Categoria: Sport

Locarno, dopo le voci, il campo. «Non ci disturbano. Partiamo da una salvezza tranquilla poi si vedrà…»

Mate Bilinovac parla della formazione verbanese. «Siamo fiduciosi ma non sappiamo bene a che cosa possiamo ambire. Locarno è sempre una piazza dove mettersi in gioco. Mendrisio e Bellinzona sono uno stimolo»

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LOCARNO – Il campo, finalmente, per dimenticare le difficoltà societarie e le mille voci che si rincorrono. Il Locarno è pronto a ricominciare il campionato, con una squadra giovane e rinnovata. Ce la presenta Mate Bilinovac, ormai un veterano nonostante i suoi 24 anni.

Con che stato d’animo cominciate?
«La squadra è cambiata molto: abbiamo preso diversi giovani ma sono anche rimasti parecchi elementi dello scorso anno. Avremo subito un buon test per capire a che cosa potremo ambire. Siamo dubbiosi però fiduciosi».

Dubbiosi perché? Non sapete a che cosa potete ambire?
«Non ci siamo prefissati obiettivi. Siamo una compagine piuttosto nuova con innesti giovani, solo le partite e il campo ci daranno risposte. Le amichevoli non sono state dei grandissimi test e non è facile dire».

Si può partire da una salvezza tranquilla, non trovi?
«Sicuramente si inizierà da quello, come hanno detto anche il mister e il presidente. Vogliamo fare più punti possibile e giocarcela con tutti, al limite più in là si potrà parlare di qualcosa in più. Ora è troppo presto».

La situazione finanziaria, non è un segreto, non è delle più tranquille, vero?
«Ormai ne sentiamo di tutti i colori. La società ci tranquillizza e ci auguriamo si sistemi tutti nel minor tempo possibile».

Come vive un calciatore in momenti come questi? Le voci vi disturbano?

«Io ci sono abituato, sono qui da quattro anni e in due stagioni coi Gilardi e con Nicora ho sentito di tutto. Finché non accade veramente qualcosa rimangono solo parole. Noi siamo tranquilli, non è un peso cos`grande e non lo sentiamo così tanto come se ne parla sui giornali. Qualcuno non è venuto a giocare a Locarno per la situazione finanziaria? Onestamente non lo so, può essere che abbia influito, quando non c’è stabilità è normale che si pensi due volte pria di andare in una squadra. Ma rimane una piazza in cui ci si può mettere in gioco».

La squadra si è rinnovata. Come la giudichi?
«Abbiamo la solita base con Zubcic e Manfreda che a metà campo hanno disputato un’ottima stagione. Purtroppo abbiamo perso Stojanov, andato a Bellinzona, ma c’è Pergl, molto importante per noi. Poi abbiamo altri giovani. Spero bene, davvero. A questo punto è vero, sono un veterano… (ride, ndr)».

Come allenatore è rimasto Tirapelle, abile coi giovani. È importante continuare a lavorare con lui?
«Il mister ha grande fiducia in questo gruppo e mette il massimo impegno, non possiamo assolutamente lamentarci. Avere a che fare con una persona così è una fortuna, abbiamo fatto molto bene da quando è arrivato e non è un caso. Siamo molto contenti».

Un calciatore della vostra rosa su cui punti?
«Domanda difficile… Dico Manfreda, un giocatore che può crescere ancora. È un giovane che può dare qualcosa in più».

Avere nello stesso girone Mendrisio e Bellinzona che puntano chiaramente in alto è un disturbo per il Locarno?

«Per me personalmente è uno stimolo avere le altre ticinesi, avremo delle belle partite, mi auguro, e sarà stimolante. Non la viviamo come una pressione ma come una spinta».


Magnetti, «ripartiamo dal gruppo. Tifosi, stateci vicini!»

Il Bellinzona neopromosso punta alle finali. «La prima partita potrà già dirci a che punto siamo. Quanti gol voglio fare? Non lo dico perché porta sfortuna e punto su Gennari»

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BELLINZONA – Questo week end prende il via anche il campionato di Prima Lega Classic, che si preannuncia interessante per il Ticino, che cala il tris. Il Bellinzona ha infatti raggiunto Mendrisio e Locarno (oltre al Lugano U21), e non di certo per fare la comparsa, anche se l’ambiente vuole evitare di puntare, subito, troppo in alto. Raggiungiamo telefonicamente Gaston Magnetti mentre sta andando ad allenarsi, con lui in auto ci sono altre due colonne dei granata, il portiere Capelletti e il centrocampista Tarchini, già insieme ai tempi del Chiasso.

Gaston, quali sono i vostri obiettivi: promozione subito?

«Secondo me è un po’ troppo ambizioso. Vogliamo far bene, la piazza vuole salire immediatamente di nuovo ma non sarà facile. Dopo la prima sfida col Grasshopper U21 potremo cominciare a capire dove possiamo arrivare».

Avete cambiato poco rispetto allo scorso anno, vero?
«Sì. È arrivato un portiere (ma il titolare sarà Capelletti, ndr), poi abbiamo preso un attaccante dal Locarno, Stojanov (il colpo estivo granata, ndr) oltre a qualche giovane. Però siamo rimasti più o meno tutti, ed è senz’altro positivo, ci conosciamo ed abbiamo già ottenuto una promozione. Abbiamo giocato insieme un anno ed è qualcosa in più. Confermare un gruppo è sempre positivo, non so se ci fa partire avvantaggiati rispetto ad altri. Pensiamo a noi, e a cominciare con una vittoria».

Confermato anche il tecnico Patelli, quanto è importante per voi?
«Lui è molto bravo, ha ottenuto due promozioni dunque non sta a me parlare di lui. Sa come arrivare a noi giocatori, la sua forza è quella. Anche la sua riconferma è un segnale importante che dimostra come la società voglia dare continuità a questo progetto iniziato due anni fa, è stato un gesto importante da parte dei dirigenti».

C’è grande entusiasmo, d’altro canto se non dovesse andar bene la stagione esso rischierebbe di crollare. Sentite questa responsabilità?
«Anche l’anno scorso all’inizio ce n’era molto, poi alla fine quando avevamo 15 punti di vantaggio sulla seconda la gente ha dato per scontato che saremmo saliti ed è mancato un po’ il sostegno alla fine, al contrario dell’anno prima, in cui ce l’eravamo giocata sino alla fine. Questa volta mi auguro che, a prescindere da quelli che saranno i risultati, la gente ci sia, come è sempre accaduto a Bellinzona. Vogliamo riuscire ad arrivare a fare le finali, anche se sappiamo che non sono facili, penso a quando le ho disputate a Chiasso, però una volta lì te la giochi».

