Categoria: Sport

Ecco Camolese. «C’è equilibrio, la differenza la fanno i dettagli»

Il Chiasso ha presentato il nuovo allenatore. «In tre giorni non potrò stravolgere nulla, la priorità è pensare al Wohlen. Mercato? Prima voglio conoscere la squadra, e tutti devono sentirsi parte del progetto»

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CHIASSO – Un nuovo corso, per sognare in grande. Giancarlo Camolese qualche mese fa disse no al Chiasso, perché, come spiega, «in quel momento ci voleva qualcuno che conoscesse il campionato: vanno fatte scelte non solo per avere un contratto, ma che siano anche logiche»: arrivò Schällibaum, salvò i rossoblù. Il suo addio è storia di pochi giorni fa, come l’arrivo di Camolese. Oggi il nuovo tecnico è stato presentato alla stampa. «Sono il ds più felice del mondo», ha dichiarato Fabio Galante, che da Camolese è stato allenato. La dirigenza, rappresentata da Antonio Cogliandro, fa spallucce di fronte al qualche critica della stampa su un altro tecnico italiano, convinta di aver scelto il meglio, e disposta, se sarà il caso, a fare altri investimenti a gennaio.

Camolese, giacca e cravatta sopra un paio di jeans, si è presentato con spontaneità e gentilezza, con una parola per tutti coloro che, alla fine, lo incalzavano con domande di vario tipo. «È un onore essere in un club con 110 anni di storia. Mario Persichino ha trovato le parole giuste per coinvolgermi e convincermi, ho capito e condivido le ambizioni del Chiasso: per raggiungerle bisognerà lavorare molto».

Mister, la squadra ha vissuto una settimana particolare, che impressione le hanno fatto i giocatori e come intende lavorare?
«Li ho visti diverse volte dalla tribuna, ma ovviamente è diverso che lavorare con loro tatticamente, tecnicamente e psicologicamente. Sono una squadra organizzata, che nella prima parte di torneo ha fatto sognare, bisognerà tornare quelli di quel periodo. Lunedì pareggiando a Bienne hanno dato una prova di compattezza. Li guardavo, oggi, quando li ho conosciuti: ci sono italiani, svizzeri, argentini, uruguaiani, dobbiamo unire le diverse culture calcistiche per il bene del Chiasso. Ora devono concentrarsi sul Wohlen, un allenatore non deve stravolgere tutto ma semmai aggiungere qualcosa».

Lei non conosce il campionato svizzero, ed è fermo da un po’, possono essere ostacoli?
«Pur non avendo allenato per un periodo non ho mai abbandonato il calcio, ampliando i miei orizzonti. Ho tanta voglia e tanta adrenalina! Questo campionato è molto equilibrato, la differenza fra la vittoria e la sconfitta è data spesso da un dettaglio, ed è qualcosa che mi stuzzica parecchio, così come conoscere le avversarie e gli stadi. È la prima prima esperienza all’estero, e voglio rimanere a Chiasso il tempo necessario di rispondere a una conferenza stampa in tedesco…»

Che tipo di calcio è quello di Camolese?
«Amo giocare con le tre punte, e su questo mi sembra che il Chiasso sia adatto. Poi, avendo preso spesso squadre in corsa con situazioni difficili, ho imparato ad adattarmi. Col tempo, impareremo diversi moduli e si potrà cambiare pelle durante la partita, se servirà. Le difficoltà non mi spaventano, le affronterò con lo staff tecnico, i giocatori e la società, tutte persone di livello. Per quanto riguarda la rosa, mi do tempo le sei partite che mancano alla pausa per conoscere chi ho a disposizione. Ognuno deve sentirsi parte del progetto».

Foto: profilo ufficiale del FC Chiasso


Lugano e Ambrì, che incubo!

I bianconeri incassano un pesantissimo 5-0 a Davos. I biancoblu dapprima si portano in vantaggio addirittura di tre reti poi subiscono la clamorosa rimonta

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DAVOS/BERNA – Una serata da black out totale. Le ticinesi escono sconfitte in modo clamoroso, il Lugano con un sonoro 5-0 da Davos,l’Ambrì andando in vantaggio di tre reti e facendosi rimontare nell’ultimo tempo dal Berna (6-3).

Nel primo tempo, il Lugano ha tenuto il punteggio a reti inviolate, creando anche qualche occasione, ed era difficile prevedere un capitombolo del genere. Eppure, nel secondo tempo, quando ancora ad attaccare erano i bianconeri, il Davos cinicamente ha sbloccato l’incontro con Wieser e, controllata la reazione avversaria, ha raddoppiato con Jörg.
Una rete subito in avvio di terzo tempo avrebbe probabilmente potuto riaprire il match, ma i padroni di casa lo hanno chiuso trovando il 3-0. Nel finale, poi, la squadra di Del Curto ha dilagato ancora con Jörg e con Sciaroni, lascando il Lugano tristemente ultimo in classifica.

