Categoria: Sport

Dal Wohlen al Wohlen, riecco il Chiasso!

Contro il Wohlen, Regazzoni sbaglia un calcio di rigore ma nel finale è Dragan Mihajlovic a trovare il gol e regalare una vittoria che mancava da agosto

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CHIASSO – Quando vinse a Wohlen, con un secco 3-0, il Chiasso era primo della classe. Dopo 14 partite senza un successo, i rossoblù sono tornati a conquistare tre punti che servivano come ossigeno puro proprio contro gli argoviesi, che evidentemente portano fortuna: è un 1-0 sofferto ma pesantissimo.

Di fronte a un avversario con molte assenze, il Chiasso ha saputo tenere sempre le redini della partita, rischiando poco, ma mostrando di essere impaurito e condizionato dal bisogno di vittoria. Sintomatico che, giunta nei pressi dell’area, spesso la compagine di Camolese non tirava e cercava il gioco manovrato, perdendo palla. La difesa ha pagato la giornata non brillantissima di Ivic al centro, ma Guatelli non è mai stato impegnato, al contrario del suo opposto Kiassumbua, più volte sollecitato e migliore dei suoi.
Dopo qualche occasione soprattutto nel finale di primo tempo, nella ripresa il Chiasso ha spinto in modo più deciso sull’acceleratore. Regazzoni si è conquistato un calcio di rigore che ha calciato in modo troppo prevedibile per Kiassumbua che lo ha parato: la porta appariva stregata, ma a dieci minuti dal termine lo stesso Regazzoni ha dato una palla d’oro a Dragan Mihajlovic che l’ha trasformata nel gol decisivo.

Il fischio finale è liberatorio per tutto l’ambiente, con Camolese che coglie la prima vittoria e allontana le voci di esonero. Si diceva che vincendo una partita sarebbe cambiato il campionato del Chiasso: i tre punti sono arrivati, si vedrà se il peggio è alle spalle.

Una curiosità: per ora in rete sono andati solo i… Mihajlovic: due volte Dragan e, settimana scorsa, il nuovo acquisto Stefan.

Foto dal profilo ufficiale del Chiasso


Che reazione, l’Ambrì non molla

Dopo la sconfitta nel derby, i biancoblu vincono in modo convincente col Bienne e ritornano a vedere la zona play off

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AMBRÌ – Vincere per continuare a sperare. Non era facile, dopo la sconfitta di ieri. L’Ambrì, perso immeritatamente il derby, poteva crollare e dire addio definitivamente ai play off o rialzarsi e riprovarci. È riuscito a imboccare la seconda via, imponendosi nettamente 5-1 col fanalino di coda Bienne.

La partita è stata da subito, come era prevedibile, nella mani dei padroni di casa, che per sbloccarla hanno dovuto attendere però quasi 10′. Dopo la rete di Giroux, abile a battere il non perfetto portiere avversario, i leventinesi ci hanno messo meno di un minuto a raddoppiare e indirizzare il match come volevano, grazie a Bianchi. Con la sfida saldamente in mano, non sono riusciti a triplicare durante una superiorità numerica ma lo hanno fatto comunque prima della pausa con Emmerton.
Il Bienne, tornato sul ghiaccio, ha provato a reagire, però con un errore ha spianato la strada a Pestoni per il 4-0. Addirittura il 5-0 di Giroux è stato annullato dagli arbitri.
Nel terzo periodo, 20′ ormai inutili, Olausson ha siglato il gol della bandiera per gli ospiti. Prima della fine, c’è stato tempo per la marcatura di Mäenpää.

Non vincere oggi voleva dire salutare il sogno play off, che invece è ancora vivo, complici i risultati delle altre l’Ambrì ha gli stessi punti del Kloten ed è vicino al Losanna. Tutto ciò che ieri pareva perduto oggi è ancora possibile: ancora Bienne, e poi di nuovo il derby, per decidere al fotofinish il destino dei biancoblu.


Uno 0-0 poco… zemaniano

Pareggio a reti bianche fra Lugano e Zurigo a Cornaredo, coi bianconeri che contrariamente al solito non sono propositivi. È il primo punto del 2016

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LUGANO – Le squadre di Zeman difficilmente terminano le partite sullo 0-0, soprattutto senza tentare almeno di mostrare un gioco spumeggiante. Oggi è stata l’eccezione che conferma la regola: il punto contro lo Zurigo è stato il primo del 2016, ed è servito quanto meno a muovere la classifica.

A Cornaredo, lo Zurigo è stato superiore, ma entrambe le compagini sono apparse come bloccate. Ne è uscita una partita sterile e con poche occasioni, tre di marca ospite e una, ottima peraltro, di Culina, luganese. Poco bel gioco, poche trame zemaniane, ma più attenzione a non prenderle che intenzione di ferire.
Nella ripresa il copione non è cambiato, nonostante un po’ più di vivacità da parte di entrambe le contendenti, che si sono avviate verso un logico pareggio a reti bianche.

Un pari, in fondo, che serve a poco a entrambe, e forse fa più felice lo Zurigo, che mantiene invariate le pur minime distanze dall’ultimo posto. Vincere poteva significare per gli ospiti allontanarsi dal Lugano, che in caso di vittoria invece li avrebbe sopravanzati. Rimane così ultimo, in attesa del Vaduz. E chissà se questo punto poco zemaniano sarà una possibile svolta nel campionato.


