Categoria: Sport

Tennis, un’altra lista, altri nomi

Due blogger hanno divulgato dei nuovi nomi di presunti colpevoli delle combine nel tennis. Solo due i nomi in comune con quella del Blick, l’unico big è Hewitt

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LONDRA – Un’altra lista. Dopo le denunce di presunte combine nel tennis mondiale da parte di BBC e Buzzfeed News, si rincorrono le voci su chi siano i professionisti coinvolti.

Due giorni fa il Blick aveva rispolverato due liste, risalenti al 2011, una di “sospetti” ed una “nera”, pubblicata a suo tempo da un media svedese.

Oggi due blogger hanno diffuso l’elenco di altri quindici tennisti. L’hanno realizzata procedendo a incrociare le informazioni fornite dai due media inglesi con le statistiche delle vittorie e delle sconfitte di tutti i giocatori che hanno militato nel circuito ATP negli ultimi cinque anni.

Questi dunque i presunti coinvolti: Igor Andreev, Lukas Lacko, Ivan Dodig, Andrey Golubev, Juan Ignacio Chela, Lleyton Hewitt, Jan Hajek, Albert Montanes, Daniel Gimeno-Traver, Janko Tipsarevic, Alex Bogomolov Jr, Matthew Ebden, Denis Istomin, Teymuraz Gabashvili e Michael Russell

La BBC aveva parlato di un vincitore del grande SLAM, e sarebbe, stando a questi nomi, Hewitt. In comune con le liste del Blick vi sono solo Golubev e Gabashvili, l’unico vero nome di spicco è appunto quello di Hewitt. Da notare come non ci siano italiani, che erano invece numerosi fra i sospettati emersi due giorni fa.

Qual è dunque la verità sullo scandalo che ha investito il tennis? Chi è colpevole di combine, chi fa parte delle liste svedesi oppure quelli emersi oggi? O altri ancora? L’indagine continua.


Lugano, cosa fai? Ambrì salvato dal carattere

I bianconeri perdono nettamente in casa dell’ultima della classe, incassando 6 reti in 40′. I biancoblu rimontano nel terzo tempo lo Zugo e vincono all’overtime

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BIENNE/AMBRÌ – Se nel weekend si era visto un brutto Ambrì, due volte sconfitto, questa sera è stato il Lugano ad incappare in quella che i tifosi si augurano sia solo una giornata storta, perdendo col Bienne 6-2. Vince invece l’Ambrì ai supplementari con il forte Zugo per 3-2.

Il compito alla Tissot Arena poteva sembrare semplice per il Lugano, che affrontava l’ultima della classe e che dopo 12′ si è trovato in doppio vantaggio grazie a Dal Pian e Pettersson (in power play), colpendo anche un’asta e un palo. Come accaduto altre volte durante il torneo, però, un calo di tensione ha rovinato tutto, con tre gol subiti prima della pausa, ad opera di Jelovac, neppure 30” dopo il 2-0, Macenauer (in power play) e Arlbrandt allo scadere.
Il Bienne, meno dotato tecnicamente, l’ha messa sul piano fisico e non ha mai rischiato, andando anzi in rete altre tre volte. Fabian Sutter, Herburger e Tschantré gli autori.
Il terzo tempo ha prodotto solo un palo di Ulmer e diverse occasioni non sfruttate da un Lugano troppo brutto, almeno per mezz’ora, per essere vero.

L’Ambrì si trovava confrontato con la seconda della classe e la necessità di vincere. Il primo tempo si è chiuso sullo 0-0, anche se i padroni di casa hanno mostrato volontà di portare a casa la posta piena con due occasioni sprecate da Lhotak e Pestoni.
Un calo di tensione nel secondo tempo ha però permesso allo Zugo, cinico e preciso, di siglare due reti con Martschini e, con l’uomo in più, con Sondell.
Ci voleva una decisa reazione nell’ultimo terzo, e c’è stata. Dopo 60” dal ritorno sul ghiaccio Kamber ha riaperto la sfida. Il pareggio, giusto per quanto visto in quei minuti, è stato di Lhotak a metà frazione. Prima della sirena, entrambe le squadre avrebbero potuto superarsi, ma il palo ha dato una mano all’Ambrì, che ha a sua volta sbagliato due gol.
Nell’overtime, infine, Emmerton ha regalato due punti ai suoi, che agganciano così il Berna.

Serata da dimenticare dunque per il Lugano, che paga l’aver mollato dopo essersi trovato in vantaggio e una difesa decisamente poco ispirata. Una serata storta capita, ma i punti si fanno sempre più pesanti. L’Ambrì dal canto suo ha rischiato di perdere ancora (e sarebbe stata la quinta consecutiva), ed è stato salvato da un terzo tempo di tutto cuore, un’arma comunque indispensabile per arrivare ai play off.


