Categoria: Ticino

I comunisti, «questa situazione è anche colpa della Svizzera. E ora non attacchiamo le vittime»

Il PC invita a votare no alla revisione della legge sull’asilo. «Non facciamo trarre in inganno dal sì della sinistra e dal no della destra xenofoba: non è una legge più progressista di quella attuale!»

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BELLINZONA – Una legge assolutamente non più progressista di quella attualmente in vigore, anzi. E le procedure accelerate altro non fanno che aumentare la clandestinità. La posizione del Partito Comunista ticinese sulla revisione della legge sull’asilo è dura, e invita a votare no.

«È considerata dai partiti storici come un “buon compromesso”. In realtà sarebbe tale solo se accettassimo di restare passivamente nel solco del peggioramento continuo del diritto d’asilo, così come tracciato negli ultimi anni. Coerentemente con quanto affermato dai comunisti in passato, invece, noi non intendiamo gettare alle ortiche la tradizione democratica e di cooperazione umanitaria con cui la Svizzera è apprezzata nel mondo», si legge. «I nostri alleati atlantici – UE e USA – con la responsabilità purtroppo anche del nostro governo – hanno destabilizzato intere aree nel mondo orchestrando ribellioni e guerre (Libia e Siria solo per fare due esempi). Lo hanno fatto per gli interessi geopolitici ed economici propri, ma anche di quelli delle multinazionali svizzere! È troppo facile e incoerente, lamentarsi quindi ora perché da quei contesti che noi occidentali abbiamo sciaguratamente reso fragili, la gente scappa in massa per salvarsi la vita e viene a bussare alle nostre porte», attacca il PC.

Non bisogna farsi trarre in inganno dal fatto che «la sinistra socialdemocratica è d’accordo e che la destra nazionalista invece è contraria”, le motivazioni per sostenere il no «vertono sulla volontà di costruire una società in cui non si calpesti lo Stato di diritto e in cui cessino le politiche guerrafondaie che causano i flussi migratori!».

In realtà, per i comunisti, la nuova legge serve solo per accelerare le espulsioni, e non rispetta i diritti umani, fomentando l’aumento di Sans Papiers. L’avvocato gratuito è «un simulacro di aiuto legale in cui a incaricare un organismo privato di rappresentanza giuridica sarà l’autorità politica senza consultare il richiedente l’asilo, il quale sarà tutelato da un avvocato che potrà però decidere unilateralmente, anche contro il parere del suo assistito, di rinunciare a interporre ricorsi».

Anche il fatto di dover chiedere asilo nelle ambasciate svizzere non piace al partito comunista, perché «di fatto obbliga chi scappa a mettersi nelle mani delle organizzazioni criminali e mafiose che gestiscono la tratta di esseri umani. Come se non bastasse tutto questo, si aggiunge pure la facoltà di delegare a terzi l’esercizio dei centri della Confederazione, in sostanza si aprono le porte a future privatizzazioni!».

«Se vogliamo diminuire le migrazioni, non si deve attaccare le vittime, ma occorre agire sulle cause e cioè valorizzare la neutralità svizzera, fermare la nostra collaborazione militare con la NATO e condannare le politiche imperialiste di quelli che ancora sono i nostri alleati, investendo invece in progetti di cooperazione economica in loco: uno sviluppo sostenibile e una ritrovata stabilità istituzionale sono le premesse anche per limitare i flussi migratori», conclude la nota.


La proposta di Vanetti, «Ticino, risparmia sul turismo»

L’ex consigliere comunale e ex Municipale di Losone per il Guastafeste fa un’analisi spietata del settore. «Si potrebbero risparmiare 5 milioni all’anno senza toccare le eccellenze»

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BELLINZONA – Si investe troppo nel turismo, con risultati non soddisfacenti. Dunque, perché non includere dei risparmi in questo settore nella discussa manovra finanziaria? È l’idea che lancia l’ex consigliere comunale e ex Municipale di Losone per il Guastafeste Pietro Vanetti, in una lettera inviata ai membri del Gran Consiglio.

Prima di tutto, ritiene che «alla fine del dibattito parlamentare, molto probabilmente, l’importo finale della manovra risulterà più contenuto e pertanto insufficiente per l’auspicato riequilibrio delle finanze cantonali», e che quindi servano «misure compensatrici in settori non presi in considerazione dal Consiglio di Stato».
Come risparmiare sul turismo, appunto, in cui «il mondo politico da decenni insiste nel destinarvi molto denaro pubblico: parliamo di più di 12 milioni di franchi all’anno che purtroppo generano risultati sempre più deludenti».

Vanetti indica una serie di criticità del settore: pernottamenti in alberghi in costante calo, durata dei soggiorni degli ospiti sempre più breve, diminuzione dei posti letto perché le aperture non compensano le chiusure, volumi di affari e relativi utili aziendali di molti alberghi e ristoranti in costante calo e insufficienti per investire per rinnovarsi e adeguarsi alle esigenze attuali dei turisti, stipendi per molti impiegati del settore, nettamente al disotto del fabbisogno minimo per cui sono indispensabili gli aiuti sociali cantonali o comunali, gettito fiscale del settore, per rapporto ai finanziamenti pubblici poco interessante, atteggiamento troppo rinunciatario, poca propensione a sperimentare formule nuove per raggiungere potenziali clienti. Una vera e propria Caporetto, di cui l’aspetto che più preoccupa Vanetti è che «ai ticinesi, salvo rarissime eccezioni, non interessa lavorare nei settori alberghiero o ristorazione, tantomeno sono propensi ad investire in proprio in quelle attività».

