Categoria: Ticino

Cosa faccio questo weekend?

Domenica si Passteggia per la Valcolla, a Locarno protagoniste le Harley Davidson. A Lugano si parla di scrittori e cultura, a Bedretto si sfidano i boscaioli mentre a Chiasso è tempo di Penziamo

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BELLINZONA – Anche il mese di agosto sta terminando, ci prepariamo infatti a viverne l’ultimo fine settimana. L’agenda è ricca di impegni, per chi vuole sfruttare al meglio i restanti scampoli d’estate.

Domenica va in scena la terza edizione di Lugano Passteggia, che porterà i partecipanti (sinora più di 400 gli iscritti, c’è ancora tempo per annunciarsi tramite il sito internet) da Cimadera a Maglio di Colla attraverso un percorso di otto chilometri accessibile a tutti. Ci saranno nove tappe per mangiare. Nella prima il patriziato di Cimadera accoglierà i partecipanti in piazza con caffè e cornetto, nella seconda si potranno degustare salumi, nella terza verranno offerti formaggi con un bicchiere di vino. Per la quarta tappa verranno proposti degli assaggi di birra artigianale, per la quinta vi sarà l’aperitivo in musica, poi prima di arrivare a Maglio di Colla si degusterannp prodotti freschi dell’alpe (i büscion), si assaggeranno i pesciolini fritti col vino Bianco e infine e ultime due tappe a Maglio di Colla prevedono pranzo a base di polenta e spezzatino e una torta alla festa di fine estate.

A Chiasso, con iscrizioni chiuse, è tempo di Penziamo. Per la quinta edizione sono previste la corsa podistica (in parte su strada asfaltata e in parte su strada sterrata, attraverserà il Quartiere Soldini per poi immettersi nei consueti sentieri della collina del Penz, per una lunghezza di 10,3 chilometri), e due varianti del walking, una di 10 chilometri e una di 15, nei boschi del Penz. Allo stadio Riva IV si svolgeranno invece le olimpiadi delle famiglie, con giochi come tiro alla fune, corsa coi sacchi, percorso cariolana, slalom con in bocca il cucchiaio con la palla.

Sabato 27 agosto a partire dalle ore 14.00 e fino alle 20 all’ex asilo Ciani di Lugano ha luogo il Festival “Scrittori&Musica”. Alle ore 14.00 si comincia con un dibattito sulla tutela dei beni culturali del Cantone. Alle 15 inizia la parte dedicata agli scrittori. Si inizia con Elvira Dones, reputata con Kadare miglior scrittrice albanese e ormai adottata dal Ticino dove vive e scrive, ora anche in italiano. Si continua alle 16.30 con Hans Tuzzi, prolifico scrittore milanese con al suo attivo due serie di gialli d’autore, quella facente capo al milanesissimo commissario Melis e quella riguardante Neron Vukcic, che non è altri se non la versione giovanile del celebre segugio Nero Wolfe, alla prese con le sue origini montenegrine e la prima guerra mondiale. Su finisce alle 17.45 con Maria Rosaria Valentini, romana, pure essa ticinese d’adozione, con all’attivo il romanzo-rivelazione “Magnifica”. I tre scrittori saranno presentati dai giornalisti Maria Emilia Arioli, Ambretta Sampietro e Sergio Roic. Cornice, commento e colonna vertebrale del festival sarà la musica del gruppo romano “Rocca Benigni”, che spazia dalla musica klezmer (ebraica) a quella gitana, del choro brasiliano ai geampara romeni e al tango-jazz. Il duo intervallerà presentazioni e dibattiti, chiudendo la rassegna con un concerto dalle ore 18.45 alle 20. L’entrata è libera.

A Bredretto, domani i boscaioli si sfidano nell’annuale pentathlon, con cinque prove di abilità: taglio con l’ascia di un tronco d’abete, lavoro con la motosega (ricavare con la motosega un disco dello spessore massimo di 6 cm da un tronco di abete di 35 cm fissato su un sostegno), taglio dei pioli (rami), abbattimento di un palo e rotolamento di un tronco con lo zappino. verrà premiata anche la più bella scultura creta con il solo uso della motosega, poi alla sera vi sarà la cena offerte e dalle 21 la Osogna Project Band suonerà live.

Per gli appassionati di moto, invece, immancabile l’appuntamento con il Rombo Days di Locarno, il tradizionale raduno motociclistico organizzato dal Harley-Davidson Club Ticino! L’evento si svolgerà nella suggestiva cornice di Locarno, dalla pittoresca Piazza Grande a Largo Zorzi sull’arco di tre giorni, a partire da oggi sino a domenica. Saranno allestite aree espositive dove ammirare i meravigliosi modelli Harley e degli stand dedicati ad abbigliamento e accessori. Faranno da cornice all’evento concerti rock, blues, country, folk e altri intrattenimenti. Quest’anno per la prima volta vi sarà un evento dedicato interamente alle donne, con l'”European Ladies on the Road”.