Hai disputato un grande campionato lo scorso anno, quali i tuoi obiettivi personali?
«Segnare! Quanti gol non lo dico, non do più numeri perché porta sfortuna! L’obiettivo principale è far vincere la squadra, poi andare in rete».

C’è un calciatore della vostra rosa su cui scommetteresti?
«Bruno Gennari, un ragazzo che gioca terzino destro. L’anno scorso ha cominciato bene e poi è calato, ora lo vedo in forma e penso potrà essere la sorpresa del nostro campionato».


«Renzetti ha dovuto mettere da parte il cuore. La cessione di Bottani non è un fulmine a ciel sereno»

Con Alessandro Mangiarratti abbiamo provato a capire se sarà sempre più difficile per le ticinesi trattenere i ragazzi usciti dal vivaio. «A Chiasso una grande opportunità, ma serve un’impalcatura con esperienza»

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TENERO – La partenza di Mattia Bottani a Lugano pone diversi interrogativi. Tecnici, per il valore del giocatore, ma soprattutto affettivi e economici. Di fronte a un contratto come quello offerto dal Wil, le società ticinesi non hanno la possibilità di tenersi i propri talenti? Essi andranno sempre più verso altri lidi? Ne abbiamo parlato con uno che di ragazzi se ne intende, lavorando nel Team Ticino: Alessandro Mangiarratti.

Cosa pensa della partenza di Bottani verso Wil?
«Quando il Lugano ha prolungato il suo contratto lo ha fatto pensando di poter ricavare un utile rivendendolo, per cui la sua cessione non è un fulmine a ciel sereno. Peccato, come ha detto qualcuno, che sia andato in una squadra di Challenge League, quella comunque che ha i mezzi economici più importanti dalla categoria. Ci può stare, direi».

Lo stipendio che andrà a prendere è un sogno per molti giovani, concorda?
«Non commento queste cose. Il Wil ha certamente mezzi finanziari superiori al Lugano in questo momento, oltre a un progetto interessante e ambizioso, anche se il risultato sportivo sul campo non è, fortunatamente, solo dovuto alla disponibilità economica. Con la Challenge di quest’anno sarà difficile per il Wil essere subito promosso, nonostante le ambizioni. Ci sono Zurigo e Aarau molto ben attrezzati, e i sangallesi sono partiti maluccio, con un punto in due partite, probabilmente con Bottani stanno cercando di correggere il trend».

I club ticinesi faticheranno sempre più a tenere qui i ragazzi usciti dai loro vivai, di fronte a certe offerte?
«Oggi un ticinese in Super League gioca nel Lugano, poi dovrebbe partire verso una formazione più ambiziosa. Certo che Bottani che sceglie la Challenge League è sorprendente, per la sua carriera sarebbe stato più utile giocare un’altra stagione nella massima categoria, ma spesso si dice che si fa un passo indietro per farne due avanti. Mattia era un titolare inamovibile del Lugano, è un peccato. Il piano di carriera per un giovane dovrebbe far sì che uscito dalla giovanili vada prima in Challenge League poi in Super, e stabilirsi lì. Ma non è sempre lineare, ci sono molte variabili. Bottani ha fatto il suo percorso a Lugano e probabilmente doveva cambiare aria, però ognuno sceglie per sé».

Un trend, dunque, che non la preoccupa?
«Non mi preoccupa. Guardiamo Mihajlovic, è un giovane uscito dal nostro vivaio, passato da Bellinzona e Chiasso ed ora al Lugano. Il mercato è particolare, fatto da molti fattori. A Chiasso hanno giocato molti giovani cresciuti da noi, la situazione ideale è cominciare lì, il Lugano pesca dai rossoblù e infine un ragazzo fa il salto in un’altra squadra più ambiziosa o all’estero oppure scende di categoria, a seconda delle sue esigenze e scelte di vita».

Se avesse potuto mandare un messaggio a Renzetti, lo avrebbe esortato a fare uno sforzo per tenere Bottani?
«È molto in gamba nel fare il suo lavoro. Non è facile far quadrare cuore e portamonete, e ha dovuto cedere un pochino sul lato cuore, guardando gli interessi del club».

Per voi formatori, dunque, non importa se i giovani emergeranno in Ticino o altrove, basta che lo facciano?
«Il nostro obiettivo è dar loro la formazione migliore possibile, sia dal punto di vista sportivo sia facendo conciliare loro una formazione scolastica. Poi sono in mano ai loro club, non a noi. Andrebbero collocati in base alla bravura, però il tutto è gestito dai club, e la progressione del giovane. Spesso, quando si hanno molti soldi un ragazzo gioca solo se è un fenomeno, se invece le risorse scarseggiano il giovane viene lanciato».

Citava il Chiasso, in rossoblù si trovano a dover puntare su molti giovanissimi forse più per necessità che per scelta…
«Non devo dirlo io, la loro programmazione non la faccio io. Sappiamo che hanno avuto un ribaltone a pochi giorni dall’inizio. Il giovane deve dimostrare di poter giocare, meritano un’opportunità e vanno trattati bene però anche loro devono saperla sfruttare. Ora a Chiasso ce n’è una enorme, devono farsi trovare pronti e mantenere il posto quando arriverà gente più esperta che vorrà portarglielo via».

Il Chiasso con questi ragazzi potrà giocarsela con tutti in Challenge League?
«In questo momento giocano ragazzi con esperienze diverse. Importante è che a fare da impalcatura ci siano calciatori già affermati che li guidino, non bisogna gettare tutta la responsabilità addosso ai giovani. Fatto questo, non dovrebbero esserci problemi per loro. Su chi punterei? Sicuramente Milosavljevic, un giovane con un certo background».

Altri giovani su cui puntare?
«A Chiasso ci sono Lurati, Padula, Lagrotteria. Esulando dai ticinesi, Custodio del Losanna, qui da noi ritorno a fare il nome di Milosavljevic».


