Categoria: Sport

Bellotti, «non siamo preoccupati. Ma così si fa disinnamorare chi vuole investire nel calcio»

Il dg del Chiasso spiega la bocciatura in prima istanza. «Pensavamo di aver chiarito i dubbi dell’esperto in finanza. Ci chiedono un’ulteriore garanzia che presenteremo»

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CHIASSO – Il Chiasso è stato bocciato, un po’ a sorpresa, dalla SWiss Football League per l’ottenimento della licenza in prima istanza. Il Direttore generale Riccardo Bellotti ci spiega perché e come mai c’è amarezza dalle parti di Riva IV

«Sono stati consegnati tutti i documenti come richiesto, crediamo che oggi in funzione di quanto successo ad altre squadre la federazione vuole tutelarsi oltre modo e ha chiesto delle garanzie ulteriori oltre a quelle già fornite, e quindi dovremo provvedere a dargliele».

Il problema dunque è a livello societario e finanziario?
«Vogliono documenti a copertura di un eventuale budget. È stato rivisto su alcune posizioni: è composto da diverse voci e diversi aspetti, introiti e spese derivanti da queste spese sono stati ricollocati, e confidavamo che questi movimenti e questi cambiamenti, assieme alle garanzie presentate, fossero sufficienti per ottenere la licenza in prima istanza, così non è stato ed ora lavoreremo in questi cinque giorni».

Il caso Bienne ha fatto sì che si presti ancora maggior attenzione?
«Assolutamente sì, anche se viene da fare una nota polemica. La federazione inasprisce le norme e non cambia nulla, anzi questi inasprimenti hanno solo lo scopo di creare problemi facendo disinnamorare chi oggi investe nel calcio più che far valere l’aspetto sportivo del risultato. Il Bienne d’altronde ha problemi finanziari da due anni…»

Cosa manca secondo la Commissione delle licenze al Chiasso?
«Siamo una piccola società che ovviamente non ha l’interesse a mettere delle garanzie economiche e finanziarie bloccate per un anno, si prova a ottenere la licenza senza dover avere dei fondi di capitale bloccati su qualche conto o su qualche fidejussione. Si lavora così per cercare di non averli, però evidentemente per la SFL non è sufficiente».

Esistono delle riserve sul Chiasso perché c’è una dirigenza italiana, secondo lei?
«Questo non lo so, bisognerebbe chiederlo a chi di dovere. Quello che so è che la federazione incarica degli esperti di finanza: non è un segreto che noi siamo stati rimandati agli esami di recupero su questo aspetto, con l’esperto credevamo di essere riusciti a togliere un po’ di dubbi riguardo quello che ci aveva chiesto. Lui emette un suo rapporto, un suo parere, che la Commissione delle licenze ha interpretato in modo diverso. Purtroppo non abbiamo la licenza in prima istanza».

Siete preoccupati?
«Onestamente no, in settimana ci avevano comunicato in settimana che ci avrebbero chiesto un certo tipo di documento per la cui preparazione occorrevano alcuni giorni, lo presenteremo nei termini consentiti. Si tratta di una garanzia di copertura del budget».


Il Lugano prende la licenza in prima istanza, il Chiasso no

I bianconeri potranno giocare anche in Europa. Concessione straordinaria per Cornaredo ma andranno rispettati i termini per il polo sportivo. Il Chiasso ha cinque giorni per fare ricorso

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LUGANO/CHIASSO – Lugano esulta, per il Chiasso tutto rinviato. Sono le decisioni della Swiss Football League, che oggi ha comunicato ufficialmente le sue decisioni in merito alle licenze per la prossima stagione sportiva.

Tutte le squadre attualmente in Super League hanno avuto il via libera, mentre in Challenge League oltre al Chiasso bocciate anche Bienne (come prevedibile) e Le Mont. Fra chi desidera salire nei professionisti, ricevono l’ok e possono dunque essere promosse il Servette e il Rapperswil, non il Kriens.

Il Lugano in una nota esprime soddisfazione. Oltre che alla prossima stagione nel massimo campionato (se così deciderà il campo), i bianconeri potranno disputare un’eventuale Europa League che derivi dalla finale di Coppa Svizzera.

Per il secondo anno filato la Swiss Football League ha concesso al club di giocare in via eccezionale a Cornaredo. Determinante in tal senso è stata la stretta collaborazione con la Città e il Dicastero Sport nel mostrare che il progetto per il polo sportivo avanza: i termini andranno rispettati. Per il momento, a Cornaredo si dovranno effettuare ancora alcuni lavori di miglioria, ovvero introdurre i girelli nell’accesso alla tribuna principale e due reti di protezione contro il lancio di oggetti davanti agli spalti nord e sud. Il Lugano sui due punti non è entusiasta e ha richiesto un incontro con la federazione per capire la reale necessità, dato anche che non è noto a carico di chi sarebbero i costi.
Per quanto concerne il versante finanziario, nel comunicato si sottolinea ancora una volta la serietà dimostrata da parte del presidente Angelo
Renzetti, che ha potuto dare prova nuovamente di far fronte a tutti gli impegni richiesti.

Il Chiasso, con le altre bocciate, avrà tempo cinque giorni per presentare ricorso, e la decisione definitiva sarà resa nota il 30 maggio.


Un buon punto per il Chiasso, il Locarno esulta e i granata servono il settebello

I rossoblù rimontano lo Sciaffusa in una partita piacevole, importante vittoria casalinga dei bianchi, mentre il Bellinzona travolge il Sarnen

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CHIASSO/LOCARNO/BELLINZONA – Domenica di sorrisi per le tre ticinesi impegnate oggi: il Chiasso ormai salvo per la questione del Bienne pareggia 1-1 con lo Sciaffusa, il Locarno fa un passo verso la salvezza vincendo 2-0 col Gossau, mentre il Bellinzona aumenta ancora il vantaggio sull’Ibach stravincendo col Sarnen per 7-0.

