. Nel nostro paese, se non capiamo la lingua degli altri, rimaniamo gli uni vicini agli altri ma senza comprenderci, e in periodi di crisi come questo diventa difficile». Il suo discorso è stato sottolineato da un lungo applauso.

Il presidente del Festival Marco Solari è invece tornato alla cultura, partendo dalla “katabasis”, ovvero la discesa negli inferi, presente in molti miti, da Orfeo sino al grande Dante. «Vorrei parlarvi di una laudatio tenuta da Dürrenmatt, dove la Svizzera veniva definita una prigione, ovvero una nazione neutrale, in cui si vive felice ma prigionieri. A nessuno delle autorità piacque ciò che disse, la seconda parte invece è stata dimenticata dai più. Narrò di una katabasis in stile Platone, in cui un soldato poté assistere mentre diverse personalità sceglievano in che corpo reincarnarsi, richiamando Pitagora: o un animale, o un uomo. Fra gli altri Ulisse, che non era più il condottiero valoroso, sceglie un vecchio, stanco e disilluso. E Dürrenmatt, con perfidia assassina, disse che se avesse dovuto scegliere una nazione, ebbene, quella sarebbe stata la Svizzera». Ma per Solari la nostra non è più una nazione disincantata e stanca. «Dürrenmatt non la riconoscerebbe più! Basti pensare, per esempio, all’industria dell’orologeria, alle opere compiute da Sommaruga nell’ambito umanitario, ed anche da Raimondo Rezzonico con il Festival di Locarno! La Svizzera, ora, è un paese di grande innovazione, trainato da locomotive eccezionali!».

Infine ha preso la parola il Consigliere federale Alain Berset, che ha dedicato un commosso ricordo, in italiano, a Dimitri. «Lui era sempre qui al Monte Verità, parlava con tutti, mangiava, si muoveva tra la gente, rideva. Era un clown nel profondo del suo cuore, un cuore grande. Ci faceva ridere con poesia, ci ha incantati e ci manca».

Poi, un po’ in francese e un po’ in tedesco, ha parlato dell’importanza del sostegno economico alla cultura, al cinema ed a una manifestazione come il Festival, «che come paese democratico dobbiamo aiutare perché porta visioni e idee diverse. Il cinema svizzero è vivo, è forte, sta scrivendo la sua storia. Locarno è un luogo di cultura nel cuore dell’Europa, necessita della fertile immaginazione dei cineasti, e per ciò che ci offrono ringrazio tutto il Festival!»

Dopo l’applauso di rito, è tempo di mangiare.

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Moka sott’acqua

La proiezione del film svizzero preceduta dalla premiazione di Jane Birkin e di David Linde. Fra il pubblico anche il consigliere federale Alain Berset

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LOCARNO – Piazza Grande bagnata per la proiezione del film svizzero “Moka”, alla presenza fra l’altro anche di Alain Berset fra il pubblico. Prima della proiezioni il Festival ha voluto conferire un Pardo alla carriera a Jane Birkin, commossa per il premio. In seguito sempre sul palco di Piazza Grande il sindaco di Minusio Felice Dafond ha attribuito il Premio Raimondo Rezzonico al produttore David Linde, il quale ha voluto sottolineare l’importanza dello spirito critico del pubblico.

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Il presidente degli Stati Uniti fra il pubblico a Locarno

L’attore americano Bill Pullman premiato ieri in Piazza Grande, oggi a colloquio con il pubblico

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LOCARNO – Ha lavorato con dei mostri sacri del cinema, come Mel Brooks, Wim Wenders e David Lynch. Bill Pullman, premiato ieri sera in Piazza Grande, oggi si è messo a disposizione per una chiacchierata con il pubblico. L’attore americano è noto in primis per la sua interpretazione del presidente degli Stati Uniti nel film “Indipendence Day” (e proprio di quest’ultimo è in arrivo il sequel, vent’anni dopo).