Bottani saluta, «arrivederci Lugano, il mio cuore sarà sempre qui»

Il ticinese lascia i bianconeri: a Wil scenderà di categoria ma guadagnerà il doppio. Su Facebook il suo commosso saluto al Lugano, «a chi mi ha voluto bene nonostante i difetti e alcuni errori»

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LUGANO – Il tira e molla dell’estate luganese ha avuto oggi la sua conclusione. I tifosi attendevano di sapere che cosa ne sarebbe stato di, Mattia Bottani. Ebbene, come si vociferava, ha firmato per il Wil, scendendo nella serie cadetta. Un passo indietro? Tecnicamente e a livello di importanza forse sì, perché a Lugano Bottani era Bottani, un leader e un figlio della città come non sarà a Wil, ma economicamente, pare, va a guadagnare quasi il doppio di quanto percepiva in bianconero (si parla di 30 mila franchi, 700 mila andranno al Lugano). I dissidi col presidente Renzetti hanno probabilmente inciso.
Bottani, ora, ha voluto esprimere soprattutto un ringraziamento al “suo” Lugano, tramite la sua pagina Facebook. «È vero…imboccherò un’altra strada, lontano da Lugano ma non troppo… perché il mio cuore sarà sempre qui», comincia il suo post.

«Certe volte però è necessario prendere delle decisioni con la testa e non solo con il cuore e questa è una di quelle. Dopo praticamente una vita vissuta in bianconero ho ritenuto che questo fosse il momento giusto di fare la scelta di abbracciare una nuova sfida ed un nuovo progetto, scelta che credo possa essere la migliore per tutti».

Ha poi ringraziato compagni e tifosi, grandi e piccoli, capaci di sostenerlo sempre e «che nonostante i miei difetti e alcuni errori hanno dimostrato anche oggi di volermi bene», dedicando loro una citazione dell’aviatore e scrittore statunitense Richard Bach: «non lasciarti sgomentare dagli addii. Un addio è necessario prima che ci si possa ritrovare. E il ritrovarsi dopo momenti o esistenze, è certo per coloro che sono amici».

E nel salutare, non riesce a dire addio. Si limita a un arrivederci e a un in bocca al lupo al Lugano, «con immenso affetto».

Immagine tratta dalla pagina Facebook di Mattia Bottani, a corredo del post di saluto


Chiasso, hai fatto il massimo. Sconfitta con onore

I rossoblù passano in vantaggio sullo Sciaffusa ma poi si fanno rimontare e con tanti giovani resistono sino a un quarto d’ora dal termine. Nel finale non mollano e accorciano

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CHIASSO – Il Chiasso non era una squadra di fenomeni dopo Aarau, non si deve abbattere oggi dopo la sconfitta con lo Sciaffusa. È il mantra che ripetono in molti dopo il 3-2 casalingo, eppure un po’ di tristezza si avverte al Riva IV, dove il pubblico ha riconosciuto ai suoi di aver dato tutto.

Scienza ancora una volta ha schierato una squadra molto giovane, con in difesa al posto di Rouiller, che domani firmerà per il Lugano, il 19enne Lurati, a metà campo Hanachi al posto dello squalificato Rauti, il classe 1996 Padula davanti. Di fronte a uno Sciaffusa con poche novità rispetto alla scorsa stagione e dunque più squadra, i rossoblù hanno sbloccato subito il risultato, con Regazzoni che ha inventato per Felitti, improvvisatosi centravanti in un ottimo inserimento, per poi però incassare il pari poco dopo con Demhasaj, con un tiro su cui forse Guatelli poteva fare di più.
Nel primo tempo non vi sono state molte emozioni, nella ripresa gli ospiti hanno continuato a controllare, con un Chiasso che non ha disdegnato di provare a pungere, con Kaufmann e Regazzoni, rischiando anche di incassare (salvataggio di Ivic sulla linea). E cinicamente a un quarto d’ora dalla fine lo Sciaffusa ha trovato il vantaggio con un bel passaggio di Demhasaj per Gautreaux, con la difesa non impeccabile. E poco dopo è arrivato, con il protagonista della giornata (Demhasaj) il 3-1. Finita? No, perché i rossoblù hanno accorciato con il giovanissimo Lagrotteria, al suo primo gol, imbeccato da Regazzoni.

Finisce 3-2, con Scienza che ripete che di più, al momento, il Chiasso non può dare. È una squadra giovane, inesperta ed anche indietro di condizione, i nuovi arrivati Mujic, Simic (oggi non qualificati) e Hiwat (entrato nel finale) potranno dare certamente una mano (e arriveranno, probabilmente, altri giocatori).

Foto tratta dal profilo ufficiale Facebook del club


Sofferenza, Alioski e… Von Bergen: Lugano, Berna è tua

I bianconeri espugnano il difficile campo dello Young Boys. Nel primo tempo subiscono l’avversario e vanno subito sotto, nella ripresa lo colpiscono nel suo momento migliore e portano a casa la vittoria

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BERNA – Lugano, buona la seconda. La truppa di Manzo si impone per 2-1 contro lo Young Boys in trasferta, cogliendo la prima vittoria in campionato.

Scesi in campo un po’ impacciati, i bianconeri hanno subito la verve dei bernesi nel primo tempo, andando sotto dopo nemmeno 10′. Golemic ha trattenuto in area Wühtrich, per l’arbitro era rigore e Horau ha spiazzato Salvi. Se l’anno scorso probabilmente a questo punto il Lugano si sarebbe sfilacciato, ora non lo ha fatto, e pur non riuscendo a comandare il gioco, hanno saputo rimanere in partita e rendersi anche pericolosi con Mariani.
Sapevano, probabilmente, che un episodio può cambiare la sfida. Hanno retto alla sfuriata dello Young Boys ad inizio ripresa, quando i padroni di casa cercavano di chiudere il match, e lo hanno colpito nel momento migliore, con un contropiede perfetto. Una respinta di Piccinocchi ha attivato Mizrachi, che con un tocco ha lanciato Alioski (che giocava dietro la punta israeliana). Da solo davanti al portiere, non ha sbagliato, siglando l’1-1. Il classico, appunto, episodio, e da lì è stato un altro Lugano. È entrato il giovane Ceesay, in gol settimana scorsa, ed è stata una sua azione a portare all’autorete dell’esperto Von Bergen.

I bianconeri vincono così in un campo difficile, mettendo in campo abnegazione e sofferenza quando serve, trascinati da Alioski, che, messo più avanti da Manzo, ha saputo dare il meglio di sé. Due partite, tre punti, e tanti sorrisi da cui ripartire.