Ambrì, i play off si allontanano. Lugano, che sgambetto!

I biancoblu vanno in vantaggio due volte, incassano reti nei momenti peggiori e si inchinano alla doppietta di Klasen. Entrare nei primi otto è sempre più difficile…

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LUGANO – Il Lugano fa lo sgambetto all’Ambrì, si regala una vittoria che conta poco per la classifica ma che fa felici squadra e tifosi dopo tre sconfitte di fila. Per i leventinesi questo 3-2 rischia di essere l’addio ai sogni play off.

Con la mente più sgombra e meno pressione, i bianconeri hanno preso subito il possesso del gioco, senza però concretizzare. Così alla prima vera occasione Fuchs ha portato avanti i suoi, che hanno poi retto senza eccessivi patemi sino alla pausa.
Dopo la pausa sul ghiaccio è tornato un Lugano più incisivo e determinato, che ha comunque dovuto attendere sin quasi alla seconda sirena per trovare la rete. Prima, tanto gioco e diverse imprecisioni, oltre ad alcune ripartenze concesse e non sfruttate dall’Ambrì. A siglare l’1-1, al 39′, è stato Pettersson.
L’essersi fatto raggiungere poteva essere fatale per gli ospiti, ma i ragazzi di Kossmann hanno avuto la forza di andare in vantaggio di nuovo con Sidler. Una svolta? Tutto faceva credere di sì, peccato per i biancoblu che dopo solo 12” il Lugano ha pareggiato di nuovo con Fazzini. L’Ambrì ha provato a premere, colpendo due pali: proprio dopo che uno di essi ha salvato Merzlinkins, Klasen, nel giorno del sue trentesimo compleanno, ha regalato il primo vantaggio della serata al Lugano. Mancavano 90” al termine, e i leventinesi non hanno più potuto rimontare, subendo anzi anche la quarta rete ancora ad opera di Klasen.

L’Ambrì esce dalla Resega a testa alta, dopo essersela giocata e aver meritato, in certi frangenti, di vincere, e aver subito gol nei momenti sbagliati, ovvero prima della seconda sirena, subito dopo la rete di Sidler e infine quando stava attaccando. Una consapevolezza che non rende meno amara la serata, con play off ormai lontani. Il Lugano fa festa, dopo aver mantenuto la promessa di non concedere nulla ai cugini.


Ambrì, il destino passa da Lugano

Ultime quattro partite di regolar season: col Lugano ormai quinto, l’Ambrì deve qualificarsi per i play off. Avversari? Due volte il Bienne, ma prima e dopo… i cugini

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LUGANO – Riprende il campionato di hockey, e lo fa col botto. È subito derby, il penultimo stagionale.

Il Lugano è partito malissimo, ha rimontato alla grande con Shedden ed ora si trova in un periodo interlocutorio: i play off, e ci mancherebbe, sono garantiti. Le posizioni nobili, invece, un po’ meno: l’obiettivo era essere nella top 4, e al momento appare difficilmente raggiungibile.

L’Ambrì parimenti ha iniziato col freno a mano tirato, Kossmann ha dato la scossa, ma la svolta non è mai arrivata veramente, perché i leventinesi arrancano tra il paradiso e l’inferno, sopra e sotto la riga.

Detto così, parrebbe decisamente un derby importante soprattutto per i biancoblù. Ironia della sorte, il Lugano si trova un pezzo di destino degli avversari storici di sempre nella mani. Batterli complicherebbe la loro corsa verso la top 8, perdere significherebbe continuare il momento no vissuto prima della pausa e rilanciare forse in modo importante l’Ambrì. In molti, sul fronte bianconero, hanno sentito la necessità di precisare come nessuno farà favori ai cugini, come se fosse necessario. Per i tifosi, vincere e estromettere i biancoblu dai play off sarebbe senza dubbio un bel regalo posticipato per i 75 anni.

Alla Valascia fanno sapere di non volere e di non attendersi sconti, anzi di voler far vedere di meritare un posto nei play off. Sarà l’ultima gara da leventinese alla Resega per Inti Pestoni, che di sicuro questo periodo lo sta vivendo in modo particolare, pronto a dire arrivederci alla squadra che lo ha cresciuto.

A Lugano, l’infermeria è affollata da Bertaggia, Chiesa e Brunner: nessuno rientrerà per il derby di stasera, segno che, in fondo, non è una partita così importante da rischiare gli infortunati. Il pensiero in casa bianconero è ormai rivolto ai play off, nessuno vuole forzare recuperi improvvisati e tutti cercheranno di non farsi male in queste ultime due settimane di regolar season. Ciò non significherà, ovviamente, sacrificare l’agonismo, soprattutto questa sera. La vigilia alla Resega è stata disturbata dall’interesse del Lulea per Linus Klasen, tanto che lo stesso General Manager degli svedesi ha dichiarato come non parlerà più di singoli per non destabilizzare i due spogliatoi.

Di mercato, nell’hockey, si parla sette giorni su sette, e nonostante sia tutto in bilico, le voci in casa biancoblù parlano di un Giroux che potrebbe non essere riconfermato e di un interesse del Berna per Mäenpää. Tutto è in stand by, comunque. Domani alla Valascia arriverà il fanalino di coda Bienne, ormai condannato e senza più nulla da dire. Sulla carta, dovrebbe essere una vittoria facile, da replicare poi in settimana sulla loro pista. Sei punti su cui, scaramanzia e imprevisti a parte, l’Ambrì dovrebbe poter contare se davvero vuole arrivare ai play off.