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Bill Pullman e gli zombie, prima serata in Piazza Grande

Tanta gente e tanta attesa per il primo film e per il premio consegnato all’autore

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LOCARNO – Prima serata in Piazza Grande per il Festival numero 69, in una piazza vestita a festa e piena di gente pronta a vivere in prima persona la rassegna.

Il primo film a essere proiettato è stata una pellicola di zombie, “The Girl with All the Gifts”, prima Bill Pullman è stato insignito dell’Excellence Award

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Il Pardo, «un piccolo miracolo. Ticino, servi unito»

Tante personalità presenti ieri al Chiostro dell’ex Magistrale per dare il via alla 69esima edizione. Si loda la multiculturalità e il coraggio di dar voce a autori meno noti, e si invoca un intero Cantone che valorizzi l’audiovisivo

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LOCARNO – C’erano tutti, ieri, al Chiostro dell’ex Magistrale, a dare il via al 69esimo Festival del Film di Locarno: politici ticinesi e svizzeri e appassionati.

Simbolicamente, c’era anche il sindaco di Lugano Marco Borradori. È stato ribadito infatti dal presidente del Festival Marco Solari come una collaborazione fra tutte le strutture del Ticino (compreso il LAC) possano essere lo strumento per valorizzare e dare un futuro all’audiovisivo nel nostro Cantone. Tutte insieme, insomma, per dare valore a ciascuna.

Alain Scherrer, sindaco locarnese al suo secondo Festival, ha sottolineato come, di fronte a molti che preconizzavano una perdita di interesse verso la settimana arte, il cinema è vivo ed ha secondo lui molto da donare alla società in generale, rinnovandosi sempre. E lo stesso vale, ovviamente, per il Pardo.

Il sostegno della Confederazione è garantito, e a ribadirlo ci ha pensato il Consigliere Federale Alain Berset, da sempre appassionato di cinema. Originale la metafora che ha scelto, dicendo che l’Europa e il Festival sono nati nello stesso periodo, ma che mentre una è in crisi, l’altro fiorisce.

La multiculturalità e gli sguardi diversi che vengono scelti e priviligiati a Locarno, come più volte sottolineato dagli organizzatori, gli piace. Lo stesso vale per il Consigliere di Stato Manuele Bertoli, che applaude la scelta di portare in Piazza autori poco conosciuti.

Il Festival, lo riconoscono in molti, è un piccolo gioiello. Come tale, è ora nel vivo: appassionati, godetevelo!

Foto TicinoLibero / Marin Mikelin

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Una vendetta per ritrovare sé stessa

Con il film svizzero “Moka”, in Piazza Grande si assisterà a un thriller, ovvero alla ricerca di un assassino partendo dal colore della sua vettura, ma non solo… Mermoud mostra le sfaccettature del lutto e del dolore

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LOCARNO – Dagli zombie alla voglia di giustizia d una madre. Il bello del cinema è che si può passare tranquillamente da uno scenario ad uno completamente diverso, ed è quello che succederà questa sera in Piazza Grande.

Il Festival infatti propone un film che può senza dubbio essere interessante, di produzione svizzero. Il titolo è “Moka”, a indicare un colore e l’unica traccia che la protagonista potrà seguire nella sua ricerca. Neanche a dirlo, è una prima mondiale, perché nelle sale non uscirà sino a metà del mese.

Il regista è Frederick Mermoud, che si è ispirato a un romanzo di Tatiana dD Rosnay, seppur parecchio diverso, il personaggio principale è portato usllo schermo da Emmanuelle Devos.

Diane vive un’esistenza normale, si potrebbe dire borghese, quando un evento drammatico la sconvolge. Il figlio viene investito e ucciso da un automobilista. E il mondo per lei cambia, soprattutto cambia lei stessa, tanto che per certi tratti ci si può chiedere se la sua sia follia.

Ciò che la muove è il desiderio di vendetta, trovare la persona che ha messo fine alla vita come la conosceva ed anche a quella di suo figlio. Ha solo una traccia, ovvero il colore della Mercedes che lo ha investito, che è appunto color moka. Parte così alla ricerca, che si svolge attorno al lago di Ginevra.