Tennis, ecco due liste

Il Blick, dopo le rivelazioni di ieri dei media britannici, ha ripubblicato due liste, una nera e una dei sospetti, apparse nel 2011 su un giornale svedese. Presenti molti italiani

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ZURIGO – Da ieri, il tennis mondiale è nella bufera. BBC e da Buzzfeed News hanno parlato di corruzione e possibili partite truccate, ma senza fare nomi. Fra i grandi, Djokovic ha raccontato di essere stato avvicinato sette anni fa ma di essersi rifiutato di alterare un risultato, mentre Federer ha detto che non gli è mai successo nulla di simile.

Oggi il Blick ha divulgato una lista di 41 nomi di tennisti che potrebbero essere sospettati: non è nuova, bensì la stessa che uscì sul giornale svedese “Svenska Dagbladet” nel 2011. Saranno le stesse persone? I media britannici parlavano di un vincitore degli US Open, e infatti compare Marin Cilic.

Le liste sono a dire il vero due, una definita “nera” del 2011 ed una “dei sospetti, per lo stesso anno.
Nella prima compaiono parecchi italiani: Potito Starace, Andreas Seppi, Fabio Fognini, Filippo Volandri, Francesca Schiavone e Sara Errani. Diversi gli azzurri anche nei sospetti, con Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Romina Oprandi (che ha anche il passaporto svizzero). Possibili ombre importanti dunque sul tennis italiano.

I nomi eccellenti si trovano sulla lista nera, a partire dall’ex numero 1 al mondo Victoria Azarenka sino alla polacca Agnieszka Radwanska. Presente anche Nikolay Davydenko, il cui match contro Vassallo (che invece non c’è) nel 2007, vinto dall’argentino per ritiro del russo, sarebbe secondo la Gazzetta dello Sport all’origine dell’inchiesta.


Due volte sette reti, ma una ride ed una piange

Il Lugano non gioca la sua miglior partita ma con un buon terzo tempo piega il Losanna. L’Ambrì per contro subisce una sconfitta pesantissima contro lo Zurigo.

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LUGANO/ZURIGO – È stata una domenica ricca di reti, ma totalmente di segno opposto per Lugano e Ambrì: i primi conquistano la seconda vittoria del loro fine settimana, imponendosi 7-4 con il Losanna, mentre i secondo incappano in un’altra prova da dimenticare e perdono col larghissimo passivo di 7-2 dallo Zurigo.

Per il Lugano, è stato un inizio shock. Dopo un minuto e mezzo, infatti, il Losanna era già avanti di due gol, siglati da LeBlanc e Pesonen. I bianconeri hanno faticato a riprendersi, riuscendo a reagire e a rimontare solo nel finale del primo tempo, trascinati da Klasen e Brunner. Le loro reti, la prima in power play, ha mandato le squadre al riposo in parità.
Nel secondo tempo Hofmann ha subito portato avanti i suoi, ma il Losanna ha continuato nonostante ciò a mettere in difficoltà la truppa di Shedden. Il nuovo pareggio è stato firmato ancora da Pesonen, complice una respinta non perfetta di Merzlikins.
L’ultimo terzo è stato del tutto diverso, anche se per andare di nuovo avanti il Lugano ha impiegato 7′. Pettersson ha messo a segno il 4-3, poi Walker è andato vicino alla quinta rete, trovata invece da Bertaggia. Froidevaux ha cercato di tenere il Losanna in partita sino alla fine accorciando di nuovo le distanze, ma la gara era ormai chiusa e nell’ultimo minuto di gioco sono giunte altre due marcature bianconere ad abbellire il punteggio, con ancora Brunner e Bertaggia.

Giornata da incubo invece per l’Ambrì, che avrebbe dovuto riscattare la brutta sconfitta col Kloten. Dopo un’occasione per parte (col palo colpito dallo Zurigo), mentre i leventinesi erano in superiorità numerica Suter ha sfruttato un errore di Kamber per aprire le marcature. Un minuto dopo, ecco servito anche il 2-0, con Cunti che ha avuto gioco facile a causa di una retroguardia immobile. Giroux e Berger hanno tentato di rimettere in partita la loro formazione, senza riuscirci.
Il secondo terzo è stato ancor più disastroso del primo, con un netto 4-0 per lo Zurigo. Dopo la leggerezza di Chavaillaz e il gol di Malgin, fuori Zurkirchen e dentro Wolf nella porta dell’Ambrì. Il cambio non è servito a nulla, dato che di nuovo Malgin, in superiorità numerica, Bärtschi ed Herzog sono andati a segno prima della sirena.
Nel corso dell’ultimo tempo, i ragazzi di Kossmann hanno quanto meno trovato due reti con Giroux e Bianchi. Nel finale, settimo gol per lo Zurigo con Matthews.

