Categoria: Sport

Germania, ad Ascona fra calcio e turismo. Svizzera, ansia per Schär

Anche la Mannschaft è arrivata in Ticino e Ticino Turismo è decisa a sfruttare la presenza della nazionale per lanciare offerte ai turisti germanici. Oggi la squadra di Petkovic svolgerà due allenamento a porte chiuse

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ASCONA/LUGANO – Anche la seconda delle tre Nazionali che svolgeranno la preparazione per Euro2016 in Ticino è arrivata nel nostro Cantone.

Ieri ad Ascona è infatti giunta la Germania, che si fermerà sino al 3 giugno, prima di volare in Francia. Come otto anni fa, la squadra e il suo staff alloggeranno all’hotel Giardino, che sarà praticamente blindato. La Mannschaft, come viene chiamata affettuosamente dai tifosi, ha infatti un grande richiamo presso il suo pubblico, e dunque l’accesso alla struttura alberghiera sarà limitato.

Per Ascona, ancora una volta, è l’opportunità di promuoversi presso un pubblico, quello germanico, che da sempre ama la zona. Non bisogna dimenticare, comunque, che oltre alla squadra saranno in questi giorni sul posto circa 150 giornalisti, il cui soggiorno sarà gestito da Ticino Turismo.
«Uno dei nostri obiettivi è ringiovanire l’immagine del nostro Cantone agli occhi del turista tedesco. Sfrutteremo la straordinaria presenza mediatica di questi giorni per mostrare un Ticino nuovo e all’avanguardia, che ha molto da offrire anche ai giovani», ha spiegato Elia Frapolli, direttore di Ticino Turismo.

L’organizzazione, insieme a Svizzera Turismo e alcuni tour operator germanici, ha preparato delle offerte specifiche per i tedeschi, con lo scopo dichiarato di colpire il cliente facendo sì che esso torni poi in Ticino.

«Ascona, la perla del Lago Maggiore, offre, con i suoi negozi e gallerie d’arte, la sua passeggiata e un clima ideale per la vostra “dolce far niente” di vacanza», si legge nella presentazione, ove è specificato che la Nazionale ha deciso di tornare all’Hotel Giardino. Nel link Internet, viene specificato anche che la Svizzera è a Lugano e sono indicate numerose attività che il turismo cantonale offre.

Nel frattempo, a Lugano, la Svizzera ieri pomeriggio si è allenata a porte chiuse. La brutta notizia riguarda il difensore Fabian Schär, che si è infortunato ad una caviglia ed è ora in dubbio per la manifestazione continentale. Per lui si registra una distorsione alla caviglia destra, di sicuro non potrà giocare in amichevole a Ginevra contro il Belgio.
Oggi intanto il pubblico non potrà vedere la Nati, in quanto sia l’allenamento mattutino che quello pomeridiano sono a porte chiuse, e non sono nemmeno previsti Fan Village e Fan Walk, dato che a Cornaredo si gioca in serata la determinante sfida salvezza fra Lugano e San Gallo.


Renzetti, «se si retrocedesse, mancherebbero le forze per rifare la scalata»

Domani a Cornaredo il Lugano si gioca una fetta di futuro. Il presidente: «non dobbiamo fare processi alle intenzioni o sprecare energie guardando le altre squadre, sarebbe deleterio»

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LUGANO – Domani è il giorno per il Lugano, quello con la G maiuscola. Dentro o fuori, e comunque vada niente sarà più uguale. Abbiamo tastato il polso della situazione con il presidente Angelo Renzetti, che svela come domani ci sia in gioco più di una salvezza.

Presidente, come si sente? Come sta vivendo questa vigilia?
«Con un po’ di apprensione, in un pochissimo possiamo essere all’inferno o in paradiso. Non sappiamo se cadiamo dalla torre o no… Sono fiducioso? Per forza, devo trasmettere anche agli altri, non posso abbattermi, e di carattere sono un grintoso. Ho visto i ragazzi a Vaduz, li rivedrò domani mattina a pranzo. Non credo che ora sia un problema di parole e di che cosa dirò loro, sanno già tutto, è da un po’ che siamo nella condizione in cui ogni partita è una finale. Non c’è più bisogno di niente, hanno dimostrato di essere sul pezzo. Purtroppo ci manca gente proprio nel momento cruciale ma cercheremo di fare necessità virtù».

Da quanto si capisce da che cosa sta dicendo in questi giorni, vi sentite soli e accerchiati, in un certo senso, dalle squadre svizzero-tedesche. È così?
«È evidente che lo Zurigo ha un’altra risonanza rispetto a noi, è più facile buttar giù il Lugano. Una retrocessione dello Zurigo avrebbe altre ripercussioni, è la città più importante della Svizzera e molti giornali lavorano quasi solo con loro, oltre al fatto che hanno un budget considerevole e progetti che rischiano di andare in frantumi».

Però in caso di vittoria del Lugano, siete salvi a prescindere.
«Evidente, dobbiamo pensare solo a noi, il destino è nelle nostre mani e questa è la cosa positiva. Se vinciamo non ce n’è per nessuno e dobbiamo concentrarci solo su questo».

