Categoria: Ticino

L’UDC resta solo soletto, ma prosegue e attacca sindacati, Camera di Commercio e Governo

Duri Chiesa, Marchesi Rossi. «I sindacati hanno l’interesse a lasciare tutto com’è, la CC-TI è un assumificio per i galoppini PLR e PPD. E se in Governo non hanno il coraggio, meglio che lascino il posto»

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BELLINZONA – L’UDC si sente solo. I sindacati UNIA e OCST, oltre alla Camera di Commercio, parrebbero non essere disposti a sedersi all’eventuale tavolo di lavoro chiesto dal partito per cercare un’applicazione per l’iniziativa “Prima i nostri”, approvata dal popolo alle urne. Ritengono che la questione sia politica, e dunque sono pronti a intervenire solo di fronte a soluzioni. Il Gran Consiglio potrebbe decidere di dare il via alla Commissione parlamentare, che però non piace ai promotori dell’iniziativa, nonostante avrebbero maggioranza e presidenza.

E allora? Al momento tutto fermo, e Marco Chiesa, Piero Marchesi e Tuto Rossi esprimono su Facebook la loro delusione.

Il Consigliere Nazionale Marco Chiesa ritiene che «più chiaro di così si muore. L’economia non parteciperà alla concretizzazione del mandato costituzionale “Prima i nostri”, i sindacati che a parole, ma solo a parole, dicono di difendere i lavoratori, hanno tutto l’interesse a lasciare le cose come stanno, visto che una grande parte del loro reddito arriva dai frontalieri che pagano le tessere e dulcis in fundo, il Consiglio di Stato è dato per disperso. Preferisce la commissione parlamentare dove non gioca alcun ruolo. Non c’è alcun rispetto per la democrazia, è il meno che si possa dire!». Non molla, in ogni caso. «Io, con altri, non mi do comunque per vinto anche se di contributi esterni non ce ne sono e non ce ne saranno. Se verrò coinvolto, cosi come ho chiesto assieme a Piero Marchesi, darò del mio meglio per concretizzare “Prima i nostri” a Berna come a Belinzona».

Il presidente del partito Piero Marchesi non è stupito dai sindacati bensì dalla Camera di Commercio. «I sindacati non vogliono saperne di sedersi a un tavolo per applicare l’iniziativa approvata dal popolo “Prima i Nostri”. Nulla di nuovo, loro mica vogliono tutelare i ticinesi, preferiscono difendere i lavoratori frontalieri a scapito dei ticinesi. Questi ultimi mica pagano loro la quota sindacale. Che preoccupa è il totale disinteresse della Camera di commercio che preferisce subire un’applicazione piuttosto che dire la sua”. A questo punto, «andremo per la nostra strada accettando la commissione Parlamentare e lavorando in prima fila, ma pure ribadendo la necessità di avere il tavolo di lavoro con il Governo. Quest’ultimo non può chiamarsi fuori facendo la parte della comparsa. Il Governo deve governare e governare vuol dire pure applicare la volontà popolare! Altrimenti è meglio che lascino il posto a chi ha più coraggio di loro». Un chiaro avvertimento all’Esecutivo, dunque.

Tuto Rossi ha contribuito a scrivere il testo dell’iniziativa, e va giù durissimo contro i sindacati e la Camera di Commercio. «Il popolo ticinese ha massicciamente detto che non ne può più dei salari che scendono a causa della concorrenza dei frontalieri che in Lombardia e Piemonte muoiono di fame. I ticinesi sono stufi delle colonne che li fanno viaggiare a passo d’uomo da Chiasso a Lugano-Nord, cosi come sono preoccupati delle numerosissime famiglie a carico dell’assistenza, o dell’AI perché non trovano più un lavoro normale in Ticino. Tutto questo però non interessa ai sindacati UNIA e OCST. Per forza, UNIA e OCST con le tasse pagate dai frontalieri mantengono una schiera di burocrati superpagati PS e PPD che non vogliono certo segare il ramo sul quale sono comodamente seduti. Dell’opinione della gente che vive nel cantone Ticino se ne frega pure, a quanto pare, la Camera di Commercio del cantone Ticino. Anche in questo caso nulla di strano purtroppo. La CC-TI è da anni una scatola vuota che serve da assumificio per i galoppini PLR PPD e ogni tanto anche PS (che una volta nella loro vita dovrebbero provare l’ebbrezza di fare un lavoro non da raccomandati)».
«Grazie a tutti questi burocrati, i salari in Ticino scendono, le spese dello Stato salgono e la classe media che lavora nel privato paga fino al 50% di imposta per mantenere tutta la baracca. Se UNIA, OSCT e CC-TI non partecipano al tavolo di lavoro, ce ne faremo una ragione. Costoro non rappresentano l’economia ticinese, ma i capibastone PLR PPD e PS che si mangiano il fegato perché il popolo Ticinese li ha sconfessati al 58% e non si è fatto abbindolare dal controprogetto-trappola», prosegue Rossi.