Il Lugano fatica, non gioca la sua miglior partita, ma alla fine con un terzo tempo lodevole porta a casa una vittoria più difficile del previsto. L’Ambrì invece anziché ripartire dopo la sconfitta col Kloten, perde contro contro un’avversaria tosta in modo non accettabile. La prima rete di uno straniero nel 2016, quella di Giroux, non può far scordare che i play off, con queste prestazioni, sono lontani.


Due sconfitte diverse fra loro

Il Lugano se la gioca alla pari con lo Zugo e perde all’overtime, l’Ambrì si fa rimontare dal Kloten in una gara importante per l’accesso ai play off

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ZUGO/AMBRÌ – Comincia con due sconfitte il weekend delle ticinesi: il Lugano è stato costretto a cedere all’overtime contro lo Zugo per 3-2, l’Ambrì ha giocato una partita senza idee ed è stato battuto per 3-1 in casa del Kloten.

I bianconeri sapevano di affrontare un avversario tosto e in forma, e in fondo il punto conquistato, giocando alla pari, non è da buttare. Martschini ha portato avanti i suoi poco dopo la metà del primo tempo, e il Lugano ha faticato a impedire che il punteggio si facesse più pesante.
Anche il secondo tempo è stato di marca dei padroni di casa, ma gli ospiti hanno avuto un’ottima occasione per pareggiare: il palo ha fermato Bertaggia. Prima della pausa, Suri ha trovato la secondo rete, e prima della sirena il punteggio è cambiato ancora, col 2-1 firmato Brunner.
Nel terzo tempo è stato il Lugano a essere più propositivo, sino a raggiungere il pareggio con Hofman. Nonostante ancora un po’ di sofferenza, lo Zugo non è più tornato in vantaggio e si è andati ai supplementari, dove Immonen ha chiuso i giochi.

L’Ambrì affrontava una gara importante per l’accesso ai play off. La gara pareva essersi messa bene per i leventinesi quando, dopo un inizio blando di entrambe le squadre, Pestoni li ha portato in vantaggio in power play. La reazione del Kloten c’è stata ed ha impegnato Zurkirchen, sempre attento e pronto.
Al rientro dopo la prima pausa, un palo di Bastl ha fatto ingioiare l’urlo di gioia agli spettatori della Valascia. Raddoppiare poteva essere decisivo in una gara trascorsa senza grossi sussulti. Invece a segnare al 35′ è stato il Kloten con Hollenstein. Non impeccabile nell’occasione Mäenpää.
Nell’ultimo terzo gli ospiti sono partiti decisi, tanto da trovare il vantaggio dopo una trentina di secondi con Praplan. L’Ambrì non ha più saputo reagire ed ha incassato anche il 3-1 ad opera di Gustafsson.

Due sconfitte, dunque, diverse. Il Lugano ha la consapevolezza di essersela giocata sino in fondo con una forte rivale, l’Ambrì invece è sceso sul ghiaccio, nel terzo tempo in particolare, senza la necessaria grinta, quella indispensabile per entrare nei play off. Che, comunque, sono ancora a portata di mano.


Patrick Rossini, «ad Aarau non voglio andare in prestito. E il Chiasso…»

L’attaccante bianconero è disposto a spostarsi ad Aarau solo per un trasferimento definitivo. Per sei mesi, Chiasso sarebbe una soluzione gradita

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LUGANO – Poche ore per decidere il proprio destino. Patrick Rossini è in bilico fra Chiasso e Aarau. Viene dato da molti come sicuro ad Aarau, ma come ci spiega, ha posto le sue condizioni, e la pista Chiasso non è del tutto tramontata.

Com’è la tua situazione al momento?
«Un prestito lo accetto per andare a Chiasso, mentre non mi sta bene per trasferirmi all’Aarau. Vorrebbe dire spostare la famiglia per sei mesi (ha due bambini piccoli, ndr) e alle stesse condizioni con cui sono a Lugano non mi va. Se le condizioni sono le stesse, preferisco Chiasso: c’è un forte interesse della società, conosco la squadra. Sul tavolo ci sono tante cose. Ad Aarau andrei solo se posso migliorare, devo pensare al mio lavoro e massimizzare la mia carriera».

Parlando solo di progetto, facendo astrazione da questi ragionamenti, che opzione preferiresti?
«Se ti devo parlare a livello di quanto discusso a casa dico Chiasso, dove conosco l’ambiente e le persone, magnifiche, e tanti giocatori».

