Categoria: Ticino

Piero Martinoli indigesto alla Lega, arriva l’interrogazione

Il deputato Massimiliano Robbiani chiede al Consiglio di Stato di giudicare le esternazioni del presidente dell’USI

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BELLINZONA – «Perché, mi domando, commissionare uno studio se le uniche conclusioni ammissibili non potranno che essere quelle che confermano opinioni pre-esistenti? Il parallelismo è forte, ma non posso esimermi dal ricordare che il medesimo approccio fu adottato dai grandi regimi totalitari del passato – quali furono il fascismo, il nazismo, lo stalinismo – che ricorsero alla chiusura di università e di altre istituzioni accademiche le cui ricerche non risultavano in sintonia con le aspettative». Così si era espresso venerdì il presidente dell’USI, Piero Martinoli, a seguito della mozione del gruppo leghista che chiedeva la chiusura dell’Istituto ricerche economiche. «Purtroppo anche al giorno d’oggi gli esempi di regimi totalitari che adottano approcci simili non mancano, ma mai mi sarei aspettato di essere confrontato personalmente con una mozione simile, in Svizzera!».

Il parallelismo di Martinoli è ovviamente andato di traverso alla Lega, che domenica ha riversato fiumi di inchiostro sulla vicenda, e ora – per mano del deputato Massimiliano Robbiani – interpella direttamente il Consiglio di Stato. Il granconsigliere chiede al governo un’opinione sulle dichiarazioni del presidente dell’USI, chiedendo poi una serie di domande sul numero di frontalieri fra i dipendenti dell’USI.


Ci eravamo tanto amati. Savoia si scaglia contro le “operazioni zurighesi”…

Sergio Savoia se la prende con Greta Gysin per una non meglio precisata «triste e sinistra manovra partitica dietro le tende, con i tipici metodi della vecchia politica»

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BELLINZONA – È tutt’altro che sopita la battaglia all’interno dei Verdi, dopo le dimissioni del coordinatore Sergio Savoia. Finora a farsi pubblicamente avanti – su TicinoLibero – è stata unicamente Tamara Merlo, del fronte “savoiardo” del partito ecologista. Dall’altro fronte, guidato dalla ex granconsigliera Greta Gysin, non sono mancate le bordate nei confronti dell’attuale gruppo dirigente. L’appuntamento decisivo fra un mesetto, quando l’assemblea dei Verdi sarà chiamata a nominare un nuovo coordinatore.

Oggi Sergio Savoia, con toni sibillini, ha stigmatizzato non meglio precisate manovre dietro le quinte. «Ricevo e-mail e sms di protesta da parte di militanti dei Verdi a cui è giunta voce di un triste e sinistra manovra partitica dietro le tende, con i tipici metodi della vecchia politica, per conquistare la poltrona della presidenza», denuncia l’ex coordinatore. «Riflettano bene i protagonisti prima di agire. Molto bene».

E poi aggiunge un post scriptum, che ben fa capire di chi sta parlando: «il coordinatore dei Verdi si sceglie in Ticino non a Zurigo». Chiarissimo riferimento a Greta Gysin, leader dell’opposizione interna. Nelle prossime settimane non mancheranno di certo ulteriori colpi di scena.


Mattei, no al ballottaggio. «Esercizio inutile. Si continua a discutere sul sesso degli angeli…»

Montagna Viva non presenterà il suo candidati al ballottaggio. «Per noi sarebbe uno sforzo che porta ben poco. Dei nostri temi non si discute, si parla solo di 9 febbraio, frontalieri e asilanti». E pone delle domande ai candidati

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BELLINZONA – Germano Mattei non parteciperà al ballottaggio per il seggio al Consiglio degli Stati. «È una scelta maturata negli scorsi giorni quando ci siamo trovati col gruppo di Montagna Viva per analizzare una situazione che per noi è ampiamente soddisfacente. Valutando il tutto, abbiamo raggiunto i nostri scopi alle federali, ovvero confermare quanto ottenuto per le cantonali e presentarsi al ballottaggio sarebbe stato un esercizio inutile: meglio impegnarci in Gran Consiglio e sulla altre nostre attività», ci spiega.

«C’è anche un altro motivo». prosegue Mattei. «Le tematiche che ci vengono poste nei dibattiti sono sempre le stesse, dal 9 febbraio ai frontalieri, fino agli asilanti, mentre delle problematiche che interessano noi, cioè il territorio, le residenze fuori zona, i grandi predatori che aumentano, il turismo che va male, l’industria idroelettrica che rischia di finire male. Si continua con discussioni che portano voti e non risolvono niente. Abbiamo anche noi ovviamente le nostre idee su questo, ma se ne parla da anni con soluzioni puramente accademiche. Vi sono temi più vicini alle nostre realtà, più complicate da risolvere, con decisioni che potrebbe prendere il nostro Governo. I politici non lo vogliono fare, è più facile discutere del sesso degli angeli».