Nella foto, postata su Facebook da Padalino, la gioia bianconera


Chiasso, che esordio! Cuore, grinta e un punto d’oro

Con 16 uomini, i rossoblù non soffrono eccessivamente l’Aarau, non si disuniscono nemmeno quando vanno sotto, rimontano e portano a casa un punto

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AARAU – Che Chiasso! In molti lo davano per spacciato, credevano che da Aarau sarebbe iniziato una sorta di calvario, invece i rossoblù hanno mostrato che quando parlavano di cuore non erano parole al vento. Certo, questo 1-1 colto contro una delle squadre più accreditate, non cambia la sostanza, ovvero che servono rinforzi ma Scienza può esultare.

La compagine momò ha schierato tutti i difensori che ha in organico, anche a centrocampo, ed ha giostrato con Regazzoni a fare la seconda punta assieme al giovane Lagrotteria, al suo esordio. E ha saputo resistere senza eccessivi problemi agli attacchi argoviesi, tanto che l’Aarau non ha creato molte occasioni nel primo tempo.
Nella ripresa gli uomini di Schällibaum sono partiti forte, e dopo neppure un quarto d’oro hanno sbloccato il risultato con il ticinese Rossini. Poteva essere il momento del ko per il Chiasso, che invece ha saputo reagire e dopo 4′ ha trovato il pari con Monighetti, bravo a sfruttare un assist di Regazzoni. Un gol che valeva oro, e che ha caricato ulteriormente gli ospiti, che non si sono fatti intimorire nemmeno dall’espulsione, criticata nel dopo gara, di Rauti. Da un possibile fallo su Felitti si è passati a un contrasto fra il centrocampista italiano e il portiere Bucchi giudicato irregolare da Jancevsky che probabilmente non si è reso conto che il calciatore era già ammonito. Nel finale anzi i padroni di casa si sono innervositi, pensando probabilmente di avere vita più semplice, e hanno finito in 9.

Un punto per cominciare, dunque, che ha mostrato che nonostante tutto il Chiasso c’è. Il valore aggiunto? In questo momento, Scienza, bravo a disporre i suoi avendo a disposizione solo 16 giocatori, nonostante la modestia di fronte ai complimenti. E il proverbiale cuore, da gettare oltre l’ostacolo.

Nella foto, tratta dal profilo Facebook del Chiasso, l’entrata in campo


Un buon Lugano deve arrendersi all’esordio

Debutto sfortunato dei bianconeri che giocano bene, colpiscono un palo, poi vanno sotto. Nella ripresa attaccano e subiscono il 2-0 su rigore, non basta Ceesay

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LUGANO – Dopo un’estate di chiacchiere, trattative e attese, ecco l’ora X: il Lugano torna in campo. È un nuovo campionato, il secondo di Super League, con una squadra con diverse novità e un tecnico nuovo. Una buona prestazione non è però bastata a far felici i 4’000 e più di Cornaredo, il Lucerna si impone 2-1.

A prendere subito le redini del gioco è stata la compagine di Manzo. Renzetti ieri ci ha detto di puntare molto sull’israeliano Mizrachi, e al 7′ è stato lui ad avere la prima occasione della stagione. Come lo scorso anno, davanti si è subito visto come il Lugano non abbia un centravanti di riferimento, e Bottani, sfortunato, ha colpito un palo. Il Lucerna cinicamente si è portato avanti con una vecchia conoscenza del calcio ticinese, Neumayr, libero di colpire a pochi passi da Salvi.
Colpiti, i bianconeri hanno ricominciato ad attaccare nella ripresa, rendendosi pericolosi con Rossi, subentrato all’infortunato Bottani. Il fortino lucernese ha retto ed anzi nel finale un retropassaggio non dei migliori di Mihajlovic ha costretto Salvi al fallo da rigore. 2-0 di Marco Schneuwly , ma partita non del tutto chiusa, perché all’85’ Ceesay ha messo in gol una punizione di Alioski. Primo gol nella massima serie per lui, una soddisfazione che non basta comunque per fare punti.

Un buon Lugano si fa dunque applaudire all’esordio, si mostra volenteroso ed anche dotato di una buona manovra, ma continua a faticare in attacco. Se la difesa poi si lascia andare a qualche svarione, il gioco si fa difficile. Manzo, comunque, può ripartire da quanto visto di buono.

Nella foto tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano l’entrata in campo delle due squadre


«Siamo candidati alla retrocessione. Ma dobbiamo aggrapparci a Scienza e aver fame»

Il capitano Alberto Regazzoni, con molta schiettezza, ripercorre l’estate difficile del Chiasso. «Ci mancano tre o quattro elementi. Abbiamo bisogno di serenità e continuità nel lavoro ma non partiamo battuti»

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CHIASSO – Prima l’incertezza, poi Cavalleri coi pieni poteri, poi dopo un mese l’addio e l’arrivo di Bignotti. Nel mentre, tre calciatori attualmente sotto contratto ma di cui la società vorrebbe liberarsi (Gaeta, Quaggiotto e Perini), tanti volti nuovi, giovani e low cost, un tecnico che sta sorprendendo tutti in positivo come Scienza. Col capitano Alberto Regazzoni abbiamo parlato del Chiasso che domenica debutta ad Aarau. La squadra, spiega, cerca serenità.

Com’è il vostro stato d’animo?
«Siamo pronti. Certamente partiamo un po’ indietro rispetto ad altre squadre, abbiamo cominciato dopo poi ci sono stati gli stravolgimenti societari ma non dobbiamo avere alibi e cercheremo di fare bene sul campo forse più difficile».

Quando arrivò Cavalleri, ti aveva voluto a fianco nella conferenza stampa di presentazione, come presa di responsabilità. Come ti pareva il suo progetto?
«Non so che cosa sia successo dietro le quinte, anche per me è stato strano perché lui mi aveva chiesto di partecipare alla conferenza stampa e l’ho fatto più che volentieri, e dopo un mese si è stravolto tutto. Adesso speriamo col nuovo assetto societario di trovare un po’ di serenità e continuità nel lavoro, come detto non cerchiamo alibi però è importante avere una società che lavori in modo sereno e trasmetta serenità a noi».

