Categoria: Ticino

Denti espulso dai Verdi! «Usati metodi che non hanno nulla a che fare con la democrazia»

La decisione, presa dal Comitato Cantonale, gli è stata comunicata oggi da Delcò Petralli. «Sono triste ed esterrefatto. Le ragioni sono politiche, mi si rimprovera di…»

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BELLINZONA – Notizia clamorosa in seno ai Verdi: il comitato cantonale del partito ha deciso di espellere dal partito Franco Denti.

Il deputato ha fatto sapere in una nota che la decisione gli è stata comunicata oggi per telefono da parte della coordinatrice Michela Delcò Petralli per telefono. Le ragioni addotte sono politiche, in particolare «la mia adesione, precedente alla mia adesione al movimento Verdi per il Ticino, al comitato interpartitico “Contro l’adesione strisciante all’UE”, la mia posizione a sostegno di una collaborazione pubblico-privato nella sanità, il fatto che la mia battaglia contro i conflitti di interesse dei politici non abbia risparmiato per coerenza un collega di partito, la decisione (comunicata alcune mesi) fa di congelare, in attesa di un chiarimento politico, dopo gli strappi unilaterali decisi dalla dirigenza a Lugano, la quota del gettone di presenza commissionale che i partiti trattengono ai loro deputati. E infine mi viene anche rimproverata l’entrata in Commissione della Gestione decisa dal gruppo e non dal sottoscritto che da solo non poteva accedervi».

Denti si è detto triste ed esterrefatto per «una decisione politicamente violenta, e di cui non si ricordano precedenti in Ticino negli ultimi anni. Essere cacciato per delle idee ricorda metodi che appartengono a culture dei tempi bui che nulla hanno a che fare con la democrazia e meno che mai con i movimenti ambientalisti e non violenti».

Denti ha inoltre chiarito di aver già detto a Delcò Petralli, da lui sostenuta ai tempi in cui è divenuta coordinatrice, e al capogruppo Maggi di voler continuare a collaborare col gruppo parlamentare, e ringrazia tutti coloro che, nelle varie occasioni, gli hanno espresso stima. Da parte del partito e di Delcò Petralli non vi sono al momento comunicati o prese di posizione.

La crisi in seno ai Verdi, insomma, con le battaglie interne, dapprima fra pro Savoia e chi era contro l’ex coordinatore, poi locali a Lugano, non pare avere fine.


SlowUp bagnata… slowUp abbastanza fortunata

6000 i partecipanti alla giornata dedicata alla mobilità lenta, nonostante il tempo incerto. L’organizzazione: «siamo sorpresi»

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BELLINZONA – L’anno scorso erano stati 30mila, oggi il maltempo ha condizionato la manifestazione dedicata alla mobilità lenta, che ha fatto registrare 6000 partecipanti.

Un buon risultato per una giornata che gli organizzatori avevano deciso che si sarebbe tenuta con ogni tempo, e che ha permesso di percorrere con mezzi alternativi all’auto, dalla bici ai pattini, 50 chilometri di strada chiusi alle macchine fra Bellinzona e Locarno.

Soddisfatto e sorpreso il presidente del comitato organizzativo Roberto Schneider. «Visto il meteo non mi sarei mai aspettato un’affluenza simile. Molti ne hanno approfittato per godersi una giornata all’insegna della mobilità lenta, camminando e facendo tappa nei punti di ristorazione e animazione presenti sul percorso».

Erano infatti numerose le attività collaterali proposte lungo il percorso, compreso il “Piatto slowAppetito”, un menù ad un costo accessibile a tutti composto da una specialità regionale accompagnata da frutta e/o verdura e un bicchiere d’acqua, da gustare in vari punti ristoro.
Al via Norman Gobbi ha sottolineato come slowUp sia un’occasione, ormai tradizionale, di scoprire le bellezze del territorio, giovando sia alla mente che al fisico: mens sana in corpore sano, insomma. Al traguardo era presente invece il sindaco di Locarno Alain Scherrer.

«Bellissima, ci siamo divertiti», e «bella pedalata, nonostante il tempo non dei migliori», sono i commenti che spuntano nella pagina ufficiale Facebook di slowUp (da cui è tratta la foto). Qualcuno osserva che sarebbe stato meglio rinviare. In ogni caso, la giornata è da archiviare come positiva.


Bel colpo del Ticino: Christian Vitta vice presidente del PLR svizzero

Petra Gössi è stata designata quale nuova presidente. Il nostro Cantone è ben rappresentato, con Cassis, Vitta e le origini ticinesi della presidentessa.

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BERNA – Traguardo importante per Christian Vitta, che oggi è stato eletto vice presidente del PLR svizzero. Il comunicato del PLE cantonale lo annuncia con gioia, sottolineando come è risultato dell’impegno nella creazione della clausola di salvaguardia per l’applicazione del 9 febbraio: il progetto gli ha permesso di farsi apprezzare rapidamente oltre Gottardo.

