Categoria: Sport

Cinque minuti per riportare la Nati a Lugano

La Nazionale rossocrociata preparerà a Lugano la sfida di novembre contro la Far Oer, che però si giocherà a Lucerna. Decisiva la volontà di Petkovic e dei vertici, che si erano trovati bene nel ritiro pre europei

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LUGANO – La Nazionale svizzera ritorna in Ticino. È nato un amore fra la Nati e Lugano in occasione del ritiro pre europeo, e il ct Valdimir Petkovic ha insistito affinché la sfida contro le Far Oer, che si giocherà a Lucerna, sia preparata in riva al Ceresio.

Tutto come l’altra volta: allenamenti a Cornaredo e soggiorno a Villa Sassa. Anzi, i vertici della Nazionale avevano pensato addirittura di giocare la partita di qualificazione ai mondiali nello stadio luganese, che però necessiterebbe di parecchi adeguamenti, per cui il costo rischierebbe di essere maggiore dell’indotto.

Ad ogni modo, dal 7 al 12 novembre i rossocrociati saranno di nuovo in Ticino. La volontà di tornare è stata forte, e gli accordi, come spiega il direttore della Divisione sport presso il Dicastero Cultura, sport ed eventi della città, Roberto Mazza, sono stati quasi una semplice formalità. «L’accordo a quel punto è stato trovato in fretta, nel giro di cinque minuti. La Federazione ha soltanto chiesto la disponibilità di campi e camere d’albergo. Ora che è tutto nero su bianco posso dirlo: si è trattato di un grande lavoro di squadra che ha coinvolto città, Villa Sassa e ovviamente Nazionale».

E sul sogno di veder giocare la Nazionale a Lugano, Mazza ha insistito sull’importanza della realizzazione del nuovo polo sportivo a Cornaredo, che renderebbe possibile entrare nelle “case” della selezione nazionale.


A un buon Ambrì va solo un punto. Lugano, è dolce l’Europa

I biancoblu all’esordio in campionato reggono bene l’urto dello Zurigo, vanno sotto e trovano il pari per poi perdere all’overtime. Gara rocambolesca alla Resega, i bianconeri vincono ai supplementari

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ZURIGO/LUGANO – Un esordio che porta un solo punto ma qualche buona indicazione per l’Ambrì (1-1 a Zurigo), il Lugano ha dovuto attendere i supplementari ma ha battuto il Mannheim per 4-3, passando il turno in Champions League.

Per il debutto, l’Ambrì affrontava subito una grande, peraltro in una sfida del cuore contro il fresco ex Inti Pestoni. I biancoblu non hanno mostrato timore reverenziale, andando anche a colpire un palo nel primo tempo con Monnet e resistendo a un paio di buone chance per gli zurighesi.
Il gol di apertura non è arrivato nemmeno nel secondo tempo, anche se i padroni di casa hanno preso in mano il gioco e hanno provato a pressare un Ambrì che ha saputo reggere bene, facendosi vedere in ripartenza.
Al 47′, però, Shannon, lasciato troppo solo dalla difesa, ha sbloccato la sfida. I leventinesi non hanno mollato, riversandosi in avanti, prendendosi anche il rischio di incassare la seconda rete a causa degli spazi che gioco forza hanno lasciato agli avversari. A un minuto dal termine Matt D’Agostini ha bagnato il debutto con la sua prima rete, mandando tutti all’overtime.
I supplementari sono però durati appena 20”, con lo Zurigo bravo a portare a casa la vittoria con Wick.
Kossmann ha però visto un buon Ambrì, organizzato in difesa e volenteroso in attacco, pur se poco concreto.

Alla Resega, il Lugano affrontava in Europa il Mannheim. Hanno sfoderato un primo tempo ricco di occasioni, almeno quattro e con diversi elementi, sprecando tre superiorità numeriche, contro l’andamento del gioco, il vantaggio ospite, con Wolf in power play.
Nella ripresa, i tedeschi sono scesi sul ghiaccio con un altro piglio e hanno assaltato a lungo la porta di Merzlinkins, legittimando il gol di vantaggio. Un’azione di Bertaggia alla mezz’ora è però valsa il pari, ancora una volta un gol arrivato per la compagine che stava soffrendo. Sei minuti dopo, Brunner ha finalmente sfruttato la superiorità numerica, portando avanti i suoi. Il Mannheim, colpito, ha abbassato un po’ i ritmi ma ha avuto la fortuna dalla sua, perché un rimbalzo sulla balaustra ha favorito il pari di MacMurchy.
Al via del terzo tempo, hanno siglato la terza marcatura con Kink. Il Lugano ha anche perso Vauclair per infortunio (si teme un lungo stop) e pareva non avere più argomento, quando proprio allo scadere il nuovo acquisto Zackrisson ha risolto in rete una mischia.
Overtime, e i bianconeri, di nuovo in partita, hanno conquistato la vittoria grazie a Klasen dopo soli 3′, regalandosi il primo posto nel gruppo C.

