La verità sul dottor Rey alla Santa Chiara. "Non è assunto, potrà portare qui i suoi pazienti. Disaccordi? Sono stati i nostri ginecologi a chiedere di dargli una chance"
Il direttore sanitario della clinica fa chiarezza. "Non è stata ancora detta l'ultima parola in campo giudiziario. Se fosse condannato? Ci chineremmo sul problema al momento. Nessuno che non lo desidera sarà mai operato da lui, è bene precisarlo"
Sanità
LOCARNO – Il dottor Piercarlo Rey tornerà a operare, lo farà alla Clinica Santa Chiara di Orselina. Un ritorno importante, per un medico che, dopo una carriera di tutto prestigio, era incappato in un errore terribile, la rimozione di due seni a una paziente scambiandola per un’altra. Dopo processi mediatici e penali, la revoca alla possibilità di esercitare, il nuovo permesso e altri atti giudiziari in corso, ecco l’accreditamento presso la Santa Chiara.

Il dottor Adrian Sury, direttore sanitario della clinica, ci spiega la verità sull’assunzione di Rey, che assunzione non è, ci tiene a precisare. “Non è vero che Piercarlo Rey lavorerà al 20% presso di noi. È stato accreditato in clinica come libero professionista. Non è pagato dalla clinica, può curare qui i suoi pazienti, tutto qui. E lo stesso vale per una cinquantina di altri medici che hanno una convenzione, e possono usarla come piattaforma per i propri pazienti, di cui hanno tutta la responsabilità. Nessuno è costretto ad andare da lui, è Rey a portare chi ha fiducia in lui. Precisiamo, nessuno rischia di finire nelle sue mani, se non vuole”.

L’equipe che lo aiuterà in sala operatoria sarà portata dal medico o messa a disposizione dalla clinica?
“Gli infermieri sono della clinica, noi siamo una piattaforma di serviti che mette a disposizione dei medici accreditati e la sala operatoria con tutto il personale. I pazienti curati da lui sono suoi. È importante sottolineare, ed è un dettaglio che distingue la sanità pubblica da quella privata, che se arriverà un paziente per un’emergenza esso non verrà operato da Piercarlo Rey, che non presta servizio d’urgenza alla Santa Chiara. La gente potrebbe aver paura di finire nelle sue mani, ma lo fa solo se si rivolge a lui e desidera essere curata da lui”.

Quindi ritiene che la gente potrebbe non fidarsi più del dottor Rey?
“Penso anche al dottor Schlunke, che è stato in tribunale lo scorso lunedì e continua a operare sia da noi che a Moncucco, accusato degli stessi reati del dottor Rey. C’è sempre la presunzione di innocenza finché una persona non è condannata, lo dice la Costituzione svizzera. Non è ancora stata scritta l’ultima pagina, e probabilmente non tutto quanto è stato scritto è corretto. Sarà il Tribunale Federale a stabilire che cosa è accaduto veramente, anche in relazione alla falsità in documento. Noi mettiamo a disposizione i medici accreditati che lavorano con propria responsabilità: se una paziente vuole affidarsi a Rey, lui la porterà in clinica e la curerà dalla A alla Z, dal momento dell’ammissione sino alla dimissioni, e i nostri infermieri e tecnici di sala operatoria sono lì per aiutarlo”.

Se, e ovviamente auguriamoci che non sia mai il caso, dovesse ricapitare un errore simile, di chi sarebbe la responsabilità? Del dottor Rey oppure anche della clinica, dato che gli operatori sono vostri?
“Dipende da che cosa succede. Non voglio addentrarmi nella polemica relativa al Sant’Anna, dato che nemmeno i Tribunali hanno detto l’ultima parola, ma quando accadono episodi del genere ci sono vari meccanismi e varie persone coinvolte ed è difficile che sia nato tutto dall’errore di un singolo. Può capitare quando per esempio si prescrive una terapia sbagliata. In sala operatoria, prima dell’operazione viene effettuato il cosiddetto time out, ovvero si verifica l’identità del paziente, che da noi porta obbligatoriamente sempre un braccialetto di identificazione, che abbia effettuato tutti gli esami necessari, e se c’è anche solo una discordanza non si opera. Evidentemente, al Sant’Anna ciò non è accaduto. È difficile accusare una persona sola, secondo me. Sappiamo quanto è successo, siamo particolarmente attenti e daremo tutto il sostegno a Rey affinché non accada più nulla”.

Il team di ginecologia come ha reagito all’accreditamento? Ci sono perplessità? E negli altri operatori?
“Impostata in questo modo, direi che la domanda è sbagliata, poiché è stato proprio il gruppo dei nostri ginecologi a chiedere di dare una chance al dottor Rey. Hanno discusso al loro interno e hanno chiesto al CdA di fargli l’accreditamento. Abbiamo avuto un colloquio con chi aveva delle perplessità, si tratta di medici che non sono nell’ambito della ginecologia: se c’è bisogno di assistenza in ginecologia è un altro ginecologo che aiuta, dunque il problema non si pone nemmeno. I nostri assistenti non hanno avuto nulla da obiettare, hanno solo conosciuto il medico. Ovviamente dopo quanto accaduto e letto ognuno può farsi qualche domanda, come operatore però è stato prosciolto, e fino a nuovo avviso è da considerarsi non colpevole. So che a prima vista è una situazione un po’ imbarazzante, ma conosciamo il dottore, che ha operato per anni con successo, e abbiamo ritenuto di accreditarlo, tanto più che col sistema della clinica privata nessuno viene operato da lui se non vuole”.

Lei parla di presunzione di innocenza e di processo in corso, se il dottor Rey venisse giudicato colpevole, gli togliereste l’accreditamento?
“È una domanda su cui ci chineremmo in quel momento, vedendo anche in analogia a quanto accadrà col dottor Shclunke. Penso verranno adottate, semmai, le stesse misure per entrambi, non si fanno distinzioni. Se ci sarà un reato per cui ci sembrerà opportuno disaccreditare un medico lo faremo, con tutti. Ma non ci si potrà esprimere, finché non avrà detto la sua anche l’ultima istanza giudiziaria".


Paola Bernasconi


Pubblicato il 15.07.2017 11:42

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