Borse di studio, il PS non ci sta. «Sarebbe un passo indietro»

Il Partito Socialista è deciso a opporsi alla proposta di PPD, PLR e Lega. «Una misura che va a pesare sui ceti in difficoltà, in un contesto in cui si riducono le possibilità anche per i giovani ben formati»

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BELLINZONA – Il PS non è d’accordo sulla proposta della triade PLR-PPD-Lega di trasformare le borse di studio in una forma di prestito da restituire allo Stato sin dal triennio di Bachelor.

«La proposta di trasformare parte delle borse di studio universitarie in prestiti è inaccettabile. Il PS Ticino si oppone con decisione a questo tipo di misura di risparmio che riduce le opportunità di accesso a studi superiori ai giovani ticinesi provenienti dai ceti meno abbienti», si legge in una nota. «Il Partito Socialista si oppone alla proposta di PLR, PPD e Lega che intende trasformare parte delle borse di studio per gli studenti universitari in prestiti rimborsabili. È un’ipotesi che riguarda chi segue un percorso di studi Bachelor, visto che l’accordo intercantonale vigente impedisce che venga applicata anche ad altri studenti».

Chi andrebbe a perderci è evidente. «Questa proposta implica un netto passo indietro rispetto alla situazione attuale, che andrebbe a pesare, indebitandoli oltremodo, sui giovani provenienti da famiglie dei ceti modesti e medi, in un contesto economico che vede già una riduzione delle buone prospettive professionali anche per i giovani ben formati».

«I giovani ticinesi che intendono studiare fuori Cantone devono affrontare delle spese sempre più importanti, soprattutto in termini di alloggio. Consapevoli che delle misure di rientro finanziario siano necessarie, insistiamo sulla necessità di riequilibrare le finanze cercando là dove ci sono più risorse invece di toglierle a chi ne ha più bisogno, ad esempio riducendo delle essenziali prestazioni sociali. In questa direzione andranno anche le richieste di modifica alla manovra di rientro finanziario che porteremo in Commissione della gestione», termina il PS, che precisa come non accetterà una misura del genere.


Il grido d’aiuto di Coen. «Non riconosco più la mia città… E i ticinesi spendono in Italia»

Accorato appello del Presidente del Gruppo Commercianti Chiasso sulle chiusure dei negozi. «Fanno parte della nostra identità. Dovremmo dire “prima i nostri commercianti”, porterebbe benefici a tutti»

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CHIASSO – Negozi che chiudono, uno dopo l’altro. Le ultime notizie arrivano da Bellinzona, ma non sono isolate. I piccoli commerci lasciano le città ticinesi, e il trend preoccupa e intristisce Carlo Coen, presidente del Gruppo Commercianti Chiasso, che invia in redazione una lunga e accorata analisi, che è anche un grido d’aiuto.

«Chiuso per crisi: in tutto il Ticino scompaiono negozi e botteghe storiche. Non è un Paese per negozi. Se fosse uno sceneggiato sarebbe “Cento vetrine (che chiudono)”. Invece è la triste realtà ticinese del 2016. Ricordatevi del bar dove avete fatto colazione questa mattina, tenete bene a mente il benzinaio dove vi siete fermati prima di partire per il weekend. Perché la prossima volta che ci passerete davanti, chissà, al loro posto troverete una saracinesca abbassata. Chiusi per ferie? Macché, chiusi per crisi, affitto e pure per colpa di una app. Purtroppo non è una fiction, ma la realtà per una larga fetta di Paese che non vede la luce della ripresa perché è ancora intrappolata nel tunnel dei conti che non tornano. E alla fine si è costretti a gettare la spugna. Serrande abbassate, non è una questione di orario, giorno o stagione, sono abbassate perché il proprietario non ce la fa più, time out, addio, è stato bello finché possibile».

Il problema non è solo dei commercianti, scrive. «I negozi, soprattutto le piccole botteghe, fanno parte del panorama e dell’identità delle nostre città. Senza le insegne illuminate, senza le vetrine che ci distraggono e ci accompagnano, si spengono le luci e anche la vita delle strade. Che diventano semplici luoghi di passaggio. I negozi sono, soprattutto, un fondamentale luogo di incontro. Per parlare, scambiare non solo merci, ma anche notizie sulla vita del quartiere e dei suoi abitanti. Sono un conforto, una compagnia per chi vive in solitudine. Certi giorni scendo in strada e non riconosco la mia città. Bellinzona, Lugano, Mendrisio, Chiasso … è sempre uguale. Un collasso. Così basta passeggiare per le vie, non solo periferiche, ma anche centrali delle città per scoprire cartelli con su scritto vendesi o affittasi; in alcuni casi si parla di “obsolescenza”, riferito a tutte quelle attività colpite dallo sviluppo del commercio in rete, quindi le agenzie di viaggio, abbigliamento, bigiotteria, le librerie o le edicole».