E venerdì sarà derby…

Foto tratta dal profilo Facebook ufficiale dell’HC Lugano


Svizzera, che esordio! Battuti i campioni d’Europa

I rossocrociati passano in vantaggio alla prima vera occasione con Embolo e raddoppiano con una bella azione di Seferovic e Mehmedi. Il Portogallo attacca per tutto il secondo tempo invano

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BASILEA – Un esordio da far tremare i polsi, contro i freschi campioni d’Europa. La Svizzera lo ha affrontato nel modo migliore, mettendo in campo cinismo quando serviva, tanto da siglare due reti nel primo tempo, e sapendo soffrire il ritorno del Portogallo. È la vittoria, 2-0, di una difesa solida.

I primi 20′ sono stati di marca più portoghese che rossocrociata, ma al 23′, quando su una punizione di Rodriguez Rui Patricio si è fatto sfuggire il pallone Embolo si è fatto trovare nel posto giusto al momento giusto, facilitato anche dalla difesa, che non lo ha marcato a dovere. Comunque, Svizzera avanti e brava a mostrare una ripartenza perfetta, con Seferovic che ha lanciato Mehmedi, che ha siglato il 2-0. Bella l’azione, veloce e ficcante, ancora una volta i difensore portoghesi non hanno brillato, lasciando Mehmedi libero di calciare.
Nella ripresa, il Portogallo ha tentato il tutto per tutto, inserendo dapprima Joa Mario, Silva e poi anche Quaresma (Cristiano Ronaldo è convalescente dall’infortunio al ginocchio rimediato nella finale europea). Ha giocato per la maggior parte del tempo nella metà campo svizzera, provando in ogni modo a colpire: coi tiri da fuori, con i cross, con le azioni, andando a cozzare contro una generosa retroguardia. Pur con qualche affanno, i rossocrociati hanno tenuto, rendendosi anche pericolosi con Dzemaili e tremando veramente solo su un palo colpito da Nani.

La vittoria permette di partire al meglio nella corsa verso i mondiali russi. Battere i campioni d’Europa, e farlo in questo modo, con una difesa che ha retto a 45′ di assalto, ripartenze da manuale (nel primo tempo in particolare) e un attacco bravo a finalizzare le occasioni, non può che far sorridere.


Näser, fiducia e prudenza. «È presto per parlare di titolo, ma siamo ancor più equilibrati dell’anno scorso »

Fa le veci di Habisreutinger e ci presenta i nuovi acquisti. «Gardner sarà un leader, Sondell ci darà creatività, Zackrisson sa difendere il disco, da Bürgler ci aspettiamo le reti, Ronchetti ha fatto passi avanti»

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LUGANO – Il ds Roland Habisreutinger è in Canada, momentaneamente lo sostituisce Andy Näser, e con lui abbiamo parlato del Lugano che, dopo il secondo posto della stagione scorsa, parte con tante aspettative.

Quali sono le vostre sensazioni per il campionato che inizia?
«Direi sensazioni positive. La squadra ha lavorato abbastanza bene durante l’estate, nel precampionato quando contava, ovvero in Champions League, sono arrivati i risultati e siamo contenti di poter giocare ancora contro il Manheim per proseguire nella competizione. Poi siamo felici di cominciare il campionato venerdì.

Che indicazioni vi ha dato la Champions League?
«Il livello internazionale è sempre molto alto, le partite sono abbastanza intense e devi già giocare bene per ottenere dei risultati. Il gruppo in cui abbiamo giostrato noi è forte, abbiamo potuto fare delle esperienze nuove che ci possono servire per il campionato».

Anche questa competizione è dunque ora un obiettivo del Lugano?
«Sappiamo molto bene che la concorrenza è forte, sia in campionato che in Champions, ma ovviamente, se partecipiamo a una competizione, vogliamo vincere e arrivare il più lontano possibile, sempre tenendo conto degli avversari. È molto difficile, niente è scontato però proviamo a ottenere il miglior risultato possibile».

Ci parla dei nuovi arrivati?
«Sondell è un giocatore che può portare creatività al nostro gioco, ci può aiutare nel power play, dalla linea blu e nell’impostazione del gioco, ha un ottimo pattinaggio. Da Zackrisson, come gli altri stranieri, ci aspettiamo che siano dei leader e che trascinino la squadra. Lui è molto forte, sa difendere il disco anche in uno spazio limitato e quando c’è “traffico”, per cui sicuramente è un ottimo giocatore. Gardner con la sua altezza ci servirà tanto nel power play, il suo ruolo sarà probabilmente davanti alla porta. Molto importante sarà anche la sua esperienza, è un professionista al 100% e può dare un grande aiuto ai più giovani ed essere un leader della squadra, ne sono certo. Bürgler è un giocatore molto forte davanti alla porta, ci aspettiamo qualche rete. Poi abbiamo Ronchetti, che ha fatto un passo in avanti in confronto agli altri anni, giocando parecchio l’anno scorso, e ci aiuterà col gioco fisico che ci potrà portare».

Avete eliminato i punti deboli della passata stagione?
«Siamo ancora più equilibrati dell’anno scorso, ma anche noi cominciamo da zero punti, e la carta conta poco. Sappiamo di poter avere una buona squadra, però il ghiaccio che conta e qui sta il difficile.

Cosa vi aspettate dai vostri giovani? Avranno spazio?