Di conseguenza, ritiene sia inutile continuare a investire così tanto denaro pubblico nel turismo. «Ritengo sia giunto il momento di rivedere radicalmente la strategia di sostegno al settore, limitandola ad azioni utili a chi investe e opera effettivamente con eccellenza. Vi sono delle eccellenze in Ticino, ma lo sono soprattutto per merito proprio. il merito della organizzazione turistica nel suo insieme è solo marginale. L’attività di quest’ultima, malgrado le molteplici riorganizzazioni e la messa a disposizione di capitali sempre maggiori, da molti anni non risulta più essere incisiva», scrive.

A suo avviso, sarebbe possibile ridurre il finanziamento pubblico del settore senza danneggiare le eccellenze di 5 milioni di franchi sia per il 2018 che per il 2019, visto che per il 2017 è ormai troppo tardi. Pietro Vanetta invita dunque chi è interessato ad approfondire il tema, e desidera «elaborare emendamenti al messaggio N. 7184 del Consiglio di Stato “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” utili al riequilibrio finanziario, da presentare in parlamento».


Del Don, «un errore scientifico, sociale, psicologico e politico»

Lo psichiatra e membro UDC commenta la teoria della sezione vodese che ha fatto discutere. «Se servono metodi estremi, i genitori hanno già perso. Ascoltiamo la realtà che cambia attraverso i messaggi dei giovani»

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BELLINZONA – Ha fatto discutere l’affermazione dell’UDC di Vaud in merito ai metodi educativi, che chiedeva di legittimare il diritto di picchiare i figli. Ne abbiamo parlato con Orlando Del Don, democentrista e psichiatra.

Cosa pensa di quanto detto dalla sezione vodese del suo partito?
«È stata un’uscita un po’ infelice. Io sono fautore del fatto che per quanto concerne il rapporto con i propri figli non si può generalizzare. Ritengo che si tratta di uno di quegli aspetti in cui i genitori dovrebbero poter avere sensibilità, capacità e intelligenza per gestire i rapporti a seconda delle situazioni che si presentano nelle famiglie. Se una famiglia ha difficoltà nella gestione dei propri figli o se essi dimostrano delle tendenze che incutono timore è meglio andare da chi conosce queste cose, come uno psicoterapeuta. Poverino il genitore che si è lasciato sfuggire di mano la situazione e arriva a soluzioni tardive e estreme!. In certi momenti della vita e della gestione genitori-figli bisogna essere più rigorosi e severi, chiari nel far rispettare le regole e dare delle direttive, ma essere severi significa essere giusti, non far valere il proprio volere in maniera capriccioso o egoistica. È inutile arrabbiarsi se un figlio non afferra i meccanismi che regolano la vita sociale e relazionale c’è stata una lacuna, è inutile chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti. Piuttosto che immaginare soluzioni estreme, bisogna ammettere che qualcuno ha sbagliato, i genitori o la scuola, e farsi consigliare da una terza persona. Il rispetto non si ottiene con le botte! Lo stato deve essere il terzo elemento, un interlocutore, ma non deve mettere becco. Non tutti arrivano in tempo e hanno gli strumenti per farlo, più che direttive serve prevenzione: è fuori luogo dire cosa si può fare e cosa no».

Il documento dell’UDC condannava anche il femminismo, parlando di donne che si comportano come gli uomini e non educano i figli. È d’accordo?
«I rapporti nella coppia devono nascere da un accordo fra due esseri che sono in grado di promettersi vicendevole aiuto. La donna è uscita dal suo ruolo tradizionale, e questo ha portato vantaggi anche agli uomini, basti pensare al rapporto paterno con i figli. La donna ha diritto di avere soddisfazioni lavorative, a volte è quasi obbligatorio avere un secondo stipendio. Bisogna stare a quanto offre la realtà. Ci sono certe propensioni di femministe militanti che portano avanti un discorso sbagliato, ma non è qualcosa di risolvibile a livello politico. L’atteggiamento di mettere sotto categorie sociali dei rapporti gestibili a livello familiare è una tendenza sbagliata della nostra società. La responsabilità e le scelte sono individuali, dobbiamo poter pagare anche per i nostri sbagli. Fortunatamente la donna ha dovuto uscire da una situazione di asservimento, e se ha mantenuto il suo ruolo peculiare di essere donna senza copiare atteggiamenti maschili criticabili, divenendo emancipata ma mantenendo le sue caratteristiche, ci guadagniamo tutti. Se vuole ruoli maschili c’è un affollamento al centro che non porta nulla. E il maschio qualche paura ce l’ha, per cui vorrebbe riposizionare il suo ruolo… Ma sono questioni che non possono essere ordinate né dalla legge né dalla politica».

