Categoria: Pardo

«Quella volta in cui mi ispirai a un detenuto…»

Uno spumeggiante Edward Norton parla della sua straordinaria carriera. «Forman un mentore, di Spike Lee ero un fan. E non farò mai lo scrittore».

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Edward Norton è stato accolto con un boato, da gente di ogni età, che lo aspettava incurante del caldo soffocante. Lui, brillante e spigliato, racconta uno spaccato della sua vita da attore.

La ricetta vincente per un buon film? Non ha dubbi, scegliere «un progetto che piace con delle persone di cui si ha stima, e puntare su storie che suscitino in me una reazione». Perché il cinema è a suo avviso «collaborativo, e questo è l’aspetto migliore e assieme peggiore. Come si arriva a entrare in un personaggio? In modi diversi, spesso mi ispiro a qualcuno di esistente. Una volta trovai la persona adatta in un detenuto, lo misi nel mio film». Con i suoi colleghi Norton non ha mai avuto problemi, e si parla di alcuni dei nomi fra i più importanti del panorama internazionale. Robert De Niro, per esempio, in “The Score”. «A volte capita di ammirare degli attori, e si rischia di cadere in una trappola mentale: di aspettarsi di vedere ciò che piace a noi e non quello che uno fa davvero sul set. Con Robert è successo».

Serve una simbiosi, soprattutto, con i registi. «Se un attore prima di girare con un regista non ha visto tutti i suoi film, per conoscerne il linguaggio, l’idea, il tono, lo stile». Milos Forman è stato per lui un mentore, che gli ha mostrato il lavoro di montaggio e ha risposto instancabile alle sue domande. «Con lui ho capito che un film è diverso dal teatro, non devi recitare in modo perfetto ma dare al regista più materiale possibile, affinché lui possa scegliere. Anzi, se hai un rapporto di fiducia puoi girare una scena in modi diversi per capire qual è il migliore». Edward Norton rivela di essere stato un fan di Spike Lee, e di come questo lo abbia aiutato in “La 25° ora”. «Abbiamo girato in 28 giorni, sarebbe stato impossibile se non avessi conosciuto bene la sua opera. Dalla sceneggiatura era stata tolta una scena che poi lui ha rimesso, facendone qualcosa di memorabile».

Citando alcuni dei suoi film più famosi, l’attore ricorda con affetto “Fight Club”, «lo trovo satirico e noir, divertente e sarcastico, rappresentativo di quanti devono entrare nell’età adulta senza riuscirci», e non rinnega “L’incredibile Hulk”. «Credevo fosse interessante partecipare a un film con tanti effetti speciali, e infatti lo è stato, ma un lavoro del genere mi è bastato». Ammette di essersi divertito in “Birdman”. «Il regista Alejandro Gonzalez Inarritu ha un gran senso dell’umorismo, ha operato una psicoanalisi del suo ego con affetto».

Trova attuale il tema della rabbia trattato in “American History X”, e rimpiange i tempi in cui lavorava per Woody Allen. «Eravamo tutti attori giovani, sconosciuti, e nel tempo libero giravamo per Parigi senza essere riconosciuti». Da “Schegge di paura” ha imparato che, quando si sente insicuro di essere adatto a dar vita a un personaggio, è proprio quello il momento di buttarsi e accettare il ruolo.

E il futuro? Non ha pregiudizi sulle serie tv, «mi dicono che è interessante approfondire un personaggio”, e attende un progetto adatto. «Non mi vedo, però, nei panni di scrittore: ognuno pensa di avere un grande romanzo in testa, io no».


Film svizzeri in difficoltà fuori dai confini, «dobbiamo capire come mai»

Alain Berset a Locarno sottolinea che il cinema è il settore che riceverà più aiuti nei prossimi anni

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Il Festival del film di Locarno è, senza timore di smentite, una delle manifestazioni culturali più importanti della Svizzera e se ne trova conferma alla conferenza stampa tenuta ieri dal Consigliere federale Alain Berset, coadiuvato dalla direttrice dell’Ufficio federale della cultura Isabelle Chassot e dal direttore della sezione cinema Ivo Kummer, per parlare del messaggio sulla cultura approvato dalle Camere federali a larga maggioranza.

