Categoria: Sport

Ireland, buona la prima!

Due volte sotto, i bianconeri rimontano sempre, sprecano un cinque contro tre e nei supplementari un’occasionissima, vengono graziati e poi vincono ai rigori

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GINEVRA – Vince, seppur solo ai rigori, nel suo debutto sulla panchina del Lugano. D’altronde, di più Greg Ireland non poteva fare, essendo stato scelto solo ieri. La sfida di Ginevra è finita 3-2.

In power play, è stato il Ginevra a sbloccare la situazione dopo appena 3′ con Spaling. Il Lugano ha saputo non abbattersi e trovare in fretta il pari con Bertaggia, ma Spalling a 3′ dalla sirena ha ridato il vantaggio ai padroni di casa, complice un po’ di fortuna. Nel secondo tempo i bianconeri sono rientrati sul ghiaccio determinati a rimontare ancora una volta, rendendosi più volte pericolosi davanti al portiere avversario. Non vi è stata però nessuna rete, e si è andati alla nuova pausa con Ginevra sempre in vantaggio. Stesso copione nel terzo tempo, con il Lugano che però ha trovato finalmente il pari al 56′ con Sannitz, dopo molta pressione e svariati tentativi. Dopo il gol, gli uomini di Ireland non hanno saputo sfruttare un momento abbastanza lungo in cinque contro tre. Anche ai supplementari si mangiano le mani, perché Klasen ha sprecato il 3-2, e hanno tremato a un secondo dalla fine, quando Merzlinkins ha saputo ipnotizzare su rigore Gerbe. Infine, i rigori sono serviti per decidere il vincitore, e le realizzazioni di Fazzini, Klasen e Brunner hanno portato al Lugano una vittoria che fa bene soprattutto al morale.


L’errore è stato la riconoscenza? «Dovevamo intervenire prima. Shedden ha messo troppa pressione»

Mantegazza fa autocritica. «A settembre Shedden aveva detto di non conoscere Zacrkisson, un errore non far niente. Curcio si era preso troppe responsabilità» Ora tocca a Ireland. E il ds…

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LUGANO – Ribaltone a Lugano: l’andamento alquanto altalenante della squadra di hockey, che fuori casa ha raccolto solo tre vittorie, e che, anziché trovarsi nelle parti alte della classifica, naviga pericolosamente vicino alla zona playout, ha fatto sì che la società decidesse di cambiare guida tecnica. Esonerato Doug Shedden, colui che l’anno scorso aveva portato i bianconeri a un entusiasmante secondo posto. Con lui via il suo secondo Curcio, al loro posto Greg Ireland (come traghettatore), già tecnico dei bianconeri nei playout del 2010/11, assieme a Jussi Silander (attuale assistent coach dei Rockets).

Le parole di Vicky Mantegazza e di Roland Habisreutinger sono dure, verso Shedden e verso sé stessi. In primis, è stato chiarito durante una conferenza stampa che il tecnico non sarebbe stato confermato per la prossima stagione. Lui stesso, non sapendo forse più cosa fare, se l’era presa con i giocatori, che a suo avviso non lotterebbero abbastanza, mentre all’interno dello spogliatoio il clima non sarebbe dei migliori.

Dopo l’ottima annata passata, il club si era posto degli obiettivi: «uno stile di gioco offensivo che parta da una difesa solida, lo sviluppo quotidiano dei giovani e l’impegno a farli crescere dando loro la fiducia necessaria, il fatto di avere quattro linee di giocatori con un ruolo ben definito», ha spiegato il presidente. Soprattutto sul primo, non si può dire che siano stati raggiunti.

Il secondo posto dello scorso anno ha forse però fatto vedere tutto sotto una luce dorata, tanto da ignorare qualche campanello d’allarme. Come quando Shedden, in merito al mercato, disse di non conoscere Zackrisson. «Gli stranieri sono stati scelti assieme da società, dirigenza e staff tecnico, sarei dovuta intervenire quando Shedden in settembre ha rilasciato quella dichiarazione», ha ammesso Mantegazza. Zackrisson, si potrebbe aggiungere, sta decisamente rendendo meno di quanto ci si attendeva. E al tecnico è stata rinnovata la fiducia come «atto dovuto», così dice il presidente, anche poco dopo Natale. Ma in fondo nello sport ogni anno è a sé, e la riconoscenza non sempre porta frutti.

A Doug Shedden poi si rimprovera di aver caricato eccessivamente di pressioni la squadra. «Il suo atteggiamento è stato sbagliato. Dichiarando di puntare alla vittoria delle quattro competizioni (Champions League, campionato, Coppa Svizzera e Coppa Spengler, ndr) ha messo troppa pressione sulla squadra», anche se bisogna ricordare come puntare in alto fosse l’obiettivo della società. D’altronde, per il Lugano è quasi un obbligo.