Ora però qualcuno dice “se vuoi un’educazione antica, vota UDC”…
«(ride, ndr). Come ovunque c’è chi esagera e sbaglia, probabilmente hanno fatto uno scivolone, pensando di fare qualcosa di buono dando delle regole. All’interno di ogni aggregazioni, che sia politica, sociale, culturale, ci sarà sempre chi vorrà affermare dei pensieri minoritari, volendo farne un cavallo di battaglia. Sarebbe bastato discuterne internamente per capire che è sbagliato dal punto di vista scientifico, sociale, psicologico e anche politico. A essere furbi non si fanno dichiarazioni di questo tipo…»

Comunque il quadro della gioventù (adolescenza che inizia presto e finisce tardi, per sottolineare un aspetto), è inquietante. Dove stiamo andando?
«Si devono fare gli studi, prendere coscienza di ciò che sta avvenendo, capire che se la realtà cambia e ci sono cose che ci danno fastidio e ci preoccupano, questo non le rende sbagliate. Ci sono equilibri da ridistribuire e comprendere, la società è in una fase di transizione. Non sappiamo cosa ne uscita, ma indietro non si torna. A livello psicologico le esperienze che viviamo non fanno alto che renderci più attenti rispetto a ciò che ci aspetta. Gettiamo via atteggiamenti nostalgici, e proviamo a trarre insegnamenti, soprattutto tramite i messaggi dei giovani, di chi cerca, anche attraverso la politica, aiuto per capire cosa avviene. Invece di dare risposte bisogna aprirsi alla discussioni e ascoltare i giovani. Perché suicidano? Perché hanno paura, perché la scuola e la società sono diventate così competitive, perché siamo così soli, perché un giovane intelligente, capace e brillante non riesca a sopportare ciò che la vita gli offre? Perché perde il piacere della vita? Non possiamo demandare a un’autorità di decidere cosa è meglio, è qualcosa che coinvolge noi stessi in rapporti. Se c’è un gap culturale o di consapevolezza si può dare un supporto, o per le difficoltà: le decisioni sono poi del singolo».


Grave lutto per Finzi Pasca, si è spenta la moglie Julie

La donna era da tempo malata, ed era una figura di riferimento per la Compagnia Teatrale. Aveva firmato l’ultima creazione per il Cirque du Soleil

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LUGANO – Gravissimo lutto per il famoso regista Daniele Finzi Pasca: dopo lunga malattia si è infatti spenta la moglie Julie Hamelin.

Era anche lei una figura di riferimento nella Compagnia teatrale, e aveva firmato l’ultima creazione per il Cirque du Soleil presentata proprio in questi giorni.

È dalla pagina Facebook della Compagnia teatrale che arriva la notizia, con un commosso messaggio scritto in francese, italiano, spagnolo e inglese e corredato da un video che ritrae la donna: «Con la tristezza nel cuore annunciamo la partenza della nostra cara Julie avvenuta la mattina di sabato 14 maggio a Lugano. Vi ringraziamo di cuore per tutte le preghiere e gli auguri di guarigione, l’appoggio e l’amore dimostrato in modo particolare questo ultimo anno. Tutta questa bella energia accompagna Julie nel suo viaggio e riempie il cuore di Daniele».

Molti i messaggi di vicinanza e condoglianze per Finzi Pasca e la sua famiglia.

Nella foto, Julie Hamelin assieme al marito Daniele Finzi Pasca


Pronzini contro Lugano. «Si difendono gli interessi dei vari Giudici, Sanvido, Pelli eccetera»

Il rappresentante MPS duro dopo la presa di posizione del Municipio. «Si vuole fare del Cardiocentro il centro del futuro ospedale cantonale». Foletti ribatte: «la sua è battaglia di retroguardia e miope»

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LUGANO – Il Municipio di Lugano ha deciso di schierarsi a favore della modifica della LEOC e contro l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali”, che a suo avviso riporterebbe la sanità ticinese indietro di decenni. La modifica della legge permetterebbe al privato, che nel Luganese è già molto attivo, di perfezionare i rapporti col pubblico, in particolare nell’interesse di strutture quali il Cardiocentro e la clinica Hildedrand.

È una posizione che non sorprende affatto Matteo Pronzini di MPS, promotore dell’iniziativa e in prima fila per la bocciatura della modifica della LEOC. «Era scontata, evidentemente il Municipio di Lugano ha un suo progetto, legato anche al Cardiocentro. Fondamentalmente, e l’ho anche scritto nel rapporto di minoranza, c’è in discussione il futuro del Cardiocentro, ovvero l’ospedale unico che l’EOC ha in mente».

Pronzini spiega i piani futuri. «Nel 2020, scade la concessione e dunque dovrebbe rientrate nell’Ente. Si sta studiando un modo e ci si sta muovendo, a partire da Giudici, per non rientrare e per avere una nuova fondazione. Ho i documenti che certificano questo, la Città sarà presente, ma la premessa per tutto ciò è che passi la modifica della legge, e che il gruppo Genolier, che sappiamo cosa fa, possa avere la maternità. Nel 2020, dunque, la fondazione Cardiocentro rimarrebbe indipendente e visto l’indebolimento del Civico esso sarà il perno del futuro ospedale cantonale che avremo in Ticino».

Gli interessi di Lugano e del Cardiocentro prevalgono, dunque? «L’obiettivo dell’EOC è sottomettere la sanità alle logiche del mercato e dare gli ambiti più interessanti al privato. Pensiamo al progetto legato alla maternità e quello dell’ortopedia. E si vuole che attorno al Cardiocentro gravitino altri ambiti redditizi. Attenzione, non è Lugano a guadagnarci e neppure i suoi pazienti, ma alcuni gruppi privati che ora dirigono il Cardiocentro, i vari Giudici, Sanvido, Pelli e i gruppi economici che stanno dietro».

«Guardate come sta andando il dibattito in generale, quali sono i temi che stanno usando i fautori della privatizzazione: stanno giocando il tutto per tutto per riuscire nel loro progetto. La sanità in Ticino e in Svizzera corrisponde al 12% del prodotto interno lordo, fa gola agli interessi economici. È un po’ lo stesso discorso della privatizzazione di telecomunicazioni e poste», rende attenti il rappresentante MPS.