«Verranno messi a disposizione molti fondi, ma questo non è un messaggio basato solo sul finanziamento» – ha precisato Berset – «è soprattutto legato alla definizione della cultura della nostra nazione, poiché sono convinto che un paese che non conosce il proprio patrimonio culturale perde la sua identità. Vogliamo coordinare Confederazione, Cantoni e città, con un dialogo nazionale che rappresenta una novità».

Il cinema sarà il maggior beneficiario, con 27 milioni in 5 anni, oltre ad esso, toccati, per esempio, la formazione musicale, i musei, la presenza culturale all’estero. Con il programma “PICS – Promozione degli investimenti cinematografici in Svizzera” – «intendiamo far sì che siano facilitate le riprese e le postproduzioni di film svizzeri, rafforzandoci quale paese coproduttore». L’accento sulla collaborazione con l’estero lo mette ancora Berset, «gli scambi con l’Europa sono importanti e fruttuosi, poiché il cinema indigeno evolve attraverso gli scambi con i paesi vicini, e con i festival internazionali, penso per esempio a quello di Cannes».

Isabelle Chassot ha espresso la sua soddisfazione per un messaggio che «è un punto di partenza e non di arrivo». Per il cinema, sono previsti due piani di intervento. «Dal punto di vista nazionale, si cercherà di rendere più chiari i regimi di promozione e di semplificare la posizione della Svizzera nel programma MEDIA dell’Ue. Su quello internazionale, vanno migliorate le condizioni di collaborazione per eventuali partner. I nostri film faticano a fare breccia nei festival stranieri, dobbiamo capire come mai: il nostro obiettivo è compensare queste difficoltà».

Da definire saranno anche i compiti della Cineteca Nazionale. «Andranno fissate delle priorità», ha proseguito Chassot, «per comprendere se va mantenuta anche un’archiviazione analogica oppure se si deve considerare solo quella digitale».

Infine, Ivo Kummer ha riassunto il programma del messaggio della cultura relativo al cinema con pochi e chiari concetti. «Si vuole aiutare il nostro cinema, nell’apertura verso l’estero, e sostenere dei progetti». Per raggiungere prestigiosi obiettivi, ci si avvarrà sovente delle opinioni di commissioni di esperti. Non resta dunque che attendere la messa in opera di questo importante messaggio nel periodo 2016 – 2020, sapendo che la base di partenza è solida. Insieme alla volontà politica, vi sono oltre 300 pareri usciti dalla consultazione e tendenzialmente favorevoli alla strategia del Governo federale e, soprattutto, grandi aspettative sull’indotto del settore. Per l’attuazione della politica culturale la Svizzera ha deciso di spendere di più, speriamo che a guadagnarne sia sempre la qualità.


Il Festival siete voi!

Dalle parole ai fatti

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Ho preso il titolo dell’intervento di Mario Timbal, direttore operativo del Festival del film di Locarno, e l’ho tradotto in una presenza assidua, anche se non costante, e una copertura media, speriamo non mediocre.

La passione per i film nasce da bambina e si consolida al liceo, no, non in fondo, sulle ultime poltrone del Cinema Teatro di Mendrisio, bensì in prima fila durante le ore di religione. Chi l’avrebbe mai detto che un prete potesse essere così bravo a trasmettere una passione. In effetti, Don Claudio non era proprio un ministro del culto legato mani e piedi alla tradizione. Negli anni ha scelto per noi studenti decine di film, e ancora di più sono state le discussioni prima, dopo e, alle volte, anche durante. Poi, nel periodo universitario, ho scoperto il piacere dei film in lingua originale, e non passava settimana senza una Carpe Diem Kombucha tra le mani, tra le fila del Kult Kino Atelier in Theaterstrasse a Basilea. Sia chiaro, vedere molti film non regala lo status di critico, come leggere molti libri non permette di fregiarsi del titolo di scrittore. Non sono certamente né una cineasta, né una giornalista, né tantomeno un’esperta in qualche cosa. Ma mi piace ascoltare, lasciarmi catturare da ciò a cui ancora non avevo pensato e che, non appena pronunciato da qualcun altro, diventa improvvisamente vero anche per noi stessi. «Il Festival siete voi!» ha esclamato Timbal, e io l’ho preso in parola. Così, senza pretese e senza attese, con la semplicità e la volontà di raccontare le mie impressioni, provo ad esprimerle ad alta voce invece che tra me e me, cambiando sala, camminando dal Fevi a Piazza Grande, trasudando curiosità e non solo.