Ha pagato anche Pat Curcio, l’assistente di Shedden, perché secondo Mantegazza «negli ultimi tempi si era preso troppe responsabilità e questo ha cambiato gli equilibri nello spogliatoio». 

Perché, dunque, Ireland? «Non volevamo regalare nessun contratto per il futuro prima di vedere come andranno le cose. Lo riconfermeremo se saprà convincerci», ha detto dal canto suo Habisreutinger, definendo il nuovo tecnico come «un formatore che sa anche gestire i leader del gruppo».

In diversi chiedevano la testa dello stesso direttore sportivo, ma Vicky Mantegazza lo difende, «so quanto lavora per la società».
«Io faccio sempre autocritica, ma non davanti alle telecamere. Non è nel mio stile», ha aggiunto il canadese, ammettendo poi che probabilmente la sua lunga assenza (un congedo poco prima dell’inizio della stagione) ha penalizzato la squadra.

Ireland avrà pochissime ore (domani si gioca) per fare suo il Lugano, per motivare la squadra dopo lo scossone. E comincerà il suo nuovo campionato: poche partite prima (ci si augura) dei playoff. Poi, chissà.


Lugano, lontano da casa è un problema. L’Ambrì combatte ma i playoff sembrano un miraggio

I bianconeri perdono senza appello a Zugo, con la partita già chiusa dopo 40′. I biancoblu sono reattivi e combattivi, e nel finale il portiere salva il Ginevra, che poi vince all’overtime

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ZUGO/AMBRÌ – Il Lugano lontano dalla Resega proprio non riesce a farsi valere, e torna ancora una volta sconfitto, in modo anche pesante: 4-0 dallo Zugo. L’Ambrì, contrariamente a ieri, lotta ma conquista solo un punto, perdendo col Ginevra 3-2 ai supplementari.

Per puntare in alto, un ruolino alquanto deludente fuori casa non basta. La squadra di Shedden paga, infatti, i soli tre successi in trasferta, e la dimostrazione è arrivata anche questa sera. Eppure l’inizio dei bianconeri non è stato da buttare, certamente grintoso se è vero che Lapierre dopo 26” ha preso dieci minuti di penalità! Sin quasi alla fine del primo tempo, la partita è rimasta in equilibrio, poi Martschini ha punito al 18′ Merzlinkins, e poco prima della pausa Senteler ha addirittura raddoppiato. Il Lugano era chiamato alla reazione nel secondo tempo, e ha provato a pungere soprattutto con Brunner senza successo: a segnare è stato ancora lo Zugo, non una ma ben due volte. E il terzo tempo non ha aggiunto niente a una sconfitta pesante.

Se ieri aveva pagato 40′ disastrosi, questa volta l’Ambrì è sceso in campo determinato e tonico sin da subito, regalando una sfida col Ginevra in cui entrambe le compagini hanno provato a superarsi. Al 18′, Fuchs ha sbloccato il risultato, ma la possibilità di andare in pausa in vantaggio si è infranta su un brutto errore di Berger, che ha permesso a Wick di trovare l’1-1. Nel secondo tempo, il Ginevra ha saputo dosare difesa e attacco, andando in vantaggio con Impose attorno alla mezz’ora, mentre l’Ambrì si è reso pericoloso solo con Emmerton. L’ultimo terzo invece è stato diverso, coi leventinesi che si sono affacciati più volte in attacco, trovando il pari con Ngoy al 49′ e creando chances con Pesonen (più volte) e Bianchi: tutti i tentativi sono andati però a sbattere contro il portiere, per cui si è andati all’overtime. E dopo nemmeno un minuto e mezzo, Jacquemet ha permesso ai suoi di espugnare la Valascia. L’Ambrì è vivo, ma i playoff si allontanano.

Foto da Facebook


Lugano, la vittoria di chi non molla mai. Ambrì, la sveglia suona troppo tardi

I bianconeri vanno in doppio vantaggio, poi si trovano addirittura sotto e alla fine vincono. I biancoblu in serata no pagano 40′ mal giocato, e reagiscono solo nel terzo tempo

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LUGANO/BIENNE – Due partite sofferte, che si concludono però in modi opposti: il Lugano esulta, battendo per 4-3 il Langnau, l’Ambrì si sveglia troppo tardi contro il Bienne (3-2).

Per i bianconeri, la serata davanti al pubblico amico è iniziata come meglio non poteva, col rientro sul ghiaccio e nel tabellino dei marcatori già al 2′ di Brunner in power play. Al 4′ un rigore ha permesso a Reuille di raddoppiare, ma quando la strada pareva poter essere in discesa, il Lugano ha pagato chiaro un momento in cui ha abbassato i ritmi. Il Langnau ha infatti dapprima accorciato, poi ha trovato addirittura il pari, con le reti di Albrecht e Kuonen. Rabbioso, nel secondo tempo gli uomini di Shedden sono tornati sul ghiaccio con voglia di tornare avanti, ma la traversa ha fermato Fazzini e così, poco prima della mezz’ora, è stato Albrecht a siglare la doppietta personale. È stata la scossa, con Bürgler e Fazzini che hanno ribaltato il risultato nel giro di 5′. Nel terzo tempo, contrariamente a quanto accaduto in precedenza, la difesa ha retto senza eccessivi patemi, e il Lugano ha portato a casa una vittoria importante.