L’Ambrì ricorderà a lungo la partita di Berna. Sembrava quella perfetta, dato che già al 1′ Monnet ha portato in vantaggio i leventinesi, i quali hanno resistito anche a una doppia inferiorità numerica e trovato poi il 2-0 con assist di Pestoni per la rete di Giroux.
Al ritorno sul ghiaccio, Zurckirchen ha detto più volte no al Berna, e l’Ambrì cinicamente è andato a segno per la terza volta, sfruttando una ripartenza con Duca. Tutto perfetto, insomma. Fino al 34′, quando i bernesi hanno siglato il loro primo punto.
Ciò che è successo nel terzo tempo era però del tutto inatteso. Plüss in superiorità numerica ha riaperto definitivamente la sfida, e da allora il Berna l’ha avuta totalmente in mano. Il 3-3 e il 4-3 sono arrivati in rapida successione, prima con Roy e poi con Moser. Lauper ha avuto la chance per tornare in parità, ma l’Ambrì era ormai in confusione, tanto da incassare ancora due gol.

Lugano ultimo in classifica, con la vittoria nella scorsa partita che appare essere stata un fuoco di paglia, Ambri che scorda che le partite durano 60′ e non 40′: è stata una serata decisamente da dimenticare!


Chiasso, un punto con grinta

Dopo l’addio d Schällibaum, i rossoblù erano impegnati a Bienne, dove sono passati in vantaggio, hanno subito il pari e sbagliato un rigore. Con un secondo tempo di sofferenza escono imbattuti da un campo difficile

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BIENNE – Non si può certamente dire che quella del Chiasso è stata una settimana come tutte le altre. Dopo aver battuto l’Inter, l’improvviso addio di Schällibaum, passato all’Aarau, che ha asciato l’amaro in bocca all’ambiente, e la ricerca di un tecnico, con Bernegger che ha detto no. E nel frattempo, la delicata gara esterna col Bienne, dove i rossoblù ieri sera sono riusciti a cogliere un importante 1-1.

Reduce da un periodo difficile (l’ultima vittoria risale infatti al 3-0 esterno a Wohlen), il Chiasso doveva portare a casa punti. Da capire era la reazione della squadra all’addio del tecnico. I ragazzi guidati da Stephani però hanno subito mostrato grinta, andando in vantaggio alla prima vera occasione, quando Iviv (che pare ormai stabilmente titolare al posto di Madero) ha servito a Rouiller l’1-0 made in difesa.

La gioia non è però durata molto, perché il Bienne ha pareggiato poco dopo con Pak. Il Chiasso non ha mollato, e a avuto la più ghiotta delle occasioni per tornare in vantaggio, ma Regazzoni si è fatto parare un calcio di rigore.

Dopo un primo tempo sostanzialmente all’insegna dell’equilibrio, nella ripresa è stato il Bienne a prendere in mano le redini del gioco. Al Chiasso non è rimasto altro che stringere i denti e difendersi, neutralizzando grazie a Guatelli, a un po’di fortuna e agli errori avversari, almeno quattro occasioni nitide per i padroni di casa, l’ultima a dieci minuti dal termine quando Pak ha calciato a lato da ottima posizione.

Un punto, conquistato col sacrificio, in un campo difficile, per iniziare il post Schällibaum. In giornata dovrebbe essere reso noto il nome del nuovo tecnico, probabilmente l’italiano Giancarlo Camolese.


Zeman, ecco il tuo Lugano

I bianconeri battono 3-1 il San Gallo e si ritrovano sopra la riga. Ottimo Bottani, che sblocca il risultato e regala l’assist a Culina per un gol davvero… zemaniano

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LUGANO – Era vietato sbagliare per il Lugano di Zeman. Per quanto può apparire assurdo calcolando che l’allenatore bianconero è il boemo, a Cornaredo si affrontava i peggiori attacchi della Super League, e vincere col San Gallo era d’obbligo. La vittoria è arrivata, un convincente 3-1, che fa sorridere anche sul piano del gioco.

La pausa pare infatti essere stata salutare al Lugano, che si è mostrato compatto in difesa e solido a metà campo, e finalmente ha creato e sfruttato davanti al portiere avversario. Il San Gallo, per contro, ha fatto poco per mettere in difficoltà i bianconeri, e questo aiuta certamente nel giudicare in modo positivo la tenuta della retroguardia di casa, ma probabilmente non è un caso che, dopo il 2-0, Zeman abbia sussurrato ai suoi collabori che finalmente quello è un gol come intende lui.

Ad aprire le marcature e incanalare la gara sui binari giusti è stato Bottani, aiutato un po’dalla fortuna, ovvero dalla deviazione di un avversario in barriera sulla sua punizione. Ottima comunque la prova del furetto luganese, che ha sbagliato il raddoppio e poi lo ha servito a Culina, che arrivava in corsa.

Il San Gallo non ha saputo reagire, e nelle poche circostanze in cui si è reso insidioso Russo, criticato alla viglia, si è fatto trovare pronto. Anzi, il pericolo maggiore è venuto da…Piccinocchi, che ha rischiato un’autorete.

Nel finale, il Lugano ha trovato anche il terzo gol con Datkovic su cross di Culina, e ha anche incassato la rete della bandiera con Tafer nei recuperi.

I bianconeri si ritrovano così tosti e zemaniani, e soprattutto sopra la linea. Che la riscossa sia cominciata?