Previsioni? «Sarà una lotta a tre, anche se io credo che saranno riconfermati i due uscenti Lombardi e Abate». Montagna Viva per ora non dà indicazioni di voto. Per il momento, perché nel comunicato in cui si annuncia la rinuncia al ballottaggio, vengono poste alcune domande ai candidati. “Vogliamo sapere come intendono profilarsi sui nostri temi. Si parla pur sempre di 7000 voti, 7000 persone che hanno messo una crocetta su questo nome e adesso non sa cosa votare. Votate per chi agisce per temi vicini alla montagna!»

Le domande sono le seguenti:
«1. Non ritiene che l’attuale politica di sviluppo regionale sia da rivedere e se sostiene lo spostamento di posti di lavoro qualificati nelle regioni di montagna (Confederazione, Cantoni, Regie federali),
2- Problema costruzioni fuori zona (Rustici) quali misure da adottare per modificare la legge federale sulla pianificazione del territorio per adattarla alle condizioni locali regionali e se sostiene la “sanatoria” per risolvere una situazione degenerata a causa del disimpegno dell’ente pubblico,
3. Che cosa propone in concreto per evitare lo smantellamento dell’industria idroelettrica e che pensa di un “ridotto energetico nazionale”,
4. L’avvento di grandi predatori nell’arco alpino sta creando un nuovo motivo di abbandono di popolazione e di attività nelle regioni di Montagna, specialmente quelle della pastorizia e dell’alpeggio,. Quali misure prospetta? Conviene che la “dichiarazione di Berna” a 25 anni dal suo varo deve essere ridiscussa?
5. Cosa propone per rilanciare l’alto Ticino nel dopo AlpTransit? Sostiene il collegamento tra Alta Val Leventina e Alta Vallemaggia? Il transito sul San Gottardo sul Lucomagno durante tutto l’anno?»


Ballottaggio, ci sarà anche Savoia

Sergio Savoia scioglie le riserve, malgrado egli stesso riconosca che vi siano poche chance di elezione

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BELLINZONA – «Dopo averci pensato su a lungo ho deciso di mantenere la mia candidatura e andare quindi al ballottaggio per il Consiglio degli Stati». A comunicarlo è Sergio Savoia, che pur ammettendo di avere scarse chance di elezione, considerato lo scarto dai candidati più forti al primo turno, reputa vi siano diversi motivi per mantenere la sua candidatura.

«Il principale è il rispetto per chi, al primo turno, ha votato per me», spiega. «Sapevate, verosimilmente, che non avevo grandi possibilità, ma mi avete dato fiducia lo stesso. Penso che sia perché sapete che io non rinuncio a combattere solo perché posso perdere. E perché anche voi vi riconoscete in questo: perché avete voi andate fino in fondo alle battaglie che ritenete giuste».

«In questi anni mi avete conosciuto: sapete dove sto sui temi che vi stanno a cuore», prosegue l’ex coordinatore dei Verdi. «Il lavoro, il nostro bel paese, la sua gente, il suo territorio, la sovranità popolare e la sovranità della Svizzera, l’indipendenza della nostra democrazia, l’aiuto ai meno favoriti, una politica chiara, onesta, senza peli sulla lingua».

«Al contrario di altri candidati “più forti” di me, io non ho mai raccontato storielle. Ho difeso con tutte le mie forze il popolo e soprattutto coloro che nessuno difendeva: i disoccupati invisibili, quelli che lo “studio dell’IRE” non vede ma esistono lo stesso», continua Sergio Savoia. «Voglio quindi ancora una volta mettermi a disposizione del mio paese e vostra. E se perderò non sarà perché avrò rinunciato a combattere. E solo chi rinuncia perde veramente. E né io né voi siamo quel tipo di persone».


Il vizietto di Re Giorgio

L’ex sindaco di Lugano, non nuovo a “scivoloni” verso la Lega, strizza l’occhiolino a Battista Ghiggia

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LUGANO – Giorgio Giudici non sembra aver imparato la lezione. Tempo fa era stato l’ex sindaco di Lugano ad ammettere che la Lega dei Ticinesi altro non era che una costola del PLR, soprattutto nella sua città. Una costola che, a furia di erodere voti al suo partito, è riuscita a sottrargli il suo scranno con Marco Borradori nel 2013.

Malgrado la sconfitta alle scorse elezioni comunali, che lo portarono poi a decidere di lasciare il Municipio qualche mese più tardi, Giudici non smette di portare acqua al mulino leghista. Oggi sull’organo di Via Monte Boglia, Il Mattino della Domenica, l’ex sindaco ha rilasciato un’intervista in cui – oltre a glorificare il proprio operato per la sua città – lascia intendere di sostenere il leghista ex-pipidino Battista Ghiggia al ballottaggio per il Consiglio degli Stati.