«Da loro ci attendiamo un passo in avanti. Devono lavorare duro, il posto è garantito, non solo per loro. Un giovane deve fare dei progressi, lavorare tanto e far vedere di essere pronto per giocare in prima squadra».

Vi sentite fra i favoriti?
«Come ho già detto prima abbiamo messo assieme una squadra per avere successo. Sappiamo che il campionato è molto combattuto, ogni anno di più e secondo me non c’è un vero favorito. Ci sono cinque o sei squadre che possono giocare sullo stesso livello, non vedo un favorito».

Però puntate al titolo?

«Ripeto, non parliamo ancora del titolo, non sarebbe la parola giusta in questo momento della stagione. Cominciamo da zero punti, dobbiamo fare passo dopo passo per perfezionare il nostro gioco. Il campionato è molto lungo e possono succedere tante cose, sarebbe sbagliato di parlare di titolo ora».

Affronterete presto l’Ambrì, un vantaggio o uno svantaggio? Ce la faranno a arrivare ai playoff?
«Penso sia un vantaggio per entrambe, un derby è sempre bellissimo da giocare, porta tante emozioni e lancia immediatamente il campionato. Spero per loro che arrivino ai playoff, è una squadra più forte dell’anno scorso, ha fatto degli ottimi acquisti e può entrare assolutamente nelle prime otto. Ribadisco, la stagione è lunga, ma le premesse per far meglio dello scorso anno per loro ci sono. Con poche risorse hanno costruito una buona squadra? È un discorso che non mi piace, è relativo. Ci sono anche altre squadre che devono combattere, le finanze sono un fattore ma se una piccola squadra lavora bene insieme può raggiungere un obiettivo importante».


I “miracoli” di Zanatta. «A D’Agostini ho parlato della sua parte italiana. Tifoseria eccezionale»

L’Ambrì si prepara a una stagione in cui punta ai playoff… e oltre. «Nessuna squadra parte non per vincere. Invidio chi si è preparato con la Champions League, ma il budget non è tutto».

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AMBRÌ – Sulla pista degli Zurigo Lions, parte domani il campionato dell’Ambrì. L’obiettivo? Come sempre, raggiungere i playoff, mancati negli ultimi anni, e poi… La società leventinese, ripartendo da Kossmann, ha effettuato acquisti di rilievo. Abbiamo parlato della stagione al via con il direttore sportivo Ivano Zanatta.

Come sono le sensazioni alla vigilia del campionato?
«La preparazione è stata fatta bene. Gli allenatori hanno voluto fare un certo numero di amichevoli pre campionato, la situazione è tranquilla. Sappiamo di partire contro una squadra che ha giocato in Champions League, e non ci possiamo far niente. Piacerebbe a me poter avere una preparazione con quattro sfide di Champions alle spalle, nelle amichevoli spesso è difficile motivare i giocatori mentre in quel caso non serve farlo, le partite parlano da sé e chi partecipa deve giocare un buon hockey già ad agosto. Invece per le amichevoli è sempre stato così, ogni anno e per tutte le squadre».

I tifosi dicono che Zanatta, coi mezzi limitati dell’Ambrì, ha fatto un miracolo…
«(ride, ndr). Di me non parlo, faccio quello che posso, qualsiasi cosa per dare un valore aggiunto alla squadra per farla più competitiva possibile e aiutare la società. Ora siamo dovuti correre ai ripari dopo l’infortunio di Hall, la società sta facendo la sua parte con i giusti sforzi, adesso lasciamo giocare la squadra. Quando ci sono dei limiti in un reparto si deve compensare, sempre tenendo conto della dimensione finanziaria che non è una sorpresa. Ai candidati per venire qui bisognava far capire la parte sportiva del progetto, ma anche quelle legate alla zona, alla tifoserie e al nuovo stadio: abbiamo un obiettivo sportivo e societario. Ho giocato tutte le mie carte per far venire i giocatori…»

Appunto, se si può dire, che argomenti ha usato per convincere D’Agostini e Peltonen?
«Ho legato la storia di D’Agostini alla mia, quando sono venuto dal Canada, dicendogli “qui sentirai la tua parte italiana, non so spiegarti questa strana sensazione ma sarà come aver sempre fatto parte di questa terra e di questa gente”. E lui in effetti ogni giorno scopre qualcosa di nuovo, e questa parte sta uscendo. Conoscevo già bene Pesonen, nel passato ho fatto una certa esperienza con i finlandesi, con cui ho un certo feeling. E ci ha aiutato molto Mäenpää a portarlo verso di noi».

Vi mancheranno i ticinesi, partiti Pestoni e Grassi?
«Sì, purtroppo non abbiamo voluto noi che fosse così, sono cose che succedono. Vediamo cosa ci porterà il futuro. Giovani ticinesi? Se emergeranno sarà meritocrazia».

C’è un po’ la sensazione che, se non ce la fate quest’anno con questi giocatori, poi sarà dura. Concorda?
«Un ultimatum non si dà mai, non è mai finita e non è mai l’ultima chance. Eravamo fiduciosi anche l’anno scorso, abbiamo fallito l’obiettivo per un punto ma non è comunque tutto da buttare, abbiamo costruito su certi aspetti, soprattutto sulla mentalità e sul giocare tutte le partite con la possibilità di farcela».