«Il Ticino ha negato il visto d’entrata a un imam con posizioni estreme»

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha parlato, in radio e su Facebook, del tema dell’estremismo nelle moschee, invitando i moderati a denunciare. «Togliamo la pelle d’agnello ai lupi»

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BELLINZONA – L’arresto dell’imam della moschea di Winterthur ha fatto tornare alla ribalta il tema dell’estremismo islamico in Svizzera, e in particolare nelle moschee.

Il Ticino ha negato il visto a un imam che aveva tendenze radicali. Lo ha detto Norman Gobbi ieri, ospite alla trasmissione radiofonica Modem.

Una funzione importante, nello scovare gli estremisti, va anche a chi estremista non è. «Nel mio intervento ho ribadito che le comunità religiose musulmane – che intendono essere parte integrata del nostro Paese – devono denunciare coloro che esprimono pensieri o si comportano in maniera estrema, in quanto le moschee sono punti di passaggio privilegiati da parte dei radicalizzati e dei reclutatori», ha scritto su Facebook commentando la sua partecipazione alla trasmissione.

Il Ticino non è comunque un Eldorado. «Dobbiamo togliere la pelle d’agnello ai lupi, e renderci conto come il nostro territorio non sia esente dalla radicalizzazione. Il Ticino in passato ha già negato un visto d’entrata ad un imam con posizione estreme e recentemente è stato oggetto di inchieste su fondamentalisti islamici».


L’ironia di “Nikke”. «Zali, hai perso consensi fra i rosso-verdi? Nessun problema, lo recuperi col Malcantone…»

Da Opinione Liberale, si scherza sui favori all’ambiente della Lega, sin dai tempi di Borradori. Ora Zali ha dato un brutto colpo agli ambientalisti ritirando le misure anti smog, ma ben presto…»

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BELLINZONA – Lo spazio della sezione “Politicamente (s)corretto” di Opinione Liberale è sempre più spesso dedicato alla Lega. Questa volta, il tema è l’ambiente, dove il Movimento di via Monte Boglia, anche se Zali ha ritirato le proposte anti smog, ha fatto e farà molto… in senso ironico.

L’autore, “Nikke”, parte infatti raccontando di come il fronte rosso-verde abbia fatto fare marcia indietro a Zali, seppur un solo socialista, che non viene citato ma è Ivo Durisch, aveva preso posizione contro le misure che comprendevano domeniche senz’auto e circolazione a targhe alterne.

«Eppure, nella difesa dell’ambiente, la Lega ha fatto molto: per quasi vent’anni, regnando Borradori nel Dipartimento del Territorio, ha fatto di tutto per l’ambiente, per esempio non riuscendo a creare collegamenti decenti, e per questo ritenuti inquinanti», si ironizza, riferendosi in particolare al Piano di Magadino. Guadagnandosi i favori dei contadini, «le cui strade di campagna sono attraversate, ora e per molto tempo, in tutti i sensi e a tutte le ore, da colonne di auto che cercano di evitare gli ingorghi della cantonale».

Ma ora, continua quasi preoccupato il pezzo, la Lega ha perso consenso nell’area rosso-verde, ritirando le misure di Zali. In ogni caso, niente paura: «lo recupererà ben presto, in termini di salvaguardia dell’ambiente, con lo stesso Zali nel Malcantone. Infatti anche qui, tirando le cose per le lunghe, gli utenti della strada si convinceranno sicuramente alla grande svolta: meglio utilizzare, preservando anche l’ambiente, i mezzi pubblici. Quando ci saranno (sempre a cura dello stesso Dipartimento».

Insomma, la Lega ha fatto ben poco per le infrastrutture, salvaguardando per errore l’ambiente, e si presume che, riguardo il Malcantone, accadrà lo stesso. L’ironia corre sottile.