Il Bienne non gioca più, e ormai la salvezza in Challengue League è decisa. In altre circostanze, con lo Sciaffusa per il Chiasso, schierato con un’inedita difesa a 3, poteva essere una sfida decisiva. Al Riva IV si è visto un gioco piacevole, con due squadre che volevano vincere ma coi rossoblù pericolosi due volte, con un salvataggio sulla linea e con un colpo di testa a lato di Stefan Mihajlovic dopo cross di Felitti. Nella ripresa, il copione non è cambiato, e solo all’82’ Gül, che quando vede rossoblù segna sempre, ha sbloccato un risultato che pareva destinato a rimanere quello iniziale. Il Chiasso è apparso più sicuro nei propri mezzi, e lo ha dimostrato non mollando e andandosi a prendere in extremis il pari con Ciarrocchi.

Il Locarno, impegnato col Gossau fra le mura amiche, ha messo la partita sui binari che voleva, andando in vantaggio già dopo 8′ con Marzolf. Nella ripresa ha raddoppiato Perazzo, per una vittoria importante in chiave salvezza.

Il Bellinzona, dopo aver battuto l’Ibach ed essersi assicurato di fatto la promozione, si è divertito contro il malcapitato Sarnen, travolto da una valanga di reti. Il primo gol è arrivato dopo quasi mezz’ora con Milosevic, ed è stato l’unico della prima frazione di gioco, poi dal 66′ via il Bellinzona è stato inarrestabile: dapprima con Magnetti, imbeccato da Ceolin, poi due volte in 4′ con Berera e Maffi. Negli ultimi dieci giri d’orologio ecco altre tre marcature, grazie a Quadri, Sergi e ancora Maffi. Ora la seconda della classe è l’Ascona, a 12 punti: in casa granata è sempre festa!

Nella foto, tratta dal profilo ufficiale Facebook del Chiasso: il gol di Ciarrocchi


La furia greca sul Lugano. Renzetti e Zeman scontenti di Hänni

I bianconeri vanno in vantaggio con Bottani, poi subiscono la tripletta di Gekas, ma qualche episodio non convince. Il Mendrisio sconfitto meritatamente in casa

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SION/MENDRISIO – Sabato sfortunato per Lugano e Mendrisio: i bianconeri si mangiano le mani per un risultato sfuggito nel finale (3-1 col Sion), i momò perdono dal Winterthur U21.

Il Lugano, reduce da una vittoria capace di ridare un po’ di morale, se la sono vista brutta già dopo una decina di secondi, con un tiro di Gekas respinto dal buon Salvi. Poteva bastare a far capire che il greco sarebbe stato il grande protagonista della serata? Non subito, perché prima Bottani ha portato, con freddezza, avanti i suoi, e Donis ha avuto una chance per il 2-0. Dopo aver chiuso dunque il primo tempo in vantaggio, pur soffrendo e ringraziando il proprio estremo difensore, i ragazzi di Zeman hanno incassato il pari di Gekas. Urbano ha salvato un gol fatto, uno invece lo ha realizzato il Lugano ma l’arbitro ha annullato per fuorigioco: pochi secondi più tardi, Gekas ha anticipato Malvino e siglato il 2-1. Una beffa, col terzo gol, sempre a firma del greco, arrivato nel finale.
Sia il presidente Renzetti che Zeman si sono lamentati dell’arbitro Hänni, che a loro dire ha sbagliato a annullare il 2-1 bianconero e a convalidare invece il pari vallesano.

Il Mendrisio invece incappa in una battuta d’arresto meritata. I giovani del Winterthur si sono infatti fatti preferire, dominando il primo tempo e trovando due reti. La ripresa è stata meno vivace, e i momò hanno riaperto la contesa solo nel finale, quando Vinatzer ha trasformato un rigore concesso per atterramento di Kabamba. Ma era già il 90′. Troppo tardi per cercare il pari.

Foto tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano.


Caos a Bienne: «non giochiamo più»

Dopo la rissa di ieri è ammutinamento fra i giocatori. Il Chiasso potrebbe salvarsi “a gratis”

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BIENNE – Il Bienne non scenderà più in campo fino alla fine della stagione. Lo hanno deciso i giocatori della squadra in una riunione interna, decretando di fatto la relegazione della squadra in prima lega.

La stagione per il Bienne era partita bene, ma poi man mano la situazione è andata deteriorandosi, anche a causa dei punti di penalizzazione decretati dalla Commissione disciplinare a causa del mancato versamento degli stipendi. Ieri infine la rissa con l’allenatore Zlatko Petricevic che aveva colpito in faccia il fisioterapista della squadra dopo la sconfitta per 6-1 contro lo Sciaffusa.

Se la decisione dei giocatori fosse confermata, per il Bienne sarebbe certa la relegazione. A questo punto la salvezza per il Chiasso sarebbe assicurata.


La rinascita del Bellinzona. «I tifosi si stanno riavvicinando. Investitori? Nessun Giulini bis…»

Il presidente dei granata Paolo Righetti fa il punto sulla promozione quasi ottenuta. «Vorrei tenere Patelli., la forza è il gruppo. Ogni mese arrivano sponsor nuovi».

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BELLINZONA – Una rinascita: dal fallimento alla (quasi) seconda promozione. Battendo l’Ibach seconda della classe il Bellinzona vola a più 10, può considerarsi promossa? A che cosa punta nel futuro? Lo abbiamo chiesto al presidente Paolo Righetti.