Non puntate solo ad arrivare ai playoff, giusto?
«Vorrei capire quale squadra comincia un campionato senza pensare di vincerlo. Esatto, nessuna, e non vedo perché dovremmo essere un’eccezione noi. Lo sport è bello perché non è la parte economica a decidere per forza, ogni tanto salta fuori la sorpresa, basti vedere l’Islanda nel calcio. Ci sono delle eccezioni alla regola, si parte da zero ed esse vanno costruite nell’arco dell’anno con le vittorie e soprattutto nelle sconfitte, dove bisogna stare uniti e lottare».

La tifoseria si aspetta molto, è un peso per voi?
«Immagino che la tifoseria abbia voglia di vedere una squadra che abbia successo, mi sembra normale. La tifoseria biancoblu è a dir poco eccezionale, supporta la squadra in tutti i momenti e in tutte le maniere. Le aspettative sono quelle giuste, di far bene, e do per scontato che loro ci daranno il massimo supporto, questo è importante».

Affronterete quasi subito il Lugano, reduce dalla Champions. Un vantaggio o era meglio incontrarli dopo?
«Come detto, le sfide di Champions hanno tutto un altro valore, non va simulata l’importanza in un’amichevole, ma si deve solo far l’ingaggio e giocare, con attenzione ai dettagli e ai particolari. Per chi può partecipare, per merito suo ovviamente, ha questo vantaggio ed è giusto che sia così. Il derby presto? Prima o dopo non conta, è una data e bisogna rispettare il calendario».

Come vede i bianconeri?
«Il Lugano quest’anno si è rafforzato, hanno confermato i due portieri, che sono solidi, ed hanno portato Gardener che dà un valore al 5vs4, Zackrisson lo conosco. Li vedo come una squadra completa con pochi punti deboli».


Locarno, è rimonta. Il Bellinzona pareggia il secondo derby

Seconda sfida stagionale fra due ticinesi in Prima Lega. I granata scappano con Forzano, raggiunti nel finale da Osmani

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LOCARNO – Secondo derby stagionale tutto ticinese in Prima Lega Classic, e secondo pareggio. Protagonista, ancora una volta, il Bellinzona, che ha impattato 1-1 col Locarno. Bravi i bianchi a rimontare nel finale.

I granata erano reduci dalla prima sconfitta nel torneo, e da molto tempo a questa parte, i verbanesi da una rotonda vittoria. Entusiasmo e partecipazione di pubblico al Lido, che però per vedere un gol ha dovuto attendere sin quasi alla fine del primo tempo: era il 44′ quando un siluro di Forzano da 25 metri ha portato avanti i granata.
Nella ripresa, quando la vittoria sembrava in tasca, il Locarno ha trovato l’1-1 con Osmani. Era l’87’ e il risultato non è più cambiato.

Il Locarno ha raccolto dei fondi da destinare ai terremotati del Centro Italia.


Chiasso, il pari dopo la sofferenza

I rossoblù vanno sotto subito col Servette e subiscono un vero e proprio arrembaggio, poi nei minuti finali mandano in rete il giovane Franzese, all’esordio

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GINEVRA – Il Chiasso strappa un pari a pochissimi minuti dalla fine, dopo essere stato dominato per tutta la partita dal Servette. L’1-1 muove la classifica e soprattutto fa morale.

Dopo soli 2′ i ginevrini sono passati in vantaggio con Nsame, bravo a mettere in rete un pallone vacante. Ed è cominciato un vero e proprio dominio dei padroni di casa, che hanno avuto moltissime e clamorose occasioni ma non sono riusciti a raddoppiare, col Chiasso aggrappato al risultato e che ha cambiatro tre volte il modulo. È mancato il cinismo, forse, ad un bel Servette, fermato anche dal palo a inzio ripresa. Cosi alla fine il giovanissimo Franzese, messo in campo da Scienza, coraggiosamente, al posto di un difensore ancora nel primo tempo e all’esordio, ha trovato il pari, immeritato, insperato, ma pesante: la prova che la filosofia del non mollare mai è giusta.


Lugano, sempre Alioski. Il Mendrisio e il Locarno volano, stop per il Bellinzona

I bianconeri vanno sotto col Losanna in casa poi rimontano, vittorie larghe per momò e bianchi (con triplette di Sarr e Bilinovac), i granata cadono al Comunale col Gossau

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LUGANO/MENDRISIO/BELLINZONA/LOCARNO Pari che non lascia del tutto contenti i bianconeri per il Lugano (1-1 in casa col Losanna), continua a volare il Mendrisio, (addirittura 4-1 conto il Seefeld), cade a sorpresa il Bellinzona mentre vince largamente anche il Locarno (5-0 al Red Star).