«Sono rimasto sorpreso da Battista Ghiggia», ha dichiarato nell’intervista. «Lo conosco e lo stimo molto, ma una campagna elettorale è tutta un’altra storia. Lui ha però dimostrato di avere le idee chiare e di voler agire con determinazione: un atteggiamento che mi ricorda quello di Zali». E ancora su Ghiggia, «comunque vada, sono convinto che potrà essere molto utile alla Lega in futuro. Una cosa va riconosciuta al movimento di Via Monte Boglia: sono riusciti a scoprire persone che altrimenti non sarebbero mai entrate in politica».


Franco Ambrosetti: «spero che Rico Maggi non finisca sul rogo»

Il presidente uscente della Camera di commercio deplora le accese polemiche sullo studio dell’IRE

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ARBEDO-CASTIONE – Cambio della guardia alla testa della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi (Cc-Ti), dopo la ventennale presidenza di Franco Ambrosetti. Alla testa di questa importante associazione economica è stato eletto ieri Glauco Martinetti, direttore generale della Rapelli SA.

Durante l’assemblea non è mancato il richiamo, sia da parte del direttore Luca Albertoni, sia da parte di Ambrosetti, nei confronti di quello che è stato definito senza mezzi termini un “clima ostile” nei confronti di chi fa impresa. «L’attrattività della piazza economica ticinese è molto diminuita», ha affermato Ambrosetti nel suo discorso. «L’eccessivo atteggiamento di ostilità contro i frontalieri, i toni smodati che rasentano la xenofobia rivolti a coloro che un tempo erano considerati una risorsa indispensabile, non aiuta né all’immagine del Ticino né alla crescita futura».

Il presidente uscente non ha mancato di commentare le polemiche attorno allo studio dell’IRE sul mercato del lavoro ticinese, «quello che è successo è di una scorrettezza assoluta. Contestare uno studio scientifico solo perché non giunge alle conclusioni desiderate dalla politica è assurdo». E ancora, «qualche secolo fa Galileo Galilei per non finire sul rogo ritrattò la sua teoria. Spero che Rico Maggi non ritratti e nel contempo non finisca sul rogo».


Cosa faccio questo weekend?

Alla Resega, va in scena il secondo derby stagionale di hockey, mentre Mendrisio diviene una succursale di Monaco di Baviera con l’Oktoberfest. Per conoscere il buddismo, porte aperte al centro di Arosio, a Lugano si parla invece dei migranti e dei rifugiati

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BELLINZONA – Un’altra settimana lavorativa si avvia alla conclusione, ed è tempo dei piani per il fine settimana.

Per gli appassionati di sport, l’appuntamento imperdibile è certamente il secondo derby stagionale di hockey fra Lugano e Ambrì Piotta. Nessuna delle due ticinesi sta vivendo un momento felice, anzi in casa bianconera vi è appena stato il ribaltone con l’esonero di Patrick Fischer. Dopo le sfide di stasera a Bienne e Davos, quale miglior occasione del derby, sempre sentito, per risollevarsi? Alla Resega la partita comincerà sabato alle ore 20.30, anche se per i tifosi, in fondo, non finisce mai.

Per conoscere una filosofia religiosa e di vita diversa, porte aperte al centro buddista di Arosio sabato dalle ore 14. Il programma prevede una visita guidata del tempio e dello stupa (ovvero il monumento dove sono conservate le reliquie), una breve introduzione alla storia del centro e alle sue attività, prima di una merenda con dolci e tè.

Chi invece avrebbe voluto recarsi a Monaco di Baviera e non ha potuto farlo, Mendrisio vivrà la sua Oktoberfest, organizzata dal FC Mendrisio, venerdì dalle 178 e sabato dalle 17 al Mercato coperto. Protagonisti musica dal vivo sino alla 1, piatti tipici, il premio per vestito più originale legato all’Oktoberfest e ovviamente la birra originale germanica (Erdinger). Entrambe le sera si cenerà a partire dalle 19 e sarà attivo un fornito Wine bar.

Per parlare di un tema sempre, purtroppo, di stretta attualità come quello dei migranti, l’ACLI di Lugano organizza un convegno dal titolo “Migranti e Rifugiati alle nostre porte. Una crisi umanitaria che ci interpella”. Sabato per riflettere vi saranno una mostra fotografica e dei filmati, poi una tavola rotonda con rappresentanti di Amnesty Int. Ticino, Croce Rossa Ticino, Diocesi di Lugano, Fondazione Azione Posti Liberi, OS Ticino, Terre des hommes-gruppo Ticino, ACLI Ticino e di Claudio Blotti, Direttore di Divisione Divisione cantonale dell’azione sociale e delle famiglie, moderati da Paolo Bernasconi. Non mancheranno testimonianze ed anche una cena. Domenica, alle ore 10 un convegno, seguito dal pranzo e dalla messa. Il tutto si svolgerà al Centro Labor di via Simen a Lugano.