Quanto peserà la vittoria con l’Ibach ai fini del campionato?
«Sicuramente essendo uno scontro diretto è una vittoria che vale doppio, portandoci ad avere un vantaggio considerevole. Non siamo però assolutamente già promossi. Non voglio fare retorica, ma siamo convinti che la promozione va guadagnata e che le prossime partite vanno affrontate con la stessa determinazione, proprio per dare agli altri il messaggio chiaro che vogliamo vincere. Nella storia abbiamo visto recuperi anche di 14 punti. C’è il rischio che la squadra dia il risultato per acquisito e si rilassi, il compito dello staff tecnico è di tenere alta la tensione».

Come società come vivete questo periodo? La seconda promozione era l’obiettivo stagionale?
«Siamo contenti, comincia a funzionare tutto nonostante sia stata dura mettere in modo il meccanismo, ci sono volute ore e ore, giorni e settimane di lavoro e si vedono i frutti di tutto il lavoro. È un momento felice e positivo. Sembra facile, si pensa che il Bellinzona abbia i pozzi di petrolio, ma purtroppo non è così e si fatica a trovare soldi, non era un’impresa semplice come tanti credono. Siamo partiti non conoscendo il campionato, eravamo però consci che con la rosa a disposizione potevamo fare un torneo di vertice. Non si pensava di avere 10 punti di vantaggio a questo punto».

E Bellinzona come vede la vostra rinascita?
«Credo che i tifosi, anche quelli scettici, si stanno riavvicinando. A Ibach si sono viste facce che non notavamo da un po’, appezzano quello che stiamo facendo. Vero è che la batosta del fallimento ha smorzato l’entusiasmo in molte persone, tante sono rimaste attaccate ai colori e ci hanno dato la forza per continuare. Non è facile seguire una nuova società ma i nostri tifosi si sono dimostrati fantastici, seguendoci anche in trasferta.

Le vittorie hanno certamente aiutato in questo…
«Quando siamo partiti abbiamo messo come priorità di fare una o due promozioni, perché eravamo convinti che se fossimo rimasti troppo tempo in categorie come la Seconda Lega Regionale ci sarebbe voluto più tempo a far riavvicinare la gente. Con la promozione immediata e il campionato attuale è stato più semplice».

Non c’è due senza tre, si punterà a una nuova promozione l’anno prossimo?
«Bisogna fare un consuntivo a fine stagione, vorremmo un campionato di vertice pur essendo consci che la Prima Lega Classic non è facile. Saranno fondamentali la campagna abbonamenti e la raccolta degli sponsor, in base a quelle si deciderà dove mettere l’asticella. Tutti gli aiuti sono benvoluti, devo dire che ogni mese c’è qualche sponsor nuovo che arriva, siamo in crescita, e si spera che anche in futuro il sostegno aumenta e continui, è vitale per noi. Non viviamo grazie a un magnate ma a più persone che danno sponsorizzazioni o lavorano gratis, siamo convinti che stiamo costruendo qualcosa di bello e di sano e vogliamo farlo durare il più a lungo possibile. Gruppi interessati a entrare non ce ne sono stati, sappiamo che più saliamo più avremo gli occhi di potenziali investitori addosso, importante scegliere qualcuno di fidato e di locale».

Niente Giulini bis, dunque… . Al nostro portale aveva detto di voler comprare una squadra di calcio minore.
«Finché ci sarò io assolutamente sì. Una squadra per Giulini? Direi un bel no comment».

Passando al lato tecnico, punterete ancora su Magnetti e Patelli?
«Magnetti sta facendo un bel campionato ma senza il lavoro di tutta la squadra non avrebbe potuto fare miracoli, la forza sono il gruppo e il collettivo che fanno rendere tutti al massimo. Si è creato un gruppo che non era facile da immaginare 18 mesi fa, le vittorie certamente aiutano. Non penso si possa mettere in discussione Patelli, è arrivato in un momento difficilissimo, è una persona calma e equilibrata che mi piace molto: l’ho scelto e vorrei andare avanti con lui. Se la promozione dovesse arrivare prima della fine avremo più tempo, e uno degli obiettivi che abbiamo è lavorare dietro le quinte, pensando a un’amministrazione che c’è solo a livello amatoriale. Vogliamo introdurre qualche persona professionale nell’extra calcio, visto il grande seguito ai nostri tifosi un servizio del genere serva».


Il Basilea è troppo forte per il Lugano. Un buon punto per il Chiasso

Prestazione non da buttare per i bianconeri ma i campioni svizzeri hanno la meglio. Per i rossoblù un pareggio di sofferenza a Wil

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BASILEA/WIL – Una decina di giorni dopo l’ultimo incontro, il Lugano perde ancora dal Basilea per 3-0, mentre il Chiasso porta a casa un buon punto da Wil, 1-1.

Si dice che una rondine non fa primavera e dunque i bianconeri erano attesi alla conferma dopo la vittoria di domenica. Contro la capolista, probabilmente destinata a vincere il titolo, non hanno sfoggiato una prestazione da bocciare, in particolare nel primo tempo, ma l’avversario era veramente troppo forte. La prima occasione importante è capitata al Lugano con Alioski, pallone a lato di poco, poi si è fatto avanti il Basilea, che proprio nel momento migliore (o peggiore, visto dalla parte dei ragazzi di Zeman) ha trovato il vantaggio con Embolo. Nella ripresa, la squadra di casa è rientrata gasata, e ha sfiorato il raddoppio, fallito dapprima da Callà e poi da Delgado, con un miracolo del confermato Salvi. Al 57′ Embolo ha siglato la doppietta, e la terza rete è giunta nel finale con Boetius. Ora occhi puntati sul Vaduz che gioca domani.