A Cornaredo il Lugano aveva vinto solo una partita, e affrontare la neopromossa Losanna, partita bene, era un’occasione per migliorare davanti al >proprio pubblico. I bianconeri sono partiti bene, subito padroni del gioco, con Mizrachi che al quarto d’ora si è mangiato una clamorosa occasione per passare in vantaggio. Ci ha provato anche Mariani, al rientro dagli spogliatoi è però arrivata la doccia fredda, col Losanna con Campo ha trovato l’inaspettato vantaggio. E i ragazzi di Manzo sono andati un po’ in difficoltà, riuscendo ad agguantare il pari grazie a uno spunto personale del solito Alioski, ma rischiando di capitolare di nuovo nel finale, quando Mariani ha salvato sulla linea una rete praticamente fatta di Pak.

Continua l’ottimo periodo del Mendrisio, reduce dal pari col Bellinzona. Di fronte al pubblico casalingo, ha ottenuto una larga vittoria contro il Seefeld, grazie ad una tripletta del nuovo arrivato Sar, attaccante su cui la dirigenza punta molto, e al sigillo di Vinatzer. L’aldoadesino è ormai quasi sempre presente sul tabellino dei marcatori, oggi è andato in gol su rigore.

Il Bellinzona invece sul proprio terreno ha conosciuto la prima sconfitta nella nuova categoria. Il Gossau ha espugnato il Comunale passando in vantaggio già al 12′ del primo tempo.

Il Locarno, alla prima stagionale al Lido, ha regalato ai suoi tifosi una netta vittoria. Nei primi 45′ ci è voluto un rigore per permettere ai bianchi di portarsi avanti con Bilinovac, ma poi nella ripresa hanno dilagato. Subito al rientro dagli spogliatoi ha segnato Calic, poi Bilinovac ha messo a segno la doppietta personale prima del gol di Zikvo. Non contento, il centrocampista ha trovato anche la tripletta, portando (metaforicamente) a casa il pallone.

Nella foto, tratta dal profilo Facebook ufficiale del Mendrisio, la gioia a fine partits


Giancarlo Dionisio, «le mie olimpiadi di melassa e storie straordinarie. Ma a Rio resteranno soprattutto i debiti»

Il giornalista rivive i giochi, tra i sorrisi dei brasiliani e gli impianti vicino alla favelas. «I quattro canottiere sono straordinari, metto gli oro di Cancellara e Schurter sulle stesso piano. Heidi imbarazzata…»

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BELLINZONA – Una chiacchierata che si prolunga e tocca amicizia, rapporti lavorativi, giornalismo, sport: una degna e piacevole conclusione, in fondo, del discorso iniziale. Le olimpiadi dovrebbero racchiudere tutto questo: valori, sport, nazionalismo, allegria. Il giornalista della RSI Giancarlo Dionisio ci racconta come ha vissuto la kermesse a cinque cerchi di Rio.

Che esperienza è stata?
«In termini assoluti un’olimpiade è sempre un fenomeno interessante, anche se è un po’ ruffiano. Si parte con l’intenzione di essere graffianti e raccontare le cose come stanno, con le contraddizioni in ambito sportivo e ambientale, poi si viene invischiati in questo clima di melassa. Tutto è bello, tutti sono buoni, tutti si vogliono bene, anche se poi un atleta egiziano si rifiuta di stringere la mano a uno israeliano, e si resta un po’ narcotizzati. In termini specifici rispetto ad altre olimpiadi, è stata la più faticosa, non per il lavoro ma perché si percepiva una grossa disorganizzazione. I brasiliani hanno fatti grandi sacrifici, infatti ci sono state alcune proteste, penso fuori da Maracanà o a gruppi cristiani che si opponevano ai giochi. Dovranno pagare per me un forte pedaggio per i mondiali e le olimpiadi in due anni, e non capisco le due assegnazioni così vicini».

Che cosa resterà a Rio dei giochi olimpici?
«Resteranno soprattutto i debiti. In particolare, per le infrastrutture. Penso allo stadio olimpico di Londra, che poi sarebbe diventato quello del West Ham. Invece qui era decentrato dal cuore dei giochi, vicino a delle favelas, tanto è vero che i colleghi che si occupavano di atletica venivano trasportati e accompagnati con un pulmino. A cosa servirà poi questo stadio? E quelli della ginnastica, del basket eccetera non mi hanno dato l’impressione della modularità: a Londra hanno costruito, poniamo, a dimensione 10, con la possibilità di smontare e di rimontare a dimensione 5 da un’altra parte. A Rio ho visto tanto cemento, costruzioni stabili. Lo stesso si può dire per la pista di mountain bike o di bmx, a tre quarti d’ora fuori dalla città, in un contesto di favelas. Le gare, infatti, erano presidiate dall’esercito coi mitra. E pensano di aver visto tutto a Sochi…»

Quali sono i momenti sportivi che ricorderemo?
«A livello svizzero, personalmente, l’aver raccontato l’ultima grande gara di Cancellara (con lui in foto) è un motivo di soddisfazione, così come il primo oro di Schurter, urlare e cantare il suo oro è stato un orgoglio. Come tipo di impresa li metterei sullo stesso piano, Cancellara lo seguo da quando era campione europeo juniores e dunque l’ho vissuto con coinvolgimento emotivo maggiore. In termini generali, i due grandi personaggi sono stati Phelps e Bolt: hanno polarizzato l’attenzione di tv, media locali e gente. Per le loro finali, per esempio, serviva un ticket supplementare.