Il regista stesso dirà che l’acqua, in questo film, è importante e simbolica. Diane deve fare i conti con sé stessa, con la morte che la costringe a riflettere su chi è lei davvero e sul suo passato. Non può sfuggire dal doloroso compito di fare i conti con sé stessa.

Alla fine, sarà solo il desiderio di vendetta a spingerla? Probabilmente nelle intenzioni sì, ma poi l’elaborazione del lutto e del dolore la porterà a un percorso interiore, l’unico possibile per far pace con quanto successo e poter dire serenamente addio al figlio. Un film dunque thriller, con la ricerca dell’assassino (che però non è il classico gangster armato di pistola, arma che piuttosto avrà Diane, ma un automobilista qualunque), che sfuma nell’intimo e nella psicologia.


Il destino dell’umanità affidato a una ragazzina. Benvenuti al Pardo!

The Girl with All the Gifts aprirà questa sera la 69esima edizione del Festival del Film di Locarno. In prima mondiale, un film di zombie ma non solo…

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LOCARNO – Un film sugli zombie per cominciare, un modo un po’ inedito. Un film di paura, ha spiegato Chatrian, che deve diventare positiva. In Piazza Grande questa sera il Festival del film si aprirà con “The Girl with All the Gifts”, tratto da un romanzo di Carey. Che tipo di pubblico vuole attrarre? I giovani, risponde subito il direttore artistico.

La pellicola si inserisce nel filone horror, una categoria in cui innovare non è facile. Il regista, McCarthy, potrebbe esserci riuscito, scegliendo una ragazzina come protagonista. Una persona normale, ma non in fuga, diversamente dai bambini che grazie a mille espedienti di solito sono gli unici sopravvissuti a un mondo completamente invaso da creature non umane.

L’ambientazione è in un futuro prossimo, non si sa quanto vicino. La popolazione umana è stata dimezzata, colpita da un virus che trasforma le persone in zombie assetati. Una generazione pare essersi salvata: se la prima contagiata perde completamente le facoltà mentali, quella dei figli no, a patto che non si avvicinino troppo al profumo umano.

Fra loro vi è la protagonista, la dodicenne Melanie, rappresentata da Sennia Nenaua. Ha un quoziente intellettivo superiore alla media, ed è stata risparmiata dal virus. Si lega affettivamente a una studiosa che sta esaminando il fenomeno. Il modo in cui lo fa ha un tocco cruento, con ragazzini legati sulle sedie a rotelle, minacciati dalla pistola del Sergente Parks e pronti alla dissezione, pur di salvare l’umanità.

Come in ogni film che si rispetti, vi è l’attacco zombie. A essere presa di mira sarà la base dove fra gli altri si riparano Melanie, l’insegnante, il Dottor Caldwell e il Sergente Parks, poco prima che la protagonista diventi la prossima vittima della dissezione (nonostante la sua insegnante cerchi di impedirlo). I quattro, ovviamente, riusciranno con espedienti, in cui gli effetti speciali probabilmente giocheranno un ruolo importante, a fuggire, facendo capire alla ragazzina di avere sulle spalle il destino dell’intera umanità.

I significati? Forse molti, forse nessuno, come in ogni film. Probabilmente, a prima vista (il film è anteprima mondiale, per cui chi sarà in Piazza Grande potrà meglio di chiunque altro raccontare questa pellicola, che nelle sale di tutto il mondo uscirà dopo l’estate, il 23 settembre in Gran Bretagna), il mondo minacciato da qualcosa che non si conosce. Questi Hunger, ovvero gli uomini contagiati dal virus sino a divenire morti viventi, potrebbero rappresentare l’umanità soggetta all’orrore del periodo storico e del cambiamento.

Che a salvare il mondo debba essere una ragazzina, porta in una direzione: l’importanza dei giovani nel futuro del mondo. Una dodicenne, intelligente, è Melanie. Saprà utilizzare la propria intelligenza?