Sfida difficile anche per il Chiasso, opposto alla seconda della classe, bisognosa di punti, sul suo campo sintetico. Nel primo tempo è stato infatti il Wil a farsi preferire, trovando il vantaggio nel momento in cui i rossoblù stavano prendendo le misure: al 33′ gol di Koller. Brava la squadra di Camolese, con alcuni cambi rispetto alla vittoria di domenica, a reagire e a raggiungere il pari prima della pausa, con Rouiller che ha deviato in porta una punizione di capitan Regazzoni. Il difensore numero 4 aveva anche fatto un’autorete, annullata per fuorigioco. La ripresa è stata più equilibrata, anche se Pelloni si è distinto con almeno un paio di interventi importanti. nel finale c’è stato un po’ di caos, con il Wil che aveva finito i cambi quando si è infortunato Korkmaz. Poi Taipi ha preso per il collo Maccoppi, l’arbitro ha espulso il primo e ammonito il secondo (già ammonito, dunque sotto la doccia pure lui) per una presunta provocazione. Nel finale, occasione per Stefan Mihajlovic.

Foto tratta dal profilo ufficiale del Lugano


Si sblocca Donis, il Lugano allontana i fantasmi

Reduci da tre sconfitte pesantissime, i bianconeri dovevano vincere e lo hanno fatto col Thun: buon primo tempo, sofferenza nella ripresa. Doppietta del greco

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LUGANO – Tirar fuori la grinta e lottare, per risollevarsi dopo un periodo da incubo: lo avevano chiesto i tifosi al Lugano dopo la sconfitta col Basilea, e i bianconeri si erano impegnati a rispettare le promesse. Oggi contro il Thun hanno trovato una vittoria pesante, per 2-1, che grazie alla contemporanea sconfitta del Vaduz permette loro di superarlo in classifica.

Che qualcosa era cambiato nel Lugano lo si è intuito sin da subito. In porta Zeman ha messo Salvi, conscio forse che Valentini, al momento, non dà le garanzie richieste. Fuori anche Malvino, che dal suo ritorno non ha mai veramente convinto. Ottima prestazione di Alioski, forse il migliore fra gli arrivi di gennaio, assieme a Piccinocchi, dimostrazione che la zona nevralgica del campo, quando gira, aiuta.
E si è sbloccato Anastasios Donis, l’eroe della semifinale di Coppa: come allora, doppietta. Il primo gol è arrivato al 22′ su azione di Alioski, raddoppio, ancora imbeccato dal compagno, 11′ più tardi. Doppio vantaggio meritato per una compagine propositiva.
Nella ripresa, poco o nulla è successo sino a quando il Thun, col ticinese Rapp, ha siglato la rete che ha riaperto il confronto. Da lì in poi il Lugano ha sofferto, ed è anche normale che una squadra che arriva da sconfitte tanto pesanti possa avere paura quando vede l’avversario che cerca di rimontare. L’espulsione all’86’ di Bürki ha reso meno complicato il finale di gara.

Sono tre punti pesanti, per il morale e per la classifica. L’errore più grande sarebbe, però, credere di essere fuori dalla crisi e che una nuova stagione possa cominciare, come era successo dopo la vittoria sul Grasshopper. L’intento era, come ribadito nel dopo partita, di mostrare che la squadra è viva: e dovrà esserlo sino alla fine, in quella lotta per la salvezza che pare essersi ormai ridotta a un affare a due col Vaduz (anche se lo Zurigo non sembra pienamente al riparo).

Nella foto, tratta dal profilo Facebook ufficiale del Thun, un momento della partita


Esultano Chiasso, Locarno e Bellinzona: che vittorie!

I rossoblù vincono meritatamente contro il Neuchâtel, i bianchi battono in trasferta la capolista Baden, i granata travolgono l’Ibach e vanno a più 10. Peccato per il Mendrisio

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CHIASSO/WETTSWIL/LOCARNO/IBACH- La zampata del Chiasso, che finalmente ritrova la vittoria (2-1 sul Neuchâtel Xamax), l’impresa del Locarno (2-1 sul campo della capolista Baden), l’allungo del Bellinzona (5-2 sull’Ibach: è stato un buon sabato per il calcio ticinese. Unica nota stonata la sconfitta del Mendrisio (3-2 col Wettswil-Bonstetten).

I rossoblù, reduci dal pari col Losanna, doveva cercare la vittoria, perché pur avendo mostrato spesso buone prestazioni, non riuscivano a trovare i tre punti e si trovano in zona pericolosa. Dopo 1′, ecco la favola del giovane Hanachi, due anni a Chiasso, poche apparizioni e tanto impegno, ora due gare da titolare e una rete, su cross dell’ottimo Regazzoni. Poco più tardi però Doudin ha sfruttato un calcio di rigore per riportare i suoi in parità. Il Chiasso non si è fatto abbattere, continuando a giocare bene, e un altro cross pennellato del capitano ha permesso a Ciarrocchi, con un pallonetto di testa, di siglare il meritato 2-1. Nella ripresa, la squadra di Camolese, dopo 10′ caratterizzati da un po’ di sofferenza, hanno legittimato la vittoria con un’infinità di corner battuti e un gol annullato per fuorigioco a Cortelezzi. Il Neuchâtel ha colpito nel finale il palo con Veloso, in un’azione estemporanea.

Il Mendrisio in campo per inseguire le finali, è andato subito in vantaggio, con una punizione di Italo leggermente deviata da un difensore di casa. Dopo meno di 20′ però una brutta tegola si è abbattuta sui momò, con un infortunio a Cataldo, e al 29°, sfruttando un errore, la compagine avversaria ha pareggiato con Machado. Ma il Mendrisio ha rimesso la testa avanti con un rigore di un ritrovato Vinatzer. Nella ripresa è arrivata la beffa, con due gol ancora di Machado negli ultimi minuti, che hanno regalato la vittoria al Weetswil-Bonstetten.