Dunque, ad Aarau andresti solo se acquistassero il tuo cartellino?
«Esatto. La mia idea sarebbe, se scegliessi Aarau, di firmare per due anni e mezzo. Ma devono dimostrare di volermi davvero, altrimenti non se ne fa nulla. Il Lugano mi lascerebbe partire a parametro zero, se loro hanno del vero interesse devono essere disposti a investire. Non parlo di cifre astronomiche, ma voglio una sicurezza, anche psicologica. Dal Chiasso questa prova di fiducia ce l’ho già, conosco lo sforzo ingente che avrebbero fatto per avermi. Per l’Aarau potrei essere la soluzione più semplice: mi prendono in prestito, faccio un certo numero di gol e poi a giugno ci diciamo arrivederci. Non è ciò che voglio io, non devo dimostrare adesso di saper far gol in Challenge League, li ho sempre fatti ed ho esperienza».

Parli solo di Aarau e Chiasso, escludi dunque al 100% di restare a Lugano?
«Non sono io che lo escludo, lo hanno fatto loro. Mi sarebbe piaciuto rimanere qui, conosco l’ambiente e mi piace, siamo in Super League. Non so se sia un discorso solo tecnico o anche finanziario, sono questioni che in fondo non mi devono interessare».

Hai fatto sempre benissimo in Challenge League, mentre in Super League non hai mai sfondato davvero, sei d’accordo?

«A Zurigo ho giocato una sessantina di minuti, non ho avuto la possibilità poiché ho avuto la sfortuna di essere chiusi da calciatori come Etoundi, Chiumiento, Chikhaoui, Chermiti. Per quanto riguarda il Lugano, mi assumo le mie responsabilità: non sono riuscito a dare quanto volevo, però mi sono tolto le mie soddisfazioni, segnando quattro gol in Super League».

Il caso premi ha condizionato la tua avventura in bianconero, facendo pendere la bilancia verso il negativo?
«Di sicuro non mi ha aiutato, non ero mai lucido e non ho mai potuto lavorare e pensare solo al calcio. Un metodo di gioco come quello di Zeman è bellissimo ma richiede tanto lavoro, e se non sei lucido e al 100% fai fatica. Ho avuto comunque le mie occasioni e ho sbagliato dei gol che dovevo fare, potevo dare di più e mi assumo le colpe».

Scegliendo Aarau, lo faresti con l’obiettivo, nei prossimi anni, di tornare nella massima categoria?
Se vado lì, è per un progetto a lungo termine con l’obiettivo di tornare il più presto possibile in Super League. Vado via dal Ticino per migliorarmi, dal livello sportivo e non solo. Entro domani a mezzogiorno voglio una risposta, se non arriva è finita».

Quindi, se domani l’Aarau non ti chiama, tu vai a Chiasso.
«Io vado all’allenamento del Lugano, poi non so se a Chiasso c’è ancora interesse o se il Lugano vuole ancora mandarmi lì. Bellotti comunque conosce la mia situazione. Il Lugano lascia che sia io a decidere, ma deve comunque darmi il via libera qualsiasi scelta faccia».

Una decisione dunque non facile per il bomber bianconero, con tanti fattori in gioco. Ricapitolando: vuole fiducia, e dal Chiasso, soluzione che appare gradire, ha avuto dimostrazioni. Quelle che desidera anche dall’Aarau, il cui tentennamento non lo fa felice. Entro domani vuole sapere se Ponte e Schällibaum sono disposti a investire su di lui a lungo termine. Fra poche ore anche i tifosi del Chiasso sapranno se poter sperare ancora di vedere con la propria maglia un attaccante che farebbe comodo a Camolese.


La manita di Messi: il Pallone d’oro è ancora suo

L’argentino si aggiudica per la quinta volta il premio FIFA, davanti a Cristiano Ronaldo e Neymar

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PARIGI – E sono cinque. Lionel Messi ha vinto ancora una volta il pallone d’oro, la quinta della sua carriera. Così il 2015 si aggiunge al 2009, 2010, 2011 e 2012.

L’argentino ha preceduto, con il 41,33% dei voti, l’eterno rivale cristiano Ronaldo e il compagno di squadra Neymar.

Messi lo scorso anno in 61 partite ha segnato il numero impressionante di 52 reti, vincendo Champions League, Liga, Coppa del Re, Campionato del mondo per club e Supercoppa europea con il Barcellona: ora anche la FIFA lo premia per la quinta volta.