Nel post-gara, a causa di un malinteso nel far defluire i tifosi ospiti, ci sono state delle colluttazioni e due agenti e il responsabile della sicurezza bianconero Adriano Meoli sono stati leggermente feriti.


Poker del Bellinzona, un punto a testa per Locarno e Mendrisio

I granata vincono agilmente a Wilisau, pareggio incolore per i momò. L’impresa è però del Locarno del neo allenatore Chiappa, che ferma la capolista dopo essere stato addirittura in doppio vantaggio

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WILISAU/WINTERTHUR/SEUZACH- Le tre ticinesi in campo oggi erano chiamate al riscatto. Il Bellinzona aveva perso l’imbattibilità e ha iniziato a sentire il fiato sul collo delle avversarie, a Wilisau è arrivata subito una vittoria per 4-2. Settimana difficile per il Locarno, dopo l’addio di mister Demarchi: i verbanesi hanno costretto al 2-2 la capolista Winterthur U21. Muove invece la classifica ma delude ancora il Mendrisio, 1-1 col Seuzach.

Dopo soli 11′, i granata hanno sbloccato il match grazie ad una rete di Elia, ma la gioia è durata il breve volgere di tre giri di lancetta, con il pareggio dei locali. Decisivo è stato però il gol di Berera al 21′, perché il Wiliau non ha più saputo reagire ed anzi prima della pausa Magnetti ha arrotondato il punteggio con un bel tiro a giro. Il 3-2 trovato prima della pausa è stato un fuoco di paglia, perché nel secondo tempo Magnetti ha chiuso definitivamente il match siglandola sua doppietta personale.

Per Chiappa sulla panchina del Locarno difficilmente poteva esserci esordio più difficile di quello sul campo della prima della classe, oltretutto con sei assenti. La squadra è apparsa comunque diversa, e si è portata addirittura sul doppio vantaggio, grazie ai gol di Cetrangolo e di Bilinovac. Il 2-0, giunto a inizio ripresa, pareva aver chiuso il match, ma il Winterthur U21 ha dimostrato di valere il primo posto, prima accorciando e poi acciuffando il pari a cinque minuti dalla fine. Ad aver maggiormente da recriminare è dunque il Locarno.

Il Mendrisio, poco brillante, è riuscito a portarsi in vantaggio sul campo del Seuzach dopo circa un quarto d’ora del secondo tempo: assist di Marjanovic e gol di Mazzetti. Un ingenuo fallo di mani in area di Croci-Torti è però costato la vittoria, perché su rigore i padroni di casa hanno pareggiato con Kijametovic.

Nella foto: la foto di gruppo ufficiale del Bellinzona, scattata oggi prima delle partenza (dal profilo Facebook della società)


Il Lugano rialza la testa. Dieci minuti da incubo puniscono l’Ambrì

Dopo l’incontro di stamattina fra Fischer, Hirschi e i tifosi, i bianconeri vincono alla Resega senza brillare: sono tre punti d’oro ma sul gioco bisogna lavorare. I biancoblu, sotto di tre reti, reagiscono e mettono in difficoltà lo Zurigo

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LUGANO/ZURIGO- Al Lugano serviva solo una vittoria, ed è arrivata, per 2-0, pur senza brillare, contro il Losanna. Si ferma invece la striscia di vittorie dell’Ambrì, sconfitto da un forte Zurigo per 5-2.

Questa mattina Fischer e Hirschi erano stati fermati alla Resega da alcuni rappresentanti della curva, che volevano spiegazioni sul momento no dei bianconeri. Una tensione in più, insomma, per una squadra che doveva inventarsi qualcosa per provare a uscire dalla crisi. Alla Resega, la partita non ha offerto un ritmo brillante, come era prevedibile vista la posta in palio. Dopo tentativi di Klasen, Martensson, schierati nella stessa linea, e di Hofmann, a trovare la rete quasi alla fine del secondo periodo è stato Pettersson. Vantaggio, comunque, meritato, che ha sbloccato il Lugano. Infatti, senza troppe difficoltà, i bianconeri hanno contenuto il Losanna ed hanno raddoppiato nel finale di terzo tempo con Brunner.

Pur in un momento brillante, per l’Ambrì non era facile affrontare lo Zurigo a casa sua, e la partita si è messa tremendamente in salita per gli uomini di Pellettier quando dopo soli 10′ i padroni di casa hanno segnato addirittura tre reti: la prima in superiorità numerica con Blindenbacher, poi con Herzog e infine con Künzle. I leventinesi avrebbero potuto mollare, e invece sono riusciti a rientrare subito in partita con Giroux e ad andare vicini più volte anche al 3-2. Rete trovata a inizio secondo tempo con Bastl (nella foto, mentre viene omaggiato per i suoi trascorsi zurighesi). Non pago, l’Ambrì ha continuato a spingere per cercare il pareggio, subendo però la rete che ristabiliva le distanze da Suter. A nulla è servito un terzo tempo grintoso e propositivo, anzi ancora Suter ha portato il risultato finale sul 5-2.