Crede che il San Gallo riceva spinte esterne? Il Vaduz sarà professionista?
«Sono cose che lasciano il tempo che trovano, si può dire tutto e il contrario di tutto, poi in campo ci vanno i giocatori, con le loro forze e le loro debolezze, col loro momento. Non mi fascerei la testa prima di averla rotta sotto questo aspetto. Per quanto riguarda il Vaduz, spero siano professionisti: è una squadra tosta e se non fa la sua partita lo si vede subito, hanno sempre lottato, sono coriacei, come soldatini, se vogliono fare altro manifestatamente si vede. Anche memori dell’anno in cui sono venuti a pareggiare a Lugano impedendoci di andare direttamente in Super League, possono fare così anche a Zurigo. Però sono processi alle intenzioni, non voglio nemmeno pensare a certe eventualità, mettiamo le energie a vincere domani e non sprechiamole chiedendoci cosa faranno gli altri, sarebbe deleterio».

In palio c’è il futuro del Lugano, è esagerato?

«C’è in gioco una parte del futuro del Lugano, se dovessimo ricominciare a fare le scalate credo non ci siano più le forze né economiche né psichiche e neppure la volontà di lottare ancora per ottenere la Super League. Ci ritroveremmo ai piedi della scala e questo sarebbe peccato».

Ci sta dicendo che lascerebbe in caso di retrocessione?
«Uno non chiude la porta e spegne la luce da un momento all’altro, ma non sarebbe più come prima, questo sì».

Giocarsi tutto in pochi giorni è emotivamente difficile ma ad un certo punto apparivate quasi spacciati, per cui avere il destino nelle vostre mani è positivo, non crede?
«Avevamo pensato che era possibile che si arrivava a questo punto, la Coppa svizzera è comunque un qualcosa in più. Non so cosa risponderle, non c’è più tempo né di guardare indietro né in avanti, solo di giocarci la partita e concentrarci sui prossimo 90′. Io la vivrò con tensione, in fondo anche a Vaduz è stata così, quando lo Zurigo vinceva 2-1 e ci hanno fischiato il rigore contro mi sono visto crollare il mondo addosso, per fortuna lo ha parato e il Sion ha pareggiato. Sarò concentrato sul campo, non guardo gli altri risultati che arrivano comunque all’orecchio».

Ritornando a Vaduz, cos’ha pensato vedendo Sabbatini a terra?

«Ho pensato a qualcosa di gravissimo perché dalle facce e da come lui è uscito, da come l’arbitro ha fatto uscire i giocatori ho temuto fosse successo qualcosa di importante. Con la ferita in bocca gli è andato il sangue in gola e rischiava di soffocare, per fortuna non ci sono ferite a parte una all’interno della bocca, la TAC non ha evidenziato nulla».


Petkovic, «contano attitudine e mentalità, non il passaporto dei genitori»

Il tecnico invita a non caricare troppo la partita con l’Albania, e spiega che non si può giocare con la difesa a tre. Ieri i bambini in campo coi giocatori, oggi pomeriggio allenamento a porte chiuse

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LUGANO – Ieri un bagno di folla ha salutato il primo allenamento a porte aperte della Svizzera durante il suo ritiro luganese. Diversi bambini hanno avuto il privilegio di poter svolgere una mezz’oretta di esercizi con i propri idoli, sotto lo sguardo orgoglioso dei genitori a bordo campo.

Purtroppo, c’è da registrare già un forfait, quello di Renato Steffen, vittima di uno strappo muscolare. Questa mattina, anche Breel Embolo, uno dei giocatori su cui Petkovic punta maggiormente, è rimasto in palestra. Lui nella conferenza stampa del dopo allenamento si è detto positivo, anche se si dovrà valutare coi medici. Dal canto suo, Admir Mehmedi ha minimizzato i deludenti risultati delle ultime amichevoli, spiegando come ciascuno aveva problemi, e ricordando che anche prima del Mondiale le partite di preparazione non avevano entusiasmato.

Vladimir Petkovic, intervistato da La Regione, dà ragione al suo giocatore, aggiungendo come diversi giocatori stavano vivendo delle difficoltà a livello di club ed abbiano portato con loro lo stato d’animo negativo anche in rossocrociato. La testa è sempre stata rivolta però agli Europei, dove «tutto deve ruotare attorno alla squadra, al gruppo. L’accettanza l’uno dell’altro ha un’enorme importanza. A ciascuno deve essere ben chiaro che la Svizzera è una sola, è compatta. Senza se e senza ma. È bene che ognuno la consideri tale» è categorico il ct. «Vi è la possibilità di mostrare ciò di cui si è capaci a un’utenza competente, di tenere fede alle attese. Vi è la possibilità di dimostrare di che pasta si è fatti. L’Euro fornisce la ghiotta opportunità di mettersi in evidenza. La nostra squadra, piuttosto giovane, può esibire il proprio biglietto da visita. Può rimandare al mittente le critiche degli ultimi tempi. Può mostrare agli allenatori delle squadre di club che hanno sbagliato a non puntare sui calciatori svizzeri. L’Europeo è lo specchio delle nostre qualità».

L’inno? Non è importante, in altri sport non viene cantato, e riguardo il diverso modo di percepire qualche critica dal pubblico da parte dei giocatori di origine straniera, commenta che «siamo umani, ciascuno di noi ha una propria sensibilità, diversa l’una dall’altra. In alcuni è più marcata, e certe accuse le patiscono. Nella nostra squadra tutti si prodigano per il successo, ciascuno a modo suo. Qualcuno è più umorale, altri reagiscono con rabbia ai risultati negativi. Una cosa unisce però tutti i giocatori: l’attitudine e la mentalità. Sono questi gli aspetti salienti. Non il passaporto dei genitori».