Questo è il mio punto di vista, e il primo sguardo non può che posarsi sull’inizio. Dopo la lotta pomeridiana di Fight Club – che merita un momento a sé – l’apertura serale all’ex Magistrale è un duello con la calura, le zanzare e le mosche, che volano e non dovrebbero. Sono intransigente, me ne rendo conto, ma mentre interviene il Consigliere Federale Berset il brusio tra le arcate del chiostro è davvero fastidioso, tanto più che i discorsi ufficiali sono tutt’altro che noiosi. Mi ha colpito in particolare l’esordio festivaliero del neo sindaco Scherrer con un discorso sentito e sensibile, ma anche la conosciuta tenacia di Marco Solari. L’aperitivo è affollato, come Piazza Grande per il film Ricki and the Flash, in prima visione mondiale, e la festa a Villa San Quirico a Minusio. Edward Norton ha ritirato con piacere l’excellence award Moët & Chandon ma al party non ho il piacere di vederlo. Neanche il profondo della notte porta aria fresca, né se ne respira di nuova, ma rimane un piacere brindare con amici affezionati del Festival, augurandosi che le polemiche che hanno accompagnato anche l’alba di quest’edizione siano come gli incubi dove una persona cara muore. Si racconta che allunghino la vita. Bene, e anche se fosse solo una diceria, resta il fatto che sono sogni. Mentre la realtà è quella di un Festival in perfetta salute, come ci conferma Solari, ben lontano dal declino della vecchiaia (oggi a 68 anni si è giovani adulti!), e, ancor di più dalla morte. Nulla è perfetto, certo, ma se il difetto è in chi guarda di un fil di fieno ne sarà una stalla.

nfm


«Senza libertà artistica il declino», Solari loda le donne

Nei discorsi ufficiali di apertura, Solari e Chatrian difendono la libertà artistica, «senza di essa, saremmo destinati a un rapido declino»

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – La frase che ha fatto probabilmente più piacere al gentil sesso, l’ha pronunciata dal palco il presidente del festival Marco Solari, rivolto a una gremita e palpitante Piazza Grande. «Quella del festival di Locarno è una squadra giovane, dove non esistono gerarchie. Ci sono molte donne, e esse, si sa, se ci si mettono hanno una marcia in più!»

Per i discorsi e i ringraziamenti più articolati c’era stato tempo qualche ora prima al chiostro della Magistrale, affollato da personalità istituzionali, politiche, stampa e addetti ai lavori. Il primo a prendere la parola è stato un emozionato Alain Scherrer, sindaco di Locarno, che con una metafora ha paragonato il cinema ad un «viaggio dentro noi stessi, lo spettacolo della nostra vita. In un’epoca di individualismo e consumismo, poche cose come un film sono in grado di farci abbracciare. Locarno deve molto al Festival, per il prestigio che dà alla città e per la vita culturale che vi porta. La manifestazione, e fra un paio d’anno il Palacinema, sono imprescindibili per la specializzazione e l’identità di un territorio che si intreccia con il cinema».

Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, ha ricordato il credito concesso dal Gran Consiglio all’evento locarnese. «L’autorità cantonale ha scelto di dare fiducia al Festival per far sì che il pubblico mondiale ne possa godere, e il Ticino ha risposto presente anche per la Casa del cinema. D’altra parte, la mano pubblica desidera trasparenza, e in questi anni l’ha sempre ottenuta. Dietro al festival ci sono le persone: rimanete voi stessi, ticinesi e fieri di esserlo!».