Si sta precipitando in una fase di nuova austerità, ma per Coen non basta rammaricarsi delle serrande chiuse e dei posti di lavoro persi. «Sarebbe utile un’analisi più approfondita delle chiusure, per avere dati di comprensione più potenti e andare oltre diagnosi del tipo: è morto perché gli è mancata l’aria.
Perché si chiude? Colpa della crisi economica che ha stravolto le abitudini delle famiglie? I consumatori svizzeri spendono 8,9 miliardi di franchi in acquisti all’estero, principalmente per generi alimentari, articoli per l’igiene personale e abbigliamento, i ticinesi battono tutti nel turismo degli acquisti. Difatti dal Ticino l’aumento svizzero maggiore, il 41% fa acquisti una o più volte al mese in Italia o in altri paesi, il 31% nelle altre regioni confinanti. Nel 2015 spesi dai ticinesi 514 milioni di franchi all’estero, il 49% in più di due anni prima. Complessivamente viene realizzato all’estero il 5 per cento dell’intero fatturato al dettaglio svizzero. Se si considerano anche le spese fatte in maniera “spontanea” durante le vacanze e i viaggi di lavoro, che ammontano a 3,8 miliardi di franchi, si arriva agli 8,9 miliardi su menzionati».

«Ci lamentiamo perché non vogliamo l’Europa ma ne sosteniamo l’economia, invece che sostenere la nostra. Dovremmo dire “Prima i nostri commerci”. Più economia uguale più posti di lavoro. E non solo per i frontalieri ma soprattutto per i ticinesi», è l’amara conclusione.


«Claudio “cuor di leone”, sull’ albo solo parole, parole, parole…»

Il PLR, attraverso il suo settimanale Opinione Liberale, torna sul tema della LIA e attacca Zali. «Dopo essersi pavoneggiato davanti a tutto il Ticino, quando sono emerse le magagne è scomparso dalla circolazione».

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BELLINZONA – I liberali attaccano Zali. Il cosiddetto pasticcio della LIA, con gli artigiani della Svizzera Interna che non dovranno pagare l’iscrizione all’albo, campeggia in prima pagina sul settimanale del partito, Opinione Liberale.

Il titolo è eloquente: «Zali, che pasticcio».

«Ancora una volta, una legge uscita dal dipartimento del Territorio, diretto dal ministro leghista, va contro gli interessi dell’economia ticinese!
Dopo l’ennesimo danno, il silenzio. Il dipartimento non risponde e men che meno rilascia interviste (per onore di cronaca, Zali ha parlato ieri con La Regione, intervista ripresa dal nostro portale, ndr) Che dire… decisamente in difesa di tutti i ticinesi e di chi nel nostro Cantone crea lavoro e benessere!»., è l’attacco in prima pagina.

L’immagine? Un collage di titoli del Mattino, in cui si elogiava l’operato del Consigliere di Stato leghista: si va dal commento positivo di Fabio Badasci, «noi piccoli artigiani ti ringraziamo», sino a una frecciatina a Vitta, «se aspettiamo il DFE…».. E, scimmiottando Mina, la conclusione: «parole, parole, parole»

L’argomento viene ripreso nella rubrica “Spilli”. «L’albo degli artigiani dopo essere stato venduto in pompa magna come la soluzione di tutti i problemi si sta sempre più rivelando una ciofeca che non farà altro che penalizzare gli artigiani ticinesiche saranno gli unici a dover pagare, e quindi a farne le spese», si legge. «Stranamente Claudio Zali, dopo essersi gongolato come un pavone davanti ai ticinesi per aver messo in vigore in tempi brevi la
misura, ora che vengono a galla tutte le magagne è scomparso dalla circolazione. Visto il coraggio dimostrato nell’affrontare le sue responsabilità lo ribattezzeremo Claudio “cuor di leone”».


I Cantoni hanno deciso: vogliono l’evoluzione del bottom up

Ambühl ha presentato alla Conferenza dei Governi cantonali un modello simile a quello “ticinese”, dove si parla di immigrati e non di frontalieri, ma le due idee potrebbero essere integrate. Vitta soddisfatto

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BERNA – Il bottom up piace ai Cantoni, che vedono questa opportunità come la chiave di volta nelle complicate trattative per l’applicazione di quanto votato il 9 febbraio 2013.