Ma perdere oggi, in un derby, in qualsiasi modo, potrebbe mettere i ragazzi di Kossmann in una situazione emotiva difficile, rendendo ardua anche una sfida sulla carta semplice. E due vittorie col Bienne potrebbero non bastare, perché l’ultima giornata propone, di nuovo, Ambrì contro Lugano.

Calcoli alla mano, il destino dei biancoblu è dunque nella mani del Lugano, o meglio, è nelle loro mani ma di fronte troverà l’avversario migliore e peggiore in questi momenti. Migliore perché è quello che sicuramente dà più stimoli, nella partita più sentita, perché in fondo, come detto, ha la testa già ai play off. Il peggiore perché può giocare senza eccessivi assilli di classifica e perché l’intenzione di sgambettare i cugini è forte.

Comunque vada, saranno due derby per cuori forti. Tifosi, in particolare dell’Ambrì, preparatevi.

Nella foto: l’ultimo derby alla Resega, giocato il 2 gennaio


«Non sono preoccupato, ma dobbiamo invertire subito la rotta. Col bel gioco i punti arriveranno»

Con Tosetti abbiamo analizzato la situazione in casa Lugano. «È una piccola crisi. Noi veterani dobbiamo aiutare i nuovi a inserirsi subito nei metodi di Zeman».

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LUGANO – Il calendario metteva il Lugano di fronte a due sfide salvezza, che i bianconeri hanno perso, trovandosi ultimi in classifica. Per discutere del momento della compagine di Zeman, abbiamo interpellato Matteo Tosetti, in gol con il Thun.

Possiamo parlare di un Lugano in crisi?
«È vero, forse è una piccola crisi. Abbiamo perso due scontri diretti e non è decisamente un buon segno, comunque non si devono fare drammi visto che mancano ancora sedici partite alla fine del campionato. Sappiamo che fatichiamo alla ripresa del campionato visto che svolgiamo una preparazione molto dura e i frutti si vedranno più avanti».

Non sembri preoccupato. Vincere questi due scontri diretti poteva dare un’altra dimensione al vostro campionato?
«Più che preoccupato sono deluso da come sono maturate le sconfitte, come tutta la squadra. C’è però grande voglia di riscatto, come è giusto che sia. Nulla è perduto, siamo ancora in corsa tranquillamente con moltissime partite da giocare, non vedo perché vedere la situazione come drammatica. È vero, dovevamo vincere queste due partite ma abbiamo dimostrato di poter far punti con tutte. Col Lugano ci siamo sempre complicati un po’ la vita, non abbiamo mai preso la via più semplice. Chiaramente vincendo col Vaduz potevamo aumentare il distacco a sette punti, ora invece li ritroviamo davanti a noi. Erano partite che valevano doppio e che non siamo riusciti a portare a casa, fa parte del calcio. Ciò che conta è rimanere uniti, continuare a lavorare, e cercare di dare una svolta a questo ritorno con punti preziosi, che potrebbero essere quelli già contro lo Zurigo».

Anche a livello di prestazioni, a Vaduz non avete giocato bene, mentre col Thun avete fatto vedere cose buone quando avete trovato la rete, concordi?
«Sotto l’aspetto del gioco nelle due partite giocate sinora abbiamo sempre fatto meglio dell’avversario. Siamo stati imprecisi a volte ma abbiamo creato trame non indifferenti ed anche occasioni non da poco, poi spetta a noi buttarla dentro. Facendo gol si danno carica e fiducia alla squadra, sono le emozioni che servono attualmente. Andare in vantaggio per primi, dato che siamo sempre finiti sotto, darebbe una spinta ulteriore».

Parlavi di preparazione dura, la state pagando molto? E il gioco di Zeman, molto offensivo, paga, calcolando che la vostra difesa ha commesso alcuni errori nelle prime due partite?
«Abbiamo svolto una preparazione dura ma sotto l’aspetto fisico non penso che siamo inferiori a nessuno, abbiamo lottato e corso sino all’ultimo. È più una questione di concentrazione, dettata un po’ dalla fatica, perché non è mai facile ricominciare un campionato dopo due mesi di pausa. Paghiamo all’inizio per poi uscire fra qualche settimana, come accaduto all’andata. Cerchiamo di partire sempre meglio, ma siamo stati sfortunati e un po’ disattenti. Dobbiamo comunque invertire subito la rotta perché perdendo altre partite la situazione potrebbe complicarsi e non di poco. Per quanto riguarda il gioco di Zeman, non possiamo incriminare la difesa, siamo sempre scesi in campo come squadra e non va accusato nessun reparto, la fase difensiva parte anche da noi attaccanti. Questo tipo di gioco ha portato tanti punti come magari ce ne ha fatti perdere alcuni, ma abbiamo sempre dimostrato di essere alla pari o superiori agli altri. È molto più bello e stimolante per noi giocatori proporre un calcio simile rispetto a chiudersi in difesa per il pari cercando palle lunghe, secondo me con le trame e il bel gioco i punti arriveranno come all’andata».