La nuova presidentessa, come previsto, è Petra Gössi, anch’essa con origini ticinesi da parte di madre.

Oltre a Vitta ci sono altri quattri vicepresidenti: si tratta di Christian Wasserfallen, bernese, del vallesano Philippe Nantermond, del ginevrino Christian Lüscher, e dall’argoviese Andrea Caroni. Della direzione fanno parte i due Consiglieri Federali Didier Burkhalter e Johan Schneider-Ammann oltre al capogurppo alle Camere Federali Ignazio Cassis.

Tanto Ticino, dunque, con Vitta che ha assicurato di ritenere importanti i rapporti con Berna e con il resto della Svizzera e di avere intenzione di impegnarsi a svilupparli in modo propositivo e costruttivo.

L’auspicio del PLR ticinese è che l’elezione di Vitta serva a sensibilizzare ulteriormente il resto della Svizzera nei confronti del nostro Cantone.


Universo padroncini: meno attori, più infrazioni

Controllate nel 2015 il 37% delle ditte notificate, circa il 50% presentava delle irregolarità, un numero maggiore all’anno precedente. I divieti a lavorare in Svizzera sono stati 144.

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BELLINZONA – Il 50% dei padroncini controllati nel 2015 presentavano irregolarità, per lo più mancava la regolare notifica.

L’Associazione interprofessionale di controllo (Aic) ha esaminato nel 2015 il 37% della aziende estere che hanno lavorato in Svizzera, ovvero 2’338 per un totale di 1’985 ditte: 946 le infrazioni. Pur essendo diminuite le ditte, le irregolarità sono aumentate, dato che nel 2014 erano state 726.

Il numero di aziende interessate è comunque diminuito, passando dalle 6’170 del 2014 alle 5’474 dello scorso anno. Da febbraio, è in vigore il cosiddetto albo dei padroncini, e si vedrà che effetti avrà: Roma comunque attende un parere da Bruxelles su questa misura, ritenuta protezionistica e da qualcuno discriminatoria.

L’AIC vorrebbe riuscire a controllare, per l’anno corrente, il 50% de padroncini, e sono state effettuate alcune correzioni per meglio stanare chi commette irregolarità. Per esempio, un giorno in cui si notano diverse infrazioni il sabato, per cui «sono stati modificati i turni settimanali degli ispettori, che non lavorano più da lunedì a venerdì bensì da martedì a sabato».

Da ottobre un nuovo dispositivo della SSIC ha controllate circa 80 ditte, rilevando 50 irregolarità.

Ma i sistemi per aggirare le norme sono sempre più sofisticati, spiega il presidente di AIC Ambrosetti: si va dalle società fittizie con proprietari italiani, al prestito e controprestito temporaneo di manodopera estera tra agenzie di collocamento locali e le stesse ditte fittizie, fino a fiduciarie e studi legali ticinesi che si mettono a disposizione per la creazione di queste società. «Rischiamo di farci male con le nostre stesse mani», ammette con amarezza Ambrosetti, scontento anche del fatto che i tribunali sovente riducono le multe comminate dalle Associazioni paritetiche.

144 sono stati i divieti a operare in Svizzera, 128 a causa di irregolarità sul salario.

Si nutre grande fiducia nell’albo antipadroncini, sebbene l’UE non veda di buon occhio misure ritenute protezionistiche: intanto, i padroncini diminuiscono ma le irregolarità aumentano.


L’EOC, «chiederemo l’assoluzione». Ma rischia fino a 5 milioni di multa

Per il caso relativo ai quattro pazienti che hanno contratto l’epatite C, il nodo è l’articolo 102. Il legale: «non è applicabile a questo caso. E non si tratta di volerla fare franca»

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BELLINZONA – L’EOC si oppone alle accuse che hanno portato al rinvio a giudizio dell’intero ente e del suo direttore, per il caso dei quattro pazienti contagiati da epatite C nel 2013.

Le accuse parlano di lesioni colpose gravi, subordinatamente di lesioni colpose semplici, e visto che il Ministero Pubblico, che ieri ha diffuso una note, non è riuscito a identificare il responsabile, ha rinviato a giudizio l’EOC stessa, in osservanza dell’articolo del Codice penale svizzero che regola la responsabilità dell’impresa, che recita «se in un’impresa, nell’esercizio di attività commerciali conformi allo scopo imprenditoriale, è commesso un crimine o un delitto che, per carente organizzazione interna, non può essere ascritto a una persona fisica determinata, il crimine o il delitto è ascritto all’impresa. In questo caso l’impresa è punita con la multa fino a cinque milioni di franchi».

Non si è fatta attendere la presa di posizione dell’Ente Ospedaliero Cantonale, col suo legale Mattia Tonella. «È un’accusa che noi non condividiamo e alla quale ci opponiamo».