Può sorridere, dunque, parzialmente, il Lugano. Anche per stemperare una tensione che si tagliava a fette, non si poteva ammettere altro risultato che la vittoria. I tre punti vanno in cassaforte, ma del gioco Fischer non può certamente essere soddisfatto. L’Ambrì esce a testa alta dall’Hallenstadion, pagando soprattutto i primi dieci minuti.


Lugano sempre più giù. Che bell’Ambrì

I bianconeri incassano due reti dallo Zugo e spariscono dal ghiaccio. I biancoblu per contro giocano una partita spumeggiante alla Valascia contro il Servette

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ZUGO/AMBRÌ – Sprofonda il Lugano (5-1 contro lo Zugo), la cui crisi non pare avere fine, ritrovandosi ultimo, mentre l’Ambrì con un’ottima prestazione batte 5-2 il Servette.

I bianconeri, dopo una buona partenza, hanno incassato due reti in un minuto, fra il 5′ e il 6′, di cui una in situazione di power play con Lammer e di contropiede con Immonen. La partita della squadra di Fischer è di fatto terminata lì, nonostante i lunghi minuti ancora da giocare. Lo Zugo ha dunque dominato, senza impensierirsi quando raramente gli avversari si facevano vedere in avanti. Nel secondo tempo, il tecnico ha punito Fischer, disastroso, lasciandolo in panchina, ma i bianconeri non sono comunque scesi sul ghiaccio, ed hanno incassato altre tre reti, tra il 35′ e il 39′, con Immonen, Bouchard e Morant. Durante il terzo finale, i padroni di casa, ormai paghi, hanno abbassato il ritmo, e il giovane Morini ha trovato la prima rete il LNA. Una magra consolazione per un Lugano troppo nervoso e inconcludente, che si è sfaldato alle prime difficoltà.

Serata del tutto diversa per l’Ambrì, che alla Valascia si è subito mostrato brillante e propositivo, con Lauper che ha fallito una buona occasione. A sbloccare il risultato è stato Monnet, solo contro il portiere. Il Servette ha però reagito, e in superiorità numerica ha pareggiato con Fransson ed è andato vicinissimo al vantaggio, bravo Zurkirchen a salvare i suoi. Nel secondo tempo i leventinesi hanno sbagliato una lunga serie di occasioni, per poi incassare puntualmente il gol avversario. Sotto in modo immeritato, i padroni di casa hanno continuato a macinare gioco, e Pestoni ha siglato il nuovo pareggio. Al rientro dalla seconda pausa, Lauper finalmente ha trovato la rete personale, portando i suoi avanti e di fatto regalato la vittoria all’Ambrì, che negli ultimi 20′ non ha mai sofferto il Servette ed anzi ha arrotondato nel finale con Monnet e Mäenpää. Ottima partita, anche se non ha segnato, di Emmerton.

Sono momenti opposti, dunque, quelli delle due ticinesi. Preoccupante la crisi del Lugano, che non solo è lontanissimo dalle prime posizioni ambiva a inizio stagione, ma è addirittura ultimo. Può sorridere invece l’Ambrì, che fa punti e convince.


Buon compleanno, Chiasso!

Il 16 ottobre del 1905 al Grotto del Carlino fu fondato il FC Chiasso. Un secolo e dieci anni dopo, fra cadute e risalite, fra personaggi storici e mutamenti, il club è in Challenge League, festeggia la ricorrenza e forse dovrà cercare un nuovo tecnico

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CHIASSO – Allo stadio, si vedono quasi sempre quelle facce, ognuno seduto al suo posto, lo stesso magari da decenni. Ogni anno una ruga in più, ma la passione intatta. Chiedi loro «ti ricordi quando…» e sanno parlare del Comacini, di Puci Riva, di Francesco Chiesa, di Didi Andrey, di Jimmy Pagani e di Bruno Bernasconi ed hanno visto anche Altafini e Zambrotta. E poi ci sono i giovani, sempre troppo pochi, di cui molti ora non entrano neppure allo stadio perché alcuni di loro hanno ricevuto la diffida, e non si riconoscono più in questo calcio che cambia.

110 anni fa, come oggi, nacque il Chiasso. Durante la presentazione di quest’estate, il presidente Davide Lurati al Carlino ha scoperto una targa, che ricorda che lì tutto è cominciato. A fondare la società furono due impiegati delle Ferrovie Federali Svizzere, Felice Regli e Cesare Chiesa, e due delle Ferrovie di Stato italiane, Angelo Somaglino e Romeo Sorio, a dimostrazione che nella squadra di confine l’anima un po’italiana non è una novità.
Il primo derby di Milano fu giocato al campo del Gas, e nel 1913 il Chiasso, ritenendo insufficiente il livello calcistico elvetico, si iscrisse al campionato italiano, restandovi per dieci anni.

Al ritorno nel campionato svizzero, nel ’27 fu promosso nella massima serie, e visse i suoi momenti gloriosi negli anni ’50. In quella squadra giocavano nomi rimasti indelebili nella storia, su tutti Francesco Chiesa e Ferdinando Riva, soprannominato Puci Riva IV, 523 presenze e 230 reti, che per il Chiasso rinunciò alla Fiorentina. I tifosi gli sono rimasti affezionati, tanto da intitolargli lo stadio quando ancora era in vita: Puci è poi deceduto nel 2014.