Come avete vissuto questo periodo, soprattutto chi non aveva un contratto all’inizio della preparazione?
«Non bene, quando non hai contratto e aspetti per firmare, fai la preparazione ma non sai se rimarrai non è evidente. Poi è servito un po’ di tempo a depositare alcuni contratti, ora pare che con l’arrivo di Bignotti e l’operato di Bellotti, Croci-Torti e Galante si sia risolto, speriamo che la società dia serenità all’ambiente, ne abbiamo bisogno. Che Cavalleri se ne andava ce l’ha comunicato il team manager, senza dire molto. Un calciatore si concentra sull’aspetto sportivo però quando accadono queste cose qualche dubbio viene. Dopo siamo stati rassicurati, è arrivato Bignotti. Dobbiamo concentrarci solo sul campionato».

Forse giocare vi può essere d’aiuto ora, sei d’accordo?
«Può essere d’aiuto però siamo incompleti. Mancano tre elementi per far sì che ce la possiamo giocare con tutti, allo stato attuale siamo i candidati numero uno alla retrocessione, è vero. Non è un alibi, faremo del nostro meglio. Sulla carta siamo forse i più deboli ma dove non arriva la qualità devono farlo la fame e la voglia di fare la guerra in campo, con quello magari riesci a toglierti delle soddisfazioni».

Il tuo ruolo sarà sempre più importante…
«Chiaro, noi più esperti dobbiamo essere da esempio e cercare di aiutare gli altri. Guardandomi attorno mi sento un vecchietto in una squadra di ventenni, cercheremo di farli progredire».

Passando alle note liete, chi sorprenderà i tifosi del Chiasso?

«Ci sono buoni giocatori, non voglio fare nomi perché come compagno non è giusto. Tanti giovano hanno buone prospettive ma devono capire che se vogliono sfondare devono dare ogni giorno il 120%. In tanti, non penso qui ma in generale, la fame si è un po’ persa, invece serve, perché poter vivere di calcio come è successo a me è il lavoro più bello del mondo. A Chiasso hanno una possibilità che con un budget più altro non avrebbero avuto: può essere utile per crescere, anche se tante volte sarebbe meglio inserire i ragazzi a poco a poco mentre ora devono crescere ed essere pronti per forza subito per un campionato che è uno dei più difficili degli ultimi anni».

Con mister Scienza come va? Anche lui era stato portato da Cavalleri per cui la situazione lo avrà destabilizzato…
«Con lui molto bene, deve essere il nostro punto di partenza. Sono sempre stato scettico sui tecnici italiani che vengono in Ticino invece su di lui devo dire che mi ha sorpreso sotto ogni lato, umano, tecnico, tattico, di personalità. Sono contento di poter lavorare con lui, non sono frasi fatte ma è una grande sorpresa in positivo. Dobbiamo partire da un allenatore capace e bravo come lui anche se i miracoli non li può fare, se non arrivano altri tre o quattro elementi di qualità perfino Mourinho faticherebbe. Dobbiamo in ogni caso aggrapparci a lui».

Dunque, bisogna intervenire a centrocampo e in attacco?
«Sì. Il reparto in cui siamo messi meglio sono portiere e difesa, a metà campo e davanti ci serve ancora qualcosina, sia per fisicità che per qualità».

Con quale obiettivo si va ad Aarau?
«Si va ad Aarau per fare l’exploit, la partita migliore che si può fare. Se nella mia testa partissi pensando di prenderne quattro o cinque starei a casa e lo stesso vale per ogni partita. Sulla carta sono nettamente favorita ma andiamo a giocarcela cercando di aver la fame e la voglia di far bene e che serve ai giovani».


«Quando Zeman ha detto no mi sono sentito sollevato. Confidiamo in Mizrachi»

Il presidente Angelo Renzetti parla a ruota libera del nuovo Lugano. «La coppia Sulmoni-Golemic il nostro fiore all’occhiello, con Bottani condizioni chiare»

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LUGANO – Si ricomincia: per il Lugano parte la seconda stagione di Super League, con una squadra rinnovata e Manzo alla guida. Abbiamo tracciato un bilancio dell’estate col presidente Angelo Renzetti.

Quali sono le sue sensazioni? Ha parlato di un Lugano più forte di quello dell’anno scorso.
«Sulla carta, poi è sempre il campo a dare le risposte. Difensivamente siamo più solidi, la difesa è importante e la solidità è data non solo dallo spessore tecnico ma anche da quello mentale. Confido molto in questo».

Il resto dell’organico come va? Cosa serve ancora?
«È una rosa un po’ corta, dobbiamo completarla e lo faremo prossimamente, il mercato finisce alla fine di agosto ed è sempre difficile perché bisogna centellinare entrate e uscite. Gli 11, anche 12 o 13 ci sono e vanno bene, ma il numero di giocatori a disposizione va aumentato, in difesa e in attacco».

L’attacco senza Donis è più debole rispetto a quello della scorsa stagione?
«Più debole non direi, ma non ha cambi e ci sono delle incognite».

L’estate come è andata, a livello di trattative? È stata più semplice rispetto a quella che ha seguito la promozione oppure no?
«È stata un po’ più facile perché prima c’era molta apprensione per dover fare qualcosa di nuovo in una categoria nuova, adesso c’è più consapevolezza in tutti gli aspetti in cui abbiamo agito. I giocatori hanno trovato Lugano più attrattiva, basti pensare che siamo riusciti a riconfermare tra gli altri Alioski e Sabbatini, Russo è tornato, vuol dire che qualcosa abbiamo fatto».

Il vostro acquisto più importante è stato forse il ritorno di Sulmoni, concorda?
«La coppia della difesa Golemic-Sulmoni sarà il nostro fiore all’occhiello. Fulvio ha capacità tecniche, morali e possiamo affidarci a lui, è ticinese e tiene molto al Lugano: abbiamo fatto un affare, sia noi che lui».

Anche in questo pre-campionato non sono mancate polemiche, da Tosetti a Bottani.
«La situazione è chiara, Tosetti non volevamo cederlo ma lui ha preteso di avere più spazio, ha avuto l’occasione ed è andato a Thun. Bottani ha chiuso l’anno male, abbiamo visto cosa ha fatto in finale di Coppa e questo gli ha lasciato un po’ di nervosismo. Oltretutto ha un contratto importante con la società, lungo (quattro anni, ndr) e dunque è una responsabilità, se non regge queste tensioni possono uscire un po’ di malumori che fanno parte del calcio e dello sport. Noi siamo sereni e così vogliamo affrontare il campionato. Con Bottani siamo stati chiari: se arriva un’offerta congrua che va bene sia a lui che a noi parte, sennò ha un contratto di quattro anni, e le condizioni erano chiare già al momento della firma».