Nuove imprese, vola il Luganese, mentre le donne sono poche. E molte ditte sono italiane

L’IRE, in uno studio dal titolo “Aperture e chiusure di imprese in Ticino” fa notare come rallentamento del tasso di crescita registratosi negli ultimi periodi pare essersi arrestato

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BELLINZONA – Uno studio dell’Istituto di Ricerche Economiche (IRE) mostra come il numero delle imprese iscritte al registro di commercio in Ticino è stato sostanzialmente stabile nel secondo trimestre del 2016.

Lo studio, dal titolo “Aperture e chiusure di imprese in Ticino”, mostra come il rallentamento del tasso di crescita registratosi negli ultimi periodi pare essersi arrestato.

Fra le imprese che hanno aperto nel periodo considerato, prevalgono le imprese di costruzione, le attività in campo educativo e quelle amministrative, mentre non è un momento positivo per il comparto finanziario e assicurativo. Qui, infatti, oltre ad essere nate meno società rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si registrano le peggiori variazioni negative. Assieme ai media, sono l’unico settore a registrare una decrescita.

Più della metà delle nuove imprese, come sottolinea lo studio, è nata a Lugano.

Alcuni dati (il fatto in particolare che una buona percentuale di dirigenti italiani delle nuove imprese siano anche intestatari di quote, decisamente di più che nel caso di dirigenti svizzeri) fanno presupporre che le nuove aziende siano italiane.

Infine, le donne dirigenti rimangono davvero poche, solo il 22% fra le nuove attività create.


PS, per i referendum si andrà alle urne. «Dietro ogni firma c’è una persona»

Successo per socialisti, sindacati e per l’intera area politica rosso-verde: le firme per i tre referendum “No allo smantellamento dello Stato Sociale” saranno consegnate lunedì in Cancelleria

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BELLINZONA – Lunedì prossimo le firme per i tre referendum “No allo smantellamento dello Stato sociale” saranno consegnate alla Cancelleria dello Stato, presso il Palazzo delle Orsoline, piazza del Governo 6 a Bellinzona.

Il PS, dunque, è riuscito a raggiungere il numero di firme necessarie per far sì che il popolo debba probabilmente andare alle urne, ed esulta. «I Ticinesi verranno dunque chiamati a votare le misure e i tagli supplementari decisi dall’attuale maggioranza in Parlamento il cui risultato è una “manovra di rientro” superiore di 20 milioni rispetto ai 185 milioni inizialmente previsti dal Governo. Queste misure non sono accettabili perché riducono le prestazioni necessarie al ceto medio-basso della popolazione, aggravano la situazione delle famiglie in difficoltà e mettono a repentaglio la qualità della giustizia ticinese. Sono perciò stati lanciati e sostenuti tre referendum che hanno raccolto le firme necessarie: No all’indebolimento della giustizia, No al peggioramento delle cure a domicilio e No alla riduzione delle prestazioni sociali», si legge in una nota. «Il fatto che questi tre referendum abbiano raccolto le firme necessarie prova che la salvaguardia del principio di solidarietà su cui è fondato il nostro Paese è sentito in seno alla popolazione. Alle firme raccolte equivalgono altrettante persone: nell’augurio che ne coinvolgano sempre di più nel periodo che ci separa dalla votazione, le ringraziamo tutte».

A fianco del partito socialista, si sono attivati l’Associazione degli infermieri Ticino i sindacati VPOD, UNIA, OCST, SEV, Syndicom, USS, oltre a MPS, PC, POP e dei Verdi del Ticino: una collaborazione dunque dell’area politica rosso-verde.


Il PPD a muso duro con le FFS. «Basta prenderci in giro, ora dite come stanno le cose»

L’opuscolo non è piaciuto al partito, che intende porre delle domande alle ex Regie, spaziando dalla FTIA a Chiasso, dalle Officine al granito, sino al Centro di competenza e ai catering

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BELLINZONA – Un modo per far dire ad altri quello che non si ha il coraggio di comunicare direttamente. Secondo il PPD, l’opuscolo delle FFS “Visioni e apparizioni in Ticino”, oltre che usare stereotipi negativi, è questo.

La pubblicazione, che tanto ha fatto discutere, «ruota attorno ad un ipotetico dialogo, annaffiato dalla grappa, fra una persona di fantasia oggi ai vertici delle Ferrovie Svizzere, tale Lukas Bergmann, e l’allora Sindaco di Bellinzona – tornato per l’occasione dall’aldilà – Giuseppe Molo. Diversi, come si diceva, i passaggi decisamente discutibili e pure offensivi che
mostrano chiaramente una certa supponenza da parte delle FFS», riassume il partito in una nota.