Il Consigliere federale Alain Berset ha scelto di introdurre il suo intervento con l’immagine del leopardo, simbolo del Pardo. «È una specie protetta, e la mano della Confederazione è presente per aiutarlo. Il cinema è l’unica arte che racchiude tutte le altre e tutte le culture. Quello di Locarno è un festival unico, una delle più grandi manifestazioni svizzere, mescola genti, immagini e sogni». E ha aggiunto, in italiano, «il Ticino è fuori dal coro ma per questo fondamentale per formare la cultura svizzera. Qui il federalismo si respira come da nessun’altra parte».

Marco Solari, in risposta ad alcune voci polemiche, ha insistito sulla libertà artistica. «C’è chi vorrebbe una commissione etica, addirittura per la censura, chi vuole un film che non c’è, ma siamo conosciuti per la libertà e l’autonomia. Senza di esse, il Festival di Locarno conoscerebbe un rapido declino e diverrebbe un open air come tanti altri. Ben venga la polemica, segno di un grande affetto del territorio, mai l’indifferenza». Doveroso, da parte del presidente Solari, anche un ringraziamento all’ex sindaca Carla Speziali.

Il direttore artistico Carlo Chatrian si è augurato che il programma si riveli «sorprendente e capace di emozionarvi. Avverto l’ansia e la sorpresa di un bambino che svela il giardino agli amichetti nell’attendere le reazioni ai film scelti. Difendo le mie scelte, perché cerco di offrirvi il meglio, e il Ticino è al centro dei miei pensieri».

Fra un aperitivo e la voglia di vedere i film, il Festival può davvero cominciare.



Palacinema in tempo per il 70esimo compleanno del Festival

Da sede del Pardo a polo per l’audiovisivo, più idee che spazi

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Non si contano le volte che nella città sul Verbano si è parlato di un edificio dedicato al Festival, con idee, negli anni e per motivi diversi, sempre naufragate. Ma questa è la volta buona, grazie alla tenacia dell’ex sindaca Carla Speziali e del suo Municipio, il Pardo potrà finalmente avere una sua casa. Dopo una lunga fase di gestazione, spesa fra progetti, discussioni, crediti e rapporti, il cantiere è finalmente in pieno svolgimento, come ci conferma il direttore della PalaCinema Locarno SA, Michele Dedini. «I lavori procedono secondo il piano che avevamo prospettato all’inizio. Ci sono stati alcuni ritardi, su cui però abbiamo recuperato, per cui posso tranquillamente dire che la data di consegna, prevista per luglio 2017, non è in pericolo. Terminare prima? No, si stanno compiendo già degli sforzi molto importanti per rispettare la tempistica».

Il Palazzo del cinema, come ci confida Michele Dedini, «a livello di idee e di concetti» è già più grande rispetto a quello progettato, mentre da un punto di vista della struttura è prematuro pensare ad un possibile ampliamento di quella che era nata come una sede per il Festival e che, idea dopo idea, sta prendendo vita propria, apprestandosi a diventare un polo per l’audiovisivo di punta a livello svizzero.

«Inizialmente il Festival richiedeva una sede all’avanguardia che gli permettesse di essere al passo con i tempi», spiega Dedini. Poi, l’interesse di enti audiovisivi come la RSI, la Cineteca nazionale, l’Associazione Film Audiovisivi Ticino e la Fondazione Ticino Film Commission, lo ha trasformato in qualcosa in più, un vero centro in grado di valorizzare determinate sinergie. «L’essere sede del Festival ha fatto da catalizzatore, da lì in poi l’opera si è ingrandita». Ancora di più grazie a Marco Müller, storico direttore artistico del Festival, poi a lungo e nelle stesse vesti a Venezia e Roma, incaricato dal Municipio di Locarno di pensare a possibili progetti futuri nel campo della formazione. Partendo dalla constatazione – sottolinea Dedini – «che in Ticino esiste solamente una formazione di base», sono nati progetti ambiziosi, sino a quelli di creare i “futuri direttori del Festival” e la figura del curatore e programmatore di eventi. «Si è riflettuto su cosa proporre come master, alcuni filoni saranno attivi già dall’anno prossimo. Si tratterà di un programma elastico».