Per il tecnico, focalizzare le energie sul debutto con l’Albania sarebbe sbagliato, e su questa sfida i toni vanno abbassati, sostiene affermando che «a giocatori come Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri si cerca sempre di carpire dichiarazioni roboanti in tal senso».

Punta molto su Xhaka (nella foto tratta dal suo profilo Instagram, assieme a Rodriguez), che dovrà dare gli impulsi alla squadra, e crede che una delle qualità migliori della sua squadra sia «la capacità di non perdere i nervi sotto pressione. Quando la posta si fa pesante, rispondiamo presente». Parlando di tattica, non ha i giocatori per giocare con la difesa a tre, che verrà usata solo in momenti di necessità.

L’allenamento di oggi pomeriggio sarà a porte chiuse.


Si Salvi chi può. «Tutto nelle nostre mani. Speriamo che il Vaduz sia professionista fino in fondo»

Il portiere bianconero svela come ha parato il rigore (grazie ai tifosi e al trucco dello zio) e rivive l’infortunio a Sabbatini. «Non si muoveva, abbiamo pensato al peggio. Mi ha scritto che per mercoledì non sarà stanco…»

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LUGANO – Il destino nelle proprie mani. Il Lugano, in caso di vittoria con il San Gallo, conquisterebbe la salvezza senza interessarsi di cosa faranno Vaduz e Zurigo. E questo per merito del pari di ieri nel Liechtestein e del rigore parato da Mirko Salvi. Lo abbiamo contattato per discutere di questo finale di stagione, e dalle sue parole traspare ancora forte l’enorme spavento per l’infortunio a Sabbatini.

Sono passate circa 24 ore dalla partita di Vaduz, quali sono le vostre sensazioni e i vostri pensieri? Il pari vi soddisfa?
«Le sensazioni sono positive, abbiamo tutto nelle nostre mani e mercoledì dovremo conquistare tre punti per la salvezza. Per quanto riguarda la partita, è stata molto particolare per quanto successo a Sabbatini, eravamo tutti sotto shock, anche il Vaduz. Per un po’ non ci sono state azioni. A loro serviva un punto per salvarsi, per noi era importante non perdere e dunque non ci siamo presi molti rischi, e ce la siamo giocati alla pari».

Il rigore che hai parato è stato il momento decisivo della stagione?
«Se avesse segnato il Vaduz, una vittoria dello Zurigo mercoledì ci avrebbe condannato alla Challenge League a causa della differenza reti. Siamo in undici sul campo, salvarci è un lavoro di squadra. Responsabilità al momento del rigore? Quando sei portiere sai che ci sono dei momenti in cui hai più pressioni rispetto agli altri ruoli, ma questo è il mio lavoro e devo parare il più possibile, ieri è andata bene. Confermo, come detto ieri, che i tifosi del Lugano dietro di me mi hanno dato la rabbia necessaria per parare il rigore. Non ho specificato che c’è un trucco che mi ha insegnato mio zio sui rigori, funziona spesso e anche ieri, ma è un segreto. Intervisti lui per fartelo dire? Mah non so… (ride, ndr)».

Con quella parata su Sadiku ti sei preso il Lugano? Inizialmente, vi alternavate in porta tu e Valentini…
«Non penso, il Lugano è tutta la squadra, siamo 18-20 giocatori, anche di più. A inizio stagione giocava Valentini, sapevamo comunque che nessuno è il numero 1, sicuro di giocare. Davo tutto in allenamento per essere pronto il giorno della partita, e anche quando il mister non mi faceva giocare ho continuato a lavorare come sempre per aiutare la squadra e per mettere il mio compagno di reparto nelle migliori condizioni possibili. Per il futuro non so ancora, non mi sono ancora posto la domanda, stiamo vivendo delle settimane importanti e sono focalizzato solo sulla salvezza, poi vedremo fra una settimana circa».

Come dicevi, avete tutto nelle vostre mani: vi fa sentire più tranquilli o vi mette più pressione?
«Non dobbiamo viverlo con pressione, sarebbe negativo, mentre è una cosa positiva e che dobbiamo saper gestire. Non è facile, abbiamo anche un paio di infortuni ma il gruppo sarà la nostra forza».

Vi infastidisce il fatto che probabilmente lo Zurigo non avrà vita molto difficile col Vaduz?
«Il Vaduz veniva da due vittorie consecutive, giocare sul loro campo non è facile, anche il Basilea lì non ha segnato, in difesa sono forti, e ieri l’abbiamo visto. Mi auguro che rimangano professionisti anche all’ultima gara, lo Zurigo d’altronde si gioca una stagione. È dal 1988 che non retrocede, è uno dei più grandi club della Svizzera per cui faranno di tutto per salvarsi».

Col Vaduz avete cercato di non correre rischi, mercoledì non si potrà, vero?

«A San Gallo dobbiamo vincere e basta. A Vaduz è stata particolare, ripeto, con quanto successo sul campo. Eravamo shockati e questo ha fatto saltare un po’ gli schemi».

Torni spesso sull’infortunio di Sabbatini, cosa avete pensato in quei momenti drammatici? L’avete sentito e come sta ora?
«È stato bruttissimo, mi sono avvicinato e ho visto che non si muoveva e aveva la bocca piena di sangue. Pensi sempre alla cosa peggiore che può succedere, poi siamo rientrati negli spogliatoio e abbiamo saputo quasi subito che era tutto apposto, per cui è andata meglio. Eravamo tutti bianchi… Ho rivisto anche le immagini e faceva molta paura. Ha passato la notte a San Gallo, oggi sarà qui con noi. Ci siamo scritti, ha detto che va tutto bene, mi ha scritto che per mercoledì lui non sarà neppure stanco…».