Pubblicato ufficialmente il rapporto IRE

«La disoccupazione giovanile in Ticino, a sua volta, dimostra che i giovani senza esperienza professionale possono avere più difficoltà nel mondo del lavoro in Ticino»

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BERNA – La SECO ha pubblicato oggi ufficialmente il contestato studio dell’IRE sul fenomeno del frontalierato. «Il chiaro “sì” in Ticino all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, il 9 febbraio 2014, testimonia in modo impressionante la crescente preoccupazione di una maggioranza degli elettori ticinesi», si legge fra l’altro nel rapporto. «Il forte aumento dei frontalieri non è solo una sfida per le grandi infrastrutture di trasporto locali, ma nutre anche paure sul rischio di sostituzione di manodopera residente dovuta all’eccesso di offerta di lavoratori stranieri con sempre maggiore qualifica. Anche se i nostri risultati indicano che questo rischio di disoccupazione indotta in Ticino ha avuto la tendenza ad essere leggermente superiore rispetto al resto della Svizzera non si identifica un effetto reale di sostituzione».

«Tuttavia, i risultati del nostro sondaggio tra le aziende mostrano anche che la concorrenza è grande per l’eccesso di offerta di lavoratori stranieri nel mercato del lavoro», si legge ancora. «È quindi del tutto possibile che il vero problema non sia lo spostamento della manodopera attiva in disoccupazione, ma un ostacolo l’entrata nel mercato del lavoro dei residenti. Alcune prove a sostegno di questa tesi possono identificarsi da una parte nella partecipazione al mercato del lavoro significativamente inferiore in Ticino rispetto al totale in Svizzera. La disoccupazione giovanile in Ticino, a sua volta, dimostra che i giovani senza esperienza professionale possono avere più difficoltà nel mondo del lavoro in Ticino».

PDF Il rapporto completo


Mozione Caverzasio, come ai tempi del fascismo?

Durissima presa di posizione del presidente dell’USI, Piero Martinoli, «mai mi sarei aspettato di essere confrontato personalmente con una mozione simile, in Svizzera!»

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LUGANO – Fortissima presa di posizione del presidente dell’Università della Svizzera Italiana, Piero Martinoli, pubblicata oggi sul Corriere del Ticino (che riportiamo integralmente qui di seguito). Ad indignare Martinoli la mozione di Daniele Caverzasio, che ha chiesto addirittura la chiusura dell’Istituto ricerche economiche (IRE) a causa dei risultato dello studio dell’impatto del frontalierato sul mercato del lavoro ticinese. «Perché, mi domando, commissionare uno studio se le uniche conclusioni ammissibili non potranno che essere quelle che confermano opinioni pre-esistenti?», si chiede Martinoli. «Il parallelismo è forte, ma non posso esimermi dal ricordare che il medesimo approccio fu adottato dai grandi regimi totalitari del passato – quali furono il fascismo, il nazismo, lo stalinismo – che ricorsero alla chiusura di università e di altre istituzioni accademiche le cui ricerche non risultavano in sintonia con le aspettative».

Il presidente dell’USI stigmatizza anche con gli attacchi personali, gli slogan e le minacce apparsi in particolar modo sui social media. «Da semplice cittadino sono preoccupato per questa deriva», conclude Piero Martinoli. «Temo che i veri perdenti, se ci arrenderemo a questa dialettica feroce, alla fine saremo ancora noi ticinesi».

Quella mozione della vergogna *

Purtroppo in Ticino siamo giunti a questo livello: il capogruppo della Lega dei Ticinesi chiede con una mozione «la chiusura dell’Istituto ricerche economiche (IRE) dell’USI» perché lo studio svolto dall’istituto giunge alla conclusione che in Ticino non esiste un fenomeno di sostituzione sistematica di manodopera residente con lavoratori frontalieri statisticamente significativo. Richiedere la chiusura di un istituto universitario perché i risultati di una ricerca non sono in linea con la propria percezione, o non sono di proprio gradimento, lede un principio fondamentale sul quale si fonda il lavoro svolto in un’università: l’autonomia accademica, che garantisce ai suoi attori lo spazio per svolgere una ricerca libera da influenze esterne, siano esse di natura politica o economica, a patto che la ricerca sia guidata da rigorose metodologie scientifiche ed elementari regole di etica professionale. Perché, mi domando, commissionare uno studio se le uniche conclusioni ammissibili non potranno che essere quelle che confermano opinioni pre-esistenti? Il parallelismo è forte, ma non posso esimermi dal ricordare che il medesimo approccio fu adottato dai grandi regimi totalitari del passato – quali furono il fascismo, il nazismo, lo stalinismo – che ricorsero alla chiusura di università e di altre istituzioni accademiche le cui ricerche non risultavano in sintonia con le aspettative. Purtroppo anche al giorno d’oggi gli esempi di regimi totalitari che adottano approcci simili non mancano, ma mai mi sarei aspettato di essere confrontato personalmente con una mozione simile, in Svizzera!

