Gottardo, risaniamolo evitando l’isolamento

di Giovanni Merlini, consigliere nazionale PLR

Nel 2000 hanno attraversato le Alpi svizzere 1,4 milioni di autocarri, mentre nel 2014 «solo» 1,03 milioni. Benché l’obbiettivo di 650.000 autocarri all’anno sia ancora lontano, il graduale trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia, voluto dall’Iniziativa per la protezione delle Alpi, funziona bene. La volontà politica a tal proposito è chiara e consolidata. Il quesito è allora: che cosa abbiamo fatto a Berna per continuare a proteggere le Alpi, quando il 26 settembre 2015 abbiamo approvato il progetto di risanamento della galleria autostradale del San Gottardo, previo un secondo traforo? Ci siamo cautelati, modificando così la legge federale sul transito stradale nella regione alpina (LTS): «La costruzione di una seconda canna della galleria autostradale del San Gottardo è consentita. La capacità della galleria non può tuttavia essere aumentata. In ciascuna canna può essere in esercizio una sola corsia di marcia; qualora sia aperta al traffico soltanto una delle due canne, al suo interno i veicoli possono circolare su due corsie, una per direzione. Per il transito del traffico pesante attraverso la galleria è predisposto un sistema di dosaggio. L’Ufficio federale delle strade stabilisce una distanza minima tra gli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci» (Art. 3a cpv. 1,2,3). Con queste restrizioni, il legislatore ha dimostrato di voler scongiurare qualsiasi ipotesi di elusione dell’art. 84 cpv. 3 della Costituzione federale sulla protezione delle Alpi. Questo, e non un altro, è il testo di legge su cui saremo chiamati a pronunciarci il prossimo 28 febbraio. Chi lo approva vota sì, chi ne dissente vota no.

I contrari danno per scontato che il Consiglio federale aggirerà le precauzioni del Parlamento a suon di ordinanza, su pressione europea. Non succederà. Recentemente la signora Violeta Bulk, responsabile dei trasporti terrestri della Commissione europea, ha confermato per scritto le dichiarazioni del suo predecessore all’attenzione della consigliera federale Doris Leuthard: l’UE condivide e rispetta l’opzione elvetica a favore della tutela delle Alpi e la rinuncia ad aumentare la capacità di transito al San Gottardo. La commissaria europea ha pure precisato che l’UE considera la limitazione decisa dal nostro Parlamento federale del tutto compatibile con l’Accordo bilaterale sui trasporti terresti. Non vi è dunque alcun motivo per temere «furbate» da parte di Berna e non vi è alcun interesse a modificare la rotta della politica svizzera dei trasporti a medio-lungo termine.

La galleria attuale, con un’unica canna troppo stretta e lunga quasi 17 km, conta poco meno di 6 milioni di transiti all’anno. Per il cantone Ticino è una sorta di cordone ombelicale che garantisce il collegamento con il resto della Confederazione, soprattutto in caso di incidente sulla tratta ferroviaria, come accade purtroppo sempre più spesso, l’ultima volta lo sorso 18 dicembre a Bodio. Il risanamento della galleria, come ha ricordato negli scorsi giorni a Lugano il vicedirettore dell’USTRA, va fatto indipendentemente dall’esito della votazione popolare. Si tratta di interventi strutturali (per esempio il rifacimento della soletta intermedia e la ricostruzione della volta interna) e di opere di adeguamento e miglioria (per esempio il rinnovamento del sistema di ventilazione) che richiedono la chiusura totale della galleria. Non si potrà attendere ancora un altro trentennio, affidandosi a qualche intervento poco più che cosmetico, come qualcuno vorrebbe farci credere. La scelta politica è dunque tra un risanamento (che avrà inizio tra una quindicina d’anni e durerà circa tre anni) durante il quale non sarà dato alcun collegamento autostradale con il resto del Paese, oppure un risanamento con possibilità garantita di transito e quindi senza isolamento, grazie alla nuova canna che nel frattempo sarà a disposizione. Nel secondo caso, per un cantone periferico come il Ticino i vantaggi sono manifesti. Presuppongono sì un investimento complessivo di circa 2,8 miliardi di franchi, ma si tratta di un investimento sostenibile per un’opera che gioverà anche alle prossime generazioni e che consentirà, una volta ultimato il risanamento, di viaggiare senza traffico in senso opposto, riducendo drasticamente il rischio di collisioni. Non altrettanto si può invece dire della variante senza un secondo traforo e con quattro stazioni di trasbordo (due per le automobili e due per gli automezzi pesanti) che andrebbero smantellate a risanamento compiuto, per poi essere nuovamente approntate dopo un ulteriore trentennio di esercizio della galleria, in previsione del successivo risanamento. Sarebbero, questi sì, soldi gettati al vento (tra 1,4 e 1,7 miliardi) con l’imperdonabile aggravante di un enorme spreco di territorio. Dunque, votiamo sì al risanamento con un secondo traforo.

Giovanni Merlini, consigliere nazionale PLR