Un aspirante frontaliere, "so che magari prenderei meno di uno svizzero ma non mi dà fastidio. I ticinesi hanno ragione, non è giusto far concorrenza sleale. Però..."
Ha 36 anni, da tre non lavora. "Mi basterebbe fare il lavapiatti, riavere la mia dignità. I datori di lavoro italiani ci sfruttano, quelli svizzeri ci trattano nello stesso modo dei connazionali"
Estero
PONTE TRESA – A parlare è un 36enne italiano, Andrea. Da tre anni non lavora, e ora cerca un impiego, “qualsiasi cosa, per riavere la mia dignità”, ci dice con voce quasi rotta. Nel 2014, vide il Ticino come una zona favorevole, si trasferì qui per alcuni giorni, deciso a conoscerla. I costi troppo elevati lo fecero desistere, ma dopo altri anni di infruttuosa ricerca in Italia, ha ricominciato a inviare curriculum qui.

Sa che come frontaliere è destinato, magari, a guadagnare di meno. Ammette che non è corretto, ma parla del suo bisogno di trovare qualcosa, qualsiasi cosa. Abbiamo raccolto la sua voce, quella “dall’altra parte della barricata”.

Perché vuol trovare lavoro in Ticino? Solo questioni economiche?
“Mi sono accorto che mi piaceva tanto, non ci sono extracomunitari, c’è ordine, c’è controllo, c’è sicurezza. Gli stipendi a livello contrattuale, pur in un sistema liberista, mentre in Italia si è ancora garantisti, sono buoni, e questo fa piacere, devo essere sincero”.

In quali settori secondo lei è più facile essere assunti, come frontalieri?
“Se devo essere onesto, per sentito dire, so che nei lavori umili è facile trovare. Poi mi hanno anche detto che se sei specializzato, se fai un lavoro che sai fare solo tu vieni chiamato. Se c’è una richiesta da parte di un datore di lavoro ticinese che necessita di una persona specializzata che in Ticino non c’è, scelgono un italiano. Qualche giorno fa ho parlato con un imprenditore che nel settore dell’orologeria non ha trovato il lavoratore ideale in Svizzera”.

Sa che come frontaliere potrebbe essere pagato magari meno rispetto a uno residente nello stesso ruolo? Le darebbe fastidio?
“È lo stesso discorso che c’è in Italia con gli extracomunitari, pagati meno di noi. A me non darebbe fastidio, perché so che non è casa mia: se mi pagassero meno è concorrenza sleale. Se fossi altamente specializzato, farei il mio prezzo”.

Lei è specializzato? Dove cerca?
“La mia formazione è giuridica, con una laurea in scienze giuridiche, ma non ho avuto la possibilità di proseguire gli studi oltre la triennale. Mi sono sempre occupato di amministrazione, lavorando nell’ambito dei contratti, era un buon ruolo, poi l’azienda si è trovata piena di debiti ed è stata divisa in due. Io ho perso il posto. Sarebbe meglio nel mio settore, ma chi vuole che mi prenda, che sono l’ultimo arrivato? Mi basterebbe anche fare il lavapiatti… cosa devo fare?”

I ticinesi spesso sono arrabbiati coi frontalieri, e il clima è un po’ pesante. Lo sa? Crede che abbiano ragione?
“Non è una giustificazione, ma penso agli extracomunitari che in Italia arrivano coi barconi, non sono qualificati, e lavorano. L’italiano che viene in Svizzera è formato, si è impegnato negli studi, e viene in Svizzera spinto dalla crisi. I ticinesi hanno ragione, non è giusto che gli italiani facciano concorrenza sleale, venendo a lavorare per meno. D’altra parte, noi italiani siamo molto professionali. Ci sono i due lati della medaglia”.

Dunque, pensa che i frontalieri vengano assunti perché costano potenzialmente meno o perché sono più specializzati dei residenti?
“Questa è una bella domanda, non ho una conoscenza tale del Ticino per poter rispondere. Secondo me, ed è un’opinione che mi sto formando, la prima ragione è che costano di meno. Ma va fatta una distinzione. In Ticino ci sono aziende italiane, e il datore di lavoro italiano sfrutta i lavoratori italiani, porta una mentalità non corretta da voi, che è anche un motivo che mi porta a voler andare via. L’imprenditore svizzero invece è più corretto, tratta alla pari italiani e svizzeri, e dunque noi frontalieri ambiamo a lavorare per questo tipo di ditte”.

Sarebbe pronto a venire a vivere in Ticino, se trovasse lavoro qui? In questo momento, anche il nostro Cantone forse non è l’Eldorado che molti immaginano…
“Per me non ci sarebbe nessun problema. Non voglio stare al confine per non pagare la cassa malati, la mia non è una scelta fatta perché la vita costa meno. So che c’è crisi anche in Ticino. A me interessa solo riprendere la mia dignità come lavoratore e come persona, per potermi fare una famiglia. Non lavorare è dura, mi creda. Sono pronto a pagare ciò che è giusto, deve esserci un ciclo economico, se dai hai il tuo ritorno. Il problema è che la società italiana è malata, tanto malata. E rubano tutto, dai giudici ai politici, sino ai bar che non ti fanno lo scontrino. Siamo in preda all’anarchia e io mi sono stancato”.


Paola Bernasconi


Pubblicato il 14.05.2017 12:30

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