Euro 2016, la Svizzera si allenerà a Lugano

La nazionale tedesca ad Ascona, la nazionale svizzera a Lugano. La città sul Ceresio ringrazia Vladimir Petkovic

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LUGANO – La nazionale svizzera di calcio, ed in particolare l’allenatore Vladimir Petkovic, hanno scelto la città di Lugano come sede per la preparazione della squadra nazionale al Campionato europeo di calcio 2016, che si svolgerà in Francia dal 10 giugno al 10 luglio. Il Sindaco Marco Borradori, la vicesindaco Giovanna Masoni Brenni – capo Dicastero Cultura Sport e Eventi – e il direttore della Divisione Sport Roberto Mazza parteciperanno alla conferenza stampa indetta il 18 gennaio dalla SFV per presentare le attività pianificate a Lugano – in particolare il programma degli allenamenti e la data della partita amichevole – che si svolgeranno a Cornaredo tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Si tratta della seconda volta che la Nazionale sceglie la città sul Ceresio quale sede del ritiro pre Europei: la prima esperienza positiva risale infatti all’estate del 2008, in preparazione alla fase finale del torneo che si disputò in Svizzera e Austria. La nazionale tedesca, campione del mondo 2014, ha già fatto sapere di aver scelto Ascona quale sede del proprio ritiro.


Non manca la sofferenza, ma c’è il bis

Il Lugano replica il successo di ieri contro il Bienne con lo stesso risultato. In vantaggio 2-0, si fa rimontare causa un calo, poi acciuffa la vittoria con Filppula

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LUGANO – Altri tre punti, e una partita che per certi versi poteva sembrare la fotocopia di quella di ieri. D’altronde, erano passate poche ore da quando Lugano e Bienne si erano lasciate con la vittoria bianconera, ed oggi alla Resega i bianconeri hanno fatto il bis, sempre per 3-2.

Sono gli stessi anche i primi due marcatori, prima Pettersson e poi, in situazione di power play, Martensson. Il raddoppio è giunto poco prima della fine del primo tempo, ed è stato il risultato con cui si è andati in pausa.
Rientrati sul ghiaccio, i padroni di casa hanno abbassato il ritmo, proprio come era successo nel terzo tempo ieri, e Merlikins ha dovuto impegnarsi per mantenere inviolata la sua porta. Il Bienne ha trovato la rete, annullata a causa della deviazione di un linesman (la società avrebbe presentato ricorso in merito) e poi però l’ha realizzata davvero con Spylo, che aveva segnato anche ieri. Il Lugano è apparso stanco e in difficoltà, ed è stato anche sfortunato ad incassare il pareggio su un’autorete di Ulmer.
Nel terzo tempo però una magia di Filppula, schierato al posto di Stapleton, ha regalato la vittoria ai ragazzi di Shedden.

Sei punti in poche ore, dunque, per il Lugano. Due vittorie conquistate con qualche sofferenza di troppo, frutto di momenti nel corso della partita in cui ha abbassato troppo i ritmi, permettendo ai più deboli avversari di metterli in difficoltà.

Nella foto, tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano: Vicky Mantegazza premia Steve Hirschi per le sue 500 partite in bianconero (con contratto rinnovato proprio oggi)


Lugano, che brividi. Ambrì, di nuovo sotto la linea

I bianconeri rischiano di farsi rimontare dal Bienne nel terzo tempo, i biancoblu tornano sotto la linea dopo aver interrotto una striscia di otto risultati utili consecutivi

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BIENNE/AMBRÌ – Serata così così le due ticinesi: il Lugano vince, ma rischia di farsi rimontare sul più bello (2-3 col Bienne), l’Ambrì interrompe la striscia di risultati utili consecutivi, otto, che avevano portato i leventinesi sopra la linea (4-2 con lo Zugo).

Nel primo tempo del Lugano ha vissuto alcuni attimi di paura per Merzlinkis, toccato dal pattino di un avversari, e rimasto immobile. Nulla di grave, per fortuna, per lui. La partita sin lì era stata caratterizzata da alcune occasioni per parte, ma lo spavento ha dato la scossa, tanto che sul successivo power play Pettersson ha sbloccato il risultato.
Nel corso del secondo terzo, i bianconeri hanno addirittura portato a tre le reti di vantaggio grazie a Martensson e Stapleton, senza rischiare nulla.
Gara chiusa? Un terzo periodo bianconero completamente diverso dai primi 40′ ha fatto sì che il Bienne al 4′ trovasse il primo gol, e poi a 90” dalla fine anche il secondo con Spylo, dando origine a un finale da paura per i ragazzi di Shedden, che comunque vincono.