Foto tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano


Eravamo 15 amici su un campo da football… . La favola dei Rebels, «una fabbrica» vincente

Un anno fa la società non esisteva, ora la squadra ha vinto sei partite su sei. Dal presidente tight end al sogno settore giovanile, dai nuovi tesserati a Cornaredo, ecco il football americano in Ticino

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LUGANO – Una società nata in poco tempo, da qualche problema con quella vecchia e soprattutto dalla grande voglia di giocare a football americano e stare insieme. Loro sono i Lugano Rebels, partiti da zero e con sei vittorie su altrettante sfide. Questa è la loro favola, raccontata dall’offensive line Gerard Lusenti.

Cosa le piace di questo sport?
«Il fatto che sia molto fisico, è uno sport di contatto. L’individualismo è minimo, in altre discipline avere il fenomeno in organico fa la differenza mentre da noi conta poco. Ci sono ma senza il gioco di squadra può poco, un ricevitore senza un quarterback che rilancia la palla non prenderà mai quei pallone, un quarterback non arriverà mai a lanciare se non ha dietro tutto l’insieme. Un insegnamento nella vita? Sicuramente ti fa apprendere la disciplina, che nel campo da football serve, durante tutta la partita. Siamo una piccola fabbrica, ognuno deve occuparsi del suo reparto pur essendo subordinato agli altri: ci vuole, ripeto, molta disciplina. Non si va al campo, si pratica e basta, ma c’è molto lavoro nello studio degli schemi e nel guardare i video degli avversari. Vedendo il football americano da fuori, pare che siano due botte date e basta, invece ogni singolo passo va fatto in quel modo, se ne faccio uno a destra e non a sinistra rischio di compromettere tutto. Non si parla di violenza e c’è un enorme rispetto degli avversari».

In Ticino è poco conosciuto, come mai?
«È uno sport che ha preso molto più piede negli ultimi due-tre anni. Per amarlo deve piacere il contatto fisico, e io credo che la poca conoscenza sia data dal fatto che non viene trasmesso dalle nostre televisioni, neppure quello americano. Indubbiamente ci ha stupito tutto il successo che abbiamo avuto, con 11 ragazzi che si sono tesserati su 13 che hanno provato».

Da quanto si capisce, ciascuno può entrare a far parte dei Rebels? Che caratteristiche servono a livello fisico?
«Basta compilare un formulario di contatto, si viene al campo, qualcuno presta l’attrezzatura e si prova. Nell’ultimo mese abbiamo avuto cinque nuovi tesserati, una bella crescita. Possiamo abbinare giocatori con esperienza a questi rockies, che hanno tanto campo, penso a uno di loro che ha segnato il suo primo touch down. C’è posto per tutti: io sono alto 1 metro e 89 per 143 chili, non dunque iperatletico ma posso giocare in linea, mentre abbiamo ragazzi che pesano 60 chili e sono velocissimi per cui fanno i ricevitori. Non servono doti fisiche particolari, semmai si richiede una buona attitudine mentale e il capire che se si prende l’impegno va mantenuto. A differenza del calcio o dell’hockey, dove si può saltare un allenamento, nel football americano abbiamo bisogno di tutti e lo sport va praticato. Il feeling fra tutti è fondamentale, e anche di fronte a enormi doti atletiche se non va agli allenamenti hai difficoltà e le causi anche alla squadra».

Sentendola parlare colpisce quanto siete coinvolti, come giocatori, nella società.
«Siamo molti legati ai Rebels, è una nostra creatura. Siamo ex giocatori dell’altra società ticinese che per vari motivi hanno deciso di staccarsi e il progetto è nato meno di un anno fa. Eravamo 15 amici molto legati e disperati perché volevamo giocare, e passo per passo abbiamo coinvolto il nostro ex allenatore Ottavio Carnelli, che con Mauro Goldini ci hanno seguiti, hanno creduto in noi e si sono appassionati alla nostra storia. La gente ha fatto lo stesso, e ci troviamo ai vertici in modo inaspettato! Abbiamo operato una scelta coraggiosa, è vero, ma noi giocatori siamo molto uniti, e questo non vale solo per gli allenamenti o le partite: prima di essere una squadra siamo un gruppo di amici, se qualcuno ha bisogno per esempio dal lato personale o anche finanziario ci si aiuta. È stata la nostra forza per fondare questa società, per cui abbiamo dovuto fare dei sacrifici. Anche dal lato economico, ovviamente, ma grazie agli sponsor abbiamo coperto il budget. Il nostro tight end è il nostro presidente, alcuni giocatori fanno parte del comitato. A livello di federazione sono soddisfatti della gestione, è professionale. Dobbiamo ringraziare la Città di Lugano che ci ha concesso Cornaredo alla cieca quando era tutto a livello utopico».

E a livello sportivo come state andando? Sul vostro sito si parla di Serie B in tre anni.
«Il campionato è composto da otto squadre, le prime due si affrontano e chi vince ha accesso alla partita di promozione/relegazione con l’ultima di B. Per salire serve un settore giovanile, under 18, che per ora non abbiamo. Non ne abbiamo ancora parlato, il nostro obiettivo primario era disputare tutte le sfide senza dare mai forfait. In termini di risultati siamo primi, vincendo sei partite su sei, una sorpresa per noi! C’è una volontà nel creare un settore giovanile, anche se per scaramanzia non abbiamo affrontato il tema. Preferiremmo puntare sul flat football per i giovanissimi».