Voi ticinesi assieme ai veterani potete assumere il ruolo di guida per i nuovi arrivati?
«Dobbiamo inserirli nel nostro gruppo, che è fantastico, tener tutti uniti e far capire ai nuovi la nostra mentalità, Lugano, la piazza e ciò che si aspettano i tifosi. Sono arrivati parecchi giocatori nuovi ed è compito nostro metterli a loro agio per averli subito a disposizione, perché sappiamo che i metodi di Zeman sono diversi da quelli di qualsiasi altro allenatore e che ci vuole un po’ di tempo ad assimilarli: con l’aiuto dei compagni questo periodo può essere dimezzato».


«Le prestazioni ci sono. Non ho mai detto di volere 12 giocatori nuovi»

Giancarlo Camolese analizza il momento del suo Chiasso. «Giochiamo ma non facciamo punti, questo ci infastidisce. Ora sono tutte decisive»

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CHIASSO – Un Chiasso in crisi di risultati, di gioco… a metà. Al Riva IV, dopo due sconfitte e l’ultimo posto, c’è la consapevolezza che le prove d’appello stanno finendo, e come ha detto Dragan Mihajlovic al sito ufficiale della società, «se pensiamo che la situazione si potrà risolvere tra due, tre o cinque giornate abbiamo già sbagliato». Dopo 14 partite senza vittorie, occorre cambiare il trend. Ne abbiamo parlato col tecnico Giancarlo Camolese

Mister, possiamo parlare di crisi?
«Sicuramente non stiamo vivendo un bel momento sotto il profilo dei risultati, anche se le prestazioni ci sono state e non sono bastate. Questa è la cosa che ci dà più fastidio».

Se le prestazioni ci sono, che cosa bisogna fare per uscire da questa impasse?
«Si deve moltiplicare l’attenzione, crederci ancora di più, non concedere assolutamente niente agli avversari, cercare di essere ancor più attenti e concentrati di quanto siamo stati sinora, dato che evidentemente non è stato sufficiente. I ragazzi li vedo allenarsi bene, con la giusta intensità. Noi tutti vogliamo trovare una bella vittoria perché sappiamo che stiamo lavorando, e quando si vince siamo tutti gratificati. Mi aspetto sempre di conquistare punti quando scendiamo in campo, poi però bisogna fare i conti con gli avversari e con un po’ di sfortuna che qualche volta che ha penalizzato più di quanto meritassimo».

Quando arrivò, disse che la sua squadra si sarebbe visto da gennaio in poi. Questo è dunque il Chiasso di Camolese?
«Ho sempre detto che il Chiasso è dei suoi tifosi, di tutti quelli che ci lavorano. Qui c’era un progetto ed io vi sono andato dietro, perché quando le squadre sono costruire in un certo modo stravolgerle e cambiarle non è la cosa più indicata. La scelta è stata di potenziare ciò che c’era, cercando di aggiungere qualcosa. Un allenatore ha la sua squadra quando può programmare da inizio stagione, quando si entra in corsa si cerca di modificare il modificabile, tenendo fermo quanto di positivo c’è».

C’è stata una polemica legata a una sua presunta dichiarazione in cui diceva di volere 12 giocatori nuovi. L’ha detto davvero?
«Assolutamente no, è stata una battuta di Fabio Galante ad una domanda di un giornalista. Ha detto che come tutti gli allenatori anche Camolese vorrebbe Messi e Cristiano Ronaldo, è già stato chiarito. Ho sempre sostenuto, e non ho difficoltà a ribadirlo, che avevamo tre posti in contingente e abbiamo cercato di sfruttarli inserendo giocatori con caratteristiche diverse da quelle che c’erano già. Questo è il virgolettato di Camolese».

Forse, prendendo il posto di Schällibaum, non si aspettava un campionato così difficile, è vero?

«Quando si subentra non si sa mai esattamente cosa si trova, soprattutto in una situazione come quella di quest’anno (con l’addio di Schällibaum, ndr). Ho affermato più volte di essere contento di essere qui a Chiasso e di star facendo questa esperienza che mi sta insegnando cose nuove. Dal mio punto di vista sono felice di essere qui e farò di tutto per rimanerci il più a lungo possibile».

Col Wohlen è già decisiva?
«Sono sedici partite tutte decisive, col Wohlen è una di quelle. Si gioca sempre per la maglia che si indossa, per la società che ci ha dato fiducia, e vale per me come per i giocatori».

Prima della sfida interna con l’Aarau vi è stato il caso Monighetti, con la rissa al Rabadan.
«Non ci ha condizionato, perché tutti noi conosciamo Michele vedendolo tutti i giorni. Ha sbagliato, pagherà quel che deve poi la vita va avanti, dunque lo riabbracciamo, siamo contenti che sia qui con noi e che sia tornato a dare una mano al Chiasso. Vedremo se giocherà già col Wohlen, sono cose che vanno metabolizzate e digerite, sicuramente è un ragazzo positivo e ci darà il suo contributo in questa stagione».


Multa per Michele Monighetti. E una donazione alla Fondazione Damiano Tamagni

Confronto fra il calciatore ed il suo club, il FC Chiasso. Per Monighetti una multa, anche se l’entità non è stata precisata

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CHIASSO – Sarà multato dal suo club, il FC Chiasso, il calciatore Michele Monighetti, coinvolto l’ultima notte di carnevale a Bellinzona in una lite con un 24enne. A comunicarlo è stata la squadra stessa, che ha preso la decisione dopo essersi confrontata con Monighetti, non precisando tuttavia l’importo della multa. Il tutto malgrado – come spiegato a TicinoLibero dall’avv. Mario Branda – i fatti siano di fatto stati “derubricati” rispetto a quanto inizialmente ipotizzato.