Al contrario di quanto accaduto alla Resega ai cugini, la partita per l’Ambrì è cominciata male: da subito si è vista una squadra non in serata. Il Bienne è passato in vantaggio anche abbastanza agevolmente con Schmutz, per poi raddoppiare grazie a Wetzel, con la difesa addormentata. Uno scatto d’orgoglio ha permesso ai leventinesi di mettere a segno il 2-1 con Monnet, ma nel secondo tempo il canovaccio della sfida non è cambiato. Al 26′ un erroraccio di Berger ha regalato a Pedretti il 3-1. E in zona offensiva? L’Ambrì ci ha provato senza grande successo. Più grintoso nell’ultimo terzo, al 45′ ha accorciato con Monnet, poi nonostante il tempo ancora a disposizione e gli sforzi compiuti non è riuscito ad agguantare il pari. La reazione sarebbe servita prima.


«Manzo, Tramezzani, il Chiasso, Sadiku e Alioski: vi dico tutto». Parla Renzetti

Il presidente del Lugano parla della collaborazione con i rossoblù, poi svela che l’operazione-Sadiku è anche “economica”. «Posso dirmi di aver fatto tutto quello che potevo»

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LUGANO – Da pochi giorni, il Lugano ha ripreso la preparazione, con un nuovo tecnico: dopo una lunga riflessione, il presidente Renzetti ha optato per sostituire Manzo con Tramezzani. C’è un volto nuovo, che altro non è che un ritorno di prestigio. Dei temi all’ordine del giorno a Cornaredo abbiamo parlato proprio con Renzetti.

Avete sottoscritto un accordo col Chiasso, ce ne parla?
«È un’intesa che abbiamo sottoscritto col Chiasso. I giovani che hanno poco spazio da noi vengono messi a loro disposizione, loro lo fanno con i ragazzi giovani che hanno particolare successo. Nomi? Abbiamo già dato loro alcuni giocatori, penso a Padula o Abedini, adesso Belometti. Abbiamo portato Franzese a fare alcuni allenamenti con noi, purtroppo oggi si è fatto male e starà fuori 15 giorni. L’occasione servirà a noi per valutarlo e a lui per rendersi conto di che punto ha raggiunto rispetto agli altri».

Un primo passo per un futuro FC Ticino, o è eccessivo?
«Più che altro è una collaborazione sulla base di quello che si è verificato nel tempo in Ticino, con una squadra di riferimento come può essere il Lugano in Super League e le altre che danno possibilità ai giovani di giocare. Senza il Chiasso, ragazzi come Abedini, Padula o anche Lurati avrebbero avuto poco spazio, devono farsi le ossa. È un po’ la situazione del Locarno di una volta, che giocando in una categoria che lo permetteva schierava molti giovani, anche a fronte di ristrettezze economiche».

Dunque, quanto è importante per voi che il Chiasso si salvi? Siete disposti a dare loro dei giocatori, anche non giovani, che non trovano spazio, per aiutarli nell’obiettivo?
«È molto importante. L’abbiamo fatto all’andata per esempio con Susnjar, che ora forse andrà via avendo un’altra offerta. Ci sono ancora dei giocatori che se il Chiasso ci richiede li mettiamo a disposizione. Chi? Non voglio incrinare equilibri e instillare dubbi, con la preparazione tutti partono allo stesso livello verso il tecnico, ciascuno ha la possibilità di giocarsi tutto e non voglio già dare delle sentenze».

Tornando alla vostra preparazione, che impressione le ha fatto Tramezzani sul campo?
«Ottima, non solo a me, ma anche agli avventori che vengono a vedere gli allenamenti e ai ragazzi. Trasmette molta positività, i giocatori lavorano in modo intenso e sono contenti. Per parlare di differenze con Manzo è troppo preso, però il nostro obiettivo non è mostrarle, bensì trovare un allenatore che si integri a tutto tondo col progetto, con la gente, con i risultati».

Zeman, Manzo, Tramezzani: lei sceglie sempre allenatori che sono scommesse, chi di loro è stata quella maggiore?

«Sicuramente Manzo, che aveva e ha un curriculum breve a livelli di divisione nazionale. La scommessa è stata parzialmente persa, in particolare nel girone di ritorno, instillando a me i dubbi se fosse l’allenatore giusto: abbiamo fatto pochi punti, troppo pochi nel secondo girone. Non potevo permettermi un altro girone del genere, dovevo dare una svolta ed era il periodo migliore, avendo davanti un mese per prepararci».