La favola prosegue, attendiamo per sapere se ci sarà il lieto fine con la promozione… ma i Rebels hanno vinto comunque!

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Ecco la Nati

18 dei 28 calciatori convocati da Petkovic è arrivata ieri in Ticino. Oggi ci sarà il primo allenamento aperto al pubblico, dalle 18 alle 19 circa, con il Fan Village e il Fan Walk

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LUGANO – Lugano si colora di rossocrociato: ieri in giornata i primi 18 calciatori dei 28 sinora selezionati da mister Petkovic per Euro 2016 sono giunti in Ticino.

La squadra alloggerà a Villa Sassa e si allenerà a Cornaredo sino al 3 giugno.

Oggi chi vorrà potrà già avere un assaggio di Nazionale, col primo allenamento aperto al pubblico dalle 18 alle 19 circa. Per assistervi servono dei biglietti che sono gratuiti e possono essere ritirati presso Divisione Sport a Lugano oppure Ticino Turismo a Bellinzona.
Per la prima volta sarà aperto il Fan Village presso la zona nord dello stadio (vicino al Cinestar), dalle 16 alle 20, e prima e dopo la seduta di allenamento della squadra giocatori e staff tecnico saranno a disposizione dei tifosi per autografi e selfie nel Fan Walk.

Ieri intanto i giocatori hanno cominciato a prendere possesso dell’hotel che li ospiterà e ad acclimatarsi. Tutti sono consapevoli dell’importanza del ritiro, che dovrà permettere alla Nazionale, tramite anche due amichevoli (a Ginevra contro il Belgio sabato sera e contro la Moldova, a Lugano, il 3 giugno alle 18), di prepararsi al meglio per gli Europei.

Djourou ha parlato della mononucleosi di cui è stato vittima e si è detto pronto a prendere in mano le redini della difesa rossocrociata, mentre Gelson Fernandes ha speso parole lusinghiere per il ritro ticinese, invitando i compagni a cercare di correggere ciò che non ha funzionato nelle ultime amichevoli, i cui risultati hanno lasciato qualche dubbio sulle potenzialità della squadra.

La Nati è circondata da entuasiamo, il Ticino è pronto a trascinarla.
Ieri è stato presentato un accordo che legherà la Nazionale e la compagnia aerea Swiss per quattro anni (nella foto, tratta dal sito football.ch).


Lugano, il pari dopo la paura. I bianconeri hanno in mano il loro destino

Lo 0-0 di Vaduz e il 2-2 fra Sion e Zurigo fa sì che con una vittoria i ragazzi di Zeman sarebbero salvi (o con lo stesso risultato degli zurighesi). Sabbatini passerà la notte a San Gallo ma sta meglio

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VADUZ – Il Lugano è padrone del proprio destino, un punto di partenza non scontato e non da sottovalutare in vista dell’ultima, tesissima, partita della stagione. Lo 0-0 di Vaduz salva gli avversari e lascia in gioco per la retrocessione solo i bianconeri di Zeman e lo Zurigo, che oggi ha impattato 2-2 col Sion.

La sfida, importantissima per il futuro, è stata inevitabilmente segnata dal grave infortunio occorso a Sabbatini e dalla paura provata da tutti: mister Zeman ha detto nel dopo gara di avere rivissuto i momenti drammatici della morte del giocatore del Livorno Piermario Morosini (lui allenava gli avversari). Le due squadre hanno impiegato un po’ a riprendersi e a concentrarsi di nuovo sul campo dopo l’interruzione. Il Lugano è stato comunque la squadra più pericolosa, con il solito Donis.
Nella ripresa è stata più vivace, con la compagine di casa tornata sul terreno di gioco più vogliosa e pimpante. E mentre i risultati da Sion, con il vantaggio zurighese e la rimonta, il nuovo vantaggio dell’avversaria diretta nella corsa alla salvezza e infine il definitivo pari, davano la sensazione di una partita giocata su due campi, il Vaduz ha avuto l’occasione più ghiotta per andare in vantaggio, con un rigore fischiato per fallo di Crnigoj di cui si è incaricato l’ex Sadiku. Mirko Salvi ha intuito il tiro, centrale, e ha parato. Più tardi, è stata la traversa a venire in soccorso dei bianconeri, i quali nel finale sono andati vicini al colpaccio con Tosetti.

Agli uomini di Zeman servirà almeno lo stesso risultato dello Zurigo: vincendo col San Gallo, sarebbero salvi.
Intanto, da San Gallo dove è ricoverato Sabbatini giungono buone notizie. Il giocatore sta meglio, la società bianconera sul suo sito ha diramato un comunicato (con una foto dell’uruguayano sorridente assieme al massaggiatore), in cui si legge che «il gio­ca­to­re ha ri­pre­so co­no­scen­za già al mo­men­to dell’usci­ta dal cam­po. All’ospe­da­le è sta­to sot­to­po­sto agli esa­mi e alle cure del caso. Sono sta­ti esclu­si pro­ble­mi alla te­sta. I me­di­ci han­no su­tu­ra­to una fe­ri­ta in boc­ca che è sta­ta pro­ba­bil­men­te all’ori­gi­ne del prin­ci­pio di sof­fo­ca­men­to da san­gue che ha fat­to per­de­re co­scien­za per al­cu­ni istan­ti al cen­tro­cam­pi­sta uru­gua­ya­no sul cam­po, get­tan­do nell’an­go­scia i com­pa­gni. Ver­so le 19 Sab­ba­ti­ni ha bre­ve­men­te par­la­to al te­le­fo­no con il team ma­na­ger bian­co­ne­ro, ras­si­cu­ran­do­lo sul suo sta­to di sa­lu­te. Di quan­to ü av­ve­nu­to a Va­duz non ri­cor­da più nul­la. Ram­men­ta solo il ri­scal­damen­to pre-par­ti­ta e il volo in eli­cot­te­ro ver­so il no­so­co­mio san­gal­le­se. A ti­to­lo pre­cau­zio­na­le que­sta not­te Jo­na­than, che è sta­to rag­giun­to dal­la mo­glie, sarà an­co­ra ri­co­ve­ra­to a San Gal­lo. Lu­nedì in gior­na­ta farà ri­tor­no in Ti­ci­no». La nota si chiude con gli auguri: bisogna conquistare la salvezza anche per lui!