Il Locarno era chiamato a una gara difficile, contro la capolista Baden in trasferta. Impresa della squadra di Tirapelle che conquista la vittoria per 2-1, segnando con per primo con Manfreda. La prima della classe ha poi trovato il pari al 38′, ma nel finale, al 79′, un rigore di Bilinovac ha deciso la sfida a favore dei bianchi.

Big match di Seconda Lega Interregionale fra Ibach, secondo, e Bellinzona, primo con 7 punti di vantaggio. Desiderosi di avvicinarsi in classifica e riaprire il campionato, i padroni di casa sono passati in vantaggio dopo soli 5′, ma la reazione granata è stata dirompente, con un rigore di Magnetti a pareggiare, una rete di Bankovic per il sorpasso ed una di Elia di testa per il 3-1. L’Ibach non ha mollato e si è rifatto sotto con il 3-2 a inizio ripresa, però questo Bellinzona ha davvero una marcia in più e ha chiuso il match con Bankovic e Milosevic, e probabilmente il campionato, volando a più dieci.

Festeggiano dunque rossoblù, bianchi e granata, per tre vittorie importanti, il Mendrisio recrimina.

Nella foto, tratta dal profilo Facebook ufficiale del Locarno, la gioia della squadra a fine partita


Tra Governo e fans, giornata di festa per Lara Gut

Questa mattina la sciatrice è stata ricevuta a Palazzo delle Orsoline, nel pomeriggio ha partecipato al Lara Gut Day dove ha incontrato i suoi tifosi

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BELLINZONA/LUGANO – Al termine delle fatiche sportive, con un trionfo ancora fresco, e una settimana di ferie per capire quanto fatto, oggi Lara Gut è stata festeggiata prima dalle autorità politiche e poi dai tifosi.

In mattinata infatti la campionessa di sci ticinese è stata ricevuta da una delegazione del Governo composta dal Presidente Paolo Beltraminelli e dai Consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi, oltre che dal Cancelliere Giampiero Gianella, a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona.

I Ministri, prima delle foto di rito, oltre ad un mazzo di fiori, le hanno consegnato tre monete di oro, argento e bronzo coniate per il bicentenario del Ticino.

Poche ore dopo, si è svolto il Lara Gut Day, un evento organizzato al Palazzo dei Congressi. Molti i tifosi che sono voluti venire a vedere e omaggiare la campionessa, che si è intrattenuta per foto e autografi di rito. Uno degli scopi della giornata era sostenere la fondazione Greenhope – Sport Against Cancer.
Fabrizio Casati e il gruppo musicale locale “The Guinnass” hanno animato il pomeriggio, poi c’è stata la cena.

E fra un applauso e un selfie, una stretta di mano coi politici e un abbraccio coi tifosi, anche il momento delle celebrazioni per la Gut è finito. È già ora di pensare alla prossima stagione, perché nello sport ad ogni vittoria ne segue un’altra da conquistare.


Lugano, quo vadis? Incertezze, marketing, tifosi: intrecci e salvezza dalle parti di Cornaredo

Le ultime tre sconfitte sono state pesanti, ma la crisi dura da inizio 2016. In porta Valentini e Salvi non danno sicurezza, la difesa cambia sempre, l’attacco si è un po’ perso. E ora?

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LUGANO – Una pioggia di gol investe il Lugano. Cosa succede ai bianconeri? Nelle ultime tre partite, hanno subito 17 reti, siglandone una sola, rimediando brutte figure e sprofondando in classifica.

La prima a pagar dazio è, ovviamente, la differenza reti: -29, un dato abissale, che collima con la peggior difesa. Il Lugano ha incassato 63 gol, tanto per fare un paragone la seconda peggior difesa, quella dello Zurigo, è a 49. La media parla di quasi due gol e mezzo a partita.

Chi conosce il calcio di Zeman, non si dovrebbe stupire. O meglio, dovrebbe sapere che gli 0-0 sono pochi, che si gioca sempre per attaccare, a rischio di lasciare qualche spazio. E funziona, certo, anche se è una tipologia di gioco che non tutti gli appassionati amano (come sempre, de gustibus), se anche l’attacco segna. Basti pensare al suo Foggia, o, in tempi più recenti, al Pescara, promosso con Insigne, Verratti e Immobile, tre che la porta la vedevano. Invece, il Lugano segna poco. Nelle ultime tre partite, una rete. La crisi, a dire il vero, era iniziata con il 2016, dove erano arrivati, prima della vittoria col Grasshopper, solo due punti. L’errore è stato, probabilmente, crede che vincere con le cavallette voleva dire essere fuori dal periodo buio.

Eppure, dopo mesi la filosofia zemaniana doveva essere meglio assorbita dai giocatori, soprattutto dopo il mese di lavoro invernale. Invece, il contrario. Anziché una compagine garibaldina, se ne vede una timorosa, che nei primi minuti regolarmente incassa gol: un problema di testa? Probabilmente sì, di concentrazione in avvio, che determina poi l’andamento generale.

Una crisi di uomini. In porta, aveva cominciato Russo, e di Valentini Zeman disse di non conoscerlo. Poi la sua promozione e l’addio di Russo, che non accettava la panchina: al suo posto, Salvi. Il titolare, in teoria, è Valentini, ma in un paio di circostanze è toccato a Salvi. Nessuno dei due ha dato sicurezza: non si rimpiange magari Russo? E negli altri ruoli? Zeman continua a cambiare la difesa, col solo Urbano che pare tenere in piedi il fortino. Malvino, idolo della scorsa stagione, non ha dato l’apporto sperato. Djuric sembra sparito, mandato spesso e volentieri in tribuna. La miscela giusta il boemo non l’ha ancora trovata, si è ben lontani dall’avere una formazione interscambiabile. E l’attacco non è messo meglio, con Donis che non è esploso, Bottani forse schiacciato dal peso del suo ruolo, Culina tornato al gol solamente nell’ultima sfida. E Tosetti vittima di qualche diverbio con Renzetti.