Quella presentata dal professor Ambühl alla Conferenza dei Governi cantonali non è la stessa clausola unilaterale commissionata per il Ticino: al posto dei frontalieri, infatti, si parla di immigrati, di cui i lavoratori che vengono da un’altra nazione ma che la sera tornano a casa non rientrano. Non è escluso, in ogni caso, che il modello ticinese possa essere integrato, facendo sì che il numero dei frontalieri faccia parte dei criteri volti a stabilire se la clausola deve scattare oppure no. E in ogni caso, ci sarebbe la preferenza indigena, che varrebbe per tutti i settori professionali, con la possibilità di un’eccezione per quegli ambiti dove manca manodopera locale.

La soluzione di Ambühl non prevede contingenti e tetti massimi come chiedeva l’iniziativa UDC votata dal popolo ormai due anni e mezzo fa, ma ne mantiene intatto lo spirito.

I Cantoni hanno accolto positivamente il modello, che permetterebbe di tener conto delle differenze fra i vari cantoni, «una proposta pragmatica e rispettosa del federalismo», come è stato detto. E non entrerebbe in contrasto con gli Accordi bilaterali, perché lo stesso Accordo di libera circolazione delle persone prevede, nell’articolo 14, capoverso 2 l’adozione di misure che limitano l’immigrazione in caso di difficoltà di ordine economico o sociale.

L’Italia, tramite il ministro Gentiloni, aveva espresso contrarietà al modello sviluppato da Ambühl per il Ticino, il che aveva fatto pensare a un ostacolo serio nelle trattative con l’UE. Non è sorpreso Christian Vitta, «con questo modello, visto l’elevato numero di frontalieri concentrati soprattutto in Ticino, la preferenza indigena sarebbe scattata più volte e avrebbe toccato principalmente i cittadini italiani. Per questa ragione Gentiloni vorrebbe una soluzione nazionale».

Il Consigliere di Stato registra comunque un successo: il suo modello, seppur sviluppato e migliorato, «rappresenta il modello finale che le Camere federali potrebbero portare avanti».


I comunisti in Laos, per costruire un mondo mutipolare

Massimliano Ay e Alessandro Lucchini sono stati accolti incontro privato dal Vicepresidente della Repubblica Popolare Democratica del Laos on. Ph. Viphavanh

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VIENTIANE – Il deputato in Granconsiglio e segretario politico del Partito Comunista Massimiliano Ay, accompagnato dal responsabile economia del Partito e consigliere comunale di Giubiasco Alessandro Lucchini, è stato ricevuto a Vientiane in un incontro privato dal Vicepresidente della Repubblica Popolare Democratica del Laos on. Ph. Viphavanh, membro dell’Ufficio politico del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao, il partito marxista-leninista al governo del paese.

Il governo di Vientiane ha chiesto al Partito Comunista di contribuire al consolidamento e al miglioramento delle relazioni di cooperazione fra il Laos e la Svizzera. L’incontro si inserisce in un viaggio che la delegazione comunista svizzera sta compiendo in queste settimane in Asia coerentemente con la strategia del Partito Comunista di spingere la Confederazione ad aprirsi ulteriormente ai paesi emergenti per costruire un mondo multipolare.


Il Ticino tende una mano al Centro Italia

Diverse le iniziative di solidarietà per i terremotati. Luana Riva sta organizzando una raccolta di materiale per metà settembre. «La situazione è disastrosa. Ecco cosa serve per chi vuole donare»

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LUGANO – Di fronte a immagini come quelle che arrivano dal Centro Italia, si può solo rimanere in silenzio. Poi però scatta la voglia di fare qualcosa, di dare una mano a chi si ritrova con una vita distrutta di fronte a sé, spogliata della propria casa e dei propri avere. La solidarietà si mette in moto: gli ultrà del Lugano calcio e quelli del Chiasso si stanno mobilitando, la società stessa promuove per domani una raccolta di beni e contribuirà con del vestiario. La Croce Rossa, dato che ci sono sufficienti mezzi, non ha avviato nessuna raccolta fondi, ma è pronta a farlo se venisse richiesto dall’Italia. Luana Riva, già attiva nell’ambito degli eventi di solidarietà, sta organizzando una raccolta di materiale per metà settembre.

