Categoria: Sport

Euro2016, fischio d’inizio. La Francia soffre ma vince

La cerimonia d’apertura ha saputo coniugare la storia francese con la modernità di David Guetta. Payet risolve la partita all’88’, buona prova della Romania

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EURO2016 – E finalmente è arrivato il calcio d’inizio: il mese più atteso dagli appassionato di calcio è cominciato col via a Euro 2016. La Francia fatica ma ringrazia Payet e la sua strepitosa rete che le permette di battere la Romania 2-1.

Nei ricordi resterà anche la cerimonia di apertura, una decina di minuti ben progettati, un mix di orgoglio storico francese e modernità, tanti colori e molta allegria, segno che il calcio, dopotutto, ha la funzione principale di trasmettere gioia. Nella riproduzione di un giardino botanico, chiaramente ispirato ai fasti di Versailles, con richiami alla joie de vivre, il dj di fama mondiale David Guetta ha fatto ballare l’intero stadio, accompagnato da Zara Larsson, che ha intonato l’inno della manifestazione. Non sono mancati una gigantesca Tour Eiffel e la pattuglia acrobatica francese, col pubblico che riproduceva le bandiere delle nazionali in gara. Poi, ecco Francia e Romania, e gli inni, eseguiti dalla Guardia Repubblicana e intonati dal coro di Radio France, sono stati da brividi, soprattutto La Marsigliese.

La Francia doveva essere la protagonista indiscussa del via del “suo” Europeo, ma la Romania non si è accontentata del ruolo di comparsa, chiamando Lloris al grande intervento dopo pochissimi minuti con Stancu. I francesi hanno reagito colpendo un palo al 14′ con Griezmann, ma poi il primo tempo è scivolato col muro rumeno scalfito solo da un’occasione ancora per Griezmann.
Nella ripresa, subito un altro brivido per Lloris, con Stancu che si è mangiato una rete che ha dell’incredibile. Forse è stata una sveglia, perché in 10′ i padroni di casa hanno avuto una chance con Pogba, poi sono passati in vantaggio con un colpo di testa di Giroud. Partita più semplice? No, perché la Romania ha avuto e realizzato un calcio di rigore con Stancu, che finalmente fa centro. Tutto da rifare, dunque, per Deschamps che toglie anche un contrariato Pogba. Le azioni sbattono sulla dfesa avversaria, solo una giocata poteva risolvere la partita. L’ha trovata all’88’ Payet, uno dei migliori in campo. I tre punti vanno ai galletti, la Romania esce a testa altissima.

Domani toccherà alla Svizzera. L’Europeo è cominciato, ora per davvero.


Les bleus alla riscossa, la Romania guidata da una leggenda

La Svizzera afrfonterà – oltre all’Albania – i padroni di casa e la Romania, un avversario da battere

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EURO2016 – Un Europeo da giocare in casa, quale miglior occasione per riprendersi da un periodo grigio? Per la Francia, Euro2016 assume senza dubbio una grande importanza. Dopo il secondo posto ai Mondiali del 2006, sono arrivati solo risultati mediocri: due eliminazioni al primo turno e ai quarti nella competizione mondiale, identico risultato a quella continentale. Consapevole del peso del prossimo torneo per i galletti e probabilmente per il suo futuro, Didier Deschamps ha riflettuto a lungo prima di diramare la lista dei convocati, in cui spiccano le assenze di Benzema e Kondogbia. Si punta su Paul Pogba, giovane che ha già mostrato nella Juventus di appartenere ai big mondiali. Giocherà assieme al compagno di club Evra e a Diarra, nomi forti del centrocampo. In attacco, fari puntati sul giovane Coman, mentre c’è curiosità attorno a Gignac, autore di 20 reti nell’ultima stagione, seppur in Messico.

A completare il girone della Svizzera c’è la Romania. Guidata da una leggenda del calcio rumeno come Iordănescu (tornato per amor patrio a guidare la nazionale dopo che nel 2007 si era ritirato per darsi alla politica), presenta più incognite che punti di forza. Pochi sono infatti i nomi conosciuti, parecchi giocano in patria o in Turchia, qualcuno in Portogallo. In porta vi sarà il fiorentino Tătărușanu, l’onere di guidare il reparto difensivo toccherà invece a Chiricheș, che il Napoli ha con fatica portato nelle sue file anche se invero ha giocato poco. L’estro e la fantasia saranno ad appannaggio di Maxim dello Stoccarda. La Romania non pare comunque attrezzata per creare sorprese.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


«Troppi neri in nazionale»

La folta presenza di giocatori di origine straniera nella nazionale elvetica a taluni fa storcere il naso, mentre altri plaudono al successo dell’integrazione

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EURO2016 – Questo era il titolo apparso sul Mattino nel 2007, “troppi neri in nazionale”, suscitando lo sdegno persino di Borradori. La folta presenza di giocatori di origine straniera nella nazionale elvetica a taluni fa storcere il naso, mentre altri plaudono al successo dell’integrazione. Come il ministro Manuele Bertoli, che due anni fa, prima dei Mondiali, leggendo «l’elenco dei nostri alfieri» si diceva emozionato per «il successo dell’incontro tra le genti, dei percorsi felici e arricchenti di famiglie di origini lontane tra di loro che hanno saputo viaggiare, fuori e dentro di sé, aprendosi al mondo. Mettendosi in gioco. Affrontando fatiche e difficoltà. Sapendosi inserire in realtà anche profondamente diverse cui hanno voluto e saputo dare il loro apporto».