Come commenta il ritorno di Sadiku?
«Si è concretizzato nel migliore dei modi, perché noi abbiamo Rossetti che ha avuto molti infortuni all’andata e ora è ancora fuori, non sappiamo quando tornerà e dunque ci serviva un centravanti importanti. Oltretutto sull’eventuale vendita di Sadiku a fine anno abbiamo ancora da incassare un 25%, e così gli diamo un palcoscenico di Super League. Lui poi ci teneva a tornare a Lugano, perché c’è il suo mister ideale. Il tecnico lo conosce benissimo, per cui se mi dice che va bene vuol dire che è così».

Farete ancora qualche acquisto, con un occhio alle finanze?
«Penso che il mercato sia chiuso, abbiamo preso anche Carlinhos che praticamente non ci è costato niente. È un giovane, dicono che abbiamo davanti a sé delle grosse possibilità. È un esterno alto, veloce, bravo nel dribbling, un giocatore estroso».

Cosa ci può svelare sul futuro di Alioski?
«Penso che fino a giugno rimarrà a Lugano. Mi auguro faccia un ritorno come l’andata, in modo da avere ciascuno il proprio tornaconto: lui che potrà andare in una grossa squadra e noi che saremo ripagati dai sacrifici della scommessa che abbiamo fatto su di lui. E se giocherà ancora così vuol dire che il Lugano può esser salvo…»

Diceva di avere un po’ di angoscia, ora è di nuovo fiducioso?

«Sono sempre stato fiducioso, ma dopo un girone come quello del ritorno mi sono dovuto fare delle domande. Per come vedo lavorare tutti, per quanto ci credono, sono tornato più tranquillo, e mi dico che ho fatto il massimo che potevo».


Il Lugano rimonta, l’Ambrì viene rimontato ma alla fine esultano entrambe

I bianconeri incassano tre reti nel primo tempo dal Davos, poi periodo rinontano e vincono all’overtime. I biancoblu si portano avanti di due gol a fine primo tempo, e devono attendere i rigori per esultare

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LUGANO/ZUGO – Lugano e Ambrì reagiscono e vendicano le sconfitte di ieri, battendo gli stessi avversari: 4-3 per i bianconeri ai supplementari, identico risultato per i biancoblu ai rigori.

Il pomeriggio alla Resega si è mostrato subito difficile, perché il Davos, come ieri prima della reazione del terzo tempo, ha dominato, trovando ben tre reti prima ancora della sirena. In tutte le occasioni, decisivo il power play. Ha sbloccato il risultato Simion dopo poco più di un minuto, poi è stata la volta di Lindgren al 12′ e di Kousal al 17′. Pochissimi secondi prima della pausa, Fazzini ha rimesso in carreggiata i suoi. Nel secondo tempo il Lugano ha provato a reagire, senza creare grandi occasioni, al contrario rispetto alla terza frazione, mandando in gol ancora Fazzini e poi pareggiando con Bürgler in cinque contro tre. E all’overtime, Chiesa ha fatto esplodere la Resega.

Come ieri, l’Ambrì è partito forte e dopo meno di un minuto si è portato in vantaggio con Pesonen. Al 9′ però un cinque contro tre è stato fatale per i leventinesi che hanno subito il gol del pareggio di Senteler, senza in ogni caso scoraggiarsi, anzi. Infatti, ancora nella prima frazione, si sono dapprima riportati avanti con Hall ed hanno allungato con Duca. Buon inizio anche di secondo tempo per gli uomini di Kossmann, col palo di Fora, ma poi lo Zugo ha cominciato a premere, trovando il 2-1 al 39′ con Suri. Una rete che ha caricato i padroni di casa, che, scampato il pericolo su un’occasionissima di Fuchs, hanno pareggiato con Martschini al 45′, mandando tutti all’overtime. Nei supplementari ci sono state chance per entrambe, con l’Ambrì che è andato più vicino al gol grazie a Lhotak, e la contesa è finita ai rigori, dove ancora una volta i biancoblu sono stati implacabili.

Foto tratta da Facebook


Il Lugano si sveglia troppo tardi. L’Ambrì lotta ma non basta

I bianconeri si fanno dominare e segnare cinque reti dal Davos in 40′, poi reagiscono con un buon terzo tempo. I biancoblu vengono puniti da un cinico Zugo, provano a rimontare ma poi si arrendono

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DAVOS/AMBRÌ – Serataccia per entrambe le formazioni ticinesi di LNA: il Lugano incassa una manita a Davos (5-3), l’Ambrì si arrende, non senza lottare, allo Zugo (2-3).