Il danno, precisa l’ente, è incontestabile, e i pazienti sono stati risarciti in ambito civile. Ciò che non trova concorde EOC è l’utilizzo dell’articolo 102. In una conferenza stampa di un anno fa, come ribadito a La Regione dal legale ieri, si era infatti specificato che per legge si è obbligati a identificare l’autore di un gesto medico solo per atti chirurgici e non per quelli preparatori, e che dunque il concetto di “carente organizzazione interna” non è applicabile al caso in questione. «Dal momento che non è possibile, non esigibile, regolare fino a questo punto l’identificazione di ogni singolo operatore, l’EOC ritiene che non si possa applicare l’articolo 102. E non si tratta di volerla fare franca», aggiunge Tonella.

L’accusa ritiene che, nell’ambito di esami di tomografia assiale computerizzata (Tac) con iniezione endovenosa di un mezzo di contrasto, operatore sanitario che preparava la vena a un paziente in procinto di effettuare l’iniezione dei liquidi di contrasto per la Tac abbia utilizzato due volte un ago, contaminando il liquido e usandolo poi per altri tre pazienti. E vi sarebbero state alcune lacune nel protocollo.

L’Ente Ospedaliero Cantonale chiederà dunque l’assoluzione. Rischia fino a cinque milioni di multa, mentre il suo direttore, Giorgio Pellanda, non rischia nulla a livello personale: il suo nome è stato inserito per questioni formali.


Cosa faccio questo weekend?

Domenica senz’auto con slowUp, sabato si festeggia Lara Gut. A Lugano protagonista il jazz, ad Ascona lo swing e a Mendrisio il teatro

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BELLINZONA – Se il weekend scorso a tenere banco erano la politica, con le elezioni comunali, e lo sport con la finale del Lugano, svariate sono le attività di ogni genere che si svolgono questo fine settimana in tutto il Ticino.

È ancora tempo di sport sabato al Palazzo dei Congressi, o meglio, di celebrare lo sport. Andrà infatti in scena il Lara Gut Day, con la presenza della sciatrice campionessa del mondo. Un’occasione per scambiare due chiacchiere con la sportiva, chiedere un autografo, scattare una foto. Il tutto sarà accompagnato da musica e intrattenimento, zona bimbi, merenda e cena (con polenta e brasato o formaggio). Si potrà anche tentare la sorte con un’asta e una lotteria a scopo benefico. Il ricavato verrà devoluto all’associazione Greenhope – Sport against cancer.

Domenica sarà una giornata dedicata a chi vuole proteggere l’ambiente, con slowUp e una domenica senz’auto. Avrà luogo la sesta edizione di slowUp Ticino, con uno dei percorsi più lunghi in assoluto. Un tracciato di ca 50 Km, che si snoda tra i due poli principali di Locarno e Bellinzona, interamente chiuso al traffico motorizzato. Un itinerario molto bello che idealmente accomuna le zone lacustri del Locarnese a quelle del Piano di Magadino fino al Bellinzonese e ai castelli. Il percorso è da fare in bicicletta, a piedi, coi pattini, insomma, con qualsiasi mezzo che non sia l’auto e non è competitivo, dunque uno degli obiettivi è compierlo senza stress. L’itinerario sarà chiuso al traffico dalle 10 alle 17 e vi saranno numerose attività collaterali.

Jazz protagonista a Lugano, con alcuni concerti al Jazz in Bess a Lugano. Questa sera a partire dalle 21 suonerà l’ FM Quartet, ovvero Federico Monetta Quartet, formazione che nasce dal desiderio del pianista italiano di dare vita alle sue composizioni nelle quali traspira il suo attaccamento al jazz, alla lirica di Verdi e ai ritmi brasiliani e balcanici.

Musica anche ad Ascona, dal 13 al 18 aprile c’è infatti l’Ascona Swing Festival, l’unico dedicato al swing degli anni ’30 e ’40. Nella cornice dell’albergo Ascona, Frank Roberscheuten ha invitato un gruppo di eccellenti musicisti specializzati nel suonare questo particolare stile di Jazz. Questo schieramento dà vita a cinque concerti di alto livello per 3 giorni consecutivi.

A Mendrisio, ultimo appuntamento con la rassegna “Teatro in libertà”: al Teatro Sociale di Casvegno andrà in scena domenica alle 16 lo spettacolo adatto a tutti (dai quattro anni in poi) di e cin Claudio Milani, “Racconto alla rovescia”, un percorso di ricerca sulla fiaba, con nuovi linguaggi narrativi e scenici adatti e necessari, per parole e contenuti, a un pubblico di piccoli spettatori.


Mobilità sempre più Arcobaleno

Aumentano del 4,7% gli abbonamenti sottoscritti: diminuiscono solo quelli mensili, crescono di più gli acquisti degli adulti che dei giovani. Da maggio a settembre una nuova campagna

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BELLINZONA – Sempre più persone scelgono l’abbonamento Arcobaleno, che permette di viaggiare con tutti i mezzi pubblici, per i loro spostamenti.