In realtà, la folta presenza di giocatori con cognomi non tradizionalmente elvetici non rappresenta la società svizzera, e – anzi – potrebbe testimoniare l’insuccesso delle politiche di integrazione. Perché un adolescente talentuoso, sia nel calcio sia in qualsiasi altro sport, confrontato con la scelta se tentare la strada del professionismo, spesso alla fine opta per il prosieguo degli studi. Non tutti diventano dei grandi campioni, il rischio è quello di militare in squadre di secondo piano, con uno stipendio tutto sommato modesto (infortuni permettendo), e ritrovarsi alla soglia dei trent’anni senza una formazione e senza un futuro. Un rischio, questo, che corrono in misura maggiore i figli degli immigrati, che vedono nello sport l’unica via per tentare un proprio riscatto.

Dobbiamo essere quindi ancor più grati a quei giocatori con la maglia rossocrociata che (si spera) ci faranno gioire, perché – abbiano essi origini straniere o meno – il loro successo sui campi di calcio è il frutto di grandi sacrifici.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Roi Michel dimezzato

Europei senza presidente, per Platini l’infamia invece che la lode

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EURO2016 – Gli Europei in terra francese avrebbero potuto rappresentare, simbolicamente, l’incoronazione definitiva di Roi Michel sul trono del calcio mondiale. Dopo un passato da grande giocatore, Michel Platini ha scalato l’UEFA, divenendone presidente nel 2007, promettendo riforme nell’organizzazione delle coppe europee. Era il delfino di Sepp Blatter, destinato a succedergli al comando della FIFA. Gli scandali e gli arresti che hanno colpito l’organismo che controlla il calcio mondiale hanno finito per macchiare anche Platini, che ora dovrà fare i conti con l’infamia invece che con la lode.

Alla FIFA come noto ne hanno combinate di tutti i colori. Nella montagna di soldi che gira attorno al mondo del calcio la corruzione negli ultimi anni, forse decenni, è stata dilagante, gettando pesanti ombre sull’assegnazione dei Mondiali di calcio degli ultimi vent’anni, ma soprattutto con fortissimi dubbi su come si sia giunti a scegliere Russia (2018) e Qatar (2022) per le prossime edizioni. In quel turbinio è finito anche Roi Michel, che nel 2011 ha incassato 2 milioni di franchi dalla FIFA (in capo a Blatter) per delle consulenze prestate fra il 1999 e il 2002. Prestazioni lontane nel tempo, e senza uno straccio di contratto, che non hanno convinto la commissione etica della FIFA prima e il Tribunale arbitrale dello sport (TAS) poi, il quale in ultima istanza ha sospeso il francese per quattro anni da ogni carica nel mondo del calcio.

Per Platini «una profonda ingiustizia», che «mi impone una sospensione la cui durata mi impedirà, guarda la coincidenza, di candidarmi alle prossime elezioni per la presidenza della FIFA», come ha detto annunciando le sue dimissioni e la volontà di proseguire la battaglia davanti ai tribunali svizzeri.

Campionati europei senza un presidente quindi, giacché l’UEFA sceglierà il successore dell’ex juventino soltanto a settembre, mentre la FIFA, ora guidata da Infantino, ancora non sembra aver imboccato la via del ripulisti dai malaffari del mondo del pallone.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


«Darò il massimo, ho ricevuto tanto e voglio ridare qualcosa»

Dalla guerra all’olimpo del pallone, passando da Stabio: «metterò in campo il cuore per la Svizzera»

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EURO2016 – Valon Behrami lo conosciamo come un calciatore dalle indubbie qualità sportive, ma anche con un grande cuore, e la voglia di gettarlo oltre l’ostacolo. Prima come attaccante nella vita, poi come centrocampista, costruendo passo dopo passo, palla dopo palla, la sua carriera. Verona, Lazio, ma anche il West Ham in Inghilterra. Un idolo a Napoli e a Firenze, coraggioso nel tentare l’avventura in Germania con l’Amburgo e trasferirsi poi al Watford.

Il calcio gli sta facendo girare il mondo, ma la sua storia comincia in un luogo preciso e denso di significato: Mitrovica, nel nord del Kosovo. Valon Behrami è infatti uno dei giocatori della Svizzera di origini kosovare albanesi. I suoi genitori, Ragip e Halime, giunsero in Ticino in fuga dalla guerra quando sia lui che la sorella Valentina erano molto piccoli e, nel 1995, come accade a molte famiglie immigrate, i Behrami avrebbero dovuto lasciare la Svizzera. Ma una raccolta firme promossa dalla società atletica di Ligornetto, dove Valon già inanellava importanti successi sportivi, sposata da moltissime concittadine e concittadini, affezionati a tutta la famiglia, convinse le autorità a cambiare idea. Valon Behrami oggi è un uomo riservato, che – come comprensibile – non parla volentieri delle sue origini e delle questioni familiari, ma già da bambino aveva le idee in chiaro: «ho imparato tutto qui, non vorrei andare via». Così rispondeva allora interpellato in un servizio televisivo sulla sua famiglia. Oggi come ieri è presente il senso di gratitudine. «Ciò che conta se guardo indietro – ci confida – è che ho ricevuto tanto dalla Svizzera e che come calciatore posso ridare qualcosa al Paese e alla gente che ama il calcio e la Nazionale».

