Dadò attacca, “la politica ticinese non vuol dar voce al popolo. L’UDC per l’ennesima volta ha mancato di rispetto”

Il presidente del PPD commenta la bocciatura della proposta di lanciare un referendum dei Cantoni sul 9 febbraio. “È stato un festival del fumogeno. Posso capire PLR e PS, dato ciò che è successo a Berna”

BELLINZONA - Il presidente e capogruppo del PPD, Fiorenzo Dadò, nel commentare al nostro portale la richiesta di lanciare un referendum dei Cantoni in merito alla legge di applicazione del 9 febbraio, aveva detto che aderire significava stare dalla parte della democrazia. Si augurava che gli altri partiti gli dessero ragione, ma in Gran Consiglio così non è stato. L'idea pipidina ha raccolto solo 24 voti favorevoli, venendo dunque affossata in modo clamoroso.

Fiorenzo Dadò, com'è il suo stato d'animo a freddo, dopo questo voto?
"Sereno, ho fatto il mio dovere cercando di portare la legge della democrazia. La stragrande maggioranza dei ticinesi ha votato a favore del 9 febbraio, determinando l'esito a livello federale. Se hanno votato così in massa per questa iniziativa costituzionale è perché in Ticino ci sono diversi problemi a cui non si vede una soluzione, è chiaro come il sole. È un dovere dei politici cantonali fare in modo che, se non viene rispettata la volontà della maggior parte dei ticinesi, essi possano esprimersi. Dunque col mio gruppo ho portato al Legislativo questa proposta, che era molto semplice, ma purtroppo con mille scuse, in un vero festival del fumogeno (hanno parlato persino di massimi sistemi!), l'hanno affossata. Abbiamo fatto il nostro dovere, purtroppo la maggioranza dei gruppi parlamentari non ha aderito".

Quali sono la scusa che le ha dato più fastidio e il voto contrario che le lascia più l'amato in bocca?
"Il voto contrario che lascia più di stucco è quello dell'UDC. La Lega a maggioranza ha sostenuto la nostra proposta. Capisco il no di liberali e socialisti, dato che a livello federale sono stati loro a tradire la volontà ticinese. Ora si parla di votare sui bilaterali e la libera circolazione, ma la realtà è che si poteva fare qualcosa di buono, e non hanno voluto farlo. Un'applicazione avrebbe dato fastidio all'economia, diciamolo".

Quindi, è deluso in particolare dall'UDC, vero? Oltretutto, vi avevano proposto delle condizioni per il loro sostegno non facilissime da attuare, per voi...
"Dovevano essere loro a lanciare il referendum! Invece si nascondono dietro mille scuse, perché non vogliono dare voce ai ticinesi. Le condizioni? Nessuno mi mette imposizioni, qui c'era una sola discussione: c'è una legge che non rispetta la volontà popolare, noi vogliamo il ripristino della democrazia. Tra l'altro l'UDC ha anche utilizzato una bugia grossa come una casa dicendo che il PPD è stato determinante a livello federale. Basta guardare i numeri, abbiamo 28 voti a livello federale, e la legge sarebbe passata, seppur per poco, anche se avessero votato contro. Il PPD non ha nessunissima colpa!"

Questo voto cambierà qualcosa nei rapporti fra il vostro partito e quello democentrista?
"I miei rapporti sono di collaborazione con tutti, purché tutti abbiano rispetto, L'UDC ha mancato per l'ennesima volta di rispetto, per cui non possono pretendere chissà cosa. Un conto è dibattere sui temi, un altro è raccontare frottole e cercare di infangare gli altri come hanno cercato di fare loro".

Sempre in merito all'UDC, sostengono sempre più spesso che lanceranno l'iniziativa per disdire la libera circolazione. Dadò cosa farà?

"Che cominci a lanciarla, poi vedremo. Quel giorno in cui vedrò l'iniziativa lanciata dall'UDC, e non da altri, senza far finta di farla lanciare da altri, ne discuteremo. Da quel che si vede, non ha nessuna iniziativa di farlo... Io non la lancio, ho provato questa strada che l'UDC ha fatto di tutto per boicottare".

Che immagine del Ticino esce dall'aula del Gran Consiglio?
"Un Ticino di politici che non rispettano la volontà popolare. È stato un giorno triste per la democrazia, esce l'immagine di una politica ticinese che non vuole dar voce alla sua gente e fare la volontà popolare. Io parlo a livello di Gran Consiglio, a Berna abbiamo un numero troppo limitato di rappresentanti per contare veramente"

Per voi, il discorso 9 febbraio è chiuso?
"Per una questione di coerenza raccoglieremo un po' di firme in Ticino, ma spetterà a chi ha lanciato il referendum a livello federale (Nenad Stojanovic, ndr) farlo riuscire. La nostra proposta era facilissima, anche da approvare, poi avremmo coinvolto i Cantoni che avevano la nostra stessa posizione per trovare degli alleati. Ormai la legge votata a Berna è da lasciar stare, se ne è discusso all'infinito, la questione riguardava, ora, il Ticino".