Monighetti si renderà inoltre disponibile ad attività di formazione calcistica organizzate dal settore giovanile rossoblù. Il calciatore infine, in accordo e con l’appoggio del FC Chiasso, sosterrà con una donazione insieme alla società alla Fondazione Damiano Tamagni, al fine di sensibilizzare i giovani alla non violenza.


Lugano, una beffa. Chiasso ultimo

I bianconeri rimontano il Thun ma poi subiscono la rete decisiva al 92′. La doppietta dell’ex Nganga condanna un Chiasso dai due volti

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THUN/CHIASSO – Il 2016 è cominciato in modo tremendo per Lugano e Chiasso. I bianconeri, dopo la batosta subita dal Vaduz, cercavano la rivincita col Thun e invece perdono 2-1 con beffa e vedono i bernesi scappare in classifica. Il Chiasso addirittura si fa scavalcare dall’Aarau, che vince al Riva IV per 2-1.

Con in campo i nuovo Alioski, Rossi e il rientrante Malvino, il Lugano si impantanava da subito nel terreno reso pesante dalla pioggia, senza trovare le geometrie richieste dal gioco zemaniano. Il Thun senza strafare ha tenuto lontano i pericoli dalla propria porta ed è passato in vantaggio son un rigore calciato dall’ex locarnese Buess per fallo di Malvino.
Anche nel secondo tempo la sostanza non cambiava, e sino a tre quarti di partita i bernesi hanno gestito agevolmente. I bianconeri si sono trasformati con l’ingresso in campo di Tosetti e poi Crnigoj e sono cominciate ad arrivare finalmente le occasioni, da Bottani a Rossi sino al pareggio dello stesso Tosetti. Se una squadra dava l’impressione di poter vincere, era quella ospite, ma al 92′ il Thun, con un beffardo colpo di coda, ha trovato il 2-1 con Munsy abile a sfruttare un contropiede su palla persa.

Contro l’indimenticato ex Schällibaum, i rossoblù dovevano vincere per allungare. Diversamente da quanto successo a Neuchâtel, è entrata in campo una squadra determinata a fare risultato e apparsa in palla fisicamente. Una bella parata di Russo su Stefan Mihajlovic e una bomba di Ciarrocchi che ha colpito la traversa parlano di un primo tempo in cui i padroni di casa avrebbero meritato di più.
Nella ripresa, è tornato in campo un altro Chiasso, confermandosi, in modo inspiegabile, squadra dai due volti. Ne ha approfittato l’ex Ngana, mettendo a segno l’1-0. I ragazzi di Camolese non sono però sprofondati ed hanno reagito trovando quasi subito il pari col primo gol di Stefan Mihajlovic. Era il momento ideale per provare a vincere? Poteva, ma dopo neppure 2′ ancora Nganha ha riportato avanti i suoi. Gli attacchi, volenterosi ma confusi, chiassesi non hanno portato a nulla.

Il Lugano concede tre quarti di gara, ma perde nella maniera che più fa male, all’ultimo momento quando pareva poter fare qualcosa in più. Ed era il secondo scontro diretto in cui si doveva far risultato. Il Chiasso viene superato dall’Aarau ed è ora tristemente ultimo, imprigionato nell’eterno problema senza risposta di partite giocate a due volti.

Foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale del Lugano


L’avvocato di Monighetti, «vi spiego cos’è successo davvero»

Il legale nega che ci siano stati calci quando la vittima era a terra, che il calciatore abbia rubato una borsetta e che siano intervenute altre persone

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BELLINZONA – Si è molto parlato del pestaggio al Rabadan in cui è coinvolto il calciatore del Chiasso Michele Monighetti. Il suo avvocato, Mario Branda, per la prima volta ci racconta la versione del giocatore, sottolineando delle inesattezze della stampa.

Quali sarebbero queste inesattezze?
«In particolare ve ne sono tre. Non corrisponde a realtà, e i verbali e gli interrogatori condotti sinora lo dicono in modo chiaro, il fatto che Monighetti abbia colpito l’altra persona con dei calci quando essa era a terra. È una cosa importante. Non ha sottratto nessuna borsetta: quella che era a tracolla probabilmente non della ragazza ma dell’altro contendente è stata strappata nella colluttazione, e cadendo a terra qualcuno l’ha presa e portata via. Anche questo è emerso abbastanza chiaramente, la vittima stessa lo riconosce come qualcosa di molto probabile. Nessuno ha visto e Michele nega nel modo più assoluto di aver preso la borsetta di questa persona. Poi un’altra cosa importante è che, se né il mio cliente né la vittima dicono qualcosa di diverso, non è vero che altre persone hanno picchiato il contendente nella lite, era una cosa sostanzialmente tra loro due. È vero che Monighetti ha picchiato probabilmente di più ed anche più forte, però è una colluttazione tra loro, e vorrei dire che anche lui ha riportato delle escoriazioni e dei lividi. Ha sbagliato ma non era una cosa a senso unico».