Il decennio successivo alternò momenti positivi e negativi, e dal mitico Comacini, il campo dove gli spettatori potevano allungare una mano e toccare l’arbitro e i giocatori, si passò al Comunale. Con Altafini, Cappellini, Michaelsen, Prosperi e Luttrop arrivò ancora la LNA, a cui seguirono altre cadute e altre promozioni, con Bruno Bernasconi e poi Jimmi Pagani alla presidenza.

Dal 2000 in poi, il Chiasso è rimasto quasi stabilmente in quella che oggi si chiama Challenge League, conoscendo periodi felici coi brasiliani Rafael e Paquito (come scordare la vittoria a Cornaredo?). Ma il club ha conosciuto un mutamento. Da grande famiglia, con i volontari sempre pronti a farsi in quattro per coprire le esigenze, e capaci di regalare sorrisi, come dicono i giocatori, nei momenti duri, ad una professionalizzazione crescente, imposta dal mondo del calcio. Si sta passando da figure emblematiche dello spogliatoio della regione, a volte semiprofessionsiti con la maglia cucita addosso, a giocatori e allenatori mordi e fuggi di un mercato globale. La presidenza Grassi portò vicino al fallimento e poi a due anni di purgatorio in Prima Lega, da li in avanti i rossoblù, unica squadra ticinese di spicco mai fallita, hanno militato in Challenge League. Ora alla guida ci sono gli italiani Persichino e Cogliandro, per un nuovo corso, inevitabile per continuare a sopravvivere. Il nuovo che si mischia col vecchio, perché in fondo a Chiasso si vedono ancora i tifosi assistere all’allenamento e intrattenersi con i calciatori, un patrimonio che non va perduto.

Nell’anno del 110°, una partenza sprint stava facendo sognare. Ora Schällibaum, tecnico della salvezza della scorsa stagione, è a un passo dall’addio, e più che il passato incombe il futuro, nebuloso, della panchina. Spesso quando vengono intervistati, i calciatori sostengono che nel calcio non conta ciò che si è fatto ma ciò che si farà. Oggi, forse, un po’meno. La storia, oggi, torna in mente, e il club la festeggerà in Piazza questa sera. Auguri, Chiasso, 110 di questi anni!

Nella foto: l’immagine della campagna abbonamenti del Chiasso 2015/16


Ambrì, è sorpasso sul Lugano!

I biancoblu espugnano Kloten e superano in classifica i bianconeri, fermati nonostante una prova non negativa dallo Zurigo

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ZURIGO/KLOTEN – Umore opposto per le due ticinesi. Il Lugano incassa l’ennesima sconfitta, 5-3 dallo Zurigo e precipita tristemente ultimo in classifica, superato da un Ambrì che torna alla vittoria con il Kloten per 5-2.

I bianconeri sono entrati sul ghiaccio in modo positivo, difendendosi con ordine e concedendo poco o nulla agli avversari, tanto da resistere a due inferiorità numeriche e trovare anche la rete del vantaggio in chiusura di tempo con Klasen.
Nel secondo tempo, si è visto ancora un Lugano aggressivo e propositivo, che non è riuscito a segnare la seconda rete un po’per sfortuna (un palo), un po’per le parate del portiere. E, come vuole di solito il copione, hanno incassato ogni qual volta lo Zurigo si è presentato in modo deciso nel terzo difensivo, prima due volte con Matthews poi con Neuenschwander e Nilsson, subendo incredibilmente quattro reti in un quarto d’ora quando avrebbero meritato di metterne a segno qualcuna. Martensson prima della pausa ha reso il passivo meno pesante, e nel terzo tempo i ragazzi di Fischer hanno provato a costruire qualcosa, riuscendovi. Il solito difetto, però, ovvero la concretezza, ha fatto sì che trovassero una sola rete, con Fillpula, subendo anche il 5-3.

L’Ambrì era reduce da quattro sconfitte filate, e Pellettier non poteva sbagliare ancora. Infatti i leventinesi hanno mostrato da subito concentrazione e voglia, andando a bersaglio due volte in meno di 10′, con Zraggen e Monnet, poi sono stati bravi a non permettere agli avversari di accorciare neppure in situazioni in cui erano in superiorità numerica. Al rientro dalla pausa, dopo un power play non sfruttato dall’Ambrì, il Kloten si è perì sul 2-1 con Casutt, su cui la difesa non è stata per nulla impeccabile. Dopo aver stretto i denti, gli ospiti hanno siglato due reti in rapida successione con Pestoni e Mäenpää, ma il Kloten non si è dato per vinto, pervenendo al 4-1 con Hollenstein. Si è così prospettato un terzo tempo di sofferenza, dove però i padroni di casa sono riusciti raramente a rendersi pericolosi. Anzi, è stato l’Ambrì a colpire un palo con Giroux e nei secondi finale a trovare il gol della sicurezza con Lauper a porta vuota.

Il Lugano, pur non dispiacendo come gioco, paga ancora una volta la capacità di non saper segnare, l’Ambrì senza strafare ma con ordine e attenzione porta a casa una vittoria che potrebbe essere scacciacrisi. Dal punto di vista del morale, non è da sottovalutare il sorpasso ai cugini bianconeri, che non può che far piacere alla tifoseria.