Cosa può dire di Manzo? Cosa sta dando di diverso rispetto a Zeman, al di là del gioco?
«Voglio esprimermi più in là. Con Zeman l’ho fatto perché aveva una carriera alle spalle e sapevamo chi andavamo a prendere, con Manzo questo non c’è, sappiamo che è ben visto da tutti, per il resto bisogna vedere il campo».

Con Zeman ci sono stati diversi giocatori che hanno avuto problemi, con Manzo sarà più facile per loro?
«Non bisogna mai guardare solo un pezzo del tavolo per avere una panoramica delle cose, non parlare solo di un giocatore o un allenatore ma del quadro generale, composto da tifoseria, ambiente, campionato, rosa completa. Il fiore è il risultato. Tenendo in considerazione solo un pezzo porta a fraintendimenti, e penso che ora siamo messi in modo più che discreto, aspettiamo il fiore dei risultati e saremo contenti».

Col senno di poi, prenderebbe ancora Zeman come allenatore?
«Bisognava che lui accettasse in partenza, se avesse detto sì avrei proseguito probabilmente con lui ma onestamente mi sono sentito un po’ liberato. Manzo più adatto al campionato svizzero? Non oserei dirlo, Zeman ora ha fatto la sua esperienza e poteva correggere qualcosa, di Manzo non sappiamo ancora sul campo cosa può dare».

C’è un giocatore che il pubblico non conosce su cui puntate e che potrà essere una sorpresa?
«Confidiamo molto nel centravanti israeliano Mizrachi, pur sapendo che viene da un’altra cultura e un’altra realtà ed ha dunque bisogno di un periodo di adattamento, come accaduto con altri giocatori. A qualcuno è servita addirittura una stagione. Lui le caratteristiche tecniche e morali le ha, aspettiamo che si adatti al nostro gioco e lo scopriremo meglio».


«Non è ancora il Chiasso che i tifosi si aspettano ma stiamo lavorando affinché lo diventi»

Il nuovo direttore generale del Chiasso Nicola Bignotti capisce il disorientamento dei tifosi ma è ottimista. Le risorse economiche sono alla realtà. Cerchiamo un attaccante e qualcuno che dia fisicità»

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CHIASSO – Un terremoto, l’hanno definito tanti. Oggi a Chiasso, le facce sembravano più distese. C’erano Bellotti e Galante, la squadra si allenava sotto il sole. A bordo campo c’era anche lui, il nuovo direttore generale, che come un fulmine a ciel sereno ha sostituito Carlo Cavalleri. Con Nicola Bignotti abbiamo fatto due chiacchiere per capire che cosa sta succedendo.

A circa 24 ore dal suo insediamento, che sensazioni ha?
«L’impatto è stato buono, conoscevo già tutti, sono persone serie e competenti e iniziare a lavorare con loro è stato facilissimo. Parlo sia della dirigenza che del gruppo operativo».

Parlando di dirigenza, si è fatto un’idea di che cosa è successo con Cavalleri?
«Non mi sono fatto un’idea e non voglio entrare nel merito, perché non mi interessa. Credo che l’unica cosa importante sia pensare al futuro, è inutile guardare al passato anche se esso è cinque minuti fa. Non voglio soffermarmi su cosa può essere successo, conta andare avanti e lavorare per raggiungere i nostri obiettivi sportivi, facendo una squadra che possa soffrire il meno possibile in un campionato difficile».

Nel suo inizio di progetto, Cavalleri ha portato diversi calciatori, alcuni con un contratto biennale. Come li giudica?

«Le valutazioni tecniche sono premature da fare, non ho ancora visto nemmeno una partita e non posso dare giudizi. Se Carlo ha preso dei giocatori era convinto che potessero fare bene a Chiasso, poi ciascuno può far bene o male a prescindere da chi li porta: se il calcio fosse una scienza saremmo tutti degli scienziati! Ci sono molte componenti che possono incidere sul rendimento di un atleta e di una squadra in genere, in questo momento sarebbe superficiale portare valutazioni».

Però sa già che cosa manca al Chiasso?
«Cercheremo di sicuro un attaccante e di portare un po’ di fisicità alla squadra in un campionato di livello tecnico molto alto. In questi giorni faremo le nostre valutazioni ma non vogliamo aver fretta, desideriamo prendere quelli che sono per noi i migliori giocatori non per valore assoluto ma fra coloro che possono arrivare al Chiasso, per quanto riguarda il nostro livello e anche le nostre finanze. La fretta in questo momento per noi non è una buona consigliera, ci servono le pedine per soffrire il meno possibile».

Le vostre finanze non saranno enormi, però…
«Sono le finanze giuste per una realtà come la nostra. Sicuramente c’è chi spenderà di più e chi di meno di noi, per me le risorse che la società ci mette a disposizione sono equilibrate e congrue a una realtà come quella di Chiasso».

Lei sarebbe potuto arrivare anche con Cavalleri, ma con ruolo e responsabilità diverse. Cosa le ha chiesto la dirigenza?
«Nessuna richiesta particolare. Lavorare, creare un gruppo di lavoro coeso, di dare attenzione alla parte amministrativa e di fare una squadra anche fuori da campo coi collaboratori Galante, Bellotti e Croci-Torti. Se noi sapremo essere una squadra sono certo che anche i ragazzi sul campo ne risentiranno. Abbiamo la fortuna di conoscerci, e penso che diventare un team sia facile, cercheremo di trasmettere questa unità di intenti ai giocatori».

Dunque, si continua con gli stessi uomini dello scorso anno più lei? Non sono troppi?

«A oggi l’assetto è quello. Io penso che non ci sia una legge o una norma generale che disciplinino le varie società, sta tutto nell’alchimia che si viene a creare fra le persone. In qualsiasi società ci vogliono chiarezza e rispetto dei ruoli, ma nello stesso tempo collaborazione e condivisione. Non si è mai troppi o troppi pochi, più si è meglio si lavora e meglio si distribuiscono i compiti».