Questa mattina al Cinema Forum di Bellinzona si è tenuta una conferenza stampa per illustrare i lusinghieri risultati. Nel 2015 le entrate generate dalla vendita di biglietti e abbonamenti hanno superato i 53,5 milioni di franchi con una crescita del 4.7% rispetto al 2014. L’incremento si registra sia nelle vendite dei biglietti (+3.9%) sia nelle vendite degli abbonamenti (+5%). Particolarmente marcata la crescita dell’abbonamento annuale Arcobaleno (+6.3%).

Gli abbonamenti annuali venduti nel 2015 sono stati complessivamente 34’958, segnando una crescita del 2.8% rispetto al 2014. In percentuale, sono aumentati di più quelli venduti agli adulti (del 5,2%, stabilizzandosi al 37% del totale) rispetto a quelli acquistati dai giovani (più 2,6%). Particolarmente marcata la crescita dell’abbonamento Arcobaleno aziendale che nel 2015 è cresciuto del 12.8% rispetto al 2014.

Gli introiti dei soli abbonamenti del 2015 sono stati di più di 21,2 milioni di franchi, e gli abbonamento totali sono il 62%. Stabili le vendite degli abbonamenti mensili, in diminuzione quelle dei settimanali, meno 9%.

Da maggio a settemvre partirà la nuova campagna Prova Arcobaleno, che mira a promuovere il passaggio dall’abbonamento mensile all’abbonamento annuale Arcobaleno. Il meccanismo è semplice: un mese di tempo per provare ad utilizzare il trasporto pubblico ed un Rail Bon per acquistare l’annuale ad un prezzo scontato. Tutti coloro che acquisteranno un abbonamento mensile riceveranno automaticamente un Rail Bon che permetterà, al titolare dell’abbonamento mensile Prova Arcobaleno, di acquistare l’abbonamento annuale detraendo il costo del mese di prova.

Sono una sessantina, infine, i Comuni ticinesi che hanno confermato di offrire agevolazioni sugli abbonamenti mensili (incluso Prova Arcobaleno), sugli annuali o su entrambi ai propri cittadini. L’elenco completo è disponibile sul sito arcobaleno.ch/prova.


«Guardate in casa vostra», il PS rimpalla il bollettino PLR

«Un nome non fa la differenza, gli ideali sì», affermano con orgoglio i compagni dopo la punzecchiatura liberale

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BELLINZONA – Sulla prima edizione post-elezioni di Opinione Liberale, il settimanale del PLR, ce la si prendeva con le liste socialiste nei vari Comuni, che spesso e volentieri utilizzano nomi del tipo “insieme a sinistra” o altre definizioni diverse dalla mera denominazione del partito. Il caso più eclatante a Biasca, dove la lista della sinistra si chiamava “Abiasca”.

«Sembra che perfino il riferimento a una generica e mal digerita sinistra cominci a essere considerato un’indesiderata zavorra», si poteva leggere sul bollettino liberale.

Prontamente giunge la risposta del PS, lanciata dalla propria pagina Facebook. «In casa ‪#PLR‬ quando si perdono seggi si preferisce guardare altrove e parlare dei socialisti», si annota. «Vecchie abitudini dure a morire. I compagni e le compagne sono orgogliose di essere socialisti e di aprire un dialogo con l’area progressista. Un nome non fa la differenza, gli ideali sì!».

Emblematica l’immagine scelta per il post: quella del gatto e la volpe, dal film “Pinocchio” di Benigni… .


Polemiche in corsia, «vogliamo vederci chiaro»

Chi è responsabile delle informazioni ai dipendenti, come esse vengono date, cosa succederà al Cardiocentro: tre deputati interrogano il Governo dopo il botta e risposta fra MPS e EOC

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BELLINZONA – Divampa la polemica fra le corsie degli ospedali in merito alle votazioni del 5 giugno, di cui due di importanza capitale in tema sanitario, quella sull’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” e quella relativa al referendum sulla pianificazione ospedaliera.

L’MPS, in un articolo che abbiamo ripreso ieri, parlava di minacce ai dipendenti da parte dell’Ente Ospedaliero Cantonale, a cui era impedito di partecipare a incontri o dibattiti, per esempio, pro iniziativa. Su La Regione, aveva replicato il responsabile della comunicazione Mariano Masserini, ribadendo l’importanza delle due votazione e spiegando di comprendere che i dipendenti, prima di tutto, sono cittadini. Inoltre, a suo dire vengono organizzati degli incontri informativi, ma non, come aveva sostenuto MPS, senza il contradditorio.

Oggi i gran consiglieri Gina La Mantia (PS), Milena Garobbio (PS) e Matteo Pronzini (MPS e sindacalista, da sempre in prima fila su questi temi), interrogano il Governo, chiedendo se la comunicazione promossa dall’EOC ai dipendenti è trasparente ed equilibrata.

«Al fine di poter chiarire”, si legge nel testo, dopo un breve riassunto dei fatti “quanto sta succedendo all’interno degli ospedali in merito agli incontri informativi organizzati dalla direzione e dai quadri dell’EOC con l’obiettivo di “informare direttamente sui due temi”, chiediamo al Consiglio di Stato:

Chi è incaricato a fornire queste informazioni?