Nella foto, tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano, la squadra saluta i tifosi al seguito


Terrore a Vaduz, il medico del Lugano rassicura su Sabbatini

Il centrocampista è stato urtato involontariamente dal compagno Malvino ed è rimasto a lungo a terra privo di sensi, poi è stato portato via dalla Rega. Disperati i compagni, partita interrotta per 10′

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VADUZ – Per fortuna, Jonathan Sabbatini è cosciente ed è stato trasportato dalla Rega all’ospedale. Si erano giocati solo 2′ dalla sfida salvezza fra Lugano e Vaduz quando si sono vissuti attimi di vero panico e terrore.

Malvino ha colpito inavvertitamente il compagno Sabbatini con una ginocchiata, facendogli perdere i sensi e molto sangue. L’arbitro ha deciso di sospendere per qualche minuto la partita. La paura e la disperazione hanno invaso i calciatori di ambedue le squadre, con alcuni bianconeri in lacrime e con le mani nei capelli nel vedere il compagno inerme. Grande spavento anche fra il pubblico.

Fortunatamente, poi Sabbatini ha ripreso conoscenza e secondo le prime informazioni parla. Sempre raccogliendo le prime notizie da Vaduz, pare che gli si fosse girata la lingua, rischiando di soffocarlo, e avrebbe perso qualche dente. Il Lugano ha comunicato che non rilascerà ulteriori particolari finché non saranno state effettuate ulteriori analisi.

La partita è ripresa dopo una decina di minuti, con Pusic al posto dello sfortunato numero 14.

Nella pausa, il medico dei bianconeri ai microfoni della RSI ha tranquillizzato tutti, spiegando che il giocatore all’uscita del campo era cosciente, parlava e riconosceva le persone. Il sangue viene dal labbro rotto, ora verrà sottoposto a una TAC all’ospedale di San Gallo dove resterà in osservazione.

Dopo la partita Veseli, uno dei più spaventati, visto in lacrime, ha raccontato di aver cercato di aiutare Sabbatini ad aprire la bocca e di aver avuto paura di fronte al sangue. Il compagno aveva, ha aggiunto, gli occhi bianchi e riversati all’indietro, prima di riprendere conoscenza.

Foto tratta da Facebook


Partite di fine stagione, sorridono Chiasso e Bellinzona

Campionato ormai decisi per quattro ticinesi: i rossoblù salutano il loro pubblico vincendo, Locarno e Mendrisio pareggiano e i granata ne fanno tre al Willisau

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CHIASSO/LOCARNO/ESCHEN/BELLINZONA – Un successo per salutare il Riva IV, due pareggi per una stagione che ormai non ha più nulla da dire e una vittoria per continuare la festa: è il sabato calcistico di Chiasso (2-0 al Le Mont), Locarno (0-0 col Seuzach), Mendrisio (2-2 con l’Eschen Mauren) e Bellinzona (3-0 al Willisau).

Il Chiasso, dopo la salvezza giunta ormai da qualche settimana per le note vicende del Bienne, era all’ultima casalinga. I ragazzi di Camolese, oggi con tante assenze, volevano vincere e hanno premuto sin da subito un Le Mont che non ha per nulla impressionato. Nel primo tempo non sono tuttavia riusciti a trovare la rete, nella ripresa, dopo un palo colpito da Cortelezzi, Ciarrocchi ha messo dentro un assist di Regazzoni. Qualche minuto dopo, con un gran lavoro ancora del bomber, c’è stata gloria anche per Cortelezzi, che aveva sbagliato diverse occasioni nel corso della partita. Nel finale, applausi per Regazzoni e Maccoppi (destinato al Losanna?), ed anche per il ritorno in campo di Madero dopo un lungo stop.

Il Locarno riceveva al Lido il Seuzach. La partita si è mostrata sin da subito equilibrata, con i padroni di casa che prevalevano nel possesso palla ma senza trovare occasioni particolari. Lo 0-0 è stato dunque il risultato che è scaturito da questa sfida.

Nel Liechtestein il Mendrisio, ormai lontano dal sogno finali, è subito passato in vantaggio con Pusterla. Un rigore fischiato per fallo su Salerni ha permesso a Vinatzer di andare in gol anche quest’oggi, ma poi è iniziata la rimonta dell’Eschen Mauren. Dapprima ha ridotto le distanze, anche se l’azione appariva viziata da un fallo sul giovanissimo portiere Sacchi, mentre nel finale è arrivato il 2-2.