Grandi prospettive dunque, nonostante il Palazzo del cinema fosse stato circondato, sin dall’inizio, da dubbi e perplessità. Presentato e ritenuto da subito un investimento per l’intera regione e per il Cantone tutto, ha incontrato l’opposizione di alcuni Comuni, poco propensi a dare il loro contributo. «Inizialmente si trattava di questioni prettamente politiche, dove non si vedeva il bene superiore come obiettivo finale ma si poneva l’accento solamente sugli interessi locali», rievoca Dedini. Ma, in un secondo momento, la bontà del progetto ha avuto la meglio, «è stato determinante il fatto che tutto ciò che abbiamo sempre detto sull’importanza del Palazzo del cinema si sia rivelato vero e tante opposizioni sono cadute. Noi abbiamo creduto sin dall’inizio nel progetto ed è servito un grosso lavoro per far sì che la gente lo capisse, grazie anche all’interesse mostrato dagli enti audiovisivi che ci hanno chiesto di poter essere presenti».

Lo stato delle finanze è evidente fonte di preoccupazione per molti, e la stessa PalaCinema Locarno SA presta particolare attenzione a questo aspetto. Michele Dedini spiega anche il superamento di spesa di 410 mila franchi, «si è trattato di errori progettuali concernenti le opere di sottomurazione. In pratica servivano più pali e più cemento rispetto a quanto preventivato inizialmente. La cifra è stata comunque assorbita nelle riserve di 1,7 milioni di franchi che abbiamo a disposizione. Certo, sono inconvenienti che non fanno piacere, ma siamo subito intervenuti con i dovuti correttivi». Le demolizioni e i lavori di scavo hanno dunque fatto lievitare i costi di 410 mila franchi, dovendo doverosamente ricordare che si tratta di un importante intervento di restauro e che l’investimento complessivo supera i 33 milioni di franchi. Da ultimo, rimanendo nel mondo dei numeri, non si può nemmeno tralasciare che il Palazzo del cinema avrà indubbiamente una significativa ricaduta positiva in termini finanziari e, a quel momento, le discussioni sul suo finanziamento e i necessari investimenti per la sua realizzazione, saranno solo un lontano ricordo. Aspettiamo quindi il mese di agosto del 2017, quando il Festival festeggerà il suoi 70 anni, regalandosi una casa, per nuovi successi.

pb


Voice of America

Nei cinema della Svizzera italiana fra i dieci film più visti nove sono americani, ma a preoccupare sono i numeri

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Malgrado oltre la metà dei film proiettati lo scorso anno nei cinema svizzeri provengano dall’Europa (262 svizzeri e 767 europei, su un totale di 1’683 film), sono le pellicole a stelle e strisce a dominare. Nella Svizzera tedesca fra i dieci film più visti ben sette erano americani, in Romandia solo sei, mentre nella Svizzera italiana addirittura nove. «In Ticino gli esercenti sono meno abituati a proporre un ventaglio di titoli più ampio», ci spiega il critico cinematografico Mariano Morace. «Manca un interesse per un’offerta maggiormente diversificata. Troppi gestori di cinematografi hanno puntato sull’incremento degli incassi. Propongono ciò che viene promosso sui giornali e sugli altri canali pubblicitari, dove chi è più forte vince. In Svizzera tedesca si tende a spaziare maggiormente».

Fra i film svizzeri a sfondare al botteghino lo scorso anno troviamo unicamente “Der Goalie bin ig” di Sabine Boss, decretato migliore film svizzero dell’anno dai critici cinematografici. «Il nostro cinema è più penalizzato di altri per mancanza di cultura cinematografica, per ignoranza, intesa come non conoscenza», ci dice ancora Morace.

Ma a preoccupare ancor di più sono i numeri: se nel 2013 nelle sale al sud delle Alpi il primi dieci film avevano venduto complessivamente 118’564 biglietti, nel 2014 ci si è fermati a quota 80’287, ossia un crollo di un terzo rispetto all’anno precedente. «La diminuzione si osserva su certi titoli proposti», commenta Salvatore De Nardo del Rialto di Muralto.