E, in effetti, il centrocampista 31enne, è uno dei pilastri della squadra rossocrociata. È la sua grinta a far la differenza. A 20 anni la rete decisiva contro la Turchia che regala alla Nazionale la qualificazione ai Mondiali del 2006. O ancora nel 2014, contro l’Ecuador, quando tolse una pericolosa palla dai piedi di un attaccante per poi compiere una magnifica cavalcata in contropiede, permettendo a Seferović – dopo alcuni scambi fra Shaqiri e Rodríguez – di segnare il gol del vantaggio, mandando letteralmente in visibilio Armando Ceroni e con lui tutti i tifosi.

Valon Behrami ha iniziato a giocare a calcio alle nostre latitudini, prima nello Stabio e poi nel Chiasso, con la frequenza alla scuola per sportivi di élite di Tenero allora ancora agli albori, prima di iniziare la scalata in Italia, dal Genoa in poi. Ma non è l’unico a partire dal Ticino e a contare per la nostra Svizzera calcistica. Anche l’allenatore Vlado Petković, che gode di grande stima, anche da parte dello stesso Behrami: «Il mister mi fa sentire quanto punta su di me, e per me è importantissimo il fatto che la Nazionale abbia deciso di puntare ancora su di lui», ci dice Behrami avvicinato durante la permanenza a Lugano. E sul suo ruolo all’interno della compagine afferma modestamente «io sono come sono». L’obiettivo è chiaro: passare il primo turno vorrebbe già dire entrare nella storia calcistica della Svizzera. «Appunto» – ci conferma Valon – «la Svizzera non è mai arrivata alla seconda fase degli Europei. Dunque abbiamo tanta voglia di aggiungere questo traguardo alla nostra storia».

E la storia non è contraddistinta solo da bei momenti, e, purtroppo, nemmeno per demeriti sportivi. Spesso giocatori di origine balcanica sono stati fischiati dal pubblico, qualche volta addirittura tacciati di maggior attaccamento al Paese natale. Il discorso è tornato attuale dal momento in cui il Kosovo è divenuto una nazionale a tutti gli effetti (non senza qualche polemica) e ha ricevuto il nulla osta per partecipare alle manifestazioni europee e mondiali. Ma Behrami ha subito precisato che non intende cambiare maglia. «Guardi, io sono contentissimo che il Kosovo è diventato membro ufficiale del mondo del calcio. Però questo non significa che non giocherò mettendo in campo il cuore per la Svizzera. Posso dare il massimo per la squadra svizzera, senza mentire sulle mie origini». Valon fra l’Albania e la Svizzera scelse la maglia rossocrociata, cosa avrebbe fatto se nel lotto ci fosse già stato il Kosovo? Ci fa capire che la sua scelta sarebbe stata la medesima, che avrebbe vestito la maglia della nazionale con cui ha già giocato 63 volte in dieci anni.

L’esordio ad Euro 2016 sarà proprio contro l’Albania, una partita sicuramente non banale per molti ragazzi della squadra di Petković. «Beh, alla fine si tratta di una partita calcio», minimizza Behrami quando gli domandiamo che sensazioni vivrà. «La disputeremo così come l’avevamo giocata durante le qualificazione per il Mondiale 2014, battendo l’Albania sia in casa che in trasferta. È chiaro che ci sono tante emozioni che fanno parte del gioco. C’è tanta gente con radici dell’Albania che vive in Svizzera. Per i giocatori rimane una partita che ognuno di noi vuole vincere».

Un’altra polemica che investe alcuni giocatori è quella dell’inno. Cantarlo rende più patriottici, è giusto prendersela con chi non lo fa? «È una questione personale ed individuale. Quelli che vogliono cantare l’inno lo fanno. Io non lo canto. Però ciò non significa che non do tutto quello che posso per la squadra, per la vittoria».

Questo Europeo deve ancora cominciare, ma almeno per Valon Behrami il cuore è già al 10 luglio. Quel giorno non solo si giocherà una finale, dove forse neppure i più ottimisti rossocrociati pensano di arrivare, ma scade il termine della gravidanza della moglie Elena. L’ex modella lo renderà padre di un’altra bimba, sette anni dopo l’arrivo di Sofia, e gli auguri e i complimenti, ancora una volta, valgono sul campo come fuori.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Da Ascona alla conquista di Parigi

La favoritissima Mannschaft schiera un esercito di campioni in campo

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EURO2016 – I campioni mondiali da Ascona si preparano alla conquista della Francia. Abile due anni fa al Mondiale a rompere l’egemonia della Spagna, si ripropone in Nazionale il dualismo fra le due nazioni che si riflette anche nei club, la sfida fra due filosofie di calcio. La compagine di Löw ha tutto per essere, assieme all’onnipresente nazionale iberica, la favorita assoluta dell’Europeo. Ed è una squadra con abbastanza esperienza e carattere per saperlo e riuscire a convivere con la pressione. Ad Ascona, dove ritorna dopo la positiva esperienza di 8 anni fa, la Mannschaft ha chiesto di essere sostanzialmente blindata, con gli inevitabili 150 giornalisti al seguito. I vertici hanno voluto che la rosa potesse prepararsi con calma, conscia che la passione del popolo tedesco per la sua rappresentante così vincente sarebbe divenuta un’orda difficile da gestire.