Voglio anche riaffermare con forza che la ricerca fatta in un’università si fonda su rigorosi metodi scientifici anche in discipline, come l’economia, che per natura non sono «scienze esatte» ma possono ispirarsi a scuole di pensiero o a teorie molto diverse fra di loro e quindi suscettibili di giungere a conclusioni addirittura contrapposte. Ma non per questo si tappa la bocca a ricercatori che conducono i loro studi con grande onestà intellettuale. Se per una ragione o per un’altra si hanno motivi validi per non essere d’accordo con le loro conclusioni l’unico modo per confutarle è quello di confrontarli con studi basati su altre ipotesi, su altri metodi di lavoro, su altre analisi dei dati. Solo così si può fare emergere un quadro del mondo in cui viviamo che rifletta il più fedelmente possibile la realtà: non la si può negare a priori, esigendo in modo scomposto e irrazionale la chiusura di un istituto universitario e screditandone con tutti i mezzi i suoi ricercatori.

Una nota di stile a questo proposito: sui media, e in special modo sui social media, si è detto di tutto e di più su uno studio scientifico che non solo era ancora sotto embargo, per motivi di analisi e approfondimento da parte del committente (l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ticinese), ma che presumibilmente in pochi hanno avuto l’onestà intellettuale di leggere. Invece di fare una valutazione, anche critica, dello studio si è optato per un altro tipo di dialettica: quella degli attacchi personali, degli slogan e delle minacce. Con le critiche convivo serenamente, ma non posso accettare che si spari sommariamente a zero su tutto l’istituto, sui suoi collaboratori e anche sull’USI. Concludo dicendo che anche da semplice cittadino sono preoccupato per questa deriva: temo che i veri perdenti, se ci arrenderemo a questa dialettica feroce, alla fine saremo ancora noi ticinesi.

Piero Martinoli, presidente Università della Svizzera Italiana (USI)

* articolo apparso sul Corriere del Ticino, 23.10.2015


Contrordine: la partecipazione non è calata

Errore nei risultati elettorali, in particolare per quel che riguarda la partecipazione. La ripartizione dei seggi però non cambia

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BELLINZONA – Sono stati pubblicati oggi sul Foglio ufficiale (consultabili anche su www.ti.ch/risultati) i risultati definitivi delle elezioni federali dello scorso fine settimana. Rispetto ai risultati provvisori diffusi domenica sera, sono stati rivisti in particolare i dati sugli aventi diritto di voto e sulla partecipazione.

I dati definitivi mostrano che la partecipazione al voto – contrariamente a quanto emerso domenica 18 ottobre sulla base dei dati provvisori – è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2011. L’aumento del tasso di partecipazione, rispetto ai dati provvisori, deriva da una correzione dei dati relativi ad alcuni Comuni, nei quali il numero degli iscritti in catalogo era stato computato più volte assemblando i dati dei singoli uffici elettorali. La correzione non ha ad ogni modo modificato la ripartizione dei voti.

Per il Consiglio degli Stati la partecipazione è stata del 53.9% (nel 2011 era stata del 53.7%), mentre per il Consiglio nazionale la partecipazione è stata del 54.4% (nel 2011 del 54.3%).

Per quanto riguarda l’elezione del Consiglio degli Stati il governo ricorda che sei candidati sono ammessi al turno di ballottaggio, fissato per domenica 15 novembre 2015. In pratica l’unico escluso è il comunista Demis Fumasoli, che non ha raggiunto la soglia del 5%. Ora i sei candidati rimasti hanno tempo fino a lunedì per eventualmente ritirare la propria candidatura, in caso contrario parteciperanno al ballottaggio.


Giona Rinaldi, «noi legati al PS ma non siamo una costola. Ci aspettano tempi duri»

Giovani socialisti non pienamente soddisfatti. «Mi ha stupito Generazione Giovani. Bühler dice che non ci siamo messi in gioco? Forse non leggiamo gli stessi media… »

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BELLINZONA – Si concludono le nostre chiacchierate con i presidenti dei movimenti giovanili con il coordinatore della GISO, Giona Rinaldi, che diversamente dagli altri fatica a definirsi soddisfatto, e non risparmia qualche frecciatina ai colleghi.

Rinaldi, un commento al vostro risultato elettorale.
«Nel complesso è stato positivo. A livello di voti ci aspettavamo qualcosa in più, però siamo riusciti a portare i nostri temi e le nostre opinioni a un pubblico ampio, sia sui media che in piazza. Forse un errore che abbiamo compiuto, e lo dimostrano le percentuali delle urne, è stato concentrarsi troppo sul Sopraceneri, tralasciando le altre regioni, non perché le riteniamo meno importanti, ma per una mancanza di membri e per una differente ripartizione dei nostri aderenti sul territorio. Lo 0,68% significa comunque oltre 6’000 voti. Come risultato prettamente elettorale non posso dirmi soddisfatto, d’altronde non siamo mai partiti puntando a un eletto. Ne è valsa comunque la pena».