I tifosi sono preoccupati e disorientati, cosa si sente di dir loro?
«Capisco i tifosi, assolutamente. Più che tranquillizzarli bisogna renderli consapevoli che in questo momento noi stiamo lavorando per creare una squadra all’altezza perché vogliamo che loro possano venire allo stadio non col batticuore ma per vedere una compagine che nel limite delle nostre possibilità li faccia divertire e porti qualche risultato sportivo. Sarà un anno difficile e dobbiamo saperlo, non voglio rassicurarli con le solite frasi. La società, dalla proprietà all’ultimo dei dipendenti, sta lavorando per fare il meglio possibile. Una delle componenti importanti sono i tifosi, se ci staranno vicini ci daranno la possibilità di essere sereni e anche i piccoli problemi sarebbero risolvibili più facilmente. Oggi non siamo la squadra che i nostri fans si aspettano ma devono sapere che stiamo lavorando per renderla quella che loro possono attendersi dal Chiasso».


Locarno, il contenzioso con la FIFA? «È della SA. Stiamo pagando tutto ciò che dobbiamo»

Nel corso della conferenza stampa per la presentazione della campagna abbonamenti, è stata fatta chiarezza sulla situazione del club

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LOCARNO – I dubbi la fanno da padrone. Debiti della vecchia gestione, un contenzioso con la FIFA da un milione e mezzo, addirittura qualcuno che avrebbe interesse a far fallire il Locarno. La situazione nel club verbanese non è delle più rosee, ma la nuova stagione è alle porte, e il club ha voluto lanciare la campagna abbonamenti.

In conferenza stampa, il presidente Michele Nicora era affiancato dal numero uno del Pardo Club Stelio Mondini. Il Club è un sostegno fondamentale per la società calcistica, di cui riconosce l’importanza e che continuerà a sostenere. Il Pardo è presente anche nello slogan per la vendita degli abbonamenti, “il Pardo ha fame”, «dove per Pardo non si intende il club di sostegno, bensì il movimento calcistico di una città che ha quale gonfalone proprio il Pardo», ha spiegato Nicora.

Ma com’è dunque la situazione del Locarno? «Stiamo pagando tutto quello che dobbiamo, sono convinto che entro l’anno prossimo tutti i contenziosi che vedono coinvolto il club verranno risolti», ha detto il presidente, spiegando di essersi affidato a una fiduciaria di Lugano, «per tenerci fuori dalle dinamiche cittadine».

Il contenzioso con la FIFA, riguardante un club del Sudamerica, per un milione e mezzo è realtà. Nicora precisa che si tratta di una questione che riguarda la SA, che ha gestione separata dall’Associazione. Lui si limita a passare le comunicazioni ai Gilardi, che sono i debitori. Il club di riferimento, però, è sempre il Locarno, e dunque l’unico presupposto per non pagare il debito sarebbe il fallimento del club. I Gilardi devono anche versare all’attuale gestione 12’000 franchi, per cui vi è un accordo di rimborso stipulato 18 mesi fa di 1’200 franchi al mese.

Dal lato sportivo, si riparte da Gigi Tirapelle e dal gruppo che aveva disputato un’ottima seconda parte di torneo. Nicora ha precisato come l’85% dei giocatori della passata stagione verranno confermati, e non risparmia un attacco a Footeco: «Stiamo rinnovando un settore rovinato dal progetto Footeco che ci ha di fatto creato un buco di tre anni, dagli U12 agli U14. Per noi è stata come gramigna in un prato inglese. Grazie alla collaborazione con l’Accademy, d’ora in avanti potremo garantire quella completezza di formazione che negli ultimi anni ci era venuta a mancare».


Favola Eder, il Portogallo sul tetto d’Europa!

Con Cristiano Ronaldo infortunato e in lacrime, i portoghesi resistono alla Francia sino al secondo tempo supplementare e segnano a sorpresa con Eder

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EURO2016 – Cristiano Ronaldo che sale claudicante le scale dello stadio di Saint-Denis per sollevare al cielo la Coppa è l’immagine che chiude questo Europeo. È il trofeo alzato al cielo per la prima volta dai lusitani, col sorriso contagioso del protagonista che non ti aspetti, Eder. La Francia perde 1-0 al secondo tempo supplementare e dice addio al sogno di vincere in casa sua.

Non è stata una finale bellissima sul piano del gioco, ma la posta in palio era altissima: il titolo in casa da una parte, il primo trionfo dall’altra. È partita meglio la Francia, con Griezmann che ha chiamato al miracolo Rui Patricio, e Payet, grande protagonista della prima parte di Europeo francese. Al 24′ il capitano e simbolo portoghese Cristiano Ronaldo, si è scontrato con Payet infortunandosi. Ha provato stoicamente a rientrare in una partita che per lui voleva dire tantissimo, prima di arrendersi in lacrime. In pochi avrebbero scommesso sui lusitani senza il loro uomo migliore, ma sino alla pausa c’è stato un unico vero sussulto, la parata di Rui Patricio su Sissoko.
Nel secondo tempo, Griezmann si è trovato sulla testa, sprecandola, una ghiotta occasione. Giroud ha poi impegnato l’ottimo Rui Patricio, lavoro anche per Lloris su una rovesciata di Quaresma. Al 92’il neoentrato Gignac si è liberato in modo splendido ed ha concluso, clamorosamente, sul palo.

Si è dunque andati ai supplementari, con i portoghesi che vedevano l’impresa farsi più vicina, ed hanno preso coraggio. Eder ha impegnato Lloris di testa, poi Guerrero ha colpito una traversa con una gran punizione, concessa per un fallo di mano di Koscielny (ammonito) che non c’era. E nel secondo tempo supplementare, quando lo spettro dei rigori si avvicinava, la prodezza di Eder, protagonista assolutamente non atteso, che aveva giocato solo 13′ in questo Europeo e peraltro milita in Francia, nel Lille, ha cambiato gli equilibri del match. Alla Francia non è riuscito il recupero in extremis. Eder entra dunque nella storia, e con lui il Portogallo, campione d’Europa 016.


I portoghesi del Ticino. «Tifate per noi, almeno in una cosa possiamo essere i migliori»

L’attesa della finale nel bar gestito da una famiglia portoghese. La comunità lusitana conta 8’000 persone ed è ottimamente integrata. «Ci sarebbe piaciuto affrontare la Svizzera, abbiamo tifato per entrambe»

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MENDRISIO – Una vita, per un motivo o l’altro, lontana dal paese d’origine, in una nazione che poi diventa casa. Ma con quella patria originaria, in cui si reca magari una volta o due l’anno in visita ai parenti, con cui si tengono contatti coi mezzi di comunicazione, rimane il legame. Chi viene dallo stesso paese, seppur integrato alla perfezione, a volte si ritrova, per usare il proprio idioma, per passare qualche ora assieme. E cosa c’è di più aggregante e identitario del calcio?