Per invogliare la gente a ritornare al cinema difficile pensare ad una riduzione del biglietto. «Noi, per esempio, siamo solo in affitto, e per potercelo permettere dovrebbe diminuire anche quello. Si desiderano le tecnologie, il 3D, l’audio perfetto, e per averli servono investimenti che poi vanno recuperati», afferma ancora De Nardo. «Quando c’erano le pellicole da 35 millimetri era diverso. Ora ogni film in programmazione si trova immediatamente anche in rete, i giovani li guardano da casa».

Il miglior film svizzero di sempre
I numeri del botteghino decretano il miglior film svizzero di sempre: si tratta di “Die Schweizermacher” (1978), con qualcosa come 940’742 biglietti venduti. Il film di Rolf Lyssy, ispiratore ancora ai giorni nostri di uno spot televisivo, surclassa senza appello il film in assoluto più visto in Svizzera lo scorso anno, “The Hobbit – The Battle of the Five Armies”, che ha venduto 426’606 biglietti.

Momòllywood
Se il 2014 è stato quasi tutto a stelle e strisce, fra i film più visti nelle sale della Svizzera italiana nel 2013 troviamo un film momò. Si tratta di “La Palmira” (www.lapalmira.ch), piazzatosi al quinto posto con ben 11’220 biglietti venduti. Un successo che il regista Alberto Meroni spera di replicare dal prossimo 15 ottobre, quando nelle sale uscirà il sequel, o meglio, “Ul düü”.


Jean-Luc Godard e Ken Loach contro Locarno

«Locarno è sempre stato un luogo di libertà d’espressione», replica il Festival

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – «Una vetrina promozionale dello Stato d’Israele», così oltre duecanto cineasti di tutto il mondo hanno bollato la proiezione di 7 film israeliani in fase di post-produzione durante gli “industry days” al Festival di Locarno. Ad irritare fra gli altri anche Jean-Luc Godard (pardo d’onore nel 1995) e Ken Loach (pardo d’onore nel 2003) la collaborazione con l’Israel Film Fund, un «organismo legato al ministero degli esteri israeliano».

Ma la direzione del Festival non ci sta, «Locarno è sempre stato un luogo di libertà d’espressione per cineasti, produttori, attori provenienti da tutto il mondo, senza distinzione di etnia, confessione, nazionalità».

Alla base delle proteste forse anche un malintesto. «Non si tratta di un palcoscenico per lo Stato d’Israele» – ha precisato il Pardo – «la scelta dei film è stata operata unicamente dalla direzione artistica del Festival». E proprio per questa ragione «abbiamo deciso di cambiare il nome della rassegna in “First Look”, in quanto il nome “Carte Blanche” semplicemente non corrisponde alla natura del progetto.


Truculenta sparatoria a Locarno

Uno dei migliori western di sempre nella retrospettiva dedicata a Sam Peckinpah

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Ci sarà anche “Il mucchio selvaggio”, uno dei migliori film western di sempre, nella retrospettiva dedicata a Sam Peckinpah (1925–1984). «Credo che sia sbagliato, e pericoloso, rifiutare di riconoscere la natura animale dell’uomo», replicò il regista americano a chi lo criticava di portare troppa violenza sul grande schermo. Fra i suoi film verrà proiettato anche “La ballata di Cable Hogue”, un western comico senza nemmeno una pallottola, considerato uno dei migliori film di Peckinpah.


La scena finale del film


Dal Grand Hotel alla Piazza

Marco Bellocchio torna a Locarno, dove aveva esordito con “I pugni in tasca”

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Aveva vinto la “Vela d’argento” nel 1965 la prima opera di Marco Bellocchio, proiettato nel parco del Grand Hotel. “I pugni in tasca” a distanza di cinquant’anni torna a Locarno, questa volta in Piazza Grande in versione restaurata (venerdì 14 alle 21:30).