Poi ci sono le storie particolari che restano nel cuore, vero?
«Ero in sala a vedere le finali di taekwondo e c’era la finale tra un inglese, favoritissimo, e l’ivoriano Cheick Sallah Junior Cisse, adottato dal pubblico, che lo incitato dall’inizio alla fine. A un secondo dal termine, l’inglese, favorito e in vantaggio, invece di fare un passo indietro è rimasto lì, l’altro gli ha fatto il colpo giusto e ha ribaltato tutto. È stato il delirio, con il primo oro per la Costa D’Avorio, il ragazzo che saltava e piangeva, il pubblico felice. Oppure penso alla lottatrice giapponese, Kaori Icho, che aveva vinto a 20 anni la prima medaglia, e a tre secondi dalla fine ha vinto la quarta medaglia rimontando su una russa. Sono storie legate a sportivi di cui non si parla mai. Un alto bell’episodio è quello della tiratrice svizzera Heidi Diethelm Gerber che a 47 anni ha vinto la prima medaglia, si vedeva che era imbarazzata! A 43 anni ha partecipato per la prima volta alle olimpiadi, ora ha vinto. Mi è capitato anche di intervistare i quattro canottieri, uno sport che non conoscevo. Ho scoperto quattro persone straordinarie, ragazzi che hanno studiato all’università, che sanno riflettere sulla vita, sul loro sport, sul loro futuro».

Nel villaggio olimpico c’è davvero un clima di amicizia di cui si magnifica?
«Premesso che per noi giornalisti il villaggio è off limits dall’attacco del 1972 a Monaco di Baviera, c’è solo un’area neutra in cui possiamo svolgere delle interviste, mentre per entrare nel vero villaggio c’è un momento in cui la delegazione invita per andare a realizzare un reportage. Si sente di tutto, della vendita esponenziale di preservativi, dove pare che facciano l’amore tutto il tempo, oppure di fratellanza, storie di big. Federer nella scora edizione era tra i più richiesti per le foto e i selfie. Che sia vera amicizia e non la melassa di cui parlavo non saprei. Sono comunque convinto che ci sia un clima che ti risucchia, i volontari ci mettono del loro, essendo istruiti per elargire abbracci, sorrisi e simpatia dalla mattina alla sera, con molti giovani soprattutto brasiliani. C’è un clima di “siamo tutti amici e siamo tutti uguali”… poi, vabbè… il giorno dopo la fine dei giochi di Sochi la Russia invase l’Ucraina».

Ha colpito la scena di atleti, ex dopati, fischiati dal pubblico (e criticati dagli avversari), cosa ne pensa?
«Vengo purtroppo da un ambiente, come quello del ciclismo, che ha vissuto un periodo di scandalo. Il pubblico ha dato una seconda chance a chi ha pagato, per esempio a Valverde, che è stato beccato con le mani nella marmellata, ha pagato ed è tornato a vincere, vedendosi riconosciuti classe e impegno. Altri sport, come nuoto, sci, atletica, hockey da noi, non sono mai state confrontate col fenomeno doping, con regimi molto più approssimativi rispetto al ciclismo. Dunque gli ex dopati sono visti come traditori, e il pubblico non perdona. A livello di pubblico, se posso aggiungere qualcosa, ho adorato i brasiliani, che nonostante una criminalità dilagante, sono dei tesori. Suona una musica, tu accenni due passi di danza perché trascina e loro subito fanno festa. Non mi è piaciuto però il tifo contro, il fatto di fischiare gli avversari. Per loro probabilmente è normale ed è fatto senza cattiveria, ma… ricordo l’atleta francese nel salto in alto subissato di fischi, anche sul podio quando era terminato secondo dopo l’atleta di casa».


Lugano, l’esordio alla Resega è amaro

I bianconeri partono bene e vanno in vantaggio, poi subiscono il ritorno del Tampere che pareggia nel secondo tempo e va a prendersi la vittoria nel terzo

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LUGANO – L’esordio casalingo non è andato come sperato per il Lugano, sconfitto alla Resega dal Tampere (o Tappara, che dir si voglia) per 3-1.

Galvanizzati dall’essere di nuovo davanti ai propri tifosi in una gara ufficiale, i bianconeri sono partiti bene, mostrando un buon gioco, con tanta intensità, per i primi 20′. Hanno anche sbloccato il risultato, come giusto per quanto visto sul ghiaccio, già al 6′ con Bürgler che, in situazione di superiorità numerica, ha approfittato di una respinta maldestra del portiere.
Ma nel secondo tempo i finlandesi hanno decisamente mutato ritmo, provando a mettere la sfida in equilibrio. Il Lugano pareva reggere quando ha incassato il pari di Rantakari (complice il pattino dello sfortunato Chiesa). Ad avere le occasioni migliori è stata però ancora la squadra padrona di casa, che ne ha fallite quattro nitide con Bürgler, con Martensson, con Brunner e con Klasen.
Nell’ultimo terzo, il Tampere ha mostrato di non accontentarsi del pari e di voler vincere, e ha trovato due reti in 6′ successione, con Ilomaki poco dopo il rientro e con Haapala al 48′, sufficienti per mettere ko i bianconeri, incapaci di riprendere in mano il pallino della sfida.