I passaggi che colpiscono di più, prosegue il PPD, sono quelli relativi al Centro di competenza in materia di mobilità sostenibile e ferroviaria e quelli che toccano il tema relativo alle Officine.

Nel primo caso, si parla addirittura di «spina nel fianco» per le FFS. «Un Centro questo, oggetto di un credito votato dal Parlamento, che oggi si scopre – attraverso una pubblicazione che fa dire ad altri ciò che le FFS non hanno il coraggio di comunicare – non più di interesse per le FFS. Ciò rappresenta l’ennesima, e certamente non ultima, presa in giro nei confronti di progetti votati dal Gran Consiglio», fa notare il partito, mentre per ciò che concerne le Officine, «si intuisce la volontà da parte delle Ferrovie Svizzere – anche se non direttamente ammessa – di dismettere l’impegno a Bellinzona senza però alcun progetto alternativo e malgrado siano in corso
discussione e trattative per lo sviluppo di questo comparto».

Tenuto conto anche dello scalpore che l’opuscolo ha suscitato, il gruppo parlamentare del PPD vuole approfittare della visita del CEO Meyer, il quale ha espresso il massimo rispetto per il Ticino, a Bellinzona (durante il quale vi sarà anche un presidio a favore delle Officine, voluto da MPS e Verdi bellinzonesi), per porre alcune domande su temi diversi in particolare:

«1. Le FFS come intendono porre rimedio alla scellerata decisione di chiudere
gli sportelli FTIA a Giubiasco e Airolo?
2. Perché anche nel sottopasso, dove palesemente il granito è cromaticamente
ed esteticamente migliore del travertino, si è ugualmente utilizzato
quest’ultimo materiale?
3. Perché in occasione dei numerosi catering e festeggiamenti le FFS sono così
reticenti a valorizzare produttori e produzioni locali e regionali? Ad esempio, rispetto alla spesa totale legata ai festeggiamenti dello scorso mese di giugno a Pollegio e Biasca, quanto è stato speso complessivamente? Di
questa spesa quanto è ricaduto su produttori e produzioni ticinesi?
4. In Ticino è diffusa l’impressione secondo la quale le FFS non vedono l’ora di chiudere le Officine di Bellinzona. Perché non dite chiaramente una volta per tutte quali sono le intenzioni in merito e quali progetti hanno le FFS per
questa pregiata area della Capitale?
5. Le FFS credono ancora nel Centro di competenza in materia di mobilità
sostenibile e ferroviaria costituito nel 2014?
6. Da anni a Chiasso le FFS riducono il personale. Avete intenzione di
declassare definitivamente la stazione internazionale ad una stazione
regionale e secondaria?
7. Chiasso è ricoperta per 1/3 da binari. Con le nuove strategie delle FFS il
volume di traffico è drasticamente diminuito. Intendono le FFS andare
incontro alla Città restituendo il territorio ai cittadini, convertendolo e
rendendolo agibile?»


Abate e Lombardi, c’è posta per voi. «Fate gli interessi del Ticino, al di là dei vostri partiti»

Chiesa e Marchesi scrivono ai due Consiglieri agli Stati, chiedendo di «assecondare la volontà del nostro Cantone. La soluzione ideale? Quella proposta dall’UDC Föhn»

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MONTEGGIO – Nei prossimi giorni, il tema dell’applicazione del voto del 9 febbraio 2013 tornerà d’attualità, quando il dossier verrà discusso dal Consiglio degli Stati. Dopo la soluzione di compromesso ritenuta deludente da molti partiti politici, il Consigliere Nazionale UDC Marco Chiesa e il presidente democentrista Piero Marchesi hanno preso carta e penna e si sono rivolti ai due rappresentanti ticinesi agli Stati, Filippo Lombardi e Fabio Abate. Scopo della missiva? Mostrare che il Ticino, spesso, sul tema della libera circolazione e dell’apertura all’UE è stato in controtendenza rispetto al resto della Svizzera, e chiedere di seguire, superando le visioni partitiche, l’idea cantonale.