Nulla, probabilmente. La nazionale di calcio unisce voglia di stare insieme e orgoglio patriottico. Lo sanno bene i portoghesi in Ticino, una delle comunità straniere più numerose (sono circa più di 8’000), probabilmente meglio integrate: c’è grande attesa per la finale di domani, che vedrà i lusitani opposti alla Francia.

Abbiamo voluto immergerci fra i portoghesi del Ticino, per vedere come la vivono: uno di loro ci ha aiutato e ci racconta la finale. Da quasi 30 anni in Ticino, gestisce un bar, e la prima cosa che colpisce entrando sono le bandiere: quella portoghese affiancata a quella Svizzera. «Tutti noi portoghesi abbiamo tifato Svizzera e Portogallo, sarebbe stato bello trovarci negli ottavi, purtroppo non è successo». E, provochiamo, cosa avrebbe tifato? “«Avrei tifato Portogallo ma sarei stato contento anche se fosse passata la Svizzera».

I rapporti con i ticinesi, spiega, sono «fantastici. In tutti gli anni in cui sono qui, non ho mai sentito di un episodio di intolleranza, davvero mai».

Ma il legame, dopo tutti questi anni, rimane? La nazionale è un simbolo ancora vivo? «Sicuramente sì. Tutti sono contenti e emozionati, ma lo sono soprattutto i giovani di 15-16 anni, come mio figlio. Della finale del 2004, persa con la Grecia, non si ricordano, dunque stanno vivendo una bella esperienza. Noi non abbiamo scordato quella brutta della sconfitta con la Grecia…» I giovani, dunque, amano la nazionale. «Anche per loro il legame rimane forte, credo che tutti noi genitori lo trasmettiamo ai nostri figli».

Si è spesso detto che la squadra di calcio ricopre un ruolo sociologico più importante che in altre nazioni: il Portogallo, e i portoghesi in generale, quando giocano CR7 e i suoi compagni si fermano. Il nostro interlocutore ci parla di voglia di rivincita. «Almeno in una cosa, il pallone, possiamo essere meglio degli altri: siamo sempre dipendenti dall’Europa, dalle decisioni di Bruxelles, dalla troika eccetera, qui invece potremmo primeggiare».

Si aspettava che la squadra potesse essere l’outsider di questo Europeo? «Onestamente ci ho sempre creduto, la squadra è forte e giovane, ma ha anche giocatori di esperienza. Sono sempre stato convinto che saremmo arrivati lontano, magari non in finale ma in semifinale sì. Ora tutto ciò che arriva va bene, se vinciamo naturalmente è meglio ma arrivare sin qui è già stato un traguardo».

Della Francia teme «il fatto che giocano in casa, solo quello: penso all’arbitro, all’ambiente», ma cita una ricorrenza che potrebbe portare fortuna. «Ci sono tre cose che mi fanno ben sperare. Facci caso, l’Italia non perdeva dalla Germania da 30 anni, la Germania non batteva la Francia da 30 anni e noi non battiamo la Francia da 30 anni…» Insomma, non c’è due senza tre… «Sarà la volta buona».

Gli chiediamo chi sarà a suo modo di vedere il giocatore che potrà essere decisivo per i lusitani. Dire Cristiano Ronaldo è forse facile… «Spero lui, ma penso che la squadra sia forte nel suo insieme».

«Credo che i ticinesi ora tiferanno Portogallo», afferma, spiegando che in patria c’è molta attesa, «pensano che possa essere la volta buona». E per chi non ha ancora deciso come schierarsi, gli domandiamo un motivo per tifare Portogallo. «Perché non abbiamo mai vinto. Abbiamo perso una finale soffrendo tantissimo, se vinciamo sarà fantastico».


Questa è casa mia… e in finale vado io! La Francia esulta

La Germania può recriminare su un primo tempo giocato ad alti livelli, e per un rigore regalato da un’incredibile ingenuità di Schweinsteiger. Nella ripresa, non riesce a pareggiare e un altro errore lancia la Francia

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EURO2016 – Saranno i padroni di casa della Francia a contendere al Portogallo il titolo europeo domenica sera. I transalpini confermano che quando organizzano un torneo spesso e volentieri arrivano fino in fondo e eliminano per 2-0 una Germania che può solo mangiarsi le mani. Gli uomini di Löw hanno giocato meglio che contro l’Italia, sfoderando un ottimo primo tempo, ma vengono puniti da due incredibili ingenuità difensive.

L’atmosfera a Marsiglia è, e non poteva che essere così, quella delle grandi occasioni. È una sorta di finale anticipata, e la Francia è partita aggressiva e determinata. La spinta è durata però meno di una decina di minuti, poi i germanici sono saliti sugli scudi, iniziando a macinare gioco, trovandosi a memoria e mettendo in difficoltà la difesa dei galletti. A rendersi pericolosi dalle parte di Lloris sono stati in particolar modo Müller (che termina l’Europeo a secco), Can, che ha chiamato al grande intervento il portîere, bravo anche su capitan Schweinsteiger. Già lo 0-0 stava stretto, poi nel recupero incredibilmente l’esperto capitano è saltato a mani alte su un corner, e Rizzoli ha concesso il rigore (penalty che aveva reclamato prima anche la Germania). Griezmann dal dischietto ha portato avanti i suoi.
Colpo duro per i tedeschi, che nella ripresa hanno lasciato campo per qualche minuto agli avversari prima di riprendere il controllo del gioco. Hanno provato a lungo a pareggiare, con un’imbucata di Ozil, con Hector, con numerosi cross ben allontanati dalla difesa (ottimo Umtiti, difficilmente si è passati dalle sue parti), con Draxler, due volte col giovane Kimmich. Al 72′ però un’altra leggerezza difensiva, con una palla persa, ha mandato al cross dal fondo Pogba, Neuer ha respinto di pugno ma nulla ha potuto sulla zampata di Griezmann: doppietta per lui! La Germania ha provato ancora a riaprire la sfida, colpendo subito un palo con Kimmich, sempre insidioso, Draxler e addirittura nel recupero con un miracolo di Lloris sul solito Kimmich e un diagonale di Goetze.
Nulla da fare, la Francia ringrazia due leggerezze e conquista la finale a casa sua