La Resega questa sera ribolliva di entusiasmo, con un pubblico che, dopo l’impresa sfiorata nella scorsa stagione e i propositi per questa, aveva voglia di riabbracciare i suoi uomini. Sicuramente, qualcosa di buono si è visto anche sul ghiaccio, e i tifosi sono un punto da cui ripartire.


Chiasso, questa è casa mia… ma qui non comando io

I rossoblù perdono uno scontro diretto col Le Mont. Prima vanno in vantaggio con Mujic, poi Guatelli si fa passare il pari fra le mani, nella ripresa i losannesi trovano il gol della vittoria

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CHIASSO – Sfortuna, errori, una fisicità che manca. E il campo di casa per il Chiasso sta divenendo un problema, dopo la terza sconfitta in tre partite. Questa volta a passare al Riva IV è il Le Mont, una diretta concorrente per la salvezza, che si impone 2-1.

Questo Chiasso, che si sta costruendo a poco a poco fra mille difficoltà, ha un attaccante che davanti la butta sempre dentro, oltre a fare un gran lavoro sporco: Deniz Mujic dopo soli 5′ ha portato avanti i suoi su assist del giovane Lagrotteria. Poi Guatelli, 3′ dopo, ha combinato un pasticcio lasciandosi passare fra le mani un cross sballato di Mobulu, valso l’1-1. Il Chiasso si è creato due chance per riportarsi avanti, con Simic (che unitamente a Rauti e Milosavljevic si è fatto sovrastare dal centrocampo fisico del Le Mont) il cui rasoterra ha attraversato lo specchio della porta, e con un colpo di testa di Urtic finito alto.
Al rientro, Sessolo si è liberato di tre marcatori e ha battuto Guatelli, ancora insicuro. E il Chiasso è andato il tilt, senza più riuscire a impensierire il Le Mont, rischiando anche di subire il 3-1 e salvato da palo e traversa nella stessa azione. Solo uno spunto di Padula, non abbastanza smaliziato da cadere in area, poteva valere qualcosa in più della terza sconfitta davanti ai propri tifosi.


Lugano, il Basilea è troppo forte. Emozionante pari tra Bellinzona e Mendrisio

I bianconeri vanno sotto a un minuto dalla pausa, poi nella ripresa i renani dilagano. Quattro reti nel derby, il Locarno invece perde in trasferta

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BASILEA/BELLINZONA/SEEFELD – Sfida difficile e sconfitta pesante per il Lugano sul campo del fortissimo Basilea (4-1), pari nel derby ticinese di Prima Lega (2-2 fra Bellinzona e Mendrisio), perde il Locarno (2-0 a Seefeld).

Chi dice calcio svizzero, negli anni, dice Basilea: un dominio incontrastato da quasi un decennio. Pensare di andare a vincere al Sankt Joakob non è mai semplice, anzi è un’impresa. Il Lugano è comunque sceso in campo deciso a fare bella figura, e pur subendo il gioco avversario, nel primo tempo ha retto bene, facendosi vedere anche qualche volta in avanti. Attacco dove debuttava Rosseti, molti atteso. A un minuto dalla fine della prima frazione ecco l’episodio che ha deciso di fatto la sfida. Suchy su un corner ha infatti punito un’uscita non delle migliori di Salvi portando in vantaggio i suoi. A inizio ripresa, cinicamente il Basilea ha sfruttasto il momento di sbandamento del Lugano, raddoppiando con Steffen e dilagando poi, con la partita ormai saldamente in mano, con Doumbia e Lang. Nota positiva per Manzo il debutto di Rosseti, autore del definitivo 4-1.

C’era molta attesa per il primo derby ticinese della stagione, con Bellinzona e Mendrisio ad affrontarsi al Comunale nonostante la pioggia caduta in giornata. È stata una sfida con capovolgimenti di risultato e colpi di scena. A dieci minuti dal termine un rigore ha sbloccato il match a favore dei granata, in gol il bomber Magnetti. Al rientro dagli spogliatoi Mascazzini con una bella punizione ha ristabilito la parità, salvo poi vedersi comminare il secondo giallo per eccessiva esultanza. Anche in dieci, il Mendrisio all’83’ ha trovato l’allungo con il nuovo acquisto Sarr. Finita? I granata non ci stavano a perdere e allo scadere, ovvero al 92′, con Sergi.

Continua il momento negativo del Locarno, alla seconda sconfitta filata. A Seefeld, i bianchi sono andati sotto dopo soi 10′ e non hanno più saputo raddrizzare le sorti della sfida, incassando il raddoppio poco prima della pausa.

Foto tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano


Patelli-Gatti, a voi. «Temiamo le loro forza e voglia». «Saremo entrambe protagoniste»

Alle 19 al Comunale va in scena la sfida fra Bellinzona e Mendrisio. I due tecnici concordano, è troppo presto per parlare di partita di alta classifica ma sarà una serata diversa dalle altre

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BELLINZONA – Peccato solo per la meteo: dopo svariati giorni di bello, per il derby Bellinzona-Mendrisio il cielo non promette nulla di buono, anche se la sfida è stata confermata alle 17 da un sopralluogo dell’arbitro. Poche ore prima del primo derby ticinese di Prima Lega Classic abbiamo parlato coi due tecnici, Roberto Gatti e Simone Patelli.