Soprattutto, vien da chiedersi se Zeman sia il tecnico giusto per il Lugano. La carriera, con qualche acuto, parla anche di svariati fallimenti. Il suo calcio è talmente particolare da funzionare se il boemo ha la squadra giusta. Una neopromossa, col salto di categoria da assorbire, non è detto che lo sia. In Svizzera, forse, il suo calcio è meno conosciuto che in Italia, e la sorpresa può essere stata un’arma. Ora tutti conoscono i movimenti, difficili da applicare e meno da fermare.

Nessuno parla mai di cambiare il tecnico: Renzetti su di lui ha investito, non solo economicamente ma anche a livello di immagine. Legare il ritorno del Lugano in Super League a Zdenek Zeman non è stata una manovra che non ha fatto rumore. È servita a accendere i fari su Cornaredo. È possibile tornare indietro? Che ripercussioni vi sarebbero? La squadra, oltretutto, ha nella testa e nelle gambe il credo zemaniano, complicato da modificare, impossibile da applicare per un altro tecnico.

E allora? I tifosi sostengono i giocatori, che a loro volta hanno garantito di essere con Zeman. L’incontro con gli ultrà si è chiuso con cori e sostegno, quello che forse serviva. Il Lugano deve ripartire da qui, e da Culina, sorpresa dell’andata, finalmente in gol. La lotta per la salvezza è ancora lunga. E c’è anche la finale di Coppa Svizzera da non dimenticare: vincerla e retrocedere, a che conseguenze potrebbe portare? Tante domande, senza risposta. Il Thun, incombe.


#ThankYouKobe, un hashtag e 60 punti per l’addio del Black Mamba

«Sono sempre stato un tifoso Lakers. Vi amo tutti dal profondo del mio cuore», è il saluto di Kobe Bryant ai suoi tifosi. Lo sport ha ancora bisogno di bandiere

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LOS ANGELES – Quante volte si è detto che nello sport, ormai, comanda lo show businnes? Che le bandiere sono ormai sorpassate, che tutto va veloce e conta solo vincere e preferibilmente fare soldi, calpestando gli uomini?

Un discorso apertissimo in Italia, dove Francesco Totti, pare incredibile, sta lottando per avere il rinnovo del contratto nella sua Roma. Forse il Capitano non accetta il declino, forse davvero una bandiera non serve. Fermarsi quando si è ancora sulla cresta dell’onda è un buon viatico per farsi ricordare nel migliore dei modi, ed è quello che ha scelto Kobe Bryant. Da ieri, è un ex giocatore dei Lakers.

Sentendo la sua storia, si pensa che forse le bandiere hanno ancora un senso, soprattutto quando una squadra blasonata sacrifica di fatto una stagione, facendola diventare prima di tutto la stagione dei saluti. Figlio id un cestista, Kobe comincia a respirare basket da piccolissimo in Italia, poi l’inevitabile salto negli USA ed una carriera, tutta intera, con la stessa maglia, dal 1996 a ieri sera. Il primo anno è acerbo, il secondo raddoppia la sua media punti, il terzo diventa guardia titolare: da qui al cuore dei tifosi, il passo è breve. Nel 2000, 2001 e 2002 arrivano tre titoli NBA.

Nel 2003 un’accusa infamante come quella di stupro rischia di distruggere il mito, anche se poi fu ritirata. Bryant perse alcuni contratti, e il rapporto con una leggenda del basket come Shaquille O’Neal, che in realtà temeva la perdita del suo ruolo di leader per la crescita del giovane talento. Nel 2004 Bryant, deluso dalle stagioni dei Lakers, pensa di andar via, ma poi sceglie di restare e rinnova per sette anni: tocca a O’Neal andarsene. I Lakers non si priveranno mai del loro astro nascente, divenuto idolo, anzi per convincerlo a restare qualche anno dopo ingaggeranno anche un colosso come Paul Gasol.

Bryant con i Lakers ha siglato il secondo miglior punteggio di sempre in una partita, 81 punti, nel 2007-08 è il miglior giocatore di NBA, e vince altri due titoli. una leggenda.

Ad annunciare l’addio al basket è lui, con una lettera che ha fatto il giro del mondo. È il 29 novembre 2015, e il mondo della palacanestro non sarà più lo stesso. «Caro basket, dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum ho saputo che una cosa era reale: mi ero innamorato di te», scrive, come nelle migliori lettere d’amore. «Ho corso su e giù per ogni parquet dietro ad ogni palla persa per te. Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore perché c’era tanto altro dietro. Ho giocato nonostante il sudore e il dolore non per vincere una sfida ma perché TU mi avevi chiamato. Ho fatto tutto per TE perché è quello che fai quando qualcuno ti fa sentire vivo come tu mi hai fatto sentire». Ma anche le belle favole hanno un finale, e dunque «questa stagione è tutto quello che mi resta. Il mio cuore può sopportare la battaglia la mia mente può gestire la fatica ma il mio corpo sa che è ora di dire addio».

Un addio prima del declino, insomma. Un addio che è durato un’intera stagione, perché tutta l’America ha voluto salutarlo. la differenza fra un idolo e un semplice campione è che la leggenda viene applaudita ovunque, anche se gioca per gli avversari. Il basket americano ha vissuto un’annata tutta per Kobe, e poco importa se per i Lakers è stata una delle peggiori di sempre. Cambiare roster e introdurre nuovi giovani avrebbe voluto dire oscurare Bryant: un anno sacrificato sull’altare del proprio idolo, hanno deciso i dirigenti. E così è stato, col tempo che si assottigliava, fino a ieri.