Una scena del film


Niente sarà più come prima

È la prima edizione del Festival senza il Canetti, storico locale affacciato a Piazza Grande

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – “Niente sarà più come prima”, stava scritto al Canetti durante i suoi ultimi mesi di vita. Il Festival di quest’anno sarà il primo senza la storica osteria affacciata su Piazza Grande. I locali pubblici di certo non scarseggiano, a mancare sarà però per certo quel “melting pot” che solo al Canetti si poteva respirare: dal concerto del cineasta statunitense Abel Ferrara, fischiato la sera prima in Piazza, all’apparizione dell’ex consigliere federale Moritz Leuenberger, fermatosi allo stesso tavolo degli abituali avventori, ma anche i prezzi popolari per un piatto di pasta o di roastbeef. L’osteria era «uno dei pochi luoghi dell’anima rimasti in Ticino, l’ultimo a Locarno», si diceva. Forse la semplicità di questa osteria, a due passi dalla mondanità del Festival, la potremo trovare altrove. Qualche lettore ci può dare una dritta?


La star di quest’anno: Andy Garcia

L’attore di origini cubane sarà a Locarno venerdì 7 e sabato 8 agosto

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Indimenticabile a fianco di Sean Connery e Kevin Costner ne “Gli intoccabili”, magistrale nell’interpretare il figlio di Corleone nel terzo episodio de “Il Padrino” (che gli valse una candidatura all’Oscar), più di recente molti lo ricordano per aver vestito il ruolo di Terry Benedict, il proprietario dei casinò, nella trilogia iniziata con Ocean’s eleven. Sarà Andy Garcia l’ospite più celebre di questa edizione del Festival. All’attore di origini cubane venerdì 7 agosto in Piazza Grande sarà consegnato il Leopard Club Award, mentre il giorno successivo sarà possibile vederlo e sentirlo da vicino allo Spazio Cinema (alle 13.30).

Gli altri big

Tre nomination agli Oscar, in particolare come attore protagonista in “American History X”. Sarà Edward Norton il primo ospite di peso a Locarno. Da non perdere Michael Cimino, a cui andrà il Pardo d’onore, premio assegnato anche all’italiano Marco Bellocchio, presente a Locarno gli ultimi giorni del Festival. Dall’Italia arriverà anche un altro regista, Mario Martone, mentre l’attrice Maria Grazia Cucinotta sarà la star del post-festival con il suo “Asino vola”. Parlerà invece francese il Pardo alla carriera, che sarà consegnato all’attrice Bulle Ogier.


Un meritato premio al “Gran Maestro del Gorgonzola”

Anche un premio tutto ticinese al Festival, sarà omaggiato l’attore Teco Celio

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Ha collaborato con registi internazionali del calibro di Krzysztof Kieslowski, Francesco Rosi, Nanni Moretti e Silvio Soldini. In Francia è una celebrità per le serie tv “Le licée” e “La crim’”. Ci ha fatto ridere nei panni di Gran Maestro dell’Accademia del Gorgonzola nel film “Benvenuti al sud”, poi ancora in “Benvenuti al nord” nel ruolo di un leghista. L’abbiamo visto in “Zoran, il mio nipote scemo”, in “La buca” e in molti altri film in oltre trent’anni di carriera. Stiamo parlando dell’attore ticinese Teco Celio, che mercoledì 12 agosto sarà omaggiato in Piazza Grande con il “Premio Cinema Ticino”, attribuito ogni due anni dal Consiglio di Stato. Figlio del consigliere federale Nello Celio (in carica dal 1966 al 1973), voleva fin da piccolo fare l’attore, malgrado il padre non fosse d’accordo. Dalla Leventina alle comparsate nei primi film per la televisione all’inizio degli anni ottanta, poi molti ruoli in lungometraggi e ora un meritato omaggio in Piazza Grande. All’attore capace e all’uomo coraggioso, che ha saputo scegliere la propria passione e farne una professione.


Una rotonda sul Festival, ecosostenibile… dall’anno prossimo

Ormai una tradizione a fianco del Festical. Torna il Silent Party, e come sempre molte proposte culinarie e merceologiche.