La Valascia ultimamente era divenuta un fortino, ma lo Zugo, nel replay della sfida di poche ore prima, l’ha espugnata. Eppure tutto era cominciato come meglio non si poteva, con Bianchi in rete dopo neppure un minuto. Zurkirchen in serata positiva ha tenuto il risultato, ma il vecchio adagio “gol non fatto gol subito” ha fatto sì che dopo un’occasione sprecata da Fouchs Dario Bürgler abbia trovato il pari. Suri a pochissimi secondi dalla sirena ha addirittura portato in vantaggio lo Zugo.
Come successo nel primo tempo, in apertura di secondo periodo l’Ambrì ha segnato, questa volta con Grassi. Galvanizzata, la squadra di Kossmann ha fatto tremare gli avversari, colpendo anche una traversa. Il vantaggio però l’hanno ritrovato gli ospiti, usciti indenni dalla sfuriata biancoblu, con Peter.
Nell’ultimo terzo non c’è stato il gol in apertura, anzi non sono bastati 20′ in attacco all’Ambrì per raggiungere il nuovo pareggio. Pericolosi Hall, Fuchs e Lhotak, ma lo Zugo si prende la rivincita e porta a casa tre punti. Addirittura, un errore di impostazione di Fora, con Zurkirchen che stava lasciando il ghiaccio per tentare l’assalto finale, ha permesso agli ospiti di trovare anche il 4-2.

Il Lugano, cinico nei primi due tempi, ha rischiato di rovinare tutto. Un calo comunque comprensibile e spiegabile con le fatiche dell’intensa Coppa Spengler e dei due derby. L’Ambrì torna sotto la linea dopo poche ore, arrendendosi allo Zugo non senza lottare.


Sconfitto ma contento: Ambrì sopra la riga

I leventinesi perdono a Zugo all’overtime dopo aver recuperato due reti, ma il punto li proietta in zona play off. Domani si replica alla Valascia

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ZUGO – Momento positivo per l’Ambrì, che dopo i buoni risultati nei due derby, si porta finalmente sopra la linea. Lo fa perdendo all’overtime con lo Zugo per 4-3, ma per stasera va bene così, dopo un’altra bella rimonta e una partita grintosa.

Hanno iniziato meglio i padroni di casa, però i leventinesi hanno trovato il gol di apertura con un Monnet in gran forma. Pochissimi secondi prima della sirena la beffa, co lo Zugo che ha pareggiato grazie a Schnyder.
Sfortunato anche il ritorno sul ghiaccio, con un’inferiorità numerica biancoblu subito sfruttata da Sondell, che ha operato il sorpasso. Stordito, l’Ambrì ha incassato anche il 3-1 con Suri. La squadra di Kossmann è riuscita a non crollare, rientrando nel match con la rete di Gautschi. La partita è cambiata, nel senso che anche lo spettacolo è aumentato: il ritmo è divenuto rapido, con continui capovolgimenti di fronte, complici anche alcuni errori delle due squadre.
Nell’ultimo terzo, ricco di occasioni, l’Ambrì ha segnato con Lauper il gol che ha completato la rimonta. Addirittura con un po’di fortuna si sarebbe potuto portare in vantaggio, ma il tiro di Mäenpää è finito sulla traversa.
Diverso il copione nell’overtime, con lo Zugo che ha ripreso in mano le redini del gioco sino a siglare il 4-3 con Immonen.

Domani si replica, stesse squadre, pista diversa, un po’come successo con i due derby in meno di 24 ore: sarà lo Zugo a rendere visita ai leventinesi alla Valascia. Per questa sera, però, l’Ambrì può permettersi di non pensarci immediatamente e di sorridere: con un po’più di attenzione in certi frangenti, si poteva vincere, ma soprattutto, domani si sveglierà sopra la riga.


Il Real Madrid e la scommessa Zidane: il cuore basterà?

Esonerato Benitez, che paga i cattivi rapporti con spogliatoio e tifoseria, al suo posto Zizou. Uno di famiglia, ma i dubbi restano

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MADRID – Rivoluzione Real, anche se non si può certo parlare di sorpresa: Zinedine Zidane è il nuovo tecnico dei blancos. Via Benitez, che solo quattro mesi fa era stato definito da Florentino Perez il miglior allenatore mai avuto, e dentro l’ex stella francese.

Per una squadra che non si accontenta mai di vincere 1-0 o di arrivare terza, oggi prevale il concetto di famiglia. Zidane è uno di noi, lo slogan che risuona alla presentazione. E simbolicamente nella foto di rito c’è l’intera famiglia Zidane, con tutti i figli tesserati per le giovanili.