Dopo essersi affrontate in Coppa Spengler, Lugano e Davos si ritrovavano di fronte in campionato. I bianconeri, reduci da un buon periodo, hanno cominciato però male, pagando caro l’errore di Merzlinkins: 1-0 siglato da Kessler al 4′. I bianconeri non hanno saputo reagire, ed anzi si sono inchinati altre due volte agli avversari prima della pausa, dapprima con Kousal al 6′ e con Ambühl al 15′. Finalmente, gli ospiti si sono fatti vedere dalle parti del portiere, e hanno riaperto la sfida con Hoffmann in power play al 18′. Ma nel secondo tempo il Davos ha ricominciato a dettar legge, trovando altre due reti fra la mezz’ora e il 36′, con Wieser e Corvi. Il risultato era dunque pressoché compromesso, anche se i ragazzi di Shedden nel terzo tempo hanno mostrato di non mollare, trovando due gol con Lapierre, in power play, e Sannitz. Non abbastanza per evitare la sconfitta, certamente 20′ da cui ripartire.

Ottima partenza per contro per l’Ambrì, che dopo 2′ hanno visto Guggisberg portarli in vantaggio. Gioia però che è durata pochissimo, perché già al 3′ lo Zugo ha trovato il pari con Morant, e poi addirittura il gol del sorpasso, con Marchon. I leventinesi dal canto loro, fra le due reti avversarie, hanno provato a colpire a loro volta, in seguito, una volta sotto, sono stati salvati dalla traversa. La reazione attesa nella seconda frazione ha portato la grinta dei padroni di casa trasformarsi in due penalità, e lo Zugo ha sfruttato al meglio la doppia superiorità numerica per allungare con Martschini. Il 5 contro 3 maturato poi per i leventinesi non ha portato a risultati, e nel terzo tempo gli ospiti hanno provato a gestire. L’Ambrì quando mancavano poco più di 6′ ha accorciato di novo con Hall, ma poi non ha trovato la zampata decisiva per mandare gli avversari ai supplementari.


Il sindacalista italiano, «il clima per i frontalieri è peggiorato. Ma i salari più alti che in Italia restano determinanti»

Tarpini di Cgil non usa torni morbidi: i problemi esistono, ma il Governo ticinese trovi il modo di risolverl, sennò la gente si incattivisce. Se non cambia l’accordo fiscale, si rischia la debâcle dello Stato Italiano»

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COMO – Clima del lavoro sempre più ostile, Governo che urla ma non risolve nulla, accordo fiscale, LIA: in una lunga intervista a “La Provincia di Como”, il referente nazionale della Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) per i frontalieri, Alessandro Tarpini, non le manda a dire al Ticino.

Prima di tutto, la questione relativa all’accordo fiscale, a suo avviso, è ancora apertissima. C’erano dei dettagli che non andavano bene, ma si stava discutendo e si era a buon punto, però poi il Governo Renzi è caduto, spazzato via dal famoso referendum, ed ora va riconsiderato. Al momento, il rischio maggiore che vede è «lo spopolamento delle aree di confine. Sta avvenendo perché c’è una richiesta esplicita da parte delle aziende svizzere di andare di là per alcune mansioni».

E in un futuro prevede che i redditi medio alti, ovvero quelli da 50mila-60mila franchi in su, possano scegliere di trasferirsi in Svizzera, con «il rischio di una débâcle dello Stato italiano e dell’economia di confine».

Molto è dovuto al clima di ostilità esistente in Ticino verso i lavoratori italiani, secondo Tarpini. E se le richieste italiane andavano nella misura di eliminare misure ritenute discriminatorie, la situazione è addirittura peggiorata, con la possibilità che si arrivi a «presentare problemi di dignità alle rispettive diplomazie. Anche per i toni che vengono utilizzati. Nessuno nega che esistono problemi oggettivi, come traffico e inquinamento. Dopo di che se la classe politica trovasse anche delle soluzioni… Altrimenti i problemi marciscono e la gente si incattivisce. E sul Governo sostiene anche che spesso l’Italia stringe accordo con Berna, e «tre giorni dopo il Cantone fa esattamente il contrario».

Una brutta aria che si respira, a suo dire, anche nei posti di lavoro, dove «persone che hanno convissuto per decenni iniziano a guardarsi in cagnesco».

Per Tarpini, conscio che un’affermazione del genere farà discutere, Como, Varese e la Svizzera sino a Bellinzona sono ormai da ritenere parte della vasta area delle metropoli milanese.

I sindacati Cgil, Cisl (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) e Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiane) sono pronti a presentare un documento unitario per migliorare la situazione dei frontalieri, consci che con la Svizzera il tutto è complicato dal fatto che si tratta di uno stato che non fa parte dell’UE.

Ma, gli chiedono, è ancora attrattivo andare a lavorare in Ticino? «L’aspetto economico è rilevante, visto che le retribuzioni sono più elevate», ammette, imponendo di non scordare «che ci sono aziende interessanti dal punto di vista del know how».