La presa di posizione di Lugano peserà per gli elettori? Pronzini crede di no. «Una serie di persone autorevoli, Noseda, Malacrida, Cavalli, le levatrici, i medici delle Tre Valli, si sono schierati. La partita è fra i soliti affaristi e le persone di buon senso, e in Ticino credo che le persone siano abbastanza intelligenti per capire che val la pena tenersi una sanità di valore. Vogliamo che un domani la sanità in Ticino diventi un ambito dove, come è stato scritto, i medici e il personale devono comportarsi come equilibristi?».

Abbiamo contattato Michele Foletti, Municipale leghista di Lugano, per una replica. «Storicamente la sanità a Lugano è sempre stata sostenuta da due realtà, una pubblica e una privata. Abbiamo il Civico ma anche la Clinica Sant’Anna è sempre esistita, molte persone della mia età sono nate lì. Il connubio tra pubblico e privato fa parte della nostra tradizione». La concorrenza «ci ha permesso di sviluppare una sanità di qualità, ed oggi abbiamo delle specializzazioni importanti e riconosciute a livello svizzero. Non vorremmo perderle per una battaglia di retroguardia e miope come quella che sta portando avanti Pronzini, che vorrebbe limitare tutta la sfera privata ticinese a favore del pubblico. Riteniamo che con operazioni come le sue i nostri cittadini sarebbero costretti, per avere una sanità di qualità, a prendere AlpTransit e andare oltre Gottardo».

Si stanno davvero difendendo gli interessi del Cardiocentro, per farne il centro dell’ospedale cantonale? «Se un giorno ci fosse l’intenzione di vertere su un ospedale cantonale, siamo pronti a affrontarla, ma per ora nessuno ne ha mai parlato. Ribadisco che la presa di posizione è stata presa all’unanimità, cerchiamo di difendere gli interessi della sanità ticinese e dei cittadini».


Moutaharrik non voleva colpire Lugano, ma sospettava dei compagni di palestra

Un responsabile della DIGOS racconta al Corriere del Ticino l’arresto del pugile. Dopo la partenza dell’amico Oussama, ha lasciato il pugilato e dissimulato i suoi comportamenti, mentre pianificava il viaggio in Siria

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LECCO – Abderrahim Moutaharrik, il pugile due volte campione svizzero di kickboxing, non voleva compiere gesti criminali ai danni dei suoi ex compagni di palestra. Lo assicura al Corriere del Ticino Domenico Nera, responsabile della DIGOS, uno dei principali responsabili dello smantellamento della cellula jihadista che ha portato all’arresto, fra gli altri, dell’uomo.

Quando a Moutaharrik è stato notificato il divieto di entrare in Svizzera, in una chiamata in arabo alla moglie parla di «volersi vendicare, o di volerli abbattere ovunque», ma Nera, che ha fatto tradurre la conversazione, sostiene che intendeva «quasi certamente sul ring, sportivamente, non fisicamente. In Ticino non dovete preoccuparvi». L’uomo aveva avuto degli screzi con gli allenatori della palestra, e sospettava potessero essere stati loro a denunciarlo alle autorità.

Ma come si è arrivati all’arresto di Moutaharrik e di Abderrahmane Khachia (fratello dello “jihadista di Viganello” morto in Siria)? Le autorità italiane vengono a sapere che Oussama Khachia è stato estradato in Marocco, è tornato in Svizzera ed è stato espulso anche da lì. Lui e il pugile sono molto amici, tanto che il padre dell’uomo poi morto in Siria lo tratta come un altro figlio, e dunque Moutaharrik finisce sotto la lente delle indagini. Inoltre, già nel 2009 aveva tentato di comprare da un albanese un’arma, probabilmente per attaccare l’ambasciata palestinese, ed era stato frequentatore della moschea di Costa Masnaga, dove ai tempi degli attentati alle Torri Gemelle era stato trovato materiale propagandistico jihadista.

I post su Facebook di Moutaharrik si fanno sempre più violenti, ma poi, quando l’amico muore in Siria, smette improvvisamente di frequentare la palestra di Lugano e inizia a postare foto rispettabili, in giacca e cravatta. Un comportamento che allarma Nera e i suoi, che cominciano a sorvegliarlo in modo più stretto. «Avevamo di fronte un soggetto che improvvisamente aveva posto in essere comportamenti dissimulatori circa le sue posizioni estremiste e che conosceva un foreign fighter morto in Siria. Dovevamo vederci chiaro».

Il pugile ha sposato una ragazza che aveva ricevuto un’educazione islamica ma che viveva all’occidentale: dopo il matrimonio, lei cambia. E Moutaharrik è fondamentale anche nell’estremizzazione del fratello di Ousssama. I due progettano un viaggio in Siria, e si rivolgono a un amico conosciuto ai tempi della mosche di Lecco, Mohamed Koraichi, che è in Siria. La moglie del pugile contatta la sorella di quest’uomo, e arriva la tazkia per i due. La partenza è prevista per luglio, con la scusa di vacanze. Ma nei messaggi sul cellulare si parla sempre più di violenza, si dice che «per uccidere un cristiano basta una lama». Sarebbe stato il primo jhadista a colpire il Vaticano, lo incitano.

E allora alla DIGOS non basta più pedinare e controllare l’uomo: passa all’arresto.