La lettera comincia infatti con un lungo elenco di votazioni in cui il Ticino ha votato diversamente dal risultato nazionale (nel 2001, col pacchetto Bilaterali I, nel 2005 contro l’estensione della libera circolazione alle persone provenienti dai dieci nuovi Stati membri dell’UE e alla revisione delle misure di accompagnamento, nel 2009 contro il rinnovo dell’accordo sulla libera circolazione delle persone dopo il 2009 e la sua estensione a Bulgaria e Romania), sino alle più recenti. «Più ravvicinate nel tempo sono le due iniziative popolari promosse dall’UDC Svizzera e dall’UDC Ticino volte a modificare le rispettive Costituzioni. Il testo federale contro l’immigrazione di massa, che prevedeva l’introduzione del nuovo articolo 121a, è stato plebiscitato con il 68,2% dei consensi in Ticino mentre l’iniziativa popolare costituzionale cantonale “Prima i nostri”, nata sulla scia del voto federale, ha registrato un risultato positivo del 58%, malgrado la presenza di un insidioso controprogetto. Le votazioni popolari citate evidenziano inconfutabilmente come il nostro Cantone sia da sempre decisamente contrario all’accordo che prevede la libera circolazione delle persone. La stragrande maggioranza delle ticinesi e dei ticinesi ha la ferma volontà di ritornare a quello che era il sistema in vigore prima della sottoscrizione dei Bilaterali I, ossia al sistema basato sui contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena».

Per l’UDC è chiaro come debbano comportarsi Lombardi e Abate. «L’UDC ritiene che i rappresentanti del Canton Ticino alle Camere federali, impegnati nelle prossime settimane nell’applicazione del voto popolare del 9 febbraio 2014, possano e debbano portare la vera voce del nostro Cantone nelle Istituzioni svizzere, siano esse Commissioni o Camere federali. La pessima sceneggiata che ha avuto luogo al Consiglio nazionale nel mese di settembre, dove si è approvata un’applicazione anticostituzionale dell’articolo 121a, non deve ripetersi al Consiglio degli Stati, la Camera che rappresenta i Cantoni. In particolare chiediamo ai rappresenti eletti dal Canton Ticino, Filippo Lombardi e Fabio Abate, di sostenere compiutamente la volontà e gli auspici del nostro Cantone. Vi domandiamo quindi di promuovere un’applicazione conforme alla Costituzione federale che comprenda i contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena sistematica in favore degli svizzeri sul mercato del lavoro, così come democraticamente voluto dalla netta maggioranza dei ticinesi. In concreto ciò che è proposto dal Consigliere agli Stati UDC Peter Föhn».

«Possiamo comprendere il vostro imbarazzo che vi costringe a destreggiarvi tra le indicazioni dei vostri rispettivi partiti, da sempre favorevoli alla libera circolazione delle persone, e la volontà del Canton Ticino, ma riteniamo che non sia più tempo di nascondersi dietro l’appartenenza partitica. Questo è il momento di assecondare la volontà del nostro Cantone e di schierarsi senza se e senza ma dalla parte del Ticino. Di quel Ticino che ha sempre coerentemente inviato un messaggio chiaro alle proprie autorità politiche: no alla libera circolazione delle Persone, sì all’articolo costituzione federale contro l’immigrazione di massa e sì all’articolo costituzionale cantonale “Prima i nostri”», prosegue il testo.


«Giovani, non fate il servizio militare!»

Massimiliano Ay posta un volantino su Facebook dove invita a fare il servizio civile e cita Einstein

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BELLINZONA – “Non collaborare con il militarismo”, si legge su un volantino postato sul profilo Facebook di Massimiliano Ay, segretario del Partito comunista.

Il deputato invita a rifiutarsi di far parte dell’esercito, e di scegliere piuttosto il servizio civile. «È iniziata la scuola reclute e già mi immagino le chiamate che arriveranno nei prossimi giorni chiedendo una mano per uscire anzitempo dalla caserma», ha scritto.

Lui stesso è impegnato in tal senso, «è da circa un decennio che aiuto i giovani coscritti a passare al servizio civile», e cita Einstein: «I pionieri di un mondo di pace sono i giovani che rifiutano il servizio militare».


Casse malati, il Beltra-pensiero. «Abbiamo tutti dei margini di risparmio»

Il Ministro parla su Facebook dell’aumento dei premi. «Ma ricordiamoci che le casse malati hanno speso più di quanto hanno incassato. Se non cambia qualcosa, sarà sempre peggio»

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BELLINZONA – I premi delle casse malati aumentano, per molti del 6%, per altri addirittura di più, ed anche il Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli ha voluto parlarne, con un post su Facebook.