In casa Bellinzona continua la festa per la promozione. L’invitato non protagonista oggi è stato il Willisau, travolto da tre reti. La prima è stata siglata da Facchinetti con una splendida punizione, nella ripresa capitan Tito Tarchini ha raddoppiato, infine il 3-0 a 20′ dalla fine è stato opera di Manev.

Foto tratta dal profilo ufficiale del Bellinzona


La marea rossa piange, il Siviglia entra nella storia

Gli spagnoli vincono la terza Europa League consecutiva, evento mai successo, rimontando un Liverpool che paga una ripresa senza grande carattere

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BASILEA – Alla fine, sotto la pioggia, resta indelebile lo spettacolo dei tifosi del Liverpool che piangono e cantano You’ll never alk alone: la marea rossa aveva invaso già in giornata Basilea, al seguito della propria squadra. La festa, invece, è tutta del Siviglia, che conquista la terza Europa League consecutiva, un record, e la quinta nella sua storia. La sfida, finita 3-1, si può dividere in un tempo ciascuno, con gli errori arbitrali che hanno inciso a favore dei vincitori.

Nel primo tempo si è fatto preferire il Liverpool di Klopp, pericoloso con un colpo di testa di Sturridge e sfortunato a causa di un salvataggio sulla linea dopo una decina di minuti, più sfortunato ancora quando l’arbitro ha negato per ben due volte un rigore. Soprattutto il primo, un mani di Carriço, sembrava netto. Ma poco dopo la mezz’ora la supremazia ha portato i Reds a sbloccare in modo meritato l’incontro, grazie a colui che si era già resto pericoloso, ovvero Sturridge con un bel tiro di esterno. Nonostante alcune occasioni, gli inglesi non hanno trovato altri gol prima della pausa.
Ed è stato decisivo, perché appena tornati in campo, dopo soli 18”, il Siviglia ha dato la svolta alla finale: Mariano per Gameiro, conclusione facile e gara riportata in parità. Dal Liverpool ci si attendeva una reazione di carattere che invece è mancata, lasciando il palcoscenico agli spagnoli, pericolosi più volte prima di trovare il 2-1 grazie a capitan Coke al 64′. Lo stesso sei minuti dopo ha chiuso i giochi, divenendo il simbolo del Siviglia che entra nella storia.

Dopo il fischio finale, Klopp ha fatto segno all’arbitro Eriksson che c’erano tre rigori: la storia sarebbe potuta essere diversa, così come sarebbe potuta cambiare se i suoi non avessero perso la bussola dopo il pari. Ma nel calcio i se e i ma servono a poco, la finale è finita, e il nome sulla Coppa, alzata nel cielo di Basilea, è quello del Siviglia (nella foto, il tecnico Emery).


Il Lugano ringrazia il San Gallo. Schällibaum batte il Chiasso

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LUGANO/AARAU – Dopo il poker rifilato alla Zurigo, che ha permesso di superarlo in classifica, il Lugano scivola contro lo Young Boys per 3-1 a Cornaredo. Senza ormai più obiettivi, il Chiasso cede all’Aarau per 3-2.

I bianconeri hanno il destino nelle loro mani, e la sfida davanti al proprio pubblico era partita nel migliore dei modi, con la rete del vantaggio siglata dall’uomo in più del momento, il macedone Alioski. Gli uomini di Zeman hanno retto al ritorno bernese, con lo Young Boys che ha impegnato Salvi in una circostanza in particolare, e si sono creati, senza sfruttarla, le migliori occasioni. Imprecisione pagata gara nella ripresa, quando il tecnico bernesi ha rivoltato la sua squadra, inserendo Ravet e Gerndt. Il Lugano, come spesso accaduto, ha gettato alle ortiche la partita in 7′: ne sono bastati cinque, tra il 50′ e il 55′ allo svedese per mettere in rete altrettanti assist del francese, e altri due ne ha impiegati Hoarau a chiudere la sfida. I padroni di casa hanno tentato ancora di attaccare, cogliendo una traversa col solito Alioski, ma escono sconfitti e ringraziano il San Gallo che ha battuto lo Zurigo. Ha invece vinto il Vaduz, e l’impressione è che la salvezza sia ormai una sfida a due fra bianconeri e zurighesi, anche se settimana prossima il calendario propone un Vaduz-Lugano da brividi.

Il Chiasso era impegnato per la seconda volta in pochi giorni in Argovia, al cospetto dell’Aarau dell’ex Schällibaum. Tornato al suo classico 4-3-3, è andato sotto grazie a Carlinhos su azione di calcio d’angolo, e analogamente su un corner ha trovato il pari poco prima della pausa con il difensore Golemic. Nella ripresa, due errori banali sono stati però fatali: dapprima, su un angolo a favore, i rossoblù non sono riusciti a controllare la ripartenza ospite, incassando il 2-1 da Lieder appena entrato, poi hanno perso palla davanti alla difesa, permettendo all’ex bianconero Rossini di chiudere la contesa. L’ha riaperta nel finale Maccoppi, e il Chiasso ha creato qualche ansia all’Aarau senza però pervenire al pari. Prestazione comunque migliore di quella di qualche giorno fa a Wohlen.

Nella foto, tratta dal profilo ufficiale Facebook del Lugano, i calciatori ringraziano il pubblico


Manchester, la bomba era un dispositivo dimenticato da un’esercitazione per la sicurezza!

Si era pensato all’IRA, invece l’allarme bomba all’Old Trafford è stato causato da una dimenticanza. La polizia: «ma evacuare è stata la scelta giusta»

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MANCHESTER – Un’esercitazione per la sicurezza che causa l’evacuazione di un intero stadio, dimenticandovi all’interno un dispositivo e facendo temere per una bomba.