Parlare della forza della Germania è quasi scontato. Tutti giocano nelle maggiori squadre nazionali, dal Bayern Monaco al Leverkusen, oppure nelle principali compagini europee, dalla Juventus al Real Madrid. Neuer è stato il miglior portiere dei Mondiali del 2014 ed è reduce dal terzo scudetto consecutivo col suo Bayern, e il suo secondo è niente meno che ter Stegen del Barcellona. In difesa, non ci sarà per sua scelta un pilastro come Lahm, ma Hummels, Boateng e il romanista Rüdiger sono tre garanzie (titolari assieme a Ginter), con Höwedes riserva di lusso. A metà campo, a far da diga Löw dovrebbe scegliere Khedira e Kroos, 26enne con già all’attivo due mondiali giocati. E davanti? Per il ct l’imbarazzo della scelta, un incubo per le difese avversarie. Dietro al cecchino Thomas Müller, stella del Bayern e della Germania stessa negli ultimi due Mondiali, un trio tutto fantasia e pepe, con Özil, Götze e Reus. E in panchina, elementi di grande valore come Schweinsteiger, Podolski e Mario Gómez. Insomma, la Germania ha tutto per conquistare Euro2016. Partendo dal Ticino… .

Le nazionali in Ticino: un po’ di fortuna per il turismo?

Un po’ di Europeo passa anche dal Ticino. Sono infatti tre le squadre che hanno deciso di svolgere la preparazione nel nostro Cantone, il quale ha ospitato con grande soddisfazione la Svizzera, la Germania e l’Ucraina. I rossocrociati, come nel 2008, hanno scelto Lugano, e la decina di giorni in cui sono stati presenti è stato un evento. C’è stata la possibilità per i tifosi di assistere gratuitamente a numerosi allenamenti a porte aperte (ad alcuni hanno partecipato anche degli emozionati bambini), e di vedere da vicino i propri beniamini tramite il Fan Walk. La Nazionale ha assistito alla partita fra Lugano e San Gallo ed ha fatto un giro sul lago col battello, lasciando il Ticino solo per l’amichevole col Belgio.
Ospiti in Ticino anche i campioni del mondo in carica, la Germania. L’esperienza del 2008, evidentemente, ha lasciato ottimi ricordi, e la scaramanzia gioca il suo ruolo: la Mannschaft ha alloggiato come otto anni fa all’Hotel Giardino di Ascona, dal 23 maggio al 3 giugno. Ticino Turismo ha approfittato della presenza della squadra per promuovere la regione per i turisti tedeschi.

«Nonostante il calo dei pernottamenti registrato negli ultimi anni la Germania, con i suoi 80 milioni di abitanti, resta il primo mercato estero per importanza», ha dichiarato Elia Frapolli, direttore dell’Agenzia turistica ticinese. «Uno dei nostri obiettivi, con l’arrivo della Mannschaft, è quello di ringiovanire l’immagine del nostro Cantone agli occhi del turista tedesco».

L’Ucraina infine ha fatto tappa, anche se solo per pochi giorni, al centro sportivo di Tenero. Il Ticino si conferma quindi un cantone ospitale, presto sapremo se porterà anche fortuna… sia alle squadre di calcio, sia al turismo.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Italia: notti magiche, dieci anni fa

A dieci anni dal Mondiale la rosa per gli Europei non convince

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EURO2016 – Sono passati dieci anni dall’estate che ha provato a rivoluzionare il calcio italiano. 2006, Calciopoli segnò un prima e un dopo, smantellando una cupola. Lo smarrimento di allora si incanalò nel Mondiale da disputare da lì a poco, dove la Nazionale vinse battendo la Francia ai rigori: dal Pallone d’Oro di Cannavaro a Grosso che da antieroe calciò il rigore decisivo. Sono passati dieci anni, e il calcio italiano ha provato a cambiare. Difficile dire se vi sia riuscito o meno. La Juventus è rinata dalle sue ceneri, cancellando l’era Moggi, mettendo un termine al periodo d’oro dell’Inter. C’è stato lo scandalo scommesse che dopotutto si è rivelato uno tsunami contenuto, in A hanno giocato Carpi e Frosinone e presto debutterà il Crotone. La Nazionale invece è mutata: dopo i grandi del 2006, ora c’è una sorta di vuoto. Il nome forte poteva essere quello di Mario Balotelli, ma nonostante le coccole e le seconde e terze possibilità si è perso. E all’Italia rischia di non bastare neppure Antonio Conte, segnato da quattro anni di indagini per le scommesse. Lascerà a fine europeo, al suo posto Ventura. Il dopo Pirlo si chiamava Verratti, ma il centrocampista del PSG si è infortunato e il ct ha ripescato Daniele De Rossi (non al massimo comunque della forma). Out anche Marchisio, acciaccati Montolivo e Motta, il settore nevralgico lascia qualche perplessità, con Conte che ha chiamato molti elementi diversi. Potrebbe spiccare la fantasia di El Shaarawy. Per il resto, i nomi della rosa non entusiasmano, con un attacco guidato da Éder e Pellè, con Insigne e Immobile: manca un vero bomber. In porta la certezza maggiore, l’intramontabile Buffon, con una difesa che conosce a memoria perché composta da juventini come Chiellini, Bonucci e Barzagli. Dalla cintola in giù, dunque, tutto bene, con Acerbi, guarito da un tumore, che rappresenta la favola.

I più grandi trionfi azzurri sono arrivati dopo enormi scandali, dal 1982 al 2006. Questa volta non pare essere così: il girone, con Belgio e Svezia oltre all’Irlanda, sarà già un banco di prova.