«In questi giorni nelle case dei ticinesi stanno arrivando le polizze per i premi di cassa malati 2017. In media l’aumento è poco sotto il 6% ma per molti l’aumento è stato maggiore. Di regola sono gli assicurati delle casse che hanno premi bassi, perché è stato cambiato il sistema di compensazione dei rischi, sostanzialmente non c’è più la caccia ai buoni rischi. Quando i premi aumentano molti sono contrariati e i primi ad essere presi di mira sono i politici e gli assicuratori malattia», scrive, aggiungendo di capire gli sfoghi dei cittadini ma sottolinea come «nel 2015 ad esempio gli assicuratori malattia hanno speso di più per pagare le prestazioni rispetto ai premi incassati! La sanità in Svizzera è di qualità ed accessibile a tutti, ma genera costi molto alti e il suo pagamento è basato sulla solidarietà».

Gli elevati costi coinvolgono tutti, «i fornitori di prestazioni (medici, ospedali, farmacisti, medicinali…) che hanno certamente margini di risparmio sui loro costi e noi cittadini che consumiamo molto».

Beltraminelli riflette anche sul futuro. «Se non ci saranno dei cambiamenti strutturali, con l’invecchiamento della popolazione e il miglioramento delle tecnologie i costi nei prossimi anni non faranno che aumentare in modo importante»

Non tutto è però negativo. «Finalmente forse qualcosa si muove, gli assicuratori malattia intravvedono dei possibili risparmi sui costi della salute e cominciano a fare proposte. Speriamo di arrivare ad un confronto anche importante ma tutti hanno interesse ad evitare tensioni sociali a causa dei costi della salute».


L’Italia trema, il terremoto si sente anche in Ticino

Qualche danno anche a San Pietro, a Norcia è crollata la storica cattedrale, mentre ad Amatrice ha ceduto la torre civica. Le scosse sono le più forti dai tempi del terremoto in Irpinia

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ROMA – Dopo i terribili sismi che qualche tempo fa hanno ridotto a un cumulo di macerie diversi paesi del Centro Italia, con Amatrice e Accumuli fra i territori più colpiti, la terra in questa settimana ha ripreso a tremare. E questa notte lo ha fatto con forza, facendo registrare le scosse più forti da decenni a questa parte. Più forti di quelle che distrussero L’Aquila nel 2009, pari solo al terremoti che nel 1980 causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti in Irpinia.

6,5 la forza registrata sulla scala Richter. L’epicentro è stato a Norcia, Preci e Castel Sant’Angelo sul Nera, e la scossa più forte si è avvertita attorno alle 7.40. La storica cattedrale di Norcia non ha retto ed è crollata, assieme a un’altra chiesa e al 60% di Castelluccio di Norcia. Diverse frane hanno reso inagibili i collegamenti con le zone più colpite, ed è stato chiesto alla gente di non mettersi in moto per provare a raggiungerle, anche per non ostacolare l’arrivo dei soccorsi.
Anche la zona di Macerata (il cui centro storico è stato chiuso) è stata colpita, ad Arquata del Tronto è crollato l’intero borgo antico.
Ad Amatrice la torre civica, che aveva resistito ai terremoti di qualche tempo fa, è crollata. Anche L’Aquila non è stata esente da crolli.

Si registrano danni anche a Roma, perfino a San Pietro, e sono in corso verifiche al Colosseo. Alcune linee della metropolitana erano state chiuse.

Per fortuna, non vi parrebbero essere morti, solo alcuni feriti.

Le scosse sono state avvertite anche in numerose zone della Svizzera, soprattutto in Ticino.

Foto tratta dal sito corriere.it: la cattedrale di Norcia


Il PS, «meno di 3’500 franchi per un dipendente pubblico non sono accettabili»

I socialisti stanno lavorando sulla nuova legge sugli stipendi dei dipendenti pubblici, e sono aperti a un accordo con la maggioranza. Se esso non avverrà, sono pronti a redigere un rapporto di minoranza

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BELLINZONA – I salari dei dipendenti pubblici, e in particolare la nuova legge che li concerne, sono un tema sui cui il Partito Socialista sta lavorando intensamente.

Sono già stati presentati degli emendamenti, e i socialisti sono pronti a valutare un eventuale accordo con la maggioranza, mentre nel caso in cui esso non avvenisse preparerebbe un rapporto di maggioranza.