Righini contro Maurer. «Scandalosa la sua faciloneria. Ora sui “Panama Papers” interveniamo»

Dopo l’attacco di questa mattina del gruppo, il presidente rincara la dose: «Ha giustificato chi evade. Che i capitali sottratti indebitamente tornino al popolo»

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BELLINZONA – Il PS contro i “Panama Papers”: dopo la mozione di questa mattina del gruppo per chiedere che il Consiglio di Stato faccia sì che le autorità competenti possano entrare in possesso dei documenti completi, è arrivato un attacco del presidente Igor Righini, pubblicato sulla sua pagina Facebook e inviato in redazione.

Definisce sconcertante il fatto che in Svizzera il caso non abbia ancora suscitato un dibattito politico, «e questo malgrado siano emerse più notizie riguardo le società svizzere implicate in questo scandalo».

Righini se la prende in particolare con Ueli Maurer, che ha difeso la possibilità per i contribuenti facoltosi di investire in attività offshore. «Trovo scandaloso che il ministro delle finanze si permetta, con una faciloneria disarmante, di legittimare quella che è l’evasione fiscale. Uno Stato che si rispetti deve assolutamente fare chiarezza riguardo il caso “Panama Papers” e le implicazioni delle società che hanno aperto e gestito delle società e dei conti offshore. Se desideriamo uno Stato giusto, capace di garantire l’equilibrio e la pace sociale non possiamo permettere ai ricchi di nascondere i propri capitali al fisco attraverso delle reti di “trust” e di società-schermo. È indegno che il Consigliere federale alla testa delle finanze si esprima in questo modo con la compiacenza della maggioranza del Governo e del Parlamento», ha tuonato.

Ed ora è «imperativo, subito e senza mezze misure, che le Autorità svizzere agiscano, che possano accedere all’insieme dei documenti “Panama Papers”, che facciano luce sulle reti delle società offshore e che aprano delle eventuali inchieste penali. I capitali sottratti indebitamente allo Stato e alle famiglie di molte persone che lavorano onestamente per dei salari sempre più deboli devono tornare al popolo».

I socialisti, termina il presidente, non chiedono «allo Stato di impedire che vi siano persone ricche, ma pretendiamo che impedisca che nella popolazione vi siano dei poveri. Esigiamo giustizia».


Cosa faccio questo weekend?

La festa danzante e il festival degli “Artisti di Strada” di Ascona animano il Ticino, a Minusio debutta Flavio Sala. A Locarno e Biasca si gioca a beach volley, nel Bellinzonese spazio a Mangiainsem

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BELLINZONA – Poco più di una settimana dopo il Ponte dell’Ascensione, ecco tre nuovi giorni di libero tutti da programmare.

Da ieri fino al 16 è in programma la Festa danzante, l’occasione per scoprire la danza nei teatri, nei centri culturali e negli spazi pubblici. Spettacoli, animazioni, serate danzanti, disco kids e oltre un centinaio di corsi di danza di tutti gli stili per grandi e piccini, principianti e appassionati, spaziando fino alla danza africana. In Ticino l’epicentro è Lugano, dal Teatro e Studio Foce, al LAC, ma anche gallerie d’arte, piazze e strade. Sono anche previste manifestazioni in altre località del cantone, come tra le altre, il Cinema Lux a Massagno e il Museo Vincenzo Vela a Ligornetto.

A Minusio sbarca lo spettacolo d’esordio della compagnia di Flavio Sala, “La solita süpa”, in cui recitano anche Rosy Nervi e Fabrizio Casati, per la prima volta in teatro, e i ritorni di Sandra Zanchi e Leonia Rezzonico: appuntamenti domani alle ore 20.30 e sabato alle 15. Lo spettacolo dialettale, scritto dal promettente drammaturgo Gionas Calderari, si snoda tra le baruffe di suocera e nuora e l’irruzione di un maldestro malvivente, con sentimenti e ingredienti di umanità varia che si amalgamano e fanno guazzabuglio tra loro, peggio delle verdure nella proverbiale zuppa.

A Sementina, Monte Carasso e Bellinzona domenica vi sarà Mangiainsem, una giornata evento per scoprire i prodotti locali del Bellinzonese e il territorio che li produce, la sua cultura e la sua storia. Si andrà alla scoperta delle colline alte di Sementina e Monte Carasso, delle storiche testimonianze che le contraddistinguono e del nuovo ponte tibetano Carasc che le collega: 10.2 km da affrontare senza fretta, in compagnia di amici e famigliari, assaporando prodotti locali e prelibatezze culinarie ticinesi. Per partecipare all’escursione bisogna iscriversi, la festa d’arrivo a Sementina è aperta a tutti.

Nel fine settimana di Pentecoste, il più importante torneo di Beach Volleyball della Svizzera fa tappa a Locarno. Per l’occasione, Largo Zorzi (accanto a Piazza Grande) si trasforma in un’arena con un campo di sabbia. Su questa spiaggia i team si sfidano per vincere il torneo ed entusiasmano i molti fan con azioni mozzafiato. L’ingresso alla manifestazione è libero.

Si gioca a beach volley, sport estivo per eccellenza (c’è voglia di estate…) anche a Biasca, con la 14esima edizione di Beach 3 Valley, dalle 16 alle 1. Per iscrivere le squadre giulia.scoutbiasca@bluewin.ch oppure 077 450 95 48.