Qual è la versione raccontata da Monighetti?
«Dopo che Michele aveva ripetutamente parlato con questa ragazza, che è la sua ex, quella sera l’ha rivista in compagnia della persona che era diventato il nuovo ragazzo di lei, anche se ora non stanno più insieme. Non è chiaro se si siano lasciati per questo ragazzo, Monighetti ha detto che si erano lasciati il mese di agosto e lei si era messa con questo tipo a settembre, fine settembre. Il calciatore quella sera ha parlato più volte con lei, sembrava che andassero ancora d’accordo e dopo un attimo l’ha vista di nuovo con l’altro, e non ci ha più visto. Non è comprensibile, però non è quel diavolo nero che è stato dipinto. Tra l’altro tutte le persone con cui ho parlato me lo hanno descritto come una persona tranquilla e sicuramente non attaccabrighe».

Da quanto si dice, il calciatore si è accorto subito dell’errore. Lei è stato contattato prima della denuncia da parte dell’altro?
«Quando siamo stati informati il ragazzo era già in polizia, e al termine dell’interrogatorio di polizia è stato deciso il suo fermo, revocato 24 ore dopo. Se si tratta di una cosa seria, uno rimane dentro per settimane e mesi, non viene rilasciato dopo un giorno.

In molti commenti si insinuava che Monighetti fosse ubriaco, è così?
«Lui dice di aver bevuto qualche birra ma non esageratamente. Era con degli amici ed erano sobri. Non risulta assolutamente nulla che non fosse alcool».

Crede che il fatto che lui sia un calciatore abbia pesato sul modo in cui è stata recepita la vicenda?
«Secondo me ha fatto sì che pagasse questo prezzo. Se non fosse stato un giocatore professionista nel calcio una cosa così finiva come una banalità da carnevale probabilmente. Non sarebbe stato arrestato se non fosse stato un calciatore? Non posso dirlo, non voglio dirlo, ma sicuramente non ci sarebbe stato questo tipo di reazione. È stato condannato da alcuni prima ancora di sapere come siano andate le cose, come a volte capita. Lui è dispiaciuto per quello che ha fatto e per l’altra persona, con cui si è scusato di sua spontanea volontà quando si sono incontrati al Ministero pubblico per il contradditorio. Mi pare che ci sia stata una reazione positiva dell’altro. Ritirare la denuncia? È troppo presto per parlare di una cosa di questo tipo. La ragazza non ha un ruolo di parte nel procedimento, solo eventualmente di testimone».

Dunque, di che cosa è accusato Monighetti? E lei come avvocato lo aiuterà anche a dirimere la sua posizione col Chiasso (che lo ha sospeso e non esclude la rescissione del contratto, ndr)?
«Fondamentalmente, alla luce di quello che è emerso, a questo punto di lesioni semplici. C’erano altri capi di imputazioni legati al presunto furto rispettivamente si parlava di rapina ma ora è caduto. Per quanto riguarda il Chiasso, mi dirà Michele se pensa che ci sia bisogno o se è una cosa che può gestire lui internamente con la società. So che ha già ripetutamente parlato con loro e che ci sarà un approfondimento, un chiarimento ulteriore, settimana prossima».


Il Chiasso sospende il giocatore

La società è in attesa di chiarire con il proprio tesserato quanto accaduto l’altra notte al Rabadan. Nessun fa nomi, ma gli indizi portano a Monighetti

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CHIASSO – Sospeso dall’attività sportiva finché non si sarà fatta chiarezza su quanto successo. Il Chiasso è in attesa di chiarire con il diretto interessato che cosa è accaduto l’altra notte al Rabadan.

Le voci che riguardavano il coinvolgimento di un giocatore rossoblù in un pestaggio avvenuto alle 3 a Bellinzona, probabilmente a causa della gelosia. La vittima, un 24enne, reo di aver parlato con la ex fidanzata dello sportivo, è finito in ospedale ed ha denunciato il fatto.

La società del Chiasso ha appreso la notizia dai media, e nel tardo pomeriggio di ieri per bocca di Riccardo Belotti ha detto che avrebbe fatto le verifiche necessarie e, se il caso, preso provvedimenti. Che sono arrivati questa mattina, con la sospensione.

Nel comunicato non si fanno nomi, come non ne sono apparsi in nessun atto ufficiale, ma diversi media e i frammenti di notizie trapelati conducono al terzino sinistro Michele Monighetti.


Auguri Lugano, 75 anni e una storia da proseguire

L’11 febbraio 1041 fu fondato il club reso grande dalla famiglia Mantegazza. E da Slettvoll, Bertaggia, Huras e… Ambrì, in una rivalità senza fine

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LUGANO – 75 anni di vittorie, sette titoli svizzeri, e emozioni. L’Hockey Club Lugano veniva fondato l’11 febbraio 1941 in una saletta del ristorante Apollo. Il primo presidente fu un giocatore della squadra di calcio della città (a riprova che la partnership che a volte le due maggiori società sportive tentano di perseguire non è proprio nata ieri…). La prime partite? Contro i cugini dell’Ambrì. Bianconeri e biancoblu, in fondo, sono due facce della stessa medaglia, quella dell’hockey ticinese, e nonostante sfottò e rivalità, una ha bisogno dell’altra.

Nei primi anni, la neonata squadra dee girare parecchio prima di trovare una collocazione stabile: dal laghetto di Muzzano a Loreto, da Noranco alla Rsega, nel 1957.