Interessante sarà capire il ruolo del sergente Parks e della scienziata, da carnefici (erano loro a volere la dissezione) a… Non si sa, ma si può immaginare che ci sia un’evoluzione e un riscatto.

Ad ogni modo, poche ore e se ne saprà di più. “The Girl with All the Gifts” aspetta i cineasti, e che il Pardo abbia inizio!


«Solo alla fine capisci di che muro si tratta». Festival, stupiscici!

Carlo Chatrian parla dell’edizione che sta per partire: non dà importanza al fatto che tutti i film siano in prima mondiale, punta sul passato che aiuta a capire il presente e sulla pellicola ticinese “Il nido”

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LOCARNO – Il Pardo sta per partire. Come sarà l’edizione numero 69 del Festival, ovvero quella che sta fra il grande successo dello scorso anno e la ricorrenza dei 70 anni del 2017?

Il direttore artistico Carlo Chatrian parla di un’edizione libera, lo ha fatto sin dalla presentazione. E in un’intervista rilasciata al Corriere del Ticino spiega perché. «A livello inconscio c’era però la volontà di smarcarsi un po’ da un’edizione di grande successo come quella del 2015 che era però rivolta, anche per ciò che riguarda i film nuovi, a celebrare i grandi maestri del cinema. Abbiamo quindi puntato a proporre un programma “nuovo”, non solo attraverso i film che mostriamo ma anche nelle sue linee di fondo. Quest’anno ci hanno interpellato di più i film di giovani registi rispetto allo scorso anno”. Alla base, anche alcune circostanze, su tutte il fatto che non ci siano molti film americani interessanti, complici le Olimpiadi: è quello a stelle e strisce infatti il mercato che si va a sondare per primo.

In molti hanno sottolineato come in concorso vi saranno solo opere in prima mondiale, una prova di quanto il Festival sia attrattivo. Chatrian invece non dà importanza a questo dettaglio, «è un dato che ha un rilievo soprattutto per gli addetti ai lavori, ma per me la ricerca dell’inedito assoluto non è un fattore così fondamentale. La cosa importante è che i film siano apprezzati dal pubblico. Sicuramente, avendo a che fare con molti registi esordienti, è più facile avere prime mondiali».

Il momento che vive il mondo è senza dubbio delicato, ma non necessariamente esso deve riflettersi nel film. L’apertura, spiega Chatrian, è dedicata a una pellicola sugli zombie, che vuol declinare però la paura in senso positivo. «Ci sono molte opere che si confrontano con il passato del Paese o della cultura che rappresentano. Come a dire: quando si fatica a leggere il presente, una possibile traccia per orientarsi si trova nel passato», aggiunge, citando in particolare “Vor der Morgenröte” e “Cessez-le-feu”.Non poteva mancare l’Islam, in un film che però non verte solo sulla tematica religiosa. Si tratta di “Le ciel attendra”, che Chatrian descrive come «un film che parte dall’attualità gettando uno sguardo sul potere di seduzione che un certo Islam, quello più radicale, può avere sui giovani. Nel caso specifico vengono seguiti i percorsi opposti di due ragazze e il loro rapporto con i genitori. È un film che parla di confronto fra generazioni, cioè di come i genitori faticano a capire i figli quando questi prendono decisioni che li portano a derive in questo caso religiose. Non è un film che parla di terrorismo, ma di un processo di radicalizzazione che significa anche escludersi dal mondo».