Che tipo di informazione e sotto che forma viene divulgata al personale EOC?

Il Consiglio di Stato ritiene che l’informazione data in tale modo al personale dell’EOC possa essere ritenuta equilibrata, trasparente e possa fornire tutti gli elementi utili a formare un’opinione con cognizione di causa, pur non essendo previsto nessun intervento da parte di chi sostiene il referendum e l’iniziativa?

Che cosa significa l’affermazione del sig. Mariano Masserini, responsabile del Servizio di comunicazione dell’EOC, rilasciata a La Regione, che se “la legge venisse bocciata, metterebbe a rischio le collaborazioni con il Cardiocentro o la clinica Hildebrand, molto apprezzate dai pazienti”? Il CdS non la ritiene un’affermazione fuorviante?

Rispetto al citato Cardiocentro e alla sua futura integrazione nell’Ente Ospedaliero, qual è la posizione del Consiglio di Stato?»


Il dialettologo Lurà, «dialetto per chi vuole il passaporto? Le priorità sono altre

Il consigliere comunale di Lugano Marioli aveva lanciato l’idea. «È un’arma in più ma non è fondamentale. Chi ha demonizzato il dialetto ha miopia culturale e sociale»

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BELLINZONA – Nicholas Marioli, appena eletto nel Consiglio Comunale di Lugano per la Lega, ha subito parlato di corsi di dialetto per chi vuole il passaporto svizzero, suscitando diversi commenti ironici via Facebook. Una misura necessaria, e soprattutto utile? Ne abbiamo discusso col dialettologo Franco Lurà, che afferma che «pur essendo un cultore del dialetto, vedo altre priorità».

Cosa pensa dell’idea di Marioli?
«Penso che sia un po’ eccessiva. Pur amando molto la realtà ticinese e le varie culture dialettali, credo che non sia necessariamente la via primaria per integrarsi nella nostra realtà. Il dialetto è positivo e utile ma nella società multietnica e multiculturale del giorno d’oggi, dove la percentuale di chi lo parla è ridotta attorno ad un terzo della popolazione, le priorità sono altre».

Il dialetto può avere un ruolo nell’integrazione?
«È una freccia in più nell’arco. Come in tutte le cose, chi più ne sa è favorito e dunque conoscerlo è un elemento in più, ma non quello determinante. Vale lo stesso discorso dei bambini plurilingue: più lingue si conoscono sin da piccoli meglio è; però è molto più importante che chi desidera ottenere la nostra nazionalità capisca come funziona la società, qual è la mentalità, come è fatto il territorio, quali sono le istituzioni eccetera. E fondamentale è la lingua italiana, che è pur sempre quella ufficiale».

E per i ticinesi, che importanza ha al giorno d’oggi?
«Per quello che riguarda la nostra realtà, indipendentemente dall’essere ticinese doc o meno, ritengo che sia stato fatto un errore di scarsa lungimiranza quando negli anni ’60 e ’70 si è demonizzato l’uso del dialetto e si è andati in una direzione di relegazione di esso in un ruolo subordinato, con un’immagine negativa. Penso che si sarebbe potuto continuare tranquillamente a parlare in dialetto, avvicinando a esso più lingue possibile. Rinunciare al suo uso è stato sbagliato per quanto concerne il senso di appartenenza e di identità, anche se questi sono concetti mobili nel tempo. Abbiamo rinunciato a una possibilità di radicamento e di conoscenza. Questa molteplice connotazione negativa è stato un errore della scuola e che alcuni intellettuali hanno sostenuto; per me è stata una miopia culturale e anche sociale».

Ha ancora un significato identitario, in un mondo multiculturale?
«Ha ragioni identitarie, è vero, ma l’identità, ripeto, è un concetto mobile, non ne esiste una sola ticinese. È un veicolo interessante e importante di appartenenza oltre che utile per capire, anche a livello pratico, la generazioni più anziane. Penso al Sopraceneri, in certe situazioni particolari il sapere e il capire il dialetto è un valore aggiunto di non poco conto, per esempio con gli ospiti delle case anziani, nelle malattie e nelle questioni pratiche. E c’è un bagaglio di conoscenza affidato ai proverbi, ai modi di dire, alle definizione stesse delle cose e dei luoghi, che non è andato perso ed è importante. Serve per esempio per conoscere l’urbanistica e una parte della nostra storia. Il dialetto consente un certo tipo di lettura della propria realtà».

Lo insegnerebbe nelle scuole?
«Se avessi avuto dei figli, lo avrei parlato con loro. Il ruolo dell’insegnante di dialetto va preso con le pinze, perché il veicolo privilegiato per trasmetterlo è l’uso in famiglia o con gli amici (anche se sta sparendo). Portarlo nelle scuole è una soluzione da valutare attentamente, personalmente immaginerei di fare qualche esperimento, non solo dal punto di vista grammaticale bensì una trasmissione che tenga conto di tutto quello che è il mondo che si collega al dialetto, ovvero una conoscenza storica, dei rapporti sociali, di storie, leggende, aneddoti locali e tradizioni. Vedrei un insegnamento, dunque, a 360°».