Signora Riva, come è nata questa idea?
«È giunta da me, partendo dall’idea che ho 46 anni e ho subito 36 operazioni, ho già organizzato eventi benefici. Conosco tanta gente del luogo, e mi sono detta che era ora di fare qualcosa di utile. Ho preso contatto con un amico poliziotto di Perugia, che mi ha fornito i numeri di Ascoli, Rieti, Lazio, Protezione Civile. Ho dunque deciso di mettere in atto questa raccolta. Ho chiamato Fabio Schnellmann che si occupa dei capannoni e, conoscendomi, mi ha accordato la disponibilità del capannone di Pregassona per venerdì 15 settembre dalle 9 alle 21, sabato 16 dalle 10 e alle 19 e domenica 17 dalle 9 alle 13. Una volta finito, andrò io personalmente sul posto col camion. A gestire il magazzino, cioè fare la lista completa di chi c’è, mi stanno dando una mano Alain Bühler e sua moglie Carla, anche per la pagina Facebook dell’evento, “Una mano tesa ai terremotati del Centro Italia”».

Che cosa serve?
«Vestiti invernali, non nuovi ma puliti e in ottimo stato, shampoo, materiale per doccia, pannolini per bambini, assorbenti, medicamenti, garze, disinfettanti, inoltre cibo, inteso a lungo conservazione come pasta, riso, scatolame, e coperte e sacchi a pelo. E cerchiamo dei volontari per rimanere al capannone durante quei giorni, c’è tanta gente che collabora».

Che situazione ha visto il suo contatto? Le sue conoscenza stanno bene?
«È un disastro, un disastro! Amatrice è completamente distrutta, la gente è senza casa. Anche nel paese vicino non sono messi meglio. Hanno scavato tutta la notte e stanno proseguendo, questa mattina l’ho sentito rapidamente per messaggio».

Il Ticino sta reagendo positivamente?
«Tantissima gente si sta mettendo a disposizione, molti vogliono venire sul luogo anche se non è fattibile. Poi ovviamente bisogna vedere se al dire seguirà il fare. Anche il Tavolino Magico desidera contribuire con una raccolta, e l’EOC donerà medicamenti e garze. Il Lugano calcio ha intenzione di raccogliere dei fondi nella partita del 22 settembre per la zona».

La scelta di agire a metà settembre da cosa è determinata?
«Adesso sono partiti parecchi aiuti, e anche il mio amico poliziotto mi ha chiesto di organizzare qualcosa più in là, perché poi non si muove più nessuno. E oltretutto mi serviva anche un luogo dove fare materialmente la raccolta».


Bottom up, semaforo rosso dall’Italia?

Il modello di Vitta e Ambühl piace a molti ma non al ministro degli Esteri della Penisola. Un’opposizione che potrebbe essere determinante per Bruxelles

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BERNA – Il modello bottom up rischia di fermarsi quasi sulla griglia di partenza. Il sistema per applicare unilateralmente proposto da Christian Vitta e realizzato dal professor Ambühl ha infatti trovato un oppositore che può essere determinante come l’Italia.

Come rivela il Tages Anzeiger, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha già detto al Consigliere Federale Didier Burkhalter che la soluzione non è gradita. Il modello non prevede né contingenti né tetti massimi ma l’applicazione di misure di salvaguardia del lavoro nella scala più bassa possibile, ovvero per rami economici, per regioni o per l’intera nazionale Una delle misure attuabili è la preferenza indigena.

Una soluzione che piace a molti, perché compatibile con la libera circolazione delle persone. L’opposizione dell’Italia, che auspica una soluzione nazionale e concertata con l’UE, può avere un peso non indifferente nel dialogo con Bruxelles, rischiando di stroncare sul nascere le possibilità di realizzazione. Gentiloni teme che se il Ticino introducesse le misure per proteggere il mercato del lavoro i frontalieri e gli italiani in generale possano essere discriminati nei confronti degli altri stranieri.


«Il Ticino fa di tutto per rompere con l’Italia. Guardate come Gobbi tratta i frontalieri…»

Alberto Bergna, segretario provinciale della CNA di Como attacca il nostro Cantone sulla questione dell’albo. «Avremmo pagato la tassa, anche se ingiusta, perché è nostra abitudine rispettare le regole»

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COMO – L’eco del caos suscitato dagli ultimi sviluppi in merito alla LIA arrivato, ovviamente, anche oltre confine. E gli italiani si interrogano sul da farsi.

Non usa giri di parole Alberto Bergna, segretario provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Media e Piccola Impresa (CNA) di Como, spiegando come l’intenzione, prima di quanto accaduto negli ultimi giorni, era di pagare la tassa. «Saranno i nostri esperti a indicare su come agire. Il nostro orientamento era quello di pagare la tassa, anche se considerata ingiusta, in quanto l’abitudine degli artigiani italiani è quella di rispettare le norme. Pagare la tassa in quanto per molti nostri associati i mercato ticinese è molto importante. Il costo della tassa sarebbe ricaduto sul cliente».

Attacca, poi Norman Gobbi e il Ticino. «Non a caso qualcosa di ingiusto giunge dal Ticino che, mentre la Svizzera è alla ricerca di una positiva integrazione con l’Europa, va continuamente alla ricerca di occasioni per rompere con l’Italia. Basti pensare a come sono stati trattati i frontalieri, con i provvedimenti di Norman Gobbi».