Demarchi, «Locarno, era insostenibile. Mancava la fiducia nei miei confronti»

Il tecnico dimissionario spiega le motivazioni che lo hanno portato all’addio. «In società c’era chi non ha mai creduto in me. O non vado bene e mi mandate via oppure mi difendete. Non facevano nulla, e allora ho deciso io».

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LOCARNO – Dopo due retrocessioni, un inizio sprint, e forse qualche illusione di troppo, crollata di fronte ad un periodo negativo. Il tecnico del Locarno, Claudio Demarchi, non si è sentito tutelato dalla società, e, anticipando voci di esonero che si rincorrevano, ha dato le dimissioni, e ci racconta come mai.

«Non condividevamo più gli obiettivi sportivi, io e la società. Ci eravamo prefissati un campionato dignitoso, fermando la caduta libera data dalle due retrocessioni, formare e far crescere dei giovani, con la possibilità di vedere dove eravamo questa primavera. La partenza lanciata ha fatto sì che gli obiettivi cambiassero in maniera radicale, e a questo gruppo non si può chiedere di vincere il campionato. Inoltre c’è stata una mancanza presa di posizione della società».

Ovvero, che cosa doveva fare secondo lei la dirigenza?
«In un momento in cui mancano i risultati, in cui anche i media ne parlano, mi aspettavo una presa di posizione forte, non tanto verso tifosi e giornali ma verso la squadra. Dovevano dire “Demarchi è e rimane il nostro allenatore”. Queste parole non sono mai arrivate, e oltretutto è sempre mancata una fiducia incondizionata nei confronti del mio lavoro e dello staff tecnico».

Questa già quando andavate bene o è un problema nato con i risultati negativi?
«Io mi aspetto che il presidente venga a allenamento a dire ai ragazzi che io ero il tecnico e così rimanevo. Questo deve fare una società forte e importante, e loro non lo hanno mai, mai, mai (lo ripete più volte, ndr), fatto. Poi c’erano anche altri fattori che non hanno migliorato l’entusiasmo, la motivazione e il buon umore dei ragazzi».

Ci ha detto che il gruppo non vale la promozione, come si spiega l’ottimo inizio?
«Siamo partiti molto forte. I ragazzi erano motivati e determinanti, con grande entusiasmo, giocando le prime partite come se fossero delle finali».

C’è qualcosa che si rimprovera di quanto fatto alla guida del Locarno?
«Non c’è un allenatore al mondo che non sbaglia, alcune cose le rivedrei ma in linea di massima abbiamo fatto bene. Ognuna si prenda le proprie responsabilità, la società secondo me è parte ponderante di questa situazione. Io lascio il Locarno al quinto posto, i punti di Eschen (con un giocatore squalificato in campo, ndr), non li ho persi io. E ho fatto giocare Cetrangolo, Giambattista, Manfreda, per esempio, e altri giovani del ’96 e ’97».

Cosa vorrebbe dire ai giocatori?
«Ho ricevuto attestati di stima da parte loro. Non andrò al campo perché mi dispiace tanto lasciarli. Chi ha iniziato con me il 3 luglio è stato encomiabile, posso solo elogiare e ringraziare i giocatori perché mi hanno seguito e sostenuto, aiutato malgrado fossi alla prima esperienza e assecondato in tutto e per tutto. Sono ragazzi splendidi, se la società si fosse comportata come loro saremmo in un’altra situazione.

Si aspettava un esonero se non arrivavano le sue dimissioni?
«Questo status di sfiducia e di mancata legittimazione verso di me perdura da un po’di tempo. Le possibilità sono due: o non vado bene e mi esonerate, e avrei rinunciato anche all’ingaggio. Se invece vi vado bene, sostenetemi. Non facevano né una né l’altra cosa, qualcuno deve avere il coraggio di prendere una decisione e l’ho fatto io, pur contro me stesso perché era una grande occasione, e lasciare i ragazzi che erano dalla mia parte è un dispiacere. La situazione era diventata ingestibile e insostenibile»


Una brutta Svizzera vince al 94′

Prestazione incolore della Nazionale, già qualificata, che gioca uno scialbo primo tempo. Più vivace la ripresa grazie all’ingresso di Embolo, ma il gol decisivo arriva su autorete

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TALLINN – In Estonia si giocava l’ultima partita delle qualificazioni per l’Euro 2016, ininfluente per la Svizzera, già qualificata, così come per i padroni di casa, eliminati. Ne è uscita una partitaccia, finita 1-0, dove le motivazioni non erano forse alle stelle, ma che, se doveva servire a dare certezze a Petkovic su giocatori come Derdiyok o Shaqiri o su qualche rincalzo, di certo lascerà qualche dubbio al tecnico.

Con diverse novità di formazioni, nel primo tempo la Svizzera ha faticato a trovare il ritmo giusto da imprimere alla sfida, giocando 45′ sonnolenti e quasi privi di occasioni da rete. L’Estonia, da parte sua, non è mai riuscita a rendersi pericolosa.