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – La liberatoria del Tribunale amministrativo cantonale è arrivata solo a inizio luglio, e per questa ragione gli organizzatori (un consorzio composto dall’Associazione Locarno Viva, Inelettra ed Eventmore) non sono riusciti a trovare delle soluzioni sostenibili per l’edizione 2015 della Rotonda del Festival. Ma dall’anno prossimo – si promette – saranno introdotti bicchieri, piatti, posate, bottiglie eccetera interamente “compostabili”, grazie alla collaborazione con Okkio, l’osservatorio della gestione ecosostenibile dei rifiuti. Le critiche per le “montagne” di rifiuti delle scorse edizioni hanno quindi portato ad una maggiore consapevolezza.

Già da quest’anno invece addio alle vecchie “palette” posate a terra, l’intera pavimentazione sarà liscia e antiscivolo per permettere a tutti – mamme con passeggini o disabili compresi – di muoversi in piena sicurezza.

Come già nel recente passato, saranno due gli spazi a disposizione del pubblico: quello interno alla rotonda di piazza Castello e quello inserito nei giardini dell’ex scuola magistrale. Qui, al piano superiore, troverà spazio l’Area 621 (aperta unicamente ai maggiori di 18 anni) con la tanto apprezzata offerta del Silent Party: una soluzione all’avanguardia in grado di conciliare, grazie ad apposite cuffie, la voglia di musica, festa e ballo degli avventori con le necessità di rispetto della quiete pubblica. Per quanto concerne invece il Villaggio della Rotonda, al livello sottostante, la novità principale è rappresentata dall’ospite d’onore di questa nuova edizione, ovvero il Centro internazionale di scultura (CIS) di Peccia. Per tutta la durata dell’evento, dunque, il CIS occuperà gli spazi dell’entrata principale della Rotonda (lato piazza Castello) con proiezioni, animazioni, dimostrazioni e serate speciali.

Sul fronte gastronomico saranno presenti 17 monoprodotti (tra le novità – accanto ai tradizionali pizzoccheri, alla pizza, agli hamburger, al fritto misto e alle altre apprezzate offerte – uno chalet con la tipica raclette nostrana e una postazione con la tagliata di fassona piemontese) e 7 ristoranti. Vi saranno poi 4 grandi bar e tre punti specializzati: uno dedicato al vino, uno al mojito e uno allo Jägermeister. E una sessantina di espositori di merceologia.

Il programma completo dalla manifestazione – aperta al pubblico tutte le sere, dal 4 al 15 agosto, con qualsiasi tempo, dalle 18 alle 3 – è consultabile sulla pagina Facebook della Rotonda del Festival o sul sito ufficiale www.rotondadelfestival.com.


Il fantasma di Clint Eastwood, vent’anni dopo

Share on FacebookTweet about this on Twitter

LOCARNO – Aprirà le proiezioni in Piazza Grande, con “Ricky and the flash”, ma la magnifica Meryl Streep sarebbe potuta essere sugli schermi di Locarno già vent’anni fa. Nel lontano 1995, l’allora direttore artistico Marco Müller era riuscito nel colpaccio, ospitare Clint Eastwood in carne ed ossa ed il suo film “I ponti di Madison County”, grazie al quale Meryl Streep avrebbe poi ottenuto una nomination agli Oscar come migliore attrice protagonista.

Peccato però che il distributore svizzero del film, la Warner Bros, si mise di traverso. Locarno, a quanto pare, non rientrava nei loro “piani di promozione”. La pellicola quindi non giunse mai in Piazza Grande e anche Clint Eastwood rimase oltre oceano.

Per Müller quella di Eastwood deve essere una maledizione, dato che nemmeno nella sua lunga direzione alla Mostra di Venezia è mai riuscito ad avere come ospite il cineasta americano. Presente invece tra gli ospiti illustri di quest’anno a Locarno Michael Cimino, che debuttò nella sua carriera con “Una calibro 20 per lo specialista”, con, neanche a dirlo, Clint Eastwood come attore protagonista.

magi