Arte a 360° ad Ascona, con il festival “Artisti di strada” lungo quattro giorni con l’esibizione singoli artisti e gruppi professionali provenienti dalle strade di tutto il mondo. Nella cornice pittoresca di Ascona, vi sarà un programma variopinto: mimico, teatro, danza, giocolieri, equilibristi, sputafuoco, musicisti, clowns e quant’altro. Cento e più spettacoli gratuiti riempiono di allegria le tante piccole scene in riva al lago. Alla fine di ogni spettacolo gli artisti porgono il loro cappello al generoso pubblico che con un offerta ha modo di ringraziare per la rappresentazione.


Bomba di Paolo Bernasconi. «La Svizzera sapeva tutto, è un’evasione fiscale organizzata»

Secondo l’avvocato, quanto emerso dai Panama Papers era noto alle autorità, e non solo da ora. Sarebbero anzi state la banche a suggerire ai clienti come nascondere i soldi in società schermo nei paradisi fiscali

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BELLINZONA – Quanto emerso dai Panama Papers non può sorprendere. Secondo l’avvocato Paolo Bernasconi, l’Autorità di sorveglianza dei mercati finanziari (FINMA), già Commissione federale delle banche, non solo sapeva tutto in merito ai paradisi fiscali, ma si è resa complice di quella che chiama «un’evasione fiscale collettiva organizzata».

In un’intervista al Tages-Anzeiger, Bernasconi parte dal 1986, anno in cui una pubblicazione ufficiale dell’Associazione svizzera banchieri spiegava come costituire società schermo o bucalettere, e un pezzo scritto proprio dall’avvocato ticinese illustrava il possibile uso criminale di queste forme giuridiche.

Nel 2005, è entrata in vigore la ritenuta alla fonte per clienti UE delle banche svizzere. E quelle che chiama lobby della banche aveva fatto in modo che tale ritenuta fosse applicata solo alle persone fisiche e non a quelle giuridiche. Dunque, le stesse banche avrebbero consigliato ai clienti di fondare società schermo in cui depositare i propri averi, in modo da aggirare l’accordo.

E avvocati e fiduciari che ruolo hanno? Entrano in gioco in questo momento, perché, sostiene Bernasconi, istituti bancari quali UBS, Credit Suisse, HSBC o Julius Bär erano consapevoli del rischio delle operazioni, indirizzando dunque i clienti da avvocati e fiduciari.

E la FIMNA era a conoscenza di tutto: si mostra stupita del fatto che dal 1978 sono state fondate, partendo dalla Svizzera 34 mila società solo per coprirsi di fronte all’opinione pubblica, ma in realtà ha contribuito a organizzare questa «evasione fiscale organizzata», per tornare alla sua definizione.

Al momento in cui le banche avevano ottenuto che venisse applicata la ritenuta alla fonte solo sulle persone fisiche, attacca Bernasconi, l’Amministrazione federale delle contribuzioni (ESTV), oltre alla Commissione federale delle banche, sarebbe dovuta intervenire.
Invece, continua l’accusa, entrambe hanno finto di non vedere, e la conseguenza è stata l’inclusione della Svizzera nelle liste nere dei paesi UE, e il conseguente abbandono del segreto bancario.


12 franchi all’ora? Jelmini ironizza, «almeno non hanno chiesto lingue nazionali e uso del pc», ma poi interroga il Governo

Il deputato PPD porta alla luce un nuovo caso di offerta di lavoro con paga da fame. «Condizioni mortificanti e non legali, il Consiglio di Stato intervenga su questi annunci»

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BELLINZONA – «Cercasi babysitter (per bimbo di 3 anni) e donna referenziata tuttofare (pulizie, stirare, cucinare) per famiglia in appartamento nel luganese. Amante dei bambini e degli animali, automunita, non fumatrice, in buona salute, precisa e affidabile. Massima serietà. No perditempo. Circa 3 giorni alla settimana. Chf. 12.- all’ora». Sì, avete capito bene: 12 franchi all’ora!

L’annuncio è tratto da un sito svizzero, e a portarlo all’attenzione del pubblico è il sindacalista e deputato PPD Lorenzo Jelmini, che commenta ironicamente «vero che gli inserzionisti hanno avuto il buon gusto di non pretendere, per quella paga, la conoscenza delle lingue nazionali e neppure dimestichezza nell’usare il computer, ma non hanno però precisato di che tipo di animale dovrebbe occuparsi la “tuttofare”, oltre evidentemente al bimbo di 3 anni. Si potrebbe temere che i signori abbiano pure una scuderia di cavalli di cui si deve occupare la “donna referenziata”!».

«Nel nostro Cantone c’è chi ancora non vuole capire che paghe di questo livello, oltretutto per un occupazione parziale, sono mortificanti per chi viene assunto e non permettono di vivere! Per non parlare dell’aspetto legale. Già, perché le condizioni lavorative e salariali del Personale domestico da anni sono regolate da un Contratto normale di lavoro che prevede un minimo salariale di 18.55 franchi all’ora!», prosegue Jelmini, senza più ironia ma anzi con amarezza. A suo avviso, dato che non è il primo annuncio di questo tipo che si legge sui portali svizzeri e che il rispetto dei CCL sono di competenza dello Stato, per la precisione dell’Ufficio cantonale di conciliazione, ritiene che il Consiglio di Stato debba attivarsi maggiormente affinché sia rispettato ma anche per informare in modo adeguato.

Perciò, pone al Governo alcune domande:

«1. A fronte del ripetersi di annunci che propongono la violazione di un contratto normale di lavoro, già più volte segnalati, il Consiglio di Stato quali misure ha intrapreso o intende intraprendere?