Infine, una stoccata alla LIA, aggirata da svariati padroncini che si sono fatti assumere in Ticino (come scrive senza problemi il giornalista che ha effettuato l’intervista): «la cosa che sconvolge di più è che anziché diminuire il carico burocratico italiano, il Canton Ticino rischia di omologarlo».

Parole al vetriolo, insomma. Anche il 2017 si preannuncia infuocato sul tema frontalieri.


Il terzo tempo regala tre punti al Lugano. Ambrì, decisivo lo scatto di Hall

I bianconeri, dopo una prima frazione in equilibrio e una seconda sottotono, ribaltano il punteggio. I biancoblu sfruttano al meglio i power play e sconfiggono il Davos

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LUGANO/AMBRÌ – Il 2017 comincia di campionato al meglio per le due formazioni ticinesi di hockey, col Lugano che batte il Bienne per 3-2 e l’Ambrì che si impone sul Davos per 4-2.

I bianconeri sono tornati dalla Spengler, dove sono giunti secondi, con la carica giusta per superare il momento no che vivevano nel torneo stagionale. Sono partiti al meglio, aiutati da un errore difensivo, che ha permesso a Hoffmann di portarli avanti dopo 1’30”. Il Bienne però è rientrato nel match ed ha pareggiato al 12′ con Neuenschwander, poi, approfittando di un secondo tempo sottotono del Lugano, è andato addirittura in vantaggio con Micflikier al 36′ (anche lui ha usufruito di un’indecisione di Furrer). Nel terzo tempo invece si è vista tutta un’altra squadra di casa, che è dapprima pervenuta al pareggio in doppia superiorità numerica con Fazzini e trovando la rete
decisiva al 46′ con Wilson.

Per l’Ambrì, appuntamento alla Valascia, col Davos bravo ad andare in vantaggio all’8′ grazie a Kessler. La gioia è durata poco perché al 12′ Emmerton, di ritorno dalla Spengler vinta col Team Canada, ha pareggiato, e lo stesso copione si è ripetuto nella seconda frazione: Kousal ha siglato la seconda rete del Davos, Pesonen quella del 2-2, in situazione di power play. L’Ambrì poi ha trovato il vantaggio, usufruendo appieno di un altro power play, con Hall. Negli ultimi 20′ i leventinesi sono tornati sul ghiaccio per gestire il vantaggio, e lo hanno fatto con solidità, mettendo una buona ipoteca sulla sfida già al 43′ con il gol di Pesonen. Non hanno rischiato in seguito molto, ed anzi hanno fallito un rigore con Lhotak.

Foto da Facebook (Lorenzo Jelmini)


Un anno dopo, nulla da fare. E gioisce anche… l’Ambrì

Il Lugano perde per 5-2 contro il Team Canada, che si porta a casa il successo come nella scorsa edizione. Emmerton presente nel tabellino dei marcatori

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DAVOS – E come un anno fa, il Lugano si ferma sul più bello. La Coppa Spengler va ancora una volta al Team Canada, vittorioso per 5-2.

E pensare che i primi minuti avevano fatto ben sperare, con il Lugano addirittura in vantaggio dopo 30” grazie a Bürgler. Il sorriso è durato però solamente 5′, perché i canadesi hanno trovato il pari con Genoway, pressando poi sino al termine della prima frazione, con Merzlinkins che ha protetto. Il Team Canada è partito a mille al rientro sul ghiaccio e Pouliot, colpevolmente lasciato solo dalla difesa, ha portato avanti i suoi. In inferiorità numerica, pochissimi minuti dopo il leventinese Emmerton si è tolto la soddisfazione di siglare una rete a quelli che di solito sono i cugini. Lapierre ha avuto un’occasione per rientrare in partita, poi prima della pausa Ebbett ha di fatto regalato la Coppa ai canadesi. Bürgler al 45′ ha ridotto le distanze, ma non è bastato al Lugano per rimontare, anche perché diverse chance da rete non sono state concretizzate. La rete finale di Spaling conta quasi solo per il tabellino.

Così, a un anno di distanza, il risultato è ancora quello. I bianconeri si qualificano secondi alla Spengler, il Team Canada festeggia per la quattordicesima volta, nella vittorie c’è un po’ di Ambrì grazie a Emmerton, che si porta a casa il premio del migliore sul ghiaccio.

Foto tratta dal sito internet della Coppa Spengler


Lugano, riecco il Team Canada. La finale fotocopia per la rivincita

I bianconeri, con un secondo tempo incisivo, eliminano i padroni di casa del Davos, e domani contro i canadesi si giocheranno la Coppa Spengler

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DAVOS – Lugano da sogno! Batte i padroni di casa del Davos per 4-0 e vola dritto alla finalissima di Coppa Spengler, dove affronterà, come l’anno scorso, il Team Canada. Augurandosi, ovviamente, un finale diverso.