È quasi paradossale e si è risolto con un grande spavento quanto accaduto all’Old Trafford di Manchester, col rinvio della sfida fra i padroni di casa e il Bournemouth.

Alla polizia era stato segnalato come vi fosse all’interno dello stadio un ordigno attivabile con un cellulare, un marchingegno usato spesso dai terroristi. L’oggetto era stato identificato in un bagno, ed erano stati fatti uscire dall’impianto solo i tifosi presenti in due tribune, con il rinvio di 45 minuti della sfida, poi si è preferito spostare la partita e evacuare lo stadio.

Grande, ovviamente, la paura. Più che del terrorismo islamico, in Gran Bretagna si teme una recrudescenza della questione nordirlandese.

La polizia, in serata, ha spiegato cosa è accaduto. «L’esplosione controllata di oggi si è resa necessaria dal momento che abbiamo scoperto un dispositivo di addestramento abbandonato accidentalmente nei bagni dell’Old Trafford da una società privata che si occupa di addestrare i cani da esplosivo». In pratica, era un residuo di un’esercitazione di sicurezza condotta di recente nell’impianto con la simulazione di possibili minacce!

Tanta paura, dunque, per nulla, e ci si chiede com’è possibile che il dispositivo sia stato dimenticato all’interno dello stadio. «Nonostante non si trattasse di una vera e propria bomba l’evacuazione dello stadio era la cosa giusta da fare per assicurarsi che tutte le persone presenti non corressero nessun rischio», ha precisato il campo della polizia, mentre il vicepresidente esecutivo del Manchester United, Ed Woodward, ha detto che la società si chinerà ulteriormente sul tema della sicurezza.

La partita sarà recuperata oggi.


Allarma bomba a Manchester

Rinviata una partita del Manchester, gli artificieri hanno causato un’esplosione controllata all’interno dello stadio

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MANCHESTER – Paura a Manchester, dove la partita fra i padroni di casa dello United e il Bournemouth è stata rinviata per un allarme bomba.

Dopo una segnalazione, la polizia ha trovato un telefonino collegato a un tubo del gas nei bagni nella zona nord-ovest dello stadio, il North West Quadran.
Inizialmente erano state evacuate solamente la tribuna intitolata ad Alex Ferguson ed un’altra ala, circa 20 mila persone, mentre la partita veniva rinviata di 40 minuti e si chiedeva a chi era all’interno dello stadio di mantenere la calma.

Poi si è deciso di non giocare, e da Twitter si è saputo che gli artificieri hanno proceduto a un’esplosione controllata all’interno dello stesso stadio.


Bellinzona, è qui la festa!

I granata vincono 5-1 con l’Ascona e conquistano la seconda promozione in due anni dopo il fallimento. Grande soddisfazione per il presidente Righetti e il tecnico Patelli

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BELLINZONA – Seconda promozione in due anni, e la risalita si fa realtà. Il Bellinzona conquista la promozione con tre giornate d’anticipo. Si sapeva che questa era una squadra destinata a far bene, con tanti nomi importanti per la categoria, da Magnetti a Capelletti, da Elia a Ceolin e altri, ma ripartire dopo un fallimento, contro avversarie che fanno della sfida contro la grande decaduta la partita dell’anno, non è mai scontato. Non è facile entrare nei cuori dei tifosi, far dimenticare loro il dispiacere del fallimento. La larga vittoria di ieri sull’Ascona, per 5-1, è un tassello importante. Ora si vola in Prima Lega Classic, e si programma già il futuro. Giustamente, prima c’è tempo e spazio per la festa.

C’erano state polemiche per la scelta dell’Ascona, unica rivale, se così si può dire visto il distacco abissale, di giocare il big match a Bellinzona e non a Locarno. I granata si sono trovati così su un piatto d’argento la possibilità di essere ospiti a casa propria e di conquistare la promozione sul proprio campo. Era un’occasione troppo ghiotta, e infatti al 22′ Ceolin ha sbloccato la partita, messa al sicuro da Elia un minuto dopo.
Ma alla festa volevano partecipare tutti, e nella ripresa i granata hanno trovato altre tre reti, al 58′ con Forzano, al 61′ con Quadri e al 70^con Berera, e conta solo per i tabellini il gol della bandiera di Sorrentino.

E il Bellinzona è in paradiso!

Nella foto, tratta dal profilo ufficiale Facebook dei granata, la gioia della squadra


Mendrisio e Locarno, solo un punto in due

Sabato non brillante per le due ticinesi di Prima Lega Classic: i momò incassano tre reti dal Balers, un palo ferma i locarnesi

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BALZERS/ZURIGO – Nella grande giornata del Bellinzona, hanno giocato anche le due formazioni ticinesi di Prima Lega Classic. Per Mendrisio e Locarno è stato un pomeriggio avaro di soddisfazioni, con i momò sconfitti per 3-0 dal Balzers e i bianchi che pareggiano 0-0 con lo Zurigo United.

Il Balzers era affamato di punti salvezza, ed è bastato questo per avere la meglio su un Mendrisio non in giornata positiva: il risultato, secco, di 3-0, non ammette repliche, e allontana per i ragazzi di Gatti il sogno finali.

Partita complicata invece per i locarnesi impegnati contro la terza della classe in trasferta. Il risultato a occhiali è tutto sommato positivo, anche se rimane il rammarico per un palo colpito nel finale da Stojanov.