2. Il Consiglio di Stato in che modo verifica le inserzioni che sono di dominio pubblico e che violano palesemente le condizioni salariali previste da un contratto normale di lavoro?

3. Non ritiene il Consiglio di Stato doversi attivare per chiedere ai portali internet che propongono offerte d’impiego di non pubblicare annunci palesemente illegali?

4. Non è possibile verificare sistematicamente le condizioni salariali proposte da questi siti così da bloccare sul nascere questi abusi?»


Il PS, «bisogna poter accedere ai “Panama Papers” e applicare il diritto fiscale e penale svizzero»

I socialisti presentano una mozione al Consiglio di Stato, chiedendo di fare in modo che le autorità possano visionare i documenti completi, per verificare se ci siano casi punibili riguardanti svizzeri e ticinesi

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BELLINZONA – Il PS chiede al Consiglio di Stato di fare in modo di poter accedere ai documenti “Panama Papers” (ovvero, il fascicolo riservato digitalizzato composto da 11,5 milioni di documenti confidenziali creato da uno studio legale panamense che fornisce informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, includendo le identità degli azionisti e dei manager, mostrando come individui ricchi, compresi funzionari pubblici, nascondano i loro soldi dal controllo statale), per accertare eventuali coinvolgimenti con la piazza finanziaria ticinese.

«Il Gruppo parlamentare del Partito socialista presenta oggi una mozione con la quale invita il Consiglio di Stato a fare in modo che le Autorità cantonali possano accedere ai documenti denominati “Panama Papers”. Il Gruppo del PS invita inoltre il Consiglio di Stato a controllare se esistano dei casi di sottrazione fiscale, di frode o di riciclaggio da parte di persone giuridiche o fisiche domiciliate o residenti in Ticino», si legge nel comunicato inviato in redazione.

«La pubblicazione parziale dei “Panama Papers” ha messo in luce un vasto sistema finanziario di società offshore utilizzate per celare i reali titolari di capitali. Benché le società-bucalettere e i “trust” non siano di per sé illegali, possono essere utilizzati per evadere il fisco o per riciclare denaro sporco. Più media hanno mostrato come parte di queste società vengano gestite dalla Svizzera e anche dal Ticino. Perciò, in questi casi, andrebbe applicata la legge fiscale svizzera», prosegue la nota del partito socialista a firma del capogruppo Ivo Durisch.

Dunque, «disporre dell’insieme dei documenti risulta dunque indispensabile perché i poteri pubblici possano avviare un’inchiesta penale riguardo i “Panama Papers”. Fare luce al più presto sulla situazione è anche nell’interesse delle persone coinvolte, della piazza finanziaria svizzera e di quella ticinese».

Il Gran Consiglio non sa quali misure siano già state pianificate: il gruppo socialista ritiene che un esposto del Consiglio di Stato al Ministero pubblico sia una possibile soluzione.


Casellario, ancora tu. Cambiare la misura fra un anno basterà a Roma e Berna?

La richiesta del casellario giudiziale è sempre il nodo per la firma dell’accordo fiscale con l’Italia: il Ticino si è impegnato a trovare una soluzione alternativa in un anno. Maroni non commenta, a Berna neppure

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BELLINZONA/BERNA/MLANO – Il Ticino ha prolungato di un anno la misura che permette di richiedere sistematicamente il casellario giudiziale per rinnovare o concedere permessi B e G. Che ripercussioni può avere la decisione sulla firma dell’accordo fiscale fra Italia e Svizzera?

Per la Penisola, il casellario è sempre stato un ostacolo. Tempi addietro, Roberto Maroni aveva addirittura consigliato ai frontalieri di scioperare per un mese. Ora il governatore della Regione Lombardia non commenta.

Stessa reazione da parte di Berna. Il Consiglio di Stato ha inviato una lettera informativa a Ueli Maurer. La Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali ha semplicemente detto di aver preso atto della scelta e di star lavorando per rispettare i termini della firma, previsti per quest’estate.

In ogni caso, al termine dell’anno, il Governo ticinese dovrà impegnarsi a trovare misure con lo stesso fine ma che siano maggiormente compatibili col diritto internazionale. E questa soluzione andrà trovata dal Dipartimento delle Istituzioni. I cinque ministri ritengono comunque di aver teso una mano verso chi voleva abolire la richiesta del casellario. A Berna lo recepiranno? Il Consigliere agli Stati Fabio Abate ha lodato il fatto che sia stato il Consiglio di Stato in corpore e non solo il DI di Norman Gobbi (nella foto) a prendere in mano il dossier, ma non si sbilancia su quelle che potrebbero essere le reazioni italiane, oltre al no comment di Maroni.

Il Ticino, con Maurizio Agustoni e Amanda Rueckert, aveva presentato a Berna la richiesta di estendere la misura a tutta la Svizzera. Per Abate, dunque, in questo anno bisognerà lavorare per trovare un modo di applicarla a livello nazionale, senza imboccare vie solitarie. Ad ogni modo, Agustoni si è detto soddisfatto del fatto che sia stato riconosciuto che in Ticino esiste un problema di sicurezza e che la richiesta del casellario è un modo per prevenire e impedire a persone con precedenti penali di venire a lavorare o vivere in Svizzera. «A me sembra che il governo abbia tenuto conto dei due interessi: quello del Ticino a verificare i precedenti penali di chi entra sul territorio e quello della Confederazione ad avere rapporti distesi con l’Italia. La prospettiva di abbandonare questa misura, infatti, è data», ha concluso il rappresentante del PPD.