Nel derby svizzero per l’accesso all’atto finale, c’è stato equilibrio sin dall’inizio, con diverse penalità che nessuna delle due squadre ha saputo mettere a frutto. A sbloccare il risultato è stato Klasen poco dopo il quarto d’ora. La frazione decisiva ai fini del risultato è stata senza dubbio però la seconda, in cui il Lugano si è mostrato più pericoloso e incisivo. Lapierre ha sfiorato il raddoppio, che è poi arrivato con Bürgler in superiorità numerica. Lapierre e Rahimi, per reciproche scorrettezze, che non sono cessate neppure in panchina, sono stati sanzionati con 10′ di penalità a testa. Chiesa, su suggerimento di Walker, al 36′ ha trovato il 3-0, rete che ha steso il Davos. Il terzo tempo non aveva dunque molto da dire, da segnalare il poker firmato Bertaggia e lo shutout di un positivo Merzlinkins.

Domani, alle 12.00, la replica della finale di un anno fa. Il Lugano vuol dimenticare la sconfitta subita dal Team Canada, e tornare in Ticino con la Coppa.

Foto tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano


Due su due, il Lugano vola in semifinale

I bianconeri vincono la seconda partita di fila, portandosi avanti nel secondo tempo contro i cechi del Mountfield di tre reti. Preoccupa Manzato, infortunatosi nel finale

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DAVOS – Il Lugano va alla grande in Coppa Spengler e con la seconda vittoria di fila si qualifica per la semifinale. Oggi i bianconeri hanno infatti sconfitto i cechi del Mountfield.

La partita è stata avvincente sin dall’inizio, con Manzato, titolare, che si è dovuto superare per impedire a Dej di aprire le marcature. Scampato il pericolo, il Lugano si è portato in vantaggio, con Hoffmann a segno al 12′. Il vantaggio è durato però solo 35”, perché sfruttando un power play Simanek ha pareggiato. Prima della pausa, però, ancora Hoffmann ha riportato avanti i suoi, che sono così andati in pausa in vantaggio. Vivace anche l’inizio della ripresa, con un’altra occasione per Dej dopo una per Klasen. Poco prima della mezz’ora, Fazzini, mostrando un gran gioco di bastone, ha infilato il disco nell’angolino. Un minuto dopo, ancora i bianconeri implacabili con Vesce, grazie ad una penalità differita e al portiere richiamato in panchina per avere l’uomo in più sul ghiaccio. Nell’ultimo terzo, nonostante il tentativo di amministrare da parte degli uomini di Shedden, il Mountfield ha trovato il 4-2 con Dzerins, addirittura in inferiorità numerica, aprendo un periodo di sofferenza per il Lugano. A 8′ dal termine Manzato si è fatto male, e i cechi hanno segnato il loro terzo gol col portiere a terra. Furibondo Shedden per la presunta antisportività, con Merzlinkins che ha sostituito il compagno negli ultimi minuti, in cui è stato decisivo, in particolare su Newton.

Missione compiuta, dunque, col primo posto del Gruppo Torriani assicurato.


Lugano, il regalo di Natale alla Spengler: buona la prima!

I bianconeri inaugurano la manifestazione e battono i russi dell’Ekaterinburg dopo aver inferto il colpo decisivo con Sannitz-Gardner nel secondo tempo

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DAVOS – È Natale ma l’hockey non si ferma. La Coppa Spengler, per la 90esima volta, anima le festività, permettendo agli appassionati di hockey una scorpacciata oltre a quelle a tavola. Il Lugano ha avuto l’onore di giocare la gara inaugurale e si è regalato una vittoria per 4-2 contro l’Avtomobilist Ekaterinburg.

A trovare la prima rete della gara, e dunque della competizione, un bianconero che… bianconero non è, essendo un rinforzo arrivato appositamente per questa competizione: Wisniewski, a segno in circostanza di power play. A 120” dalla pausa però la squadra russa ha raggiunto il pari con un’azione spettacolare e personale di Monya. A inizio secondo tempo, il Lugano ha cominciato a spingere con decisione, mettendo in difficoltà gli avversari, riuscendo però a trovare il nuovo vantaggio dopo poco dopo la mezz’ora con Sannitz, e dando un importante colpo morale ai russi un minuto dopo con la rete di Gardner. Anche nel terzo tempo gli uomini di Shedden hanno giustificato il vantaggio, senza però concretizzare una situazione di power play. Al contrario, l’Ekaterinburg lo ha fatto, riportandosi sotto con Gareyev. Ringalluzzito e con 10′ a disposizione, si è buttato in avanti, costringendo i bianconeri a un po’ di sofferenza. A 20” dalla fine il sospiro di sollievo è firmato da Klasen, che a porta vuota ha siglato la quarta rete.

Bianconeri per ora in testa al gruppo Torriani, e domani fermi: torneranno sul ghiaccio mercoledì, mentre oggi tocca al Davos.