Gli avversari degli azzurri: Belgio, Svezia, Irlanda

Negli ultimi anni il Belgio ha vissuto un’enorme crescita, sino a issarsi al secondo posto del ranking FIFA, dietro solo all’Argentina (otto anni fa era al 71esimo!), e si presenta in Francia con il peso di dover mostrare di essere entrata davvero nel gotha del calcio. La federazione si è rimboccata le maniche, puntando pazientemente sui vivai. Come la Svizzera è una nazionale con molti elementi che portano con sé un passato migratorio. Individuare le stelle è difficile, perché tutta la rosa è di alto livello. Dalla cintola in giù, vi sono l’estroso romanista Nainggolan, con padre indonesiano, assieme al belga-marocchino Fellaini. La voglia di riscatto dopo una stagione deludente nel Chelsea rende Hazard un elemento da tener d’occhio, mentre al contrario Lukaku nell’Everton ha fatto molto bene.

La Svezia si identifica in Zlatan Ibrahimović, che sarà il pezzo pregiato del prossimo calcio mercato: dopo l’addio al PSG, fioccano le offerte per lui. In Nazionale finora per lui poche soddisfazioni, ci riprova ora a 35 anni, supportato da alcuni senatori e una batteria dei giovani che hanno vinto l’Europeo U21. Per far bene servirà trovare un amalgama.

Il ruolo di Cenerentola del gruppo è della debuttante Irlanda del Nord. Per il dopo Trapattoni, si è puntato su O’Neill, il quale ha voluto con sé due calciatori a dir poco esperti, Carroll in porta e McAuley in difesa. Attenzione all’attacco, in cui spiccano Lafferty e Ward; entrambi giocano in Inghilterra.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Fratello contro fratello

L’Albania si presenta senza nulla da perdere, l’esordio contro la Svizzera

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EURO2016 – Fra le squadre debuttanti, la più interessante è senza dubbio l’Albania, inserita nello stesso girone della Svizzera. Guidata dal tecnico italiano Gianni De Biasi alla storica qualificazione, vive di passione ed entusiasmo. Il pacato allenatore italiano ha spiegato che i tifosi chiedono di vincere l’Europeo, ma lui spinge i suoi a non attaccare a testa bassa, a saper attendere, e pungere contro le grandi.

L’Albania non va di certo in Francia come comparsa. Il “materiale”, ha spiegato De Biasi, è quello che è dal punto di vista tecnico, ma un lungo lavoro psicologico ha trasformato una serie di singoli in un gruppo vero.

L’esordio assoluto sarà contro la Svizzera, e, per la prima volta in un Europeo, due fratelli si troveranno di fronte. Gli Xhaka si assomigliano come due gocce d’acqua ed hanno un solo anno di differenza. Entrambi centrocampisti, hanno militato nelle giovanili della Svizzera, poi Taulant ha deciso che il richiamo dell’Albania, nazione di origine della loro famiglia doveva prevalere. E si ritroverà contro il fratello Granit, che non giocherà per la prima volta contro la “sua” Albania. Era solo un’amichevole, lui aveva 19 anni, e i fischi dei tifosi svizzeri lo avevano mandato in panico, tanto da non riuscire a spingere un pallone facile facile in rete. «Sarò pure un traditore, ma mi sento albanese», aveva detto al termine di quella sfida per lui difficile. Stavolta lo sarà di più, il palcoscenico è diverso e dall’altra parte ci sarà suo fratello. Granit nel frattempo ha giurato fedeltà ai rossocrociati: ora che esiste pure il Kosovo, non ha intenzione di cambiare maglia. Alla Svizzera, la squadra di De Biasi, costruita con un paziente lavoro di scouting per tutta Europa e che vede nel napoletano Hysaj il talento, deve molto. Sono parecchi i calciatori emigrati da piccoli nel nostro paese, cresciuti umanamente e calcisticamente qui. Ma l’esordio sarà una partita come le altre, assicura il tecnico. E per la Svizzera?

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


La Svizzera, più dubbi che certezze

I nomi in campo, gli obiettivi e le previsioni per la Nazionale elvetica

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EURO2016 – Sono più i dubbi delle certezze per la Svizzera al via degli Europei riguardo alla reale consistenza della squadra. Il punto forte è certamente l’amalgama: la spina dorsale della nazionale gioca insieme da anni e i singoli hanno raggiunto la giusta maturità calcistica. Fra i nomi di spicco c’è Stephan Lichtsteiner, uno tra i più vincenti dopo il quinto scudetto con la Juventus, mentre in mezzo al campo e nello spogliatoio si fa sentire Valon Behrami. Con Xhaka, Dzemaili e la fantasia di Shaqiri, da cui ci si attendeva qualcosa in più, il centrocampo è il reparto più affidabile. Anche la difesa appare solida, con l’esplosione di Rodríguez e Schär, l’uno rapidità e dinamismo, l’altro sicurezza e tranquillità, uniti ad alcuni veterani e a qualche promessa. In porta, Sommer ha acquisito esperienza e successi, soprattutto in patria, col Basilea, ma a livello di Nazionale è ancora un’incognita. Lascia qualche perplessità l’attacco, dove manca un vero uomo gol. Con Derdiyok e Mehmedi mai veramente decollati, l’unica certezza è Seferović, mentre si punta molto su Embolo (che ha però solo 19 anni). Sarà la prova del fuoco anche per il tecnico Vladimir Petković, fresco di rinnovo.