Per essere promossi in LNA, bisognerà attendere il trentesimo anniversario, neanche fosse stato fatto apposta. Prima di quella data, si era affermato il talento del portiere Alfio Molina, attualmente apprezzato commentatore. La permanenza nella massima serie dura però poco, e perché diventi stabile, col Lugano ai vertici, servirà l’arrivo come presidente di Geo Mantegazza. Era stato lui a progettare la Resega, ma ben presto diverrà una figura chiave della storia bianconera, così come l’attuale presidente dal 2011, sua figlia Vicky. Una famiglia, i Mantegazza, caratterizzata dall’amore per i colori bianconeri, che hanno fatto grandi.

Con alla guida Slettvoll, che tornerà più volte sulla panchina senza eguagliare i trionfali risultati della prima esperienza, sono arrivati î primi quattro titoli, negli anni ’80, così come la partecipazione alla Coppa Europa. Il Lugano fa ora parte a pieno titolo nel pantheon delle migliori dell’hockey svizzero.
Il decennio successivo è caratterizzato dall’ammodernamento della Resega e dal triste incidente a Pat Schafhauser, costretto su una sedia a rotelle, ma anche e soprattutto da uno scudetto che, siamo pronti a scommetterci, per i tifosi vale più di tutti gli altri. In finale infatti il Lugano ha affrontato l’Ambrî, appassionando e dividendo un intero cantone.

A inizio anni Duemila, per regalare il sesto titolo, arriva Larry Huras. Il settimo arriverà nel 2005/06, quando in contemporanea anche la sezione femminile delle Ladies, fondata nel 1990 e autentica fucina di vittorie (in dieci anni, cinque titoli e cinque finali perse).

È da allora che i bianconeri attendono un nuovo titolo. Anni buoni si sono susseguiti ad altri meno positivi, tante illusioni sono rimaste tali.

Chissà chi, fra i tifosi del Lugano, si ricorda quanto appena scritto. Tutti ricorderanno Bertaggia e Nummerlin, Näser e Peltonen, Vauclair e Conne, o gli allenatori, da Zanatta a Koleff, da Virta a Fischer, tanto per non citare solo gli storici. Magari tutti, magari solo alcuni. Oppure solo il presente, lo sventolio di bandiere in curva, la rivalità con l’Ambrì, il secondo posto alla Spengler, l’arrivo di Shedden. 75 anni che ognuna ha vissuto a modo suo e nel proprio periodo: oggi è il giorno dei «ti ricordi che», ma con un occhio sempre al ghiaccio.

Auguri, HCL!


Giulini, «Bellinzona, una ferita aperta. Potrei magari tornare nel calcio…»

Partendo dal precetto ripubblicato ai danni della Olosport, l’ex presidente ci parla a cuore aperto del fallimento granata e della sua missione nel mondo del pallone

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BELLINZONA – Lo Stato a ottobre ha emesso un precetto esecutivo nei confronti della Olosport SA, con sede a Lugano. L’amministratore delegato è Gabriele Giulini, e l’atto è stato ripubblicato, come accade per «persone con domicilio o sede ma irreperibili o che persistono a sottrarsi alla notificazione». Giulini, però, pochi giorni fa, aveva detto di non essersi mai nascosto, di essere a disposizione. In effetti, quando lo chiamiamo per saperne di più, risponde subito, disponibile e cordiale.

«Non so nulla di questa notizia uscita sulla stampa oggi, ha tutto in mano il mio avvocato. Se vuole può rivolgersi a lui che sta seguendo la mia parte giuridica, gliel’ho affidata. Chi mi cerca mi trova, come può vedere».

Dopo il chiarimento sulla Olosport, il discorso non può che scivolare sul Bellinzona, e Giulini appare un uomo ferito, che ha lasciato un pezzo di cuore in granata e nel calcio. «Provo grande affetto per Bellinzona e i ticinesi, nonostante tutto. Probabilmente per giudicarmi non c’erano abbastanza informazioni, se prima di scrivere la gente verificasse, ci sarebbe meno confusione».

Parla di poca informazione: allora diciamo da dove sono partiti i problemi del Bellinzona?
«I problemi purtroppo hanno una grande origine e non si possono risolvere con una conversazione telefonica. Ciò non significa che io mi tiri indietro, quanto accaduto è soprattutto responsabilità mia e non l’ho mai messo in dubbio. C’è anche da aggiungere che c’è gente a cui io avevo affidato delle responsabilità che dovrebbero prendersi le loro colpe. Hanno approfittato di me? È un libro molto triste, non apriamolo. Ci sono state tante cose che da fuori non si vedono, sono successe e ha poco senso riportarle alla luce. Ognuno risponderà alla propria coscienza».

Nonostante tutto, l’avventura nel calcio le ha lasciato qualcosa di positivo?
«Quando sento che un mio calciatore ha preso i libri in mano e sta concludendo gli studi, allora dico di sì. Volevo portare una filosofia nuova e in questo senso aver avuto risultati è molto positivo. Qualcuno ha raccolto il seme e ne sono contento, per il resto peccato non aver potuto portare a termine ciò che volevo, ma nella vita accadono imprevisti e io sono capitato in una serie di essi, tutti insieme. Alcuni potevano essere prevedibili e altri no, la responsabilità è mia, però certe volte nella vita ti capitano delle cose che non ti aspetti e che devi affrontare: io ho fatto quello che potevo sino all’ultimo. E non sempre si riesce, anche se si vorrebbe».