L’ultima partita, l’ultimo canestro. 60 punti, la prova che Bryant lascia da grande giocatore, non da stella cadente. Ieri sera allo Staples Center c’erano tutti per lui, David Beckham, Ale Del Piero, Jack Nicholson, Jay Z e una serie infinita di grandi medie e piccole star di ogni mondo e di ogni latitudine. Los Angeles ti ama, gli hanno detto. Hanno infarcito uno show in perfetto stile cinematografico, ma d’altronde da queste parti che cosa ci si potrebbe attendere di diverso?

«Sono sempre stato un tifoso Lakers. Vi amo tutti dal profondo del mio cuore», saluta alla fine di una carriera Black Mamba, come è soprannominato. Termina l’attività, ma non la sua leggenda. Qualcuno dice che gli eroi vanno e vengono, le leggende restano.

E lo sport, forse, ne ha bisogno. Che Kobe Bryant sia stato un esempio più unico che raro è sicuro, però è anche la prova che il grande cuore dello sport sono i tifosi e i loro idoli. Che, se sanno fermarsi al momento giusto, lasceranno da grandi.


Il Lugano ne prende quattro dal Basilea e si confronta con gli ultrà

Terza sconfitta di fila per i bianconeri, in svantaggio dopo 10′ e sotto di quattro reti nella pausa. Incontro pacifico con la curva, Urbano ha assicurato che la squadra è con Zeman

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LUGANO – Quattro reti anziché sei o sette, e almeno una segnata. Un secondo tempo un po’ più determinato rispetto alle ultime uscite. Sono le impressioni che si possono trarre dalla terza sconfitta consecutiva del Lugano, 4-1 contro il Basilea, nel recupero.

L’avversario era il peggiore per riscattarsi, seppur con diverse assenze. Il Basilea, infatti, ci ha messo 10′ a indirizzare la sfida come desiderava, e questo è un cliché ormai per la squadra di Zeman, che regolarmente dopo pochi minuti passa in svantaggio, rendendo in salita la partita. Stavolta ci ha pensato Bjarnason, con un potente tiro all’incrocio. Centottanta secondi dopo l’ex Inter Walter Samuel di testa ha trovato il raddoppio. Il Lugano ha avuto un’occasione con Bottani, che ha calciato addosso al portiere, poi si è visto assegnare contro un rigore (fallo di mano di Veseli, realizzato da Delgado), e si è ritrovato sotto di tre reti. Anzi, tempo di arrivare alla pausa e i gol di scarto erano quattro, Itten.
Zeman, che aveva già apportato qualche cambio nella formazione iniziale (mandando in porta Salvi), ha inserito Alioski e Sabbatini. Il Basilea, ormai appagato, non è più stato quello del primo tempo, e Culina ne ha approfittato per tornare a bucare la rete, emozione che gli mancava da un po’. La sfida, già ampiamente segnata, si è trascinata con qualche occasione bianconera e anche alcuni spunti renani.

Terza goleada, terza sconfitta, e una situazione sempre più difficile: non basta un buon secondo tempo per cancellare la realtà. Al termine della sfida, gli ultras bianconeri hanno voluto un confronto coi giocatori, svoltosi comunque in modo civile. I calciatori sono stati invitati a “tirar fuori le p—e” e a sputar sangue. A nome della squadra ha parlato Orlando Urbano, garantendo che lo spogliatoio è con Zeman. L’incontro è terminato con un applauso: l’auspicio per i bianconeri è che si possa ripartire da qui, perché la prossima sfida col Thun sarà di importanza capitale.


«Una stagione da 7, per la prossima puntiamo al titolo»

Roland Habisreutinger e il giorno dopo la sconfitta. «Siamo delusi ma meno di ieri. Dare la colpa agli arbitri è troppo facile. Merzlikins ha giocato una finale incredibile»

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LUGANO – Si è chiusa con le lacrime di molti, sul ghiaccio e sugli spalti, la Coppa in mano al Berna e il pubblico che, nonostante tutto, non smetteva di applaudire. Il Lugano non è riuscito a vincere il titolo, perdendo anche gara 5, a qualche ora di distanza abbiamo tracciato un primo bilancio col direttore sportivo Roland Habisreutinger.

Quali sono le vostre sensazioni del giorno dopo?
«Non siamo delusi come eravamo ieri subito dopo la partita. C’è ancora delusione ma è normale per 2-3 giorni, possiamo però essere orgogliosi di molte cose che abbiamo creato durante una stagione di successo, a partire dal primo novembre. Penso che non si deve pensare solo alla finale contro il Berna, che è stata molto intensa e ha permesso alle due squadre di fare una buona pubblicità dell’hockey svizzero. Anche in Coppa Spengler abbiamo mostrato un hockey straordinario, con un altro gioco, e sono felice di aver avuto un grande pubblico, che è rimasto composto e disciplinato di fronte alla delusione».

Un voto alla stagione, da 1 a 10?
«Non possiamo neppure esagerare, la prima parte del campionato fino alla fine di ottobre non è andata molto bene, quindi dico un 7. Se avessimo vinto sarebbe un 9, non va comunque dimenticato il periodo dove abbiamo faticato».

Cosa vi è mancato in finale?
«Un gol in quattro partite (ride, ndr)! Decisiva gara 2? Non sono d’accordo, penso che anche in gara 3 abbiamo avuto le nostre occasioni, come in gara 4 o 5: non dipende però dalle chance create bensì da quelle realizzate».