Foto tratta dal profilo Facebook ufficiale del Lugano


Pestoni vince il suo derby. Losanna, ancora tu…

Il Lugano si fa rimontare, sbaglia un rigore e crolla nell’ultimo terzo, perdendo ancora. L’Ambrì va sotto 3-10, riesce a segnare un gol poi viene stroncato dal Pesonen… losannese

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ZURIGO/LOSANNA – Continua il momento no del Lugano, che va a sbattere contro… Inti Pestoni (nella foto all’andata contro Fazzini), perdendo 4-2 dai Lions. L’Ambrì non “vendica” i cugini, battuti ieri dal Losanna, ani perde 5-1.

Il Lugano, finalmente, è riuscito a trovare la rete in power play, sbloccando il risultato con Gardner dopo 9′, ma la strategia dei Lions, che sfruttano una penalità differita togliendo anche il portiere per avere un uomo in più costa il pari al 15′ con Baltisberger. Nel secondo tempo, ripartono meglio i padroni di casa, sulla spinta del pareggio ottenuto, anche se il Lugano sciupa l’occasione più ghiotta facendosi parare un rigore (tirato da Walker). Nell’ultimo terzo così l’entrata in materia più grintosa dei Lions è stata decisiva, perché ha portato a due reti ravvicinate e decisive (Rundblad al 46′ e Pestoni al 48′). Il Lugano ha infatti riaperto la sfida con Bürlger in power play, ma la sfida era segnata, e addirittura lo Zurigo ha trovato il sigillo del 4-2 nel finale.

Il Losanna per la seconda volta in 24 ore affrontava una ticinese, e si è portato in vantaggio all’8′ con Jeffrey, che in power play fredda Zurkirchen, che pure aveva parato una prima conclusione. Ancora con l’uomo in meno, prima della pausa, l’Ambrì incassa anche il 2-0, con Pesonen, omonimo del proprio giocatore, dopo che i leventinesi non avevano sfruttato un paio di occasioni. I ragazzi di Kossmann hanno avuto a disposizione delle doppie superiorità numeriche, ma se ieri le avevano messe a frutto, questa volta non è stato lo stesso, ed anzi il Losanna ha poi inferto un nuovo colpo con Miéville, subito imitando però da un ottimo Lhotak che ha riaperto almeno in parte la contesa. A dare una svolta alla sfida ci ha pensato Pesonen… quello losannese, e
Walsky prima della nuova sirena si è mostrato implacabile, nonostante il cambio di portiere. Risultato di fatto acquisito, che nel terzo tempo non è più cambiato.


Lugano rimontato, un buon Ambrì lascia l’ultimo posto

I bianconeri giocano bene col Losanna, vanno sul 3-1 poi finiscono in confusione e si fanno sconfiggere nel finale. I biancoblu tengono le redini dell’incontro e lasciano il 12° posto in classifica

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LUGANO/AMBRÌ – Non è un buon momento per il Lugano, che si fa rimontare e perde per 4-3 dal Losanna, mentre l’Ambrì gioisce e lascia l’ultimo posto battendo il Kloten per 4-2.

I bianconeri sono partiti al meglio, gestendo il primo tempo con tante azioni offensive e con un buon power play. L’1-0, firmato Martensson, è stretto, e il portiere avversario si è dovuto superare, poche occasioni per il Losanna. Ad inizio secondo tempo ancora Martensson ha raddoppiato, ma gli avversari sono immediatamente tornati sotto con Ryser. Il Lugano ha allungato ancora, con Bürgler, poi il 3-2 poco dopo la mezz’ora ha incrinato le sicurezze degli uomini di Shedden. Il risultato si è visto nel terzo tempo, con una squadra incapace di sfruttare le chance, anche in superiorità numerica, e beffata nel modo più crudele con due reti negli ultimi 4′, ad opera di Pesonen e Deruns.

Anche la partenza dell’Ambrì è stata ottima, e dopo 4′, in doppia superiorità numerica, Pesonen ha portato avanti i suoi. Quello delle penalità sarà un tema ricorrente di una sfida nervosa, con spesso uomini costretti sulla panchina dei “cattivi”. I leventinesi hanno creato altre occasioni senza riuscire a concretizzarle, diversamente dall’inizio della seconda frazione, dove Guggisberg ha sfruttato un altro momento di cinque contro tre. Back ha accorciato, e poi Parlpan ha chiamato all’intervento Zurkirchen. Il terzo tempo è iniziato con doppia superiorità numerica per il Kloten, ma gli ospiti si sono resi pericolosi più volte, sino alla rete di Kostner, quella decisiva per gli equilibri psicologici. Per la cronaca, poi, Bastl ha siglato la quarta rete e a bersaglio è andato anche Hollenstein. I leventinesi non sono più ultimi, e i play off, seppur non vicinissimi, non sono neppure troppo lontani.