Per quanto concerne gli obiettivi, dopo l’ottimo Mondiale e la qualificazione tutto sommato agevole si poteva pensare in grande. Le opache partite di avvicinamento, unite a qualche prestazione nelle qualificazioni che avevano portato il risultato senza entusiasmare, hanno tarpato le ali. Il passaggio agli ottavi appare obbligatorio, tenendo conto che si può farlo anche da terza. In un girone che vede la Francia favorita, la partita chiave sarà la prima con la sorpresa Albania. Con un secondo posto, agli ottavi si potrebbe prospettare una sfida interessante con, presumibilmente, Ucraina o Polonia, paradossalmente più abbordabili rispetto alla squadra che ci si troverebbe di fronte se si vincesse il gruppo. Per il prosieguo, gli incroci non permettono previsioni.

A noi non resta che tenere i pugni e sognare. Forza Svizzera!

Le date delle partite della Svizzera
Tre partite per conquistare la qualificazione alla fase finale. La Svizzera (girone A) esordirà contro l’Albania sabato 11 giugno (ore 15:00). Impegno successivo contro la Romania mercoledì 15 giugno (ore 18:00). L’ultimo match si disputerà contro la Francia domenica 19 giugno (ore 21:00). Poi si vedrà… .

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Quanta paura a Parigi

I rischi del terrorismo, le misure messe in campo

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EURO2016 – «La Francia non ha alcuna intenzione di rinunciare all’organizzazione degli Europei». Parole del primo ministro francese Manuel Valls, pronunciate a poco più di un mese dal calcio d’inizio. «Rinunciare alle manifestazioni sportive e culturali, alle occasioni di festa collettiva equivarrebbe ad alzare bandiera bianca di fronte alla minaccia del terrorismo e della violenza».

Anche senza annullare la manifestazione, la questione sicurezza durante gli Europei si sta tuttavia rivelando un vero e proprio incubo per Parigi. Colpita una prima volta nel gennaio dello scorso anno, con la sparatoria a Charlie Hebdo, poi con la serie di attentati dello scorso 13 novembre a Parigi, fra cui la mattanza al Bataclan, senza dimenticare gli attentati in Belgio che si sono rilevati avere degli stretti legami con la Francia, e il mistero del volo Egyptair partito da Parigi e inabissatosi nelle acque mediterranee, è evidente che i timori non mancano.

I numeri messi in campo sono impressionanti: in totale 72 mila fra poliziotti e gendarmi, senza contare il personale delle agenzie di sicurezza private, che stanno letteralmente facendo affari d’oro. Ogni squadra poi sarà affiancata da un minimo di 3 fino a 6 agenti dei reparti speciali antiterrorismo.

Il rischio, secondo gli esperti, non è tanto quello delle sparatorie, quanto piuttosto quello degli ordigni esplosivi, lasciati in luoghi affollati. Per questo gli stadi saranno cintati con una barriera metallica, e ogni spettatore dovrà passare diversi punti di controllo dove sarà perquisito da cima a fondo. Un dispositivo già adottato durante la finale di coppa fra PSG e Marsiglia a metà maggio, che però non ha mancato di mostrare i suoi limiti. Alle entrate si sono prodotti pericolosi assembramenti di folla, e all’interno dello stadio è entrato un po’ di tutto, fumogeni, bottiglie, tubi di plastica. Una partita test per la sicurezza, che permetterà alle autorità di capire come rimediare alle falle.

A suscitare maggiore inquietudine non sono però gli stadi, bensì le “fan zone”, allestite in tutte le città che ospitano gli Europei permettendo al pubblico che non ha potuto o voluto entrare allo stadio di vedere le partite su schermi giganti. La più grande si trova ai piedi della Tour Eiffel, e potrà accogliere fino a 100 mila tifosi. Un numero impressionante di persone da controllare, perché nel marasma è più facile che qualche terrorista possa agire. Per questo l’accesso alle “fan zone” sarà strettamente monitorato, anche con l’ausilio di agenti in borghese.

Sparatorie, ordigni esplosivi, attacchi chimici o batteriologici, nulla va lasciato al caso. Parigi sta persino valutando come intervenire nel caso i terroristi utilizzassero dei droni, dato che peraltro per questo tipo di veicoli su suolo francese non è necessaria nessuna licenza. Le autorità però rassicurano, i dieci stadi e i centri di allenamento delle squadre saranno dotati di sofisticati sistemi anti-droni, in grado di intercettarli e deviarli. Ma non abbatterli, perché vi sarebbe il rischio che cadano sul pubblico.

Fra molte incertezze quel che è sicuro è che questi Europei saranno blindatissimi. Le forze dell’ordine francesi sono in stato di massima allerta ormai da diverso tempo, ma fra il 10 giugno ed il 10 luglio saranno chiamate ad ulteriori sforzi per evitare che quella che dovrebbe essere una festa si trasformi in tragedia.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Svizzera poco europea (anche) nel calcio

La Nazionale elvetica finora ha raccolto pochi risultati negli Europei. È ora di sfatare un paradosso

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EURO2016 – Quella al via fra poco è la quindicesima edizione degli Europei, che si sono tenuti a cadenza quadriennale a partire dal 1960. Per la terza volta si giocherà in Francia: nelle due edizioni precedenti una volta si è imposta la Spagna e una volta la compagine di casa. Un segnale benaugurante per due nazionali agli antipodi, una delle favorite e la squadra ospitante in cerca di riscatto? Se continuasse il suo cammino (due Europei e un Mondiale dal 2008), la Spagna campione in carica diverrebbe la Nazionale con più titoli, quattro. Al quarto sigillo ambisce anche l’altra favorita, la Germania campione del mondo e più volte finalista nel torneo europeo. La più grande sorpresa nella storia degli Europei è la vittoria della Grecia nel 2004, la classe operaia in paradiso.