Anche Vieri Ceriani, negoziatore per l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia, conferma come la questione dell’albo non facilita l’intesa, di cui comunque si parlerà a settembre (c’è anche l’ostacolo del casellario giudiziale).


«I migranti possono diventare vittime di chi cerca di aiutarli»

Gobbi denuncia «chi gioca politicamente con questa situazione», tornando a quanto accaduto sabato a Como. «Fra chi ha fatto credere che ci fosse un corridoio di transito ci sono gruppi anarchici»

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BELLINZONA – La Svizzera accoglierà a partire da settembre 200 migranti dall’Italia (e 1’500 più avanti), nell’ambito del programma di ricollocamento dell’Unione europea (Ue) al quale la Confederazione partecipa su base volontaria. Si tratta di persone che seguiranno la procedura d’asilo standard e saranno ripartiti fra i Cantoni. Il Ticino dovrebbe ospitare il 3,9% di loro, dunque 8 persone a settembre, 60 delle 1’500 che arriveranno successivamente.

Nel frattempo, il Consigliere di Stato Norman Gobbi sulle colonne de La Regione è tornato a parlare di quanto accaduto sabato a Como, dove a un gruppo di migranti è stato impedito di prendere il treno per Chiasso. Qualcuno, come Paolo Bernasconi, sostiene che avessero il regolare biglietto. «Grazie ai contatti diretti con il prefetto di Como Corda abbiamo potuto evitare che i migranti si muovessero verso il confine, indotti da informazioni scorrette sull’apertura di un corridoio di transito in Svizzera. Cosa evidentemente falsa. Qualcuno però ha voluto giocarci, cercando di mettere alla prova la collaborazione transfrontaliera e la sicurezza. E quest’ultimo credo sia l’aspetto più importante: è giusto parlare di migranti, ma anche delle preoccupazioni della popolazione locale».

«Si blindano le frontiere solo quando c’è qualcuno che vuole giocarci politicamente. Come è stato fatto in parte sabato, cercando di andare contro lo Stato, visto che in questi movimenti sono presenti pure organizzazioni di tipo anarchico. Dall’altra parte vi sono i migranti, che possono diventare vittime persino di coloro che pretendono di difenderli, almeno nelle loro affermazioni», ha aggiunto.

Un attacco, dunque, a chi ha fatto credere che si stesse creando un corridoio umanitario, a una guerra politica giocata sulla pelle di chi chiede asilo o di attraversare il paese.


Zali, «la LIA serviva per contrastare la concorrenza sleale dall’Italia»

Il Consigliere di Stato risponde alle polemiche dicendo che si è sempre saputo che la legge presentava delle criticità. «È stata voluta dal Parlamento, anche se ora c’è un fuggi fuggi generale…»

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BELLINZONA – Il primo firmatario dell’iniziativa che ha portato alla creazione dell’albo dei padroncini e più in generale alla LIA, Paolo Pagnamenta, lo accusa di aver commesso un pasticcio, e di essersene vantato in campagna elettorale. Non perde la calma, Claudio Zali, ma replica attraverso La Regione, «non polemizzo con i parlamentari. Solo che alla decima fetta di polenta… preferivo precisare alcuni aspetti».

Il caos è stato sollevato dopo che si è saputo che gli artigiani della Svizzera Interna, in nome del diritto federale che permette una sorta di libera circolazione all’interno del nostro paese, non dovranno pagare l’iscrizione all’albo. «Due premesse. La prima: la LIA nasce da un’iniziativa parlamentare elaborata, con tanto di testo di legge, di Pagnamenta e cofirmatari. Il governo si è limitato a prendere il testo e a smussare alcuni spigoli vivi. Seconda premessa: la causa scatenante di questo esercizio legislativo era la paura della concorrenza sleale da sud. Perciò il parlamento ha fatto una legge volta a estromettere la concorrenza sleale di alcuni artigiani italiani», spiega Zali.

Aver abbassato il costo di iscrizione e aver esentato dal suo pagamento i confederati non è una garanzia che la legge reggerebbe di fronte a un ricorso. «Si sapeva che prendevamo dei rischi, ma questa legge è coperta da un ampio consenso parlamentare, anche se ora si assiste a un fuggi fuggi. Le leggi le fa il parlamento e come esecutivo non possiamo arrogarci il diritto di stabilire se sono valide o no. Ciò tocca semmai al terzo potere, quello giudiziario. Poi chiaro che in questa legge vedevamo delle possibilità», continua il ministro. Il Governo non può in effetti annullare leggi votate dal Parlamento.