Come si legge in una nota, per il partito di Righini «i punti centrali su cui il Gruppo Socialista in Gran Consiglio ha lavorato presentando degli emendamenti e su cui continua a lavorare sono: la trasparenza dei criteri sui quali è stata elaborata la nuova scala degli stipendi; la creazione di una commissione paritetica di valutazione dei salari; i salari minimi, in particolare relativi alla prima classe e ai primi quattro scatti dell’evoluzione salariale».

Per i socialisti, «salari inferiori ai 3’500 franchi al mese non possono essere accettati in seno all’amministrazione pubblica», e preoccupa la diminuzione del salario del personale infermieristico.


Smog, niente da fare per targhe alterne e domeniche senz’auto

Due delle misure più controverse del pacchetto anti smog invernale di Zali sono state bocciate in consultazione

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BELLINZONA – Una marcia indietro clamorosa. Avevano tanto fatto discutere, ed ora vengono rimesse nel cassetto con un nulla di fatto. Il Ministro Zali aveva proposto un pacchetto di misure anti inquinamento per contrastare i valori eccessivi, tra cui figuravano misure controverse come la circolazione a targhe alterne e le domeniche senz’auto, oltre ad alcuni curiosi come la limitazione del permesso di accendere fuochi.

Il progetto è stato infatti messo in consultazione, e sono emerse delle criticità, in particolar modo per quanto concerne la targhe alterne che andrebbero a penalizzare chi possiede veicoli di vecchia e nuova generazione. 
Il Dipartimento del Territorio ha dunque fatto marcia indietro sulla questione.

Si metteranno in pratica, probabilmente, delle inibizioni ai veicoli più inquinanti, quali automobili e autofurgoni diesel Euro 3 e inferiori, vietando loro di circolare per due giorni di fila quando lo smog invernale supererebbe certe soglie. A questo punto scatterebbero però i trasporti gratuiti per tutti.


«Stranieri, “nostri”, frontalieri, strade, rifiuti, tasse, cadregopoli: in 15 punti l’incoerenza della Lega»

Il PLR sferra un durissimo attacco alla Lega, esponendo dei punti in cui ritiene che si sia mostrata non coerente. «Vince le elezioni ma non prende il Dipartimento delle Finanze»

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BELLINZONA – Populista, inaffidabile, incoerente: è un attacco durissimo e senza precedenti quello sferrato dal PLR alla Lega attraverso il settimanale Opinione Liberale. Un articolo davvero pesante, quello di “Giuseppe Abecedario”, che in 15 punti tenta di mettere in luce quelle che secondo i liberali sono le contraddizioni del Movimento di via Monte Boglia.

Cosa fa un partito populista?, è la domanda a cui vuol rispondere il pezzo. E anche se la Lega è citata sin dall’inizio, il bersaglio è chiarissimo.

Chiede l’intervento dell’esercito alle frontiere, per esempio, ma non ha «in chiaro gli ordini da dare poi alla truppa: sparare anche su donne e bambini o solo sui maschi adulti?», con riferimento all’emergenza migranti.

Prende in giro chi per anni cerca di sviluppare il trasporto pubblico, poi, ed è chiaro che si pensa all’ingarbugliata situazione della circonvallazione Agno-Bioggio, «addebita ad altri la colpa della mancanza vent’anni dopo».

E, visto che la Lega da sempre se la prende con le casse malati, dapprima fa votare contro il concentramento dell’offerta ospedaliera e poi dà la colpa ai “cassalamatari”. Sul tema, fa approvare il principio “una cassa malati pubblica a premi contenuti”, «lasciando che siano gli altri a vedersela con l’applicazione impossibile o dalle conseguenze sottaciute».

«Invoca pene più severe per determinati reati e fa finta di niente quando a commetterli è qualcuno dei suoi», continua implacabile l’articolo. «Inveisce contro lo Stato che spende troppo, ma combatte ogni ragionevole proposta di contenimento della crescita di prestazioni statali».

Anche la telenovela LAC viene toccata. «Si presenta come diversi dagli altri, siccome non partecipe della spartizione clientelare di posti e poltrone, ma scatena lotte feroci su posti e poltrone».

Per quanto concerne le tasse, le fa abbassare e «attribuisce poi ad altri la difficile situazione delle finanze pubbliche».