Quanto hanno pesato gli errori arbitrali?
«Non voglio prendere questa scusa. Certi errori non possono accadere, sono inammissibili, ma non dobbiamo scordare che in ogni partita avevamo altri 55′ per decidere le sfide. La cosa più facile è arrabbiarsi con l’arbitro, dobbiamo cercare le colpe in casa nostra, se avessimo fatto dei gol prima degli episodi, gli errori ci sarebbero stati lo stesso, sarebbero stati inammissibili ma non decisivi. È troppo facile dire che è stata l’unica cosa che ha determinato la finale».

Come ha detto Vicky Mantegazza, vi farete sentire in merito ai torti subiti?
«Non c’entra solo l’arbitraggio, si dovrà fare un grande passo avanti in tutta l’amministrazione dell’hockey svizzero. In questa stagione c’è stata troppa pubblicità brutta, e uno sport che vuole essere il più bello in Svizzera non può permetterselo. Non voglio fare altri esempi, però, non è il mio stile, li diremo nelle sedi opportune».

L’immagine che ha colpito sono state la lacrime di molti giocatori, in particolare giovani, un segno di attaccamento alla maglia e che ci credevano, concorda?
«Bisogna capire la tensione vissuta durante tutti i play off. Era relativamente facile nei quarti, poi ogni giorno è diventato più difficile, con tante trasferte, tanti giorni via da casa e molti allenamenti. Arriva il momento in cui sei realmente deluso e triste, è bello vedere che tutta la squadra credeva nel titolo».

L’obiettivo per la prossima stagione sarà il titolo?
«Ciascuno nel proprio lavoro con i suoi obiettivi e i suoi sogni vuole fare un passo avanti. Ci sono 11 squadre che vogliono fare la stessa cosa, ovviamente non basta volerlo, servono grinta, disciplina, emozioni e lavoro. Sarà facile motivare la squadra arrivata seconda, avrà ancora fame. Quando si vince è più complicato motivare per ripetersi l’anno dopo».

A voi dirigenti non piace parlare dei singoli, ma c’è qualcuno a cui va una nota di plauso? Magari Merzlikins?
«In effetti lui ha giocato una serie di finale su un livello incredibile, non vogliamo nasconderlo. Ha fatto tutto bene, ha tenuto la squadra in gioco ogni partita, è indicativo il fatto che la partita in cui ha giocato meno bene è quella che abbiamo vinto. Lui, come altri, ha fatto un ottimo lavoro, lui ha portato qualcosa di più in finale, altri hanno fatto la differenza nei quarti e nelle semifinali. Altri nomi non ne faccio, non è giusto verso gli altri».

Shedden avrà la squadra dall’inizio, cosa potrà dare ancora in più?
«Ha preso subito la squadra in mano, assieme ai suoi assistenti, l’allenatore dei portieri, il preparatore, il massaggiatore, il responsabile del materiale, tutti. Dalla prima volta in cui è arrivato in spogliatoio ha trovato i tasti giusti, i ragazzi hanno ricominciato a credere nel loro modo di giocare e hanno capito che cosa voleva. Ora comincerà lui da agosto, ci vuole questa pausa sia per lui che per la squadra. Serve un po’ di distacco per riflettere e analizzare che cosa si potrà fare meglio a partire dal prossimo primo luglio».


Il sogno è finito. Il titolo va nella capitale

Il Berna espugna la Resega sfruttando un disco perso da Ulmer. Grande delusione fra i bianconeri, autori comunque di una stagione incredibile, da ultimi a finalisti

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LUGANO – La bella favola del Lugano si ferma qui, anche se a mente fredda tutti capiranno, nonostante la delusione, di aver fatto davvero qualcosa di grande. Il Berna vince anche gara 5 per 3-2 e si porta a casa il titolo.

I bianconeri dovevano vincere per riaprire la serie, e dopo 6′ sono passati n vantaggio con Vauclair, bravo a sfruttare una buona azione con la collaborazione di Hofman. La prima frazione di gioco è stata favorevole ai padroni di casa, spinti anche dal proprio pubblico, che si sono fatti preferire senza però trovare il raddoppio.
Il Berna, si sa, quando alza il ritmo può essere letale, e in entrata di secondo tempo ha colpito con Ebbett concretizzando una ripartenza. Stesso copione per il gol del 2-1, giunto 4′ più tardi con Conacher. Il Lugano poteva crollare invece è stato bravo a reagire e sfortunato ad essere fermato dai pali, colpiti da Chiesa prima e da Martensson poi, con Fazzini a un soffio dal pari.
Rete che si è concretizzata, dal bastone del giovane giocatore, al 45′, quando ormai i bianconeri stavano gettando sul ghiaccio tutto quanto rimaneva loro dopo una serie play off comunque entusiasmante. Come nel primo tempo, hanno tenuto il pallino del gioco, colpendo un altro palo con Pettersson, e non riuscendo a sfruttare ben 50” in doppia superiorità numerica. È però bastato un solo errore a condannarli, quando Ulmer ha perso il disco in situazione di power play, permettendo a Roy di involarsi da solo verso la porta e battere Merzlinkins.

Il Berna è dunque campione svizzero per la 14esima volta, tra le lacrime di molti giocatori luganesi, su tutti Bertaggia e l’inconsolabile Merzlinkins (nella foto). Il pubblico ha a lungo applaudito e acclamato i suoi beniamini, conscio del percorso importante dei ragazzi di Shedden, da ultimi a finalisti. Gli orsi, dal canto loro, sono la prima compagine a laurearsi campione essendo entrata nei play off da ottava, ma il valore è indiscutibile. Vicky Mantegazza si è detta orgogliosa della sua squadra ed ha consolato i suoi uomini: è stata una grande stagione, nonostante tutto.