Gli stranieri che arrivano in Ticino come si pongono nei confronti del dialetto? Hanno interesse a impararlo?
«In base alla mia esperienza personale, ci sono richieste da parte di persone che non sono nate in Ticino. Il desiderio più diffuso è capire che cosa è il dialetto e che cosa veicola. Tutto sommato chi se ne interessa è una minoranza, c’è comunque una sensibilità, seppur non diffusa. Prima di tutto chi arriva qui vuol padroneggiare bene l’italiano. Se qualcuno chiede un passaporto deve sapersi esprimere bene in una delle lingua nazionali del territorio di cui vuole diventare cittadino, e di conoscere le nozioni base, per esempio cosa sono legislativo e esecutivo, le condizioni storiche e sociali del territorio. Il dialetto, per me, viene dopo».


Boris Bignasca detta l’agenda

Il deputato leghista lancia via Facebook una serie di proposte. va dalla chiusura dei musei fino a tagliare i sussidi per gli stranieri, dal raddoppiare i costi delle naturalizzazioni alla perequazione

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LUGANO – È stato il più votato per il Consiglio Comunale luganese, oltre che sedere in Gran Consiglio. Boris Bigasca ha le idee chiare, non vuole che si metta mano nelle tasche dei cittadini, e questa mattina su Facebook ha pubblicato una serie di proposte che, secondo lui, andrebbero prese in considerazione prima di tassare.

La prima andrebbe a colpire la cultura, con la richiesta di «chiudere musei vuoti e uffici cantonali inutili».

Altre tre proposte vanno nella direzione del ridurre le spese per gli stranieri prima di pensare ai ticinesi, con «tagliare i sussidi agli stranieri con permesso B», «ridurre le spese per asilanti, nem e affini» e «raddoppiare le tasse per le naturalizzazioni».

Infine, «rivendicare una migliore perequazione intercantonale in favore Ticino».

«In questi mesi mi batterò per questi punti in Parlamento. Voi cosa ne pensate?», preannuncia Bignasca. Il suo post in poco tempo ha raccolto molti like e commenti, con molti utenti che si dichiarano d’accordo con lui e altri che esortano ad agire e fanno domande. Viene chiesto che cosa si vuol fare in merito ai frontalieri, e Boris Bignasca risponde che «abbiamo fatto passare il 9 febbraio. Aspettiamo Berna ora…»


«Governo, sostieni il Gran Consiglio: la richiesta del casellario deve restare in vigore»

Agustoni, Dadò e Fonio interrogano di nuovo il Consiglio di Stato in merito al casellario giudiziale e carichi pendenti, anche alla luce dei nuovi sviluppi

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BELLINZONA – Un’interrogazione mai evasa, che torna più che mai attuale, con nuovi interrogativi. Il Ticino rinunciava a chiedere il certificato dei carichi pendenti, e il PPD aveva chiesto lumi al Governo, che non aveva mai risposto. Ora Maurizio Agustoni, Fiorenzo Dadò e Giorgio Fonio tornano alla carica.

Oltretutto, come scrivono nel testo, «secondo la stampa nelle ultime settimane il Consiglio di Stato è stato sottoposto a diverse pressioni affinché il Cantone Ticino rinunci alla richiesta del casellario giudiziale nell’ambito della procedura di rilascio o di rinnovo di un permesso G o di un permesso B.
Le informazioni in proposito sono poche e imprecise; qualcuno ha ventilato la possibilità di un indennizzo per il Ticino legato all’entrata in vigore del nuovo Accordo fiscale con l’Italia». Non si capisce, però, «se tale indennizzo compenserebbe le eventuali ricadute fiscali negative dell’Accordo fiscale – nel qual caso l’indennizzo, se congruo e versato annualmente, avrebbe una sua logica – oppure se costituirebbe la contropartita per la rinuncia ad una misura di sicurezza come la richiesta del casellario giudiziale, ciò che di tutta evidenza sarebbe assai meno accettabile».

Il Gran Consiglio, per contro, desidera mantenere in vigore la richiesta del casellario giudiziale a chi entra regolarmente nel nostro Cantone o addirittura vi risiede (risoluzione cantonale del 23 settembre 2015).

Alla luce anche dalle preoccupazioni espresse ieri in merito al mercato del lavoro dall’OCST, i tre pipidini ritengono che «è necessario informare i cittadini in merito agli esiti delle misure introdotte da aprile 2015 così da valutare il potenziale rischio per la sicurezza del nostro Cantone» e auspicano “che il Consiglio di Stato sostenga attivamente la risoluzione del Gran Consiglio, anche in vista della prossima audizione dinnanzi alla competente commissione delle Camere federali».