Gli italiani, precisa, sono interessati a pagare perché giudicano il mercato ticinese importante. E a chi gli fa notare di aver parlato della LIA in campagna elettorale, ribatte che «noi non abbiamo certo stappato bottiglie di champagne quando è stato approvato. Sapevamo che non sarebbe stato facile. Oramai siamo in perenne campagna elettorale (riferendosi a Pagnamenta, ndr)».


Illi per la poligamia. Quadri: «altro che inviti in Chiesa, fate fagotto e cambiate continente»

«Gli uomini hanno più appetito sessuale», giustifica la donna. «Questo è il pensiero dei predicatori musulmani presenti nel nostro Paese, che con la Svizzera non hanno nulla a che fare», scrive il Consigliere Nazionale

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LUGANO – Nora Illi, la 32enne convertita all’Islam che aiutò Nekkaz a mettere in atto la sua provocazione a Locarno contro la legge sulla dissimulazione del burqa, torna a far parlare di sé. Qualche tempo fa si era raccontata al nostro portale, ora a RP Online ha sostenuto la poligamia. «Offre diversi vantaggi, e fa parte della cultura islamica”, ha spiegato. «Tanti uomini hanno un’amante, molti matrimoni finiscono. Gli uomini hanno più appetito sessuale rispetto alle donne, se potessero avere più mogli sarebbe la soluzioni. E ciascuna di esse avrebbe gli stessi diritti delle altre».

Una presa di posizione che ha fatto discutere, su cui è intervenuto via Facebook il Consigliere Nazionale leghista Lorenzo Quadri. «Certo che questa donna, moglie del portavoce del sedicente consiglio centrale islamico svizzero di Nicolas Blancho (a cui la SSR continua a dare spazio, visibilità e legittimità: è per questo genere di “servizio pubblico” che paghiamo il canone più caro d’Europa?) è una “benedizione”. Nel senso che racconta, senza farsi problemi di sorta, i progetti aberranti degli islamici radicali presenti in Svizzera: si comincia con burqa, burkini, strette di mano negate, si prosegue con la sharia e la poligamia e nessuno sa dove si andrà a finire», scrive. E attacca la sinistra, che la approva e denigra gli avversari.

Tornando a Nora Illi, i suo argomenti sono definiti da Quadri «allucinanti. Una marea di scempiaggini da far accapponare la pelle. E non se li è mica inventati lei. Non sono frutto di delirio personale. È il pensiero di vari predicatori musulmani presenti nel nostro paese, magari finanziati con soldi esteri. I quali però, più furbi della Illi (sembrerebbe non ci voglia molto), rapportandosi con gli “infedeli” parlano di rispetto delle leggi del paese e di “volemose” bene, ma dietro le quinte… E i buonisti-coglionisti naturalmente ci cascano come polli».

«Le baggianate della Illi non hanno nulla a che fare con la Svizzera. Come nulla a che fare con la Svizzera ha chi tali baggianate le pronuncia; e ci crede pure. Ma stiamo scherzando? Cosa ci stanno a fare da noi simili soggetti? Passi lunghi e ben distesi! Che se ne vadano nei paesi dove le loro elucubrazioni trovano applicazione. Mai e poi mai gli permetteremo di importarle da noi. E questo vale anche per chi ha il passaporto rosso: troppo comodo approfittare dei vantaggi che esso comporta (magari sottoforma di sussidi pagati dal contribuente) per poi stare qui a negare i fondamenti stessi della nostra società. Fare fagotto e cambiare continente. Altro che multikulturalità, altro che “bisogna aprirsi”! Altro che – non se ne abbia a male Mons Lazzeri – inviti in Chiesa!», attacca ancora il leghista.


Bosia, cronache da Como. «Non vi vergognate? Scavate la fosse alla Svizzera»

La deputata socialista racconta le storie dei migranti che ha assistito a Como, da chi ha perso il figlio in mare a chi è stato torturato. E si rivolge ai leghisti. «Questa gente ce la farà comunque e racconterà come è stata trattata»

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COMO – È un racconto brutale quello che Lisa Bosia Mirra affida al portale GAS social. La deputata socialista ha vissuto lunghi giorni a fianco dei migranti alloggiati a Como. Non parla di cifre, ma di storie umane.

C’è la donna che ha perso il figlio durante la traversata in mare, per esempio, che sopravvive grazie alla solidarietà di altri che si prendono cura di lei. «È giovane, il figlio doveva essere piccolo ma non ho osato chiederglielo. Sotto la pianta centrale c’è una ragazza che invece ha perso il fratello e che non smette di singhiozzare. È molto giovane e bella, è minuta e piange anche mentre dorme. È già stata rinviata sotto la pianta due volte. Le altre ragazze la curano, le stanno vicino, la imboccano perché è quasi incapace di provvedere a sé».