All’Italia e a Berna il fatto di aver stabilito una data in cui far cessare la misura basterà?


Ghisolfi controcorrente, «PPD, avresti già dovuto scegliere il presidente»

La granconsigliera ritiene che il rinnovamento doveva essere trainato da una guida già scelta. E dice la sua sulla presenza femminile nel partito, sulla manovra e sui frontalieri

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BELLINZONA – Al PPD serve un presidente per trainare il rinnovamento, non viceversa come deciso dal partito. È una Nadia Ghisolfi controcorrente quella che emerge da un’intervista rilasciata a La Regione.

«Il PPPD per ripartire davvero ha bisogno di un presidente cantonale eletto, riconosciuto, autorevole e partecipe alla vita del partito», afferma, confermando che lo stesso Lombardi, ad interim da un anno e mezzo, si definisce provvisorio”. «Si è già atteso troppo. A mio avviso il presidente andava trovato prima delle elezioni comunali tenutesi lo scorso aprile. Con questo non intendo criticare chicchessia, ma aspettare ancora sei mesi mi pare troppo».

Il partito, invece, intende partire dalle sezioni e dai distretti per la riorganizzazione. Per Ghisolfi, «in questa attività dovrebbe essere coinvolto subito il nuovo presidente, perché solo così potrebbe farsi conoscere meglio e definire con la base i presupposti del rilancio. Non solo. Dovrebbe toccare al nuovo presidente stimolare forze nuove e relative responsabilità, dal momento che sarebbe lui garante del futuro e, certamente, della propria squadra. L’operazione inversa fa perdere tempo e non mi pare appropriata».

Auspica anche una maggior presenza femminile, ammettendo che è un eterno problema: «non è che deve esserci per forza, ma se c’è è importante perché rappresentante dell’associazione femminile del PPD».

Non mancano da parte della granconsigliera anche critiche alla manovra e al clima anti frontalieri. Sulla manovra, ha detto che «per quel che concerne la socialità constato che alcune misure di risparmio vanno a toccare i bisogni di numerose famiglie (tema da sempre centrale nel PPD, ndr), nella misura in cui si riduce il sostegno pubblico. E questo non va bene». Infine, i frontalieri sono tanti, ma «la questione viene strumentalizzata ed enfatizzata. Sono tanti, ma se ci sono è perché qualcuno li chiama. Si dimentica troppo facilmente il ruolo dei datori di lavoro che approfittano di questa situazione».


Dumping, più controlli. Nei settori regolamentati dal CCL, il 29% delle ditte non è in regola

Tra le aziende che operano in settori non regolamentati da un contratto collettivo di lavoro, le irregolarità sono state del 9%. Particolare attenzione in Ticino

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BELLINZONA – 10% di controlli in più su condizioni salariali e lavorative: la Svizzera stanno facendo uno sforzo significativo nel combattere la lotta al dumping. Nel 2015, grazie alle commissioni tripartite e paritetiche, sono stati controllati il 7% dei luoghi di lavoro il 40% dei lavoratori distaccati e il 35% dei prestatori d’opera indipendenti dell’area UE/AELS.

Un terzo delle aziende che operano in settore regolati da contratti collettivi presenta irregolarità presunte, mentre fra quelle che lavorano dove il CCL non c’è non sono risultate in regola il 9% delle ditte esaminate.
Nella metà dei casi rilevati di dumping salariale, le procedure di conciliazione per ottenere il pagamento posticipato dei salari hanno avuto esito positivo.

Per quanto concerne i lavoratori distaccati, essi sono aumentati nel 2015 di circa il 2%. Si sono registrati salari inferiori a quelli usuali in circa il 10% dei casi.

Il Ticino era un osservato speciale, poiché la SECO ritiene che l’elevato numero di frontalieri possa portare a maggiori probabilità di casi di dumping salariale. Il nostro cantone è quello con il maggior numero di CCL, e sono state controllate il 24% delle ditte la cui attività ne è regolamentata (contro il 17% dell’anno precedente).

Sotto la lente ticinese anche le prestazioni transfrontaliere, e in merito si segnalano dei controlli effettuati ieri nella fascia di confine italo-luganese. Sono stati controllati 93 veicoli e 120 persone: sul 15% (18) l’Ispettorato del lavoro effettuerà ulteriori verifiche, mentre l’Associazione interprofessionale di controllo lo farà su 5 persone impiegate in altrettante aziende. Due operai italiani sono stati trovati senza la notifica necessaria (entrambi lavorano per ditte italiane).

In conclusione, per la SECO le misure di accompagnamento, in attesa di un accordo sull’applicazione di quanto votato il 9 febbraio 2014, sono il viatico migliore per combattere la piaga sul dumping.


Si cerca Ivan Betancur

La polizia è alla ricerca di un minorenne, scomparso martedì dal proprio domicilio

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CANOBBIO – La polizia cantonale ha diramato un annuncio di ricerca persona relativa a Ivan Martin Betancur, nato il 16.07.1999, e domiciliato a Canobbio. Il ragazzo è scomparso martedì 10 dal proprio domicilio verso le 9 di mattina.

I connotati: carnagione bianca, corporatura media, altezza 165 cm, occhi castani, viso ovale/rotondo, capelli castani scuri lisci corti, si esprime in italiano e spagnolo. Veste pantaloni blue jeans, giacca a vento blu, scarpe da ginnastica blu con stringhe bianche.

Chi avesse delle informazioni è pregato di rivolgersi alla polizia.