Tornando indietro, acquisterebbe ancora il Bellinzona?
«Sì, ma con l’esperienza che ho accumulato. Gestire una società non è facile, è un mestiere che si impara e a volte non si ha il tempo di farlo».

Si riferisce alla sua idea di calcio dove non è esclusa la cultura, vero?
«Io ci credo tanto. Il calcio businnes di adesso non mi piace proprio. La speranza è nei dilettanti. L’economia comanda tutte le nostre vite, è un discorso globale: lasciamo che lo faccia l’economia o vogliamo qualcos’altro che le governi?».

Ha dunque voglia di acquistare una squadra dilettantistica per realizzare i progetti non riusciti a Bellinzona?
«Sì, molta, e non è esclusa che lo faccia, una volta sistemate le mie pendenze col Bellinzona e personali. Il calcio è una passione che ho nel sangue. Dovrei trovare una società con ambizioni modeste, controllando le spese e stando lontano dai pescecani e procuratori magari si riesce a fare qualcosa di interessante».

Segue i granata?
«Per me è una ferita che si apre e sanguina. Lo seguo da lontano, ed è una sofferenza. Venire allo stadio? Bella domanda. Penso che ho dato molto e ho creduto molto nel progetto e non sono riuscito a portarlo a termine, quindi andrei incontro al mio fallimento personale. Razionalmente posso ammetterlo, ma dall’altra parte il cuore soffre».


Il compleanno è del Lugano ma fa festa lo Zurigo

Nel giorno in cui alla Resega si celebravano i 75 anni del club, i bianconeri hanno incassato una nettissima sconfitta

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LUGANO – Nel giorno in cui si celebravano i 75 anni del club, il Lugano non partecipa alla festa in suo onore e perde 4-0 dallo Zurigo, concludendo un weekend da incubo per l’hockey ticinese.

Dopo pochissimo i bianconeri sono stati trafitti dal giovane Matthews e non hanno saputo reagire, lasciando l’iniziativa agli avversari, che avrebbero meritato un passivo più ampio.
Il secondo gol è arrivato, e non ha stupito nessuno, a inizio secondo terzo, con Seger. Col passare dei minuti, i bianconeri non sono entrati in partita, nonostante un tentativo di mettere sul ghiaccio un po’ di verve e un palo di Walker.
L’ultimo tempo è stato di fato una formalità per lo Zurigo, andato a segno altre due volte con Cunti e Schäppi.

Si chiude un fine settimana che, dopo un periodo brillante, ha lasciato il Lugano a secco. Gli alibi che si giocava contro la prima della classe e le numerose assenze non sono sufficienti a giustificare una partita in cui di fatto c’è stata una squadra sola sulla pista della Resega. Un po’ di pausa non potrà che far bene.


Ambrì e Lugano, cosa fate? I sogni si allontanano

I luganesi vengono travolti dal Davos: ogni tentativo di rimonta è bloccato dagli avversari. I leventinesi trovano il pari col Losanna ma perdono di nuovo ai rigori

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DAVOS/LOSANNA – La top4 per il Lugano si allontana, la zona play off fa lo stesso con l’Ambrì: serataccia per le ticinesi, coi bianconeri sconfitti 6-3 a Davos e i biancoblu piegati dopo i rigori dal Losanna.

Si è visto subito che il Lugano questa sera non era sceso sul ghiaccio: disattenta e non pungente, la squadra di Shedden ha incassato due reti in 6′ con Setoguchi e Wieser. A quel punto, si sono svegliati ed hanno accorciato con Bertaggia, andando in pausa tutto sommato, almeno nel punteggio, in partita.
Nel secondo tempo però il Davos è andato di nuovo a segno, ben due volte, con Aeschlimann e Picard. Va detto che è stata una situazione che si è ripetuta per tre volte: il Lugano segnava, si rianimava, e il Davos allungava ancora. Al gol di Stapleton, che poteva riaprire il tutto, ha infatti risposto ancora Aeschlimann nel terzo tempo, a quello di Hoffman ha replicato Picard.

Anche l’Ambrì, reduce dalla sconfitta ai rigori proprio col Davos, non appariva nella sua serata migliore. Sin da subito ha patito la vivacità del Losanna, che si è dapprima reso pericoloso e poi è passato in vantaggio con Pesonen in superiorità numerica. Un’altra penalità ha messo in difficoltà i lventinesi, che possono ringraziare Zurkirchen per essere andati in pausa sotto di una sola rete.
Nel secondo tempo, un Ambrì più combattivo ha pareggiato con Pestoni e colpito un palo con Grassi.
Durante il terzo tempo, si sentiva l’importanza dei punti in palio. Dopo un’occasione per parte e un’inferiorità numerica trascorsa con qualche brivido dagli ospiti, si è andati ai supplementari. Anche lì gli uomini di Kossmann hanno sofferto per una penalità, e un ottimo estremo difensore li ha portati indenni sino ai rigori. Come ieri, però, poca fortuna e vittoria che va al Losanna.

Il Lugano non ha saputo trovare il modo di impensierire davvero il Davos, bravo a ribattere ad ogni rete bianconera con un altro gol, così da fermare ogni velleità di rimonta. L’Ambrì in due giorni si arrende due volte ai rigori, e vede le prime otto allontanarsi.

Foto: dal profilo ufficiale Facebook del Lugano