Nella ripresa, l’entrata di Embolo ha contribuito a dare un po’di vivacità alla compagine rossocrociata, che ha provato a farsi più insistente dalle parti del portiere avversario, sbagliando anche alcune reti abbastanza facili. Tanti gli errori comunque, anche in passaggi semplici, da una parte e dall’altra. Il gol decisivo è arrivato al 94′, ed è nato, a testimonianza del suo positivo ingresso in campo, dal piede di Embolo. Il suo rito è stato deviato dallo sfortunato Klavan, che ha ingannato il compagno Aksalu.

In questa fase di qualificazione, la Svizzera non sempre ha offerto un buon gioco, ma contava qualificarsi, e l’obiettivo è stato raggiunto senza eccessivi patemi d’animo, con una giornata d’anticipo. L’Europeo, forse, sarà un’altra storia, però c’è tutto il tempo per prepararlo.


Bellinzona, Mendrisio e Locarno, che disastro!

Ferme Super e Challenge League, i granata perdono l’imbattibilità contro l’Ascona. In Coppa eliminate Mendrisio e Locarno, entrambe in crisi dopo un ottimo inizio

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BELLINZONA/SOLETTA/LOCARNO- Se l’hockey piange, il calcio certo non ride. Con Super e Challenge League ferme per gli impegni della Nazionale, in campo il Bellinzona, sconfitto in casa dall’Ascona per 2-0 e con ormai un solo punto di vantaggio in classifica, il Mendrisio, eliminato dalla Coppa dal Soletta, e il Locarno, a secco di vittorie da più di un mese, estromesso anch’egli dalla competizione nazionale dal Wangen bei Olten per 1-0.

I granata, con molte assenze, hanno perso l’imbattibilità casalinga e recriminano su ben tre cartellini rossi sventolati dall’arbitro ai loro danni. Sorrentino, fratello del più famoso portiere del Palermo e bomber asconese, ha sbloccato il risultato al 38′, ed ha raddoppiato all’ora di gioco. Il Bellinzona si è visto dapprima espellere Bottani per fallo da ultimo uomo, ha tremato per un palo colpito ancora da Sorrentino, e poi è rimasto addirittura in nove per l’espulsione anche di Forzano, il tutto nel breve volgere di tre minuti. Abbastanza da stroncare chiunque, e come se non bastasse, anche Tuz all’80’ è finito sotto la doccia anzitempo. Il tecnico Patelli lamenta come l’arbitro abbia a suo avviso esagerato, mentre l’Inbach, fermato sul pari dal Lugano U21, si porta a un punto in graduatoria. Anche l’Ascona fa un passo avanti: è ora a -6 ma ha una partita da recuperare, e questa vittoria può dare un senso al suo campionato.

Il Mendrisio era impegnato nei turni preliminari di Coppa Svizzera e opposto a un’avversaria di Prima Lega Classic, come i Momò. Il Soletta ha risolto la contesa con due reti, la prima verso la fine del primo tempo e la seconda a un quarto d’ora dalla fine. Dopo l’ottimo inizio, anche la squadra di Gatti sta vivendo un momento non felice.

A Locarno, la compagine di Demarchi, che ora vede il suo posto tremare, ha sprecato una buona chance con Zivko e poi ha subito la rete di Gyrgiev. Non è senza colpe la difesa, così come l’intera squadra non ha mai saputo rendersi veramente insidiosa nella ripresa, limitandosi a un assalto finale che non ha evitato l’eliminazione dalla Coppa Svizzera e di sprofondare ormai in una crisi.


Due partite, un solo punto: l’hockey ticinese è in crisi

Il Lugano tiene testa allo Zurigo e perde solamente ai supplementari, invece l’Ambrì è deludente e viene travolto 4-1 dal Kloten alla Valascia

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LUGANO/ – Altro weekend negativo per le ticinesi dell’hockey, ormai relegate nel fondo della classifica: il Lugano contro lo Zurigo ha però ceduto solo ai supplementari per 3-2, tenendo lungamente testa, mentre l’Ambrì è ormai alla quarta sconfitta consecutiva, 4-1 con il Kloten.

I bianconeri hanno faticato sin da subito contro il quotato avversario, e sono andati sotto dopo 4′ a casa della rete di Schäppi. Il gol è nato da uno sciagurato errore di Brunner, punito da Fischer che lo ha richiamato in panchina fino alla fine del primo terzo. Il Lugano ha comunque trovato il pari una manciata di secondi prima della pausa, grazie ad una situazione di power play ben sfruttata da Fillpula. Brunner è tornato sul ghiaccio dopo nel secondo terzo, e lo ha fatto nel migliore dei modi: il 2-1 è infatti nato da una sua iniziativa, finalizzata da Martensson. Non è arrivato però l’allungo decisivo, e lo Zurigo ha pareggiato al 37’con Shannon. Nell’ultimo periodo, i ragazzi di Fischer hanno creato parecchie buone occasioni sprecate, e sono servite le parate del portiere a mandare la partita ai supplementari. Al 63′ Keller ha poi siglato la rete decisiva, punendo oltre i suoi demeriti un Lugano che comunque non riesce a rialzarsi e a portarsi sopra la linea.