La vostra campagna è stata vista in modo diverso dai presidenti degli altri movimenti: Bühler dei Giovani UDC vi ha visto poco presenti, a differenza del liberale Käppeli: come mai?
«Abbiamo cercato di portare i nostri temi in modo provocatorio e non tradizionale e credo che quest’obiettivo, anche se non in modo capillare, è stato raggiunto. Era importante non essere solo uno strumento per ampliare il bacino di voti del PS, come per altri. Dipende che cosa si intende per far campagna, Käppeli ci ha già visti in azione, mentre su Bühler non so cosa dire. A livello di presenza mediatica siamo stati i più presenti, o c’è poca onestà o non legge i media».

Avete chiesto uno spazio importante al PS, e vi è stato accordato, vero?
«I nostri rapporti col PS sono diversi da quelli degli altri movimenti con i partiti maggiori. Non abbiamo un rapporto di dipendenza, pur valorizzando al massimo le collaborazioni, così come con gli altri partiti di sinistra. Un legame particolare c’è ma siamo due entità indipendenti che a volte si trovano a lottare per gli stessi obiettivi, non ci sentiamo e non siamo una loro sezione. Lo spazio di manovra non abbiamo avuto bisogno di chiederlo perché di base l’abbiamo sempre avuto. Per quello sui media, soprattutto alla RSI, abbiamo dovuto lottare un po’, ma da parte del PS c’è stata disponibilità, un bell’atto di fiducia da parte loro».

Se non siete una sezione del PS, sarebbe possibile vedere un vostro candidato in lista per un altro partito di sinistra che non sia quello socialista?
«Teoricamente sì. Per questioni di affinità e di sinergie più intense tendenzialmente il percorso è quello socialista, non è però un percorso segnato necessariamente».

Cosa pensa del risultato degli altri movimenti giovanili?
«Per quanto riguarda GLRT e Giovani leghisti, non essendoci stati, difficile fare commenti. Bühler dice che i giovani UDC si sono messi in mostra, non mi pare, vuol dire che non leggiamo gli stessi media o non frequentiamo gli stessi posti. Mi ha stupito Generazione Giovani, con un ottimo risultato che dipende in parte dall’iniziativa Ticino 3.0 che ha trovato una buona visione mediatica e tanti consensi».

Di quanto scaturito invece in generale dalle urne cosa possiamo dire?
«Ho sperato sino all’ultimo in un raddoppio PS, cosa non avvenuta. Penso ci aspettino tempi duri: la svolta energetica sarà compromessa, lee prestazioni sociali diminuiranno, l’età pensionabile sarà aumentata. Non posso dirmi contento del risultato, ma questa è la democrazia. Guardando i finanziamenti, le forze non possono competere ad armi pari, se penso a quanti manifesti abbia messo l’UDC in tutta la Svizzera. Ci sono poi stati dei temi che hanno causato molta tensione e su cui alcuni hanno giocato la paura della gente, soprattutto sull’immigrazione e dell’asilo. Fa parte del gioco, ma per me è abusare di una certa democrazia».


Meno peggio di quel che si poteva pensare

Christian Vitta ha presentato uno studio volto a mettere in evidenza punti forti e deboli del Cantone. I dati emersi sono meno negativi di quanto preventivato, sebbene il Ticino cresca meno velocemente del 15% rispetto al resto della Svizzera

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BELLINZONA – Probabilmente ci si aspettava uno scenario peggiore. Christian Vitta ha presentato oggi uno studio sul mondo economico ticinese e sui suoi assi di sviluppo per il quadriennio 2016-2020, un documento redatto dal professor Mauro Baranzini con la collaborazione di Marco Bernasconi, Remigio Ratti e Adrian Weiss.

Ebbene, il Ticino non appare più semplicemente a rimorchio della Svizzera a livello economico. Lo si nota soprattutto nell’esportazione di beni, nella produttività del lavoro in generale, e nella disoccupazione.
Questi valori sono infatti, secondo lo studio, positivi a livello nazionale e il Ticino ne beneficia, mentre la bilancia commerciale non è positiva ma ha risentito meno del previsto del franco forte.

Secondo uno studio dell’Ire (nell’occhio del ciclone per il documento sui frontalieri), il Ticino vanta a livello nazionale una buona qualità della vita, una buona produttività del lavoro (ottava posizione nel contesto nazionale); la struttura imprenditoriale e una positiva accessibilità. I punti deboli sono invece a livello di capitale finanziario, il tasso di occupazione dai 15 ai 65 anni; l’innovazione e l’innovatività; i centri decisionali e innovativi; la struttura della popolazione e la struttura sociale.