La Svizzera è alla quarta partecipazione. Il primo Europeo risale al 1996, e un ottimo esordio accende le speranze, naufragate poi con un’eliminazione al primo turno. Dopo un periodo buio, la Svizzera partecipa a Euro 2004, in un girone difficile, racimolando un punto solo contro la Croazia e tornando a casa ancora una volta dopo il girone eliminatorio. Nel 2008 il torneo si disputa in casa, ma neppure allora la Svizzera, peraltro qualificata d’ufficio, riesce a superare lo scoglio del primo turno, perdendo da Turchia e Repubblica Ceca e regalandosi la vittoria col Portogallo, nel giorno dell’addio di uno dei tecnici più amati degli ultimi decenni, Köbi Kuhn. Il 2012, in un momento di transizione per il ritiro di giocatori storici quali Frei, Streller ed anche Grichting, coincide con la delusione per la mancata qualificazione. Il palmares svizzero agli Europei, dunque, non luccica, e riuscire a passare il primo turno vorrebbe già dire entrare nella storia.

Diverso è il discorso per quanto riguarda i Mondiali, con dieci partecipazioni (pur con un’assenza dal 1966 al 1994), e tre approdi ai quarti e due agli ottavi. Da incorniciare il quadriennio fra il 1934 e il 1938, dove i rossocrociati batterono la forte Germania e si arresero solo a un’altra big, l’Ungheria. Da ricordare anche l’edizione casalinga del 1954, in cui l’Italia si inchinò due volte alla Svizzera (poi i rossocrociati non hanno più battuto gli azzurri per ben quarant’anni!). In tempi più recenti, nel 2006, l’Ucraina ai rigori spegne il sogno agli ottavi, risultato eguagliato anche nel 2014 dove, sesta nel ranking, viene eliminata ai supplementari dall’Argentina. Insomma, una squadra più forte ai Mondiali che agli Europei: un paradosso da invertire in Francia.

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04. Nelle immagini: Philippe Senderos Svizzera-Corea del Sud mondiali 2006, Svizzera-Italia mondiali 1954, Svizzera-Spagna mondiali 2010.

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Che vinca lo sport!

In queste ore distribuito nei principali centri del Cantone il quarto numero di TicinoLibero Paper!

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EURO2016 – Viene distribuito da oggi nei principali centri del Cantone il quarto numero di “TicinoLibero Paper”, la versione cartacea di TicinoLibero. Un’esperienza partita ormai quasi un anno fa con il primo numero dedicato al Festival del film, che annunciava la rinascita del portale, seguita poco dopo dal numero dedicato alle aggregazioni nel Bellinzonese. Nel mese di marzo di quest’anno poi lo speciale numero dedicato alle elezioni comunali di Lugano, che ha saputo raccogliere diversi riscontri positivi, e ora un numero tutto dedicato allo sport, in particolare a Euro 2016, i campionati europei di calcio che avranno inizio a breve in Francia.

Nei prossimi giorni pubblicheremo anche sul portale tutti gli articoli, in modo che anche chi non avesse ricevuto la versione cartacea possa leggere di tutto e di più sul mondo del pallone. Intanto qui di seguito il breve editoriale di presentazione del quarto numero:

Manca ormai pochissimo al fischio d’inizio dei campionati europei di calcio. Per un mese gli occhi degli appassionati del pallone saranno puntati sulla Francia, che per l’occasione si fa trovare blindatissima per la paura di nuovi atti terroristici. Misure di sicurezza eccezionali per milioni di tifosi, dentro e fuori dagli stadi.

Questi Europei sarebbero dovuti essere la consacrazione di Roi Michel nell’olimpo del pallone, e che invece per lui rappresenteranno la vergogna dell’esclusione per quattro anni dalle cariche nei vari organismi che governano il mondo del calcio per la vicenda della “consulenza” da due milioni di franchi pagata con dieci anni di ritardo e senza una pezza giustificativa.

In Svizzera invece è ormai divenuto un classico il dibattito sui giocatori di origine straniera in Nazionale, specchio di un’immigrazione eccessiva secondo alcuni, di un successo nell’integrazione degli stranieri per altri. Ma la realtà è invero un po’ più complessa.

Questo e altro ancora troverete in questo quarto numero di “TicinoLibero Paper”, la versione cartacea di www.ticinolibero.ch, dedicata interamente – lo avrete capito – ai campionati europei di calcio, che stanno per avere inizio in Francia. L’auspicio è che a trionfare sia lo sport, che possa nella competizione unire i popoli d’Europa. Che vinca il migliore!

Articolo tratto da TicinoLibero Paper 04


Zeman e Lugano, addio al veleno. «Non c’erano i presupposti, vado via per fare calcio»

Il tecnico boemo conferma il no a Renzetti e se la prende con il procuratore Strugar, definendo la squadra la più debole della categoria. Ora in pole position c’è Vecchi

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LUGANO – E il veleno venne nella coda. Zdenek Zeman ha deciso di non accettare la proposta di rinnovo del contratto da parte del Lugano, dopo una salvezza raggiunta e una finale persa di Coppa Svizzera. Per lui, si parla di interessamenti da parte di Pescara (suo vecchio club), Crotone (poi smentito). Bari e anche Palermo.