Dunque ripropongono le domande già inviate il 16 dicembre 2015:

«1. Da aprile 2015 quante persone, tra quelle che hanno richiesto il rilascio o il rinnovo di un permesso G, hanno presentato un certificato dei carichi pendenti con delle iscrizioni?
2. Quanti permessi G sono stati accordati/rinnovati a persone con iscrizione nel certificato dei carichi pendenti?
3. Quale tipologia di reato era iscritta nei carichi pendenti di persone a cui è stato rilasciato/rinnovato il permesso G?
4. Da aprile 2015 quante persone, tra quelle che hanno richiesto il rilascio o il rinnovo di un permesso B, hanno presentato un certificato dei carichi pendenti con delle iscrizioni?
5. Quanti permessi B sono stati accordati/rinnovati a persone con iscrizione nel certificato dei carichi pendenti?
6. Quale tipologia di reato era iscritta nei carichi pendenti di persone a cui è stato rilasciato/rinnovato il permesso B?»

Ne aggiungono poi di nuove, alla luce degli sviluppi:

«1. Da aprile 2015 quante persone, tra quelle che hanno richiesto il rilascio o il rinnovo di un permesso G, hanno presentato un casellario giudiziale con delle iscrizioni?
2. Quanti permessi G sono stati accordati/rinnovati a persone con iscrizione nel casellario giudiziale?
3. Quale tipologia di reato era iscritta nei casellari giudiziali di persone a cui è stato rilasciato/rinnovato il permesso G?
4. Da aprile 2015 quante persone, tra quelle che hanno richiesto il rilascio o il rinnovo di un permesso B, hanno presentato un casellario giudiziale con delle iscrizioni?
5. Quanti permessi B sono stati accordati/rinnovati a persone con iscrizione nel casellario giudiziale?
6. Quale tipologia di reato era iscritta nei casellari giudiziali di persone a cui è stato rilasciato/rinnovato il permesso B?
7. Quali passi intende intraprendere il Consiglio di Stato a sostegno della risoluzione cantonale votata il 23 settembre 2015 dal Gran Consiglio?»


«Vi vergognate a definirvi socialisti?»

L’affondo su Opinione Liberale: «ma chi credono di ingabolare costoro, con questi giochetti da asilo infantile?» Dichiararsi di sinistra pare «un’indesiderata zavorra»

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BELLINZONA – I socialisti e l’escamotage delle liste civiche sono l’obiettivo di un attacco di tale fra’ Giocondo sul nuovo numero di Opinione Liberale, il settimanale del PLR (in gran parte dedicato, come prevedibile ed ovvio, alle comunali).

Di nobile, come richiama il termine («non di rado si tratta di gruppi che ambiscono a rappresentare interessi non necessariamente nobili»), hanno poco, sarebbero anzi piuttosto un modo di nascondere le convinzioni socialiste.

«Dietro a definizioni più o meno fantasiose (di solito più “meno” che “più), cercano di camuffare collegamenti talvolta anche a doppio filo con questo o quel partito. Eccellono in questo campo (si fa per dire!), i socialisti che sembrano quasi vergognarsi di definirsi tali,» affonda il pezzo.

Dopo la serie di “Unità Socialista” ai tempi delle divisioni interne, «i compagni si sono sbizzarriti a cercare definizioni più, gergalmente, ecumeniche»: “Insieme per…” ne è un esempio.

Il motivo? «Sembra che perfino il riferimento a una generica e mal digerita sinistra cominci a essere considerato un’indesiderata zavorra». E dunque, ecco le liste civiche, con candidati che si definiscono indipendenti e fanno «gentilmente passare i compagni di lista per un branco di pecoroni, privi di capacità di intendere e di volere».

L’esempio più lampante, secondo il settimanale liberale, è la lista di Biasca, denominata Abiasca. «Ma chi credono di ingabolare costoro, con questi giochetti da asilo infantile?», ci si chiede in chiusura di articolo. Perché «gli elettori sono meno sprovveduti di quanto certi presunti strateghi pensino!»


«Situazione abbellita e sottovalutata», le preoccupazioni di Gobbi e il piano d’emergenza

Stabilite le competenze fra Confederazione e Cantoni, con tre possibili scenari: nel peggiore, entrerebbe in azione l’esercito. Gobbi: «Siamo pronti? Lo vedremo solo in caso di reale emergenza»

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BERNA – La calma prima della (possibile) tempesta, a cui è bene prepararsi per tempo. I richiedenti l’asilo sono diminuiti negli ultimi tre mesi in Svizzera (ma non rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, come fa notare Norman Gobbi), ma ieri Confederazione, Cantoni, Comuni e Guardie di Confine hanno discusso un piano d’emergenza.

Importante è stato capire come dividersi i ruoli, secondo tre possibili scenari: 10mila domande in 30 giorni; 10mila al mese per tre mesi; 30mila attraversamenti irregolari delle frontiere in pochi giorni. Qual è il più probabile? Non si sa, Simonetta Sommaruga, intervenuta ieri all’incontro, ha detto che per il momento si ipotizzano 40mila profughi. Tutti andranno registrati, e questo sarà compito della Confederazione, che dovrà aumentare la capacità di alloggio dai 4600 posti attuali a 6000, che potrebbero essere portati a 9.000 nel caso dovesse verificarsi il terzo scenario. Gli alloggi dovrebbero essere militari, usare palestre e rifugi della Protezione civile verrebbe preso in considerazione solo in casi eccezionali.