E su “Prima i nostri”, non si è ben in chiaro su chi siano i nostri: «chi risiede, chi ha il passaporto, o solo chi ce l’ha dalla nascita, secondo ambigua convenienza». A proposito, ultimo attacco in ordine di apparizione ma non di certo di importanza, «costruisce la ricchezza di famiglia sul lavoro dei frontalieri e continua a farlo dopo avere aizzato l’accusa di ogni male contro chi li assume».

Se la prende con gli stranieri, «usando le statistiche sulla criminalità per mettere in cattiva luce gli stranieri, senza distinguere residenti o frontalieri dalla maggioranza di criminali di passaggio o clandestini».

La sferzata più forte è forse però questa: «vince le elezioni ma si guarda bene dal prendere il dipartimento delle Finanze, quello decisivo per sapere cosa si può fare e cosa no, nonostante gli venga offerto».

E l’ambiente? «Sfotte per decenni le preoccupazioni e le misure ambientaliste, per farsene poi campione», vedi i passi anti smog di Zali. Combatte inoltre la tassa sul sacco a livello comunale ma la vorrebbe a livello cantonale.

Non viene scordato nemmeno l’appellativo “bambela” dato ai parlamentari, «mentre concorre a determinarne, sempre più numerosi, i membri».

Un j’accuse dunque a 360°, per mettere in discussione l’intero operato leghista. In via Monte Boglia qualcuno risponderà?


Un quintetto d’assi per il PPD

Lombardi, Dadò, Ghisolfi, Berardi e Ghezzi: sono stati svelati ufficialmente durante il Comitato Cantonale i nomi dei candidati alla presidenza del partito

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SEMENTINA – Eccoli, i cinque che si contenderanno la presidenza del PPD, vacante da dopo le dimissioni di Jelmini. I nomi, in modo ufficioso, si sapevano già, ma ora sono ufficiali, svelati dalla Commissione cerca al Comitato Cantonale.

Il Coordinatore ad interim e Consigliere agli Stati Filippo Lombardi correrà per la poltrona di presidente, così come il capogruppo in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò. Due pezzi da novanta, cui si aggiunge la deputata Nadia Ghisolfi, unica donna in lizza.

Sono candidati anche Giovanni Berardi e Franco Ghezzi: quest’ultimo nome è stato forse quello a sorpresa. Il Municipale a Cureglia è probabilmente il meno conosciuto dei cinque, mentre Berardi è già stato candidato al Nazionale e gran consigliere.

Elementi importanti, insomma, per una presidenza che si deciderà il prossimo 20 dicembre.


Giorni di preventivi. Solo Locarno è in nero, ma Lugano e Locarno sorridono comunque

A Lugano si fanno passi verso il pareggio di bilancio previsto per il 2018, a Chiasso il disavanzo è minimo. A Mendrisio invece si contrae di 7 milioni il gettito sulle persone giuridiche e il deficit aumenta

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LUGANO/LOCARNO/CHIASSO – Oggi tre dei più importanti centri del Ticino hanno presentato il preventivo per l’anno prossimo.

A Lugano si pensa a un passivo di 13 milioni, un passo ulteriore comunque verso il pareggio di bilancio previsto per il 2018. Il Municipio esulta. Verrà a mancare l’introito della tassa sui rifiuti, compensato comunque in modo parziale dal versamento straordinario di AIL, che invece di avvenire nel 2016 è previsto per l’anno prossimo, così come la riforma dell’Amministrazione. La spesa complessiva ammonta a 472,8 milioni di franchi, in pratica invariata rispetto al 2016. In crescita il gettito fiscale, in particolare per le persone giuridiche.

Festeggia Locarno, il cui preventivo 2017 fa registrare un leggero utile, di 35mila franchi, ovvero la differenza fra la spesa prevista di quasi 85 milioni, le entrate che saranno di 45 milione e mezzo, da sommare ai quasi 40 milioni provenienti dalle entrate. 11 milioni verranno investiti in infrastrutture, tra cui il Palacinema, e magari un’occhiata a Piazza Grande, oltre a un potenziamento di alcuni settori dell’amministrazione che però non costerà nulla.

Cifre rosse ma in miglioramento a Chiasso. Il disavanzo sarà di 257’800 franchi.

Ieri era stata la volta di Mendrisio, con un deficit vicino ai 2 milioni e in aumento di quasi 1 rispetto all’anno precedente, complice il forte calo delle entrate relative alle imposte sulle persone giuridiche (circa 7 milioni).