Ai microfoni della RSI ha motivato la sua scelta, criticando tutto e tutti. «Non vedevo prospettive, eravamo la squadra con meno possibilità tecniche ed economiche e non vedevo come si poteva cambiare come io desideravo. Il mio calcio è stato visto poco per vari motivi, con un altro allenatore il Lugano potrebbe soffrire meno».
Soprattutto, è arrabbiato con Strugar, un procuratore che ha collaborato con la campagna acquisti, reo a suo dire di aver sempre parlato male di lui. «La squadra non era costruita molto bene, non ho potuto intervenire sugli acquisti, e continuerebbe a succedere così. Calcoliamo che il budget, già basso, diminuiva, per cui… Le parole si sono sentite anche lo scorso anno».
Saluti comunque i tifosi, ed anche i giocatori e lo staff, aggiungendo di essere stato benissimo a Lugano e di andar via «per fare calcio».
Sul futuro non si è sbilanciato. «Sono le squadre che cercano me, non viceversa».

Angelo Renzetti, al primo no di Zeman, aveva detto di prendersi cinque giorni ma la decisione non è cambiata. Il presidente ha difeso Strugar, definendolo una persona onesta e confermando che contribuirà a collaborare con il Lugano. A suo avviso, Zeman ha preso dall’Italia «la cultura del sospetto» e non si è fidato di nessuno, «perdendosi un po’ durante la campagna acquisti invernale», come ha detto a ticinonews.

Ed ora? Fra i nomi, Renzetti non nega che in pole position ci sia l’attuale allenatore della Primavera dell’Inter Stefano Vecchi. Non si esclude anche Carlos Bernegger, cercato dal Chiasso dopo l’addio di Schällibaum, trattativa mai andata in porto.


Ciao Seconda Lega, il Bellinzona saluta pareggiando

Avvincente 3-3 per i ragazzi di Patelli a Goldau per chiudere un campionato dominato, con reti di Sergi, Fieschi e Magnetti. Podio tutto ticinese col Lugano U21 e l’Ascona

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GOLDAU – Una settimana dopo quello di tutti gli altri in cui erano impegnate le principali compagini ticinesi, si chiude anche il campionato del Bellinzona. I granata, pareggiano 3-3 a Goldau, salutano dopo un torneo trionfale la Seconda Lega interregionale.

Ad aprire le marcature è stata la squadra di casa con Huser al 4′, ma solo tre giri di lancette d’orologio più tardi Sergi ha rimesso il risultato in parità. Il Goldau ci teneva, evidentemente, a fare belle figura contro i dominatori del torneo e si è riportato avanti poco prima della pausa, al 40′, con Simoni. Il Bellinzona, a sua volta, non voleva chiudere con una sconfitta, e a inizio ripresa Fieschi, poco impiegato da Patelli, con un bel gol ha trovato il pari. Con Gaston Magnetti, autore di una stagione super, gli ospiti si sono addirittura portati in vantaggio al 65′, ma proprio allo scadere un calcio di rigore abbastanza generoso ha permesso al Goldau di siglare il definitivo 3-3.

Sipario, dunque, su un altro torneo vinto. I granata si preparano ad affrontare, fra un paio di mesi, Locarno e Mendrisio nella Prima Lega Classic, magari per continuare la scalata. Alla fine, la classifica dice Bellinzona 65, con 20 vittorie, 5 pareggi e una sola sconfitta. Il dominio ticinese si completa col secondo posto del Lugano U21, staccato di 17 punti a 48, e il terzo dell’Ascona a 47.


Svizzera, una vittoria per salutare Lugano

Dzemaili ha portato avanti i suoi, dopo il pari Mehmedi ha siglato la rete decisiva con la Moldova. Finisce il ritiro ticinese, il gioco non convince ancora

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LUGANO – Una vittoria per il morale e per concludere al meglio un ritiro definito splendido. Col 2-1 alla Moldava finisce il periodo di preparazione in Ticino, la Nazionale è pronta per volare in Francia.

Davanti al pubblico delle grandi occasioni a Cornaredo, Petkovic ha approfittato dell’ultima occasione per fare qualche esperimento, come Embolo centravanti puro. Lo spettacolo non è stato dei migliori, complice il gioco duro degli avversari, che certamente ha fatto venire qualche brivido a una squadra che non vuole rischiare le caviglie a una settimana circa dal debutto.
Nonostante la modesta caratura dei moldavi, la Svizzera nel primo tempo ha siglato una sola rete, con un colpo di testa di Dzemaili su cui non è esente da colpe il portiere, pur essendosi creata alcune occasioni (Von Bergen ha colpito la traversa).
Lo stesso tecnico ha ammesso nel post partita che nella ripresa i suoi hanno accelerato, anche se hanno subito il pareggio con un tiro imprendibile di Ginsari. A inizio secondo tempo era entrato Mehmedi al posto di Derdiyok che non aveva convinto, e si è rivelata la mossa decisiva. È stato infatti uno dei migliori e ha trovato il 2-1 finale.

La Svizzera ritrova così una vittoria che mancava da tempo. Ma con l’Albania il ritmo dovrà essere un altro.