Pardo, ciak si parte! La 70esima edizione, "sarà generosa. La novità sarà nel linguaggio: i film affronteranno più direttamente il presente e l'attualità"
Il direttore artistico Carlo Chatrian ci parla del Festival numero 70, tra ospiti, varietà, una serata celebrativa, nuove iniziative, film svizzeri ed anche un'anteprima... 27 anni dopo essere stata girata
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LOCARNO – Il Festival compie 70 anni. Un’edizione attesa, coccolata già dagli anni precedenti, piena di idee e di aspettative. Ora, ci siamo. Oggi sono stati presentati ospiti e programma. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico Carlo Chatrian.

Tanti nomi, tanti film, molte emozioni: ci riassume il Festival, invece, in poche parole?
“(ride, ndr). Mi chiedete sempre di fare esercizi di magia, che non so fare! È un’edizione generosa, nel suo programma, per la quantità e la qualità degli ospiti che abbiamo coinvolto, per la varietà dei film che la compongono. Difficile ridurre tutto a un minimo comun denominatore, anche perché il nostro obiettivo è dare proposte differenti per i pubblici diversi che sono presenti. Posso dire che Piazza Grande sarà attraversata da tanti attori di primo piano, che tornano oppure vengono per la prima volta, penso ad Amalric, Kassovitz, Ardant. Nel concorso, per raccontare ogni anno dove sta andando il cinema, abbiamo il ritorno dei documentari, con quattro proposte, e il cinema che calca i terreni del presente, uno degli elementi secondo me forti di questa annata. E poi ci sono diversi film che adottano il genere, sia esso la commedia, l’horror o il noir, per esempio, per raccontarci il presente”.

Un’edizione incentrata sul presente, par di capire. Corretto?
“Questo credo sia la caratteristica del cinema, un’arte del presente, che nasce per raccontare il mondo, anche quando gli attori interpretano uomini del passato. Inevitabilmente è uno specchio del mondo in cui viviamo, sia nei film più popolari che in quelli d’autore. Questa edizione non si discosta molto dalle altre su questo. Dal punto di vista del linguaggio, invece, abbiamo dei film che affrontano più direttamente il presente e l’attualità, per esempio c’è un documentario sulle combattenti turche contro Daesh e, per arrivare all’estremo opposto,un altro che filma i bodybuilders come se fossero bambini, con uno spirito di meraviglia”.

Ha citato due temi diversissimi, a colpire è sempre la varietà di argomenti toccati dal Festival.
“È la cosa che a me piace della settimana del cinema, l’essere vario. Un criterio che ci motiva nella selezione è non avere due film che si assomigliano, che anche se trattano lo stesso tema (pure il film svizzero in concorso parla di bodybuilders) lo sviluppano in modo diverso. Credo sia la differenza tra il cinema e buona parte della televisione: il cinema non fa informazione, non dà solo le notizie bensì le condisce con delle emozioni e con delle domande, a volte giocando sui sentimenti più difficili da affrontare, come paura o mistero”.

Difficilmente potrà sbilanciarsi, ma c’è un film, o più film, che è particolarmente orgoglioso di avere a Locarno?
“Sono diversi i film che ci hanno entusiasmato. Ce n’è in effetti uno di cui son particolarmente felice in quanto amante del cinema, ed è un film considerato perduto, di un regista che a Locarno era arrivato in giovane età negli anni ’70, vincendo il Pardo d’Oro. È cileno e viveva in Francia, ora è mancato da diversi anni, si chiama Raul Ruiz, il film si intitola “La telenovela errante”, girato negli anni ’90. Le bobine sono state ritrovate e montate pochi mesi fa dalla sua montatrice e compagna e vedono la luce 27 anni dopo, penso sia un evento unico nella storia del cinema”.

Un film… vecchio nuovo, vero?
“Assolutamente. Parla del Cile di Pinochet degli anni ’90, utilizzando la telenovela, ma racconta molto il mondo in cui viviamo, e questa è la visionarietà del cinema. Viene dal passato per raccontarci il presente”.

Per quanto concerne il cinema svizzero, cosa proporrete?
“Ho già accennato a Goliath, opera seconda di un regista molto attesto. In Piazza Grande abbiamo un’opera musicale dedicata ai Gotthard, e anche un secondo film, piazzato nella serata simbolica dedicata al 70esimo, il 9 agosto. È l’opera del regista Singh, girato in India con due grandissimi attori: uno è Irrfan Khan, era in “Lunchnox” mentre la protagonista, Golshiften Farahani viene dall’Iran, e ha recitato in “Patterson”. È una favola, un melodramma ma che al tempo stesso parte da una tematica importante in India, la violenza sulle donne, e si intitola “Il Canto degli Scorpioni””.

Dunque, ci sarà una serata dedicata al 70esimo?
“Ci sarà una giornata dedicata, stiamo preparando una serie di celebrazioni, una pomeridiana e una in Piazza Grande, ma vogliamo che sia una sorpresa dunque non posso svelare ancora nulla”.

Rivolga un invito al pubblico: perché deve venire al Festival?
“Il pubblico ticinese penso conosca bene il Festival e il suo essere un Festival eclettico che ha sia blockbuster che film d’autore, pellicole che mettono di fronte a visioni  inedite e altre a persone note. Non deve venire ma potrà venire per incontrare la realtà che il cinema rappresenta, o anche solo per emozionarsi e divertirsi”.

Quanto è importante l’edizione numero 70?
“Lo è estremamente perché rappresenta un punto di partenza per tante iniziative che lanciamo, e perché celebra una data importante: non è da tutti i festival festeggiare il 70esimo! Ma lo è anche perché è una grande festa, un’occasione di incontro, come ogni edizione”.

Ci può dire qualcosa di queste iniziative?
“Ne cito alcune. C’è “Locarno kids”, ovvero due mattinate pensate per i bambini con film di famiglia, uno nuovo e uno dal passato. Poi abbiamo “Locarno talks”, prese di parola con ospiti dal mondo della cultura: ci saranno, per esempio, Carla Del Ponte, un architetto e una cantate”.


Paola Bernasconi


Pubblicato il 12.07.2017 19:00

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