I Cantoni poi si occuperanno di alloggio, assistenza e eventuali rinvii.

E l’esercito, di cui tanto si parla? 2000 soldati potrebbero essere impiegati quali aiuto alle autorità civili, ma solo nello scenario 3.

Norman Gobbi non nasconde la sua preoccupazione: all’incontro di Berna ha portato le informazioni raccolte a Roma, durante il suo viaggio. «La situazione mi sembra sottovalutata. I colleghi degli altri Cantoni lo stanno già facendo. Questo non deve impedire di prendere in considerazione altre varianti per rendere meno attrattivo il Paese. Perché se il Ticino e la Svizzera rimangono l’unica porta aperta attorno all’Italia, qualche conseguenza ci sarà», ha detto al Corriere del Ticino.

Un problema relativo al piano è quello dei costi, oltre che dei trasporti. Il Ticino, avanti nella pianificazione poiché Cantone colpito dal fenomeno, poi ha posto alcune domande rimaste senza risposta. Ci sarebbe anche la questione relativa agli alloggi, una problematica perché nel nostro cantone le caserme sono occupate.

Siamo pronti? Gobbi non si sbilancia. «Se siamo davvero pronti lo verificheremo solo in una reale emergenza».


«Un reddito di base incondizionato per liberare energia positiva»

I Verdi dicono sì ai 2500 franchi per tutti. «In molti riprenderebbero gli studi oppure avvierebbero un’attività. E si potrebbe finanziare l’AVS»

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BELLINZONA – Finita la campagna elettorale per le comunali, si comincia già a pensare alle prossime votazioni, con molti temi alle urne, fissata per il 5 giugno. Il popolo si dovrà esprimere sull’iniziativa per un Reddito di base incondizionato (RBI), che garantirebbe ad ogni persona maggiorenne 2500 franchi al mese indipendentemente dalla sua occupazione.

Nel suo Comitato cantonale di ieri il PS si è detto favorevole, stessa opinione per i Verdi, che hanno diffuso una nota.

«L’iniziativa pone le premesse e dà l’opportunità per risolvere una moltitudine di problemi legati ai grossi cambiamenti che stanno mettendo sotto pressione il mondo del lavoro, l’economia, la socialità, la salute, il finanziamento dell’AVS e altre assicurazioni; il tutto garantendo una migliore ridistribuzione della ricchezza prodotta a livello nazionale».

Il Consigliere Federale Alain Berset è contrario, sostenendo che potrebbe esserci una catastrofe economica, con molta gente che sceglierebbe di non più lavorare. «Si contesta al Ministro socialista che con un RBI (il cui l’importo sarà deciso da Governo e Parlamento) più nessuno lavori o ci sarebbe una catastrofe economica. Infatti il sondaggio Demoscope di gennaio 2016 dice che solo il 2% della popolazione intervistata resterebbe a casa; il dato interessante che emerge è che più del 50% degli intervistati inizierebbe una formazione professionale, la terminerebbe o si riqualificherebbe», prosegue la nota. «Tutto ciò, a nostro parere, andrebbe a chiaro vantaggio, e non a scapito, dell’economia e della socialità; inoltre ben il 20% degli intervistati si è dichiarato disposto a creare il proprio lavoro o azienda. Si tratta di un aspetto molto importante: le micro aziende sono quelle che mantengo più posti di lavoro (anche in zone de localizzate, dunque a vantaggio delle regioni rurali o discoste)».

Un reddito di base incondizionato sarebbe, secondo i Verdi, una risposta ai problemi legati al finanziamento dell’AVS, che attualmente «si appoggia unicamente sul modello economico illusorio della crescita infinita; per essere sostenuto, si deve far sempre più capo all’immigrazione. In ultima analisi il finanziamento del RBI è possibile senza dover aumentare le imposte, l’IVA o altre tasse; basta basarlo su una migliore ripartizione o ridistribuzione della ricchezza esistente e prodotta dal lavoro e dai capitali».

Dunque, «un reddito di base incondizionato per tutti permetterebbe di superare molte costrizioni negative di vita, liberando energia positiva per il futuro delle famiglie e della società tutta».

Il partito invita la popolazione a prendere parte ad alcune serate informative sul tema, sparse per il Cantone: a Mendrisio, nella sala del Consiglio comunale, giovedì 21 aprile, a Locarno, nella sala del Consiglio comunale, giovedì 28 aprile, a Lugano, nell’aula magna del Centro La Piazzetta,mercoledì 18 maggio e a Bellinzona, nell’aula magna della Scuola cantonale di commercio, lunedì 23 maggio, tutti appuntamenti con inizio alle ore 20.00