Come arriva la vostra squadra a questa partita?
Patelli: «A questo derby arriviamo pronti… con qualche assenza ma senza alibi».
Gatti: «È stata una settimana tranquilla, come per la preparazione di ogni altra sfida. Chiaramente il derby è più semplice da preparare, si hanno motivazione e voglia di giocare! È una partita importante ma vale comunque tre punti».

Cosa significa per la vostra squadra?
Patelli: «Per il Bellinzona sarà un altro difficile test per capire e conoscere questo campionato, sono tre punti importanti come per ogni partita».
Gatti: «Non va caricata troppo, sennò si rischia di essere nervosi e di prendere cartellini. Sarà una bella partita per noi, andando a giocare in un campo così importante, anche per i giocatori. È un derby contro una società storica del Ticino, è una sfida un pochino speciale e abbiamo voglia di viverla».

Entrambe venite da due vittorie, si può già parlare di sfida di alta classifica o è troppo presto?
Patelli: «È sbagliato affermare che sia di alta classifica, siamo solo alla nostra seconda giornata di campionato e le prime vere indicazioni si avranno più avanti».
Gatti: «È un po’ prematuro. Sono due squadre sicuramente competitive. Poi bisognerà vedere se vi sono altre formazioni meglio attrezzate però credo che Bellinzona e Mendrisio durante tutto l’anno potranno giocare per i primi posti. Non è una partita di alta classifica, ma fra due squadre che hanno cominciato molto bene e che dunque può già dire qualcosa, anche se è troppo presto per dire chi potrà ambire all’alta classifica».

Vincerla può essere un modo di mostrare che in Ticino c’è anche il Mendrisio?
Gatti: «La società è molto seria e organizzata e sta facendo bene, quando hai le basi forti puoi lavorare bene pe avere un futuro importante. Mendrisio è una cittadina importante, quando giochiamo in casa c’è sempre un bel pubblico pertanto vogliamo mostrare di poter andare a Bellinzona a giocarcela da protagonisti, poi il campo dirà se siamo più bravi noi o se lo sono loro».

Temete la voglia del Mendrisio di confrontarsi con voi?

Patelli: «Sono da anni nell’alta classifica della Prima Lega, quindi temiamo le loro forza e voglia».

Un motivo per venire allo stadio? Incoraggiamo gli indecisi…
Patelli: «Sarà una partita interessante, un derby davanti ai nostri tifosi!
Gatti: «Perché è una partita di Prima divisione ma è un derby importante e speriamo che lo diventi sempre più!»


Il Ticino è vincente!

I parlamentari ticinesi si impongono al Torneo Nazionale Parlamenti Cantonali, in una giornata che ha unito sport, politica e convivialità

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CHAM – Il nostro Cantone ai vertici della Svizzera. La squadra del Gran Consiglio ticinese oggi a Cham si è fatta onore, sbaragliando la concorrenza e vincendo il Torneo Nazionale Parlamenti Cantonali.

È stata una giornata fra convivialità e sport, un’occasione per politici di diversi partiti di ritrovarsi assieme lontano dalle discussioni e dai banchi del Parlamento. Un’esperienza che tutti i partecipanti hanno gradito, se è vero che con divertimento e ironia hanno documentato quasi live l’avvicinamento e il torneo stesso con foto e commenti.

Si è anche giocato, e questa mattina il Ticino ha passato il girone eliminatorio. Dopo uno 0-0 contro Appenzello, i ticinesi si sono scatenati rifilando quatto reti sia a Uri che a Svitto. Nei quarti è stato battuto il Lucerna, in semifinale il Vallese, due volte vincitore negli ultimi due anni, e in finale l’avversario è stato lo Svitto battuto in mattinata. È stato meno semplice, ma i parlamentari ticinesi hanno portato a casa la Coppa.

Nella foto, tratta dal profilo Facebook di Fabio Käppeli, la squadra


Lugano, è bella l’Europa!

Sotto di due reti al debutto europeo, i bianconeri rimontano il Manheim con i nuovi Zackrisson e Gardner, poi vincono con Brunner

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MANHEIM – Il cuore del Lugano è lo stesso della scorsa stagione: se l’inizio vuol dire qualcosa, i bianconeri possono sognare, dopo la prima e vincente rimonta in Champions League contro l’Adler di Mannheim (3-2).

Dopo soli 5′ i ragazzi di Shedden erano già in svantaggio di due gol, messi a segno da Wolf (3′) e Bittner (5′), ma non si sono scoraggiati. Hanno saputo reagire e prendere in mano il proprio destino.
C’era curiosità per gli acquisti, e proprio due di essi nel secondo tempo hanno rimesso nell’arco di 6′ il risultato in parità: ha accorciato Zackrisson al 29′, poi ha pareggiato Gardner al 35′.
Nel terzo finale, ci ha pensato un veterano come Brunner a siglare la rete della vittoria, in power play al 10′.

Il Lugano parte bene in Europa dunque!

Foto tratta dal profilo ufficiale Facebook dell’HC Lugano