L’Ambrì ha giocato una partita deludente, e sprecando due power play hanno fin da subito mostrato di non essere in serata. Il Kloten ha tenuto le redini del gioco nel primo tempo, andando a segno due volte, con Praplan e Casutt. Al rientro dalla pausa, i leventinesi non sono riusciti subito a reagire, ma dopo 10′ in cui non è accaduto di fatto nulla né da una parte né dell’altra, si sono resi pericolosi più volte, vedendosi chiudere la porta dall’ottimo portiere Gerber. Il gol del 2-1 è così arrivato solo a inizio terzo tempo con Bastl, bravo a sfruttare una buona azione di Grassi. Non è stata però la svolta della partita, perché Bieber è andato a segno 4′ dopo in superiorità numerica, spegnendo quello che poteva essere un finale di fuoco. Gli ospiti hanno poi trovato anche il quarto sigillo con Kellenberger.

Entrambe le compagini del nostro Cantone si trovano dunque sotto la linea, in crisi, seppur il Lugano ha giocato una buona partita. L’Ambrì, per contro, sembra non trovare il bandolo della matassa.


La Svizzera vola in Francia

Una goleada al San Marino (7-0, con ben tre calci di rigore) e il contemporaneo pareggio fra Lituania e Slovenia mandano la Svizzera a Euro 2016 con un turno d’anticipo

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SAN GALLO – Goleada doveva essere, e goleada è stata, anche grazie a tre calci di rigore (7-0 contro San Marino). Ma la festa la regala la Lituania, che ha costretto al pareggio la Slovenia: con uno sguardo alla classifica, significa qualificazione matematica per la Svizzera agli Europei che si giocheranno in Francia nel 2016!

Contro il volenteroso ma tecnicamente scarso San Marino, ci sono voluti 16′ per sbloccare il risultato e mettere la sfida sui binari giusti. Alla terza occasione da rete, infatti, Lang ha messo alle spalle del portiere avversario. San Marino non ha cambiato la sua impostazione votata alla difesa, e è riuscito ad andare in pausa con una sola lunghezza di scarto, nonostante i tentativi dei rossocrociati.

Al 10′ della ripresa, però, il primo rigore della serata, concesso per fallo di mano di Cesarini, ha portato sul dischetto e in gol Inler. Da lì in poi è stato tutto in discesa, con la selezione di Petkovic che ha bucato ancora la rete al 65′ con Mehemedi. Il secondo rigore, fischiato al 72′, è stato calciato da Djourou, che non ha lasciato scampo a Simoncini.

Gli avversari ormai non c’erano più, e c’è stato tempo per abbellire ancora ampiamente il punteggio finale, con Kasami, col terzo penalty, siglato da Embolo e nel finale con Derdiyok.

La Svizzera festeggia così una vittoria ampia, e soprattutto stacca con un turno d’anticipo il biglietto per l’Europeo: a San Gallo, di più non si poteva chiedere!

E dinanzi alla tv, costretto ad uno stop per un intervento al cuore, festeggia anche Stefan Lichsteiner (come mostra una foto sul suo profilo Facebook), con uno spumante rigorosamente analcolico.


Le penalità fanno la differenza

Il Berna sfrutta cinicamente le situazioni di superiorità numerica, il Lugano no, e gli Orsi vincono 3-1. I bianconeri hanno lottato, ma la classifica si fa sempre più pericolosa

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BERNA – Continua il momento negativo per le ticinesi dell’hockey: dopo la sconfitta nell’anticipo di martedì dell’Ambrì, anche il Lugano torna con zero punti da una trasferta comunque difficile come quella di Berna, perdendo per 3-1. A favore dei bianconeri va detto che hanno tentato in tutti i modi di opporsi al forte avversario.

Dopo soli 2′, i ragazzi di Fischer, che ritrovava finalmente Martensson, si sono trovati in inferiorità numerica, e il Berna ha avuto il cinismo di sfruttare il power play con Moser per sbloccare la gara. Il Lugano ha saputo reagire, e si è creato qualche buona occasione, in particolare con Pettersson e Hofmann, ma nel loro momento migliore sono stati colti di sorpresa ancora una volta da un gol subito in inferiorità numerica, un tallone d’Achille della serata bernese, decisivo ai fini del risultato. In rete è andato ancora Moser, e di nuovo i bianconeri non si sono persi, trovando anzi il 2-1 con Brunner.

Nel secondo tempo la contesa è stata aperta, anche se nessuno ha trovato la rete. Il Lugano ha usufruito di diversi momenti in superiorità numerica, in virtùdi una frazione caratterizzata da molti falli, senza saperne però approfittare: la differenza l’ha fatta sostanzialmente questo dettaglio.

Nel corso dell’ultimo terzo, un Lugano determinato a non perdere si è però fatto infilare quasi a freddo da Conacher, e la sfida di fatto si è chiusa.

I bianconeri si ritrovano così al di sotto della linea, una classifica contraria alle aspettative di inizio stagione, che risente di un avvio difficoltoso, caratterizzato da alcuni momenti di ripresa. Sinora, non sono bastati.

Foto hclugano (Brunner).