Benitez un anno fa aveva portato in alto il Napoli, a Madrid ha pagato probabilmente più che i risultati l’approccio, l’aver instaurato rapporti con la parte “sbagliata” dello spogliatoio, inimicandosi i leader, che nel Real sono nomi di spicco. Non è riuscito neppure a entrare nel cuore dei tifosi, e nella piazza questo ha il suo peso, se è vero che un ritorno di Mourinho, allenatore dal carattere forse discutibile ma delle doti conclamate, è stato avversato dalla tifoseria e dunque l’ipotesi è caduta.

Rimanevano Ancelotti, al contrario amato dai tifosi, e il figliol prodigo Zidane, che era alla guida della formazione giovanile, il Castilla. Ha prevalso la scelta interna, di cuore, quella però che presenta più incognite. Zizou è stato un grande calciatore, ma ciò non vuol dire essere anche un grande allenatore.

La sua prima esperienza, con il Castilla, dopo essere stato il secondo di Ancelotti proprio a Madrid, è andata abbastanza bene, con la squadra seconda in classifica. Perez però più di una volta aveva mormorato di non essere convinto delle doti di Zidane come tecnico, e più di una persona lo vedeva dipendente dai consigli del suo secondo. Una scelta dettata solo dal cuore o i dubbi si sono nel frattempo dissolti? D’altronde, in numerose interviste il francese ha fatto capire di essersi avvicinato alla panchina per gradi, e di aver ancora parecchio da imparare. A Madrid, di tempo ne avrà decisamente poco. Il Real deve e vuole vincere, subito, nella Liga e in Champions, col confronto continuo con gli eterni rivali del Barcellona.

Zidane ha posto l’accento sull’importanza del dialogo nel ruolo di allenatore, pur non disdegnando una sana sgridata ai calciatori nella pausa, arma usata raramente poiché ritiene di avere una naturale autorità. Dettata, probabilmente, dal passato. Basterà? Imporsi in uno spogliatoio di prime donne non è semplice, e il sistema bastone-carota rischia di creare un muro contro muro che è stato fatale a Benitez. Meglio la via del dialogo, e un vantaggio è conoscere benissimo ambiente e giocatori.

Certo, un tecnico che non fa la proverbiale gavetta è un’incognita, basti pensare a Inzaghi, che non ha saputo dire di no al Milan per “bruciarsi”. Se Zidane dovesse fallire alla guida del Real, che cosa accadrà alla sua carriera? Avrà una seconda occasione, dovrà accontentarsi di allenare solo squadre secondarie oppure neppure quelle? D’altronde, i treni passano spesso una volta nella vita, e persino nel piccolo Ticino Zambrotta ha mostrato che gli inizi di un grande campione che diventa allenatore non sono mai facili, dovunque parti.

Zidane assicura che ci metterà il cuore. Il campo, poi, come sempre avrà l’ultima parola.


Una volta ciascuno non fa male a nessuno: l’Ambrì si prende la rivincita

Nel secondo derby in 24 ore i leventinesi battono i cugini, riscattando la sconfitta di ieri. È stata un’altra partita ricca di ribaltamenti di risultato

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AMBRÌ – La rivincita, a meno di 24 ore da una sconfitta che brucia. Quale miglior occasione per l’Ambrì di riscattare il derby di ieri che battere i cugini alla Valascia? C’è riuscito, andando in vantaggio, facendosi rimontare e rimontando di nuovo, e vincendo 3-2.

I leventinesi hanno infatti messo sul ghiaccio grande grinta e voglia di vincere, prendendo in mano le redini del gioco e trovando il vantaggio a metà primo tempo in power play (dopo averne sprecati due) con Monnet, in modo meritato.
L’Ambrì, andato in pausa avanti per 1-0, ha rallentato, permettendo al Lugano di rientrare in partita e di ribaltare il punteggio con Pettersson e Hofmann nel giro di 2′. Il palo (su Giroux) ha aiutato i bianconeri, che però hanno dominato la frazione.
Anche nel terzo tempo i padroni di casa sono partiti col freno a mano tirato, ma il terzo conclusivo si è poi dimostrato il più avvincente della partita. L’Ambrì infatti voleva il pari e ha man mano accelerato, trovandolo con Berger. I bianconeri erano visibilmente in calo, probabilmente stanchi dopo la Coppa Spengler e la partita di ieri, e ancora Monnet ha siglato il punto decisivo. Contro un avversario ormai sulle gambe, la gara poteva essere chiusa, invece il risultato non è più cambiato, consegnando la vittoria all’Ambrì.

Il weekend di derby si chiude dunque con una vittoria per parte, con due gare combattute e ricche di ribaltamenti di risultati. L’Ambrì si avvicina alla zona play off pur senza riuscire a issarsi sopra la linea, il Lugano è quarto a pari punti con lo Zugo.