Se confrontato al resto della Svizzera, il nostro cantone è cresciuto meno negli ultimi anni, per una percentuale del 15% (tenendo conto del costo della vita leggermente inferiore). “Il dumping salariale che si registra in certi settori ha avuto un effetto distorsivo sulla relazione tra produttività e retribuzione del lavoro, cosa che non favorisce la competitività della nostra economia cantonale”, si legge nel documento.

Che fare, dunque? I settori chiave per il rilancio appaiono essere quattro: le Life-sciences, la moda, la meccanica ed elettronica, e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, oltre, in modo più defilato, alla formazione accademica e professionale, alla mobilità, alla sanità, alla politica dell’innovazione, al settore finanziario e para-finanziario, farmaceutico e della ricerca in bio-medicina e all’organizzazione aziendale e imprenditoriale.

Un’ampia gamma, insomma, di interventi possibili, che sono emersi nel corso della presentazione. Su tutti, una deduzione per i redditi alti, un aggiornamento delle aliquote (con una loro diminuzione) d’imposta per fermare l’esodo dei contribuenti facoltosi e contemporaneamente di rendere più attrattivo il Ticino.

Insomma, tanti dati e molte possibilità per il compito non facile di risollevare l’economia ticinese. Ciò che più conta, probabilmente, è che i risultati degli studi non sono negativi come ci si attendeva: un segnale sicuramente positivo.


La mafia si rafforza e fa paura: il Ticino cosa fa?

Il PLR ha inoltrato un’interrogazione sul maggior radicamento della ‘ndrangheta calabrese in Svizzera. Ci sono casi accertati? Si può operare un controllo sull’apertura dei locali? E la collaborazione con l’Italia è ottimale?

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BELLINZONA – La mafia calabrese è sempre più presente in Svizzera, e i dati fanno paura al PLR, che ha presentato in merito un’interrogazione al Consiglio di Stato, con primi firmatari Natalia Ferrara Micocci e Paolo Pagnamenta, per capire se il fenomeno è monitorato e come lo si può prevenire.

Nel rapporto annuale del 2014 dell’Ufficio federale di polizia, era emerso chiaramente come la ‘ndrangheta si sia infiltrata ormai nel nostro paese. A molti colpì il filmato, diffuso dalle autorità italiane, della riunione di una cellula dell’organizzazione mafiosa tenutasi nella Svizzera Orientale, prova certe dell’esistenza di un radicamento. Inoltre, due persone della propaggine svizzera sono state arrestate, e 16 residenti in Svizzera sono indagate, mentre un membro del clan Fabrizia è stato arrestato in Svizzera.
In più, l’esperto di mafie Nicola Grattieri, in una recente visita a Lugano, ha spiegato come sarebbero attive in Svizzera un’altra ventina di cellule della “‘ndrangheta” calabrese. Il fenomeno è purtroppo in continua ascesa.

«La presenza di organizzazioni mafiose sul nostro territorio minaccia la sicurezza della vita quotidiana attraverso attività illecite ed occulte con lo spaccio di droga, furti, rapine, sequestri ed estorsioni, di grave pregiudizio per il libero mercato e mettendo a repentaglio l’indipendenza delle istituzioni dello Stato di diritto. Il Canton Ticino, a causa della vicinanza con la Repubblica Italiana e ad un codice penale purtroppo non più al passo con i tempi, è diventato una sorta di isola felice per questo genere di attività che vanno tempestivamente ed efficacemente combattute e stroncate», si legge nel testo dei due deputati liberali, che pertanto rivolgono una serie di domande al Consiglio di Stato.

«La presenza di organizzazioni mafiose in Ticino rappresenta, stando a quanto a conoscenza del nostro Governo, una realtà concreta e preoccupante oppure si limita a situazioni isolate che non incidono nei nostri meccanismi istituzionali?». In merito, si chiede se è stata effettuata una mappatura del fenomeno mafioso, e se esistono “locali di ‘ndrangheta” in Ticino.

«La nostra Polizia cantonale dispone dei necessari strumenti legislativi e della indispensabile capacità di azione per contrastare questi fenomeni?», prosegue l’interrogazione. «In questo contesto si ritiene di dover anche attuare una prevenzione indiretta ad esempio nell’ambito della concessione di permessi, dell’apertura di nuove attività, il monitoraggio di fallimenti o di transazioni nel settore immobiliare?».

Per quanto concerne i casi già accertati, esistono «estorsioni consumate sul nostro territorio e se sì, quanti ne verrebbero denunciati da aziende, ristoratori, commercianti e vittime singole in generale?»

A livello di giustizia, si domanda «quando sarà nominato il nuovo procuratore federale in modo da rendere operativo ed efficiente il Ministero Pubblico della Confederazione con sede a Lugano?”. E infine se «il Consiglio di Stato ritiene efficace la collaborazione tra il Ministero Pubblico cantonale e quello federale».