Ci sono, racconta Bosia Mirra, coloro che sono stati torturati. «Hanno trascorso dieci mesi nello stesso inferno, dieci mesi attaccati alla parete come i cani. Sono in cinque. A uno hanno spaccato il piede, l’altro è stato torturato con frustate e bruciature, il terzo è arrivato con la mascella completamente fracassata e per tenerla insieme a Lampedusa gli hanno dovuto fare un impianto che gli sigilla completamente la bocca. Ieri erano 15 giorni che non mangiava, deve tenerlo per altri 15 giorni. È alto, molto magro, non voleva andare all’ospedale per paura di essere identificato. Al ragazzo di 15 anni hanno sparato con un colpo che è entrato dalla scapola destra ed è uscito dal costato. Non paghi, i carcerieri libici gli hanno aperto un braccio con un coltello, tanto che sta perdendo l’uso della mano». Di quest’ultimo non si hanno più notizie.

Lisa Bosia Mirra chiede se c’è un dentista disposto a lavorare gratis per aiutare una donna, alla quale, «non avendo soldi per il riscatto e rifiutando lo stupro, hanno spaccato la faccia: entrambi gli zigomi e tutta l’arcata superiore dei denti».

Poi si rivolge alla politica, ai leghisti in particolare. «Voglio chiedere a Lorenzo Quadri, Norman Gobbi e Boris Bignasca se non provano un po’ di vergogna. Se non si vergognano nell’etichettare queste persone come migranti economici, nel buttare fumo negli occhi a chi legge il Mattino della Domenica. Non provate vergogna nel basare la vostra propaganda e campagna d’odio sulla pelle di persone che sono passate attraverso la tortura e la morte? Ciascuna di quelle persone, ciascuno dei bambini che adesso respingete con trionfalismo ricorderà per tutta la vita il trattamento ricevuto dalla Svizzera. Ce la faranno comunque, alla fine. Anche se con difficoltà arriveranno dove devono andare e diventeranno scrittori, attori, registi, meccanici, infermieri e racconteranno ai loro figli e nipoti quello che hanno subito. Di quando gli svizzeri li fecero scendere dai treni, li spogliarono e li rimandarono in un parco».

A suo avviso, «voi non state salvando la Svizzera, voi le state scavando la fossa».


«Zali, un altro pasticcio». «E ora le regole dovranno essere rispettate solo dai ticinesi»

L’iscrizione all’albo dei padroncini sarà gratuita Oltralpe: l’amarezza del primo firmatario dell’iniziativa che portò alla sua creazione e del presidente delle associazioni dell’edilizia

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BELLINZONA – E alla fine l’albo dei padroncini sarà oneroso solo per le ditte ticinesi, poiché chi ha sede oltre Gottardo e opera nel nostro cantone non dovrà pagare. Una cattiva notizia per l’imprenditoria ticinese, che però può sorridere perché la tassa è stata ridotta da 2’000 a 600 franchi annui.

Ma è una ben magra consolazione. La modifica si è imposta dalla legge federale sul mercato interno, che garantisce una sorta di libera circolazione degli artigiani. In Svizzera interna comunque non sono d’accordo neppure di dover presentare un documento per venire a lavorare in Ticino.

C’è amarezza, ovviamente, nel nostro Cantone. «Eravamo partiti dal presupposto che ci fosse un equità di trattamento, non capisco il senso di mettere regole che deve rispettare solo l’artigianato ticinese», ha commentato il presidente delle associazioni dell’edilizia Piergiorgio Rossi.

E il primo firmatario dell’iniziativa che ha portato alla creazione dell’albo, il liberale Paolo Pagnamenta, se la prende con Zali. «Prendo atto che un’altra legge uscita dal dipartimento di Claudio Zali va incontro a difficoltà tali da compromettere ancora una volta gli interessi dell’economia ticinese», ha detto a La Regione, sottolineando come il Mattino esaltava il lavoro del Consigliere di Stato nella lotta alla concorrenza dei padroncini italiani nell’economia ticinese.


Addio a Stefano Malinverno

È stato colto da un malore mentre si trovava in Spagna. L’ex commissario capo della Polizia cantonale era stato attivo in politica nelle fila del PPD

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MENDRISIO – È deceduto in Spagna, a seguito di un malore, Stefano Malinverno. Nato nel 1949, era stato commissario capo della Polizia cantonale e responsabile per la Polizia cantonale ticinese della sezione reati contro il patrimonio.

Era stato attivo anche in politica fra le fila del PPD, partito per il quale era stato consigliere comunale nella sua Mendrisio. Per qualche tempo, lo scorso anno, era stato anche in Gran Consiglio come subentrante di Lorenzo Bassi.