Dopo quasi 15 anni ci sarà anche un film ticinese, “Il nido”. «La storia secondo me parla molto al Ticino e alla Svizzera, perché si confronta con l’idea della comunità come un luogo chiuso, che si vuole proteggere a tutti i costi. Lo fa grazie a un soggetto particolare con al centro una famiglia legata a un culto religioso. Ha diversi elementi interessanti che esulano dal consueto quadro delle produzioni ticinesi e d’altra parte è un lavoro molto interessante anche dal punto di vista produttivo poiché coinvolge due realtà come la Amka Films di Tiziana Soudani e la Tempesta di Carlo Cresto Dina che hanno già collaborato più volte con ottimi risultati. È un film che secondo me può smuovere determinate coscienze grazie a un racconto di finzione seppur ispirato a un fatto realmente accaduto. Sul fronte italofono c’è inoltre Pescatori di corpi di Michele Pennetta, italiano attivo in Svizzera, già premiato a Locarno per un cortometraggio e che ritorna con un lavoro che conferma il suo talento di filmaker». Chatrian punta su “Il viaggio della speranza”, riproposto a 25 anni dall’Oscar, una pellicola che racconta la traversata dall’Italia al Ticino vista in un contesto invernale, drammatica e al tempo stesso umana.

Come sarà il Festival, comunque, lo si dirà alla fine, e il direttore usa una metafora. «Quando mettiamo in piedi un’edizione procediamo come fa un muratore con i mattoni. Ovviamente i primi mattoni del 2016 sono già pietre fondanti, come la Retrospettiva, e altri indirizzano l’edizione in un senso o in un altro. È solo alla fine però, quando il muro è terminato, che capisci di che tipo di muro si tratta. Il risultato è una miscela tra quel che riceviamo – perché non siamo noi a girare i film – e quali ospiti riusciamo ad accaparrarci, magari dopo averli seguiti per anni come nel caso di Jodorowsky (che, per la prima volta ospite a Locarno, riceverà il Pardo d’onore)».

Proiettandosi al 2017 e all’edizione numero 70, Chatrian spiega che non si vogliono aumentare i film bensì le repliche, grazie al Gran Rex e la Casa del cinema.

Nel frattempo, le misure di sicurezza, dato il periodo storico, sono state potenziate, anche se ci sono stati segnali di pericolo. Verranno perquisite borse e persone, ma l’unico disagio che si prevede per gli spettatori è una maggior attesa per entrare nelle sale e nei luoghi ove si svolgono le manifestazioni.


Solari a tutto campo. «Il burqa, dumping e bilaterali, la penso così»

Il presidente del Festival di Locarno prende posizione su diversi temi d’attualità. «Concordo sul divieto del burqa, il dumping è un problema serio che porta risentimento. E il Ticino oggi abolirebbe gli accordi»

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LOCARNO – Il Festival del film 2016 è ormai alle porte, e gli occhi del mondo si proiettano su Locarno. Oggi il presidente Marco Solari, per esempio, ha rilasciato al Blick un’intervista dove ha parlato di cinema ma non solo.

Vuole che il Ticino sia un centro di pensiero politico e culturale, però soprattutto ha toccato alcuni temi relativi alla società odierna, su tutti il divieto del burqa.

Solari è stato attivo nel campo del turismo per quattro decenni, nonostante ciò è a favore della legge che vieta la dissimulazione del volto. Il liberalismo non accetta la sottomissione della donna, e la tradizione svizzera vuole che ci si guardi in faccia e ci si dia la mano. «Si tratta di proteggere uno dei nostri valori. Chi viene da noi dovrebbe rispettare le nostre regole», ha affermato.

Non vede una contraddizione fra lo spirito di apertura del Festival e segnali di chiusura del mondo politico, dove oltre al burqa si pensa al 9 febbraio. «Non è una contraddizione, perché una fabbrica di idee deve includere anche una parte conservatrice. Gobbi? È filo-governativo».

Marco Solari ha nominato anche il dumping salariale come un grande problema per il Ticino. «Molti lo vivono sulla propria pelle, perché il livello salariale con l’Italia è enorme. E ciò porta del risentimento».

Allargando il campo all’Europa e ai bilaterali, è convinto che il Ticino ne sia vittima, e che voterebbe per l’abolizione. Ma la domanda a suo avviso va fatta all’intero popolo svizzero. «Il Ticino, ad ogno modo, data la sua situazione, propone delle soluzioni concrete: bisogna avere il coraggio di affrontare il problema, visto che i segnali dall’UE non sono incoraggianti»