I mille nodi della pianificazione ospedaliera

Firmato il messaggio di Bixio Caprara, ma si è lontani dal mettere tutti d’accordo. Pronzini (MPS) preparerà un rapporto di minoranza sostenuto dal PS e non esclude un referendum, ad Acquarossa chiedono chiarezza

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BELLINZONA – Prosegue a piccoli passi la pianificazione ospedaliera cantonale. Ieri infatti è stato firmato il rapporto della Commissione, firmato dal liberale Bixio Caprara e sostenuto da Lega, PLR e Verdi. Il PPD ha accettato con riserva, mentre La Destra, il PS e l’MPS sono contrari. Anzi, quest’ultimo preannuncia con Matteo Pronzini un referendum per quanto concerne il rapporto fra pubblico e privato. Prima di tutto, però, presenterà un rapporto di minoranza, sostenuto probabilmente dai socialisti.

Per prima cosa, si è giunti a un compromesso che salverà gli ospedali delle valli, in particolare quelli di Acquarossa e Faido. Anziché degli istituti di cura a carico dei Comuni, verranno creati dei reparti acuti di minor intensità (AMI), in cui saranno collocati i pazienti che non necessitano più di cure ospedaliere ma che non possono ancora tornare a casa. È grazie agli AMI che verranno mantenuti gli ospedali nella valli.

«Un’altra questione centrale è la modifica della LEOC, nella quale definiamo dei paletti ben precisi nell’ambito dello sviluppo di eventuali partenariati con le cliniche private, Santa Chiara e Sant’Anna», ha spiegato Caprara al Corriere del Ticino. Un punto compromesso, questo, su cui Pronzini non è d’accordo: il privato, che costituisce il 40% dell’offerta sanitaria, le cui prestazioni sono pagate per il 55% dalla LaMal pubblica.

Infine, vi è il nodo dell’attribuzione di specialità. Nell’arco dei prossimi due anni – ha affermato Caprara – bisognerà capire a chi assegnare quale specialità, basandosi sul criterio del maggior numero di casi trattati. Si va verso, dunque, «una nuova impostazione strategica, chi fa cosa, e dall’altra i criteri secondo i quali attribuire i mandati. Per fare questo è necessario però definire prima quanti centri si vogliono in Ticino e la casistica. La qualità delle cure dipende da quanti casi si trattano».

Ad Acquarossa, però, nonostante il mantenimento dell’ospedale, non sono soddisfatti e si lamentano di non essere stati coinvolti nelle decisioni. «L’ospedale di Acquarossa possa mantenere lo stesso livello di prestazioni e di posti di lavoro attuali, in particolar modo si chiede, oltre al reparto di medicina, che venga mantenuto il reparto di geriatria acuta che si è sviluppato negli ultimi anni ed è diventato un piccolo centro di competenza molto apprezzato anche dall’EOC», ribadiscono i tre sindaci, parlando di un clima non positivo fra un personale ospedaliero preoccupato e le 5’948 persone che, dopo aver firmato una petizione consegnata il 30 aprile 2014, vogliono chiarezza.
Secondo quanto emerso dal messaggio firmato ieri, al nosocomio di Acquarossa al posto della riabilitazione vi sarebbero 30 posti AMI e rimarrebbero i reparti di medicina generale e il pronto soccorso.


I Verdi, «Maggi, sei pagato dall’ente pubblico sii al di sopra delle parti»

Ai Verdi non è piaciuto il giudizio che Rico Maggi, direttore dell’Ire, l’istituto che ha effettuato il tanto discusso studio sugli effetti della libera circolazione, ha espresso su Sergio Savoia

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BELLINZONA – Dopo la pioggia di critiche al suo studio, ieri Rico Maggi, direttore dell’Ire, aveva difeso il lavoro, spiegando come sia stato effettuato con metodo scientifico, e sostenendo che il Ticino non è pronto ad accettare né l’Università né tantomeno la realtà emersa dallo studio. Aveva inoltre stigmatizzato i politici, che a suo avviso da anni creano il dibattito sul tema frontalieri, puntando il dito sulla Lega, sul presidente del Gran Consiglio Luca Pagani e su Sergio Savoia, «colui che ha distrutto il suo partito».

Ai Verdi, quanto meno dell’ala pro Savoia, quest’ultima affermazione non è piaciuta per niente. Più che sui contenuti dell’intervista o sullo studio, la presa di posizione riguarda quanto affermato sull’ex coordinatore: Maggi non dovrebbe, di fatto, commentare questioni politiche.

«Il gruppo parlamentare dei Verdi stigmatizza le affermazioni apparse il 22 ottobre sul Corriere del Ticino rilasciate dal Prof. Rico Maggi, direttore dell’IRE istituto di ricerche economiche – si legge nella nota – finanziato dall’ente pubblico, con le quali esprime un giudizio politico arbitrario sull’operato svolto dal collega Sergio Savoia alla guida del partito dei Verdi del Ticino. Il gruppo parlamentare richiama pertanto il prof. Rico Msggi al suo ruolo di ricercatore al di sopra delle parti».