Derby di rigore, sorride il Lugano. E domani si replica

La prima partita stagionale ha visto subito di fronte le due ticinesi: in svantaggio, l’Ambrì ha saputo ribaltare il risultato, per poi farsi raggiungere e perdere ai rigori

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LUGANO – A 48 ore dai festeggiamenti di Capodanno e a qualcuna in più dalla finale della Coppa Spengler, in Ticino è di nuovo protagonista l’hockey, con la gara più attesa ad aprire il 2016. Il Lugano conferma il suo momento d’oro portando a casa il derby, ma soffre e deve arrivare fino ai rigori per piegare l’Ambrì (3-2 il finale).

Partita tesa (anche fin troppo) e buon ritmo fin dall’inizio, coi bianconeri a fare il gioco e i leventinesi a badare prima di tutto a non subire. Protagonisti sono stati soprattutto i due portieri.
Dopo la prima pausa, anche l’Ambrì si è fatto più coraggioso in attacco, e si sono registrate un paio di occasioni per parte, con Furrer e Martensson per il Lugano e Lauper e Pestoni per i biancoblu. Ad aprire le marcature sono stati i padroni di casa con Sannitz, che nel corso della stessa azione ha salvato una rete quasi fatta di Bianchi e sul ribaltamento battendo Zurkirchen. Il vantaggio è durato il brevissimo volgere di 20″, con l’Ambrì che ha immediatamente reagito e pareggiato con Bastl.

Dopo aver rischiato ancora su Sannitz prima della fine del tempo, gli uomini di Kossmann sono tornati sul ghiaccio nel terzo periodo con una spinta in più. Entrambe volevano vincere e si sono rese insidiose. I piottini per la prima volta nel corso della serata si sono portati avanti con Lauper. Il Lugano, però, nonostante le fatiche di Coppa, non si è dato per vinto e è tornato a macinare gioco, colpendo un palo con Klasen e andando vicino al gol con Martensson e Hofmann. Gli sforzi sono stati premiati dal 2-2 di Stapleton.

L’overtime non ha regalato la vittoria a nessuna delle due squadre, e il derby si è così deciso ai rigori, con la vittoria bianconera. In gol da una parte Martensson, Pettersson e Brunner, dall’altra Hall e Pestoni.

Vince il Lugano, lo fa soffrendo contro un Ambrì che esce dalla Resega dopo aver tenuto testa ai cugini. Appuntamento a domani per il secondo round di un weekend di passione.


Che peccato, fermati a una curva dal traguardo

Lugano sconfitto 4-3 dal Team Canada nella finalissima di una Coppa Spengler che è stata comunque un successo per i bianconeri

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DAVOS – Al Lugano non è riuscita l’impresa. La Coppa Spengler va dunque al forte Team Canada, che vince la finale per 4-3. Ottima comunque la settimana dei bianconeri, che anche quest’oggi se la sono giocata sino alla fine.

Partita subito di buon livello, come ci si attende dalla finale di una competizione prestigiosa e seguita quale la Coppa Spengler. Nonostante il buon avvio del Team Canada, è stato il Lugano a passare in vantaggio per primo con Hoffmann, andando vicini alla seconda rete con Sannitz. Prima della pausa, risultato rimesso in parità invece grazie a Ellerby.
Nel secondo tempo, si sono continuati a vedere ritmi alti, con i bianconeri ancora pericolosi con l’autore del primo gol che ha colpito un palo. Poi, come spesso accade nell’hockey, in pochissimo si è trovato sotto addirittura di due gol, con Roy e Tom Pyatt che hanno mandato in fuga i canadesi. Poteva apparire una finale chiusa, ma la squadra di Shedden non si è arresa e ha colpito altri due pali con Brunner e Pettersson. La tenacia è stata premiata con la segnatura di Chiesa che ha riaperto l’incontro in superiorità numerica.
Nel corso dell’ultimo terzo, il Lugano si è gettato in avanti alla ricerca del pari, che ha trovato di nuovo con Hoffmann. Il Team Canada però nel breve volgere di 3′ è riuscito a ritornare in vantaggio, e questa volta è stato decisivo, perché il Lugano non è più riuscito a rimontare nonostante tanta buona volontà.

Un po’ di Ticino rimane comunque nella Coppa, conquistata da due giocatori dell’Ambrì schierati nelle file del team Canada, Giroux ed Emmerton.

Il Lugano comunque esce rinforzato e felice dalla manifestazione di Davos, con la testa già rivolta ai due derby che apriranno l’anno hockeystico.

Nella foto: il Team Canada posa con la Coppa (tratta dal profilo ufficiale della compagine canadese)